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mercoledì 13 febbraio 2013
Siria, due massacri manipolati e altri due occultati
Due massacri manipolati e altri due occultati
12 febbraio 2013
di Marinella Correggia, Pierangela Zanzottera
Fra gennaio e gli inizi di febbraio 2013 si sono verificati in Siria diversi massacri, insieme a svariate esplosioni e stragi compiute da kamikaze (attentati che si sono intensificati, forse una strategia da parte dei gruppi armati per assumere più peso nei negoziati?). Invece di far tacere le armi e aprirsi al dialogo, c’è chi mostra tutta la volontà di intensificare la guerra.
In particolare a fine gennaio si sono verificate due tragedie, in perfetta coincidenza con un appuntamento istituzionale internazionale (in questo caso si trattava della presentazione della relazione di Lahdar Brahimi sugli ultimi incontri a proposito di Siria di fronte al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite).
Tuttavia i nostri media, esattamente come quasi tutti i media internazionali, ne hanno selezionato uno solo, trattandolo alla loro maniera, e hanno scelto di passare l'altro sotto silenzio. E’ accaduto anche per altri due massacri.
Perché? Sembra essere una domanda più che legittima in questa situazione di propaganda mediatica.
In ognuno dei casi si tratta di vittime civili, molte vittime civili (tra le 60 e le 100 persone); tutte le stragi sono avvenute nei pressi di luoghi chiave di questa crisi siriana.
Allora, viene da chiedersi, con quale criterio è stato deciso di dare spazio a una notizia piuttosto che un'altra? Vediamone le differenze.
I corpi sul fiume Queiq, ad Aleppo…
Quello che è accaduto ad Aleppo è abbastanza noto, in particolare a chi segue, anche solo approssimativamente, la tragedia siriana: almeno 80 corpi, tra cui 5 bambini, sono stati ritrovati sulle rive del piccolo fiume Queiq, nella zona di Bustan al-Qasr, si trattava per lo più di giovani, molti con le mani legate, uccisi da colpi ravvicinati (in genere alla testa). Le fonti dell’opposizione che hanno ripreso i corpi in un video e lo hanno diffuso, hanno parlato di un nuovo crimine del governo di Assad, e media hanno accreditato questa versione. Poiché la zona del rinvenimento si trova nelle mani dei gruppi armati dell’opposizione (http://www.reuters.com/article/2013/01/29/us-syria-crisis-idUSBRE90S0GU20130129) i portavoce di questi gruppi, e il solito l’Osservatorio siriano per i diritti umani con base a Londra, hanno sostenuto che i corpi fossero arrivati lì portati al fiume, che prima di giungere a Bustam al-Qasr, attraverso quartieri in mano governativa. Il portavoce dell’Unione dei Comitati di coordinamento Mohammad al-Halabi ha detto: “E’ il massacro numero 113 ad Aleppo e tutti sono stati perpetrati contro sunniti”. Un altro miliziano, Abu Sada, ha dichiarato (http://internacional.elpais.com/internacional/2013/01/29/actualidad/1359464297_719664.html): “Stamattina siamo stati informati dai residenti circa la presenza dei corpi nel rio: quando abbiamo iniziato a toglierli ci siamo accorti che erano oltre 50”. E secondo un altro miliziano, Abu Anas, “sono stati uccisi nella zona controllata dal regime e gettati nel fiume, magari diversi giorni fa perché la corrente non è forte”.
Il giorno dopo, la stessa Reuters e il francese Le Figaro hanno riportato la versione dei media ufficiali siriani, i quali hanno mostrato che la portata del rio non era tale da trascinare corpi per interi quartieri, tanto più che in alcuni punti erano state poste delle grate di ferro. Inoltre alcune famiglie avrebbero identificato i corpi di loro parenti, rapiti da gruppi jihadisti.
Già il 23 gennaio, in effetti, alcuni siti siriani (è bene precisare non filogovernativi) avevano segnalato che il gruppo terrorista Jabhat al-Nusra aveva occupato alcuni edifici e strutture, tra cui una scuola, nel quartiere di Bustan al-Kasr, mentre altre zone limitrofe erano finite sotto il controllo delle bande della Brigata al-Tawhid e del Levante. Fonti locali avevano denunciato in quell'occasione il rapimento di 400-500 persone, la maggior parte dei quali simpatizzanti del governo.
Una cinquantina di loro sarebbero stati giustiziati sommariamente dai gruppi islamisti e sepolti nelle zone agricole di Karam-Kasser in una fossa comune.
…e il massacro di ‘Amiriyah
In un piccolo villaggio, a circa 25 chilometri a est di Homs, dopo lunghi giorni di assedio, le brigate jihadiste di al-Faruq e Khaled Bin al-Walid (entrambe divenute note nel corso di questi mesi per crimini agghiaccianti commessi contro le minoranze religiose di Homs) hanno preso d'assalto la popolazione uccidendo e ferendo un centinaio di persone, come segnalato da fonti mediche dell'ospedale locale che ha accolto le vittime (http://www.youtube.com/watch?v=MB6tZ6kOl14;http://www.youtube.com/watch?v=vFBA63CvmyQ).
Secondo un sopravvissuto, intervistato dal giornale giordano online Akhbar al-Balad, 20 vetture dotate di mitragliatrici hanno preso d'assalto il villaggio di 'Amiriyah e hanno aperto il fuoco indiscriminatamente sui civili. Fortunatamente molte donne e bambini erano stati fatti fuggire nelle ore immediatamente precedenti attraverso strade secondarie nel vicino villaggio di Ghasibiyye.
Un altro superstite ha raccontato che era stato richiesto l'intervento dell'esercito siriano, ma le forze dell'ordine sono arrivate troppo tardi (http://www.youtube.com/watch?v=SnVpvG0Zoc).
Su una delle tante pagine Facebook dedicate alla "rivolta", qualcuno ha scritto che "il villaggio alawita è stato ripulito", confermando la tesi secondo la quale la popolazione è stata, ancora una volta sterminata, unicamente perché di fede alawita.
E proprio in questo "dettaglio" sta la piccola-grande differenza tra la prima e la seconda strage: nel primo caso si trattava di vittime sunnite, quindi – per quei superficiali e generalisti che ritengono che tutti i sunniti debbano obbligatoriamente sostenere il cambio di governo in Siria – "utili" ai fini della campagna mediatica contro il governo siriano; nel secondo caso, dove
tutte le vittime sono alawite, "fratelli di sangue" del presidente siriano Bashar al-Assad, queste morti non sono considerate utilizzabile mediaticamente nel gioco di ambiguità e, quindi, non abbastanza degne di essere denunciate dai nostri media.
Il massacro degli operai…
Da una strage manipolata a una trascurata a una sottaciuta.
Giovedì 7 febbraio un attentatore suicida alla guida di un minibus si è scagliato contro un convoglio di autobus che stavano riportando alle loro abitazioni dei lavoratori.
Ci sono voluti l'equivalente di due tonnellate di esplosivo per spezzare la vita di queste persone.
La maggior parte delle vittime proveniva dai villaggi di Tal-Durra e Al-Kafat, inizialmente si parlava di 30 morti e 200 feriti, ma già la mattina successiva il bilancio delle vittime è salito a 100 (addirittura 113 per altre fonti) e dei 200 feriti molti sono ancora in gravissime condizioni.
Le bande criminali hanno sparato anche contro l'ambulanza che stava accorrendo per prestare i primi soccorsi.
Nei ventidue mesi di tragedia siriana, si sono già verificati molti casi di attentati a bus che trasportavano lavoratori. Uno dei primi risale al 6 settembre 2011, quando un minibus che stava portando al lavoro ingegneri della ditta petrolifera cittadina è stato colpito da un attentato. Allora il bilancio era stato di 4 morti e 6 feriti, tutti cristiani e alawiti, provenienti da un quartiere notoriamente filogovernativo.
Ora l'esito degli attentati è diventato ben più grave: oltre 100 vite spezzate e immediatamente dimenticate, che si vanno ad unire alle centinaia di 'Amiriyah, alle centinaia di Aleppo, ai dispersi di Aqrab, al numero impressionante di morti, dispersi, rapiti di cui nessuno sembra volersi ricordare.
…e la strage degli universitari di Aleppo
Il 15 gennaio, primo giorno degli esami semestrali universitari, esplosioni vicino alla Facoltà di Architettura e al dormitorio dell’università di Aleppo (nel quale avevano trovato ricovero anche diversi civili costretti a lasciare le loro abitazioni nelle aree residenziali colpite dagli scontri) causano 83 morti e oltre 160 feriti. L’università si trova in una zona controllata dal governo. L’Osservatorio siriano per i diritti umani, organo dell’opposizione, da Londra non fornisce dettagli circa le cause. La portavoce del Dipartimento di Stato Usa Victoria Nuland attribuisce la strage a un bombardamento dell’aviazione, ripetendo le accuse dei Comitati di coordinamento locale (Ccl) dell’opposizione; le sue parole sono definite “blasfeme” dal ministro degli esteri russo Lavrov. Il governo accusa gruppi terroristi.
