giovedì 7 febbraio 2013

Infoenergia, un mio nuovo blog sulla rivoluzione energetica



Infoenergia: cosa vuol essere questo blog

Post n°1 pubblicato il 07 Febbraio 2013 da marcopa1957
Questo blog vuole informare sulla rivoluzione energetica cercando di orientare il lettore su un tema dove c'e' assenza di informazione, molta propaganda e tanta confusione.
Per farlo parto da alcune tesi, ancora tutte da dimostrare, ma delle quali in questo momento sono convintissimo.
Le tesi
-La rivoluzione energetica sarà velocissima, molto più di quanto, oggi nel 2013, tutti ci aspettiamo.
-L' informazione avrà un ruolo fondamentale sotto molti aspetti.
-La società che ruota attorno alla rivoluzione energetica è divisa in compartimenti stagni , ogni gruppo ignora informazioni conosciute da altri ambienti.
-Un' informazione migliore, che arrivi in tagli e modi diversi, può accelerare di moltissimo la rivoluzione.
La tecnologia attuale sarebbe già sufficiente ad un cambio di paradigma e molta altra nascerà e si adatterà nel corso della rivoluzione. Mio obiettivo sarà far circolare l' informazione sull' energia in modo adeguato per quantità, qualità, taglio, e per informazione non intendo solo quella sui vari media ma anche conferenze, volantini, seminari.
Vedremo se saprò cogliere qualche argomento/leva per sollevare meglio questa enorme rivoluzione energetica.

Marco Palombo

il blog è consultabile al link:
blog.libero.it/infoenergia/


sabato 2 febbraio 2013

3 febbraio, la Siria non raccontata,incontro a Roma organizzato dall' Associazione Convergenza delle Culture


La Siria non raccontata

Domenica 3 febbraio, dalle ore 17,

presso gli spazi del Cielo Sopra l'Esquilino a Via Galilei 57 a Roma  (vicino la fermata della metro Manzoni),

l'associazione Convergenza delle Culture organizza un incontro dedicato alla Siria e all'attuale contesto socio-politico che sta attraversando.

Nuovi spunti di riflessione nasceranno dall'incontro di più esperienze.

A raccontare la Siria saranno una coppia italo-siriana, gli attivisti della rete No War e i membri di Convergenza delle Culture.

Verrà inoltre presentata la testimonianza di Madre Agnès de la Croix, suora attivista in Siria, di cui verrà proiettata un'interessante intervista.

Scopo dell'iniziativa è creare una nuova occasione per confrontarsi e informarsi su un tema delicato e complesso,

spesso raccontato a una voce sola: la Siria e ciò che nel paese si sta vivendo ed affrontando.

Locandina: http://tinyurl.com/siria-3-feb

lunedì 28 gennaio 2013

Siria, le notizie dal 26 dicembre 2012 al 27 gennaio 2013

Da www.sibialiria.org

SIRIA, LE NOTIZIE DAL 26 DICEMBRE 2012 AL 27 GENNAIO 2013

GUERRA IN SIRIA DI NUOVO IN SECONDO PIANO A CAUSA DELLA GUERRA FRANCESE IN MALI

Per vari motivi nelle ultime settimane non ho potuto scrivere il mio consueto notiziario sulla crisi siriana ma ho voluto assolutamente inviare queste righe sull' ultimo mese perche' la guerra in Mali ha nuovamente fatto passare in secondo piano sui media la guerra in Siria e perchè la continuità dell' informazione è una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per capire quello che sta avvenendo nel paese mediorientale ormai da quasi due anni.

A CHE PUNTO E' LA RICERCA DI UNA SOLUZIONE NEGOZIATA ALLA CRISI E ALLA GUERRA SIRIANA

Negli ultimi dieci giorni del 2012 l' incaricato dell'ONU e della Lega Araba Brahimi ha illustrato alle parti coinvolte nel conflitto siriano, e il 27 dicembre anche all' opinione pubblica mondiale, un suo piano di pace.

La proposta è stata resa pubblica in una conferenza stampa a Damasco ed e' basata sulle conclusioni approvate alla Conferenza di Pace di Ginevra il 30 giugno 2012 a cui parteciparono i cinque paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU e alcune potenze regionali del Medio Oriente.

