| Siria in Parlamento. I nuovi parlamentari eletti il 24-25 febbraio non hanno mai sentito parlare della guerra siriana nelle sedi istituzionali.
I ministri invece hanno partecipato più volte ad incontri internazionali dove sono state discusse decisioni importanti relative a questo sanguinoso e devastante conflitto armato: Terzi a Roma e Dublino, Monti a Bruxelles, prima con i capi di governo dell' UE e una seconda volta con i ministri degli esteri della Nato, la vice-ministro Dassù a Istanbul e in Lussemburgo, Emma Bonino la scorsa settimana a Roma con il segretario di stato USA Kerry.
Il 31 maggio scadrà il pacchetto di sanzioni alla Siria dell' Unione Europea comprendente anche l' embargo alle armi e la Gran Bretagna ha chiesto che non ci sia più nessun vincolo alla fornitura di armi ai gruppi armati anti Assad.
In qualsiasi direzione andrà la discussione saranno varate nuove misure e l' Italia sarà determinante per definirle essendo necessaria l' unanimità.
Il Parlamento italiano discuterà di questo prima dell' incontro dei ministri degli esteri UE previsto per il 27 maggio ? Penso di no, sarebbe però giusto che lo facesse e spero che nei prossimi giorni una discussione, e magari un voto, sia chiesta da moltissime persone.
Marco Palombo
Rete No War
Roma
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lunedì 13 maggio 2013
Siria-armi,il Parlamento discuterà il nuovo embargo UE alla Siria ?
venerdì 3 maggio 2013
Siria, piccolo digiuno affinchè il Parlamento discuta sul tema dell' embargo UE alle armi.
Mercoledì 8 e Giovedì 9 maggio farò due giorni di digiuno, solo acqua e caffè, per segnalare come ora la priorità necessaria sia chiedere che il Parlamento italiano discuta in generale della guerra siriana e di quanto il governo sosterrà (ed ha sostenuto negli ultimi due mesi) sulla richiesta di Gran Bretagna e Francia di togliere l' embargo UE per le armi, in modo da poter fornire direttamente alle milizie Anti Assad armi più sofisticate.
Sono convintissimo che ora il punto centrale su cui concentrare le forze per fermare la guerra siriana sia il No alle armi ai "ribelli" e chiedere una discussione immediata al Parlamento italiano su questo.
Può darsi che fatti nuovi facciano saltare questa priorità, ma a questo momento vedo QUESTA la priorità.
Così inizio comunicando a voi questa mia iniziativa, convinto di poter sopportare
- due giorni di digiuno, ad acqua e caffè.
- la frustrazione di un eventuale indifferenza a questa mia convinzione o la frustrazione di coinvolgere altri ma di non ottenere poi nessun risultato.
Dopo le elezioni del 24-25 febbraio in sei occasioni il governo Monti ha discusso di Siria in summit internazionali e mai il Parlamento italiano ha ascoltato una comunicazione su quello che l' Italia ha sostenuto in quelle sedi.
28 febbraio - Roma - gruppo Amici della Siria - Per l' Italia il ministro degli esteri Terzi.
14-15 marzo - Bruxelles - capi di governo dell' Unione Europea -Per l'Italia Monti (discussero anche del tema dell' embargo alle armi su richiesta di Hollande).
22 marzo - Dublino - incontro informale dei ministri degli esteri dell'UE - Presente per l' Italia il ministro Terzi.
20 aprile - Istambul - Gruppo paesi "amici della Siria", 11 paesi (occidentali e arabi) - Per l' Italia vice-ministro esteri Dassù.
22 aprile - Lussemburgo - ministri esteri Unione Europea - Per l' Italia Marta Dassù, vice-ministro esteri.
23 aprile - Bruxelles - Ministri degli esteri Nato - Per l' Italia Monti, in veste di ministro esteri
Se non ci sono fatti nuovi i paesi dell' Unione Europea discuteranno, di nuovo, entro dieci giorni se e come rinnovare le sanzioni alla Siria che scadono il 31 maggio.
Marco Palombo
venerdì 5 aprile 2013
Siria, alcune notizie dal 25 marzo al 4 aprile 2013
L’ embargo UE alle armi in Siria sarà discusso ancora una
volta nel mese di maggio. I ministri degli esteri europei decideranno su questo
probabilmente attorno alla metà del mese e si fronteggeranno di nuovo due
posizioni: una, sostenuta da Francia e Gran Bretagna, favorevole a fornire armi
ai gruppi combattenti anti-Assad; l’altra, contraria a modificare le regole
sull’embargo fissate a febbraio 2013, tenuta ferma soprattutto da Austria e
Irlanda. Oltre queste due nette posizioni, troviamo l’ atteggiamento degli
altri paesi europei assai perplesso e indeciso. Come si schiererà l’Italia?
Finora il ministro degli esteri Terzi ha appoggiato la richiesta di Gran
Bretagna e Francia, anche se in modo semi-clandestino, ma Terzi non è più
ministro ed è stato eletto un nuovo Parlamento che non si è ancora occupato
della guerra siriana.
Per questo il pomeriggio di martedì 9 aprile la rete No War
e l’ associazione Peacelink saranno nella piazza di Montecitorio e chiederanno
ai deputati di discutere nell’assemblea la posizione che l’ Italia sosterrà
negli incontri con gli altri paesi dell’Unione Europea. I pacifisti
spiegheranno inoltre che la Siria non ha bisogno di nuove armi ma di pane e
assistenza sanitaria.
La Chiesa Cattolica, l’associazionismo vicino al
centrosinistra e quello cattolico hanno espresso nelle settimane passate la
stessa opinione, ma l’opposizione alla richiesta di Londra e Parigi deve essere
espressa in modo visibile e chiaro. Speriamo che in questa occasione il parere
dei pacifisti riesca ad arrivare all’opinione pubblica e influenzi l’operato
del governo italiano.
25-26 MARZO, LA LEGA ARABA ASSEGNA AGLI OPPOSITORI DI ASSAD
IL SEGGIO DELLA SIRIA
Lunedì 25 e martedì 26 marzo a Doha (Qatar) la Lega Araba ha
assegnato alla Coalizione nazionale siriana (CN) il seggio in rappresentanza
della Siria. Hanno votato contro la decisione Algeria, Iraq e Libano, in questo
paese però il governo è dimissionario da sabato 23 marzo e con molta
probabilità saranno rinviate le elezioni politiche previste nel prossimo
giugno.
La CN è il coordinamento dei gruppi di opposizione ad Assad
nato nel novembre 2012, sempre a Doha, su pressione di Hillary Clinton. Ha
sostituito il CNS come unico riferimento della opposizione riconosciuto
dall’Occidente.
La Coalizione nell’ incontro con la Lega Araba era rappresentata
da Khatib, leader dimissionario eletto nel novembre 2012, e da Hitto, manager
da 25 anni negli USA, eletto il 18 marzo 2013 premier di un governo di
opposizione che dovrebbe (ma ad oggi ancora non ho letto niente di una sua
effettiva nascita) amministrare i territori controllati dai gruppi armati dell’opposizione.
Khatib a Doha ha inaugurato anche la sede diplomatica della
CN ed ha chiesto per la Coalizione il seggio della Siria alle Nazioni Unite e
l’ installazione di missili Patriot della NATO nei territori siriani da loro
controllati.
ANCORA IMPASSE POLITICA, MA LA VIOLENZA CRESCE. RECORD DI
MORTI NEL MARZO 2013 ?
Nell’ ultimo mese di marzo 6.000 cittadini siriani sarebbero
rimasti uccisi in episodi di violenza, il mese più cruento dei due anni di
crisi e guerra in Siria. La cifra è stata diffusa dall’opposizione tramite il
suo Osservatorio di Londra, è quindi una notizia non sicurissima. Lo stesso
Osservatorio per esempio stima che nei due anni di guerra siano rimasti uccisi
120.000 siriani, una cifra doppia rispetto alle ultime stime delle Nazioni
Unite. Riporto però questa notizia da Londra perché dalle ultime cronache ho l’
impressione che l’intensità degli scontri sia cresciuta davvero.
“Siria: comincia l’ ultimo atto” è il titolo di un articolo
di G. Chiesa che potete leggere al link
Riporta notizie che sono circolate nelle ultimissime
settimane sulle forniture occidentali di armi alle milizie dell’ opposizione e
cita anche una conferenza avvenuta a Roma al Centro di Studi Americani dove
l’ambasciatore statunitense Hof ha spiegato, in inglese ad una platea composta
soprattutto da persone appartenenti agli ambienti diplomatici, la strategia USA
per intervenire militarmente in Siria. L’incontro era presieduto da Giuliano
Amato.
Spero che il pessimismo dell’ articolo non rispecchi la
situazione siriana reale, ma soprattutto, al di là dei miei auspici, non sono
convinto delle affermazioni del giornalista riguardo all'opposizione siriana.
LE DIVISIONI TRA GLI OPPOSITORI AL GOVERNO SIRIANO RIMANGONO
Secondo me, le difficoltà e le divisioni, anche violente,
dell' opposizione al governo di Assad rimangono tutte e:
- come ho scritto
nelle righe precedenti, a quindici giorni dalla elezione di Hitto non ho ancora
letto niente sulla nascita di un governo siriano di opposizione.
- non mi convince
neanche la notizia che questo governo inizi a operare all’ estero per entrare
poi in territorio siriano quando sarà possibile. La sua sede di lavoro all’
interno della Siria era stata decisa appositamente per tentare di sanare la
frattura esistente tra opposizione politica all’estero, spesso benestante, e
l’opposizione armata all’interno del paese.
Le reazioni dell’ Esercito libero siriano alla nomina del
premier sono state contraddittorie, un primo messaggio di assenso e una successiva
presa di distanza e, soprattutto, in questo momento, nella galassia dei gruppi
dell’opposizione armata sembra prevalere la componente legata agli ambienti
religiosi radicali, che non accetterebbe mai di seguire le indicazioni di un
governo sotto tutela occidentale.
La stessa elezione di Hitto è stata letta da qualcuno come
una rivincita del CNS, egemonizzato dalla Fratellanza Musulmana, e ci sono
stati dissensi plateali. 12 membri, su 66, del coordinamento della CN non hanno
partecipato al voto e altri 70 esponenti dell' opposizione hanno firmato una
lettera critica verso questa nomina.
Anche le dimissioni di Khatib, poco chiare, potrebbero essere
una risposta a questo passaggio. Non c'e' una coerenza nelle posizioni espresse
da Khatib negli ultimi mesi, comunque la sua nomina a novembre 2012 e' stato
sicuramente un tentativo di trovare un equilibrio tra l' opposizione più
gradita agli USA e i Fratelli Musulmani, rappresentati dal CNS.
In conclusione il tentativo di formare un governo dell'
opposizione, annunciato dal mese di novembre 2012, non lo considero ancora
riuscito e questo è un segnale di enormi difficoltà politiche che non
impediscono però un forte attacco militare sostenuto dall' estero con uomini e
mezzi.
WASHINGTON POST: CONCLUSO L'ADDESTRAMENTO DI 3.000 MILITARI DELL'
ESERCITO LIBRO SIRIANO DA PARTE DEGLI STATI UNITI
Sono state diffuse più volte notizie sull' addestramento in
Giordania di militari anti-governativi da parte degli Stati Uniti. Il
Washington Post torna sull' argomento e scrive ancora di 3.000 combattenti
dell'Esercito libero siriano pronti ad essere utilizzati dopo essere stati
istruiti dall' esercito USA. Il giornale scrive di 3.000 ufficiali, la mia
impressione è che queste “rivelazioni” siano pilotate, per abituare l' opinione
pubblica a una guerra condotta insieme ad alleati scomodi, considerati vicini
ad Al Qaeda, e non sono neanche sicuro che i combattenti antigovernativi non
legati al radicalismo islamico siano poi così tanti.
martedì 26 marzo 2013
Siria, notizie al 24 marzo
Da www.sibialiria.org
Siria, notizie al 24 marzo
di Marco Palombo
ARMI ALL’ OPPOSIZIONE ANTI-ASSAD: LONDRA E PARIGI FERMATE, PER ORA, DAGLI ALTRI PAESI DELL’ UNIONE EUROPEA
Austria e Irlanda con fermezza, Germania e Spagna con prudenza e i paesi scandinavi, tradizionalmente meno bellicosi delle due potenze europee, hanno fermato a Dublino venerdì 22 marzo il tentativo di Francia e Gran Bretagna di modificare subito l’ embargo alle armi in Siria.
Per cambiare le sanzioni, deliberate nella forma attuale solo il 4 marzo, era necessaria l’ unanimità e forse l’ opposizione è stata più decisa del previsto.
A fine maggio, quando il pacchetto di sanzioni dovrà essere rinnovato, l’ unanimità sarà ancora necessaria ma questa volta per definire le norme che entreranno in vigore, nuove o le vecchie confermate, e Francia e Gran Bretagna avranno maggiori margini di manovra potendo bloccare scelte non gradite.
