mercoledì 5 settembre 2012

Ban Ki moon, Assemblea Generale ONU del 4 settembre: La soluzione della crisi siriana non verra' dalle armi ma dal dialogo e il rispetto dei diritti universali e della liberta' di tutti i siriani


Ban Ki-moon demande le soutien des États membre pour la résolution de la crise en Syrie.

4 septembre 2012 –
Le Secrétaire général des Nations Unies Ban Ki-moon a appelé mardi les États membres à apporter leur soutien au nouveau Représentant spécial conjoint des Nations Unies et de la Ligue des États arabes pour la crise en Syrie, Lakhdar Brahimi, qui vient de prendre ses fonctions « difficiles et essentielles » alors que le conflit en Syrie s'intensifie.Plus de 18.000 personnes, principalement des civils, ont été tués depuis le début de l'insurrection contre le régime syrien il y a presque 18 mois. Jeudi, le HCR a indiqué que 229.000 Syriens avaient fui leur pays et l'ONU estime que 2,5 millions de syriens ont besoin d'une aide humanitaire urgente.« Le conflit devient plus difficile à résoudre plus de temps il dure, et une solution politique devient de plus en plus difficile à trouver et la reconstruction de pays et de l'économie devient plus compliquée », a déclaré M. Ban lors d'une réunion à l'Assemblée générale: « C'est dans ce contexte que M. Brahimi prend ses fonctions. Je le remercie d'avoir accepté cette mission qui est considérable mais pas insurmontable.

 Pour réussir il a besoin de votre soutien pour aider les parties prenantes à comprendre qu'une solution ne viendra pas par les armes, mais par le dialogue et le respect des droits universels et la liberté de tous les syriens »,

 a-t-il ajouté.Au cours des deux dernières décennies, M. Brahimi, a occupé divers postes à responsabilité au sein du système des Nations Unies. Il reprend la responsabilité de l'ancien Secrétaire général de l'ONU Kofi Annan.« La résolution de cette crise n'est pas une tâche facile et elle est devenue de plus en plus difficile au cours des mois », a souligné M. Ban en précisant que la situation humanitaire est « grave et se détériore », aussi bien en Syrie que dans les pays voisins affectés par la crise.Suite à cette réunion, M. Brahimi se rendra au Caire pour des discussions avec le Secrétaire général de la Ligue des États arabes avant de se rendre prochainement dans la capitale syrienne Damas.M. Brahimi a déclaré qu'il a hâte de se rendre au plus vite à Damas ainsi que dans l'ensemble des pays qui sont en position d'aider à lancer un processus politique syrien.

« L'avenir de la Syrie sera bâtie par le peuple syrien et personne d'autre. Le soutien de la communauté est indispensable et urgent. Il ne sera efficace seulement si tout le monde s'accorde à travailler ensemble », a indiqué M. Brahimi.De son côté, le Président de l'Assemblée générale Nassir Abdulaziz Al-Nasser a souligné que l'Assemblée des 193 États membres de l'ONU avait choisie de ne pas rester silencieuse face aux tueries et massacres qui ont lieu en Syrie.

Il a rappelé les résolutions votées par l'Assemblée en février, en juin et en août qui condamnent fermement les violations systématiques des droits de l'homme et qui appellent au lancement d'un processus politique inclusif mené par les syriens eux-mêmes.« Aujourd'hui nous avons besoin d'actions significatives. Aujourd'hui, l'Assemblé générale doit faire tout son possible en accord avec la Carte de l'ONU pour aider le peuple syrien à sortir de consternante crise politique et la terrible perte de vies humaines dans leur nation », a dit M. Al-Nasser.
 http://www.un.org/apps/newsFr/storyF.asp?NewsID=28868&Cr=Syrie&Cr1=

martedì 4 settembre 2012

Siria-Video, Mussalaha presentata da madre Agnès de la Croix


Madre Agnès de la Croix, del monastero di Qara, parla della situazione siriana e presenta Mussalaha, ricinciliazione, un' iniziativa che si prefigge di riconciliare famiglie, tribu', diversi credi religiosi che in questo momento in Siria sono divisi nella guerra civile.