Il piano di Brahimi prevede un governo di transizione composto da forze di opposizione e forze che invece in questo momento sostengono il governo siriano. Assad rimane Presidente della Repubblica fino alle prossime elezioni presidenziali previste nel 2014, ma in questa scadenza elettorale non deve presentare la propria candidatura e deve abbandonare la vita politica siriana. Assad ha rifiutato questa prospettiva continuando a sostenere che solo i siriani possono scegliere il loro futuro e la Russia condivide questo giudizio. L' opposizione della Coalizione Siriana ha respinto a sua volta il piano perche' questo coordinamento non prende neanche in considerazione l' idea di trattare con Assad e quindi nemmeno discute la possibilità di lasciarlo Presidente anche se solo per un anno.

Comunque a fine 2012 a Mosca, Damasco e il Cairo, si sono svolti una serie di incontri, alcuni dei quali su iniziativa russa, per discutere questa proposta e come portarla avanti. Brahimi ha incontrato al Cairo Khatib, leader della Coalizione Siriana (22 dicembre), a Damasco ha visto Assad (24 dic.) e il ministro degli esteri siriano ( 25 dic.). A Mosca diplomatici russi hanno parlato con il vice ministro degli esteri siriano (26 dic.), il ministro degli esteri russo Lavrov ha incontrato il suo collega egiziano Amri (27 dic.) e Brahimi ( 29 dic.).

La Russia ha cercato di incontrare anche la Coalizione Siriana ma il suo leader Khatib ha rifiutato Mosca come sede del colloquio ed ha suggerito la capitale di un paese arabo, nei giorni successivi però non si è avuta più nessuna notizia di questo eventuale incontro.

IL 6 GENNAIO ASSAD HA PROPOSTO UN SUO PIANO DI PACE IN UN DISCORSO TELEVISIVO ALLA NAZIONE

Domenica 6 gennaio Assad ha presentato un suo percorso per una soluzione negoziata alla crisi, a questo link trovate un' ampia sintesi del suo discorso

http://www.marx21.it/internazionale/medio-oriente-e-nord-africa/8275-i-punti-salienti-del-discorso-di-bashar-al-assad-6-gennaio-2013-.html

La proposta del Presidente siriano è stata banalizzata, distorta e sostanzialmente respinta da tutti, compreso Brahimi, ma questa dava una forma ufficiale e strutturata a posizioni più volte espresse da lui e dal suo governo. Assad continua a definire l' opposizione armata come terrorista e ispirata dall' estero e considera molto marginale la partecipazione autenticamente siriana alla guerra, che rifiuta di chiamare civile.

Però non esclude, anzi auspica, di trattare con l' opposizione veramente siriana, anche se solo dopo che questa ha abbandonato le armi, e promette di non perseguire chi ha combattuto contro il suo governo e di discutere con tutti i siriani il futuro del paese. Ricordo che in questi due anni di crisi sono state varate alcune riforme politiche fondamentali e ufficialmente è stato riconosciuto il pluralismo politico.

Brahimi in pratica ha bocciato la proposta di Assad, chiedendo una discontinuità vera della situazione del paese e non di facciata. Di fatto ritiene chiusa l' era del Presidente e vuole discutere solo come sarà la sua uscita di scena che da per scontata, cosa che non fece a settembre al momento di iniziare il suo mandato.

INIZIATIVE E DICHIARAZIONI DELLE DIVERSE OPPOSIZIONI AD ASSAD

Attorno al 20 gennaio è saltata ad Istambul una riunione dell' opposizione siriana, definita solo così ma sicuramente considerando esclusivamente la Coalizione Nazionale, che avrebbe dovuto costituire un governo all' estero in contrapposizione a quello attuale di Damasco. Sono emersi contrasti nella formazione di questo esecutivo e una commissione di dieci persone preparerà una proposta che sarà discussa probabilmente a Parigi a fine gennaio. Tra i possibili presidenti di questo governo provvisorio si fa il nome di Haijab, ex premier fuggito all' estero l' estate scorsa.

Quasi contemporaneamente a Ginevra si riunirà il 28 gennaio l' opposizione siriana che non pratica la lotta armata e che auspica una Siria laica e democratica. Una riunione di questa area era prevista a Roma, presso la Comunità di Sant' Egidio, il 17-18 dicembre 2012, ma forti pressioni, probabilmente del governo italiano, hanno indotto la comunità romana ad annullare l' incontro con la motivazione che questo avrebbe disturbato il summit del 12 dicembre in Marocco dei paesi "Amici della Siria".

