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martedì 5 marzo 2013
Rete No War Roma, la contestazione a Kerry, Terzi e Khatib. Roma 28 febbraio 2013
Il 28 febbraio, in occasione dell' incontro di 11 paesi "Amici della Siria" al quale hanno partecipato il Segretario di Stato degli Stati Uniti Kerry, alcuni ministri degli esteri dei paesi dell' Unione Europea, esponenti dei paesi del Golfo e Khatib, capo della Coalizione Nazionale Siriana, l' opposizione ad Assad creata a Doha (Qatar) a inizio novembre 2012 dagli Stati Uniti, una attivista della rete No War Roma ha mostrato a Terzi, Kerry e Khatib che avevano appena concluso le loro dichiarazioni una cartello che contestava l' attività in Siria degli Stati Uniti dell' Unione Europea e dei paesi del Golfo.
A questo link potete vedere un filmato di 16 secondi che ripreso da Sky da un mediattivista siriano ha avuto ad oggi 28.000 visulizzazioni
link
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=wh0tVqPm7VM
Questo video della CBS invece è più lungo , 33 secondi, e mostra tutta l' azione dell' attivista giornalista Marinella Correggia.
link
http://www.youtube.com/watch?v=o8r9-9AUaIo
Intanto alcuni, troppo pochi, attivisti della rete No War dimostravano in Piazza Mancini ricevendo molto consenso e attenzione, atteggiamento purtroppo insolito, dai passanti.
link
http://italian.irib.ir/analisi/resoconti-da-roma/item/121978-italia-riunione-sulla-siria-2-pacifista-italiana-entra-nella-storia-dicendo-no-alla-guerra-video
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venerdì 21 dicembre 2012
Coalizione Nazionale Siriana: le uniche dichiarazioni ufficiali italiane sul riconoscimento come unica legittima rappresentante della Siria.
L' 11 dicembre il ministro degli Esteri Terzi, in una audizione davanti alle commissioni esteri riunite della Camera e del Senato convocata a proposito del voto alle Nazioni Unite sulla presenza dello Stato palestinese all' Assemblea ONU in qualità di osservatore, ha dedicato queste poche parole al riconoscimento della Coalizione Siriana come unica rappresentante legittima della Siria. Mi sembra un po' poco per stabilire che d' ora in avanti lo stato e il popolo siriano saranno rappresentati per l' Italia dal Coordinamento della Coalizione Nazionale Siriana.
Marco
Di seguito dal sito camera.it
In conclusione, vorrei cogliere quest'occasione molto brevemente anche per segnalare una riflessione che, d'intesa con il Presidente del Consiglio, sto conducendo in relazione alla crisi siriana.
Dopo l'incontro di Doha, che ha fatto emergere una piattaforma, un'alleanza tra le forze dell'opposizione siriana, si sta definendo sempre meglio un'impronta di istituzione assembleare, nonché un'istituzione di Governo da parte delle forze che sempre più rappresentano l'intera società siriana.
Domani si terrà una riunione a Marrakech, che dovrebbe costituire un altro passo avanti. Nel Consiglio affari esteri di ieri ho colto la sensazione che l'idea di un sostegno sempre più determinato da parte dell'Unione europea a tale coalizione delle forze dell'opposizione siriana stia diventando un elemento preciso nella politica estera di sicurezza dell'Unione.
In altre parole, sta aumentando il numero dei Paesi che potrebbero passare da un riconoscimento di questa entità come un rappresentante legittimo del popolo siriano a un gradino superiore, ossia al riconoscimento di quest'alleanza come il rappresentante legittimo del popolo siriano.
Se domani le condizioni si precisassero a Marrakech, tenendo anche conto dell'ottima impressione che abbiamo ricevuto con i colleghi europei dall'articolata e approfondita esposizione di Al-Khatib, l'imam moderato presidente dell'alleanza, e dai dettagli che lui ha fornito quanto alla volontà di rispettare le minoranze, soprattutto il ruolo dei cristiani che in questo nuovo sistema digovernance si sta delineando e l'impegno a trovare una soluzione politica alla crisi - Al-Khatib ha addirittura ipotizzato alcune forme di negoziato, da
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attuare un po' più avanti, che potrebbero coinvolgere anche personalità alawite vicine al regime, dando prova di un'impostazione moderata - se tutto ciò domani si precisasse, io vorrei anticipare in questa sede che il Governo potrebbe maturare la decisione che sia giunto il momento di riconoscere quel famoso il - o the, in inglese - quale rappresentante legittimo del popolo siriano.Vi ringrazio molto per l'attenzione e sono disponibile per qualsiasi domanda.
