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domenica 30 settembre 2012

Siria, le notizie della settimana dal 23 al 29 settembre 2012



 A cura di Marco Palombo
 
IN ATTESA DEL PIANO DI PACE DI BRAIHMI
Ludhkar Braihmi, negoziatore per la crisi siriana su incarico di ONU e Lega Araba, aveva preannunciato la presentazione di un suo piano di pace dopo i colloqui che avrebbe avuto in settimana in occasione della inaugurazione della sessione della Assemblea Generale dell’ONU. Lunedi’al Consiglio di Sicurezza ha riferito sul lavoro compiuto fino a quel momento, mentre non sono stati resi noti altri colloqui che probabilmente sono avvenuti nei giorni successivi. Non ci sono stati comunicati ufficiali su quanto e’ stato detto al CdS e sappiamo solo quello che e’ trapelato da fonti diplomatiche. Braihmi avrebbe dichiarato che la situazione siriana e’ sempre piu’ critica, teme che Assad non voglia in questo momento una soluzione negoziata e che,secondo il governo, sono presenti nelle file dell’ opposizione almeno 5.000 combattenti stranieri. Quindi avrebbe espresso pessimismo sulla mediazione. Metto tutto al condizionale perche’non conosco quali fonti abbiamo riferito queste posizioni e diffondere pessimismo sulle possibilita’ del negoziato e’ un comportamento abituale di chi non  vuole una mediazione ma solo una soluzione militare.
 
INTANTO L’ITALIA LAVORA AD ALTRE SOLUZIONI IN MODO SEMI-CLANDESTINO
In settimana ero venuto a conoscenza, tramite il sito del giornale francese Liberation, di un incontro venerdi’ 28 settembre fra i paesi cosiddetti “Amici della Siria”. Nei giorni successivi non avevo letto piu’ niente su questo appuntamento ed anche un piccola ricerca con Google non aveva dato risultati. Ho trovato solo sabato sull’ edizione cartacea de La Stampa poche righe che riferivano su questo incontro, avvenuto ieri a New York e guidato dalla Clinton. Come annunciato il tema e’ stato “la riunificazione dell’ opposizione siriana” e per l’Italia ha partecipato il ministro degli Esteri Terzi.
Altre due riunioni di questo gruppo di paesi sono avvenute il 29 agosto a Roma e il 20 settembre in Olanda. L’ impegno del nostro paese coincide con le attivita’degli altri paesi Nato e delle petromonarchie e su questo percorso non vengono fornite molte informazioni.
 
DIFFICOLTA’ PER IL GRUPPO DI CONTATTO REGIONALE PROPOSTO DA MORSI
Battuta d’ arresto invece per il gruppo di contatto regionale che su proposta del presidente egiziano Morsi comprende Egitto, Iran, Arabia Saudita e Turchia. Dopo un primo incontro al Cairo, ce n’e’ stato un secondo, sempre in Egitto, ma con l’ assenza dell’Arabia Saudita, mentre un nuovo vertice previsto a New York e’ saltato per l’assenza del presidente turco Erdogan.
Se consideriamo che, prima dell’intervento del presidente iraniano all’Assemblea ONU, i rappresentanti USA sono usciti dall’aula, arriviamo facilmente alla conclusione che questa strada non e’ gradita a Washington e quindi non potra’ contare su un impegno convinto di Ankara e Riad.
Morsi nell’ intervento all’Assemblea si e’ dichiarato contrario a un intervento militare straniero, non seguendo quanto detto dall’Emiro del Qatar, ed ha indicato il piano di Braihmi come la strada principale per arrivare alla pace, obiettivo secondo il presidente egiziano che dovrebbe coincidere con una transizione politica a Damasco. Quindi Morsi condivide con i paesi occidentali e del Golfo l’ impegno per cambiare il governo siriano ma ha idee diverse sulla strada da percorrere.
 