La decisa opposizione alla fornitura di armi, trapelata questa volta in modo inconsueto, incoraggia però a tentare di costruire da subito uno schieramento contrario alla richiesta francese e inglese. Richiesta insistente, iniziata a novembre, ripetuta a fine febbraio e riproposta immediatamente l’ 11 marzo riuscendo a far discutere il tema il 14 marzo a Bruxelles al summit dei capi di governo e all’ incontro informale dei ministri degli esteri a Dublino il 22 marzo.
DOMENICA 24, DIMISSIONI DI KHATIB, CAPO DELLA COALIZIONE SIRIANA
Domenica 24 sono state annunciate le dimissioni di Khatib dal ruolo di leader della Coalizione Nazionale Siriana, un passo che era ritenuto probabile da qualche settimana. Le motivazioni ufficiali parlano di una sua forte critica all’ indifferenza della comunità internazionale che non vuole aiutare i “ribelli” a difendersi e di una sua preferenza per una posizione fuori dai ruoli istituzionali che gli permetterebbe maggiore libertà di movimento. La notizia è arrivata mentre stavo ultimando la stesura di queste righe, mi riprometto di approfondire il tema in settimana e riferire nel prossimo notiziario.
HITTO ELETTO PREMIER DEL GOVERNO DI OPPOSIZIONE CHE AMMINISTRERA’ LE ZONE OCCUPATE DAI RIBELLI
Lunedi 18 il manager Ghassam Hitto è stato eletto capo del governo di opposizione che dovrebbe amministrare le zone controllate dai gruppi anti-Assad. Hitto e’ un tecnico siriano di 50 anni che ha lavorato 25 anni negli Stati Uniti e nel 2012 si è unito all’ opposizione anti-governativa in Turchia. La sede di questo governo dovrebbe essere in Siria ma la sua nascita e il suo operato non saranno facili.
Le maggiori difficoltà nasceranno dal difficile rapporto tra opposizione politica, quasi tutta all’ estero, e gruppi armati che operano in Siria, dall’ autonomia e indipendenza dei singoli gruppi armati e dalla presenza tra questi di formazioni vicine agli ambienti religiosi più radicali.
La formazione di questo organismo è attesa dal novembre 2012 quando su invito degli Stati Uniti fu creato il coordinamento della Coalizione Nazionale Siriana che sostituì il Consiglio Nazionale Siriano come unico referente dell’ occidente in Siria (l’ acronimo CNS è rimasto uguale causando qualche confusione). Nei mesi passati sono saltate due riunioni che avrebbero dovuto eleggere il capo di questo governo, la prima attorno al 20 gennaio, la seconda il 1 marzo. Le prime notizie sull’ atteggiamento dell’Esercito Libero Siriano verso la nomina di Hitto sono contraddittorie, le capiremo meglio nel corso della settimana.
A GINEVRA VOTATO IL RAPPORTO SULLA SIRIA PRESENTATO AL CONSIGLIO DIRITTI UMANI DELL’ONU L’11 MARZO
Venerdì 22 marzo c’e’ stato anche il voto del Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite sul rapporto della commissione CoI sui crimini di guerra in Siria. Nel Consiglio i paesi membri dell’ ONU sono presenti a turno e i 47 paesi del Consiglio attuale hanno espresso 41 voti a favore del rapporto, 5 astensioni, India, Kazakistan, Uganda, Ecuador e Filippine e il voto contrario del Venezuela.
Tra i favorevoli ci sono stati alcuni distinguo e l’ Ecuador questa volta si è astenuto mentre a settembre nella votazione sul rapporto precedente aveva votato a favore.
Al link http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1343
potete leggere una cronaca dell’ iter di questo rapporto a Ginevra e una ricostruzione della discussione e del giudizio del Consiglio sulla Libia in occasione della guerra del 2011, un richiamo che spiega bene l’ importanza e la funzione di questi passaggi internazionali che si svolgono nel disinteresse generale e con poca informazione. All’ opinione pubblica arriva in forma di spot pubblicitario solo la sintesi delle conclusioni degli organismi internazionali senza che nessuno entri nel merito dei lunghissimi testi e dei modi con i quali sono costruiti.
NELLA SETTIMANA DI DUBLINO ALLARME ARMI CHIMICHE, COME NEI GIORNI PRECEDENTI IL VOTO DEI PAESI NATO SUI PATRIOT IN TURCHIA
In settimana era stato denunciato da parte dei ribelli e del governo l’uso di armi chimiche. Secondo l’Avvenire i ribelli avevano denunciato che, colpendo per errore un campo di milizie civili sue alleate, un bombardamento con armi chimiche dell’ esercito governativo aveva ucciso 25 persone. Il governo aveva a sua volta accusato l’ opposizione di aver utilizzato queste armi. I servizi segreti statunitensi hanno smentito nei giorni successivi che ci siano prove di uso di armi proibite. L’ ultimo allarme per le armi chimiche era avvenuto in coincidenza con il voto dei paesi NATO sull’ installazione dei missili Patriot in Turchia, anche questa volta la Germania e altri paesi non erano completamente convinti della scelta. Il tema riempì per una settimana le cronache dei media, poi svanì nel nulla dopo il voto sull’ installazione dei missili.
BREVI
LETTERA DI GREGORIOUS III A PAPA FRANCESCO: Il Patriarca della Chiesa Cattolica Greco-Melchita Gregorious III Laham ha scritto a Papa Francesco per invitarlo a seguire e possibilmente a intervenire nella guerra siriana. L’ esponente religioso ha spiegato come dall’ Argentina Papa Bergoglio seguisse le vicende dei cristiani orientali e conosca bene le loro vicissitudini .
UCCISO ANZIANO SCEICCO SUNNITA PRO ASSAD: in un attentato suicida in una moschea di Damasco ha perso la vita lo sceicco sannita Al Buti di 90 anni, sostenitore del governo siriano. Nell’ esplosione provocata da un attentatore kamikaze sono morte piu’ di 40 persone e 80 sono rimaste ferite.
LIBANO, DIMISSIONARIO IL GOVERNO: Il primo ministro libanese Miqati ha annunciato venerdì in serata le dimissioni del suo governo. Il Libano è senza governo per la seconda volta in sei mesi. I motivi delle dimissioni sono divergenze sull’ organizzazione delle prossime elezioni legislative e sull’ incarico a uno dei comandanti dei servizi di sicurezza. Il Libano è il paese vicino più coinvolto nella guerra siriana e sul suo territorio avvengono da mesi scontri armati, attentati e rapimenti legati alla guerra siriana.
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1346
Siria, notizie al 24 marzo
di Marco Palombo
ARMI ALL’ OPPOSIZIONE ANTI-ASSAD: LONDRA E PARIGI FERMATE, PER ORA, DAGLI ALTRI PAESI DELL’ UNIONE EUROPEA
Austria e Irlanda con fermezza, Germania e Spagna con prudenza e i paesi scandinavi, tradizionalmente meno bellicosi delle due potenze europee, hanno fermato a Dublino venerdì 22 marzo il tentativo di Francia e Gran Bretagna di modificare subito l’ embargo alle armi in Siria.
Per cambiare le sanzioni, deliberate nella forma attuale solo il 4 marzo, era necessaria l’ unanimità e forse l’ opposizione è stata più decisa del previsto.
A fine maggio, quando il pacchetto di sanzioni dovrà essere rinnovato, l’ unanimità sarà ancora necessaria ma questa volta per definire le norme che entreranno in vigore, nuove o le vecchie confermate, e Francia e Gran Bretagna avranno maggiori margini di manovra potendo bloccare scelte non gradite.
La decisa opposizione alla fornitura di armi, trapelata questa volta in modo inconsueto, incoraggia però a tentare di costruire da subito uno schieramento contrario alla richiesta francese e inglese. Richiesta insistente, iniziata a novembre, ripetuta a fine febbraio e riproposta immediatamente l’ 11 marzo riuscendo a far discutere il tema il 14 marzo a Bruxelles al summit dei capi di governo e all’ incontro informale dei ministri degli esteri a Dublino il 22 marzo.
DOMENICA 24, DIMISSIONI DI KHATIB, CAPO DELLA COALIZIONE SIRIANA
Domenica 24 sono state annunciate le dimissioni di Khatib dal ruolo di leader della Coalizione Nazionale Siriana, un passo che era ritenuto probabile da qualche settimana. Le motivazioni ufficiali parlano di una sua forte critica all’ indifferenza della comunità internazionale che non vuole aiutare i “ribelli” a difendersi e di una sua preferenza per una posizione fuori dai ruoli istituzionali che gli permetterebbe maggiore libertà di movimento. La notizia è arrivata mentre stavo ultimando la stesura di queste righe, mi riprometto di approfondire il tema in settimana e riferire nel prossimo notiziario.
HITTO ELETTO PREMIER DEL GOVERNO DI OPPOSIZIONE CHE AMMINISTRERA’ LE ZONE OCCUPATE DAI RIBELLI
Lunedi 18 il manager Ghassam Hitto è stato eletto capo del governo di opposizione che dovrebbe amministrare le zone controllate dai gruppi anti-Assad. Hitto e’ un tecnico siriano di 50 anni che ha lavorato 25 anni negli Stati Uniti e nel 2012 si è unito all’ opposizione anti-governativa in Turchia. La sede di questo governo dovrebbe essere in Siria ma la sua nascita e il suo operato non saranno facili.
Le maggiori difficoltà nasceranno dal difficile rapporto tra opposizione politica, quasi tutta all’ estero, e gruppi armati che operano in Siria, dall’ autonomia e indipendenza dei singoli gruppi armati e dalla presenza tra questi di formazioni vicine agli ambienti religiosi più radicali.
La formazione di questo organismo è attesa dal novembre 2012 quando su invito degli Stati Uniti fu creato il coordinamento della Coalizione Nazionale Siriana che sostituì il Consiglio Nazionale Siriano come unico referente dell’ occidente in Siria (l’ acronimo CNS è rimasto uguale causando qualche confusione). Nei mesi passati sono saltate due riunioni che avrebbero dovuto eleggere il capo di questo governo, la prima attorno al 20 gennaio, la seconda il 1 marzo. Le prime notizie sull’ atteggiamento dell’Esercito Libero Siriano verso la nomina di Hitto sono contraddittorie, le capiremo meglio nel corso della settimana.
A GINEVRA VOTATO IL RAPPORTO SULLA SIRIA PRESENTATO AL CONSIGLIO DIRITTI UMANI DELL’ONU L’11 MARZO
Venerdì 22 marzo c’e’ stato anche il voto del Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite sul rapporto della commissione CoI sui crimini di guerra in Siria. Nel Consiglio i paesi membri dell’ ONU sono presenti a turno e i 47 paesi del Consiglio attuale hanno espresso 41 voti a favore del rapporto, 5 astensioni, India, Kazakistan, Uganda, Ecuador e Filippine e il voto contrario del Venezuela.
Tra i favorevoli ci sono stati alcuni distinguo e l’ Ecuador questa volta si è astenuto mentre a settembre nella votazione sul rapporto precedente aveva votato a favore.
Al link http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1343
potete leggere una cronaca dell’ iter di questo rapporto a Ginevra e una ricostruzione della discussione e del giudizio del Consiglio sulla Libia in occasione della guerra del 2011, un richiamo che spiega bene l’ importanza e la funzione di questi passaggi internazionali che si svolgono nel disinteresse generale e con poca informazione. All’ opinione pubblica arriva in forma di spot pubblicitario solo la sintesi delle conclusioni degli organismi internazionali senza che nessuno entri nel merito dei lunghissimi testi e dei modi con i quali sono costruiti.
NELLA SETTIMANA DI DUBLINO ALLARME ARMI CHIMICHE, COME NEI GIORNI PRECEDENTI IL VOTO DEI PAESI NATO SUI PATRIOT IN TURCHIA
In settimana era stato denunciato da parte dei ribelli e del governo l’uso di armi chimiche. Secondo l’Avvenire i ribelli avevano denunciato che, colpendo per errore un campo di milizie civili sue alleate, un bombardamento con armi chimiche dell’ esercito governativo aveva ucciso 25 persone. Il governo aveva a sua volta accusato l’ opposizione di aver utilizzato queste armi. I servizi segreti statunitensi hanno smentito nei giorni successivi che ci siano prove di uso di armi proibite. L’ ultimo allarme per le armi chimiche era avvenuto in coincidenza con il voto dei paesi NATO sull’ installazione dei missili Patriot in Turchia, anche questa volta la Germania e altri paesi non erano completamente convinti della scelta. Il tema riempì per una settimana le cronache dei media, poi svanì nel nulla dopo il voto sull’ installazione dei missili.
BREVI
LETTERA DI GREGORIOUS III A PAPA FRANCESCO: Il Patriarca della Chiesa Cattolica Greco-Melchita Gregorious III Laham ha scritto a Papa Francesco per invitarlo a seguire e possibilmente a intervenire nella guerra siriana. L’ esponente religioso ha spiegato come dall’ Argentina Papa Bergoglio seguisse le vicende dei cristiani orientali e conosca bene le loro vicissitudini .