A questo link un intervista che spiega le posizioni di questa opposizione non riconosciuta dai paesi occidentali :

http://www.pressenza.com/it/2013/01/per-una-siria-democratica-e-uno-stato-basato-sulla-cittadinanza/

Su Le Monde è stata pubblicata un' intervista al generale siriano Tlass fuggito all' estero alcuni mesi fa e indicato in alcuni momenti come un possibile leader nella Siria post Assad. Il generale prospetta diversi scenari ma afferma nettamente che "...se il caos sconfiggerà Assad, il caos rimarrà anche nel dopo Assad.." e indica come via di uscita una mediazione tra le componenti più moderate delle opposizioni e delle forze che sostengono in questo momento il governo siriano, facendo una significativa distinzione tra l' opposizione che si trova all' estero, l' opposizione che combatte con le armi e l' opposizione che è rimasta ad operare all' interno del territorio siriano, auspicando la partecipazione di tutte queste forze alla transizione. Un giudizio che sconfessa la legittimazione della Coalizione Nazionale come unica rappresentante del popolo siriano, posizione tenuta ferma dai paesi occidentali.

COSA E' SUCCESSO IN QUESTO MESE NEL PAESE

Anche se nelle ultime settimane sono diminuite le notizie di scontri armati in Siria non sembra diminuità l' intensità della violenza tanto che attorno a metà gennaio in una settimana sono stati annunciati 800 morti a causa della guerra. In un solo episodio nella Universita' di Aleppo sono morte 80 persone, quasi tutti studenti, e sulle responsabilità dell'accaduto anche questa volta ci sono reciproche accuse tra l' esercito siriano e i ribelli ed entrambe le parti hanno imputato la strage alla controparte. 70 persone sono rimaste uccise invece in scontri nel nord del paese tra curdi e gruppi dell' opposizione armata. I curdi sono stati individuati questa volta come appartenenti al partito comunista curdo PKK che opera in Turchia, i ribelli come combattenti islamici. Su Le Monde è apparsa nuovamente la notizia di uso di armi chimiche da parte governativa nella provincia di Homs nel mese di dicembre, un' episodio dato per certo ma citando in modo generico una fonte improbabile: "ambienti vicini ai servizi occidentali". Intanto e' stata quasi completata l' installazione dei missili Patriot in Turchia ai confini con la Siria, al momento del loro arrivo ci sono state proteste e sono stati arrestati 25 dimostranti turchi.

Nei giorni di Natale aveva fatto molto clamore la notizia di una strage nella città di Halfaya causata da un bombardamento governativo su mille persone che stavano facendo la fila per acquistare pane. Un articolo di M.Correggia, che e' circolato molto sul web, aveva contestato incongruenze nella ricostruzione dell' accaduto e la mancanza di prove mettendo in dubbio la completa veridicità dell' episodio. link

http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1240

Dopo qualche giorno è giunta la conferma che su quanto successo ci sono versioni contrastanti anche negli stessi ambienti dell' opposizione e uno dei racconti che circolano parla di 47 morti, inizialmente la tv al Arabya aveva parlato di 300 vittime, quasi tutti combattenti islamici del Fronte Al Nusra rimasti uccisi dopo un attacco ad una base governativa. Nella zona non ci sarebbe stata nessuna panetteria, che infatti non era visibile nei video dove invece si poteva notare la presenza di soli uomini adulti tra le vittime.

INCONTRI DIVERSI PREVISTI NEL PROSSIMO FUTURO

KUWAIT:CONFERENZA SUI PROFUGHI IL 30 GENNAIO: a metà mese è stata nuovamente annunciata in Kuwait per il 30 gennaio una conferenza di paesi donatori sul tema dei rifugiati siriani. Un primo annuncio era stato fatto attorno al 20 dicembre ed avevo capito erroneamente che l' evento fosse previsto a fine 2012. Anche Putin aveva proposto di ospitare in Russia un incontro sullo stesso tema. Vedremo a fine mese quale sarà l' importanza effettiva di questo evento.



A ROMA, ENTRO MARZO, IL PROSSIMO INCONTRO DEI PAESI "AMICI DELLA SIRIA":
il prossimo incontro dei paesi "amici della Siria" e' previsto nel primo trimestre del 2013 a Roma, ancora non e' stata definita la data della riunione.