GLI INTERVENTI ALL’ASSEMBLEA GENERALE
Sorvolo sugli interventi che hanno confermato le posizioni gia’ note. Segnalo un certo disinteresse di Obama al tema Siria, piu’ preoccupato di quanto possa incidere sulla campagna presidenziale la questione aperta tra Israele ed Iran, e l’ intervento del Qatar che ha parlato esplicitamente di possibile intervento militare dei paesi arabi. Questa dichiarazione e’ stata ridimensionata pero’ dal discorso di Morsi, contrario ad ogni intervento militare straniero, ed anche dall’ intervento della Giordania, paese confinante con la Siria, che ha definito la soluzione politica l’ unica strada da percorrere. Hollande ha confermato le sue posizioni, verbalmente piu’ aggressive degli altri paesi occidentali, ma anche la Francia e’ distratta da un’ altra crisi, quella del Mali, che in questo momento la interessa maggiormente.
 
VOTO AL CONSIGLIO ONU PER I DIRITTI UMANI E CARLA DEL PONTE ENTRA NELLA COMMISSIONE PINHEIRO.
Venerdi’ c’e’ stato il previsto voto sul rapporto della commissione CoI sui diritti umani in Siria. Su 47 paesi membri hanno votato contro Cuba, Cina e Russia e si sono astenuti India, Filippine e Uganda. A meta’ agosto la pubblicazione di questo rapporto aveva avuto un grande impatto mediatico, complice probabilmente anche il momento povero di notizie. La presentazione del rapporto e il voto del consiglio non hanno avuto lo stesso effetto ed hanno occupato meno spazio sui media. Il documento e’ stato criticato da piu’ ambienti perche’ contenente accuse non supportate da prove convincenti e l’ entrata nella commissione di Carla del Ponte, magistrata svizzera conosciuta per i suoi precedenti impegni ’nelle guerre della ex Jugoslavia, sembra confermare la necessita’ di aumentare l’ autorevolezza del lavoro della commisione.
 
NOTIZIE CONTRADDITTORIE SUGLI SCONTRI ARMATI
Negli ultimi giorni sono state segnalate centinaia di persone uccise negli scontri. Lo schema narrato, in gran parte da fonti dell’ opposizione, e’ sempre il solito: l’ esercito cerca di colpire gli insediamenti ribelli attaccando spesso con armi pesanti, ci sono attacchi improvvisi dei gruppi armati dell’ opposizione e atrocita’ da entrambe le parti. Da parte governativa ogni tanto trapela un certo ottimismo che fa temere a qualcuno che Assad speri sempre in una vittoria solo militare. Da mercoledi’ e’ in corso un attacco dell’ opposizione, prima a Damasco e poi ad Aleppo, una combinazione evidentemente programmata. A Damasco un attentato suicida, con l’esplosione di un furgone, ha causato qualche vittima. E’ avvenuto in una zona centrale, ben protetta, vicino ad obiettivi simbolici. Nella stessa giornata di mercoledi’e’ stato ucciso da un cecchino un giornalista televisivo iraniano mentre stava intervenendo sull’ episodio. Giovedi’ l’ attacco ad Aleppo, annunciato da un proclama diffuso da molti grandi media occidentali: “ Stasera Aleppo sara’ nostra “. Ci sono stati scontri durissimi ma gia’ venerdi’ l’ intensita’ dei combattimenti si era ridotta. A Rableh 280 cristiani sono stati sequestrati per 48 ore da gruppi armati dell’ opposizione, sono stati liberati dopo una trattativa e il quotidiano dei vescovi italiani Avvenire ha riportato vistosamente l’ episodio nella prima pagina. Non e’ il primo momento drammatico a Rableh dove vivono alcune migliaia di cristiani.
Ci sono stati segnali di difficolta’ dei ribelli.
Ne ha riferito il Tg3 (che non ha certo simpatia per Assad) e lo stesso attacco ad Aleppo e’ stato annunciato con la frase “Stasera Aleppo sara’ nostra o saremo sconfitti “, un tono diverso dagli abituali proclami di sicura vittoria. Inoltre e’ stata data notizia della defezione di 10 ex militari, tra i quali alcuni ufficiali, che combattevano con l’ESL e a Rableh alcuni sequestratori dei 280 cristiani, dopo le trattative per la liberazione degli ostaggi, sarebbero entrati tra i volontari di Mussalaha.
Non so quanto questi segnali siano casuali o indichino un momento di reale sbandamento delle forze di opposizione armata, comunque credo giusto parlarne perche’sono episodi tutti degli ultimi giorni.
 