http://www.youtube.com/watch?v=gySpSQ43b7A

Il video e' a cura della redazione di www.sibialiria.org

domenica 2 settembre 2012

Il Movimento dei Non Allineati - un articolo di GianMarco Pisa, Prc Napoli


Non Allineati

di Gianmarco Pisa
responsabile Esteri e Pace, PRC Napoli

Molto bistrattato dalla propaganda “tutta occidentale” di un certo circuito informativo nel quale siamo immersi, eppure importante, per la sua storia e per ciò che può rappresentare ancor oggi nella “bilancia del potere” tra i vari Stati e Comunità di Stati all’interno della “Comunità Internazionale”, il Movimento dei Non Allineati è tornato di recente a fare sentire la propria voce.

Costituito formalmente nel 1961, ma lanciato idealmente con la celebre Conferenza di Bandung (Indonesia) del 1955, il Movimento dei Paesi Non Allineati rappresenta ancora oggi un’aggregazione multi-statuale e policentrica del tutto originale nel panorama mondiale. Pensiamo, per inquadrare i termini della questione, alle “organizzazioni di prossimità” che disciplinano e condizionano la politica interna e internazionale del nostro Paese, l’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica.

Il processo costituente dell’Unità Europea dura più di cinquant’anni, a far data dai Trattati di Roma del 1957 (che istituirono la Comunità Economica Europea) al Trattato di Lisbona del 2007 (versione consolidata: 358 articoli, 200 pagine)? Al contrario, il Movimento dei Non Allineati mantiene una struttura aperta e non si dedica a «costituzionalizzazioni» che vadano oltre dichiarazioni di orientamento, comunque sufficienti a stabilirne i principi ispiratori e i margini di iniziativa.

L’Alleanza Atlantica definisce in modo sempre più articolato e perentorio i termini della propria struttura e della propria organizzazione, fino a includere vere e proprie strutture secondarie (a partire dal noto programma PfP: Partnership for Peace), atte ad estendere i termini del comando e del controllo atlantico anche al di fuori dei confini del proprio tradizionale bacino di influenza? Viceversa, il Movimento dei Non Allineati non si è mai costituito in una organizzazione formale e rinnova i suoi statuti e i suoi orientamenti attraverso un sistema a turno di conferenze periodiche.

L’ultima delle quali è destinata a passare alla storia, al pari forse della Conferenza di Lusaka del 1970: questa volta, a poco più di cinquant’anni dalla prima conferenza tenuta a Belgrado su iniziativa di Tito e su impulso, alla pari di Tito, almeno anche di Nehru e di Nasser, la conferenza si è tenuta infatti a Teheran, si è svolta alla presenza di delegazioni provenienti da tutti i 120 Stati che costituiscono il Movimento e vi ha partecipato anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, oltre a trentaquattro capi di Stato e di Governo e varie delegazioni istituzionali di alto profilo.

In effetti, questa stessa è una “notizia nella notizia”: nella conferenza che segna il passaggio di consegne alla Presidenza, tra l’uscente Egitto, di Mohamed Morsi, leader dei Fratelli Musulmani, e l’entrante Iran sciita di Mahmoud Ahmadinejad, la presenza stessa (e le parole) del Segretario Generale, sullo sfondo degli sconvolgimenti che stanno scuotendo il panorama internazionale, tra venti di guerra contro l’Iran e un vero e proprio conflitto per procura in corso sul suolo siriano, ha costituito un passaggio di rilievo, sia dal punto di vista politico, sia sotto il profilo diplomatico.

