COMUNICATO STAMPA
ALL’UNIONE EUROPEA:E’ UN ATTO ILLEGALE ARMARE LE OPPOSIZIONI SIRIANE! Agite invece per la pace!
TERZI, MINISTRO DIMISSIONARIO, NON PUÒ PRENDERE UNA DECISIONE COSI’ GRAVE!
I gruppi pacifisti Rete No War-Roma, Peacelink e Comitato contro la guerra-Milano hanno mandato al ministro Terzi e agli europarlamentari italiani una protesta preventiva rispetto all'ipotesi che il 18 febbraio alla riunione dei ministri degli Esteri europei si decida di armare gli oppositori in Siria, come richiesto dalla Gran Bretagna, rimuovendo dunque l'embargo sulle armi in vigore nei confronti del paese.
Armare attori impegnati contro un governo riconosciuto è un atto illegale dal punto di vista del diritto internazionale. In particolare i gruppi chiedono al ministro dimissionario Terzi di non appoggiare un atto così grave. I gruppi in questione chiedono invece all'Unione Europea, premio Nobel per la pace, di rimuovere le sanzioni civili che colpiscono la popolazione siriana, e di agire per il dialogo e una soluzione negoziale.
Qui di seguito il testo mandato a Terzi e agli europarlamentari.
Condanniamo con fermezza ogni tentativo da parte dei Ministri degli Esteri dell'Unione Europea, che si riuniscono il 18 febbraio a Bruxelles, di rendere formalmente possibile l’invio di armi all’opposizione siriana come proposto dalla Gran Bretagna. Finora questo appoggio armato diretto è stato ostacolato da un embargo europeo sulle armi dirette in Siria. Lo scorso dicembre l’embargo è stato prorogato per soli tre mesi, in sede UE. Chiediamo che esso sia rinnovato.
Chiediamo invece di rimuovere le sanzioni economiche civili, che colpiscono il popolo siriano.
Ricordiamo ai rappresentanti politici dei cittadini europei, nonché recipienti del Premio Nobel per la pace 2012, che è vietato dal diritto internazionale riconoscere e ancor più armare gruppi che si oppongono a un governo riconosciuto.
Invitiamo, come cittadini italiani, il ministro “tecnico” del governo dimissionario italiano a non prendere decisioni così gravi che impedirebbero qualunque spiraglio negoziale. Se l'infausta proposta UE dovesse essere approvata e se dovessero essere inviate armi europee ad alimentare il conflitto, il sangue dei siriani, che scorrerà sempre di più, sarà anche sulle mani dei cittadini europei.
Ricordiamo inoltre al ministro Terzi che l’art. 286 del Codice penale italiano punisce con l’ergastolo “Chiunque commette un fatto diretto a suscitare la guerra civile nel territorio dello Stato” [c.p. 4], norma che, per analogia, dovrebbe applicarsi anche a paesi terzi. In Siria, armare i gruppi dell’opposizione equivale a fomentare la guerra civile e settaria che essi portano avanti, invece di sostenere il piano di pace di Kofi Annan, fatto suo dall'attuale inviato ONU Lakhdar Brahimi.
Rete No War-Roma (www.sibialiria.org )
Peacelink (www.peacelink.it
Comitato contro la guerra-Milano
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sabato 16 febbraio 2013
venerdì 7 dicembre 2012
Lunedì 10 dicembre Khalib, leader della Coalizione siriana all' Unione Europea. Riconoscimento come unico legettimo rappresentante della Siria ?
Lunedi 10 dicembre il capo dell' opposizione siriana Khatib sarà a Bruxelles e incontrerà i ministri degli esteri dell' Unione Europea.
L' articolo di Ansamed scrive che la Coalizione non è riuscita in un mese a fare granchè in Siria nei rapporti con la società siriana e l' esercito libero Siriano e per questo incontrerebbe i paesi europei.
Ma il motivo della visita potrebbe essere diverso e potrebbe arrivare il riconoscimento della Coalizione come unico legittimo rappresentante della Siria da parte dell' Unione Europea.
Dopo la nascita della Coalizione la UE, Italia compresa, doveva fare tre passi che avrebbero portato la guerra verso la sua irreversibilità:
-togliere l' embargo alle armi
-riconoscere la Coalizione come unico rappresentante della Siria
-decidere l' istallazione dei missili Patriot della NATO in Turchia al confine con la Siria.
Queste scelte sono ormai a buon punto.
-L' embargo sarà ridiscusso tra tre mesi e non tra dodici.
-I Patriot saranno installati, anche se la scelta ha avuto bisogno di una campagna allarmista sulle armi chimiche per passare in Germania.
-Francia e Gran Bretagna hanno riconosciuto la Coalizione come unico rappresentante della Siria, gli USA lo faranno presto.
