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giovedì 12 aprile 2012
Art. 81,pareggio di bilancio in Costituzione. Una follia economica non ancora votata. Forse non tutto e' perduto.
Art.81. Forse non tutto è perduto
di Franco Ragusa
Sembrava ormai cosa fatta, ma il nuovo rinvio del voto alla prossima settimana sull'art.81 fa tirare un sospiro di sollievo ai partecipanti del sit-in che si è tenuto ieri pomeriggio davanti al Senato. Il pareggio di bilancio in Costituzione è una follia economica e una violazione democratica. Serve il referendum.
Un’altra settimana, e non è poco, per cercare di rompere il muro di silenzio che è stato innalzato per nascondere ai cittadini l’approvazione della modifica costituzionale per introdurre il pareggio di bilancio in Costituzione.
Una mobilitazione per lo più spontanea, senza una vera organizzazione alle spalle, ma che vede aumentare, di giorno in giorno, gli appelli contro lo stravolgimento della Costituzione; o per chiedere, quanto meno, che il Parlamento del Porcellum abbia la decenza di non approvare la modifica con la maggioranza dei due terzi, e questo per consentire ai cittadini di poter raccogliere le firme per richiedere il referendum costituzionale confermativo ai sensi dell’art. 138 della Costituzione: “Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.”
È difficile capire se il nuovo rinvio sia stato dovuto a qualche crepa che potrebbe essersi aperta nello schieramento compatto dei sì che ha contrassegnato le tre precedenti votazioni, due alla Camera ed una al Senato, ma dei segnali che lasciano ben sperare in effetti ci sono.
Nel breve dibattito che si è svolto nella mattinata, il Sen. Pardi dell’IDV è stato l’unico, peraltro in dissenso dalle scelte del proprio partito, a ribadire le critiche di merito al provvedimento e ad invitare i colleghi Senatori ad un gesto di democrazia per non impedire, appunto, la richiesta del referendum confermativo.
Ma vista quest’unica voce nel deserto, gli interventi dei Senatori Ceccanti e Morando, entrambi del PD e ferventi sostenitori dell’introduzione del vincolo economico, sono sembrati rivolti non tanto alle altre forze politiche, tutte già schierate per il voto favorevole, quanto al proprio interno, forse proprio con l’intento di frenare l’insorgere di qualche dubbio di troppo tra i colleghi di partito.
Il Sen. Ceccanti si è soffermato, in particolare, sull’art. 138 della Costituzione, per spiegare che il ricorso al referendum confermativo per le modifiche costituzionali è soltanto una possibilità estrema. L'opzione fisiologica e preferenziale prevista dai costituenti sarebbe, infatti, l’approvazione delle modifiche costituzionali con la maggioranza dei due terzi. Vista, quindi, l’autorevolezza di un Parlamento che per ben tre volte ha già votato la modifica della Costituzione a larga maggioranza, non vi sarebbero motivi validi per accogliere la richiesta di un voto tecnico per permettere lo svolgimento della consultazione popolare.
I pochi Senatori intervenuti successivamente al Prof. Ceccanti non hanno ripreso il tema, per cui, al momento, non è possibile sapere che cosa gli altri Senatori del PD avranno modo di replicare di fronte alla banale constatazione che l’attuale Parlamento dei nominati, per di più eletto con logica maggioritaria e soglie di sbarramento prima inesistenti, non è certo l’Organo effettivamente rappresentativo che i nostri costituenti ci avevano lasciato in eredità.
Nei prossimi giorni, pertanto, vedremo che tipo di risposta verrà data su questo punto lasciato in sospeso. Tutto dipenderà, ovviamente, da quanto il movimento di opinione, contro lo scippo di democrazia che il Parlamento del Porcellum si sta apprestando a compiere, riuscirà a crescere.
Fonte www.contropiano.org
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domenica 8 aprile 2012
Referendum sul nucleare in Giappone: da Osaka a Tokio
Da Osaka a Tokio, sara' referendum. E speriamo vada come in Italia.
di Yukari Saito
Qualcosa sta davvero cambiando in Giappone. Alla fine del giugno scorso e’ nato un gruppo di cittadini che chiede un pronunciamento popolare sul futuro dell’ energia nucleare. Durante l’ inverno a Osaka e a Tokio si sono costituiti comitati referendari che hanno raccolto firme, superando ampiamente i numeri necessari per richiedere all’ amministrazione locale di indire un referendum sul nucleare. Le due metropoli sono tra i maggiori consumatori di energia elettrica di origine nucleare, ma anche nelle zone produttrici si stanno formando comitati con lo stesso intento: a Nigata e Shizioka la campagna partira’ in questi giorni.