INCONTRO A DAMASCO DI UNA CORRENTE DELL OPPOSIZIONE
Circa 20 partiti e forze di opposizione si sono riunite il 23 settembre a Damasco, in presenza degli ambasciatori di Cina, Russia, e Iran e alcuni rappresentanti, egiziani, algerini e di altri pasesi, nonostante l’ assenza dei tre leader del Comitato di Coordinamento delle Forze di Cambiamento Democratico Nazionale, sequesratati due giorni prima sulla strada dell’ aeroporto di Damasco di ritorno da un viaggio in Cina. A questo congresso hanno preso parte 200 membri dei movimenti di opposizione.
Le richieste:1)cambiamento politico verso la democrazia, deciso dai siriani, con i siriani e per gli interessi dei siriani. 2)stop alla violenza da tutte le parti. 3)Sara’ carico di Braihmi organizzare una Conferenza Internazionale per un trasferimento di potere politico senza interferenza straniera. 4)Dialogo con l’altra opposizione ma negoziando solo con il regime per un trasferimento di potere.

http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=958

sabato 8 settembre 2012

Siria, le notizie della settimana dal 2 all' 8 settembre 2012




GLI SCONTRI

Sabato e domenica della scorsa settimana i media hanno dedicato molto spazio ad una dichiarazione dell’opposizione siriana che annunciava attacchi ai principali aeroporti, in primo luogo Aleppo e Damasco, perche’ usati anche dall’ aviazione militare e dava 72 ore di tempo alle compagnie aeree che ancora collegano la Siria per interrompere le proprie attivita’. Passati questi tre giorni gli aeroporti si sarebbero trasformati in campi di battaglia.

Si temeva l’ inizio di una nuova escalation militare dei ribelli ma dopo sette giorni non si e’ verificato niente di quanto annunciato sabato sera e non c’ e’ stato nessun commento o ricordo di questo minaccioso ultimatum svanito nel nulla.

Nella settimana il tema ricorrente e’ stato l’attacco dell’ esercito governativo alle postazioni dei ribelli portato dall’ aviazione o con altre armi pesanti. Anche in questi giorni il cuore dello scontro militare e’ stata Aleppo e qui e’ avvenuto l’ episodio piu’ grave. Un bombardamento ha colpito la casa dove abitavano 7 bambini che sono tutti morti. Una troupe della CNN si e’ trovata sul luogo al momento del ritrovamento dei corpi ed ha divulgato la notizia in tutto il mondo, cosi’ ai poveri bambini uccisi in questa occasione sono stati subito aggiunti i numeri di altri bambini uccisi nella giornata e nei periodi precedenti, dando il pretesto al presidente turco Erdogan di dichiarare che:” La Siria ha instaurato uno stato terrorista”.
Intanto alcuni comitati di opposizione locali sono intervenuti di nuovo sulle centinaia di uccisi a Daraya, contestando la versione riportata dal giornalista inglese Fisk. L’ articolo su Daraya di quest’ ultimo, firma assai conosciuta, ha evidentemente disturbato molto l’ opposizione che aveva visto la propria versione divulgata con pochissimi dubbi dai media occidentali.

Nel frattempo in Libano continuano ad arrivare profughi cristiani in fuga dalle province di Homs e Hama controllate dai ribelli. Il ministro degli esteri francese Fabius aveva proposto le zone controllate dall’ opposizione come rifugio per i profughi in alternativa all’ espatrio, anche queste dichiarazioni si sono rivelate assolutamente fuori dalla realta’.

CONFERMATA PER IL MOMENTO LA VISITA DI BENEDETTO XVI IN LIBANO.

Nelle scorse settimane nel paese dei cedri si erano verificati scontri tra gruppi favorevoli e contrari ad Assad, con piu’ di 10 morti e alcune decine di rapimenti, in quei giorni la visita del papa a Beirut sembrava destinata a saltare. Ma ad oggi non e’ giunta nessuna notizia di rinuncia al viaggio ed e’ stato pubblicato il programma dei due giorni, 15 e 16 settembre, nei quali Benedetto XVI sara’ a Beirut. A fine settimana vedremo quale impatto avra’ questa visita in un paese molto coinvolto nella guerra civile siriana.