Lunedì potrebbe essere l' Unione Europea ha riconoscere la Coalizione come unica rappresentante della Siria.
Mercoledì 12 dicembre in Marocco si riuniranno i paesi amici della Siria e altri annunci potranno arrivare, intanto le armi dei ribelli appaiono ora più sofisticate.
Quindi la prossima settimana altre scelte e passi verso la guerra irreversibile, tra ambiguità, depistaggi, campagne allarmiste.
Hanno detto per giorni che la Russia stava cambiando atteggiamento e leggete invece cosa scrive questo pezzo.
Insomma bugie e nebbie, intanto la gente muore e si rischia un conflitto ancora più cruento e generalizzato.
Il 12 dicembre manifesteremo in tutta Europa contro queste cose, non saremo moltissimi.
Ma diremo che qualcuno che sta vedendo i disastri delle politiche europee in Siria c'e'.
marco
ANSAmed
Siria: opposizioni lunedì da Ue, Usa scettici su soluzione crisi
Ban Ki Moon, no prove su armi chimiche. Russia accusa Nato
07 dicembre, 21:14
(ANSAmed) - BEIRUT - L'opposizione siriana all'estero torna a cercare il sostegno internazionale, a partire dall'Unione Europea, i cui ministri degli esteri lunedì ne riceveranno il leader a Bruxelles.
Sul piano diplomatico, sia il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, che il suo collega russo, Serghiei Lavrov, reduci dall'incontro di giovedì a Dublino con l'inviato speciale di Onu e Lega Araba, Lakhdar Brahimi, hanno espresso scetticismo sulla possibilità di risolvere la crisi.
Ma intanto lunedì il leader della Coalizione nazionale siriana, Ahmad Muadh al Khatib, sarà a Bruxelles, dove per la prima volta avrà uno "scambio di vedute" con i ministri degli esteri dei 27 riuniti per il Consiglio Ue. L'Ue aveva riconosciuto a novembre le forze di opposizione come "rappresentanti legittimi", ma finora gli sforzi della Coalizione nazionale e dei suoi sostenitori occidentali di svolgere un ruolo efficace nelle drammatiche vicende siriane si sono rivelati vani.
Intanto, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, in visita presso campi profughi siriani in Turchia e Giordania, ha detto di non avere conferme certe sul fatto che il regime del presidente Bashar al Assad si stia preparando a usare armi chimiche. Ma se ciò dovesse accadere - ha tuonato Ban - sarebbe un "crimine scellerato" con "conseguenze enormi".
Il governo olandese ha intanto approvato la decisione di fornire alla Turchia due batterie di missili Patriot da schierare, nel contesto Nato, a ridosso del confine con la Siria. I missili saranno forniti anche dalla Germania, che invierà 400 soldati. Il dispiegamento non avrà comunque luogo prima dell'inizio del nuovo anno. La Russia ha accusato la Nato di un coinvolgimento di fatto nella questione siriana.
L'ambasciatore russo presso l'Alleanza atlantica, Alexander Grushko, ha detto che Mosca vede "il pericolo di un ulteriore coinvolgimento della Nato negli sviluppi in Siria a seguito di provocazioni o incidenti al confine".
Sul tema delle armi chimiche le autorità siriane hanno risposto tramite la tv di Stato, mostrando a più riprese un video - la cui autenticità non può essere verificata in maniera indipendente - in cui si mostra un "terrorista che fabbrica armi chimiche". Il filmato si apre con un'inquadratura stretta di una serie di contenitori di plastica con su scritto "Tekcim" e un'illeggibile serie di scritte in turco. Poi "il terrorista" versa la pozione letale dentro una gabbia di plastica dove ci sono due conigli, uccidendoli. Ma la società turca Tekcim ha negato di avere fornito prodotti ai ribelli siriani: "Non vendiamo niente all'estero", ha affermato in una nota, precisando inoltre che "non è possibile produrre armi chimiche con quei materiali". (ANSAmed).
http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2012/12/07/Siria-opposizioni-lunedi-Ue-guerra-aeroporto-Damasco_7920888.html
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domenica 3 giugno 2012
Prof. Brancaccio- Uscire dall' euro ? C'e' modo e modo -
Uscire dall’euro? c’è modo e modo
di Emiliano Brancaccio
Al di là delle rettifiche e delle smentite, Beppe Grillo e Silvio Berlusconi non stanno affatto scherzando. Le loro ormai numerose esternazioni contro la moneta unica hanno una logica: misurare di volta in volta la dinamica dei consensi intorno alla opzione di un’uscita dell’Italia dalla zona euro. I riscontri in effetti sembrano difficilmente equivocabili: da mesi cresce il numero dei cittadini che guarderebbe con favore l’opzione di un ritorno alla moneta nazionale.