Fonti vicine all’opposizione sostengono che si sia trattato di un attacco aereo ma erroneo, non intenzionale (vero obiettivo sarebbero stati dei miliziani armati), oppure che il pilota abbia fatto defezione, o infine che a fare la strage siano stati i gruppi dell’opposizione, ma con una traiettoria deviata.
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1289
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lunedì 28 gennaio 2013
Siria, le notizie dal 26 dicembre 2012 al 27 gennaio 2013
Da www.sibialiria.org
SIRIA, LE NOTIZIE DAL 26 DICEMBRE 2012 AL 27 GENNAIO 2013
GUERRA IN SIRIA DI NUOVO IN SECONDO PIANO A CAUSA DELLA GUERRA FRANCESE IN MALI
Per vari motivi nelle ultime settimane non ho potuto scrivere il mio consueto notiziario sulla crisi siriana ma ho voluto assolutamente inviare queste righe sull' ultimo mese perche' la guerra in Mali ha nuovamente fatto passare in secondo piano sui media la guerra in Siria e perchè la continuità dell' informazione è una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per capire quello che sta avvenendo nel paese mediorientale ormai da quasi due anni.
A CHE PUNTO E' LA RICERCA DI UNA SOLUZIONE NEGOZIATA ALLA CRISI E ALLA GUERRA SIRIANA
Negli ultimi dieci giorni del 2012 l' incaricato dell'ONU e della Lega Araba Brahimi ha illustrato alle parti coinvolte nel conflitto siriano, e il 27 dicembre anche all' opinione pubblica mondiale, un suo piano di pace.
La proposta è stata resa pubblica in una conferenza stampa a Damasco ed e' basata sulle conclusioni approvate alla Conferenza di Pace di Ginevra il 30 giugno 2012 a cui parteciparono i cinque paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU e alcune potenze regionali del Medio Oriente.
Il piano di Brahimi prevede un governo di transizione composto da forze di opposizione e forze che invece in questo momento sostengono il governo siriano. Assad rimane Presidente della Repubblica fino alle prossime elezioni presidenziali previste nel 2014, ma in questa scadenza elettorale non deve presentare la propria candidatura e deve abbandonare la vita politica siriana. Assad ha rifiutato questa prospettiva continuando a sostenere che solo i siriani possono scegliere il loro futuro e la Russia condivide questo giudizio. L' opposizione della Coalizione Siriana ha respinto a sua volta il piano perche' questo coordinamento non prende neanche in considerazione l' idea di trattare con Assad e quindi nemmeno discute la possibilità di lasciarlo Presidente anche se solo per un anno.
Comunque a fine 2012 a Mosca, Damasco e il Cairo, si sono svolti una serie di incontri, alcuni dei quali su iniziativa russa, per discutere questa proposta e come portarla avanti. Brahimi ha incontrato al Cairo Khatib, leader della Coalizione Siriana (22 dicembre), a Damasco ha visto Assad (24 dic.) e il ministro degli esteri siriano ( 25 dic.). A Mosca diplomatici russi hanno parlato con il vice ministro degli esteri siriano (26 dic.), il ministro degli esteri russo Lavrov ha incontrato il suo collega egiziano Amri (27 dic.) e Brahimi ( 29 dic.).
La Russia ha cercato di incontrare anche la Coalizione Siriana ma il suo leader Khatib ha rifiutato Mosca come sede del colloquio ed ha suggerito la capitale di un paese arabo, nei giorni successivi però non si è avuta più nessuna notizia di questo eventuale incontro.
IL 6 GENNAIO ASSAD HA PROPOSTO UN SUO PIANO DI PACE IN UN DISCORSO TELEVISIVO ALLA NAZIONE
Domenica 6 gennaio Assad ha presentato un suo percorso per una soluzione negoziata alla crisi, a questo link trovate un' ampia sintesi del suo discorso
http://www.marx21.it/internazionale/medio-oriente-e-nord-africa/8275-i-punti-salienti-del-discorso-di-bashar-al-assad-6-gennaio-2013-.html
La proposta del Presidente siriano è stata banalizzata, distorta e sostanzialmente respinta da tutti, compreso Brahimi, ma questa dava una forma ufficiale e strutturata a posizioni più volte espresse da lui e dal suo governo. Assad continua a definire l' opposizione armata come terrorista e ispirata dall' estero e considera molto marginale la partecipazione autenticamente siriana alla guerra, che rifiuta di chiamare civile.
Però non esclude, anzi auspica, di trattare con l' opposizione veramente siriana, anche se solo dopo che questa ha abbandonato le armi, e promette di non perseguire chi ha combattuto contro il suo governo e di discutere con tutti i siriani il futuro del paese. Ricordo che in questi due anni di crisi sono state varate alcune riforme politiche fondamentali e ufficialmente è stato riconosciuto il pluralismo politico.
Brahimi in pratica ha bocciato la proposta di Assad, chiedendo una discontinuità vera della situazione del paese e non di facciata. Di fatto ritiene chiusa l' era del Presidente e vuole discutere solo come sarà la sua uscita di scena che da per scontata, cosa che non fece a settembre al momento di iniziare il suo mandato.
INIZIATIVE E DICHIARAZIONI DELLE DIVERSE OPPOSIZIONI AD ASSAD
Attorno al 20 gennaio è saltata ad Istambul una riunione dell' opposizione siriana, definita solo così ma sicuramente considerando esclusivamente la Coalizione Nazionale, che avrebbe dovuto costituire un governo all' estero in contrapposizione a quello attuale di Damasco. Sono emersi contrasti nella formazione di questo esecutivo e una commissione di dieci persone preparerà una proposta che sarà discussa probabilmente a Parigi a fine gennaio. Tra i possibili presidenti di questo governo provvisorio si fa il nome di Haijab, ex premier fuggito all' estero l' estate scorsa.
Quasi contemporaneamente a Ginevra si riunirà il 28 gennaio l' opposizione siriana che non pratica la lotta armata e che auspica una Siria laica e democratica. Una riunione di questa area era prevista a Roma, presso la Comunità di Sant' Egidio, il 17-18 dicembre 2012, ma forti pressioni, probabilmente del governo italiano, hanno indotto la comunità romana ad annullare l' incontro con la motivazione che questo avrebbe disturbato il summit del 12 dicembre in Marocco dei paesi "Amici della Siria".
A questo link un intervista che spiega le posizioni di questa opposizione non riconosciuta dai paesi occidentali :
http://www.pressenza.com/it/2013/01/per-una-siria-democratica-e-uno-stato-basato-sulla-cittadinanza/
Su Le Monde è stata pubblicata un' intervista al generale siriano Tlass fuggito all' estero alcuni mesi fa e indicato in alcuni momenti come un possibile leader nella Siria post Assad. Il generale prospetta diversi scenari ma afferma nettamente che "...se il caos sconfiggerà Assad, il caos rimarrà anche nel dopo Assad.." e indica come via di uscita una mediazione tra le componenti più moderate delle opposizioni e delle forze che sostengono in questo momento il governo siriano, facendo una significativa distinzione tra l' opposizione che si trova all' estero, l' opposizione che combatte con le armi e l' opposizione che è rimasta ad operare all' interno del territorio siriano, auspicando la partecipazione di tutte queste forze alla transizione. Un giudizio che sconfessa la legittimazione della Coalizione Nazionale come unica rappresentante del popolo siriano, posizione tenuta ferma dai paesi occidentali.
COSA E' SUCCESSO IN QUESTO MESE NEL PAESE
Anche se nelle ultime settimane sono diminuite le notizie di scontri armati in Siria non sembra diminuità l' intensità della violenza tanto che attorno a metà gennaio in una settimana sono stati annunciati 800 morti a causa della guerra. In un solo episodio nella Universita' di Aleppo sono morte 80 persone, quasi tutti studenti, e sulle responsabilità dell'accaduto anche questa volta ci sono reciproche accuse tra l' esercito siriano e i ribelli ed entrambe le parti hanno imputato la strage alla controparte. 70 persone sono rimaste uccise invece in scontri nel nord del paese tra curdi e gruppi dell' opposizione armata. I curdi sono stati individuati questa volta come appartenenti al partito comunista curdo PKK che opera in Turchia, i ribelli come combattenti islamici. Su Le Monde è apparsa nuovamente la notizia di uso di armi chimiche da parte governativa nella provincia di Homs nel mese di dicembre, un' episodio dato per certo ma citando in modo generico una fonte improbabile: "ambienti vicini ai servizi occidentali". Intanto e' stata quasi completata l' installazione dei missili Patriot in Turchia ai confini con la Siria, al momento del loro arrivo ci sono state proteste e sono stati arrestati 25 dimostranti turchi.
Nei giorni di Natale aveva fatto molto clamore la notizia di una strage nella città di Halfaya causata da un bombardamento governativo su mille persone che stavano facendo la fila per acquistare pane. Un articolo di M.Correggia, che e' circolato molto sul web, aveva contestato incongruenze nella ricostruzione dell' accaduto e la mancanza di prove mettendo in dubbio la completa veridicità dell' episodio. link
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1240
Dopo qualche giorno è giunta la conferma che su quanto successo ci sono versioni contrastanti anche negli stessi ambienti dell' opposizione e uno dei racconti che circolano parla di 47 morti, inizialmente la tv al Arabya aveva parlato di 300 vittime, quasi tutti combattenti islamici del Fronte Al Nusra rimasti uccisi dopo un attacco ad una base governativa. Nella zona non ci sarebbe stata nessuna panetteria, che infatti non era visibile nei video dove invece si poteva notare la presenza di soli uomini adulti tra le vittime.