“La notizia della vittoria del referendum contro il nucleare in Italia e’ stata veramente sensazionale e ci ha incoraggiato molto “ dice Hiroko Uehara, ex sindaco del comune di Kunitachi nella provincia di Tokio, uno dei piu’ attivi promotori del comitato referendario nella capitale giapponese. “E’ stata una scoperta per molti di noi che i cittadini possono esprimersi anche su una questione come l’ energia nucleare, considerata affare dello stato “.
In realta’ non e’ la prima volta che si parla di referendum sul nucleare in Giappone. Sin dai primi anni ’80 si conta una trentina di tentativi di referendum consultivo a livello locale sull’ opportunita’ di costruire impianti nucleari, per iniziativa a volte di cittadini, a volte di amministratori. Nella maggior parte dei casi le richieste non sono state accolte (tra questi uno riguarda proprio Ooi-cho, la richiesta degli abitanti fu respinta nel 1983): tre casi pero’ sono andati in porto tra il 1995 e il 2000: tutti hanno portato alla vittoria schiacciante del No, facendo naufragare i progetti.
Un movimento molto diverso
Il nuovo movimento, partito a livello locale, punta ora a un referendum nazionale sull’ energia atomica in Giappone, ed e’ assai diverso da quello italiano, che ha una funzione abrogrativa delle leggi esistenti: “Il nostro obiettivo principale e’ rendere i cittadini partecipi della decisione politica sul nucleare” spiega Hajime Imai, giornalista ed uno dei maggiori esperti in materia di referendum in Giappone e nel mondo: “Anche se ognuno di noi ha un’ opinione chiara in merito, il comitato non esprime una posizione pro o contro l’ energia atomica”. Il giornalista fa notare il divario che si e’ creato tra l’ opinione pubblica, all’ 80% favorevole ad abbandonare il nucleare, e il parlamento che non rappresenta affatto tale proporzione: “Il nostro non e’ un tentativo di delegittimare la democrazia indiretta bensi’ di colmare le sue lacune. I cittadini offrono la base sostanziale affinche’ il governo o il parlamento prendano decisioni piu’ democratiche su questioni vitali che riguardano il futuro di tutti”.
Il referendum giapponese dunque mira innanzitutto a un’ educazione di democrazia: rendere i cittadini piu’ consapevoli e responsabili, condividere le informazioni, e garantire maggiore trasparenza nelle prassi decisionali della politica. “Sara’ utile anche per recuperare la fiducia nella politica che i cittadini stanno perdendo”, dice Mitsura Sakurai, parlamentare del Partito democratico che la scorsa estate ha formato un gruppo parlamentare per promuovere il referendum. Miyako Maekita, altra promotrice del referendum nazionale, lo considera un esame di maturita’ per i giapponesi: “Penso che siamo ormai pronti a prendere una posizione e assumerci la responsabilita’ delle conseguenze”, dice.
Nel frattempo il consiglio comunale di Osaka ha respinto la richiesta di referendum presentata alla fine di marzo; lo stesso si annuncia anche a Tokio, per bocca del governatore Shintaro Ishihara, che ha liquidato la richiesta con un tassativo “non e’ possibile” ed ha poi definito i cittadini che volgiono abbandonare il nucleare “scimmie primitive”.
“Passeremo alla fase del dialogo individuale”, ribatte il giornalista Imai: “Affronteremo gli amministratori che hanno respinto la richiesta, uno per uno, e faremo in modo che non siano rieletti se non cambiano atteggiamento”. Imai e’ abbastanza sicuro che i politici rispetteranno gli esiti del referendum “In Giappone finora si sono svolti 401 referendum consultivi locali e gli esiti sono stati sempre rispettati tranne un caso, sulla base militare di Okinawa. Figuriamoci se il governo giapponese avra’ il coraggio di cestinarlo davanti all’ intero mondo che ci osserva”.