UCCISO ANZIANO SCEICCO SUNNITA PRO ASSAD: in un attentato suicida in una moschea di Damasco ha perso la vita lo sceicco sannita Al Buti di 90 anni, sostenitore del governo siriano. Nell’ esplosione provocata da un attentatore kamikaze sono morte piu’ di 40 persone e 80 sono rimaste ferite.
LIBANO, DIMISSIONARIO IL GOVERNO: Il primo ministro libanese Miqati ha annunciato venerdì in serata le dimissioni del suo governo. Il Libano è senza governo per la seconda volta in sei mesi. I motivi delle dimissioni sono divergenze sull’ organizzazione delle prossime elezioni legislative e sull’ incarico a uno dei comandanti dei servizi di sicurezza. Il Libano è il paese vicino più coinvolto nella guerra siriana e sul suo territorio avvengono da mesi scontri armati, attentati e rapimenti legati alla guerra siriana.
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1346
mercoledì 20 marzo 2013
Siria. Gargamella per armi UE a ribelli.Riuscirà a non dirlo?
Siria. Bersani favorevole a togliere le ambargo UE per le armi ai ribelli. Riuscirà a non dirlo?
Venerdì 22 marzo i ministri degli esteri dell’ Unione
Europea discuteranno a Dublino (in modo informale ma queste discussioni
dovrebbero essere ufficiali e pubbliche) della richiesta di Francia e Gran Bretagna
di togliere l’ embargo per le armi ai “ribelli” siriani (in realtà nell’
opposizione armata ad Assad combattono migliaia di non siriani).
La richiesta è pressante, insistente. L’ Unione aveva deciso
il 4 marzo di prorogare parzialmente l’ embargo ma già il 13 marzo la Gran Bretagna
dichiarava che, se l’ embargo non fosse stato tolto, avrebbe fornito ugualmente
le armi all’ opposizione armata ad Assad. Il 14 marzo il tema è stato posto da
Hollande al summit di Bruxelles, alcuni paesi erano contrari (ma si sono
dichiarati prudentemente solo perplessi) e la decisione è stata affidata all’
incontro dei ministri degli esteri a Dublino.
L’ Unione non si spaccherà certamente sulla Siria(anche se
spero di essere smentito) in questo momento difficilissimo per le sue politiche
economiche e cederà a Francia e Gran Bretagna. Dall’ incontro uscirà nuovamente
una posizione AMBIGUA che sarà, com’e’ necessario, approvata poi all’
unanimità.
Non era stato ambiguo Benedetto XVI che aveva sempre
auspicato per la Siria il negoziato e non le armi e c’e’ un documento netto del
28 febbraio anche della rete Disarmo che comprende tutte le associazione pacifiste
cattoliche o vicine al centro-sinistra.
“Non
armi ma pane alla popolazione siriana”
“Le associazioni aderenti alla Rete Italiana per il Disarmo
condannano qualsiasi decisione di allentamento dell'embargo di armi sulla Siria
e chiedono all'uscente ministro Terzi di astenersi dal sostenere questa
ipotesi, in vista dell'incontro del "Gruppo di alto livello sulla
Siria" in programma il 28 febbraio a Roma..”…..
Articolo integrale al link:
Le associazioni che aderiscono alla Rete Disarmo:
ACLI – Agenzia per la Pace Sondrio – Amnesty International –
Archivio Disarmo – ARCI – ARCI Servizio Civile – Associazione Obiettori
Nonviolenti – Associazione Papa Giovanni XXIII – Associazione per la Pace –
ATTAC – Beati i costruttori di Pace – Campagna Italiana contro le Mine –
Campagna OSM-DPN – Centro Studi Difesa Civile – Conferenza degli Istituti
Missionari in Italia – Coordinamento Comasco per la Pace – FIM-Cisl – FIOM-Cgil
– Fondazione Culturale Responsabilità Etica – Gruppo Abele – ICS – Libera –
Mani Tese – Movimento Internazionale della Riconciliazione – Movimento
Nonviolento – OPAL – OSCAR Ires Toscana – Pax Christi – PeaceLink – Rete di
Lilliput – Rete Radiè Resch – Traduttori per la Pace – Un ponte per…
Ma ora la sinistra del centrosinistra e parte dell’associazionismo
non dicono esplicitamente che vogliono le armi ma appoggiano l’ opposizione siriana che vuole le armi.....
Così Pisapia (sindaco vendoliano di Milano) e Lotti (portavoce
a Marzo della Tavola della Pace,a Febbraio della politica estera di Rivoluzione
Civile (sic!)) hanno appoggiato la marcia dell’ opposizione siriana a Milano. http://www.perlapace.it/index.php?id_article=9190&PHPSESSID=jda9mcc6d19q4fjp6c7kug90c3
I nuovi protagonisti del circo mediatico, parlamentari del
Movimento 5 stelle e papa Francesco, hanno invaso l’ informazione in questi
giorni ma sono ancora confusi e felici per il nuovo ruolo e probabilmente poco
informati dell’ impegno finalizzato ad aumentare la guerra siriana delle grandi
potenze Francia e Gran Bretagna, con l’ aiuto esplicito di Terzi, l’ aiuto silenzioso
di Bersani, e il silenzio servile di SeL e di parte dell’associazionismo pacifista.
La mia risposta alla domanda del titolo “Riuscirla a non
dirlo ?” è dunque “Temo di si”, ma l’ esperienza di questi mesi insegna che
comunque, con estrema difficoltà, ci si può opporre alla violenza della guerra,
ai silenzi e manipolazioni mediatiche, e
si può diffondere qualche notizia un po’
più vera.
Così il comitato contro la guerra di Milano si è espresso
contro la scelta di Pisapia con questo documento ospitato dal sito Marx21, che
appoggiava come Lotti la lista Rivoluzione Civile (le ambiguità abituali della
sinistra spiegano molto delle sue sconfitte di questi anni).
Il 28 febbraio la
rete No War ha contestato, ignorata da quasi tutti i media, la conferenza
stampa di Kerry, Terzi e Khatib, capo (fino a ieri) dell’ opposizione siriana.
Video
della contestazione: http://www.youtube.com/watch?v=kDGXn8BBaqw
Qui l’attivista della rete No War racconta la sua azione
Allora, in questi pochi giorni che ci separano dall’
incontro di venerdì a Dublino, proviamo a chiedere ai nostri neo parlamentari e
al nuovo Papa di pronunciarsi su questo tema, sapendo che qualcuno tace per
inesperienza e non conoscenza del tema e qualcuno per calcolo.
Probabilmente non
diranno una parola sulla guerra siriana tra le loro dichiarazioni che
inonderanno i media, ma questo servirà ad informare qualche persona in più su
un tema importantissimo.
Marco
lunedì 11 marzo 2013
Siria, un altro rapporto infondato sarà approvato dall' ONU a Ginevra - di Marinella Correggia
L’11 marzo davanti al Consiglio dei diritti umani dell’Onu basato a Ginevra
nel quale siedono a turno poco più di 40 stati membri, la Commissione COI (di
inchiesta “indipendente” sulla Siria) presenta il suo lunghissimo rapporto sulla
situazione nel paese. E’ basato su racconti di parte e contiene molte accuse non
verificate, fondate solo su !testimonianze” raccolte per skype, al telefono, o
presso persone segnalate dall’opposizione armata (chiamata però “attivisti”). Né
esso contiene una condanna dell’ingerenza armata e finanziaria praticata da
Occidente e petromonarchie (più Turchia e vari paesi arabi: fratelli-coltelli)
che è la vera ragione della tragedia siriana (senza questa illegale fornitura di
armi, finite in mano a gruppi violenti quando non jihadisti) i negoziati di pace
avrebbero avuto qualche chance. Ma appunto la pace è stata boicottata.
E’ ovvio che il rapporto sarà approvato: perché solo ad aver studiato per mesi e mesi le “notizie” sulla Siria e le falsificazioni circa gli eventi e i responsabili, si può riuscire a contrastarlo. Ma nessuna missione all’Onu può aver compiuto questo lavoro di scavo. E’ poi risultato evidente che le missioni nemmeno hanno letto il rapporto COI. Lo compreranno a scatola chiusa.
Siccome purtroppo noi l’abbiamo faticosamente studiato (mentre altri nel mondo avrebbero avuto tutti i mezzi per farlo, è toccato a noi), il nostro tentativo è stato di portare a Ginevra (pazienza per le spese, pazienza per il tormento) le nostre osservazioni. A settembre in occasione del precedente rapporto invece di prendere il treno per Ginevra abbiamo mandato per email le osservazioni e poi telefonato. Ma un contatto diretto con le missioni, sarebbe stato più efficace? Ci abbiamo provato, stavolta.
E’ però difficile avvicinare i delegati dei vari paesi non conoscendone le facce e potendo avvicinarli solo in brevi momenti di pausa nella sala riunioni XX del Consiglio (inoltre gli uscieri non permettono di distribuire documenti dentro la sala stessa). Comunque ecco qui di seguito quel che si è cercato di distribuire, in lingue sparse e approssimative (quasi niente è in italiano per mancanza di tempo, abbiam preferito provare a scrivere subito in altre lingue, l’italiano non serve all’Onu). Il primo documento è un riassunto sintetico, che speriamo domani in extremis di dare ancora a qualcuno prima della discussione. Pare che sia il massimo della lettura alla quale si possa aspirare da parte dei delegati delle varie missioni statali. Gli altri tre sono più dettagliati e si riferiscono il primo alla metodologia, il secondo alla critica alle “notizie” presenti, il terzo alle omissioni.
PRIMO DOCUMENTO. RIASSUNTO (IN SPAGNOLO)
INFORME COI-Siria Fuentes parciales, noticias y denuncias no fidedignas, noticias y denuncias omitidas, contraddiciones........
..............SECONDO DOCUMENTO. OSSERVAZIONI METODOLOGICHE GENERALI (in italiano, inglese, francese spagnolo)
Rapporto COI (18 febbraio 2013). Fonti di parte, notizie e denunce non verificate, notizie e denunce omesse
Osservazioni e commenti da parte della rete No War (Italia)
Nota.
La Rete No War Roma è formata da attivisti per la pace e ricercatori indipendenti che da anni in modo indipendente e volontario si occupano di “verità contro le guerre”, contrastando la propaganda di fonti di informazione di parte a tutti i livelli: media, attori non governativi, parti in causa nei conflitti e loro schieramenti.
Il nostro obiettivo, anche nel caso della Siria, è operare affinché le armi – la causa di questa tragedia – tacciano al più presto e vada, come sostiene anche la Commissione Coi, per una soluzione negoziale. La quale viene favorita dal riconoscere le responsabilità delle varie parti, in modo obiettivo, ascoltando tutte le parti (e i loro sostenitori) ed evitando di dar corso a denunce non verificate.
Abbiamo letto l’ultimo rapporto della Commissione, così come facemmo con il precedente (v XXXX link). Ci proponiamo di inviare al più presto a voi e alle missioni presso il Consiglio dei diritti umani un’analisi precisa di diversi punti (quelli per i quali abbiamo elementi di conoscenza elaborati nel corso dei mesi passati). Intanto, però, vi mandiamo alcune osservazioni circa il metodo, le fonti, gli episodi da voi esaminati e le vostre conclusioni.
Le fonti del rapporto
Le vostre fonti sono per vostra stessa ammissione parziali, in parte per cause non dipendenti dalla vostra responsabilità (mancato ingresso nel paese). 1) Interviste. Avete intervistato, come in precedenza da voi indicato (vedi rapporto novembre 2011), “attivisti” dentro e fuori la Siria, appartenenti all’opposizione. Ricordiamo che questi attivisti e i cosiddetti “giornalisti cittadini” si sono resi responsabili di molti episidi di disinformazione e manipolazione. Avete intervistato, nei paesi limitrofi, i rifugiati che hanno lasciato la Siria. In genere essi si schierano con l’opposizione: anche le vittime possono essere di parte o influenzate o “formate” da una delle parti e questo può inficiare la loro testimonianza. Fra di loro membri della Free Syrian Army e loro famiglie. Riteniamo che lo standard della prova non possa ritenersi sufficiente di fronte a narrazioni così parziali. Oppure avreste dovuto intervistare anche membri dell’esercito o dell’amministrazione governativa…
All’interno del paese, avete intervistato persone via skype o al telefono, ma ci domandiamo se non vi siano state segnalate soprattutto da esponenti dell’opposizione. Notiamo anche interviste (forse attraverso giornalisti) a un membro del fronte Al Nusra. 2) Fonti Ong e media. In varie circostanze queste fonti hanno fatto ricorso anch’esse a fonti di parte. 3) Video, mappe ecc. Come indicheremo in seguito, spesso i video rivelano una sola cosa: che ci sono state delle vittime.