L’ASSEMBLEA DELL’ ONU PARLA DI SIRIA MA SENZA ALCUNA NOVITA’

Il 4 settembre all’Assemblea Generale dell’ ONU e’ stato presentato il nuovo incaricato per la crisi siriana Ladkar Braihmi. E’ intervenuto il segretario generale Ban Ki moon che ha affermato la necessita’ di convincere le parti che la soluzione non e’ nelle armi ma nel dialogo e nel rispetto dei diritti universali e della liberta’ di tutti i siriani.

Braihmi, il cui incarico e’ partito ufficialmente il 1 settembre, iniziera’ il suo lavoro al Cairo incontrando la Lega Araba e vorrebbe svolgere gran parte della sua attivita’ senza muoversi da Damasco dove e’ stato aperto un ufficio delle Nazioni Unite. E’ intervenuto anche il presidente, uscente, dell’ Assemblea generale, al-Nasser, ricordando l’ impegno dell’ Assemblea per arginare le violenze e per il rispetto dei diritti.

Il 18 settembre iniziera’ la 67 sessione dell’ Assemblea generale, sara’ eletto il nuovo Presidente e saranno discusse le principali questioni trattate in questa sede. Sara’ un occasione importante, con molte presenze ad altissimo livello.

OPPOSIZIONI

Il 12 settembre a Damasco e’ convocata una “Conferenza per la salvare la Siria “,rivolta a tutte le anime dell’ opposizione in patria ed all’ estero. E’ indetta del Comitato di Coordinamento nazionale (CNN), dissidenti storici ed esponenti curdi che rifiutano l’ aiuto della Turchia. Viene proposto un piano comprendente una tregua militare e uno scambio totale dei prigionieri, stimati dal Coordinamento in decine di migliaia nelle mani del governo e centinaia reclusi dall’ opposizione. In questo modo potranno essere soccorsi tutti gli sfollati e tutti siriani che sono stati colpiti dalla violenza della guerra.

A Berlino invece un summit dell’ opposizione sostenuta dalla Ue, con la presenza anche di rappresentanti dei governi europei. L’ obiettivo e’ prepararsi al dopo Assad, la cui fine viene data per imminente.

Segnalo dal Corriere della Sera un’ interessante risposta dell’ esperto di politica estera Sergio Romano ad una lettera sulla guerra siriana. L’ ex ambasciatore ha fatto un parallelo tra la guerra civile siriana e la guerra civile spagnola del 1936. Fra le varie analogie ha indicato anche la divisione del paese in due schieramenti contrapposti e la natura dello scontro in atto che minaccia di escludere dal futuro del paese lo schieramento sconfitto.

E’ questa una descrizione della realta’ siriana diversa da quella data da Usa e Unione Europea che continuano a raccontare la storia di un dittatore che massacra l’ intero suo popolo e che deve essere sconfitto militarmente per riportare la pace nel paese.

L’ ATTIVISMO DEL PRESIDENTE EGIZIANO MORSI

Nelle ultimissime settimane Morsi e’ intervenuto piu’ volte sulla crisi siriana. In settimana ha incontrato al Cairo la ministra degli esteri cipriota Erato Kozakuo Marcullis, il nostro Terzi e il ministro degli esteri di Malta. L’incontro e’ stato a porte chiuse e Morsi avrebbe detto che Assad non ha molto futuro come Presidente siriano e potrebbe andare in esilio in un paese arabo che gia’ si e’ detto disposto ad ospitarlo. Il presidente egiziano che ha iniziato il suo mandato con molto decisionismo e protagonismo su tutti i fronti, si e’ proposto di fatto come riferimento dell’ opposizione piu’ decisa ad Assad. A Tehran ha fatto saltare il piano di pace iraniano che proponeva una troika (Iran,Egitto e Venezuela) per avviare il dialogo tra le parti. Mentre anche in quest’ ultimo incontro con i ministri degli esteri europei ha proposto un gruppo di contatto regionale compredente Arabia Saudita, Turchia, Egitto ed Iran, differenziandosi dai paesi occidentali che non vogliono assolutamente Tehran come interlocutore in questa crisi.

