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domenica 3 giugno 2012
Prof. Brancaccio- Uscire dall' euro ? C'e' modo e modo -
Uscire dall’euro? c’è modo e modo
di Emiliano Brancaccio
Al di là delle rettifiche e delle smentite, Beppe Grillo e Silvio Berlusconi non stanno affatto scherzando. Le loro ormai numerose esternazioni contro la moneta unica hanno una logica: misurare di volta in volta la dinamica dei consensi intorno alla opzione di un’uscita dell’Italia dalla zona euro. I riscontri in effetti sembrano difficilmente equivocabili: da mesi cresce il numero dei cittadini che guarderebbe con favore l’opzione di un ritorno alla moneta nazionale.
Non appare dunque molto tempestiva la presa di posizione dell’economista Giacomo Vaciago e dei vari opinionisti che ancora si ostinano a liquidare le proposte di uscita dall’euro con delle battute irridenti. Vaciago sa che il rischio di uno sfascio dell’Unione monetaria europea è concreto, e può evincersi anche dall’andamento degli spreads. Il tempo in cui si poteva ridurlo al rango di mera boutade è dunque passato da un pezzo.
Del resto, sappiamo bene che un maquillage non salverebbe la moneta unica. Dalla Lettera degli economisti del giugno 2010 al Manifesto per l’Europa del Sole 24 Ore, pur nelle diversità che le contraddistinguono, tutte le proposte di riassetto dell’Unione che possano dirsi dotate di un minimo di senso logico richiederebbero una riforma tutt’altro che trascurabile dei Trattati europei. Ma le condizioni per mettervi mano matureranno in tempo utile? In questo momento, rispondere affermativamente appare francamente un azzardo.
Nel libro L’austerità è di destra. E sta distruggendo l’Europa, abbiamo allora cercato di fornire argomenti a sostegno dell’idea che bisogna a questo punto ragionare su due livelli. Ossia, a livello europeo occorre rimarcare l’opportunità di una riforma dei Trattati finalizzata a quella che Reinhart e Rogoff definiscono “repressione” dei mercati finanziari, e alla istituzione di meccanismi europei di pianificazione degli investimenti e di coordinamento della contrattazione salariale. Ma al tempo stesso occorre pure iniziare a definire i termini di una eventuale opzione di uscita dall’euro, mettendo in chiaro che se salta la moneta unica potrebbe saltare anche il mercato unico.
Perché il punto politico è esattamente questo: c’è modo e modo di abbandonare l’euro. Il modo concepibile da Berlusconi e dal coacervo di macro e micro interessi proprietari che lui o altri potrebbero cercare di ricomporre non è troppo difficile da intuire: massiccia svalutazione, totale libertà di fuga dei capitali all’estero, crollo della quota salari sul Prodotto interno lordo, colpo di grazia a quel che resta del sindacato, lotta feroce all’immigrazione. Non sarebbe del tutto inappropriato definirla una variante estrema, al limite vagamente fascistizzata, dell’uscita dallo SME del 1992.
Tuttavia, è bene chiarirlo: questo non è affatto l’unico modo in cui l’uscita dall’euro potrebbe realizzarsi. Nel corso della Storia sono state poste in essere diverse procedure di sganciamento dai regimi di cambi fissi e di libera circolazione di capitali e merci, l’ultima delle quali in Argentina, con diversi limiti e qualche ombra, ma anche con varie luci. La questione chiave, comunque, è che ogni procedura tende a salvaguardare alcuni interessi sociali e a sacrificarne altri: lavoratori subordinati, piccoli o grandi imprenditori, rentiers, capitali esteri o nazionali, eccetera, secondo vari tipi di combinazioni possibili.
La domanda che allora sarebbe il caso di formulare è la seguente: quale tipo di sganciamento avrebbe in mente Grillo? E, se la situazione precipitasse e la soluzione europea tardasse a giungere, cosa farebbero Bersani e Fassina? E Di Pietro, Vendola e Ferrero? Sarebbero in grado di formulare una opzione di uscita definibile “di sinistra” o si farebbero travolgere dai rulli compressori di un montante anti-europeismo di destra?
Chi ancora reputa la domanda prematura sembra trascurare un fatto politico evidente: una posizione di maggior forza in sede europea la si conquista anche avendo idee chiare circa i termini di una eventuale strategia di uscita dall’Unione.
Fonte http://www.rifondazione.it/
venerdì 25 maggio 2012
Lettera aperta:Tsipras, libera l' Europa
Lettera aperta a Alexis Tsipras
Stimato compagno Alexis Tsipras,
Ti scriviamo come cittadine e cittadini di paesi europei, colpiti come la Grecia dall’offensiva “debitocratica” dei poteri finanziari e oligarchici di Europa.
Ci rivolgiamo a te, e attraverso te, alle migliaia di cittadine e cittadini della Grecia, che hanno affidato il loro voto alla vostra organizzazione politica, per esprimere la nostra gratitudine, la solidarietà e il nostro sostegno nei confronti della vostra resistenza, contro la devastazione neoliberista delle condizioni materiali di vita e delle condizioni politiche di convivenza, e nei confronti della vostra lotta per un’alternativa di giustizia, dignità e democrazia in favore del popolo greco e per tutti i popoli che compongono l’Unione europea.