Le fonti ignorate dal rapporto
Se la Commissione si fosse rivolta ad altre fonti, avreste ricevuto denunce (di crimini contro l’umanità e crimini di guerra) rivolte all’opposizione armata. Gli stessi media mainstream hanno dovuto riferire di molti casi di presa di scudi umani, occupazione di quartieri, esecuzioni, violenze, massacri, torture ecc. Le testimonianze possono venire da sfollati interni, da gruppi delle minoranze e non solo, da esponenti religiosi anche a livello di base, da esponenti di minoranze etniche o religiose, perfino da oppositori non armati o da oppositori armati delusi. Possiamo fornirvi riferimenti.
Le conclusioni e il doppio standard
Si conclude ovviamente che occorre una soluzione negoziata e non militare al conflitto. Tuttavia, ecco alcune osservazioni. Il vostro rapporto, per via delle fonti, mantiene un doppio standard a favore delle forze armate dell’opposizione e a sfavore delle “forze governative” (esercito nazionale e forze di sicurezza e quelli che chiamate shabbiha e quelli che vengono chiamati in Siria “Comitati popolari”). E’ evidente la tendenza a sminuire gli atti negativi delle prime. Ad esempio, più volte sostenete che gli “attacchi governativi ai civili” fanno parte di una strategia deliberata, mentre lo negate per gli attacchi dell’opposizione.
Troviamo anche inquietanti le osservazioni, nel rapporto, circa la fornitura di appoggio in armi all’opposizione. Non risulta con chiarezza il fatto che questa ingerenza armata aiuta la prosecuzione della guerra e sfavorisce di fatto il negoziato. Inoltre, il rapporto sembra rammaricarsi per il fatto che la fornitura di armi non ha contribuito a unificare i gruppi armati…
Le notizie e denunce non verificate
Indichiamo qui elementi che approfondiremo nei dettagli.
Massacri. Per alcuni degli episodi da voi segnalati, le circostanze e i responsabili non sono accertati e altre fonti capovolgerebbero gli assunti. Inoltre dopo il 15 gennaio si sono verificati massacri oggetto di manipolazione quanto ad attribuzione di responsabilità.
Attacchi indiscriminati. Per alcuni degli episodi da voi segnalati, le circostanze non sono accertate e altre fonti capovolgerebbero gli assunti o sosterrebbero che i gruppi armati hanno fatto ricorso agli scudi umani asserragliandosi in aree civili. Altri racconti non paiono plausibili né sono suffragati da video che dicano qualcosa: si pensi agli “attacchi aerei alle panetterie e alle code per il pane”. Si nota anche un doppio standard nel riferire, ad esempio, dell’uso di infrastrutture civili da parte di armati.
Altri crimini. Analoghe osservazioni – circa lo scarso fondamento e/o il doppio standard – per le denunce di crimini quali torture, stupri, violenze sui bambini, attacchi a infrastrutture e saccheggi di proprietà civili…
Notizie e denunce omesse
Massacri ignorati. Diversi episodi di uccisione di massa di civili non sono compresi nell’elenco.
Sanzioni. Nel contesto delle osservazioni sulla situazione sociale e umanitaria, ci pare che molto più spazio avrebbe dovuto essere dato all’impatto delle sanzioni internazionali, pur più volte denunciato come concausa di povertà e distruzione della nazione.
Attacchi indiscriminati. Non sono citati diversi casi di presa di scudi umani, uso di ostaggi, occupazione di interi villaggi, distruzione di beni, pur confermati da varie fonti.
Osservazione circa i componenti della Commissione
Facciamo notare che non offre garanzie di obiettività la Commissaria Karen Koning Abuzayd visto il ruolo che ricopre in una organizzazione che è emanazione di regimi implicati nella guerra in Siria, quali .......
L' articolo integrale si può leggere al link
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1334
E’ ovvio che il rapporto sarà approvato: perché solo ad aver studiato per mesi e mesi le “notizie” sulla Siria e le falsificazioni circa gli eventi e i responsabili, si può riuscire a contrastarlo. Ma nessuna missione all’Onu può aver compiuto questo lavoro di scavo. E’ poi risultato evidente che le missioni nemmeno hanno letto il rapporto COI. Lo compreranno a scatola chiusa.
Siccome purtroppo noi l’abbiamo faticosamente studiato (mentre altri nel mondo avrebbero avuto tutti i mezzi per farlo, è toccato a noi), il nostro tentativo è stato di portare a Ginevra (pazienza per le spese, pazienza per il tormento) le nostre osservazioni. A settembre in occasione del precedente rapporto invece di prendere il treno per Ginevra abbiamo mandato per email le osservazioni e poi telefonato. Ma un contatto diretto con le missioni, sarebbe stato più efficace? Ci abbiamo provato, stavolta.
E’ però difficile avvicinare i delegati dei vari paesi non conoscendone le facce e potendo avvicinarli solo in brevi momenti di pausa nella sala riunioni XX del Consiglio (inoltre gli uscieri non permettono di distribuire documenti dentro la sala stessa). Comunque ecco qui di seguito quel che si è cercato di distribuire, in lingue sparse e approssimative (quasi niente è in italiano per mancanza di tempo, abbiam preferito provare a scrivere subito in altre lingue, l’italiano non serve all’Onu). Il primo documento è un riassunto sintetico, che speriamo domani in extremis di dare ancora a qualcuno prima della discussione. Pare che sia il massimo della lettura alla quale si possa aspirare da parte dei delegati delle varie missioni statali. Gli altri tre sono più dettagliati e si riferiscono il primo alla metodologia, il secondo alla critica alle “notizie” presenti, il terzo alle omissioni.
PRIMO DOCUMENTO. RIASSUNTO (IN SPAGNOLO)
INFORME COI-Siria Fuentes parciales, noticias y denuncias no fidedignas, noticias y denuncias omitidas, contraddiciones........
..............SECONDO DOCUMENTO. OSSERVAZIONI METODOLOGICHE GENERALI (in italiano, inglese, francese spagnolo)
Rapporto COI (18 febbraio 2013). Fonti di parte, notizie e denunce non verificate, notizie e denunce omesse
Osservazioni e commenti da parte della rete No War (Italia)
Nota.
La Rete No War Roma è formata da attivisti per la pace e ricercatori indipendenti che da anni in modo indipendente e volontario si occupano di “verità contro le guerre”, contrastando la propaganda di fonti di informazione di parte a tutti i livelli: media, attori non governativi, parti in causa nei conflitti e loro schieramenti.
Il nostro obiettivo, anche nel caso della Siria, è operare affinché le armi – la causa di questa tragedia – tacciano al più presto e vada, come sostiene anche la Commissione Coi, per una soluzione negoziale. La quale viene favorita dal riconoscere le responsabilità delle varie parti, in modo obiettivo, ascoltando tutte le parti (e i loro sostenitori) ed evitando di dar corso a denunce non verificate.
Abbiamo letto l’ultimo rapporto della Commissione, così come facemmo con il precedente (v XXXX link). Ci proponiamo di inviare al più presto a voi e alle missioni presso il Consiglio dei diritti umani un’analisi precisa di diversi punti (quelli per i quali abbiamo elementi di conoscenza elaborati nel corso dei mesi passati). Intanto, però, vi mandiamo alcune osservazioni circa il metodo, le fonti, gli episodi da voi esaminati e le vostre conclusioni.
Le fonti del rapporto
Le vostre fonti sono per vostra stessa ammissione parziali, in parte per cause non dipendenti dalla vostra responsabilità (mancato ingresso nel paese). 1) Interviste. Avete intervistato, come in precedenza da voi indicato (vedi rapporto novembre 2011), “attivisti” dentro e fuori la Siria, appartenenti all’opposizione. Ricordiamo che questi attivisti e i cosiddetti “giornalisti cittadini” si sono resi responsabili di molti episidi di disinformazione e manipolazione. Avete intervistato, nei paesi limitrofi, i rifugiati che hanno lasciato la Siria. In genere essi si schierano con l’opposizione: anche le vittime possono essere di parte o influenzate o “formate” da una delle parti e questo può inficiare la loro testimonianza. Fra di loro membri della Free Syrian Army e loro famiglie. Riteniamo che lo standard della prova non possa ritenersi sufficiente di fronte a narrazioni così parziali. Oppure avreste dovuto intervistare anche membri dell’esercito o dell’amministrazione governativa…
All’interno del paese, avete intervistato persone via skype o al telefono, ma ci domandiamo se non vi siano state segnalate soprattutto da esponenti dell’opposizione. Notiamo anche interviste (forse attraverso giornalisti) a un membro del fronte Al Nusra. 2) Fonti Ong e media. In varie circostanze queste fonti hanno fatto ricorso anch’esse a fonti di parte. 3) Video, mappe ecc. Come indicheremo in seguito, spesso i video rivelano una sola cosa: che ci sono state delle vittime.
Le fonti ignorate dal rapporto
Se la Commissione si fosse rivolta ad altre fonti, avreste ricevuto denunce (di crimini contro l’umanità e crimini di guerra) rivolte all’opposizione armata. Gli stessi media mainstream hanno dovuto riferire di molti casi di presa di scudi umani, occupazione di quartieri, esecuzioni, violenze, massacri, torture ecc. Le testimonianze possono venire da sfollati interni, da gruppi delle minoranze e non solo, da esponenti religiosi anche a livello di base, da esponenti di minoranze etniche o religiose, perfino da oppositori non armati o da oppositori armati delusi. Possiamo fornirvi riferimenti.
Le conclusioni e il doppio standard
Si conclude ovviamente che occorre una soluzione negoziata e non militare al conflitto. Tuttavia, ecco alcune osservazioni. Il vostro rapporto, per via delle fonti, mantiene un doppio standard a favore delle forze armate dell’opposizione e a sfavore delle “forze governative” (esercito nazionale e forze di sicurezza e quelli che chiamate shabbiha e quelli che vengono chiamati in Siria “Comitati popolari”). E’ evidente la tendenza a sminuire gli atti negativi delle prime. Ad esempio, più volte sostenete che gli “attacchi governativi ai civili” fanno parte di una strategia deliberata, mentre lo negate per gli attacchi dell’opposizione.
Troviamo anche inquietanti le osservazioni, nel rapporto, circa la fornitura di appoggio in armi all’opposizione. Non risulta con chiarezza il fatto che questa ingerenza armata aiuta la prosecuzione della guerra e sfavorisce di fatto il negoziato. Inoltre, il rapporto sembra rammaricarsi per il fatto che la fornitura di armi non ha contribuito a unificare i gruppi armati…
Le notizie e denunce non verificate
Indichiamo qui elementi che approfondiremo nei dettagli.
Massacri. Per alcuni degli episodi da voi segnalati, le circostanze e i responsabili non sono accertati e altre fonti capovolgerebbero gli assunti. Inoltre dopo il 15 gennaio si sono verificati massacri oggetto di manipolazione quanto ad attribuzione di responsabilità.
Attacchi indiscriminati. Per alcuni degli episodi da voi segnalati, le circostanze non sono accertate e altre fonti capovolgerebbero gli assunti o sosterrebbero che i gruppi armati hanno fatto ricorso agli scudi umani asserragliandosi in aree civili. Altri racconti non paiono plausibili né sono suffragati da video che dicano qualcosa: si pensi agli “attacchi aerei alle panetterie e alle code per il pane”. Si nota anche un doppio standard nel riferire, ad esempio, dell’uso di infrastrutture civili da parte di armati.
Altri crimini. Analoghe osservazioni – circa lo scarso fondamento e/o il doppio standard – per le denunce di crimini quali torture, stupri, violenze sui bambini, attacchi a infrastrutture e saccheggi di proprietà civili…
Notizie e denunce omesse
Massacri ignorati. Diversi episodi di uccisione di massa di civili non sono compresi nell’elenco.
Sanzioni. Nel contesto delle osservazioni sulla situazione sociale e umanitaria, ci pare che molto più spazio avrebbe dovuto essere dato all’impatto delle sanzioni internazionali, pur più volte denunciato come concausa di povertà e distruzione della nazione.
Attacchi indiscriminati. Non sono citati diversi casi di presa di scudi umani, uso di ostaggi, occupazione di interi villaggi, distruzione di beni, pur confermati da varie fonti.
Osservazione circa i componenti della Commissione
Facciamo notare che non offre garanzie di obiettività la Commissaria Karen Koning Abuzayd visto il ruolo che ricopre in una organizzazione che è emanazione di regimi implicati nella guerra in Siria, quali .......
L' articolo integrale si può leggere al link
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1334
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sabato 16 febbraio 2013
No War : Unione Europea illegale se arma ribelli siriani
COMUNICATO STAMPA
ALL’UNIONE EUROPEA:E’ UN ATTO ILLEGALE ARMARE LE OPPOSIZIONI SIRIANE! Agite invece per la pace!
TERZI, MINISTRO DIMISSIONARIO, NON PUÒ PRENDERE UNA DECISIONE COSI’ GRAVE!