INCONTRI DIVERSI PREVISTI NEL PROSSIMO FUTURO
KUWAIT:CONFERENZA SUI PROFUGHI IL 30 GENNAIO: a metà mese è stata nuovamente annunciata in Kuwait per il 30 gennaio una conferenza di paesi donatori sul tema dei rifugiati siriani. Un primo annuncio era stato fatto attorno al 20 dicembre ed avevo capito erroneamente che l' evento fosse previsto a fine 2012. Anche Putin aveva proposto di ospitare in Russia un incontro sullo stesso tema. Vedremo a fine mese quale sarà l' importanza effettiva di questo evento.
A ROMA, ENTRO MARZO, IL PROSSIMO INCONTRO DEI PAESI "AMICI DELLA SIRIA":
il prossimo incontro dei paesi "amici della Siria" e' previsto nel primo trimestre del 2013 a Roma, ancora non e' stata definita la data della riunione.
ROMA, 3 FEBBRAIO: "LA SIRIA NON RACCONTATA" Incontro organizzato dall' Associazione Umanista Convergenza delle Culture, Roma, via Galilei 57, ore 17.00. Testimonianze dalla Siria accompagnate da musica e cucina siriane.
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1275
SIRIA, LE NOTIZIE DAL 26 DICEMBRE 2012 AL 27 GENNAIO 2013
GUERRA IN SIRIA DI NUOVO IN SECONDO PIANO A CAUSA DELLA GUERRA FRANCESE IN MALI
Per vari motivi nelle ultime settimane non ho potuto scrivere il mio consueto notiziario sulla crisi siriana ma ho voluto assolutamente inviare queste righe sull' ultimo mese perche' la guerra in Mali ha nuovamente fatto passare in secondo piano sui media la guerra in Siria e perchè la continuità dell' informazione è una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per capire quello che sta avvenendo nel paese mediorientale ormai da quasi due anni.
A CHE PUNTO E' LA RICERCA DI UNA SOLUZIONE NEGOZIATA ALLA CRISI E ALLA GUERRA SIRIANA
Negli ultimi dieci giorni del 2012 l' incaricato dell'ONU e della Lega Araba Brahimi ha illustrato alle parti coinvolte nel conflitto siriano, e il 27 dicembre anche all' opinione pubblica mondiale, un suo piano di pace.
La proposta è stata resa pubblica in una conferenza stampa a Damasco ed e' basata sulle conclusioni approvate alla Conferenza di Pace di Ginevra il 30 giugno 2012 a cui parteciparono i cinque paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU e alcune potenze regionali del Medio Oriente.
Il piano di Brahimi prevede un governo di transizione composto da forze di opposizione e forze che invece in questo momento sostengono il governo siriano. Assad rimane Presidente della Repubblica fino alle prossime elezioni presidenziali previste nel 2014, ma in questa scadenza elettorale non deve presentare la propria candidatura e deve abbandonare la vita politica siriana. Assad ha rifiutato questa prospettiva continuando a sostenere che solo i siriani possono scegliere il loro futuro e la Russia condivide questo giudizio. L' opposizione della Coalizione Siriana ha respinto a sua volta il piano perche' questo coordinamento non prende neanche in considerazione l' idea di trattare con Assad e quindi nemmeno discute la possibilità di lasciarlo Presidente anche se solo per un anno.
Comunque a fine 2012 a Mosca, Damasco e il Cairo, si sono svolti una serie di incontri, alcuni dei quali su iniziativa russa, per discutere questa proposta e come portarla avanti. Brahimi ha incontrato al Cairo Khatib, leader della Coalizione Siriana (22 dicembre), a Damasco ha visto Assad (24 dic.) e il ministro degli esteri siriano ( 25 dic.). A Mosca diplomatici russi hanno parlato con il vice ministro degli esteri siriano (26 dic.), il ministro degli esteri russo Lavrov ha incontrato il suo collega egiziano Amri (27 dic.) e Brahimi ( 29 dic.).
La Russia ha cercato di incontrare anche la Coalizione Siriana ma il suo leader Khatib ha rifiutato Mosca come sede del colloquio ed ha suggerito la capitale di un paese arabo, nei giorni successivi però non si è avuta più nessuna notizia di questo eventuale incontro.
IL 6 GENNAIO ASSAD HA PROPOSTO UN SUO PIANO DI PACE IN UN DISCORSO TELEVISIVO ALLA NAZIONE
Domenica 6 gennaio Assad ha presentato un suo percorso per una soluzione negoziata alla crisi, a questo link trovate un' ampia sintesi del suo discorso
http://www.marx21.it/internazionale/medio-oriente-e-nord-africa/8275-i-punti-salienti-del-discorso-di-bashar-al-assad-6-gennaio-2013-.html
La proposta del Presidente siriano è stata banalizzata, distorta e sostanzialmente respinta da tutti, compreso Brahimi, ma questa dava una forma ufficiale e strutturata a posizioni più volte espresse da lui e dal suo governo. Assad continua a definire l' opposizione armata come terrorista e ispirata dall' estero e considera molto marginale la partecipazione autenticamente siriana alla guerra, che rifiuta di chiamare civile.
Però non esclude, anzi auspica, di trattare con l' opposizione veramente siriana, anche se solo dopo che questa ha abbandonato le armi, e promette di non perseguire chi ha combattuto contro il suo governo e di discutere con tutti i siriani il futuro del paese. Ricordo che in questi due anni di crisi sono state varate alcune riforme politiche fondamentali e ufficialmente è stato riconosciuto il pluralismo politico.
Brahimi in pratica ha bocciato la proposta di Assad, chiedendo una discontinuità vera della situazione del paese e non di facciata. Di fatto ritiene chiusa l' era del Presidente e vuole discutere solo come sarà la sua uscita di scena che da per scontata, cosa che non fece a settembre al momento di iniziare il suo mandato.
INIZIATIVE E DICHIARAZIONI DELLE DIVERSE OPPOSIZIONI AD ASSAD
Attorno al 20 gennaio è saltata ad Istambul una riunione dell' opposizione siriana, definita solo così ma sicuramente considerando esclusivamente la Coalizione Nazionale, che avrebbe dovuto costituire un governo all' estero in contrapposizione a quello attuale di Damasco. Sono emersi contrasti nella formazione di questo esecutivo e una commissione di dieci persone preparerà una proposta che sarà discussa probabilmente a Parigi a fine gennaio. Tra i possibili presidenti di questo governo provvisorio si fa il nome di Haijab, ex premier fuggito all' estero l' estate scorsa.
Quasi contemporaneamente a Ginevra si riunirà il 28 gennaio l' opposizione siriana che non pratica la lotta armata e che auspica una Siria laica e democratica. Una riunione di questa area era prevista a Roma, presso la Comunità di Sant' Egidio, il 17-18 dicembre 2012, ma forti pressioni, probabilmente del governo italiano, hanno indotto la comunità romana ad annullare l' incontro con la motivazione che questo avrebbe disturbato il summit del 12 dicembre in Marocco dei paesi "Amici della Siria".
A questo link un intervista che spiega le posizioni di questa opposizione non riconosciuta dai paesi occidentali :
http://www.pressenza.com/it/2013/01/per-una-siria-democratica-e-uno-stato-basato-sulla-cittadinanza/
Su Le Monde è stata pubblicata un' intervista al generale siriano Tlass fuggito all' estero alcuni mesi fa e indicato in alcuni momenti come un possibile leader nella Siria post Assad. Il generale prospetta diversi scenari ma afferma nettamente che "...se il caos sconfiggerà Assad, il caos rimarrà anche nel dopo Assad.." e indica come via di uscita una mediazione tra le componenti più moderate delle opposizioni e delle forze che sostengono in questo momento il governo siriano, facendo una significativa distinzione tra l' opposizione che si trova all' estero, l' opposizione che combatte con le armi e l' opposizione che è rimasta ad operare all' interno del territorio siriano, auspicando la partecipazione di tutte queste forze alla transizione. Un giudizio che sconfessa la legittimazione della Coalizione Nazionale come unica rappresentante del popolo siriano, posizione tenuta ferma dai paesi occidentali.
COSA E' SUCCESSO IN QUESTO MESE NEL PAESE
Anche se nelle ultime settimane sono diminuite le notizie di scontri armati in Siria non sembra diminuità l' intensità della violenza tanto che attorno a metà gennaio in una settimana sono stati annunciati 800 morti a causa della guerra. In un solo episodio nella Universita' di Aleppo sono morte 80 persone, quasi tutti studenti, e sulle responsabilità dell'accaduto anche questa volta ci sono reciproche accuse tra l' esercito siriano e i ribelli ed entrambe le parti hanno imputato la strage alla controparte. 70 persone sono rimaste uccise invece in scontri nel nord del paese tra curdi e gruppi dell' opposizione armata. I curdi sono stati individuati questa volta come appartenenti al partito comunista curdo PKK che opera in Turchia, i ribelli come combattenti islamici. Su Le Monde è apparsa nuovamente la notizia di uso di armi chimiche da parte governativa nella provincia di Homs nel mese di dicembre, un' episodio dato per certo ma citando in modo generico una fonte improbabile: "ambienti vicini ai servizi occidentali". Intanto e' stata quasi completata l' installazione dei missili Patriot in Turchia ai confini con la Siria, al momento del loro arrivo ci sono state proteste e sono stati arrestati 25 dimostranti turchi.