Basti considerare che, nella sua dichiarazione, il Segretario Generale ha definito l’Iran un “attore cruciale” nella risoluzione della controversia siriana, ha ricordato che embarghi e “sanzioni unilaterali” contro Stati sovrani rappresentano altrettante violazioni del diritto e della giustizia internazionali e ha delineato il ruolo delle Nazioni Unite a tutela della pace e della sicurezza internazionali. Arduo, certamente, considerare tali dichiarazioni come l’annuncio, pur auspicabile, di un “cambio di rotta” nella linea, finora molto accondiscendente verso gli USA, di questo Segretariato Generale: eppure, tuttavia, qualcosa in più di semplici dichiarazioni di rito o di circostanza.

È questo, forse, uno dei tratti meglio caratterizzanti il lavoro profuso da questa recente (si è conclusa lo scorso 30 Agosto) sedicesima conferenza dei Paesi non-allineati, il cui documento finale, in linea con i principi ispiratori e il ben noto «spirito di Bandung» (rispetto dell’integrità e sovranità territoriale, non-aggressione, non-ingerenza negli affari interni, coesistenza pacifica e mutuo beneficio), ha inteso delineare una “road-map” per le sfide aperte di fronte a noi:

1. una rinnovata cooperazione internazionale per rispondere alle sfide della pace e della sicurezza, della protezione ambientale, del cambiamento climatico, delle migrazioni e delle grandi epidemie,

2. l’esigenza di rinnovare il processo decisionale internazionale, incapace com’è, oggi, di rispondere alle sfide della pace e della sicurezza mondiale (a partire dalla riforma del Consiglio di Sicurezza),

3. il rafforzamento del ruolo delle Nazioni Unite come attore globale di coordinamento delle attività degli Stati e delle Organizzazioni Internazionali sulle questioni-chiave di interesse generale,

4. la soluzione, necessaria e improcrastinabile, del conflitto palestinese, basato sulla fine dell’occupazione israeliana, il rispetto dei diritti inalienabili del popolo palestinese e uno Stato per la Palestina,

5. l’esigenza di intraprendere misure adeguate per contrastare il razzismo, la xenofobia, l’islamofobia, ogni forma di discriminazione e di vecchia e nuova schiavitù e il traffico degli esseri umani,

6. il rispetto del diritto internazionale e l’invito a non “usare” il Trattato di non-proliferazione nucleare come pretesto per azioni unilaterali o per legittimare gli arsenali nucleari delle grandi potenze,

7. e, unitamente alla condanna delle sanzioni degli USA contro la Siria, un appello alle parti coinvolte nella crisi siriana perché ne facilitino la soluzione negoziale e la missione di pace dell’ONU.

L’Iran conserverà la Presidenza di turno del Movimento sino al 2015. La prossima conferenza sarà in Venezuela, anche questa prevista nel 2015. C’è da augurarsi sia di buon auspicio, e che la road-map di Teheran viva nella diplomazia ufficiale e “non ufficiale” come una traccia di lavoro efficace per la pace nel mondo.

A partire dall’esigenza di rapporti equi, basati sul diritto e sulla giustizia. A partire dal Medio Oriente.

http://www.rifondazionenapoli.net/2012759/non-allineati.html

Madre Agnès a Radio3mondo, "La Siria vista dal basso", l' esperienza di Musallaha (riconciliazione)


Radio3mondo, la Siria vista dal basso


Una rete civile di siriani lavorano per arrivare alla pace prestando solidarietà alla popolazione che vive nel terrore, sotto il fuoco incrociato dei ribelli e delle truppe di Assad. Si chiama Mussalaha e significa "riconciliazione dal basso".
Nella puntata di Radio3Mondo in onda lunedì 3 settembre alle 11.30, Marina Lalovic ospiterà in studio Madre Agnès-Mariam de la Croix, Superiora greco cattolica di Qara, nel governatorato di Homs, in Italia per promuovere l'iniziativa della riconciliazione dal basso in Siria.