I gruppi pacifisti Rete No War-Roma, Peacelink e Comitato contro la guerra-Milano hanno mandato al ministro Terzi e agli europarlamentari italiani una protesta preventiva rispetto all'ipotesi che il 18 febbraio alla riunione dei ministri degli Esteri europei si decida di armare gli oppositori in Siria, come richiesto dalla Gran Bretagna, rimuovendo dunque l'embargo sulle armi in vigore nei confronti del paese.
Armare attori impegnati contro un governo riconosciuto è un atto illegale dal punto di vista del diritto internazionale. In particolare i gruppi chiedono al ministro dimissionario Terzi di non appoggiare un atto così grave. I gruppi in questione chiedono invece all'Unione Europea, premio Nobel per la pace, di rimuovere le sanzioni civili che colpiscono la popolazione siriana, e di agire per il dialogo e una soluzione negoziale.
Qui di seguito il testo mandato a Terzi e agli europarlamentari.
Condanniamo con fermezza ogni tentativo da parte dei Ministri degli Esteri dell'Unione Europea, che si riuniscono il 18 febbraio a Bruxelles, di rendere formalmente possibile l’invio di armi all’opposizione siriana come proposto dalla Gran Bretagna. Finora questo appoggio armato diretto è stato ostacolato da un embargo europeo sulle armi dirette in Siria. Lo scorso dicembre l’embargo è stato prorogato per soli tre mesi, in sede UE. Chiediamo che esso sia rinnovato.
Chiediamo invece di rimuovere le sanzioni economiche civili, che colpiscono il popolo siriano.
Ricordiamo ai rappresentanti politici dei cittadini europei, nonché recipienti del Premio Nobel per la pace 2012, che è vietato dal diritto internazionale riconoscere e ancor più armare gruppi che si oppongono a un governo riconosciuto.
Invitiamo, come cittadini italiani, il ministro “tecnico” del governo dimissionario italiano a non prendere decisioni così gravi che impedirebbero qualunque spiraglio negoziale. Se l'infausta proposta UE dovesse essere approvata e se dovessero essere inviate armi europee ad alimentare il conflitto, il sangue dei siriani, che scorrerà sempre di più, sarà anche sulle mani dei cittadini europei.
Ricordiamo inoltre al ministro Terzi che l’art. 286 del Codice penale italiano punisce con l’ergastolo “Chiunque commette un fatto diretto a suscitare la guerra civile nel territorio dello Stato” [c.p. 4], norma che, per analogia, dovrebbe applicarsi anche a paesi terzi. In Siria, armare i gruppi dell’opposizione equivale a fomentare la guerra civile e settaria che essi portano avanti, invece di sostenere il piano di pace di Kofi Annan, fatto suo dall'attuale inviato ONU Lakhdar Brahimi.
Rete No War-Roma (www.sibialiria.org )
Peacelink (www.peacelink.it
Comitato contro la guerra-Milano
ALL’UNIONE EUROPEA:E’ UN ATTO ILLEGALE ARMARE LE OPPOSIZIONI SIRIANE! Agite invece per la pace!
TERZI, MINISTRO DIMISSIONARIO, NON PUÒ PRENDERE UNA DECISIONE COSI’ GRAVE!
I gruppi pacifisti Rete No War-Roma, Peacelink e Comitato contro la guerra-Milano hanno mandato al ministro Terzi e agli europarlamentari italiani una protesta preventiva rispetto all'ipotesi che il 18 febbraio alla riunione dei ministri degli Esteri europei si decida di armare gli oppositori in Siria, come richiesto dalla Gran Bretagna, rimuovendo dunque l'embargo sulle armi in vigore nei confronti del paese.
Armare attori impegnati contro un governo riconosciuto è un atto illegale dal punto di vista del diritto internazionale. In particolare i gruppi chiedono al ministro dimissionario Terzi di non appoggiare un atto così grave. I gruppi in questione chiedono invece all'Unione Europea, premio Nobel per la pace, di rimuovere le sanzioni civili che colpiscono la popolazione siriana, e di agire per il dialogo e una soluzione negoziale.
Qui di seguito il testo mandato a Terzi e agli europarlamentari.
Condanniamo con fermezza ogni tentativo da parte dei Ministri degli Esteri dell'Unione Europea, che si riuniscono il 18 febbraio a Bruxelles, di rendere formalmente possibile l’invio di armi all’opposizione siriana come proposto dalla Gran Bretagna. Finora questo appoggio armato diretto è stato ostacolato da un embargo europeo sulle armi dirette in Siria. Lo scorso dicembre l’embargo è stato prorogato per soli tre mesi, in sede UE. Chiediamo che esso sia rinnovato.
Chiediamo invece di rimuovere le sanzioni economiche civili, che colpiscono il popolo siriano.
Ricordiamo ai rappresentanti politici dei cittadini europei, nonché recipienti del Premio Nobel per la pace 2012, che è vietato dal diritto internazionale riconoscere e ancor più armare gruppi che si oppongono a un governo riconosciuto.
Invitiamo, come cittadini italiani, il ministro “tecnico” del governo dimissionario italiano a non prendere decisioni così gravi che impedirebbero qualunque spiraglio negoziale. Se l'infausta proposta UE dovesse essere approvata e se dovessero essere inviate armi europee ad alimentare il conflitto, il sangue dei siriani, che scorrerà sempre di più, sarà anche sulle mani dei cittadini europei.
Ricordiamo inoltre al ministro Terzi che l’art. 286 del Codice penale italiano punisce con l’ergastolo “Chiunque commette un fatto diretto a suscitare la guerra civile nel territorio dello Stato” [c.p. 4], norma che, per analogia, dovrebbe applicarsi anche a paesi terzi. In Siria, armare i gruppi dell’opposizione equivale a fomentare la guerra civile e settaria che essi portano avanti, invece di sostenere il piano di pace di Kofi Annan, fatto suo dall'attuale inviato ONU Lakhdar Brahimi.
Rete No War-Roma (www.sibialiria.org )
Peacelink (www.peacelink.it
Comitato contro la guerra-Milano
mercoledì 13 febbraio 2013
Khatib, Coalizione Siriana, disposto ad incontrare Assad ?
Questa,se confermata, è una notizia nuova e importante. Si dovrebbe trattare solo di un messaggio su facebook, ma il silenzio generale su una affermazione del genere e' una grande omissione interessata.
marco
Il leader dell'opposizione siriana Ahmad Moaz Al-Khatib pronto a parlare con Assad
Redazione Online
11.02.2013, 15:55
Il capo della Coalizione Nazionale dell'opposizione siriana Ahmad Moaz Al-Khatib si è mostrato disponibile ad avere colloqui con il presidente Bashar Assad. Il tema dei colloqui dovrebbe essere quello di cercare soluzioni per il passaggio di potere col "minimo spargimento di sangue e meno danni", ha scritto Al-Khatib sulla sua pagina ufficiale su Facebook. Il luogo di incontro proposto è nel nord del Paese, dato che secondo l'oppositore "le autorità sono preoccupate dal conservare la loro sovranità e temono di lasciare il territorio siriano."
http://italian.ruvr.ru/2013_02_11/Il-leader-dellopposizione-siriana-Ahmad-Moaz-Al-Khatib-pronto-a-parlare-con-Assad/
Siria, due massacri manipolati e altri due occultati
Due massacri manipolati e altri due occultati
12 febbraio 2013
di Marinella Correggia, Pierangela Zanzottera
Fra gennaio e gli inizi di febbraio 2013 si sono verificati in Siria diversi massacri, insieme a svariate esplosioni e stragi compiute da kamikaze (attentati che si sono intensificati, forse una strategia da parte dei gruppi armati per assumere più peso nei negoziati?). Invece di far tacere le armi e aprirsi al dialogo, c’è chi mostra tutta la volontà di intensificare la guerra.
In particolare a fine gennaio si sono verificate due tragedie, in perfetta coincidenza con un appuntamento istituzionale internazionale (in questo caso si trattava della presentazione della relazione di Lahdar Brahimi sugli ultimi incontri a proposito di Siria di fronte al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite).
Tuttavia i nostri media, esattamente come quasi tutti i media internazionali, ne hanno selezionato uno solo, trattandolo alla loro maniera, e hanno scelto di passare l'altro sotto silenzio. E’ accaduto anche per altri due massacri.
Perché? Sembra essere una domanda più che legittima in questa situazione di propaganda mediatica.
In ognuno dei casi si tratta di vittime civili, molte vittime civili (tra le 60 e le 100 persone); tutte le stragi sono avvenute nei pressi di luoghi chiave di questa crisi siriana.
Allora, viene da chiedersi, con quale criterio è stato deciso di dare spazio a una notizia piuttosto che un'altra? Vediamone le differenze.
I corpi sul fiume Queiq, ad Aleppo…
Quello che è accaduto ad Aleppo è abbastanza noto, in particolare a chi segue, anche solo approssimativamente, la tragedia siriana: almeno 80 corpi, tra cui 5 bambini, sono stati ritrovati sulle rive del piccolo fiume Queiq, nella zona di Bustan al-Qasr, si trattava per lo più di giovani, molti con le mani legate, uccisi da colpi ravvicinati (in genere alla testa). Le fonti dell’opposizione che hanno ripreso i corpi in un video e lo hanno diffuso, hanno parlato di un nuovo crimine del governo di Assad, e media hanno accreditato questa versione. Poiché la zona del rinvenimento si trova nelle mani dei gruppi armati dell’opposizione (http://www.reuters.com/article/2013/01/29/us-syria-crisis-idUSBRE90S0GU20130129) i portavoce di questi gruppi, e il solito l’Osservatorio siriano per i diritti umani con base a Londra, hanno sostenuto che i corpi fossero arrivati lì portati al fiume, che prima di giungere a Bustam al-Qasr, attraverso quartieri in mano governativa. Il portavoce dell’Unione dei Comitati di coordinamento Mohammad al-Halabi ha detto: “E’ il massacro numero 113 ad Aleppo e tutti sono stati perpetrati contro sunniti”. Un altro miliziano, Abu Sada, ha dichiarato (http://internacional.elpais.com/internacional/2013/01/29/actualidad/1359464297_719664.html): “Stamattina siamo stati informati dai residenti circa la presenza dei corpi nel rio: quando abbiamo iniziato a toglierli ci siamo accorti che erano oltre 50”. E secondo un altro miliziano, Abu Anas, “sono stati uccisi nella zona controllata dal regime e gettati nel fiume, magari diversi giorni fa perché la corrente non è forte”.
Il giorno dopo, la stessa Reuters e il francese Le Figaro hanno riportato la versione dei media ufficiali siriani, i quali hanno mostrato che la portata del rio non era tale da trascinare corpi per interi quartieri, tanto più che in alcuni punti erano state poste delle grate di ferro. Inoltre alcune famiglie avrebbero identificato i corpi di loro parenti, rapiti da gruppi jihadisti.
Già il 23 gennaio, in effetti, alcuni siti siriani (è bene precisare non filogovernativi) avevano segnalato che il gruppo terrorista Jabhat al-Nusra aveva occupato alcuni edifici e strutture, tra cui una scuola, nel quartiere di Bustan al-Kasr, mentre altre zone limitrofe erano finite sotto il controllo delle bande della Brigata al-Tawhid e del Levante. Fonti locali avevano denunciato in quell'occasione il rapimento di 400-500 persone, la maggior parte dei quali simpatizzanti del governo.
Una cinquantina di loro sarebbero stati giustiziati sommariamente dai gruppi islamisti e sepolti nelle zone agricole di Karam-Kasser in una fossa comune.
…e il massacro di ‘Amiriyah
In un piccolo villaggio, a circa 25 chilometri a est di Homs, dopo lunghi giorni di assedio, le brigate jihadiste di al-Faruq e Khaled Bin al-Walid (entrambe divenute note nel corso di questi mesi per crimini agghiaccianti commessi contro le minoranze religiose di Homs) hanno preso d'assalto la popolazione uccidendo e ferendo un centinaio di persone, come segnalato da fonti mediche dell'ospedale locale che ha accolto le vittime (http://www.youtube.com/watch?v=MB6tZ6kOl14;http://www.youtube.com/watch?v=vFBA63CvmyQ).
Secondo un sopravvissuto, intervistato dal giornale giordano online Akhbar al-Balad, 20 vetture dotate di mitragliatrici hanno preso d'assalto il villaggio di 'Amiriyah e hanno aperto il fuoco indiscriminatamente sui civili. Fortunatamente molte donne e bambini erano stati fatti fuggire nelle ore immediatamente precedenti attraverso strade secondarie nel vicino villaggio di Ghasibiyye.
Un altro superstite ha raccontato che era stato richiesto l'intervento dell'esercito siriano, ma le forze dell'ordine sono arrivate troppo tardi (http://www.youtube.com/watch?v=SnVpvG0Zoc).
Su una delle tante pagine Facebook dedicate alla "rivolta", qualcuno ha scritto che "il villaggio alawita è stato ripulito", confermando la tesi secondo la quale la popolazione è stata, ancora una volta sterminata, unicamente perché di fede alawita.