Nei giorni di Natale aveva fatto molto clamore la notizia di una strage nella città di Halfaya causata da un bombardamento governativo su mille persone che stavano facendo la fila per acquistare pane. Un articolo di M.Correggia, che e' circolato molto sul web, aveva contestato incongruenze nella ricostruzione dell' accaduto e la mancanza di prove mettendo in dubbio la completa veridicità dell' episodio. link
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1240
Dopo qualche giorno è giunta la conferma che su quanto successo ci sono versioni contrastanti anche negli stessi ambienti dell' opposizione e uno dei racconti che circolano parla di 47 morti, inizialmente la tv al Arabya aveva parlato di 300 vittime, quasi tutti combattenti islamici del Fronte Al Nusra rimasti uccisi dopo un attacco ad una base governativa. Nella zona non ci sarebbe stata nessuna panetteria, che infatti non era visibile nei video dove invece si poteva notare la presenza di soli uomini adulti tra le vittime.
INCONTRI DIVERSI PREVISTI NEL PROSSIMO FUTURO
KUWAIT:CONFERENZA SUI PROFUGHI IL 30 GENNAIO: a metà mese è stata nuovamente annunciata in Kuwait per il 30 gennaio una conferenza di paesi donatori sul tema dei rifugiati siriani. Un primo annuncio era stato fatto attorno al 20 dicembre ed avevo capito erroneamente che l' evento fosse previsto a fine 2012. Anche Putin aveva proposto di ospitare in Russia un incontro sullo stesso tema. Vedremo a fine mese quale sarà l' importanza effettiva di questo evento.
A ROMA, ENTRO MARZO, IL PROSSIMO INCONTRO DEI PAESI "AMICI DELLA SIRIA":
il prossimo incontro dei paesi "amici della Siria" e' previsto nel primo trimestre del 2013 a Roma, ancora non e' stata definita la data della riunione.
ROMA, 3 FEBBRAIO: "LA SIRIA NON RACCONTATA" Incontro organizzato dall' Associazione Umanista Convergenza delle Culture, Roma, via Galilei 57, ore 17.00. Testimonianze dalla Siria accompagnate da musica e cucina siriane.
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1275
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mercoledì 24 ottobre 2012
27 ottobre, tutti al No Monti Day - Giu' le mani dalla Siria !
Comunicato della Redazione di Sibialiria
Il 27 ottobre saremo a Roma per manifestare, insieme a migliaia di altri compagni, per dire No al Governo Monti e alle sue politiche liberiste, dettate dalla BCE e dalla finanza internazionale, che hanno già provocato precarietà, licenziamenti, disoccupazione, povertà, privatizzazioni… E, sopratutto, per portare avanti le parole d´ordine dell´appello “Giù le mani dalla Siria”, firmato, questa estate, da numerose organizzazioni, inclusa la nostra
Avremmo voluto che nel documento che indice il No Monti Day, sin dall´inizio della campagna di mobilitazione, ci fosse stato anche un chiaro ed inequivocabile No alle politiche belliciste del Governo Monti e, in particolare, alla guerra per procura che, con gli alleati euro-atlantici e le petro-monarchie, sta conducendo contro la Siria; un´altra guerra – come quella alla Libia – mai discussa o approvata in Parlamento e finora condotta finanziando e riconoscendo ufficialmente i banditi del CNS come “unici rappresentanti del popolo siriano”, imponendo sanzioni che stanno affamando il popolo siriano, spalleggiando l´entrata in guerra della Turchia e, last but not least, impedendo a tre parlamentari siriani di incontrare loro colleghi italiani.
A tal riguardo abbiamo invitato il Comitato promotore del No Monti Day ad inserire nel comunicato di convocazione della manifestazione una riga che condannasse quanto il Governo Monti sta facendo contro la Siria. Al momento non abbiamo ancora ricevuto risposta ma, considerando la nostra dichiarata volontà di contribuire in modo unitario alla mobilitazione e la sensibilità dei compagni che, pur tra diverse sensibilità, animano il Comitato promotore del No Monti Day, restiamo in fiduciosa attesa.
Ci auguriamo di vedere i cittadini siriani sfilare nel corteo del 27, magari dietro il nostro striscione, “No alle politiche imperialiste del Governo Monti – Giù le mani dalla Siria”, così come ci auguriamo di vedere al nostro fianco le organizzazioni firmatarie dell’appello “Giù le mani dalla Siria”.
www.sibialiria.org
http://napolinowar.wordpress.com/2012/10/24/27-ottobre-tutti-al-no-monti-day-giu-le-mani-dalla-siria/
martedì 16 ottobre 2012
Siria, le notizie della settimana dal 7 al 13 ottobre 2012
BRAHIMI PRESTO IN EUROPA E A DAMASCO, MA ORA IL SUO SILENZIO AIUTA LA GUERRA.
Ladhkar Brahimi, incaricato di ONU e Lega Araba per la crisi siriana, aveva annunciato un suo piano di pace dopo il dibattito generale all’ Assemblea delle Nazioni Unite terminato il 1° ottobre. Ancora non si e’ saputo niente in proposito tanto che alcuni giornalisti hanno chiesto al Segretario generale dell’ ONU, Ban Ki moon, quali fossero i progetti di Brahimi per cercare una soluzione politica alla tragica situazione siriana. Ban ha annunciato prossimi colloqui del diplomatico algerino in alcune capitali dell’ Unione Europea e una successiva missione a Damasco. Ma in questo momento l’ assenza di Brahimi dal teatro dell’ informazione sulla crisi e’ un grosso regalo ai paesi occidentali, alle petromonarchie e all’ opposizione del CNS, cioe’ ai tre soggetti principali che non vogliono mediazioni. Nello stesso tempo e’ forse una trappola insidiosa per l’ attuale governo siriano che sembra illudersi talvolta di poter sconfiggere militarmente i “terroristi” e vede il negoziato come l' ammissione che la crisi siriana non e’ stata provocata solamente da un complotto esterno. Perche’ il silenzio sarebbe un regalo? Perche’Brahimi, se, anche senza presentare ancora un piano dettagliato, avesse fatto conoscere almeno delle linee guida di un progetto, avrebbe costretto tutti gli attori in campo a pronunciarsi ed a scoprire qualcosa delle proprie intenzioni. In questa situazione invece si sono pronunciati solo coloro che sono veramente a favore di una soluzione negoziata: Russia, Iran, Cina, opposizione interna, Egitto e alcuni paesi confinanti come Iraq e Giordania. Gli altri soggetti sono riusciti, senza troppe difficolta’, a non schierarsi ed a spargere un interessato pessimismo sulle trattative che ancora neanche partono.
CNS SI RIUNIRA’ PROSSIMAMENTE IN QATAR, LA FRANCIA PREME PER UN GOVERNO PROVVISORIO CHE RICONOSCEREBBE SUBITO.
Il CNS si riunira’ nei prossimi giorni in Qatar e la Francia preme per la creazione di un governo provvisorio in esilio che riconoscerebbe immediatamente. L’ opposizione siriana e’ finora divisa e la nascita di un governo provvisorio sarebbe una forzatura che e’ stata per ora impossibile. Se riuscisse sarebbe pero’ un passo pericoloso verso l’ irreversibilita’ dello scontro armato tra le parti. Quindi stiamo attenti a eventuali movimenti della Farnesina nella stessa direzione………..
AEREO DIROTTATO DA F-16 TURCHI, SOLO UN ATTACCO ALL’ IMMAGINE DELLA RUSSIA ?
Il caso dell’ aereo di linea siriano, proveniente da Mosca e costretto ad atterrare in Turchia da manovre di alcuni caccia F-16, sta scomparendo velocemente dalle informazioni internazionali. In un primo momento i media hanno riportato con grande convinzione le posizioni del governo turco: “trovate armi a bordo dell’ aereo, l’ operazione e’ stata completamente legittima e legale”. Queste tesi pero’ non appaiono convincenti, la Russia non ha mai interrotto la collaborazione tecnico-militare con la Siria e potrebbe importare nel paese di Damasco materiale militare attraverso altri canali. La legalita’ dell’ operazione appare inoltre poco credibile anche alle persone digiune di diritto internazionale. Tutto sparisce, purtroppo, troppo velocemente dall’ informazione e spero che Siria e Russia insistano per approfondire l’ episodio. L’ unico effetto reale di questo dirottamento e’ stato per ora il rinvio della visita di Putin in Turchia prevista per questa settimana. Una coincidenza casuale? In settimana l’ Osservatore Romano aveva un vistoso titolo a meta’ della prima pagina: “La Russia auspica la pace “. Anche la Chiesa Cattolica teme molto l’ attuale guerra che potrebbe dare ulteriore spazio a gruppi religiosi estremisti. La Russia viene indicata dai media occidentali come paese che “..impedisce all’ ONU di fermare il massacro siriano..” ma nei fatti ha appoggiato quasi completamente il piano Annan. Ha posto solo il veto alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza perche’ le riteneva unilaterali e un passo necessario per arrivare, eventualmente, a un intervento militare straniero in Siria. Inoltre negli ultimi giorni ha fatto pressione sulla Siria, almeno in due occasioni, perche’ tenesse con Ankara rapporti non apertamente ostili. Insomma la Russia e’ il paese piu’ impegnato ed interessato (anche se la pace e’ interesse di tutti, anche di chi vuole la guerra) ad una soluzione negoziata della crisi e la Nato con i suoi alleati forse teme che il suo attivismo si saldi ai desideri di pace (o alla paura della guerra) della Chiesa cattolica e dell’ opposizione interna.