Non appare dunque molto tempestiva la presa di posizione dell’economista Giacomo Vaciago e dei vari opinionisti che ancora si ostinano a liquidare le proposte di uscita dall’euro con delle battute irridenti. Vaciago sa che il rischio di uno sfascio dell’Unione monetaria europea è concreto, e può evincersi anche dall’andamento degli spreads. Il tempo in cui si poteva ridurlo al rango di mera boutade è dunque passato da un pezzo.
Del resto, sappiamo bene che un maquillage non salverebbe la moneta unica. Dalla Lettera degli economisti del giugno 2010 al Manifesto per l’Europa del Sole 24 Ore, pur nelle diversità che le contraddistinguono, tutte le proposte di riassetto dell’Unione che possano dirsi dotate di un minimo di senso logico richiederebbero una riforma tutt’altro che trascurabile dei Trattati europei. Ma le condizioni per mettervi mano matureranno in tempo utile? In questo momento, rispondere affermativamente appare francamente un azzardo.
Nel libro L’austerità è di destra. E sta distruggendo l’Europa, abbiamo allora cercato di fornire argomenti a sostegno dell’idea che bisogna a questo punto ragionare su due livelli. Ossia, a livello europeo occorre rimarcare l’opportunità di una riforma dei Trattati finalizzata a quella che Reinhart e Rogoff definiscono “repressione” dei mercati finanziari, e alla istituzione di meccanismi europei di pianificazione degli investimenti e di coordinamento della contrattazione salariale. Ma al tempo stesso occorre pure iniziare a definire i termini di una eventuale opzione di uscita dall’euro, mettendo in chiaro che se salta la moneta unica potrebbe saltare anche il mercato unico.
Perché il punto politico è esattamente questo: c’è modo e modo di abbandonare l’euro. Il modo concepibile da Berlusconi e dal coacervo di macro e micro interessi proprietari che lui o altri potrebbero cercare di ricomporre non è troppo difficile da intuire: massiccia svalutazione, totale libertà di fuga dei capitali all’estero, crollo della quota salari sul Prodotto interno lordo, colpo di grazia a quel che resta del sindacato, lotta feroce all’immigrazione. Non sarebbe del tutto inappropriato definirla una variante estrema, al limite vagamente fascistizzata, dell’uscita dallo SME del 1992.
Tuttavia, è bene chiarirlo: questo non è affatto l’unico modo in cui l’uscita dall’euro potrebbe realizzarsi. Nel corso della Storia sono state poste in essere diverse procedure di sganciamento dai regimi di cambi fissi e di libera circolazione di capitali e merci, l’ultima delle quali in Argentina, con diversi limiti e qualche ombra, ma anche con varie luci. La questione chiave, comunque, è che ogni procedura tende a salvaguardare alcuni interessi sociali e a sacrificarne altri: lavoratori subordinati, piccoli o grandi imprenditori, rentiers, capitali esteri o nazionali, eccetera, secondo vari tipi di combinazioni possibili.
La domanda che allora sarebbe il caso di formulare è la seguente: quale tipo di sganciamento avrebbe in mente Grillo? E, se la situazione precipitasse e la soluzione europea tardasse a giungere, cosa farebbero Bersani e Fassina? E Di Pietro, Vendola e Ferrero? Sarebbero in grado di formulare una opzione di uscita definibile “di sinistra” o si farebbero travolgere dai rulli compressori di un montante anti-europeismo di destra?
Chi ancora reputa la domanda prematura sembra trascurare un fatto politico evidente: una posizione di maggior forza in sede europea la si conquista anche avendo idee chiare circa i termini di una eventuale strategia di uscita dall’Unione.
Fonte http://www.rifondazione.it/
venerdì 25 maggio 2012
Lettera aperta:Tsipras, libera l' Europa
Lettera aperta a Alexis Tsipras
Stimato compagno Alexis Tsipras,
Ti scriviamo come cittadine e cittadini di paesi europei, colpiti come la Grecia dall’offensiva “debitocratica” dei poteri finanziari e oligarchici di Europa.
Ci rivolgiamo a te, e attraverso te, alle migliaia di cittadine e cittadini della Grecia, che hanno affidato il loro voto alla vostra organizzazione politica, per esprimere la nostra gratitudine, la solidarietà e il nostro sostegno nei confronti della vostra resistenza, contro la devastazione neoliberista delle condizioni materiali di vita e delle condizioni politiche di convivenza, e nei confronti della vostra lotta per un’alternativa di giustizia, dignità e democrazia in favore del popolo greco e per tutti i popoli che compongono l’Unione europea.