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lunedì 8 ottobre 2012
Rete No War-Ministro Terzi nega il visto a delegazione parlamentare siriana
NapoliNoWar
Sito dei Compagni di Napoli contro la guerra alla Siria
Comunicato della Rete NO WAR in data 7.10.2012:
Il Ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi continua a manifestare apertamente il suo atteggiamento oltranzista e bellicista nei confronti della crisi siriana, opponendosi di fatto ad ogni possibilità reale di dialogo tra le parti in conflitto.
Dopo aver rilasciato dichiarazioni di incondizionato sostegno alla Turchia per gli incidenti di confine con la Siria, senza menzionare il fatto che la Turchia da oltre un anno costituisce la retrovia strategica alla bande armate che seminano il caos e cercano di destabilizzare il paese, ora il nostro Ministro degli Esteri ha negato il visto d’ingresso in Italia ad una delegazione parlamentare siriana che doveva avere incontri istituzionali con la Commissione Esteri del Senato Italiano, con la Commissione Affari Istituzionali della Camera e con la Comunità di S.Egidio.
Negare la possibilità di un confronto pluralistico di opinioni e di dialogo non fa altro che alimentare il pericolo che l’attuale guerra per procura alimentata da vari paesi occidentali, tra cui il nostro, dalla Turchia e dalla petromonarchie arabe reazionarie, si trasformi in una guerra aperta che incendierebbe l’intero Medio Oriente.
http://napolinowar.wordpress.com/
sabato 1 settembre 2012
36 ONG italiane scrivono a Terzi: in Siria aiuti non una nuova guerra umanitaria
Aiuti ai civili, non avvio della guerra «umanitaria»
Fonte: Domenico Chirico* - il manifesto
Sabato 01 Settembre 2012 07:43 -
SIRIA
36 Ong scrivono al ministro Giulio Terzi «Urge un tavolo di coordinamento tra azione del governo e Ong già sul campo» Il Ministro degli Esteri Terzi è intervenuto su la Repubblica facendo un pericoloso accostamento tra aiuti umanitari e sostegno del governo italiano all'opposizione siriana. Le Ong italiane che lavorano nella crisi umanitaria siriana, riunite nel Tavolo Mediterraneo e Medioriente **, hanno espresso forte preoccupazione per queste dichiarazioni, chiedendo una riunione urgente al Ministero ed un tavolo di coordinamento. Le Ong chiedono soprattutto di evitare che con posizioni simili si metta a repentaglio il lavoro quotidiano di molti operatori che con imparzialitàed indipendenza distribuiscono aiuti a tutti coloro che ne hanno bisogno. Chiedono anche che le scelte italiane per gli aiuti umanitari siano frutto di analisi sui bisogni e non dipendano da agende politiche.
È una presa di posizione importante delle Ong perché chiedono di non favorire un intervento armato e, di fatto, di non ripetere gli errori commessi, ad esempio, in Afghanistan ed Iraq. Paesi dove la confusione tra interventi umanitari ed azioni militari ha messo a rischio il lavoro di moltissimi operatori, identificati loro malgrado, con le scelte di guerra del governo italiano. La principale differenza da allora è che non ci sono soldi. Il Ministero degli Esteri ha speso poco per la crisi siriana,cercando di attingere ad aiuti umanitari già in magazzino e, di fatto, giocando un ruolo minimo rispetto ad altri paesi. Le organizzazioni italiane lavorano infatti con fondi propri o internazionali, senza alcun aiuto da parte del governo. In questo frangente ci si aspetterebbe almeno una sensibilità maggiore rispetto all'emergenza ed ai rischi che corrono gli operatori. I siriani rifugiati nei paesi della regione sono piùdei 180.000 ufficialmente registrati dall'Onu e la crisi peggiora ogni giorno.
Più di un anno di violenza e repressione da parte del regime di Assad e la guerra civile stanno facendo fuggire sempre piùpersone traumatizzate ed impoverite nei paesi confinanti. Paesi che non hanno una reale capacitàd'accoglienza. In Siria ci sono almeno un milione e mezzo di sfollati. L'arrivo dei rifugiati siriani in Libano ed Iraq mina degli equilibri giàmolto fragili, facendo correre molti rischi a chi opera per loro. Chi cerca di portare aiuti
direttamente in Siria, come alcuni fanno con cautela, rischia la vita. E' un lavoro importante che si cerca di fare mentre le superpotenze internazionali e regionali litigano sul destino della Siria e la gente muore e scappa ogni giorno. E' un lavoro difficile perchéil blocco di paesi anti-Assad sta rendendo Giordania, Iraq, Libano e Turchia le retrovie per l'opposizione armata, giocando sulla pelle dei profughi.