L’UNIONE EUROPEA CRITICA LA TURCHIA SUI DIRITTI “FONDAMENTALI”
Questo e’ l’ incipit di un articolo del Corriere della Sera, edizione on line, che descrive la critica dell’Unione Europea alla Turchia sui diritti umani, al link finale potete leggere l’ articolo integrale: “ Un rapporto duro, il più duro degli ultimi anni, quello che l’Unione Europa ha pubblicato ieri sulla Turchia. Troppi giornalisti, sindacalisti, politici curdi, studenti, militari sono in detenzione preventiva, accusati di presunto “terrorismo”; troppe limitazioni alla libertà di espressione e di stampa; crescente intolleranza verso le minoranze religiose e l’irrisolta questione curda. Un quadro fosco che non è piaciuto ad Ankara: il ministro per l’Europa, Egemen Bagis, ha riassunto parlando di “una grossa delusione”. http://lepersoneeladignita.corriere.it/2012/10/11/la-ue-critica-la-turchia-passi-indietro-sui-diritti-fondamentali/
LE VIOLENZE E GLI SCONTRI ARMATI.
La tensione al confine turco-siriano rimane anche in questa settimana al centro della scena. Le scaramucce alla frontiera non si sono mai fermate o almeno non si sono fermate le segnalazioni di episodi di tensione e sono state compiute da entrambi gli eserciti numerose manovre e contromanovre di mezzi militari, in cielo ed in terra. Secondo i media occidentali il governo siriano avrebbe attaccato con violenza la provincia di Homs per sconfiggere definitivamente i ribelli in questa zona ma questo articolo dalla Siria, di fonte filogovernativa, da' informazioni di taglio diverso: http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=980 . Da Aleppo invece interessante questo reportage di Francesca Borri dal Fatto Quotidiano: http://www.contropiano.org/it/archivio-news/documenti/item/11825-cronache-dalla-siria-reportage-da-aleppo . Ha avuto abbastanza eco la notizia della presenza di 150 militari statunitensi al confine sirio-giordano, giustificata dalla necessita’ di eventuali manovre contro armi chimiche, ma nello stesso confine da settimane era stata annunciata la presenza anche di truppe francesi per aiutare ad affrontare l’ emergenza umanitaria. Intanto proseguono gli scontri che coinvolgono il territorio libanese, anche se un colpo isolato proveniente dall’ esercito governativo si merita un titolo sui media, mentre l’ uccisione di cittadini siriani da parte di gruppi armati sunniti rimane una notizia semi-clandestina.
MARTEDI’ NEL DIBATTITO TV ROMNEY CHIEDERA’ AD OBAMA DELLA DICHIARAZIONE GIURATA DEL DIPARTIMENTO DI STATO ?
Negli Stati Uniti e’ stata aperta un‘ inchiesta parlamentare sull’ assalto dell’ 11 settembre all’ ambasciata di Bengasi che e’ costato la vita all’ambasciatore Stevens. Nell’ ambito di questa inchiesta si e’ gia’ avuta una testimonianza del Dipartimento di Stato che, sotto giuramento, ha confermato di avere fatto nel periodo precedente l'episodio la richiesta di un rinforzo delle misure di sicurezza, richiesta che non e’ stata accettata. Il candidato democratico alla vice-presidenza Bilden in un dibattito televisivo e’ “inciampato” su questo tema negando quello che rappresentanti del Dipartimento di Stato hanno dichiarato sotto giuramento e Romny in persona e’ intervenuto a sottolineare la gravita’ di questa contraddizione. Hillary Clinton e Obama sono attaccati anche per avere dato delle versioni diverse sull’ episodio dell’11 settembre: prima hanno parlato di una protesta, per il film blasfemo su Maometto, sfuggita di mano, in seguito hanno denunciato un’ azione preordinata di Al Qaeda. Martedi’ ci sara’ un dibattito televiso tra Romney ed Obama e probabilmente il candidato repubblicano non perdera’ occasione per incalzare il democratico sulla dichiarazione contrastante con il Dipartimento di Stato e per l’ incertezza generale dimostrata in tutta la vicenda. Ma sara’ per noi molto interessante soprattutto il dibattito tra i due candidati del 22 ottobre, interamente dedicato alla politica estera.
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1020
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domenica 23 settembre 2012
Siria, le notizie della settimana dal 16 al 22 settembre 2012
IN SETTIMANA QUASI ASSENTI SUI MEDIA LE NOTIZIE SULLA GUERRA SIRIANA
Le vicende che hanno interessato il mondo islamico negli ultimi dieci giorni hanno provocato il ritorno in secondo piano delle notizie dalla Siria. Altri temi riempiono gli spazi delle notizie dall’estero e forse non e’ancora chiaro cosa cambiera', se qualcosa cambiera’, nella guerra civile dopo l’assalto di Bengasi.
Cosi’e’passata quasi inosservata la presentazione del rapporto ONU sui diritti umani avvenuta lunedi’a Ginevra, mentre a meta’agosto aveva avuto molto spazio sui media la pubblicazione sul web dello stesso documento. Le ragioni di questa diversa visibilita’ potrebbero essere piu’di una, ma non mi aspettavo che la notizia fosse assente persino sul Corriere della Sera e Repubblica.
In un altro momento avrebbe avuto un eco enorme anche la notizia giovedi’di decine di morti per l’esplosione nella provincia medio orientale di Raqq di un serbatoio di carburanti colpito dall’aviazione governativa, ma anch’essa e’ stata ignorata da quasi tutti i giornali.
LA SIRIA TORNERA ’AL CENTRO DELL’ ATTENZIONE DA LUNEDI’ CON IL DIBATTITO GENERALE ALL’ASSEMBLEA ONU
Il 18 settembre e’stata inagurata la 67ma sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e dal 25 settembre al 1 ottobre si svolgera’ il dibattito generale sui temi che l’Assemblea trattera’nei prossimi mesi. Saranno presenti molti capi di stato e di governo e la Siria sara’ “..in testa all’ agenda “. Brahimi sfruttera’la presenza di molti interlocutori importanti per colloqui sulla crisi siriana e dopo questi incontri mettera’ a punto un suo piano per arrivare alla cessazione degli scontri armati.
LA MEDIAZIONE DI BRAIHMI
Dal 1 settembre il diplomatico algerino Lakhdar Brahimi ha iniziato ufficialmente il suo lavoro di mediazione nella crisi siriana su incarico dell’Onu e della Lega Araba. Contemporaneamente le Nazioni Unite hanno inaugurato un loro ufficio a Damasco per seguire piu’da vicino la situazione e lo stesso mediatore vorrebbe svolgere per quanto possibile il suo lavoro in quella sede.
Ban Ki moon in settimana non si e’dichiarato ottimista sulla mediazione e teme che Assad e l’opposizione siano determinati a combattere fino alla fine e che siano inadatti a trovare una soluzione diversa dall’ uso delle armi.
Comunque Brahimi ha iniziato la sua opera incontrando Assad nella giornata di sabato della passata settimana. Successivamente ha avuto dei colloqui con l’opposizione; a Damasco con gli esponenti residenti in Siria, mentre i capi dell’opposizione piu’ intransigente, impegnata anche nella lotta armata, sono stati sentiti via Skype dalle localita’estere dove si trovano attualmente.
L’ incaricato ONU e’ volato quindi al Cairo dove ha visto il capo della Lega Araba, al Araby, ed ha assistito all’ incontro del gruppo di contatto regionale formato da Turchia, Egitto, Iran ed Arabia Saudita. Quest’ultima era pero’assente all' appuntamento, ufficialmente perche’ il ministro degli esteri e’ancora convalescente dopo un intervento chirurgico.
Dal 25 settembre al 1 ottobre Braihmi incontrera’ molti capi di stato e ministri a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e a questo punto, dopo aver sentito tutti i paesi interessati alla vicenda, preparera’un piano di pace.
Ricordo che USA e Russia avevano espresso l’intenzione di arrivare ad una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza ma hanno sempre opinioni diverse sul suo contenuto. La Stampa di Torino ha scritto che negli ambienti diplomatici si parla anche della possibilita’di un intervento militare occidentale senza consenso delle Nazioni Unite.
Vedremo entro poche settimane quale sara’ il prossimo tentativo diplomatico e come si concilieranno le diverse posizioni dei soggetti coinvolti.