“I due mesi di raccolta delle firme sono stati massacranti e nello stesso tempo illuminanti”, racconta Hiroko Uehara, l’ ex sindaco ora promotrice della campagna referendaria nazionale, nonche’ animatrice del network degli amministratori locali per citta’ libere dall’ energia nucleare, che si estende tra Giappone e Corea del Sud. “La partecipazione dei giovani, che prima dell’ 11 marzo erano poco o nulla interessati alla politica” e’ stata formidabile. Hanno capito che la sorte del mondo dipendeva anche da loro e si sono dati da fare. E, attraverso i dialoghi con i cittadini durante la campagna, ci siamo resi conto che nonostante l’ esperienza di Chernobyl le informazioni sui rischi delle radiazioni sulla salute non sono molto diffuse”. Con tono rammaricato aggiunge: “Il colpo piu’ duro invece e’ quello che nessuno si aspettava: i vecchi militanti antinuclearisti hanno rifiutato di collaborare con mille scuse, soprattutto perche’ temono che il referendum faccia vincere la posizione nuclearista. Nei loro atteggiamenti mi sembra di individuare le cause di tanti insuccessi delle battaglie per la democrazia nel nostro paese”.
Da Il Manifesto dell' 8 aprile 2012
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giovedì 2 febbraio 2012
Febbraio-Marzo-Molte iniziative e mobilitazioni per i "No Debito" .
Inverno caldo" per i No Debito
di Redazione Contropiano
Un fitto calendario di iniziative per contrastare i diktat dei nuovi trattati europei. Restano centrali la campagna per il referendum e la mobilitazione insieme ai lavoratori e agli attivisti sociali, anche quelli colpiti dalla repressione. Solidarietà a chi ha contestato Napolitano a Bologna. Confermata la manifestazione nazionale a Milano per marzo.
Il Coordinamento Nazionale No Debito sottolinea in un documento la gravità dell’accordo raggiunto a Bruxelles dai governi europei sul Fiscal Compact. L’obbligo del pareggio di bilancio prepara una svolta gravissima che avrà ripercussioni sociali pesanti, così come il negoziato a senso unico sul mercato del lavoro che entro marzo partorirà i nuovi assetti imposti dalla Bce sui diritti dei lavoratori e la precarietà. Per questo motivo il Coordinamento nazionale ha inteso esprimere la propria solidarietà agli studenti universitari e agli attivisti No Debito di Bologna che hanno manifestato il loro legittimo dissenso durante la visita di Napolitano che sovrintende e avalla operazioni antipopolari e antidemocratiche di tale portata. Il Comitato No Debito annuncia inoltre che in occasione del vertice Monti-Merkel-Sarkozy riconvocato a Roma dopo quello saltato a gennaio, sarà pronto a mobilitarsi per contestarne lo svolgimento.
I No Debito hanno confermato la manifestazione nazionale a Milano per marzo con lo slogan “Occupiamo Piazza Affari!” e si adopereranno affinché la manifestazione sia promossa e partecipata da un ampio arco di forze. Per la definizione della data si attende la riunione delle realtà di milanesi che a breve decideranno se sara il 17 o il 24 marzo.
Diventa centrale nelle prossime settimane la richiesta di un referendum sui trattati europei e sull’art.81 sul quale si stanno raccogliendo nelle varie città le firme sulla petizione che ne chiede la convocazione. In Parlamento come noto il consenso all’approvazione di entrambi è ampiamente maggioritaria. Secondo i No Debito occorre incalzare l’avversario nelle piazze, nei luoghi di lavoro e nella società (i banchetti e le iniziative sul referendum sono fondamentali) e prevedere una manifestazione davanti a Montecitorio quando inizierà la discussione sull’approvazione dei trattati europei e l’art.81.
A Firenze il prossimo 18 febbraio il movimento No Debito ha convocato una riunione nazionale che servirà a stabilire un minimo di funzionamento organizzato movimento, a includere i comitati locali nei momenti di discussione e costruzione della campagna, a fare dei passi avanti sul piano della strutturazione e della comunicazione.
Tra le iniziative dei No Debito messe in cantiere nelle prossime settimane sono previste una conferenza stampa martedì 7 gennaio, una manifestazione di protesta alla Rai contro il silenzio sulla gravità dei Trattati europei approvati e una iniziativa contro la repressione che si sta abbattendo sistematicamente contro i movimenti sociali e i lavoratori (dalla No Tav ai lavoratori di Caserta, dai trasportatori ai disoccupati napoletani etc.)
Il Coordinamento nazionale No Debito ha riaffermato come costitutiva la propria indipendenza politica, sulla base di questa cercherà e condividerà con altri ambiti sociali e politici momenti di confronto.