ROMA, 3 FEBBRAIO: "LA SIRIA NON RACCONTATA" Incontro organizzato dall' Associazione Umanista Convergenza delle Culture, Roma, via Galilei 57, ore 17.00. Testimonianze dalla Siria accompagnate da musica e cucina siriane.

http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1275

mercoledì 23 gennaio 2013

Piattaforma Comunista: No all' intervento militare imperialista nel Mali ! No alla partecipazione italiana alla guerra neocoloniale !!!



Dal 10 gennaio è in corso nel Mali un intervento militare neocoloniale della Francia nella sua veste di «gendarme dell'Africa», sotto la copertura della vergognosa risoluzione 2085 approvata il 12 ottobre 2012 dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che ha legittimato questa aggressione facendo ancora una volta dell'ONU uno strumento dell'imperialismo.
Il presidente della Commisione Europea Barroso ha espresso il suo sostegno all'operazione, così come hanno fatto l'Inghilterra e la Germania.

In Italia il dimissionario governo Monti, in carica soltanto per l'ordinaria amministrazione, ha deciso anch'esso di dare il suo appoggio all'aggressione francese, in aperta violazione dell'art. 11 della nostra Costituzione. Ma incostituzionale è l'atto stesso con cui il governo ha deciso di intervenire: far partecipare l'Italia ad una guerra è «ordinaria amministrazione»? Si tratta di un fatto senza precedenti. L'Italia fornirà alle forze armate
francesi in azione nel Mali un cosiddetto «supporto logistico», cioè metterà a disposizione basi aeree sul territorio italiano, droni, aerei C-130 per il trasferimento di uomini, mezzi e materiali, e «addestratori militari».

Il pretesto di questa nuova guerra? Come al solito, la «lotta contro il terrorismo», per «la difesa della democrazia». Una menzogna che non può nascondere il carattere neocolonialista dell'intervento, il quale - come quelli già avvenuti nella Costa d'Avorio e in Libia - mira a tutelare gli interessi economici e strategici dell'imperialismo internazionale, in primo luogo di quello francese, per l'accesso alle risorse energetiche di cui è ricco l'ex impero africano (gas, petrolio, uranio, metalli preziosi…).
Hollande, che nasconde dietro una cortina fumogena “antiterrorista” i veri scopi di questa guerra, ha deciso di impegnare nel Mali alcune centinaia di militari francesi, mezzi blindati, aerei e droni. Dal 14 gennaio l'aviazione francese sta martellando con i caccia Rafale la parte settentrionale del paese. Nelle operazioni sono impegnate, oltre alle forze speciali francesi, agenti dei servizi di intelligence occidentali e soldati di alcuni paesi africani governati da fantocci dell’imperialismo.
Sono entrate in azione anche unità della Legione Straniera.

«La battaglia sarà lunga», ha detto il ministro della Difesa francese Le Drian. E Hollande ha dichiarato che la guerra potrà durare «anche più di quattro mesi». L'internazionalizzazione della guerra destabilizzerà l'intera regione. Migliaia di persone stanno fuggendo dai bombardamenti e dai luoghi di combattimento. Già 15000 rifugiati e 230 000 profughi sono la conseguenza degli scontri armati. L’intervento imperialista non risolverà gli immensi problemi economici, politici e sociali che hanno gettato nella miseria i popoli di quelle regioni, ma li peggiorerà. Su questo terreno agiscono i gruppi jihadisti (finanziati dalle monarchie reazionarie del Golfo) che hanno potuto installarsi nel Nord del paese, e minacciano altre regioni africane, solo a causa dell'immensa miseria generata dal sistema capitalista e dalla sua politica neocolonialista, di cui sono complici i regimi locali corrotti.

Piattaforma Comunista chiama alla mobilitazione contro l’intervento imperialista in Mali e appoggia fermamente i rivoluzionari e le forze democratiche e patriottiche maliane che si oppongono ad ogni intervento straniero nei loro territori e che lottano per un Mali unito, democratico e laico, in marcia verso il socialismo.
I problemi del Mali debbono essere risolti solo dal popolo maliano nel pieno esercizio della sua sovranità e senza ingerenze straniere.

NO AL TRASFERIMENTO DI UOMINI, MEZZI E «ADDESTRATORI MILITARI» ITALIANI NEL MALI E IN AFRICA !
NO ALLA CONCESSIONE DI BASI AEREE SUL TERRITORIO ITALIANO PER ATTACCHI CONTRO IL MALI E ALTRE REGIONI AFRICANE !
LOTTA RIVOLUZIONARIA, IN ITALIA E NEL MONDO, CONTRO L'IMPERIALISMO !