E proprio in questo "dettaglio" sta la piccola-grande differenza tra la prima e la seconda strage: nel primo caso si trattava di vittime sunnite, quindi – per quei superficiali e generalisti che ritengono che tutti i sunniti debbano obbligatoriamente sostenere il cambio di governo in Siria – "utili" ai fini della campagna mediatica contro il governo siriano; nel secondo caso, dove
tutte le vittime sono alawite, "fratelli di sangue" del presidente siriano Bashar al-Assad, queste morti non sono considerate utilizzabile mediaticamente nel gioco di ambiguità e, quindi, non abbastanza degne di essere denunciate dai nostri media.
Il massacro degli operai…
Da una strage manipolata a una trascurata a una sottaciuta.
Giovedì 7 febbraio un attentatore suicida alla guida di un minibus si è scagliato contro un convoglio di autobus che stavano riportando alle loro abitazioni dei lavoratori.
Ci sono voluti l'equivalente di due tonnellate di esplosivo per spezzare la vita di queste persone.
La maggior parte delle vittime proveniva dai villaggi di Tal-Durra e Al-Kafat, inizialmente si parlava di 30 morti e 200 feriti, ma già la mattina successiva il bilancio delle vittime è salito a 100 (addirittura 113 per altre fonti) e dei 200 feriti molti sono ancora in gravissime condizioni.
Le bande criminali hanno sparato anche contro l'ambulanza che stava accorrendo per prestare i primi soccorsi.
Nei ventidue mesi di tragedia siriana, si sono già verificati molti casi di attentati a bus che trasportavano lavoratori. Uno dei primi risale al 6 settembre 2011, quando un minibus che stava portando al lavoro ingegneri della ditta petrolifera cittadina è stato colpito da un attentato. Allora il bilancio era stato di 4 morti e 6 feriti, tutti cristiani e alawiti, provenienti da un quartiere notoriamente filogovernativo.
Ora l'esito degli attentati è diventato ben più grave: oltre 100 vite spezzate e immediatamente dimenticate, che si vanno ad unire alle centinaia di 'Amiriyah, alle centinaia di Aleppo, ai dispersi di Aqrab, al numero impressionante di morti, dispersi, rapiti di cui nessuno sembra volersi ricordare.
…e la strage degli universitari di Aleppo
Il 15 gennaio, primo giorno degli esami semestrali universitari, esplosioni vicino alla Facoltà di Architettura e al dormitorio dell’università di Aleppo (nel quale avevano trovato ricovero anche diversi civili costretti a lasciare le loro abitazioni nelle aree residenziali colpite dagli scontri) causano 83 morti e oltre 160 feriti. L’università si trova in una zona controllata dal governo. L’Osservatorio siriano per i diritti umani, organo dell’opposizione, da Londra non fornisce dettagli circa le cause. La portavoce del Dipartimento di Stato Usa Victoria Nuland attribuisce la strage a un bombardamento dell’aviazione, ripetendo le accuse dei Comitati di coordinamento locale (Ccl) dell’opposizione; le sue parole sono definite “blasfeme” dal ministro degli esteri russo Lavrov. Il governo accusa gruppi terroristi.
Fonti vicine all’opposizione sostengono che si sia trattato di un attacco aereo ma erroneo, non intenzionale (vero obiettivo sarebbero stati dei miliziani armati), oppure che il pilota abbia fatto defezione, o infine che a fare la strage siano stati i gruppi dell’opposizione, ma con una traiettoria deviata.
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1289
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martedì 12 febbraio 2013
Napoli, 15 febbraio, Assemblea contro la guerra No War Napoli - Giù le mani dalla Siria -
Assemblea contro la guerra -
Interventi
Mostafa El Ayoubi - Caporedattore della rivista “Confronti
Rete No War Napoli Comitato “Giù le mani dalla Siria”
Venerdì 15 - ore 16, 30
via Mezzocannone 16
Napoli
Basta
guerre
Basta spese militari
Contro l’imperialismo
del governo italiano
Il
vergognoso “ordine del giorno” del Parlamento italiano che autorizza l’invio di
istruttori militari, aerei, finanziamenti e “supporto logistico” per la nuova
guerra nel Mali necessita di una pronta mobilitazione contro il
ruolo imperialista del nostro Paese.
Una
politica di aggressione che ha già determinato la distruzione della Libia e che
si estrinseca oggi anche nell’appoggio diplomatico, militare ed economico ai
mercenari che stanno insanguinando la Siria (tra l’altro, quegli stessi
“jihadisti” che a febbraio saranno ospitati ufficialmente alla Farnesina e che
oggi l’Occidente dichiara di volere combattere in Mali).
Contro
questa politica criminale, costellata da distruzioni, morti, crescenti spese
militari, assolutamente insufficiente è la mobilitazione dei movimenti che pure
si battono contro il governo Monti-Bersani-Alfano-Casini, forse perché, tra
questi, (così come è stato ieri per la Libia e oggi per la Siria) c’è ancora chi
si illude che dalla distruzione (in un modo o nell’altro) di un qualche “stato
canaglia” possa sprigionarsi un’altra “primavera araba”.
E così
non pochi hanno chiuso gli occhi sulle infami manovre del nostro governo che ha
dapprima rotto le relazioni diplomatiche con Damasco, poi comminato sanzioni
(che hanno gettato nella fame la popolazione siriana), poi riconosciuto
ufficialmente i “ribelli” (prima quelli del CNS ora quelli della Coalizione)
quali “legittimi rappresentanti del popolo siriano”, poi ha inviato, più o meno
nascostamente, soldi, armi e mercenari (come i quattro arrestati ad agosto alla
frontiera con il Libano), poi ha negato il visto di ingresso a parlamentari
siriani venuti ad incontrare loro colleghi italiani, poi ha spalleggiato la
Turchia nelle sue provocazioni ed appoggiato lo schieramento dei Patriot ai
confini con la Siria.
A
giustificazione della propria indifferenza, se non del proprio appoggio, non
pochi continuano a dare credito alle “notizie” di “armi di distruzioni di massa”
in mano ad Assad o ai “bombardamenti indiscriminati sulla popolazione” che
continuano ad inondare i nostri mass media; ignorando o sottacendo volutamente
le ormai centinaia di autobombe fatte esplodere (nei mercati, nelle strade,
davanti gli ospedali...) dai “ribelli”, le migliaia di civili inermi assassinati
per non essersi schierati contro Assad, le centinaia di migliaia di profughi che
scappano dalla guerra e dalla pulizia etnica e religiosa imposta dai “ribelli”.
Non c’è
dubbio che Assad, come ieri Gheddafi o Saddam, si è macchiato di crimini verso
il proprio popolo, ma i maggiori terroristi e dittatori (del capitale) sono i
nostri governanti che vestendo i panni della difesa della democrazia
intervengono con le armi più micidiali non per colpire i regimi o i
fondamentalisti islamici, con cui hanno abbondantemente collaborato e
collaborano quando gli conviene, bensì per mettere le mani sulle risorse e le
massa di proletari di questi Paesi da sfruttare per il loro profitto e, nello
stesso tempo, ostacolare una efficace lotta per un cambiamento non subordinato
agli interessi occidentali e all’islamismo reazionario.
La
lotta contro gli attacchi del governo alle nostre condizioni di vita e di
lavoro e contro i tagli che rendono precaria la nostra stessa sopravvivenza,
deve andare di pari passo con l’opposizione alla politica imperialista di
distruzione e sfruttamento verso i popoli di questi Paesi.
Per
discutere su questi punti e rilanciare un movimento contro la guerra, la Rete No
War di Napoli, facendo proprio l’appello “Giù le Mani dalla Siria” dell’estate
2012 indice una
ASSEMBLEA
15 febbraio 2013, ore
16,30
Napoli, via Mezzocannone
16,
Interventi:
Mostafa
El Ayoubi - Caporedattore della rivista “Confronti”
Rete No
War Napoli Comitato “Giù
le mani dalla Siria”
Siamo anche su Facebook nel Gruppo “Siria: No ad un’altra Libia”
sabato 2 febbraio 2013
3 febbraio, la Siria non raccontata,incontro a Roma organizzato dall' Associazione Convergenza delle Culture
La Siria non raccontata
Domenica 3 febbraio, dalle ore 17,
presso gli spazi del Cielo Sopra l'Esquilino a Via Galilei 57 a Roma (vicino la fermata della metro Manzoni),
l'associazione Convergenza delle Culture organizza un incontro dedicato alla Siria e all'attuale contesto socio-politico che sta attraversando.
Nuovi spunti di riflessione nasceranno dall'incontro di più esperienze.
A raccontare la Siria saranno una coppia italo-siriana, gli attivisti della rete No War e i membri di Convergenza delle Culture.
Verrà inoltre presentata la testimonianza di Madre Agnès de la Croix, suora attivista in Siria, di cui verrà proiettata un'interessante intervista.
Scopo dell'iniziativa è creare una nuova occasione per confrontarsi e informarsi su un tema delicato e complesso,
spesso raccontato a una voce sola: la Siria e ciò che nel paese si sta vivendo ed affrontando.
Locandina: http://tinyurl.com/siria-3-feb
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lunedì 28 gennaio 2013
Siria, le notizie dal 26 dicembre 2012 al 27 gennaio 2013
Da www.sibialiria.org
SIRIA, LE NOTIZIE DAL 26 DICEMBRE 2012 AL 27 GENNAIO 2013
GUERRA IN SIRIA DI NUOVO IN SECONDO PIANO A CAUSA DELLA GUERRA FRANCESE IN MALI
Per vari motivi nelle ultime settimane non ho potuto scrivere il mio consueto notiziario sulla crisi siriana ma ho voluto assolutamente inviare queste righe sull' ultimo mese perche' la guerra in Mali ha nuovamente fatto passare in secondo piano sui media la guerra in Siria e perchè la continuità dell' informazione è una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per capire quello che sta avvenendo nel paese mediorientale ormai da quasi due anni.
A CHE PUNTO E' LA RICERCA DI UNA SOLUZIONE NEGOZIATA ALLA CRISI E ALLA GUERRA SIRIANA
Negli ultimi dieci giorni del 2012 l' incaricato dell'ONU e della Lega Araba Brahimi ha illustrato alle parti coinvolte nel conflitto siriano, e il 27 dicembre anche all' opinione pubblica mondiale, un suo piano di pace.
La proposta è stata resa pubblica in una conferenza stampa a Damasco ed e' basata sulle conclusioni approvate alla Conferenza di Pace di Ginevra il 30 giugno 2012 a cui parteciparono i cinque paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU e alcune potenze regionali del Medio Oriente.
Il piano di Brahimi prevede un governo di transizione composto da forze di opposizione e forze che invece in questo momento sostengono il governo siriano. Assad rimane Presidente della Repubblica fino alle prossime elezioni presidenziali previste nel 2014, ma in questa scadenza elettorale non deve presentare la propria candidatura e deve abbandonare la vita politica siriana. Assad ha rifiutato questa prospettiva continuando a sostenere che solo i siriani possono scegliere il loro futuro e la Russia condivide questo giudizio. L' opposizione della Coalizione Siriana ha respinto a sua volta il piano perche' questo coordinamento non prende neanche in considerazione l' idea di trattare con Assad e quindi nemmeno discute la possibilità di lasciarlo Presidente anche se solo per un anno.
Comunque a fine 2012 a Mosca, Damasco e il Cairo, si sono svolti una serie di incontri, alcuni dei quali su iniziativa russa, per discutere questa proposta e come portarla avanti. Brahimi ha incontrato al Cairo Khatib, leader della Coalizione Siriana (22 dicembre), a Damasco ha visto Assad (24 dic.) e il ministro degli esteri siriano ( 25 dic.). A Mosca diplomatici russi hanno parlato con il vice ministro degli esteri siriano (26 dic.), il ministro degli esteri russo Lavrov ha incontrato il suo collega egiziano Amri (27 dic.) e Brahimi ( 29 dic.).
La Russia ha cercato di incontrare anche la Coalizione Siriana ma il suo leader Khatib ha rifiutato Mosca come sede del colloquio ed ha suggerito la capitale di un paese arabo, nei giorni successivi però non si è avuta più nessuna notizia di questo eventuale incontro.
IL 6 GENNAIO ASSAD HA PROPOSTO UN SUO PIANO DI PACE IN UN DISCORSO TELEVISIVO ALLA NAZIONE
Domenica 6 gennaio Assad ha presentato un suo percorso per una soluzione negoziata alla crisi, a questo link trovate un' ampia sintesi del suo discorso
http://www.marx21.it/internazionale/medio-oriente-e-nord-africa/8275-i-punti-salienti-del-discorso-di-bashar-al-assad-6-gennaio-2013-.html
La proposta del Presidente siriano è stata banalizzata, distorta e sostanzialmente respinta da tutti, compreso Brahimi, ma questa dava una forma ufficiale e strutturata a posizioni più volte espresse da lui e dal suo governo. Assad continua a definire l' opposizione armata come terrorista e ispirata dall' estero e considera molto marginale la partecipazione autenticamente siriana alla guerra, che rifiuta di chiamare civile.