In tal senso il Comitato No Debito ha deciso di aderire ad una serie di iniziative di lotta e di discussione nelle prossime settimane, a partire dalla giornata del 4 febbraio di solidarietà con i lavoratori dei treni notte in lotta contro i licenziamenti; aderisce e sarà in piazza l’11 febbraio alla manifestazione nazionale convocata dalla Fiom così come ha fatto in quella del 27 gennaio dei sindacati di base; il 21 febbraio parteciperà all’incontro sul nuovo Trattato europeo che si terrà a Roma il 22 febbraio parteciperà all’incontro di Roma dell’Associazione per la democrazia costituzionale che discuterà dell’art.81, infine ma non certo per importanza, aderisce e parteciperà alla manifestazione nazionale di Torino del 25 febbraio a sostegno degli attivisti del movimento No Tav.
Fonte www.contropiano.org
di Redazione Contropiano
Un fitto calendario di iniziative per contrastare i diktat dei nuovi trattati europei. Restano centrali la campagna per il referendum e la mobilitazione insieme ai lavoratori e agli attivisti sociali, anche quelli colpiti dalla repressione. Solidarietà a chi ha contestato Napolitano a Bologna. Confermata la manifestazione nazionale a Milano per marzo.
Il Coordinamento Nazionale No Debito sottolinea in un documento la gravità dell’accordo raggiunto a Bruxelles dai governi europei sul Fiscal Compact. L’obbligo del pareggio di bilancio prepara una svolta gravissima che avrà ripercussioni sociali pesanti, così come il negoziato a senso unico sul mercato del lavoro che entro marzo partorirà i nuovi assetti imposti dalla Bce sui diritti dei lavoratori e la precarietà. Per questo motivo il Coordinamento nazionale ha inteso esprimere la propria solidarietà agli studenti universitari e agli attivisti No Debito di Bologna che hanno manifestato il loro legittimo dissenso durante la visita di Napolitano che sovrintende e avalla operazioni antipopolari e antidemocratiche di tale portata. Il Comitato No Debito annuncia inoltre che in occasione del vertice Monti-Merkel-Sarkozy riconvocato a Roma dopo quello saltato a gennaio, sarà pronto a mobilitarsi per contestarne lo svolgimento.
I No Debito hanno confermato la manifestazione nazionale a Milano per marzo con lo slogan “Occupiamo Piazza Affari!” e si adopereranno affinché la manifestazione sia promossa e partecipata da un ampio arco di forze. Per la definizione della data si attende la riunione delle realtà di milanesi che a breve decideranno se sara il 17 o il 24 marzo.
Diventa centrale nelle prossime settimane la richiesta di un referendum sui trattati europei e sull’art.81 sul quale si stanno raccogliendo nelle varie città le firme sulla petizione che ne chiede la convocazione. In Parlamento come noto il consenso all’approvazione di entrambi è ampiamente maggioritaria. Secondo i No Debito occorre incalzare l’avversario nelle piazze, nei luoghi di lavoro e nella società (i banchetti e le iniziative sul referendum sono fondamentali) e prevedere una manifestazione davanti a Montecitorio quando inizierà la discussione sull’approvazione dei trattati europei e l’art.81.
A Firenze il prossimo 18 febbraio il movimento No Debito ha convocato una riunione nazionale che servirà a stabilire un minimo di funzionamento organizzato movimento, a includere i comitati locali nei momenti di discussione e costruzione della campagna, a fare dei passi avanti sul piano della strutturazione e della comunicazione.
Tra le iniziative dei No Debito messe in cantiere nelle prossime settimane sono previste una conferenza stampa martedì 7 gennaio, una manifestazione di protesta alla Rai contro il silenzio sulla gravità dei Trattati europei approvati e una iniziativa contro la repressione che si sta abbattendo sistematicamente contro i movimenti sociali e i lavoratori (dalla No Tav ai lavoratori di Caserta, dai trasportatori ai disoccupati napoletani etc.)
Il Coordinamento nazionale No Debito ha riaffermato come costitutiva la propria indipendenza politica, sulla base di questa cercherà e condividerà con altri ambiti sociali e politici momenti di confronto.
In tal senso il Comitato No Debito ha deciso di aderire ad una serie di iniziative di lotta e di discussione nelle prossime settimane, a partire dalla giornata del 4 febbraio di solidarietà con i lavoratori dei treni notte in lotta contro i licenziamenti; aderisce e sarà in piazza l’11 febbraio alla manifestazione nazionale convocata dalla Fiom così come ha fatto in quella del 27 gennaio dei sindacati di base; il 21 febbraio parteciperà all’incontro sul nuovo Trattato europeo che si terrà a Roma il 22 febbraio parteciperà all’incontro di Roma dell’Associazione per la democrazia costituzionale che discuterà dell’art.81, infine ma non certo per importanza, aderisce e parteciperà alla manifestazione nazionale di Torino del 25 febbraio a sostegno degli attivisti del movimento No Tav.