18.1.2013 Piattaforma Comunista

Sinistra Critica---Mali: l' Italia in un' altra guerra



Dichiarazione del Coordinamento nazionale di Sinistra Critica
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Dopo le guerre “che esportavano democrazia”, quelle “umanitarie”, le cosiddette “operazioni di polizia internazionale” siamo alla guerra “tecnica contro il terrorismo globale”. La guerra dei “tecnici” al governo con l’appoggio di centrodestra e centrosinistra. Un governo dimissionario che dovrebbe occuparsi solo “dell’ordinaria amministrazione” ha già deciso il sostegno politico e logistico alla guerra francese in Mali. Evidentemente la guerra è diventata di “ordinaria amministrazione”. Il sostegno logistico italiano all’intervento francese in Mali, con la messa a disposizione di corpi speciali e della base militare in Sicilia, non è una semplice “cooperazione militare”. E’ l’occasione per partecipare all’ennesima avventura neocoloniale in Africa.
Prima si sono devastati economicamente e socialmente i paesi africani con le famigerate politiche di “aggiustamento strutturale” imposte dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario internazionale, si è stretto il cappio del debito con tassi di interesse insostenibili poi ci si presenta come “salvatori” a bordo dei cacciabombardieri. Il governo socialista francese, in continuità con i precedenti, non ha nessuna intenzione di venir meno al proprio ruolo di gendarme nell’Africa subsahariana. L’Algeria, in posizione subordinata alla Francia, concede lo spazio aereo ai cacciabombardieri e mira ad allargare la sua influenza intervenendo militarmente provocando un massacro di ostaggi.
L’Italia non vuole essere esclusa dalla possibilità di partecipare al saccheggio delle risorse naturali del Mali e del vicino Niger, di avere voce in capitolo nel controllo politico di quei governi africani, di testare sul campo nuove tecnologie militari, di essere sempre in prima fila nelle guerre della NATO e della UE per “salvaguardare” il suo ruolo e la sua presenza internazionale. Dopo i massacri iracheni e afgani si apre un nuovo teatro di guerra con la scusa di debellare il pericolo “dell’islam jihadista” dopo averne, nei fatti, favorito l’insediamento nel nord del Mali.
Il Forum sociale mondiale tenutosi nel 2006 in Mali, a Bamako (nella foto), aveva avviato in quel paese un processo di ricomposizione sociale e associativo con la speranza di combattere le politiche di rapina esterne e la corruzione interna. Il governo, con il sostegno dei paesi europei (Francia in prima fila), degli Usa e della Cina, lo ha ostacolato, represso e infine neutralizzato. Questa è la situazione e chi ne farà le spese, ne sta già facendo le spese, con morte, distruzione e repressione saranno ancora una volta le popolazioni civili. Come in Iraq e in Afghanistan non è attraverso l’intervento militare che le popolazioni del nord del Mali verranno liberate da ogni fondamentalismo. La crisi incombe e non si vedono soluzioni credibili, ed ecco che riappare l’opzione militare, l’economia a mano armata. Si taglia tutto, dalle pensioni all’istruzione ma non la produzione dei caccia F35, del satellite Sicral, dell’elicottero Combact Sar, dei sommergibili U212; si continuano a finanziare le missioni militari all’estero con tutto il carico di morte e distruzione al seguito; e intanto il ministro “tecnico” Di Paola ottiene un disegno di legge che garantirà alle forze armate italiane certezza di finanziamenti per il prossimo decennio.
Sinistra Critica è totalmente contraria a qualsiasi sostegno italiano (politico o militare) alla guerra francese in mali; sostiene le forze progressiste maliane che si oppongono alla guerra schierandosi con decisione per l’immediato e completo ritiro delle truppe italiane da ogni scenario di guerra a partire dall’Afghanistan; è per una drastica riduzione delle spese militari; per lo scioglimento dei corpi speciali di pronto intervento, per la chiusura delle basi militari italiane all’estero e di quelle straniere in Italia; per l’uscita dell’Italia dalla Nato .
Non è questo mondo che vogliamo, ne vogliamo un altro.
Coordinamento nazionale Sinistra Critica

lunedì 14 gennaio 2013

Mad Max Style di Alfonso Navarra (Parte prima)