Ma la divergenza tra Egitto e Occidente sul ruolo dell’ Iran sembra poter avere piu’ conseguenze nelle tensioni tra Israele ed Iran che in questa guerra civile siriana.

Al Cairo Terzi ha annunciato che i fondi dell’ Unione europea per il vicinato nei prossimi sette anni saranno divisi riservando ai paesi mediterranei i due terzi e ai paesi dell’ est europa un solo terzo, finora le percentuali erano invertite.

TERZI: “IN SIRIA LINEA ROSSA GIA’ PASSATA, FAR CESSARE I MASSACRI”

Dieci giorni intensissimi per il ministro degli esteri italiano. Il 29 agosto alla Farnesina ha ospitato un incontro del nucleo piu’ importante dei paesi amici della Siria, nei giorni successivi si e’ svolto un tavolo interministeriale-che ha discusso del ruolo italiano nella ricostruzione, ha inviato poi una lettera, firmata insieme al ministro francese Fabius, alla commissaria eurpea per gli esteri Aston dove segnala la necessita’ di prepararsi al dopo Assad e alla ricostruzione, essendo imminente la sconfitta di quest’ ultimo. Infine l’ incontro al Cairo con Morsi e a Cipro con gli altri ministri degli esteri europei.

Il 7 settembre un comunicato sulla home page del sito del ministero degli esteri era titolato, in modo molto vistoso,: “Siria, la linea rossa e’ stata superata, far cessare i massacri”, il testo del pezzo non diceva invece niente di particolarmente nuovo.

Il filo conduttore del suo attivismo e’ che Assad deve e puo’ cadere molto presto e quindi occorre pensare al dopo.e alla ricostruzione.

Noi pero’ conosciamo solo i comunicati ufficiali relativi a questi incontri e ignoriamo i reali contenuti dei colloqui. La valutazione sull’ imminente sconfitta di Assad per il momento non appare giustificata da quanto viene raccontato dalla Siria, mentre non e’ escluso che si voglia dare una svolta alla situazione portando come pretesto l’ emergenza umanitaria. La Francia preme da tempo per zone cuscinetto ed ha fatto questa richiesta insieme alla Gran Bretagna nel Consiglio di Sicurezza. Purtroppo su questo dibattito si sa molto poco. Questa insistenza sull’ imminente sconfitta di Assad e sulla necessita’ di pensare alla ricostruzione potrebbe anche servire a proporre per il dopo Assad una aspettativa piu’ appetibile per i siriani che vedono spesso l’ alternativa all’ attuale governo impersonificata dai gruppi armati piu’ integralisti. Prospettare un grande aiuto economico occidentale potrebbe essere utile.

Le forze politiche italiane non commentano le mosse di Terzi e l’ unico intervento sull’ azione del governo l’ hanno fatto 36 ONG che operano nel Medio Oriente. C’e’ stato un comunicato molto critico che chiedeva una separazione tra gli aiuti umanitari delle ONG e l’ attivita’ italiana nel campo militare o comunque schierata al fianco di una sola delle parti in conflitto.

COMMENTO FINALE

Dal 18 settembre, all’inaugurazione della 67° sessione dell’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite saranno discussi tutti i principali temi dell’ attivita’ dell’ ONU. Avverra’ qui probabilmente un dibattito importante sul futuro della Siria, temo che in quei giorni si verifiichi una nuova campagna mediatica magari ripresentando alla stampa, per l’ ennesima volta, il rapporto Col sulla Siria che riporta e classifica, in modo molto discutibile, le violenze avvenute in questi mesi di cruenta crisi.

Fonte  www.sibialiria.org












sabato 1 settembre 2012

Siria, le notizie della settimana dal 26 agosto al 1 settembre


GLI SCONTRI

DARAYA Il ritrovamento sabato 25 agosto,dopo una settimana di violentissima battaglia, di centinaia di cadaveri a Daraya, citta’ a 10 chilometri dal centro di Damasco, e’ stato seguito nei giorni successivi da versioni discordanti che non hanno chiarito la dinamica della tragedia.