La suora ricorderà che, mentre continua la guerra civile in Siria e il bilancio dei morti viene drammaticamente aggiornato giorno dopo giorno, la comunità internazionale studia come uscire dall'impasse e l'Onu programma per il 4 settembre un nuovo summit con Lakdhar Brahimi, che ha preso il posto di Kofi Annan come inviato speciale delle Nazioni Unite per risolvere la crisi.

Ma in Siria, oltre a morire, si resiste e lo si fa "dal basso". Una rete civile di siriani lavorano per arrivare alla pace prestando solidarietà alla popolazione che vive nel terrore, sotto il fuoco incrociato dei ribelli e delle truppe di Assad. Si chiama Mussalaha e significa "riconciliazione dal basso". vmi 020915 Set 2012 (LaPresse News)

http://notizie.virgilio.it/notizie/spettacoli/tv/2012/09_settembre/02/radio3mondo_la_siria_vista_dal_basso,36275881.html

Germania, una manifestazione a Francoforte contro la guerra alla Siria


A questo link
http://rt.com/news/frankfurt-protest-syria-military-intervention-159/

e' possibile vedere foto e video della manifestazione.

Hands off Syria! Frankfurt protests against military intervention (VIDEO, PHOTOS)


The UN Security Council's push for a human corridor in Syria, which critics say could bring military intervention, has sparked protests in Germany. About 1,000 people gathered in Frankfurt demanding an end to foreign meddling in the Syrian conflict.

­A crowd of around 1,000 people have gathered in front of the Opera House in Frankfurt to demonstrate against foreign military intervention in Syria. They waved the flags of the Syrian government and signs with photos of Syrian President Bashar al-Assad.

They shouted slogans in favor of the president and his Baath Party.

A small group of anti-Assad protesters also appeared at the scene, prompting police to move in and separate the groups.

But the majority of the people came to the square to voice their support to the government and speak against military intervention, RT’s Peter Oliver reported from the scene.

“We are here to expose the lies about Syria that are being shown to the rest of the world,” one of the protesters told RT. “The dead that are being shown were killed by terrorists and blamed on Assad. They are sponsored by NATO, the US, Turkey and Qatar.”

Fonte www.rt.com

sabato 1 settembre 2012

36 ONG italiane scrivono a Terzi: in Siria aiuti non una nuova guerra umanitaria


Aiuti ai civili, non avvio della guerra «umanitaria»

Fonte: Domenico Chirico* - il manifesto

Sabato 01 Settembre 2012 07:43 -

SIRIA

36 Ong scrivono al ministro Giulio Terzi «Urge un tavolo di coordinamento tra azione del governo e Ong già sul campo» Il Ministro degli Esteri Terzi è intervenuto su la Repubblica facendo un pericoloso accostamento tra aiuti umanitari e sostegno del governo italiano all'opposizione siriana. Le Ong italiane che lavorano nella crisi umanitaria siriana, riunite nel Tavolo Mediterraneo e Medioriente **, hanno espresso forte preoccupazione per queste dichiarazioni, chiedendo una riunione urgente al Ministero ed un tavolo di coordinamento. Le Ong chiedono soprattutto di evitare che con posizioni simili si metta a repentaglio il lavoro quotidiano di molti operatori che con imparzialitàed indipendenza distribuiscono aiuti a tutti coloro che ne hanno bisogno. Chiedono anche che le scelte italiane per gli aiuti umanitari siano frutto di analisi sui bisogni e non dipendano da agende politiche.


È una presa di posizione importante delle Ong perché chiedono di non favorire un intervento armato e, di fatto, di non ripetere gli errori commessi, ad esempio, in Afghanistan ed Iraq. Paesi dove la confusione tra interventi umanitari ed azioni militari ha messo a rischio il lavoro di moltissimi operatori, identificati loro malgrado, con le scelte di guerra del governo italiano. La principale differenza da allora è che non ci sono soldi. Il Ministero degli Esteri ha speso poco per la crisi siriana,cercando di attingere ad aiuti umanitari già in magazzino e, di fatto, giocando un ruolo minimo rispetto ad altri paesi. Le organizzazioni italiane lavorano infatti con fondi propri o internazionali, senza alcun aiuto da parte del governo. In questo frangente ci si aspetterebbe almeno una sensibilità maggiore rispetto all'emergenza ed ai rischi che corrono gli operatori. I siriani rifugiati nei paesi della regione sono piùdei 180.000 ufficialmente registrati dall'Onu e la crisi peggiora ogni giorno.