Applaudiamo con entusiasmo al vostro risultato nelle ultime elezioni greche, come plaudiamo al modo con cui state gestendo questo risultato, e vi esortiamo ad insistere su questo impegno, che sta già costituendo un esempio e una speranza per milioni di donne ed uomini in tutta Europa.
Desideriamo condividere con te, con le donne e gli uomini della tua organizzazione e con le cittadine e i cittadini greci che, pur appartenendo ad altre organizzazioni politiche, sindacali o sociali, compartecipano al progetto di una convivenza di libertà e di solidarietà, le aspettative piene di speranza con cui, in tutta Europa, si contempla la possibilità che, in un breve lasso di tempo, un nuovo governo greco di unità popolare affronti la dittatura dei mercanti e dei burocrati di questa Europa sequestrata.
Noi consideriamo l’attuale congiuntura greca come un punto di svolta, che può condurre ad una trasformazione radicale dell’ordine politico ed economico europeo.
Abbiamo bisogno di una nuova Europa, che sia quella dei suoi cittadini ed abitanti e non di un’Europa delle brutali politiche di austerità, che assumono come prioritario il pagamento del debito odioso, illegale ed illegittimo, che impedisce l’umano sviluppo delle nostre comunità.
Questo è l’appello che lanciamo in questi giorni dalle nostre piazze di Europa, dalla Porta del Sol di Madrid a Piazza Syntagma di Atene, e da tante altre piazze distribuite dovunque nella carta geografica europea, piazze liberate, che sono sementi e fondamento costituente della democrazia reale che noi, donne e uomini di Europa, aspiriamo a costruire tutti insieme.
La lotta contro l’autoritarismo neoliberista, che ipoteca il presente e il futuro dei nostri popoli, può risultare vittoriosa a livello europeo. Sempre a livello europeo, è indispensabile dotarci di istituzioni veramente democratiche, che contribuiscano alla libertà e alla solidarietà dei diversi popoli di Europa, di fronte all’attuale Direttorio oligarchico neoliberista e al suo stato di eccezione economica e politica permanente.
“E dopo avere aspettato tanto, tanto / infine è arrivata l’ora di salpare”, così recita il vostro e il nostro poeta, cittadino Aléxandros Panagoulis.
Noi, donne e uomini d’Europa, abbiamo tanto sperato, e sopportato ancor di più. E una volta ancora, spetta al popolo greco, così avvezzo alle cose di mare, ma anche a quelle della libertà, la responsabilità di aprire la strada a questa nuova Europa, che intravediamo nelle nostre piazze e nelle nostre voci ribelli. Per questo, mettiamoci fianco a fianco, per intraprendere insieme, come assemblea di popoli fratelli, questa navigazione pericolosa, di lotta, ma anche tanto ricca di speranza.
Con un abbraccio pieno di riconoscenza e fraterno,
Per firmare questa lettera, scrivere una e-mail a cartatsipras@gmail.com indicando nome, cognome, luogo di residenza, attività ed appartenenza ad organizzazioni.
Questa lettera verrà diffusa sui media greci, con tutte le firme raccolte entro il 1 giugno 2012.
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giovedì 24 maggio 2012
31 maggio, Irlanda vota su Fiscal compact,ovvero l' austerita' permanente.
Irlanda. Vota no al Trattato di austerità permanente
di Partito Comunista d'Irlanda
Il 31 maggio gli abitanti di questo Stato saranno chiamati a votare sul "Trattato di stabilità, coordinamento e governance nell'Unione economica e monetaria" [noto come Trattato fiscale della UE o Fiscal compact, ndt], che non può che esser definito che Trattato di austerità permanente.
Mentre il dibattito pubblico si concentra su questo Trattato, il governo sta silenziosamente spingendo avanti il suo fratello, ossia il "Trattato sul meccanismo europeo di stabilità" (ESM). Sono gemelli, non possono essere separati.
Il Trattato di austerità permanente è stato presentato come il mezzo per portare stabilità all'euro e all'UE. Come accade sempre, i trattati e le leggi nazionali sono una cristallizzazione della politica: coloro che hanno il potere economico e quindi il potere politico, si assicurano che le leggi riflettano i loro interessi fondamentali. A loro non importano un granché gli orpelli, a patto che non interferiscano con le loro strutture di profitto e di potere.
Ciò che questo Trattato si propone di rimuovere è la prerogativa dei governi nazionali, per non parlare dei loro popoli, di determinare quali sono le priorità economiche e sociali. Nel nostro caso la priorità è pagare il debito privato, trasformato in "debito sovrano". Per raggiungere questo obiettivo, quadrare i conti diventa la priorità, e una parte del bilancio deve essere destinato a ripianare, con gli interessi, questo debito di natura privata.