VENERDI’ VOTO SUL RAPPORTO SUI DIRITTI UMANI E CRIMINI DI GUERRA
Il percorso del documento sui diritti umani in Siria, presentato a Ginevra la scorsa settimana, non e’ancora terminato e venerdi’ ci sara’ un voto. Aggiungo quindi qualche elemento sull’ inchiesta perche’ in questa occasione potrebbe tornare sulle prime pagine dei giornali.
Il rapporto dichiara che le forze governative o filogovernative e i gruppi armati dell’ opposizione hanno compiuti crimini di guerra, la cui gravita’questa volta e’stata definita equivalente. La parte governativa e’stata accusata anche di crimini contro l’umanita’. Ricordo che su www.SibiaLiria.org e’ presente un approfondimento critico su questo rapporto dove si spiega come spesso le attribuzioni di responsabilita’non siano supportate da prove. Nelle dichiarazioni riportate dalla stampa il presidente della commissione Pinheiro sembra confermare questo giudizio, spiegando per esempio che esiste una lista di persone sospettate di crimini ma che questa non e’stata resa pubblica perche’le prove di questo rapporto sono di uno standard minore rispetto alle prove di un processo penale.
COME GESTIRA’ LA FRANCIA LE POSIZIONI PRESE SU CRISI SIRIANA E CRISI CON IL MONDO ISLAMICO. ?
La Francia nelle ultime settimane, oltre che nella crisi siriana, si e’ trovata coinvolta anche nelle vicende che hanno interessato la religione islamica, mettendosi in una posizione potenzialmente conflittuale con soggetti che sono suoi alleati nella guerra civile tra Assad e gli oppositori. Il governo francese e’quello che piu’si e’esposto in dichiarazioni favorevoli ad un intervento militare occidentale in Siria ed e’stato il piu’ fermo anche nel non accettare alcuna limitazione per le pubblicazioni accusate di oltraggio alla religione islamica, in nome della liberta’ di espressione, impedendo pero’ ogni manifestazione di protesta e di richiesta di interventi governativi contro la circolazione di quanto ritenuto offensivo.
Personalmente ritengo le posizioni del governo francese ostili nei confronti dei fedeli musulmani che sono in Francia almeno 4-5 milioni. Sabato 15 settembre abbiamo visto a Parigi 150 persone fermate dalla polizia perche’ la loro manifestazione non era stata permessa, mentre venerdi’ a Roma centinaia di persone hanno manifestato e pregato in piazza della Repubblica in un clima tranquillissimo, riuscendo anche a spiegare ai giornalisti che non manifestavano per odio verso l’Occidente ma facevano una richiesta precisa: bloccare la circolazione di film e vignette offensive.
Comunque l’Associazione Siriana per la liberta’, vicina al CNS e impegnata in prima linea contro Assad in alleanza con il governo francese, ha presentato una denuncia per incitamento all’odio razziale per la pubblicazione delle vignette raffiguranti Maometto sul giornale satirico Charlie Hebdo. Contemporaneamente i Fratelli Musulmani egiziani, che si sono proposti di fatto come riferimento per tutti i nemici di Assad, hanno chiesto ufficialmente al governo francese di intervenire contro la pubblicazione delle vignette cosi’ come sono intervenuti contro la pubblicazione delle foto della principessa Kate.
CONCLUSA LA VISITA DI BENEDETTO XVI IN LIBANO
Per concludere sulla visita di-Benedetto XVI riporto alcune parole pronunciate dal Pontefice all’ Angelus del 16 settembre a Beirut :
“….Possa Dio concedere al vostro paese, alla Siria e al Medio Oriente, il dono della pace dei cuori, il silenzio delle armi e la cessazione di ogni violenza ! Possano gli uomini comprendere che sono tutti fratelli….”
Il ministro Riccardi ,in una intervista su Avvenire, ha commentato la visita in Libano di Benedetto XVI sottolineando:
“… la forza del suo messaggio di fronte all’atteggiamento di una comunita’ internazionale che davanti, per esempio, alla crisi siriana, o assiste impotente per mesi e mesi o dice che ci vuole l’intervento militare. Il Papa invece……ha delineato l’assetto umano di un nuovo Medio Oriente....basato sul valore del vivere insieme tra diversi. In questo ha anticipato di molto l’Occidente, indicando chiaramente la strada.”
ALCUNE COMUNITA’ CRISTIANE HANNO FORMATO GRUPPI ARMATI DI DIFESA
Sono nate alcune milizie cristiane per proteggere le loro comunita’ dalle violenze causate da gruppi armati che agiscono al di fuori di ogni regola e gerarchia. I vescovi locali si sono espressi contro la scelta ed hanno invitato alla calma ma questo non ha impedito l’organizzazione di una difesa armata.
Le milizie sono nate soprattutto nelle comunita’ greca-ortodossa e armena, sono state denominate “Comitati popolari dissuasivi” e avrebbero un ruolo di vigilanza e di sentinella per la loro gente.
Questi gruppi sono presenti nella comunita’ cristiana della cosiddetta “Valle dei Cristiani” nel centro storico di Aleppo, nel quartiere di Damasco “Jaramana” e nelle citta’ di Qusayr e Rebleh dell’area di Homs.
ESERCITAZIONE DI ISRAELE SUL GOLAN E NERVOSISMO DELLA TURCHIA
Sull’ altopiano del Golan, territorio siriano occupato da Israele nel 1967, si e’svolta un’ esercitazione dell’esercito israeliano. Alcune decine di riservisti sono stati convocati telefonicamente dopo la fine del Capodanno ebraico e sono stati portati con elicotteri verso gli attuali confini con la Siria.
Un portavoce militare ha precisato che l’esercitazione era prevista e non e’dovuta agli sviluppi recenti della crisi nello stato confinante. Quindici giorni orsono un’esercitazione analoga dell’esercito di Tel Aviv era avvenuta ai confini con il Libano.
Manovre e nervosismo anche in Turchia che si trova in difficolta’ essendo coinvolta nel conflitto siriano, in diversi ruoli, probabilmente piu’di quanto prevedesse. Ospita infatti profughi siriani in fuga dalla guerra, gruppi armati dell’opposizione ad Assad e con queste sue scelte ha provocato la collaborazione tra la guerriglia curda e il governo siriano. Oscilla quindi tra la richiesta di maggior impegno agli alleati occidentali e la paura di destabilizzare ancora di piu’ la situazione al confine siriano.
http://www.sibialiria.org/wordpress/?page_id=939
domenica 10 giugno 2012
M.Correggia-Massacri attiraNato,Cuba, Miami, il Cns
Massacri attiraNato, Cuba, Miami, il Cns
di Marinella Correggia
Come in un ritornello ogni giorno da mesi la più grande agenzia stampa del mondo - la Reuters- ritualmente travisa le dichiarazioni dell’Onu, pure non certo favorevoli al regime siriano. Facendo di tutto per indurre l’opinione pubblica mondiale ad accettare o meglio a chiedere un intervento armato in Siria, continua a ripetere che “secondo l’Onu” le forze di Assad hanno ucciso diecimila persone, e che, “secondo il governo di Damasco”, sono stati uccisi anche 2.600 fra soldati e altre forze dell’ordine. In realtà la stessa Onu non si è mai espressa in questi termini, parlando sempre di “vittime della violenza in Siria”; dove con tutta evidenza gli scontri non sono fra un regime e manifestanti pacifici ma fra due (o più) parti armate, e a questi si aggiungono attentati e stragi.
Con questo depistamento quotidiano che vede Reuters in prima fila, di fronte a ogni nuovo massacro in Siria – l’ultimo nella località Al Kubeir, villaggio di Mazraf, regione di Hama, non è chiaro il numero dei morti ma fra di loro donne e bambini – nessuno si chiede a chi giovi, nessuno si chiede se non sia espressione di un tragico odio settario, o se ci siano squadroni della morte, e tutti continuano a dare per buona una sola delle due versioni: quella dell’opposizione armata e del Cns (Consiglio nazionale siriano) che continuano a chiedere interventi militari dall’esterno (questo ha ri-chiesto a Obama giorni fa un colonnello delle forze “ribelli” siriane, parlando da località non precisata all’Independent e ribadendo di aver rotto il cessate il fuoco. Del resto Qatar e Arabia Saudita, e gli occidentali, che sostengono l’opposizione anche armata, non hanno mai sostenuto davvero il piano di Annan).
I “ribelli” fanno davvero di tutto per attirare le bombe, o almeno ancora più aiuti. Il giornalista britannico Alex Thomson che è a capo dei corrispondenti di Channel 4 (non certo amica del regime: qualcuna ricorda il video fabbricato sui “medici siriani che torturano manifestanti feriti”?) sostiene che durante il suo viaggio in Siria i ribelli siriani lo hanno lasciato in una zona considerata terra di nessuno vicino al confine libanese, sperando che le forze del governo gli sparassero. Thomson ha scritto su un blog che una scorta ribelle ha guidato lui, il suo autista e il suo traduttore in un vicolo cieco in una “free-fire zone” vicino alla città di Qusair. Thomson sostiene che era “piuttosto chiaro che i ribelli ci avessero deliberatamente messo in posizione per essere bersagliati dall’esercito siriano”, aggiungendo che se lui e i suoi colleghi fossero stati colpiti tale episodio si sarebbe rivelato uno strumento di propaganda per i ribelli. In una e-mail, Thomson ha scritto che “in alcun modo” è possibile scambiare i fatti di oggi per un incidente (LaPresse News, riportato da http://economia.virgilio.it/notizie/economia/siria_giornalista_gb_ribelli_volevano_farci_sparare_da_esercito,35227622.html ).