Più di un anno di violenza e repressione da parte del regime di Assad e la guerra civile stanno facendo fuggire sempre piùpersone traumatizzate ed impoverite nei paesi confinanti. Paesi che non hanno una reale capacitàd'accoglienza. In Siria ci sono almeno un milione e mezzo di sfollati. L'arrivo dei rifugiati siriani in Libano ed Iraq mina degli equilibri giàmolto fragili, facendo correre molti rischi a chi opera per loro. Chi cerca di portare aiuti
direttamente in Siria, come alcuni fanno con cautela, rischia la vita. E' un lavoro importante che si cerca di fare mentre le superpotenze internazionali e regionali litigano sul destino della Siria e la gente muore e scappa ogni giorno. E' un lavoro difficile perchéil blocco di paesi anti-Assad sta rendendo Giordania, Iraq, Libano e Turchia le retrovie per l'opposizione armata, giocando sulla pelle dei profughi.

La sensibilità del Ministero degli Esteri sulla Siria potrebbe essere espressa anche con azioni puntuali e meno eclatanti, che peraltro sarebbero più rispettose del mandato tecnico e pro-tempore del governo. Rispondendo ad esempio positivamente alle sollecitazioni delle Ong. Attivando un sistema per la protezione degli attivisti per i diritti umani minacciati nel mondo arabo: dal Bahrain alla Siria stessa. In modo da rilasciare visti rapidi a chi rischia la vita per difendere i principi a cui anche la nostra costituzione èispirata. Promuovendo un'azione Europea per accogliere sul territorio dell'Unione i rifugiati siriani, con particolare attenzione ai rifugiati palestinesi, a cui èimpossibile scappare dalla Siria. Sostenendo le importanti iniziative di pace promosse da realtàdella società civile italiana come la Comunità di S.Egidio, che ha riunito a Roma a fine luglio l'opposizione non-armata siriana. Chi fa solidarietà sta lavorando da tempo. Speriamo che il Ministero, oltre alle dichiarazioni spericolate, accolga le richieste delle Ong e, soprattutto, cominci a considerare chi opera nella solidarietà non uno strumento dell'agenda politica, da rendere possibilmente embedded, ma soggetti portatori di valori, esperienze e conoscenze.

(* www.unponteper.it)
** La Piattaforma delle Ong Italiane in Medio Oriente ènata 18 anni fa per iniziativa di alcune ong italiane attive nel contesto dell'aiuto umanitario alle popolazioni vittime del conflitto israelo-palestinese. Ad essa aderiscono 36 tra ong e associazioni operanti nell'area Mediterranea e in quella Mediorientale

Articolo pubblicato da Il manifesto di sabato 1 settembre 2012
e "copiato" dal sito www.dirittiglobali.org

Siria, le notizie della settimana dal 26 agosto al 1 settembre


GLI SCONTRI

DARAYA Il ritrovamento sabato 25 agosto,dopo una settimana di violentissima battaglia, di centinaia di cadaveri a Daraya, citta’ a 10 chilometri dal centro di Damasco, e’ stato seguito nei giorni successivi da versioni discordanti che non hanno chiarito la dinamica della tragedia.