Però non esclude, anzi auspica, di trattare con l' opposizione veramente siriana, anche se solo dopo che questa ha abbandonato le armi, e promette di non perseguire chi ha combattuto contro il suo governo e di discutere con tutti i siriani il futuro del paese. Ricordo che in questi due anni di crisi sono state varate alcune riforme politiche fondamentali e ufficialmente è stato riconosciuto il pluralismo politico.
Brahimi in pratica ha bocciato la proposta di Assad, chiedendo una discontinuità vera della situazione del paese e non di facciata. Di fatto ritiene chiusa l' era del Presidente e vuole discutere solo come sarà la sua uscita di scena che da per scontata, cosa che non fece a settembre al momento di iniziare il suo mandato.
INIZIATIVE E DICHIARAZIONI DELLE DIVERSE OPPOSIZIONI AD ASSAD
Attorno al 20 gennaio è saltata ad Istambul una riunione dell' opposizione siriana, definita solo così ma sicuramente considerando esclusivamente la Coalizione Nazionale, che avrebbe dovuto costituire un governo all' estero in contrapposizione a quello attuale di Damasco. Sono emersi contrasti nella formazione di questo esecutivo e una commissione di dieci persone preparerà una proposta che sarà discussa probabilmente a Parigi a fine gennaio. Tra i possibili presidenti di questo governo provvisorio si fa il nome di Haijab, ex premier fuggito all' estero l' estate scorsa.
Quasi contemporaneamente a Ginevra si riunirà il 28 gennaio l' opposizione siriana che non pratica la lotta armata e che auspica una Siria laica e democratica. Una riunione di questa area era prevista a Roma, presso la Comunità di Sant' Egidio, il 17-18 dicembre 2012, ma forti pressioni, probabilmente del governo italiano, hanno indotto la comunità romana ad annullare l' incontro con la motivazione che questo avrebbe disturbato il summit del 12 dicembre in Marocco dei paesi "Amici della Siria".
A questo link un intervista che spiega le posizioni di questa opposizione non riconosciuta dai paesi occidentali :
http://www.pressenza.com/it/2013/01/per-una-siria-democratica-e-uno-stato-basato-sulla-cittadinanza/
Su Le Monde è stata pubblicata un' intervista al generale siriano Tlass fuggito all' estero alcuni mesi fa e indicato in alcuni momenti come un possibile leader nella Siria post Assad. Il generale prospetta diversi scenari ma afferma nettamente che "...se il caos sconfiggerà Assad, il caos rimarrà anche nel dopo Assad.." e indica come via di uscita una mediazione tra le componenti più moderate delle opposizioni e delle forze che sostengono in questo momento il governo siriano, facendo una significativa distinzione tra l' opposizione che si trova all' estero, l' opposizione che combatte con le armi e l' opposizione che è rimasta ad operare all' interno del territorio siriano, auspicando la partecipazione di tutte queste forze alla transizione. Un giudizio che sconfessa la legittimazione della Coalizione Nazionale come unica rappresentante del popolo siriano, posizione tenuta ferma dai paesi occidentali.
COSA E' SUCCESSO IN QUESTO MESE NEL PAESE
Anche se nelle ultime settimane sono diminuite le notizie di scontri armati in Siria non sembra diminuità l' intensità della violenza tanto che attorno a metà gennaio in una settimana sono stati annunciati 800 morti a causa della guerra. In un solo episodio nella Universita' di Aleppo sono morte 80 persone, quasi tutti studenti, e sulle responsabilità dell'accaduto anche questa volta ci sono reciproche accuse tra l' esercito siriano e i ribelli ed entrambe le parti hanno imputato la strage alla controparte. 70 persone sono rimaste uccise invece in scontri nel nord del paese tra curdi e gruppi dell' opposizione armata. I curdi sono stati individuati questa volta come appartenenti al partito comunista curdo PKK che opera in Turchia, i ribelli come combattenti islamici. Su Le Monde è apparsa nuovamente la notizia di uso di armi chimiche da parte governativa nella provincia di Homs nel mese di dicembre, un' episodio dato per certo ma citando in modo generico una fonte improbabile: "ambienti vicini ai servizi occidentali". Intanto e' stata quasi completata l' installazione dei missili Patriot in Turchia ai confini con la Siria, al momento del loro arrivo ci sono state proteste e sono stati arrestati 25 dimostranti turchi.
Nei giorni di Natale aveva fatto molto clamore la notizia di una strage nella città di Halfaya causata da un bombardamento governativo su mille persone che stavano facendo la fila per acquistare pane. Un articolo di M.Correggia, che e' circolato molto sul web, aveva contestato incongruenze nella ricostruzione dell' accaduto e la mancanza di prove mettendo in dubbio la completa veridicità dell' episodio. link
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1240
Dopo qualche giorno è giunta la conferma che su quanto successo ci sono versioni contrastanti anche negli stessi ambienti dell' opposizione e uno dei racconti che circolano parla di 47 morti, inizialmente la tv al Arabya aveva parlato di 300 vittime, quasi tutti combattenti islamici del Fronte Al Nusra rimasti uccisi dopo un attacco ad una base governativa. Nella zona non ci sarebbe stata nessuna panetteria, che infatti non era visibile nei video dove invece si poteva notare la presenza di soli uomini adulti tra le vittime.
INCONTRI DIVERSI PREVISTI NEL PROSSIMO FUTURO
KUWAIT:CONFERENZA SUI PROFUGHI IL 30 GENNAIO: a metà mese è stata nuovamente annunciata in Kuwait per il 30 gennaio una conferenza di paesi donatori sul tema dei rifugiati siriani. Un primo annuncio era stato fatto attorno al 20 dicembre ed avevo capito erroneamente che l' evento fosse previsto a fine 2012. Anche Putin aveva proposto di ospitare in Russia un incontro sullo stesso tema. Vedremo a fine mese quale sarà l' importanza effettiva di questo evento.
A ROMA, ENTRO MARZO, IL PROSSIMO INCONTRO DEI PAESI "AMICI DELLA SIRIA":
il prossimo incontro dei paesi "amici della Siria" e' previsto nel primo trimestre del 2013 a Roma, ancora non e' stata definita la data della riunione.
ROMA, 3 FEBBRAIO: "LA SIRIA NON RACCONTATA" Incontro organizzato dall' Associazione Umanista Convergenza delle Culture, Roma, via Galilei 57, ore 17.00. Testimonianze dalla Siria accompagnate da musica e cucina siriane.
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1275
SIRIA, LE NOTIZIE DAL 26 DICEMBRE 2012 AL 27 GENNAIO 2013
GUERRA IN SIRIA DI NUOVO IN SECONDO PIANO A CAUSA DELLA GUERRA FRANCESE IN MALI
Per vari motivi nelle ultime settimane non ho potuto scrivere il mio consueto notiziario sulla crisi siriana ma ho voluto assolutamente inviare queste righe sull' ultimo mese perche' la guerra in Mali ha nuovamente fatto passare in secondo piano sui media la guerra in Siria e perchè la continuità dell' informazione è una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per capire quello che sta avvenendo nel paese mediorientale ormai da quasi due anni.
A CHE PUNTO E' LA RICERCA DI UNA SOLUZIONE NEGOZIATA ALLA CRISI E ALLA GUERRA SIRIANA
Negli ultimi dieci giorni del 2012 l' incaricato dell'ONU e della Lega Araba Brahimi ha illustrato alle parti coinvolte nel conflitto siriano, e il 27 dicembre anche all' opinione pubblica mondiale, un suo piano di pace.
La proposta è stata resa pubblica in una conferenza stampa a Damasco ed e' basata sulle conclusioni approvate alla Conferenza di Pace di Ginevra il 30 giugno 2012 a cui parteciparono i cinque paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU e alcune potenze regionali del Medio Oriente.
Il piano di Brahimi prevede un governo di transizione composto da forze di opposizione e forze che invece in questo momento sostengono il governo siriano. Assad rimane Presidente della Repubblica fino alle prossime elezioni presidenziali previste nel 2014, ma in questa scadenza elettorale non deve presentare la propria candidatura e deve abbandonare la vita politica siriana. Assad ha rifiutato questa prospettiva continuando a sostenere che solo i siriani possono scegliere il loro futuro e la Russia condivide questo giudizio. L' opposizione della Coalizione Siriana ha respinto a sua volta il piano perche' questo coordinamento non prende neanche in considerazione l' idea di trattare con Assad e quindi nemmeno discute la possibilità di lasciarlo Presidente anche se solo per un anno.
Comunque a fine 2012 a Mosca, Damasco e il Cairo, si sono svolti una serie di incontri, alcuni dei quali su iniziativa russa, per discutere questa proposta e come portarla avanti. Brahimi ha incontrato al Cairo Khatib, leader della Coalizione Siriana (22 dicembre), a Damasco ha visto Assad (24 dic.) e il ministro degli esteri siriano ( 25 dic.). A Mosca diplomatici russi hanno parlato con il vice ministro degli esteri siriano (26 dic.), il ministro degli esteri russo Lavrov ha incontrato il suo collega egiziano Amri (27 dic.) e Brahimi ( 29 dic.).
La Russia ha cercato di incontrare anche la Coalizione Siriana ma il suo leader Khatib ha rifiutato Mosca come sede del colloquio ed ha suggerito la capitale di un paese arabo, nei giorni successivi però non si è avuta più nessuna notizia di questo eventuale incontro.
IL 6 GENNAIO ASSAD HA PROPOSTO UN SUO PIANO DI PACE IN UN DISCORSO TELEVISIVO ALLA NAZIONE
Domenica 6 gennaio Assad ha presentato un suo percorso per una soluzione negoziata alla crisi, a questo link trovate un' ampia sintesi del suo discorso
http://www.marx21.it/internazionale/medio-oriente-e-nord-africa/8275-i-punti-salienti-del-discorso-di-bashar-al-assad-6-gennaio-2013-.html
La proposta del Presidente siriano è stata banalizzata, distorta e sostanzialmente respinta da tutti, compreso Brahimi, ma questa dava una forma ufficiale e strutturata a posizioni più volte espresse da lui e dal suo governo. Assad continua a definire l' opposizione armata come terrorista e ispirata dall' estero e considera molto marginale la partecipazione autenticamente siriana alla guerra, che rifiuta di chiamare civile.
Però non esclude, anzi auspica, di trattare con l' opposizione veramente siriana, anche se solo dopo che questa ha abbandonato le armi, e promette di non perseguire chi ha combattuto contro il suo governo e di discutere con tutti i siriani il futuro del paese. Ricordo che in questi due anni di crisi sono state varate alcune riforme politiche fondamentali e ufficialmente è stato riconosciuto il pluralismo politico.
Brahimi in pratica ha bocciato la proposta di Assad, chiedendo una discontinuità vera della situazione del paese e non di facciata. Di fatto ritiene chiusa l' era del Presidente e vuole discutere solo come sarà la sua uscita di scena che da per scontata, cosa che non fece a settembre al momento di iniziare il suo mandato.
INIZIATIVE E DICHIARAZIONI DELLE DIVERSE OPPOSIZIONI AD ASSAD
Attorno al 20 gennaio è saltata ad Istambul una riunione dell' opposizione siriana, definita solo così ma sicuramente considerando esclusivamente la Coalizione Nazionale, che avrebbe dovuto costituire un governo all' estero in contrapposizione a quello attuale di Damasco. Sono emersi contrasti nella formazione di questo esecutivo e una commissione di dieci persone preparerà una proposta che sarà discussa probabilmente a Parigi a fine gennaio. Tra i possibili presidenti di questo governo provvisorio si fa il nome di Haijab, ex premier fuggito all' estero l' estate scorsa.
Quasi contemporaneamente a Ginevra si riunirà il 28 gennaio l' opposizione siriana che non pratica la lotta armata e che auspica una Siria laica e democratica. Una riunione di questa area era prevista a Roma, presso la Comunità di Sant' Egidio, il 17-18 dicembre 2012, ma forti pressioni, probabilmente del governo italiano, hanno indotto la comunità romana ad annullare l' incontro con la motivazione che questo avrebbe disturbato il summit del 12 dicembre in Marocco dei paesi "Amici della Siria".
A questo link un intervista che spiega le posizioni di questa opposizione non riconosciuta dai paesi occidentali :
http://www.pressenza.com/it/2013/01/per-una-siria-democratica-e-uno-stato-basato-sulla-cittadinanza/
Su Le Monde è stata pubblicata un' intervista al generale siriano Tlass fuggito all' estero alcuni mesi fa e indicato in alcuni momenti come un possibile leader nella Siria post Assad. Il generale prospetta diversi scenari ma afferma nettamente che "...se il caos sconfiggerà Assad, il caos rimarrà anche nel dopo Assad.." e indica come via di uscita una mediazione tra le componenti più moderate delle opposizioni e delle forze che sostengono in questo momento il governo siriano, facendo una significativa distinzione tra l' opposizione che si trova all' estero, l' opposizione che combatte con le armi e l' opposizione che è rimasta ad operare all' interno del territorio siriano, auspicando la partecipazione di tutte queste forze alla transizione. Un giudizio che sconfessa la legittimazione della Coalizione Nazionale come unica rappresentante del popolo siriano, posizione tenuta ferma dai paesi occidentali.
