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sabato 8 dicembre 2012

Dimissioni di Monti, non sarà l' ultima sorpresa prima delle elezioni

Dimissioni di Monti, un colpo di scena ?

Non sarà l' ultimo prima delle elezioni, ormai nel 2013.

Non è un male che la profondissima crisi economica e sociale si scarichi finalmente sulla politica, ogni giorno c'erano scontri tra manifestanti e forze dell' ordine anche nella più profonda provincia.

I cosiddetti "poteri forti" non lasceranno Berlusconi a rappresentare il centro destra italiano, se il Caimano proprio vorrà candidarsi sarà costretto in un angolo minoritario. Speriamo che nasca anche una nuova sinistra ma la vedo dura. Gli arancioni hanno mille titubanze e vecchi vizi. Riescono a rendere poco trasparente anche il diritto alla parola nelle loro assemblee.

Hanno volontariamente rinunciato al contributo di Cremaschi, Giulietto Chiesa, bravissimi esponenti dei movimenti ma non conosciuti, per lasciare la parola ad Agnoletto, De Magistris, Moni Ovadia, Dino Greco ex direttore di Liberazione organo del Prc.

Nessun criterio trasparente per scegliere chi tra i 220 che avevano chiesto di intervenire doveva salire sul palco del teatro Vittoria al Testaccio.

Ha senso una lista che abbia l' appoggio di Rifondazione e non far parlare Ferrero ? No, è ipocrisia. Se c'è Rifondazione è ovvio che Ferrero c'è, perchè far finta che non ci sia ?

Una politica di sinistra se vuole riaggregare deve farla finita di contare sulla passività dei seguaci, ora chi ti segue e ti aiuta non vuole più essere preso in giro.

Però sarebbe un ottima cosa se da Cambiare si può nascesse davvero una lista per le politiche, almeno nella campagna elettorale si sentirebbe parlare di qualche problema vero e di qualche soluzione. Il quorum potrebbe anche non arrivare ma sarebbe rivoluzionario solo che milioni di persone sentissero quello che ora circola solo in nicchie di decine di migliaia di persone.

Comunque sarà un inverno "caldo".

marco

sabato 28 aprile 2012

Roma, arriva Rasmussen,impossibili due cartelli contro la guerra


Dove centinaia di tassisti hanno assediato Palazzo Chigi, impossibili 2 cartelli contro la guerra.

Arriva Rasmussen segretario della Nato e non e' stato possibile esporre un cartello contro la guerra, neanche facendo un salto alla vicina Questura di Roma e facendo una regolare richiesta.

Vicino a Palazzo Chigi due persone non possono esporre cartelli in questa occasione.
Non e' mai possibile dicono i funzionari della Questura.
Nello stesso punto centinaia di tassisti hanno manifesto per ore contro la liberalizzazione delle loro licenze, ma due cartelli contro la guerra no.

Cosi' va il mondo. Ma va nella direzione giusta?

Rete No War

http://www.contropiano.org/it/archivio-news/archivio-news/in-breve/italia/item/8448-roma-arriva-rasmussen-vietato-manifestare

giovedì 26 aprile 2012

27 aprile, Monti incontra Rassmussen (Nato) a Roma


Il Presidente del Consiglio, Mario Monti, incontra, venerdì 27 aprile alle ore 15,30 a Palazzo Chigi, il Segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen.

Altre notizie:

Napolitano ha firmato il Disegno di legge delega sulla riforma militare, alcune commissioni del Ministero hanno iniziato a lavorare ai decreti attuativi.

Il disegno di legge delega andra' ora al Senato.

Camera e Senato voteranno alcuni criteri a cui il governo dovra' attenersi nel varare la legge, che comunque NON PASSERA' PIU' DAL PARLAMENTO. Quindi e' una vera e propria delega al Governo.

Il testo sui criteri e vincoli da rispettare che sara' votato nelle aule,

fissa un tetto minimo per gli stanziamenti al Ministero della Difesa fino al 2024, ma non un tetto massimo.
E' proprio cosi' !!! Almeno nel testo che ho letto io, non ancora ufficiale !!!