Forse occorrerebbero ascoltare i consigli di Cuba. L’isola ha una certa esperienza di lotta al terrorismo (del quale è stata vittima) e di opposizione alle guerre occidentali (nel 1990 fu l’unico paese, membro di turno del Consiglio di Sicurezza, a votare contro l’ultimatum all’Iraq). E il suo rappresentante permanente all’Onu, ambasciatore Rodolfo Reyes Rodriguez, il primo giugno durante la 19ma sessione speciale del Consiglio dei diritti umani (Cuba è membro di turno) ha parlato chiaro (www.granma.cu/italiano/esteri/4-junio-intervento.html ). Ecco le sue parole: “Cuba condivide la preoccupazione per la perdita di vite innocenti in qualsiasi parte del mondo. In accordo con la posizione cubana di condanna del terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni, abbiamo condannato gli attentati terroristici perpetrati contro il popolo della Siria, che hanno provocato decine di morti e centinaia di feriti, ma sui quali questo Consiglio per i diritti umani non ha detto una sola parola. (…) Cuba esprime la sua solidarietà con le vittime e i loro familiari per i fatti di El-Houlah (l’ultimo massacro non era ancora avvenuto, ndr), ma il più elementare senso di giustizia deve impedire che si attribuiscano responsabilità a partire da semplici insinuazioni di parti interessate a promuovere la destabilizzazione e l’intervento militare straniero in Siria, per i quali i paesi della Nato dedicano notevoli risorse, finanziando e armando un’opposizione che soddisfi le loro ansie di cambio di regime in questo paese. (…)
Una guerra civile in Siria o un intervento di forze straniere seminerebbero una maggior distruzione e moltiplicherebbero i morti, destabilizzerebbero tutta la regione e avrebbero gravi conseguenze per i popoli del Medio Oriente. (…) Sono allarmanti i richiami di coloro che vogliono l’uso della forza, la violenza e l’intervento militare straniero in Siria e sono necessari più dialogo e una maggior volontà di negoziato. (…) La condotta di alcuni membri della NATO nella regione dell’Africa del nord e del Medio Oriente, i loro ingiustificabili bombardamenti, i crimini contro i civili indifesi e il silenzio complice di fronte alle azioni d’Israele contro il popolo palestinese, sostengono le tesi che non è precisamente la promozione e la protezione dei diritti umani la legittima motivazione del dibattito che oggi ci occupa. (…) Per questo la nostra più ferma posizione è che l’investigazione che si deve realizzare sul massacro di El-Houlah dovrà essere seria, credibile, trasparente e senza pregiudizi e non dovrà essere inquinata da motivazioni politiche: questa sarà l’unica forma per conoscere la verità. (…) Il ruolo della comunità internazionale è appoggiare ogni sforzo che contribuisca alla salvaguardia della pace e della stabilità in Siria”.
Va in ben altra direzione il patto stretto fra opposizione cubana e quella siriana, con un seminario al Biltmore Hotel di Coral Gables dell’1 all’8 maggio, scrive Jean Guy Allard (riportato su http://www.peacelink.it/sociale/a/36322.html ): “La Cia ha messo in atto un dispositivo di sabotaggio contro il piano di Annan e qualsiasi altro tentativo di pace in Siria. (…) Ricorrendo alla comunità cubano-americana che controlla a Miami, e agli oppositori siriani che vivono nello stesso territorio, i servizi di intelligence degli Stati Uniti hanno tentato di collegare Cuba ai disordini in corso in Siria, come “rivela” un dispaccio da Miami dell’agenzia di stampa spagnola Efe sui “dissidenti siriani e cubani che stanno creando un fronte per combattere Castro e El-Assad”.
L’ultimo massacro a al Kubeir è un fatto. Ma dovrebbe essere considerato un fatto importante anche chi l’ha fatto, alla vigilia di una riunione all’Onu e a due settimane da quando un altro massacro è stato attribuito dal coro mondiale all’esercito e a forze paramilitari. Il poligono (di tiro) dei buoni ha già emesso il verdetto. Le tivù internazionali trasmettono video e interventi di “testimoni” del massacro e ne chiamano altri al telefono: questi accusano esercito e shabiha (gli ormai famosi “miliziani pro-Assad”) di bombardamenti ed esecuzioni. Un uomo curiosamente precisa che nel villaggio “non c’erano mai state manifestazioni contro il regime”. E proprio il regime ne avrebbe ordinato la morte…
Però la tivù privata siriana Addunia ha intervistato http://www.youtube.com/user/SyriaTruthNetworkEN?feature=watch il medico legale che esaminando i corpi degli uccisi ha stabilito il momento probabile del decesso: quattro o cinque ore prima che le forze armate arrivassero sul luogo e ingaggiassero scontri con i gruppi armati, dopo essere state chiamate dagli stessi abitanti. Alla tivù siriana alcuni degli abitanti della fattoria al Qubeyr e del villaggio di Maarzaaf hanno detto: “i terroristi armati hanno attaccato il villaggio alle dieci di mattina di mercoledi (6 giugno) sgozzando i bambini e le donne, il che ci ha spinti a fuggire al di fuori del villaggio”. Un’altra testimone ha affermato che gli uomini armati hanno terrorizzato gli abitanti del villaggio e li hanno scacciati dalle loro terre, distruggendo i loro raccolti agricoli, saccheggiandoli, e sgozzando i bambini e le donne.
Quanto al massacro di al Houla (due settimane fa), un giornalista russo della Anna News che si trovava nella zona durante il massacro ha raccontato quanto segue: “alle due di notte fra il 25 e il 26 maggio un grosso gruppo di armati catturano la cittadina di al Houla dopo averla attaccata da nordest. Vengono da Ar-Rastan, da Farlaha, da Akraba e da al Houla e sono aiutati da gangster locali. Una volta presi i checkpoint nel centro della cittadina, uccidono membri di famiglie non schierate con l’opposizione e fra queste molte del gruppo Al-Sayed, fra i quali 20 bambini; e la famiglia degli Abdul Razzak, usando coltelli e pistole. Poi l’opposizione accusa l’esercito. Durante l’attacco, gli armati perdono 25 uomini”.
Fonte http://www.sibialiria.org/
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mercoledì 28 marzo 2012
Eroi partigiani ? I nostri alleati locali di cinque guerre in venti anni- di M.Correggia
Eroi partigiani”? i “nostri” alleati locali di cinque guerre in venti anni
di Marinella Correggia
Sono stati molti i dittatori filoccidentali appoggiati dagli Usa in nome dell’aurea regola “è un figlio di, ma è il nostrofiglio di”, come ebbe a dire il presidente Franklin Delano Roosevelt del dittatore nicaraguense Somoza.
Quando poi accade che l’Occidente debba rovesciare un regime (dittatoriale o meno) inviso da sempre o caduto in disgrazia, allora subentrano altri “nostri figli di puttana”: i presunti rivoluzionari locali. E’ successo più volte dal 1991. La tragedia è che mentre i dittatori filoccidentali erano odiati da quella galassia pacifista/movimentista/ong di persone impegnate contro la guerra, le ingiustizie internazionali e la violazione dei diritti umani, ebbene questa stessa galassia più volte ha preso lucciole per lanterne quanto ai locali “nemici dei dittatori”. Gli occidentali sono incapaci di fare rivoluzioni a casa loro; e tentano “rivoluzioni per procura”. Ma scelgono male. Prendono regolarmente per “partigiani della libertà” quelli che ben presto si rivelano un’accozzaglia del peggio. Non solo: si affidano agli stessi soggetti locali che sono sponsorizzati dall’Impero. Magari invocando giustificazioni per assurdo (della serie: “beh, se è dovuta intervenire la Natoper aiutare i ribelli in Libia, anche se sappiamo che la Natoha fini propri, i ribelli hanno i loro, è l’eterogenesi dei fini“).
Naturalmente i governi occidentali interessati a defenestrare a turno i “dittatori che uccidono il loro stesso popolo” (se uccidessero un altro popolo sarebbe meglio o peggio?, vien da chiedersi davanti a questa frase collaudata) hanno tutto l’interesse a spacciare i loro interventi armati diretti e indiretti per “protezione delle popolazioni civili e disarmate in rivolta” e per “so9stegno alla democrazia”. E a eleggere i loro protetti locali a “legittimi rappresentanti” di un intero popolo, sia esso schierato con la rivolta oppure no.
E’ successo in tutte e cinque le guerre occidentali per ragioni geostrategiche. En passant è poi successo anche senza guerre, con l’infinità di rivoluzioni “colorate” soprattutto nell’Est europeo e con i tentati colpi di stato (si pensi a quello contro il “dittatore” Chavez del Venezuela, eletto un’infinità di volte). E sta succedendo in Siria. E, prima, in Libia, in Afghanistan, in Iraq.