Applaudiamo con entusiasmo al vostro risultato nelle ultime elezioni greche, come plaudiamo al modo con cui state gestendo questo risultato, e vi esortiamo ad insistere su questo impegno, che sta già costituendo un esempio e una speranza per milioni di donne ed uomini in tutta Europa.
Desideriamo condividere con te, con le donne e gli uomini della tua organizzazione e con le cittadine e i cittadini greci che, pur appartenendo ad altre organizzazioni politiche, sindacali o sociali, compartecipano al progetto di una convivenza di libertà e di solidarietà, le aspettative piene di speranza con cui, in tutta Europa, si contempla la possibilità che, in un breve lasso di tempo, un nuovo governo greco di unità popolare affronti la dittatura dei mercanti e dei burocrati di questa Europa sequestrata.
Noi consideriamo l’attuale congiuntura greca come un punto di svolta, che può condurre ad una trasformazione radicale dell’ordine politico ed economico europeo.
Abbiamo bisogno di una nuova Europa, che sia quella dei suoi cittadini ed abitanti e non di un’Europa delle brutali politiche di austerità, che assumono come prioritario il pagamento del debito odioso, illegale ed illegittimo, che impedisce l’umano sviluppo delle nostre comunità.
Questo è l’appello che lanciamo in questi giorni dalle nostre piazze di Europa, dalla Porta del Sol di Madrid a Piazza Syntagma di Atene, e da tante altre piazze distribuite dovunque nella carta geografica europea, piazze liberate, che sono sementi e fondamento costituente della democrazia reale che noi, donne e uomini di Europa, aspiriamo a costruire tutti insieme.
La lotta contro l’autoritarismo neoliberista, che ipoteca il presente e il futuro dei nostri popoli, può risultare vittoriosa a livello europeo. Sempre a livello europeo, è indispensabile dotarci di istituzioni veramente democratiche, che contribuiscano alla libertà e alla solidarietà dei diversi popoli di Europa, di fronte all’attuale Direttorio oligarchico neoliberista e al suo stato di eccezione economica e politica permanente.
“E dopo avere aspettato tanto, tanto / infine è arrivata l’ora di salpare”, così recita il vostro e il nostro poeta, cittadino Aléxandros Panagoulis.
Noi, donne e uomini d’Europa, abbiamo tanto sperato, e sopportato ancor di più. E una volta ancora, spetta al popolo greco, così avvezzo alle cose di mare, ma anche a quelle della libertà, la responsabilità di aprire la strada a questa nuova Europa, che intravediamo nelle nostre piazze e nelle nostre voci ribelli. Per questo, mettiamoci fianco a fianco, per intraprendere insieme, come assemblea di popoli fratelli, questa navigazione pericolosa, di lotta, ma anche tanto ricca di speranza.
Con un abbraccio pieno di riconoscenza e fraterno,
Per firmare questa lettera, scrivere una e-mail a cartatsipras@gmail.com indicando nome, cognome, luogo di residenza, attività ed appartenenza ad organizzazioni.
Questa lettera verrà diffusa sui media greci, con tutte le firme raccolte entro il 1 giugno 2012.
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mercoledì 23 maggio 2012
Problema U.E. Come escludere la Grecia dall' eurozona in caso di vittoria di Syriza ?
Lo scritto pubblicato di seguito e’ tratto da un articolo di Anna Maria Merlo da Parigi, pubblicato su Il Manifesto di mercoledi’ 23 maggio.
Unione Europea
Eurobond e Grecia, per Merkel e’ una cena indigesta
……stasera cena dei 27 a Bruxells…
…Il 17 giugno si vota anche in Grecia. Tensioni stasera ci saranno anche e soprattutto sulla Grecia, messa sotto pressione perche’ “voti bene” e minacciata, se dara’ la maggioranza ai partiti anti-Memorandum, di essere obbligata a uscire dalla zona euro (i trattati non prevedono l’ espulsione di uno stato , Lisbona permette pero’ ad un paese di abbandonare se il popolo lo chiede). Ieri , Alexis Tsipras a Berlino ha dichiarato che in caso di vittoria di Syriza la Grecia non decidera’ di uscire dall’ euro. Ma i leader europei, Germania, Austria, Finlandia e Olanda in testa, non intendono rinegoziare il Memorandum: ne’ sul contenuto delle riforme, ne’ sulla durata, ne’ sui tassi, ne’ sulle tranches di aiuti. Di qui al al 17, considerato dai partner un referendum sull’ euro, c’e’ il rischio di un incidente, che potrebbe precipitare il default (se l’ Fmi si ritira dal piano, se una stato esce dal Memorandum, se interviene un problema di finanziamento del sistema bancario greco). La Ue si sta preparando. Anche se i costi dell’ uscita della Grecia dall’ euro sarebbero altissimi: 370 miliardi di euro, tra prestiti bilaterali ad Atene, impegni della Bce, garanzie del Fesf (il fondo salva-stati), obbligazioni sovrane e prestiti ai privati (banche ed imprese). La Francia ci rimetterebbe sui 62 miliardi, la Germania 85,5, l’ Italia 55,8, la Spagna 36,9…..
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