I primi resoconti sono arrivati da fonti diverse dell’ opposizione e parlavano di centinaia di morti dovute ad esecuzioni.Il numero variava a seconda dei racconti e alcuni media hanno fatto titoli su un massacro di 440 persone avvenuto nella giornata di sabato e fosse comuni di bambini. Alla versione dell’opposizione su esecuzioni sommarie effettuate da forze governative o filogovernative si e’ aggiuntoe il racconto diverso proposto dal giornalista inglese Robert Fisk che nei giorni successivi ha visitato la citta’ insieme a forze governative. Fisk ha scrittodi una storia di ostaggi catturati dall’ ESL per proporre uno scambio di prigionieri poi fallito ed ha detto di testimoni sicuri che gli uccisi appartenessero a famiglie filogovernative o addirittura fossero dipendenti statali uccisi proprio per questo motivo. Il suo giudizio e’ che sia impossibile chiarire una tragedia del genere, in una citta’ dove si continua a sparare in ogni strada.
Comunque l’ argomento non e’ chiuso e Ban Ki moon ha auspicato una commissione di inchiesta indipendente sull’accaduto.

NEI GIORNI SUCCESSIVI c’e’ stato un attentato, durante il funerale di due miliziani filogovernativi, che ha causato 27 morti in un quartiere abitato da Drusi e Cristiani, ambienti questi vicini al governo.
I ribelli hanno abbattuto un elicottero e un mig subito dopo il decollo. I piloti sarebbero stati catturati dopo essersi lanciati con il paracadute. Mentre ad Aleppo e’ stato saccheggiato l’ Arcivescovado greco-cattolico da “gruppi non identificati”.L’ arcivescovo Jean-Clement Jeanbarte’ e’ fuggito in Libano ed ha parlato di fondamentalisti arrivati ad Aleppo da Egitto,Libia, Turchia, Afghanistan e altri paesi ancora e di gruppi che tentano di innescare una guerra intercoffesionale.
Sul campo i rapporti di forza sono sempre favorevoli al governo ma migliora in alcune situazioni la qualita’ delle armi dell’ opposizione che soprattutto si avvale di un grandissimo supporto oltre i confini della Siria Come la presenza ad Istambul , rivelata dal Telegraph, di decine di siriani per addestrarsi all’uso dei mezzi di comunicazione forniti dall’ Occidente.

LA FRANCIA RICONOSCERA’ UN EVENTUALE NUOVO GOVERNO SIRIANO IN ESILIO

Questa dichiarazione e’ stata ritenuta da tutti poco importante ma indica l’ intenzione della Francia di puntare esclusivamente ad una sconfitta militare di Assad. Il riconoscimento di un governo di opposizione a quello ufficiale e’ un passaggio abituale nelle guerre civili e il suo scopo e’ sempre quello di aiutare apertamente chi vuole il cambio e creare situazioni di non ritorno.
Hollande ha inoltre dichiarato che e’ sufficiente il solo spostamento delle armi chimiche per giustificare l’intervento armato, mentre Terzi ha tenuto alla Farnesina un incontro sulla Siria dopo Assad ma non e’ stato diramato alcun comunicato. Il ministro degli esteri italianoin un intervento su Repubblica ha definito queste settimane un momento di svolta ed ha auspicato una rapida transizione politica.