Come sempre accade nella nostra società, dobbiamo guardare alle politiche sottese, svelando ciò che significano per i lavoratori, non solo qui in Irlanda, ma in tutta l'Unione europea. Angela Merkel, il Cancelliere tedesco, ha detto: "I freni del debito [regole del Trattato] saranno vincolanti e validi per sempre. Non potranno in alcun modo essere cambiati attraverso una maggioranza parlamentare".
Questo non può che portare a una situazione in cui i soldi nelle casse del governo saranno messi a disposizione del debito, e solo ciò quel che resta sarà messo a disposizione dei bisogni popolari. Così, quando il costo del debito aumenterà, le somme disponibili per le persone saranno ridotte e non il contrario, perché si opera all'interno dei controlli costituzionalmente determinati.
Il Trattato sul ESM è un attacco ancora più grande alla democrazia nazionale. Nell'ambito di questo Trattato viene istituito un Consiglio di governatori per "sorvegliare" la stabilità del fondo, un Consiglio composto da banchieri. Il governo irlandese dovrà contribuire con circa € 11 miliardi, che dovrà prendere a prestito per conferirli al Fondo.
L'ESM costituisce un attacco ancor più approfondito alla democrazia e il trasferimento di ancor più poteri ad un organo al di fuori dello Stato e al di là dell'influenza popolare.
E' per questo motivo che bisogna sostenere l'azione legale intrapresa da Thomas Pringle TD all'Alta Corte, dove sostiene che le disposizioni del Trattato ESM debbano essere rimesse al popolo.
In base alle disposizioni del ESM, i "governatori" e i loro agenti saranno al di sopra di tutte le leggi nazionali e senza responsabilità. Nessuno dei loro documenti e disposizioni possono essere ostacolate o intercettate dai governi nazionali o da qualsiasi altro organismo. I governi dovranno sottoscrivere previsioni di bilancio gradite ai loro supervisori. Se i "governatori" lo riterranno necessario potranno richiedere fondi aggiuntivi ai governi, che devono rispondere entro sette giorni, senza se e senza ma. I governi nazionali dovranno sottomettersi alle loro richieste e priorità.
I redattori principali di questo Trattato sono gli speculatori finanziari di Goldman Sachs. Si tratta di un colpo di stato virtuale dal capitale finanziario. Perché? Perché la democrazia sta diventando sempre più un ostacolo al processo decisionale: è troppo lenta e macchinosa per il loro mondo di circolazione istantanea del denaro e delle strategie di investimento. Il loro mondo corre molto più agevolmente, senza l'ingombro di dover consultare le persone.
I paesi periferici diventeranno protettorati dei poteri economici dominanti, con trasferimenti di ricchezza costanti su basi strutturali di lungo termine a causa del massiccio debito imposto al popolo. Ancora una volta, il rimborso del debito è il ruolo primario dei governi. L'elite vuole tenere i lavoratori in una inarrestabile "trappola del debito".
Il governo irlandese e, purtroppo, alcuni leader sindacali sembrano credere che la democrazia e la sovranità possano essere scambiate come una sorta di merce di scambio nella speranza di ottenere qualche sollievo nell'onere del debito. L'invito di quattro sindacati - Mandate, TEEU, CPSU, e Unite - a votare No al referendum, deve pertanto essere accolto. Questo nuovo sviluppo è significativo e segna un possibile passo per allontanarsi dall'impatto mortale della "cooperazione sociale".
La democrazia e la sovranità non sono merce di scambio da dare via per qualche briciola di sollievo. Dobbiamo resistere, rifiutare questo debito imposto e chiedere:
- che finisca la distruzione del nostro servizio sanitario;
- che i pazienti non siano abbandonati sulle barelle negli ospedali;
- che siano cancellati i tagli nell'istruzione, in modo che i nostri figli possano avere le scuole che meritano;
- che non siano privatizzati i servizi pubblici e le imprese pubbliche;
- che vi sia lavoro per i disoccupati;
- che i nostri figli non siano costretti a emigrare;
- che tornino sotto il controllo pubblico le nostre ricche risorse naturali;
- che si ripudi il debito che incatena il nostro popolo.
L'UE non è un veicolo per il cambiamento, ma è invece il principale veicolo per la schiavitù del debito e il controllo delle grandi corporazioni. E' il veicolo scelto dalla classe dirigente e dai grandi monopoli in tutta Europa per difendere e promuovere i loro interessi economici e politici.
La democrazia e la sovranità sono gli strumenti di cui abbiamo bisogno per affrontare la profonda crisi economica, sociale, culturale e morale in cui il nostro paese è impantanato e in cui sta affondando velocemente.
