Visualizzazione post con etichetta giappone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giappone. Mostra tutti i post
martedì 19 giugno 2012
Giappone,nuova terra promessa per il fotovoltaico ?
Il fotovoltaico verso una nuova terra promessa?
Mentre in Italia si attende con preoccupazione il quinto conto energia fotovoltaico, ieri il Giappone ha approvato ufficialmente nuove generose tariffe incentivanti, in vigore dal 1° luglio. Sono circa il doppio di quelle tedesche e promettono di far decollare il mercato nazionale: si prevedono da 3 a 5 GW di nuove installazioni in un anno.
di Giulio Meneghello
19 giugno 2012
Mentre in Italia il settore attende con ansia di sapere quanto duro sarà il colpo inflitto dal quinto conto energia e un po' in tutta Europa si sta andando d'accetta sugli incentivi, per il fotovoltaico mondiale sembra aprirsi una nuova speranza: il Paese del Sol Levante. Ieri infatti il Giappone ha annunciato le nuove tariffe incentivanti per le rinnovabili, in vigore dal 1° luglio: per il fotovoltaico i valori sono circa il doppio degli incentivi tedeschi, il triplo di quelli cinesi e quasi il doppio anche di quelli che ci si aspetta in Italia con il nuovo conto energia.
Il Giappone, come sappiamo, ha un grosso vuoto energetico da colmare: dopo aver fermato tutte le centrali nucleari nei mesi precedenti, ieri Tokio ha preso la controversa decisione di far ripartire due reattori per il timore che non si riesca a far fronte al picco di domanda estivo. Fin da subito dopo il disastro di Fukushima, comunque, era stato chiaro che il Paese avrebbe puntato sulle rinnovabili per colmare la lacuna energetica e mitigare la dipendenza dall'estero.
Con l'approvazione delle tariffe avvenuta ieri, il Paese spalanca ufficialmente le braccia all'industria mondiale del fotovoltaico. Il Governo stima che la potenza da rinnovabili nel Paese passi dai 19,5 GW attuali a 22 GW in meno di un anno, entro marzo 2013, con 2 GW di nuova potenza fotovoltaica. Ma i volumi potrebbero essere decisamente più alti: secondo Bloomberg New Energy Finance, nel 2013 il Giappone installerà da 3,2 a 4,7 GW di fotovoltaico, almeno il triplo degli oltre 1,3 GW del 2011, che hanno portato il totale a fine 2011 a circa 5 GW.
L'incentivo infatti, come avevamo anticipato, è generoso: per il FV si parla di 42 yen a kWh, ossia circa 0,42 euro, al cambio attuale. Gli incentivi in questione per il FV sono divisi in due taglie di impianti: potenze inferiore ai 10 kW o superiori ai 10 kW, entrambe hanno diritto alla stessa remunerazione ma i primi solo per 10 anni mentre i secondi per 20.
Insomma, un regime decisamente appetibile anche tenendo conto che in Giappone gli impianti al momento costano più cari che nei mercati europei: oltre il doppio che in Germania. D'altra parte è assai probabile che con l'allargarsi del mercato il prezzo degli impianti calerà nettamente, anche grazie allo sbarco massiccio di moduli a prezzi stracciati dai produttori cinesi, che potrebbero vedere nel Paese vicino un'alternativa interessante per rifarsi delle quote di mercato che probabilmente perderanno negli Usa a causa delle nuove barriere doganali americane.
Giulio Meneghello
19 giugno 2012
,
Fonte http://www.qualenergia.it/
Etichette:
conto energia,
fotovoltaico,
giappone
domenica 8 aprile 2012
Referendum sul nucleare in Giappone: da Osaka a Tokio
Da Osaka a Tokio, sara' referendum. E speriamo vada come in Italia.
di Yukari Saito
Qualcosa sta davvero cambiando in Giappone. Alla fine del giugno scorso e’ nato un gruppo di cittadini che chiede un pronunciamento popolare sul futuro dell’ energia nucleare. Durante l’ inverno a Osaka e a Tokio si sono costituiti comitati referendari che hanno raccolto firme, superando ampiamente i numeri necessari per richiedere all’ amministrazione locale di indire un referendum sul nucleare. Le due metropoli sono tra i maggiori consumatori di energia elettrica di origine nucleare, ma anche nelle zone produttrici si stanno formando comitati con lo stesso intento: a Nigata e Shizioka la campagna partira’ in questi giorni.
“La notizia della vittoria del referendum contro il nucleare in Italia e’ stata veramente sensazionale e ci ha incoraggiato molto “ dice Hiroko Uehara, ex sindaco del comune di Kunitachi nella provincia di Tokio, uno dei piu’ attivi promotori del comitato referendario nella capitale giapponese. “E’ stata una scoperta per molti di noi che i cittadini possono esprimersi anche su una questione come l’ energia nucleare, considerata affare dello stato “.