La sensibilità del Ministero degli Esteri sulla Siria potrebbe essere espressa anche con azioni puntuali e meno eclatanti, che peraltro sarebbero più rispettose del mandato tecnico e pro-tempore del governo. Rispondendo ad esempio positivamente alle sollecitazioni delle Ong. Attivando un sistema per la protezione degli attivisti per i diritti umani minacciati nel mondo arabo: dal Bahrain alla Siria stessa. In modo da rilasciare visti rapidi a chi rischia la vita per difendere i principi a cui anche la nostra costituzione èispirata. Promuovendo un'azione Europea per accogliere sul territorio dell'Unione i rifugiati siriani, con particolare attenzione ai rifugiati palestinesi, a cui èimpossibile scappare dalla Siria. Sostenendo le importanti iniziative di pace promosse da realtàdella società civile italiana come la Comunità di S.Egidio, che ha riunito a Roma a fine luglio l'opposizione non-armata siriana. Chi fa solidarietà sta lavorando da tempo. Speriamo che il Ministero, oltre alle dichiarazioni spericolate, accolga le richieste delle Ong e, soprattutto, cominci a considerare chi opera nella solidarietà non uno strumento dell'agenda politica, da rendere possibilmente embedded, ma soggetti portatori di valori, esperienze e conoscenze.
(* www.unponteper.it)
** La Piattaforma delle Ong Italiane in Medio Oriente ènata 18 anni fa per iniziativa di alcune ong italiane attive nel contesto dell'aiuto umanitario alle popolazioni vittime del conflitto israelo-palestinese. Ad essa aderiscono 36 tra ong e associazioni operanti nell'area Mediterranea e in quella Mediorientale
Articolo pubblicato da Il manifesto di sabato 1 settembre 2012
e "copiato" dal sito www.dirittiglobali.org
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lunedì 25 giugno 2012
Il Ministro Terzi sulla Siria rappresenta davvero il popolo italiano ?
Martedi' la Nato discutera' sul caso del caccia turco abbattuto dalla contraerea siriana e, secondo alcuni media, l'Italia e la Gran Bretagna saranno i paesi piu' attivi nell' appoggiare le richieste turche.
Questo e' solo l' ultimo episodio nel quale il Ministro degli Esteri italiano Terzi ha mostrato un atteggiamento ostile verso il governo siriano proprio mentre l' Onu e' impegnata in una difficile missione tesa a fermare gli scontri armati tra l' esercito di Damasco e gruppi dell' opposizione.
Infatti anche dopo l' inizio della missione guidata da Kofi Annan sono state imposte dal nostro paese nuove sanzioni alla Siria e il suo ambasciatore e' stato definito dall' Italia "persona non gradita", inoltre tutte le dichiarazioni sulla crisi hanno un taglio unilaterale e molto discutibile nei toni.
Noi crediamo che questo modo di operare non rappresenti la volonta' del popolo italiano che, pur con differenti opinioni, non vuole alimentare in Siria l' attuale guerra civile e preparare il terreno ad un eventuale intervento militare straniero.
Contestiamo quindi l' operato del Ministro Terzi nella crisi siriana ed invitiamo le forze politiche e sociali e gli italiani tutti a seguire meno distrattamente questo conflitto , a muoversi per una soluzione negoziata e non cruenta della crisi e a non favorire vecchi e nuovi conflitti armati.
venerdì 22 giugno 2012
Lettera aperta al Ministro Giulio Terzi in seguito all'attentato avvenuto in Siria contro l'inviato dell'Ansa.
Lettera aperta al Ministro Giulio Terzi
Signor Ministro,
siamo rimasti colpiti come lei dalla notizia dell’attentato in Siria all’inviato dell’ANSA Claudio Accogli.
L’auto sulla quale viaggiava è stata oggetto di quello che lei giustamente definisce un “vile attentato”.
In quell’attentato, nel quale miracolosamente l’inviato dell’Ansa è rimasto illeso, è stato ucciso un poliziotto siriano, mentre altri tre sono rimasti feriti. A uno sono state amputate le gambe.
Questo episodio ci sembra la evidente dimostrazione che non è vera la descrizione di una guerra civile in cui ad attaccare siano solo le forze del regime e che gli insorti usino le armi unicamente per proteggere la popolazione.
Questo attentato ha messo a rischio di vita un nostro connazionale e ci attendevamo da lei una ferma protesta contro i responsabili di tale attentato che, ricordiamo, ha fatto vittime fra i poliziotti siariani che scortavano il giornalista dell’Ansa.
Il Corriere della Sera specifica che a Daraa, lì dove è transitata l’auto dell’inviato dell’Ansa, “la situazione è di alta tensione con alcune strade presidiate dalle forze militari siriane nelle quali non è possibile transitare perchè sotto il tiro dei cecchini ribelli”. (1)
Invece apprendiamo che Lei “ha chiesto che venga subito attivata la delegazione dell’Unione Europea a Damasco, per una ferma protesta presso le Autorità siriane, cui spetta la responsabilità di garantire la piena sicurezza ed incolumità anche dei giornalisti presenti nel Paese”. (2)
La Sua dichiarazione ci sembra paradossale.