Fonte www.contropiano.org
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sabato 21 gennaio 2012
Petizione per referendum su art.81 della Costituzione e sul nuovo trattato dell' Unione Europea
Qui di seguito il testo della petizione (già presentata al Parlamento) su cui raccogliere le firme:
Chi decide? Noi vogliamo decidere:
- sul Trattato sulla stabilità e la governance dell’Unione economica e monetaria
- sull’articolo 81 della Costituzione
Si stanno assumendo decisioni di vitale importanza per tutti e tutte noi.
I governi dell’Unione Europea stanno varando un nuovo Trattato sulla stabilità e la governance per rendere permanenti i piani di austerità che mirano a tagliare salari, stipendi e pensioni, a manomettere il diritto del lavoro, a privatizzare i beni comuni, e che prevedono addirittura la modifica delle Costituzioni. Con questo Accordo economico i governi, qualunque siano i loro colori politici, devono attuare nelle politiche di bilancio le decisioni del Consiglio europeo, della Commissione europea e della Banca Centrale Europea: la democrazia sarebbe cancellata, il potere sarebbe nelle mani dei mercati finanziari, delle banche, della tecnocrazia.
Il governo Monti non può decidere i nostri destini, i cittadini e le cittadine devono decidere sul Trattato sulla stabilità e la governance.
Il Parlamento italiano sta riscrivendo, per accogliere i diktat dell’Unione Europea, l’articolo 81 della Costituzione per imporre il pareggio di bilancio così da legittimare e rendere intoccabili le politiche liberiste e impedire che le istituzioni pubbliche, dallo Stato ai Comuni, possano intervenire nella gestione dell’economia a salvaguardia degli interessi generali.
Noi cittadini e cittadine, ispirandoci alla saggia massima della giurisprudenza romana ‘ciò che tocca tutti, da tutti deve essere deciso’, chiediamo di fare svolgere:
1.un referendum popolare di indirizzo – come quello già tenutosi in Italia nel 1989 – sull’Accordo di Unione economica rafforzata;
2.un referendum popolare, rispettando le condizioni previste dall’articolo 138 della Costituzione, sulle modifiche dell’articolo 81 della Carta costituzionale.
www.contropiano.org
Chi decide? Noi vogliamo decidere:
- sul Trattato sulla stabilità e la governance dell’Unione economica e monetaria
- sull’articolo 81 della Costituzione
Si stanno assumendo decisioni di vitale importanza per tutti e tutte noi.
I governi dell’Unione Europea stanno varando un nuovo Trattato sulla stabilità e la governance per rendere permanenti i piani di austerità che mirano a tagliare salari, stipendi e pensioni, a manomettere il diritto del lavoro, a privatizzare i beni comuni, e che prevedono addirittura la modifica delle Costituzioni. Con questo Accordo economico i governi, qualunque siano i loro colori politici, devono attuare nelle politiche di bilancio le decisioni del Consiglio europeo, della Commissione europea e della Banca Centrale Europea: la democrazia sarebbe cancellata, il potere sarebbe nelle mani dei mercati finanziari, delle banche, della tecnocrazia.
Il governo Monti non può decidere i nostri destini, i cittadini e le cittadine devono decidere sul Trattato sulla stabilità e la governance.
Il Parlamento italiano sta riscrivendo, per accogliere i diktat dell’Unione Europea, l’articolo 81 della Costituzione per imporre il pareggio di bilancio così da legittimare e rendere intoccabili le politiche liberiste e impedire che le istituzioni pubbliche, dallo Stato ai Comuni, possano intervenire nella gestione dell’economia a salvaguardia degli interessi generali.
Noi cittadini e cittadine, ispirandoci alla saggia massima della giurisprudenza romana ‘ciò che tocca tutti, da tutti deve essere deciso’, chiediamo di fare svolgere:
1.un referendum popolare di indirizzo – come quello già tenutosi in Italia nel 1989 – sull’Accordo di Unione economica rafforzata;
2.un referendum popolare, rispettando le condizioni previste dall’articolo 138 della Costituzione, sulle modifiche dell’articolo 81 della Carta costituzionale.
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