I primi resoconti sono arrivati da fonti diverse dell’ opposizione e parlavano di centinaia di morti dovute ad esecuzioni.Il numero variava a seconda dei racconti e alcuni media hanno fatto titoli su un massacro di 440 persone avvenuto nella giornata di sabato e fosse comuni di bambini. Alla versione dell’opposizione su esecuzioni sommarie effettuate da forze governative o filogovernative si e’ aggiuntoe il racconto diverso proposto dal giornalista inglese Robert Fisk che nei giorni successivi ha visitato la citta’ insieme a forze governative. Fisk ha scrittodi una storia di ostaggi catturati dall’ ESL per proporre uno scambio di prigionieri poi fallito ed ha detto di testimoni sicuri che gli uccisi appartenessero a famiglie filogovernative o addirittura fossero dipendenti statali uccisi proprio per questo motivo. Il suo giudizio e’ che sia impossibile chiarire una tragedia del genere, in una citta’ dove si continua a sparare in ogni strada.
Comunque l’ argomento non e’ chiuso e Ban Ki moon ha auspicato una commissione di inchiesta indipendente sull’accaduto.

NEI GIORNI SUCCESSIVI c’e’ stato un attentato, durante il funerale di due miliziani filogovernativi, che ha causato 27 morti in un quartiere abitato da Drusi e Cristiani, ambienti questi vicini al governo.
I ribelli hanno abbattuto un elicottero e un mig subito dopo il decollo. I piloti sarebbero stati catturati dopo essersi lanciati con il paracadute. Mentre ad Aleppo e’ stato saccheggiato l’ Arcivescovado greco-cattolico da “gruppi non identificati”.L’ arcivescovo Jean-Clement Jeanbarte’ e’ fuggito in Libano ed ha parlato di fondamentalisti arrivati ad Aleppo da Egitto,Libia, Turchia, Afghanistan e altri paesi ancora e di gruppi che tentano di innescare una guerra intercoffesionale.
Sul campo i rapporti di forza sono sempre favorevoli al governo ma migliora in alcune situazioni la qualita’ delle armi dell’ opposizione che soprattutto si avvale di un grandissimo supporto oltre i confini della Siria Come la presenza ad Istambul , rivelata dal Telegraph, di decine di siriani per addestrarsi all’uso dei mezzi di comunicazione forniti dall’ Occidente.

LA FRANCIA RICONOSCERA’ UN EVENTUALE NUOVO GOVERNO SIRIANO IN ESILIO

Questa dichiarazione e’ stata ritenuta da tutti poco importante ma indica l’ intenzione della Francia di puntare esclusivamente ad una sconfitta militare di Assad. Il riconoscimento di un governo di opposizione a quello ufficiale e’ un passaggio abituale nelle guerre civili e il suo scopo e’ sempre quello di aiutare apertamente chi vuole il cambio e creare situazioni di non ritorno.
Hollande ha inoltre dichiarato che e’ sufficiente il solo spostamento delle armi chimiche per giustificare l’intervento armato, mentre Terzi ha tenuto alla Farnesina un incontro sulla Siria dopo Assad ma non e’ stato diramato alcun comunicato. Il ministro degli esteri italianoin un intervento su Repubblica ha definito queste settimane un momento di svolta ed ha auspicato una rapida transizione politica.