Tutti i discorsi dell'establishment sui prossimi Trattati sono un inganno per farci accettare le catene del debito intorno al collo. Ci dicono che potrebbe essere necessario un altro salvataggio, e che quindi i Trattati sono una polizza assicurativa. Il problema è che non possiamo permetterci il prezzo del primo salvataggio, per non parlare di un secondo o un terzo. Un salvataggio ulteriore significa che prenderemmo a prestito più denaro sempre da quelli a cui dobbiamo già una montagna di debiti, e restituirlo con alti interessi.
Votare No è un voto contro la trappola del debito e un voto per difendere la democrazia.
da PC d'Irlanda - www.communistpartyofireland.ie/cenfath-en/01-vote-no.html
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Fonte http://www.contropiano.org/
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domenica 1 aprile 2012
31 marzo, occupyamopiazzaffari, parte l' opposizione sociale
OCCUPYAMOPIAZZAFFARI
COMITATO NO DEBITO
PARTE L’OPPOSIZIONE SOCIALE
I 30 mila che oggi hanno animato le vie di Milano sono solo la prima risposta alle politiche economiche, sociali e del lavoro di un governo tecnico che facendo scelte politiche scellerate per il futuro dell’Italia.
Un serpentone di realtà sociali, politiche, sindacali che unitariamente hanno portato in piazza, facendolo sentire e vedere, il dissenso crescente verso le politiche dei poteri finanziari e che non a caso è arrivato in Piazza Affari - sede della Borsa – democratizzandola e rendendola viva, riempiendola di gente. Oggi si è visto il paese reale che non vuole pagare un debito che non gli appartiene e che non ha creato, che non vuole vedersi sempre più precarizzato e sempre più senza diritti e garanzie.
Il paese reale che da Piazza Affari ha tracimato nelle vie e nelle piazze adiacenti con una grande assemblea aperta che dice no al debito, no all’abolizione dell’articolo 18, no alle politiche della BCE, no all’introduzione nella Costituzione del pareggio di bilancio e dice si allo stop delle grandi opere, si all’allargamento dei diritti, si ai beni comuni, si a far pagare la crisi a chi l’ha creata e alimentata, si all’estensione dell’articolo 18 e al reddito di base.
Oggi 31 Marzo in piazza si sono visti i primi 30 mila, la costruzione di un’opposizione sociale a questo governo, a questa Europa, a questa sudditanza ai poteri finanziari è solo agli inizi. Arrivederci a presto.
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sabato 24 marzo 2012
Intervento armato U.E. contro pirati in territorio somalo, la nuova guerra dell' Unione Europea ?
24/03/2012 - LA DECISIONE DEI MINISTRI DEGLI ESTERI
Licenza di sparare sui pirati a terra
La nave pirata distrutta dalla USS Ashland nel 2010
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Svolta dell'Europa nella
lotta ai predoni dei mari
MARCO ZATTERIN
CORRISPONDENTE DA BRUXELLES
Per terra, oltre che per mare. Le navi europee impegnate nell’operazione Atalanta contro la pirateria davanti al Corno d’Africa potranno sconfinare dalle acque internazionali e colpire coi loro missili anche sul litorale. I corsari del Mar Rosso - ha spiegato il capo operativo della Missione, Contrammiraglio Duncan Potts - «hanno causato danni ingenti a chi transita in quella zona ed è giusto che il nostro impegno continui». I ministri degli esteri Ue hanno pertanto deciso di estendere la missione sino al dicembre 2014. Con un mandato rafforzato: se necessario, si potrà tirare su baracche, depositi, mezzi e altri equipaggiamenti identificati sulla costa. Da bordo o anche dagli elicotteri.
L’attività di Atalanta ferve dal 2008, anno in cui l’Unione europea ha deciso di inviare le sue navi da guerra, in un numero variabile compreso fra cinque e dieci, per scortare i convogli umanitari e tenere alla larga i pirati che rendono la vita difficile a chi naviga dall’Oceano indiano verso Suez e il Mediterraneo. Ora si prova a fare di più, è una stretta consigliata dalle condizioni che peggiorano, per la quale arrivano dal bilancio Ue altri 14,9 milioni. E’ la naturale conseguenza delle indicazioni scaturite dalla conferenza sulla Somalia svoltasi in febbraio a Londra. Anche se, dicono gli osservatori, potrebbe dare luogo ad una pericolosa escalation destinata a rendere più violenti gli attacchi.