COSA E' SUCCESSO IN QUESTO MESE NEL PAESE
Anche se nelle ultime settimane sono diminuite le notizie di scontri armati in Siria non sembra diminuità l' intensità della violenza tanto che attorno a metà gennaio in una settimana sono stati annunciati 800 morti a causa della guerra. In un solo episodio nella Universita' di Aleppo sono morte 80 persone, quasi tutti studenti, e sulle responsabilità dell'accaduto anche questa volta ci sono reciproche accuse tra l' esercito siriano e i ribelli ed entrambe le parti hanno imputato la strage alla controparte. 70 persone sono rimaste uccise invece in scontri nel nord del paese tra curdi e gruppi dell' opposizione armata. I curdi sono stati individuati questa volta come appartenenti al partito comunista curdo PKK che opera in Turchia, i ribelli come combattenti islamici. Su Le Monde è apparsa nuovamente la notizia di uso di armi chimiche da parte governativa nella provincia di Homs nel mese di dicembre, un' episodio dato per certo ma citando in modo generico una fonte improbabile: "ambienti vicini ai servizi occidentali". Intanto e' stata quasi completata l' installazione dei missili Patriot in Turchia ai confini con la Siria, al momento del loro arrivo ci sono state proteste e sono stati arrestati 25 dimostranti turchi.
Nei giorni di Natale aveva fatto molto clamore la notizia di una strage nella città di Halfaya causata da un bombardamento governativo su mille persone che stavano facendo la fila per acquistare pane. Un articolo di M.Correggia, che e' circolato molto sul web, aveva contestato incongruenze nella ricostruzione dell' accaduto e la mancanza di prove mettendo in dubbio la completa veridicità dell' episodio. link
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1240
Dopo qualche giorno è giunta la conferma che su quanto successo ci sono versioni contrastanti anche negli stessi ambienti dell' opposizione e uno dei racconti che circolano parla di 47 morti, inizialmente la tv al Arabya aveva parlato di 300 vittime, quasi tutti combattenti islamici del Fronte Al Nusra rimasti uccisi dopo un attacco ad una base governativa. Nella zona non ci sarebbe stata nessuna panetteria, che infatti non era visibile nei video dove invece si poteva notare la presenza di soli uomini adulti tra le vittime.
INCONTRI DIVERSI PREVISTI NEL PROSSIMO FUTURO
KUWAIT:CONFERENZA SUI PROFUGHI IL 30 GENNAIO: a metà mese è stata nuovamente annunciata in Kuwait per il 30 gennaio una conferenza di paesi donatori sul tema dei rifugiati siriani. Un primo annuncio era stato fatto attorno al 20 dicembre ed avevo capito erroneamente che l' evento fosse previsto a fine 2012. Anche Putin aveva proposto di ospitare in Russia un incontro sullo stesso tema. Vedremo a fine mese quale sarà l' importanza effettiva di questo evento.
A ROMA, ENTRO MARZO, IL PROSSIMO INCONTRO DEI PAESI "AMICI DELLA SIRIA":
il prossimo incontro dei paesi "amici della Siria" e' previsto nel primo trimestre del 2013 a Roma, ancora non e' stata definita la data della riunione.
ROMA, 3 FEBBRAIO: "LA SIRIA NON RACCONTATA" Incontro organizzato dall' Associazione Umanista Convergenza delle Culture, Roma, via Galilei 57, ore 17.00. Testimonianze dalla Siria accompagnate da musica e cucina siriane.
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martedì 8 gennaio 2013
Siria - Aqrab: la tragedia che nessuno vuol ricordare - di Pierangela Zanzottera, da Sibialiria.org
di Pierangela Zanzottera
Il 2 dicembre 2012, circa cinquecento abitanti del villaggio di Aqrab, nella provincia centrale di Hama, sono stati rapiti e fatti prigionieri in una palazzina a due piani di proprietà di Abu Ismail. Tra loro molte donne e bambini, oltre a giovani e anziani. Tutti alauiti.
Durante i nove giorni di prigionia, che pochi – pare una settantina – sono riusciti a testimoniare dopo una fortunosa fuga, mentre degli altri non ci sono notizie, sono stati costretti a sopportare l'insopportabile: secondo alcuni racconti, donne costrette dalla sete a raccogliere con i panni l'acqua piovana, anziani indotti a leccare i muri della triste prigionia per rigenerarsi con l'umidità.
Nove giorni di prigionia in una stanza avvolta da buio e freddo pungente, quasi senza cibo (alcuni testimoni hanno raccontato che per i bambini veniva riservata una pagnotta secca ogni due giorni), con pochissima acqua (appositamente contaminata dagli aguzzini per renderla imbevibile), senza alcuna possibilità di proteggersi dal rigore invernale: un quadro di desolante disperazione.
In realtà, cosa sia accaduto esattamente a Aqrab ancora non è del tutto chiarito, sebbene sia passato ormai un mese, ma quel che è certo è che i particolari che vanno via via emergendo sono sempre più inquietanti e dolorosi.
In particolare, i misteri si infittiscono quando si tenta di ricostruire quanto accaduto nella notte tra l'11 e il 12 dicembre. Una data non casuale, visto che siamo alla vigilia dell'incontro di Marrakech per la Siria. Qui le fonti raccontano accadimenti affatto dissimili.
La mattina del 12 dicembre molti media, anche nostrani, riportavano la notizia di una strage operata dai militari di Assad. In modo molto confuso si faceva cenno a dei bombardamenti aerei che avevano causato 125 morti. La fonte era, ancora una volta, il molto parziale Osservatorio siriano sui diritti umani,da Londra il quale falsamente lascia intendere che la zona colpita sia di un centro abitato unicamente da alauiti e il quale, però, aggiunge: "Non possiamo sapere se i ribelli erano dietro a questo attacco, ma se così fosse, questo sarebbe il più grande attacco su larga scala per vendetta contro gli alauiti".
Intanto la rete si riempie di testimonianze di presunti superstiti (una donna e un ragazzo) diffusi dalle milizie del "libero esercito". E una diversa versione viene narrata: la colpa, proprio come per Hula, viene attribuita agli shabbiha, che avrebbero usato i civili come scudi umani o che li avrebbero tenuti prigionieri con la scusa di difenderli salvo poi decidere di ucciderli per evitare che cadessero nelle mani dei criminali del "libero esercito" e sottoposti a torture e morte certa. La donna addirittura arriva a dire che sono state le donne stesse ad uccidere le ragazzine per timore che potessero essere prelevate dagli armati della brigata estremista che li aveva in ostaggio per violentarle e ucciderle tra inimmaginabili torture.
Nei brevi video, nei quali non si mostrano mai vittime del presunto massacro o di ipotetici bombardamenti, emerge, tra le righe, un quadro inconcludente con poche testimonianze all'interno di quella che sembra essere una clinica improvvisata, dei lampi di settarismo (come quando uno degli armati dice al ferito "guarisci presto, anche se sei un alauita").
Sul fronte opposto, siti d'informazione filogovernativi denunciano in quelle stesse ore un massacro di 180-210 alauiti, uccisi insieme a circa 20 sunniti che cercavano di difenderli dagli attacchi delle bande armate d'opposizione (http://www.syriatruth.org/news/tabid/93/ Article/8773/Default.aspx), o, altrove, di un totale di 235 persone massacrate, tra cui 88 tra donne e bambini a opera di militanti stranieri 'takfiri' (http://www.shukumaku.com/ Content.php?id=55016). Link ad alcune testimonianze raccolte: http://www.alkhabar-ts.com/index.php? page=view_news&id=0f575cff9f35053fd5b9194ce0d51c8fe714f29cd5ef825a51f66b270 4ffd80f#ixzz2EtQlotd7
Dal canto suo, invece, il governo siriano il giorno stesso dirama un comunicato molto stringato nel quale si dice che ad Aqrab non c'è stato nessun massacro. Nel corso delle ore, le informazioni vanno scemando, alcuni iniziano a parlare di decine di vittime e in pochi giorni la notizia entra nel grande calderone del dimenticatoio.
Una svolta nella ricostruzione dell'accaduto sembra arrivare da Alex Thomson, il giornalista di Channel Four è il primo occidentale a raggiungere il luogo e incontrare testimoni oculari (Link al video sot tot itolato in italiano: http://www.youtube.com/watch? feature=player_embedded&v=EoGDdtSfe5Q).
Emerge così un'altra verità (avvalorata dal modus operandi scelto dal giornalista che interpella i tre testimoni separatamente per far sì che le loro versioni non si influenzino a vicenda).
Ecco la sua ricostruzione: i ribelli avrebbero rapito centinaia di alauiti, tra loro molte donne e bambini che sarebbero dovuti servire come scudi umani, dopo l'intervento degli anziani e notabili del luogo (ufficiale dell'esercito in pensione, Hamid Azzudin, l'imam sunnita, sheikh Sayid Hawash, e il sindaco, Hashab) e oltre 4 ore di trattative, conclusesi alle 20 del lunedì, segue una sparatoria fino a mezzanotte, quando, sembra, si giunge ad un accordo.
A quel punto pare che una settantina di ostaggi vengano spostati in auto in un altro villaggio poco distante, tra loro anche i protagonisti dei video diffusi, sembra invece accertata la morte di una decina di loro, degli altri, invece, da quel momento nessuno racconta più nulla. Sono stati uccisi, come vuole una versione? Sono ancora nelle mani dei rapitori, come raccontano altri? Allo stato dei fatti, anche per rispetto di queste vite, non è possibile procedere più a fondo con le supposizioni.
Gli interpellati raccontano di personaggi con barbe lunghe, abiti non siriani e una parlata non locale.
Hayat Youseh ha raccontato di aver lasciato là il marito e che il figlio diciottenne ferito alla gamba per oltre 12 giorni non era stato soccorso in alcun modo; il giovane sedicenne Ali al-Hosin racconta di aver lasciato là i genitori e 23 parenti; Madlyan Hosin, invece, ha ancora intrappolati gli zii (due delle quali gravide).
Tra le incongruenze più palesi sottolineate da Thomson c'è il fatto che l'edifico, indicato da tutti come luogo di prigionia, non è stato in alcun modo bombardato, risulta invece perfettamente integro esattamente come il resto del villaggio, oltre alla completa mancanza di immagini o video all'indomani della carneficina presunta. Eppure, parlando con abitanti dei villaggi circostanti, emergono nuovi inediti particolari sconvolgenti che, ancora una volta, confermano che qualcosa di terribile è accaduto ad Aqrab.
Una donna, che ancora scossa per l'accaduto, mi ha rivelato di aver perso in questa tragedia 22 familiari, ha raccontato che le donne rapite sono state denudate e costrette a percorrere la strada che collega Aqrab con un villaggio vicino (circa tre chilometri). Un dettaglio che va ad aggiungersi ai molti altri in un quadro sempre più cupo e truce. Tutti i siriani interpellati concordano su un punto: questa non è la loro Siria, il paese in cui hanno sempre vissuto in modo sicuro, ma è solo un'immagine distorta da film.
In qualunque modo si sia sviluppata la vicenda di Aqrab, resta la certezza di fatti di una gravità inaudita che non fanno altro che acuire una volta di più la profondità della spaccatura settaria e dare vita a una guerra civile su base religiosa e nazionale. Il numero dei martiri in questo strazio senza fine appare quasi secondario rispetto alle sofferenze che queste persone hanno dovuto sopportare: privati di tutto, profondamente lesi nella dignità, costretti a sopportare uno scempio settario.
Un atto disumano, i cui autori e ideatori meritano le peggiori condanne, così come i media ufficiali che hanno dimostrato unicamente disprezzo assoluto per questo sangue innocente, che sembra non meritare neppure il nostro ricordo e le nostre indagini. Una delle più brutali vicende in assoluto in Siria.
Aqrab rimarrà come una macchia indelebile a pesare sulle coscienze di tutti: gli indifferenti e quanti propendono da una delle parti in causa. Rimarrà a ricordare quanto gli uomini – se ancora si possono definire tali i mostri che sono riusciti a concepire e originare simili barbarie – possano cadere in basso, perché non si tratta solo di un eccidio, non si tratta solo della vita di 200 o 300 – 200!! 300!! – innocenti, non si tratta solo di morte, ma di tortura senza limite, di umiliazione senza senso, di lesione profonda della dignità umana.
Quello che è certo è che non si deve dimenticare, che è necessario fare luce su ogni minimo particolare che tutte le parti in causa sembrano voler cancellare o minimizzare, perché quelle vite erano e sono preziose e meritano di rimanere come un monito sul percorso che questa che molti si ostinano a definire "rivolta" ha ormai preso.
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