In realta’ non e’ la prima volta che si parla di referendum sul nucleare in Giappone. Sin dai primi anni ’80 si conta una trentina di tentativi di referendum consultivo a livello locale sull’ opportunita’ di costruire impianti nucleari, per iniziativa a volte di cittadini, a volte di amministratori. Nella maggior parte dei casi le richieste non sono state accolte (tra questi uno riguarda proprio Ooi-cho, la richiesta degli abitanti fu respinta nel 1983): tre casi pero’ sono andati in porto tra il 1995 e il 2000: tutti hanno portato alla vittoria schiacciante del No, facendo naufragare i progetti.
Un movimento molto diverso
Il nuovo movimento, partito a livello locale, punta ora a un referendum nazionale sull’ energia atomica in Giappone, ed e’ assai diverso da quello italiano, che ha una funzione abrogrativa delle leggi esistenti: “Il nostro obiettivo principale e’ rendere i cittadini partecipi della decisione politica sul nucleare” spiega Hajime Imai, giornalista ed uno dei maggiori esperti in materia di referendum in Giappone e nel mondo: “Anche se ognuno di noi ha un’ opinione chiara in merito, il comitato non esprime una posizione pro o contro l’ energia atomica”. Il giornalista fa notare il divario che si e’ creato tra l’ opinione pubblica, all’ 80% favorevole ad abbandonare il nucleare, e il parlamento che non rappresenta affatto tale proporzione: “Il nostro non e’ un tentativo di delegittimare la democrazia indiretta bensi’ di colmare le sue lacune. I cittadini offrono la base sostanziale affinche’ il governo o il parlamento prendano decisioni piu’ democratiche su questioni vitali che riguardano il futuro di tutti”.
Il referendum giapponese dunque mira innanzitutto a un’ educazione di democrazia: rendere i cittadini piu’ consapevoli e responsabili, condividere le informazioni, e garantire maggiore trasparenza nelle prassi decisionali della politica. “Sara’ utile anche per recuperare la fiducia nella politica che i cittadini stanno perdendo”, dice Mitsura Sakurai, parlamentare del Partito democratico che la scorsa estate ha formato un gruppo parlamentare per promuovere il referendum. Miyako Maekita, altra promotrice del referendum nazionale, lo considera un esame di maturita’ per i giapponesi: “Penso che siamo ormai pronti a prendere una posizione e assumerci la responsabilita’ delle conseguenze”, dice.
Nel frattempo il consiglio comunale di Osaka ha respinto la richiesta di referendum presentata alla fine di marzo; lo stesso si annuncia anche a Tokio, per bocca del governatore Shintaro Ishihara, che ha liquidato la richiesta con un tassativo “non e’ possibile” ed ha poi definito i cittadini che volgiono abbandonare il nucleare “scimmie primitive”.
“Passeremo alla fase del dialogo individuale”, ribatte il giornalista Imai: “Affronteremo gli amministratori che hanno respinto la richiesta, uno per uno, e faremo in modo che non siano rieletti se non cambiano atteggiamento”. Imai e’ abbastanza sicuro che i politici rispetteranno gli esiti del referendum “In Giappone finora si sono svolti 401 referendum consultivi locali e gli esiti sono stati sempre rispettati tranne un caso, sulla base militare di Okinawa. Figuriamoci se il governo giapponese avra’ il coraggio di cestinarlo davanti all’ intero mondo che ci osserva”.
“I due mesi di raccolta delle firme sono stati massacranti e nello stesso tempo illuminanti”, racconta Hiroko Uehara, l’ ex sindaco ora promotrice della campagna referendaria nazionale, nonche’ animatrice del network degli amministratori locali per citta’ libere dall’ energia nucleare, che si estende tra Giappone e Corea del Sud. “La partecipazione dei giovani, che prima dell’ 11 marzo erano poco o nulla interessati alla politica” e’ stata formidabile. Hanno capito che la sorte del mondo dipendeva anche da loro e si sono dati da fare. E, attraverso i dialoghi con i cittadini durante la campagna, ci siamo resi conto che nonostante l’ esperienza di Chernobyl le informazioni sui rischi delle radiazioni sulla salute non sono molto diffuse”. Con tono rammaricato aggiunge: “Il colpo piu’ duro invece e’ quello che nessuno si aspettava: i vecchi militanti antinuclearisti hanno rifiutato di collaborare con mille scuse, soprattutto perche’ temono che il referendum faccia vincere la posizione nuclearista. Nei loro atteggiamenti mi sembra di individuare le cause di tanti insuccessi delle battaglie per la democrazia nel nostro paese”.
Da Il Manifesto dell' 8 aprile 2012
Etichette:
giappone,
Nucleare,
referendum,
Yukari Saito
Iscriviti a:
Post (Atom)