Non sarà neanche facile da attuare. Bombardare un deposito di benzina nascosto su una spiaggia richiede un’intelligence precisa. La dichiarazione diffusa dai ministri degli Esteri rivela che l’Ue intende lavorare in stretta cooperazione con il governo federale transitorio della Somalia, e con altre organizzazioni locali, per sostenere l’azione contro la pirateria. Secondo le fonti, i somali hanno fatto sapere all’Onu che accettano la nuova offerta di collaborazione. Fonti diplomatiche sottolineano comunque che non è previsto in alcun caso l’utilizzo di truppe di terra e che «i missili verranno lanciato dal mare». Lo spagnolo Jose Manuel Garcia-Margallo, che sino all’ultimo ha mantenuto una riserva sulla decisione, ha assicurato che sarà presa «ogni precauzione» per evitare di colpire i civili. Scettici pure i tedeschi.
Secondo le fonti ufficiali, Atalanta ha sinora bloccato 117 navi sospette di pirateria e consegnato gli equipaggi alla magistratura: oltre mille presunti corsari sono in attesa di giudizio. Il che ci riporta al caso dei due marò italiani, detenuti in India, dopo che una missione antipirateria in cui hanno perso la vita due pescatori. Il ministro degli esteri Giulio Terzi ne ha parlato ieri a margine del Consiglio di Bruxelles, affermando che si tratta di una questione «da risolvere molto rapidamente», e sottolineando come «la nostra valutazione è che ci sia un interesse oggettivo indiano» a chiudere la vicenda «secondo il principio fondamentale della sicurezza degli ostaggi».
L’alto rappresentante europeo per la politica estera, Catherine Ashton, ha rassicurato l’esponente del governo a proposito dell’azione diplomatica pilotata da Bruxelles. Terzi ha ammesso di «non poter parlare di aperture» indiane, per il momento: «Siamo concentrati sul percorso giudiziario che si sta svolgendo e che si sta rivelando una complessità procedurale molto rilevante, soprattutto per la giurisdizione e le prove balistiche». Roma chiede massima attenzione e cerca di coinvolgere l’Onu. I tempi sembrano però ancora destinati ad essere lunghi e la strada tutta in salita: ieri, durante l’audizione sulla richiesta di rilascio della petroliera «Lexie» il giudice CS Gopinath dell’Alta corte del Kerala ha definito «un atto terroristico» l’uccisione dei due pescatori. La Corte si è aggiornata al 27 marzo.
L’attività di Atalanta ferve dal 2008, anno in cui l’Unione europea ha deciso di inviare le sue navi da guerra, in un numero variabile compreso fra cinque e dieci, per scortare i convogli umanitari e tenere alla larga i pirati che rendono la vita difficile a chi naviga dall’Oceano indiano verso Suez e il Mediterraneo. Ora si prova a fare di più, è una stretta consigliata dalle condizioni che peggiorano, per la quale arrivano dal bilancio Ue altri 14,9 milioni. E’ la naturale conseguenza delle indicazioni scaturite dalla conferenza sulla Somalia svoltasi in febbraio a Londra. Anche se, dicono gli osservatori, potrebbe dare luogo ad una pericolosa escalation destinata a rendere più violenti gli attacchi.
Non sarà neanche facile da attuare. Bombardare un deposito di benzina nascosto su una spiaggia richiede un’intelligence precisa. La dichiarazione diffusa dai ministri degli Esteri rivela che l’Ue intende lavorare in stretta cooperazione con il governo federale transitorio della Somalia, e con altre organizzazioni locali, per sostenere l’azione contro la pirateria. Secondo le fonti, i somali hanno fatto sapere all’Onu che accettano la nuova offerta di collaborazione. Fonti diplomatiche sottolineano comunque che non è previsto in alcun caso l’utilizzo di truppe di terra e che «i missili verranno lanciato dal mare». Lo spagnolo Jose Manuel Garcia-Margallo, che sino all’ultimo ha mantenuto una riserva sulla decisione, ha assicurato che sarà presa «ogni precauzione» per evitare di colpire i civili. Scettici pure i tedeschi.
Secondo le fonti ufficiali, Atalanta ha sinora bloccato 117 navi sospette di pirateria e consegnato gli equipaggi alla magistratura: oltre mille presunti corsari sono in attesa di giudizio. Il che ci riporta al caso dei due marò italiani, detenuti in India, dopo che una missione antipirateria in cui hanno perso la vita due pescatori. Il ministro degli esteri Giulio Terzi ne ha parlato ieri a margine del Consiglio di Bruxelles, affermando che si tratta di una questione «da risolvere molto rapidamente», e sottolineando come «la nostra valutazione è che ci sia un interesse oggettivo indiano» a chiudere la vicenda «secondo il principio fondamentale della sicurezza degli ostaggi».