Le chiediamo che altro possono fare le forze di sicurezza siriane per proteggere un giornalista italiano se non sacrificare i propri poliziotti per scortarlo?
Quali altre misure possono essere prese quando vengono piazzati ordigni ai bordi delle strade con lo scopo di provocare stragi?
Crediamo che questi attentati gettino una fosca luce su chi li compie e che il governo italiano dovrebbe prendere le distanze da quegli insorti armati che, compiendoli, mettono a repentaglio i giornalisti e acuiscono tensioni e violenze in una nazione che invece avrebbe bisogno di ridurre la violenza e di tutelare la vita e l’incolumità di tutti.
Le chiediamo pertanto che Lei, così come ha espresso una netta condanna delle violazioni dei diritti umani compiute dal regime, si faccia portavoce di una inequivocabile condanna presso quell’opposizione siriana che sostiene la lotta armata.
Auspichiamo che la politica del Governo Italiano punti invece a valorizzare e sostenere quella società civile siriana che che sta cercando di optare per soluzioni pacifiche al conflitto, per una riconciliazione dal basso (ci riferiamo al movimento nonviolento Mussalaha), in quanto ravvisiamo la necessità che anche il governo italiano possa agevolare soluzioni pacifiche e diplomatiche.
Auspichiamo che, anche con la collaborazione del Suo Ministero, venga aperta dalla magistratura italiana un’indagine per tentato omicidio che faccia la massima chiarezza su mandanti ed esecutori di questo vile attentato contro un nostro connazionale.
Signor Ministro,
siamo rimasti colpiti come lei dalla notizia dell’attentato in Siria all’inviato dell’ANSA Claudio Accogli.
L’auto sulla quale viaggiava è stata oggetto di quello che lei giustamente definisce un “vile attentato”.
In quell’attentato, nel quale miracolosamente l’inviato dell’Ansa è rimasto illeso, è stato ucciso un poliziotto siriano, mentre altri tre sono rimasti feriti. A uno sono state amputate le gambe.
Questo episodio ci sembra la evidente dimostrazione che non è vera la descrizione di una guerra civile in cui ad attaccare siano solo le forze del regime e che gli insorti usino le armi unicamente per proteggere la popolazione.
Questo attentato ha messo a rischio di vita un nostro connazionale e ci attendevamo da lei una ferma protesta contro i responsabili di tale attentato che, ricordiamo, ha fatto vittime fra i poliziotti siariani che scortavano il giornalista dell’Ansa.
Il Corriere della Sera specifica che a Daraa, lì dove è transitata l’auto dell’inviato dell’Ansa, “la situazione è di alta tensione con alcune strade presidiate dalle forze militari siriane nelle quali non è possibile transitare perchè sotto il tiro dei cecchini ribelli”. (1)
Invece apprendiamo che Lei “ha chiesto che venga subito attivata la delegazione dell’Unione Europea a Damasco, per una ferma protesta presso le Autorità siriane, cui spetta la responsabilità di garantire la piena sicurezza ed incolumità anche dei giornalisti presenti nel Paese”. (2)
La Sua dichiarazione ci sembra paradossale.
Le chiediamo che altro possono fare le forze di sicurezza siriane per proteggere un giornalista italiano se non sacrificare i propri poliziotti per scortarlo?
Quali altre misure possono essere prese quando vengono piazzati ordigni ai bordi delle strade con lo scopo di provocare stragi?
Crediamo che questi attentati gettino una fosca luce su chi li compie e che il governo italiano dovrebbe prendere le distanze da quegli insorti armati che, compiendoli, mettono a repentaglio i giornalisti e acuiscono tensioni e violenze in una nazione che invece avrebbe bisogno di ridurre la violenza e di tutelare la vita e l’incolumità di tutti.
Le chiediamo pertanto che Lei, così come ha espresso una netta condanna delle violazioni dei diritti umani compiute dal regime, si faccia portavoce di una inequivocabile condanna presso quell’opposizione siriana che sostiene la lotta armata.
Auspichiamo che la politica del Governo Italiano punti invece a valorizzare e sostenere quella società civile siriana che che sta cercando di optare per soluzioni pacifiche al conflitto, per una riconciliazione dal basso (ci riferiamo al movimento nonviolento Mussalaha), in quanto ravvisiamo la necessità che anche il governo italiano possa agevolare soluzioni pacifiche e diplomatiche.
Auspichiamo che, anche con la collaborazione del Suo Ministero, venga aperta dalla magistratura italiana un’indagine per tentato omicidio che faccia la massima chiarezza su mandanti ed esecutori di questo vile attentato contro un nostro connazionale.
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