Mad Max Style
di Alfonso Navarra

·              Siamo già estinti e non lo sappiamo: è solo questione di tempo.
·              Ci siamo già piazzati sotto il culo le bombe ad orologeria della guerra nucleare e dell’inquinamento radioattivo (il ciclo produttivo atomico ci farà fuori lo stesso anche se un solo missile non dovesse essere mai sparato).
·              Ma abbiamo anche il vecchio sistema energetico fossile (petrolio, gas, carbone) che ci sta sconvolgendo il clima e che ci condurrà verso un ambiente invivibile.
·              Il petrolio tradizionale sta raggiungendo il picco? No problem, lo estraiamo per altri 50 anni attraverso il fracking dagli scisti bituminosi. E ci inquiniamo tutte le falde acquifere: berremo benzina al posto dell’acqua. Si parla di “America Saudita”: nel 2020 gli Stati Uniti diventeranno i primi produttori di petrolio nel mondo (grazie allo “shale oil”) con 11 milioni di barili al giorno di contro ai 9 milioni dell’Arabia.
·              L’Artico si scioglie per via delle troppe emissioni di CO2 ed altri gas serra? Che bello, possiamo estrarre da lì nuovo petrolio (i giacimenti polari sono 1/3 delle riserve) ed aumentare così le emissioni che faranno arrostire il Pianeta.
·              Nel mondo dell’effetto serra a + 7° C di aumento della temperatura media del Pianeta (da 15° a 22° C) l’umanità potrà popolare solo alcune zone vicino ai poli. Gli oceani butteranno fuori enormi zaffate di idrogeno esplosivo. I sopravvissuti saranno presumibilmente organizzati alla selvaggia, Mad Max Style (il film fantascientifico sull’umanità post-atomica). L’élite, come sempre, si sta già preoccupando di come condurre una vita a suo vedere comoda nei bunker sotterranei.
·              Tra le bombe ad orologeria non dimentichiamo nemmeno la Finanza, più che tossica, radioattiva: 600.000 miliardi di dollari di derivati che fanno incombere sulla nostra testa una iper-inflazione mai vista.

La morale della favola? Dobbiamo fare la rivoluzione!

L'intervento completo qui di seguito. E' un po' lungo quindi i frettolosi e gli impazienti sono avvisati...


E’ più facile che prima il mondo salti in aria piuttosto che si rinunci all’atomo.
L’unica soluzione? Una rivoluzione sociale basata sulla forza dell’unità popolare


Una risposta di Alfonso Navarra ad alcuni Scienziati per il disarmo
Fermiamo chi scherza col Fuoco Atomico c/o Campagna Osm-Dpn - via Mario Pichi 1, 20149 Milano
www.osmdpn.it


Non basta una spallata per fare cadere il nucleare nel mondo


·              Da esponenti degli scienziati per il disarmo ci viene rivolto l’invito: “Coordiniamoci a livello internazionale per dare l’ultima spallata al nucleare morente”.
·              La risposta da proporre deve, a nostro parere, mettere in guardia da ogni ottimismo facilone: “E’ più facile, secondo i dati razionali di cui disponiamo, che il mondo salti in aria prima. Gli interessi del sistema di cui il nucleare, nell’intreccio civile e militare, è espressione, sono potentissimi ed al momento dominanti”.
·              Chi crede nei limiti della ragione strumentale può – e deve - invece affidarsi all’ottimismo della volontà ed alle ragioni del cuore: nonostante tutto ciò che l’intelletto ristretto può calcolare e misurare, ce la faremo, supereremo dalla parte giusta il “crinale apocalittico” della Storia…

Fukushima ha bloccato il “rinascimento nucleare”

·              Nel 2008 si proclamava, al G20, il “Rinascimento nucleare”.
·              Dopo Fukushima il proclamato rilancio mondiale del nucleare è stato temporaneamente interrotto (e volevamo vedere!), le sconfitte dell’atomo riguardano principalmente Italia e Germania, ma i piani nucleari, pur ridimensionati, vanno avanti in tutto il mondo.
·              Gli USA hanno ripreso a costruire centrali atomiche.
·              I BRICS hanno i piani più massicci, la Cina in modo particolare.
·              In Europa le vecchie potenze, come Gran Bretagna e Francia, non si sognano affatto di rinunciare.
·              Lo stesso Giappone, pur interessato da un nuovo movimento popolare di massa anti-atomo, resta, con il nuovo governo appena eletto, nel circuito atomico.
·              Il fatto non deve meravigliare più di tanto se si considera che il Paese del Sol Levante è la principale “potenza nucleare latente”: in pochissimo tempo potrebbe dispiegare centinaia di testate e dispone della tecnologia missilistica per portarle a bersaglio.