Inoltre prima del Consiglio dei ministri di venerdi' 27 aprile, i ministri interessati (Interni,Difesa e probabilmente Finanze) discuteranno dell' eta' pensionabile per i militari che dovrebbe aumentare di almeno un paio di anni

venerdì 20 aprile 2012

Qatar-Dissociazione da Napolitano e Monti in ginocchio dall' Emiro


DISSOCIAZIONE DA MONTI E NAPOLITANO IN GINOCCHIO DALL’EMIRO QATARIOTA

di Marinella Correggia

Per dignità, per principio e per politica dovrebbero dissociarsi dalle genuflessioni delle massime istituzioni italiane nei confronti dell’emiro del Qatar tutti i movimenti e cittadini italiani che lavorano contro le guerre e contro gli altri e collegati orrori della geopolitica attuale: ingiustizia climatica, disuguaglianze sociali fra gruppi e fra paesi, modello produttivo che nega i beni comuni e nobilita l’oscenità della ricchezza.

Si potrebbe indirizzare ai due (lasciamo perdere Alemanno) una lettera aperta di questo tenore.

“Presidenti Monti e Napolitano, come italiani impegnati contro le guerre, la distruzione del clima e le ingiustizie ci dissociamo dal atto di vassallaggio che avete compiuto ai piedi dell’emiro del Qatar il 16 aprile 2012. La nostra (o meglio: vostra) Italia che da sempre obbedisce ai voleri economico-militari del colosso Usa, è adesso entrata anche nell’harem di al-Thani. Il quale può certo ben pagare i suoi protetti (e non solo le sue tre mogli ufficiali): malgrado le ingenti spese per i lussi e le guerre ha un saldo attivo equivalente a 60 miliardi di dollari di origine fossile. Anche di fronte al “profumo dei petrodollari” (secondo la definizione di un amico arabo) la dignità non ha prezzo e fareste meglio a cercare vie d’uscita dalla bancarotta meno umilianti del prostrarvi fronte a terra. Invece, pur di perpetuare un modello capitalista e speculativo che ha portato l’Italia in questa situazione, si è disposti a omaggiare quanto c’è di più lontano dall’idea di sobrietà, giustizia, etica, ecologia: il padrone di un petroemirato.

Dal punto di vista della forma, l’Italia ha fatto davanti al mondo la solita figura della pezzente con il braccino teso davanti a un ricchissimo emiro ereditario (nonché golpista); una figura da barzelletta.

Dal punto di vista della sostanza, ecco alcune gesta dell’emiro ormai grosso protagonista sulla scena geopolitica. Anche se temiamo che voi siate d’accordo. Le petromonarchie sono da sempre uno dei cancri del mondo arabo. Adesso ancor più. Presentandosi, lui monarca assoluto, come paladino della democrazia in medio Oriente e Nordafrica con al-Jazeera a fare da megafono, al-Thani insieme ai Saud offre la necessaria copertura “arabomusulmana” a operazioni militari e di destabilizzazione come la devastante guerra in Libia (i cui effetti sono visibili a tutti). In Siria i petromonarchi lavorano a sabotare ogni piano di pace e sostengono l’opposizione islamista. Per non dire del Bahrein.

Ecco poi un eco-paradosso: al-Thani si è aggiudicato la diciottesima Conferenza dell'Onu sul clima (autunno 2012), dopo il fallimento della sessione di Durban in Sudafrica nel dicembre 2011. Eppure il Qatar sta alla protezione del clima come Dracula sta alla banca del sangue. Ha le emissioni pro capite di gas di serra più elevate al mondo: incredibili 53,4 tonnellate annue, secondo le statistiche ufficiali dell'Onu; il 435% in più dal 1990. L'incongruo ospite del vertice sul clima 2012 insieme alle altre petrogasmonarchie è stato in prima linea in tutti i passaggi cruciali per rendere inefficace il pur limitatissimo Protocollo di Kyoto ed evitare qualunque allontanamento dall'economia degli idrocarburi”.

Per firmare: mari.liberazioni(at)yahoo.it

lunedì 16 aprile 2012

Lo shopping dell' emiro del Qatar e Monti. Pecunia non olet.


