domenica 8 aprile 2012

Referendum sul nucleare in Giappone: da Osaka a Tokio


Da Osaka a Tokio, sara' referendum. E speriamo vada come in Italia.
di Yukari Saito

Qualcosa sta davvero cambiando in Giappone. Alla fine del giugno scorso e’ nato un gruppo di cittadini che chiede un pronunciamento popolare sul futuro dell’ energia nucleare. Durante l’ inverno a Osaka e a Tokio si sono costituiti comitati referendari che hanno raccolto firme, superando ampiamente i numeri necessari per richiedere all’ amministrazione locale di indire un referendum sul nucleare. Le due metropoli sono tra i maggiori consumatori di energia elettrica di origine nucleare, ma anche nelle zone produttrici si stanno formando comitati con lo stesso intento: a Nigata e Shizioka la campagna partira’ in questi giorni.

“La notizia della vittoria del referendum contro il nucleare in Italia e’ stata veramente sensazionale e ci ha incoraggiato molto “ dice Hiroko Uehara, ex sindaco del comune di Kunitachi nella provincia di Tokio, uno dei piu’ attivi promotori del comitato referendario nella capitale giapponese. “E’ stata una scoperta per molti di noi che i cittadini possono esprimersi anche su una questione come l’ energia nucleare, considerata affare dello stato “.

In realta’ non e’ la prima volta che si parla di referendum sul nucleare in Giappone. Sin dai primi anni ’80 si conta una trentina di tentativi di referendum consultivo a livello locale sull’ opportunita’ di costruire impianti nucleari, per iniziativa a volte di cittadini, a volte di amministratori. Nella maggior parte dei casi le richieste non sono state accolte (tra questi uno riguarda proprio Ooi-cho, la richiesta degli abitanti fu respinta nel 1983): tre casi pero’ sono andati in porto tra il 1995 e il 2000: tutti hanno portato alla vittoria schiacciante del No, facendo naufragare i progetti.

Un movimento molto diverso

Il nuovo movimento, partito a livello locale, punta ora a un referendum nazionale sull’ energia atomica in Giappone, ed e’ assai diverso da quello italiano, che ha una funzione abrogrativa delle leggi esistenti: “Il nostro obiettivo principale e’ rendere i cittadini partecipi della decisione politica sul nucleare” spiega Hajime Imai, giornalista ed uno dei maggiori esperti in materia di referendum in Giappone e nel mondo: “Anche se ognuno di noi ha un’ opinione chiara in merito, il comitato non esprime una posizione pro o contro l’ energia atomica”. Il giornalista fa notare il divario che si e’ creato tra l’ opinione pubblica, all’ 80% favorevole ad abbandonare il nucleare, e il parlamento che non rappresenta affatto tale proporzione: “Il nostro non e’ un tentativo di delegittimare la democrazia indiretta bensi’ di colmare le sue lacune. I cittadini offrono la base sostanziale affinche’ il governo o il parlamento prendano decisioni piu’ democratiche su questioni vitali che riguardano il futuro di tutti”.

Il referendum giapponese dunque mira innanzitutto a un’ educazione di democrazia: rendere i cittadini piu’ consapevoli e responsabili, condividere le informazioni, e garantire maggiore trasparenza nelle prassi decisionali della politica. “Sara’ utile anche per recuperare la fiducia nella politica che i cittadini stanno perdendo”, dice Mitsura Sakurai, parlamentare del Partito democratico che la scorsa estate ha formato un gruppo parlamentare per promuovere il referendum. Miyako Maekita, altra promotrice del referendum nazionale, lo considera un esame di maturita’ per i giapponesi: “Penso che siamo ormai pronti a prendere una posizione e assumerci la responsabilita’ delle conseguenze”, dice.

Nel frattempo il consiglio comunale di Osaka ha respinto la richiesta di referendum presentata alla fine di marzo; lo stesso si annuncia anche a Tokio, per bocca del governatore Shintaro Ishihara, che ha liquidato la richiesta con un tassativo “non e’ possibile” ed ha poi definito i cittadini che volgiono abbandonare il nucleare “scimmie primitive”.

“Passeremo alla fase del dialogo individuale”, ribatte il giornalista Imai: “Affronteremo gli amministratori che hanno respinto la richiesta, uno per uno, e faremo in modo che non siano rieletti se non cambiano atteggiamento”. Imai e’ abbastanza sicuro che i politici rispetteranno gli esiti del referendum “In Giappone finora si sono svolti 401 referendum consultivi locali e gli esiti sono stati sempre rispettati tranne un caso, sulla base militare di Okinawa. Figuriamoci se il governo giapponese avra’ il coraggio di cestinarlo davanti all’ intero mondo che ci osserva”.

“I due mesi di raccolta delle firme sono stati massacranti e nello stesso tempo illuminanti”, racconta Hiroko Uehara, l’ ex sindaco ora promotrice della campagna referendaria nazionale, nonche’ animatrice del network degli amministratori locali per citta’ libere dall’ energia nucleare, che si estende tra Giappone e Corea del Sud. “La partecipazione dei giovani, che prima dell’ 11 marzo erano poco o nulla interessati alla politica” e’ stata formidabile. Hanno capito che la sorte del mondo dipendeva anche da loro e si sono dati da fare. E, attraverso i dialoghi con i cittadini durante la campagna, ci siamo resi conto che nonostante l’ esperienza di Chernobyl le informazioni sui rischi delle radiazioni sulla salute non sono molto diffuse”. Con tono rammaricato aggiunge: “Il colpo piu’ duro invece e’ quello che nessuno si aspettava: i vecchi militanti antinuclearisti hanno rifiutato di collaborare con mille scuse, soprattutto perche’ temono che il referendum faccia vincere la posizione nuclearista. Nei loro atteggiamenti mi sembra di individuare le cause di tanti insuccessi delle battaglie per la democrazia nel nostro paese”.

Da Il Manifesto dell' 8 aprile 2012

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