In Europa via libera a 40 nuove centrali atomiche

·              Il programma Energy roadmap 2050, presentato a fine 2011  (15 dicembre 2011) dal commissario Ue per l'Energia Günther Oettinger prevede 40 nuove centrali atomiche entro il 2030.
·              Nel frattempo gli stress-test in materia di sicurezza sulle 143 centrali europee disposti da Bruxelles, hanno dato come responso, questa estate 2012, che solo 17 reattori francesi sono stati trovati con standard insufficienti.
·              Sono previste sovvenzioni alle multinazionali costruttrici degli impianti futuri.
·              L’UE ha anche distratto fondi dall’ambiente per finanziare ITER, progetto di ricerca che coinvolge 39 Paesi, per la fusione nucleare, a Cadarache, in Francia, costo stimato 12,8 miliardi di euro in 10 anni.
·              Sostenere la ricerca per l'energia nucleare, per Bruxelles è quindi una priorità, se non la priorità assoluta.
·              Per far smantellare agli Stati dell'Est i vecchi reattori di fabbricazione sovietica sono inoltre stati stanziati da Bruxelles altri 500 milioni di euro entro il 2020 per Bulgaria, Lituania e Slovacchia.
·             Per i tecnocrati europei, le ansie sulla pericolosità dei reattori sono superabili. E l'energia atomica è una risorsa che, a differenza delle vecchie centrali a carbone, permetterà di produrre grandi quantità di energia, libera dalle inquinanti emissioni di anidride carbonica e a basso costo.

Il nucleare è funzionale alla logica della potenza 

·              “The Second Nuclear Age” (Times Book, 2013) è il saggio di Paul Bracken, analista proveniente dalla scuola “realista” di Henry Kissinger, che ci ricorda il ruolo della capacità atomica nel sistema internazionale della potenza.
·              Bracken osserva che, diversamente dagli anni 1950 e 1960, con il ricordo di Hiroshima ancora fresco (e diversamente dalla vicenda euromissili degli anni 1980, aggiungerei) nell’opinione pubblica internazionale si è spenta ogni preoccupazione per tale minaccia.
·           Osserva: “Siete convinti che le armi nucleari non possano essere usate? Allora buona fortuna!”

La deterrenza atomica conserva un suo ruolo decisivo

·              La deterrenza nucleare, tanto per cominciare, è ancora considerata – dalla dottrina ufficiale NATO, ad esempio – “la massima garanzia di sicurezza”.
·              Gli Stati Uniti, anche con la presidenza Obama, mantengono il diritto di usare per primi l’arma atomica in un conflitto, continuando così a garantire l’ombrello nucleare americano per gli alleati, in primo luogo NATO.
·              La guerra nucleare preventiva, da incondizionata, nella versione di Bush, viene sottoposta da Obama a valutazioni di tipo giuridico: se forze americane venissero attaccate anche con armi chimiche da un Paese rispettoso del TNP, questi non riceverebbe una risposta atomica.
·              La forza militare ha un ruolo decisivo nei rapporti internazionali (si pensi a come condiziona il “mercato” dell’energia) ed il nucleare è il massimo della forza distruttiva dispiegabile e brandibile da parte di uno Stato.


mercoledì 9 gennaio 2013

Decreto missioni al Senato in commissioni Difesa e Affari Esteri riunite, giovedi' 10 gennaio.



(aggiornato alle ore 13 del 4 gennaio 2013)
4a COMMISSIONE (Difesa)

CONVOCAZIONI

(per l’elenco completo degli argomenti, nel cui ambito l’indicazione e la successione
possono cambiare nel corso della settimana, si veda l’ordine del giorno)

Settimana dal 7 all’11 gennaio 2013

Giovedi' 10 gennaio
ore 12

COMMISSIONI 3a E 4a RIUNITE - Affari esteri e Difesa
(Aula 4a Commissione)

SEDE REFERENTE
 ddl 3653 (decreto missioni). Esame

Relatori: sen. DINI (Affari esteri) e sen. DEL VECCHIO (Difesa)