AL VERTICE DEI PAESI NON ALLINEATI PRESENTATE ALTRE PROPOSTE DI PACE

Al vertice dei paesi non allineati, che si e’ concluso venerdi 31 agosto a Tehran, sono state prospettati alcuni piani per arrivare a fermare la violenza. Al summit ha partecipato anche Ban Ki moon che ha definito l’ Iran un soggetto importante per il processo di pace in Siria. La presenza a Tehran del segretario generale delle Nazioni Unite e’stata criticata da Israele e Stati Uniti che l’ hanno giudicata un grande aiuto all’ Iran contro l’ isolamento internazionale.
Il presidente egiziano Morsi nel suo intervento ha definito il governo di Assad un regime oppressivo, provocando l’ uscita dei delegati siriani dalla sala,l’ imbarazzo dei traduttori e la censura della notizia sui media iraniani. In compenso due giorni prima aveva dichiarato insieme alla Cina la sua contrarieta’ ad un intervento militare straniero e auspicato la ricerca di una soluzione politica.
Nei voti recenti all’ Assamblea Generale dell’ONU e alla Conferenza della Cooperazione Islamica, decine di paesi hanno condannato il comportamento di Assad dichiarando pero’nello stesso tempo la loro opposizione ad un intervento militare straniero.Quella egiziana non e’ dunque una posizione isolata e non coincide completamente con quella dell’ Occidente e dei paesi del Golfo. L’Egitto infatti ha ripetuto piu’ volte in altre sedi la proposta per un negoziato sulla crisi siriana tra i maggiori paesi della regione: Egitto,Turchia,Arabia Saudita e Iran
L’ Iran aveva proposto all’ assemblea una commissione composta da Egitto,Venezuela e Iran per avviare un dialogo tra le parti siriane in conflitto, ma l’ intervento di Morsi sembra aver bocciato questa ipotesi quasi sul nascere Al momento la Conferenza dei paesi non allineati si e’ pronunciata solo sull’appoggio al nuovo incaricato ONU Brahimi che il 4 settembre riferira’ i suoi propositi all’ Assemblea Generale dell’ ONU.
Nella dichiarazione finale della Conferenza non dovrebbe esserci nessuna posizione comune sulla Siria, sicuramente non c e’ negli articoli che annunciano questo documento conclusivo.

IL CONSIGLIO DI SICUREZZA DEL 30 AGOSTO SULL’ EMERGENZA UMANITARIA

Giovedi’ 30 agosto al Consiglio di Sicurezza Jan Eliasson, vice segretario generale delle Nazioni Unite e Antonio Guterres, alto commisario ONU per i rifugiati, hanno illustrato l’ emergenza umanitaria e la situazione dei profughi nei paesi vicini Il vice-segretario ha affermato che.i paesi che hanno influenza sul governo della Siria e sull’opposizione devono fare pressione per il cessate il fuoco e una composizione pacifica del conflitto.
I problemi dell’emergenza umanitaria sono il suo finanziamento e l’ accesso ai territori. Dei 180 milioni di dollari richiesti sono arrivati per ora solo il 50% e quanto alla richiesta di Francia, Gran Bretagna e Turchia di creare corridoi umanitari e zone cuscinetto,Jan Eliasson ha dichiarato che queste proposte “sollevano delle legittime preoccupazioni degne di essere prese in considerazione”.
Poco dopo in una conferenza stampa il ministro degli esteri francese Fabius ha pero’ detto di non escludere nessuna opzione per il futuro e che da subito saranno finanziati e aiutate in vari modi le zone “liberate”, territori che saranno proposti anche ai profughi come rifugio in alternativa all’ espatrio.
Quanto ai rifugiati Guterres ha elogiato per la collaborazione data Libano, Turchia e Giordania che ospitano decine di migliaia di siriani, ed ha raccomandato a tutte le parti in conflitto di fornire assistenza alla popolazione senza disciminazioni e continuare ad assistere anche i profughi palestinesi e iracheni presenti nel paese.

BREVISSIME
RIAPPARSO IN PUBBLICO IL VICE PRESIDENTE Farouk al Sahara, che era stato dato in fuga all’ estero e non si vedeva da alcune settimane.l’anziano politico sunnita ha partecipato ad un incontro con il ministro degli esteri iraniano ponendo fine alle voci sulla sua defezione alimentate apertamente da leader dell’ opposizione.
E’ PRIGIONIERO DELL’ ESERCITO GOVERNATIVO Austin Tice, il fotoreporter statunitense free lance del Washigton post del quale non si avevano notizie da dieci giorni.
ELEZIONI PRESIDENZIALI NEGLI STATI UNITI. Il duello presidenziale statunitense ignora per il momento i temi di politica estera, con qualche perplessita’ degli osservatori che vedono in arrivo scelte non facili come l’atteggiamento da tenere sulla minaccia israeliana di attaccare l’ Iran.e la crisi siriana.

Fonte  www.sibialiria.org