L’alto rappresentante europeo per la politica estera, Catherine Ashton, ha rassicurato l’esponente del governo a proposito dell’azione diplomatica pilotata da Bruxelles. Terzi ha ammesso di «non poter parlare di aperture» indiane, per il momento: «Siamo concentrati sul percorso giudiziario che si sta svolgendo e che si sta rivelando una complessità procedurale molto rilevante, soprattutto per la giurisdizione e le prove balistiche». Roma chiede massima attenzione e cerca di coinvolgere l’Onu. I tempi sembrano però ancora destinati ad essere lunghi e la strada tutta in salita: ieri, durante l’audizione sulla richiesta di rilascio della petroliera «Lexie» il giudice CS Gopinath dell’Alta corte del Kerala ha definito «un atto terroristico» l’uccisione dei due pescatori. La Corte si è aggiornata al 27 marzo.
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sabato 21 gennaio 2012
Petizione per referendum su art.81 della Costituzione e sul nuovo trattato dell' Unione Europea
Qui di seguito il testo della petizione (già presentata al Parlamento) su cui raccogliere le firme:
Chi decide? Noi vogliamo decidere:
- sul Trattato sulla stabilità e la governance dell’Unione economica e monetaria
- sull’articolo 81 della Costituzione
Si stanno assumendo decisioni di vitale importanza per tutti e tutte noi.
I governi dell’Unione Europea stanno varando un nuovo Trattato sulla stabilità e la governance per rendere permanenti i piani di austerità che mirano a tagliare salari, stipendi e pensioni, a manomettere il diritto del lavoro, a privatizzare i beni comuni, e che prevedono addirittura la modifica delle Costituzioni. Con questo Accordo economico i governi, qualunque siano i loro colori politici, devono attuare nelle politiche di bilancio le decisioni del Consiglio europeo, della Commissione europea e della Banca Centrale Europea: la democrazia sarebbe cancellata, il potere sarebbe nelle mani dei mercati finanziari, delle banche, della tecnocrazia.
Il governo Monti non può decidere i nostri destini, i cittadini e le cittadine devono decidere sul Trattato sulla stabilità e la governance.
Il Parlamento italiano sta riscrivendo, per accogliere i diktat dell’Unione Europea, l’articolo 81 della Costituzione per imporre il pareggio di bilancio così da legittimare e rendere intoccabili le politiche liberiste e impedire che le istituzioni pubbliche, dallo Stato ai Comuni, possano intervenire nella gestione dell’economia a salvaguardia degli interessi generali.
Noi cittadini e cittadine, ispirandoci alla saggia massima della giurisprudenza romana ‘ciò che tocca tutti, da tutti deve essere deciso’, chiediamo di fare svolgere:
1.un referendum popolare di indirizzo – come quello già tenutosi in Italia nel 1989 – sull’Accordo di Unione economica rafforzata;
2.un referendum popolare, rispettando le condizioni previste dall’articolo 138 della Costituzione, sulle modifiche dell’articolo 81 della Carta costituzionale.
www.contropiano.org
Chi decide? Noi vogliamo decidere:
- sul Trattato sulla stabilità e la governance dell’Unione economica e monetaria
- sull’articolo 81 della Costituzione
Si stanno assumendo decisioni di vitale importanza per tutti e tutte noi.
I governi dell’Unione Europea stanno varando un nuovo Trattato sulla stabilità e la governance per rendere permanenti i piani di austerità che mirano a tagliare salari, stipendi e pensioni, a manomettere il diritto del lavoro, a privatizzare i beni comuni, e che prevedono addirittura la modifica delle Costituzioni. Con questo Accordo economico i governi, qualunque siano i loro colori politici, devono attuare nelle politiche di bilancio le decisioni del Consiglio europeo, della Commissione europea e della Banca Centrale Europea: la democrazia sarebbe cancellata, il potere sarebbe nelle mani dei mercati finanziari, delle banche, della tecnocrazia.
Il governo Monti non può decidere i nostri destini, i cittadini e le cittadine devono decidere sul Trattato sulla stabilità e la governance.
Il Parlamento italiano sta riscrivendo, per accogliere i diktat dell’Unione Europea, l’articolo 81 della Costituzione per imporre il pareggio di bilancio così da legittimare e rendere intoccabili le politiche liberiste e impedire che le istituzioni pubbliche, dallo Stato ai Comuni, possano intervenire nella gestione dell’economia a salvaguardia degli interessi generali.
Noi cittadini e cittadine, ispirandoci alla saggia massima della giurisprudenza romana ‘ciò che tocca tutti, da tutti deve essere deciso’, chiediamo di fare svolgere:
1.un referendum popolare di indirizzo – come quello già tenutosi in Italia nel 1989 – sull’Accordo di Unione economica rafforzata;
2.un referendum popolare, rispettando le condizioni previste dall’articolo 138 della Costituzione, sulle modifiche dell’articolo 81 della Carta costituzionale.
www.contropiano.org
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