AL VERTICE DEI PAESI NON ALLINEATI PRESENTATE ALTRE PROPOSTE DI PACE

Al vertice dei paesi non allineati, che si e’ concluso venerdi 31 agosto a Tehran, sono state prospettati alcuni piani per arrivare a fermare la violenza. Al summit ha partecipato anche Ban Ki moon che ha definito l’ Iran un soggetto importante per il processo di pace in Siria. La presenza a Tehran del segretario generale delle Nazioni Unite e’stata criticata da Israele e Stati Uniti che l’ hanno giudicata un grande aiuto all’ Iran contro l’ isolamento internazionale.
Il presidente egiziano Morsi nel suo intervento ha definito il governo di Assad un regime oppressivo, provocando l’ uscita dei delegati siriani dalla sala,l’ imbarazzo dei traduttori e la censura della notizia sui media iraniani. In compenso due giorni prima aveva dichiarato insieme alla Cina la sua contrarieta’ ad un intervento militare straniero e auspicato la ricerca di una soluzione politica.
Nei voti recenti all’ Assamblea Generale dell’ONU e alla Conferenza della Cooperazione Islamica, decine di paesi hanno condannato il comportamento di Assad dichiarando pero’nello stesso tempo la loro opposizione ad un intervento militare straniero.Quella egiziana non e’ dunque una posizione isolata e non coincide completamente con quella dell’ Occidente e dei paesi del Golfo. L’Egitto infatti ha ripetuto piu’ volte in altre sedi la proposta per un negoziato sulla crisi siriana tra i maggiori paesi della regione: Egitto,Turchia,Arabia Saudita e Iran
L’ Iran aveva proposto all’ assemblea una commissione composta da Egitto,Venezuela e Iran per avviare un dialogo tra le parti siriane in conflitto, ma l’ intervento di Morsi sembra aver bocciato questa ipotesi quasi sul nascere Al momento la Conferenza dei paesi non allineati si e’ pronunciata solo sull’appoggio al nuovo incaricato ONU Brahimi che il 4 settembre riferira’ i suoi propositi all’ Assemblea Generale dell’ ONU.
Nella dichiarazione finale della Conferenza non dovrebbe esserci nessuna posizione comune sulla Siria, sicuramente non c e’ negli articoli che annunciano questo documento conclusivo.

IL CONSIGLIO DI SICUREZZA DEL 30 AGOSTO SULL’ EMERGENZA UMANITARIA

Giovedi’ 30 agosto al Consiglio di Sicurezza Jan Eliasson, vice segretario generale delle Nazioni Unite e Antonio Guterres, alto commisario ONU per i rifugiati, hanno illustrato l’ emergenza umanitaria e la situazione dei profughi nei paesi vicini Il vice-segretario ha affermato che.i paesi che hanno influenza sul governo della Siria e sull’opposizione devono fare pressione per il cessate il fuoco e una composizione pacifica del conflitto.
I problemi dell’emergenza umanitaria sono il suo finanziamento e l’ accesso ai territori. Dei 180 milioni di dollari richiesti sono arrivati per ora solo il 50% e quanto alla richiesta di Francia, Gran Bretagna e Turchia di creare corridoi umanitari e zone cuscinetto,Jan Eliasson ha dichiarato che queste proposte “sollevano delle legittime preoccupazioni degne di essere prese in considerazione”.
Poco dopo in una conferenza stampa il ministro degli esteri francese Fabius ha pero’ detto di non escludere nessuna opzione per il futuro e che da subito saranno finanziati e aiutate in vari modi le zone “liberate”, territori che saranno proposti anche ai profughi come rifugio in alternativa all’ espatrio.
Quanto ai rifugiati Guterres ha elogiato per la collaborazione data Libano, Turchia e Giordania che ospitano decine di migliaia di siriani, ed ha raccomandato a tutte le parti in conflitto di fornire assistenza alla popolazione senza disciminazioni e continuare ad assistere anche i profughi palestinesi e iracheni presenti nel paese.

BREVISSIME
RIAPPARSO IN PUBBLICO IL VICE PRESIDENTE Farouk al Sahara, che era stato dato in fuga all’ estero e non si vedeva da alcune settimane.l’anziano politico sunnita ha partecipato ad un incontro con il ministro degli esteri iraniano ponendo fine alle voci sulla sua defezione alimentate apertamente da leader dell’ opposizione.
E’ PRIGIONIERO DELL’ ESERCITO GOVERNATIVO Austin Tice, il fotoreporter statunitense free lance del Washigton post del quale non si avevano notizie da dieci giorni.
ELEZIONI PRESIDENZIALI NEGLI STATI UNITI. Il duello presidenziale statunitense ignora per il momento i temi di politica estera, con qualche perplessita’ degli osservatori che vedono in arrivo scelte non facili come l’atteggiamento da tenere sulla minaccia israeliana di attaccare l’ Iran.e la crisi siriana.

Fonte  www.sibialiria.org