Siria: Fides, Human Rights Watch e perfino Foreign Affairs…
Recenti notizie dalla Siria: pulizia etnica, torture, assassini, rapimenti. Le accuse che da un anno si rivolgono al governo e all’esercito, che da un anno starebbero reprimendo atrocemente una “rivoluzione disarmata o che al massimo si autodifende” (come sostiene il leader del Consiglio nazionale siriano Bhuran Ghalioun)? No. Si parla di crimini compiuti dall’opposizione armata. E non lo dice “il regime di Damasco”. Lo dicono rispettivamente un’agenzia cattolica e una multinazionale dei diritti umani.
L’agenzia cattolica Fides, leggiamo su Contropiano, riprende l’allarme lanciato dalla chiesa ortodossa siriana e il 21 marzo parla di “Pulizia etnica a Homs. Bande di mercenari di Al Qaeda provenienti da Libia e Iraq e appartenenti alla brigata Faruq vicina ad Al Qaeda cacciano decine di migliaia di cristiani dalle loro case di Homs senza permettere loro di portare nulla. I militanti jihadisti avrebbero già espulso il 90% dei cristiani di Homs. Andando casa per casa nei quartieri di Hamydiya e Bustan al-Diwan.
Dal canto suo l’organizzazione statunitense Human Rights Watch, autrice in dicembre di un lungo rapporto di denuncia del governo siriano (redatto solo sulla base di interviste a disertori e oppositori), stavolta sulla base di video e di denunce di residenti riferisce di torture mortali, rapimenti e perfino di una impiccagione compiuti da gruppi vicini all’Esercito siriano libero (la galassia dell’opposizione armata che ha un rapporto di collaborazione con il Cns). Insomma le stesse grandi Ong, che come i media occidentali mainstream sono stati strumenti di propaganda di vari governi nel produrre una escalation della crisi e nel demonizzare il regime” (http://english.al-akhbar.com/content/new-phase-syria-crisis-dealmaking-toward-exit), scoprono improvvisamente che l’opposizione compie atti contro i diritti umani. Parlare di “rivoluzione siriana”, poi, sembra fuori luogo. E molto reale pare invece l’ipotesi del complotto straniero da parte di Stati Uniti, Israele e alcuni paesi arabi contro l’asse Tehran-Damasco-Hezbollah, ritenuto l’unico vero ostacolo all’egemonia americana e israeliana in Medio Oriente (http://www.foreignaffairs.com/articles/137338/patrick-seale/assad-family-values?page=show). Della rivolta di oggi contro Bashar Assad i Fratelli musulmani sembrano essere stati i principali destinatari di armi e finanziamenti da parte di Libia, Qatar, e altri, ed essere aiutati da jihadisti arrivati da fuori e che comunque operano sotto l’ombrello del Syrian National Council...............
L' articolo integrale si puo' leggere su http://www.sibialiria.org/
di Marinella Correggia
Sono stati molti i dittatori filoccidentali appoggiati dagli Usa in nome dell’aurea regola “è un figlio di, ma è il nostrofiglio di”, come ebbe a dire il presidente Franklin Delano Roosevelt del dittatore nicaraguense Somoza.
Quando poi accade che l’Occidente debba rovesciare un regime (dittatoriale o meno) inviso da sempre o caduto in disgrazia, allora subentrano altri “nostri figli di puttana”: i presunti rivoluzionari locali. E’ successo più volte dal 1991. La tragedia è che mentre i dittatori filoccidentali erano odiati da quella galassia pacifista/movimentista/ong di persone impegnate contro la guerra, le ingiustizie internazionali e la violazione dei diritti umani, ebbene questa stessa galassia più volte ha preso lucciole per lanterne quanto ai locali “nemici dei dittatori”. Gli occidentali sono incapaci di fare rivoluzioni a casa loro; e tentano “rivoluzioni per procura”. Ma scelgono male. Prendono regolarmente per “partigiani della libertà” quelli che ben presto si rivelano un’accozzaglia del peggio. Non solo: si affidano agli stessi soggetti locali che sono sponsorizzati dall’Impero. Magari invocando giustificazioni per assurdo (della serie: “beh, se è dovuta intervenire la Natoper aiutare i ribelli in Libia, anche se sappiamo che la Natoha fini propri, i ribelli hanno i loro, è l’eterogenesi dei fini“).
Naturalmente i governi occidentali interessati a defenestrare a turno i “dittatori che uccidono il loro stesso popolo” (se uccidessero un altro popolo sarebbe meglio o peggio?, vien da chiedersi davanti a questa frase collaudata) hanno tutto l’interesse a spacciare i loro interventi armati diretti e indiretti per “protezione delle popolazioni civili e disarmate in rivolta” e per “so9stegno alla democrazia”. E a eleggere i loro protetti locali a “legittimi rappresentanti” di un intero popolo, sia esso schierato con la rivolta oppure no.
E’ successo in tutte e cinque le guerre occidentali per ragioni geostrategiche. En passant è poi successo anche senza guerre, con l’infinità di rivoluzioni “colorate” soprattutto nell’Est europeo e con i tentati colpi di stato (si pensi a quello contro il “dittatore” Chavez del Venezuela, eletto un’infinità di volte). E sta succedendo in Siria. E, prima, in Libia, in Afghanistan, in Iraq.
Siria: Fides, Human Rights Watch e perfino Foreign Affairs…
Recenti notizie dalla Siria: pulizia etnica, torture, assassini, rapimenti. Le accuse che da un anno si rivolgono al governo e all’esercito, che da un anno starebbero reprimendo atrocemente una “rivoluzione disarmata o che al massimo si autodifende” (come sostiene il leader del Consiglio nazionale siriano Bhuran Ghalioun)? No. Si parla di crimini compiuti dall’opposizione armata. E non lo dice “il regime di Damasco”. Lo dicono rispettivamente un’agenzia cattolica e una multinazionale dei diritti umani.
L’agenzia cattolica Fides, leggiamo su Contropiano, riprende l’allarme lanciato dalla chiesa ortodossa siriana e il 21 marzo parla di “Pulizia etnica a Homs. Bande di mercenari di Al Qaeda provenienti da Libia e Iraq e appartenenti alla brigata Faruq vicina ad Al Qaeda cacciano decine di migliaia di cristiani dalle loro case di Homs senza permettere loro di portare nulla. I militanti jihadisti avrebbero già espulso il 90% dei cristiani di Homs. Andando casa per casa nei quartieri di Hamydiya e Bustan al-Diwan.
Dal canto suo l’organizzazione statunitense Human Rights Watch, autrice in dicembre di un lungo rapporto di denuncia del governo siriano (redatto solo sulla base di interviste a disertori e oppositori), stavolta sulla base di video e di denunce di residenti riferisce di torture mortali, rapimenti e perfino di una impiccagione compiuti da gruppi vicini all’Esercito siriano libero (la galassia dell’opposizione armata che ha un rapporto di collaborazione con il Cns). Insomma le stesse grandi Ong, che come i media occidentali mainstream sono stati strumenti di propaganda di vari governi nel produrre una escalation della crisi e nel demonizzare il regime” (http://english.al-akhbar.com/content/new-phase-syria-crisis-dealmaking-toward-exit), scoprono improvvisamente che l’opposizione compie atti contro i diritti umani. Parlare di “rivoluzione siriana”, poi, sembra fuori luogo. E molto reale pare invece l’ipotesi del complotto straniero da parte di Stati Uniti, Israele e alcuni paesi arabi contro l’asse Tehran-Damasco-Hezbollah, ritenuto l’unico vero ostacolo all’egemonia americana e israeliana in Medio Oriente (http://www.foreignaffairs.com/articles/137338/patrick-seale/assad-family-values?page=show). Della rivolta di oggi contro Bashar Assad i Fratelli musulmani sembrano essere stati i principali destinatari di armi e finanziamenti da parte di Libia, Qatar, e altri, ed essere aiutati da jihadisti arrivati da fuori e che comunque operano sotto l’ombrello del Syrian National Council...............
L' articolo integrale si puo' leggere su http://www.sibialiria.org/
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domenica 11 marzo 2012
Sibialiria, un sito di informazione sulla crisi siriana che fara' parlare di se' oltre le solite nicchie di controinformazione.
Segnalo un nuovo sito http://www.sibialiria.org/ , dove sono proposti articoli, inchieste e la traduzione di interessanti documenti sulla situazione siriana. In questo nuovo spazio,creato da pochissimi giorni, viene proposto anche molto materiale prodotto nelle ultime settimane.
Sono sicuro che il sito fara' parlare di se' oltre le solite nicchie dove negli ultimi mesi sono circolate notizie sulla guerra libica e sulla preparazione alla guerra siriana. Speriamo che sia utile ad evitare qualche nuova guerra ma avrebbe un risultato eccezionale anche se servisse a salvare una sola vita.
I contributi piu' recenti e piu' importanti :
-una inchiesta di Marinella Correggia " Cosa e' successo ad Homs ? "
-la traduzione del rapporto degli Osservatori in Siria della Lega Araba
-la traduzione di un documento del Partito Comunista Siriano che propone un percorso per una uscita dalla crisi siriana la meno cruenta possibile.
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