Lo shopping dell’ emiro del Qatar nel mirino Finmeccanica e Unicredit

Lo sceicco Al Thani a Monti: “Pronti a investire in Italia”
di Ettore Livini

Milano
Angela Merkel ha le sue gatte da pelare sul fronte domestico.Ue e Bce - causa i nein di Berlino e dei falchi della Buba – hanno i soldi contati. E cosi’ l’ Italia, in attesa di principi azzurri made in Europa”, guarda a Oriente e per dribblare la crisi dei debiti sovrani si aggrappa ai petrodollari degli emiri. A lanciare un salvagente a Roma e’ stato ieri Sheikh Hamad bin Khalifa Al Thani, numero uno della famiglia regnante del Qatar, fresco dell’ acquisto per 650 milioni dall’ Aga Khan della Costa Smeralda:” Il nostro fondo sovrano sta cercando forme e modi per investire nel vostro paese”ha garantito dopo un incontro con Mario Monti. Ma una cosa e’ certa. I quattrini – merce rara in un mondo in crisi di liquidita’ – non sono un problema: il conto corrente del Qartar segna un saldo attivo di 60 miliardi di dollari. E in pochi anni – grazie al suo tesoretto fatto di gas e di greggio – questo paese grande come mezza Lombardia si e’ regalato un’ invidiabile collezione di partecipazioni azionarie nel Gotha della finanza globale. Ritagliandosi pure un ruolo di regista ( nemmeno troppo occulto ) nella grande stagione delle primavere arabe.

“Il mio obiettivo e’ consolidare il rapporto strategico tra i nostri due paesi “ ha garantito ieir Monti. C’ e’ da capirlo. Pecunia non olet. E di fronte alle ristrettezze del Vecchio continente, il decisionismo e la disponibilita’ degli emiri del Qatar sono un’ occasione unica. Negli ultimi due anni Al Thani si e’ comprato i grandi magazzini Arrod’s a Londra, gli studios Holliwoodiani della Miramax e si e’ regalato – tipica debolezza da nuovi ricchi – una squadra di calcio: quel Paris Saint Germain che Carlo Ancelotti sta provando a ridisegnare senza limiti di spesa.

Sfizi ? Forse ma non solo. La famiglia regnante del Golfo ha imparato a gestire le sue ricchezze con un occhio attento alla geopolitica. E’ proprietaria di Al Jazeerra, il network che ha fatto da megafono alle piazze della primavera araba. Candindosi cosi’ - e i primi risultati gia’ si intravedono in Libia – a recitare un ruolo di primo piano nel rilancio economico dell’ Africa del nord. Di piu’ dopo il crac Lehman, con i bei nomi della finanza occidentale a corto di ossigeno, ha messo sul piatto della bilancia il suo ricco portafoglio. Risultato: il Qatar Investiment Autority, fatto impensabile fino a pochi anni fa, controlla oggi il 20 % della Borsa di Londra, il 6% del Credit Suisse e un pezzo della Barclays. E nessuno, nemmeno in Germania e Francia, ha avuto niente da ridire quando ha rilevato il 17 % della Volkswagen, il 10% della Porsche, il 10% di Legardére e il 2% di Louis Vuitton.

Il mondo cambia ma le regole sono sempre le stesse: “Articolo quinto chi ha i soldi ha vinto” diceva Enrico Cuccia. E le munizioni del Qatar Investiment Authority, il braccio finanziario del paese del Golfo, non sono certo esaurite: il 2011 degli emiri e’ andato in archivio con un PIL in rialzo del 18,7%, con un reddito pro capite (beati loro) di 105mila dollari circa e il surplus commerciale tra luglio e settembre 2011 e’ stato di 11 miliardi di dollari.

Di carne al fuoco ce n’e’ molta anche sull’ asse tra Roma e la penisola del Golfo. La Costa Smeralda (“l’Italia e la Sardegna non si pentiranno del nostro investimento” ha garantito ieri l’ emiro) e’ solo un antipasto. In ballo ci sarebbero alcune commesse militari per Finmeccanica, l’ ipotesi che gli Al Thani sostituiscano gli ondivaghi soci libici nell’ azionariato di Unicrdit o di un ingresso in Telecom Italia media. Il boccone piu’ grosso pero’ sono i 70 miliardi di investimenti previsti per i mondiali di calcio Qatar 2022. Ci sono da costruire metropolitane, strade, porti e aeroporti e le aziende tricolori sperano in una piccola fetta di questa torta. La partita e’ aperta. E l’ Italia, come ha garantito l’ emiro Al Thani a Monti, e’ in campo.

Da Repubblica del 17 aprile 2012

Foto-Monti, l' Emiro del Qatar e pacifisti a Villa Pamphili, incontro mancato...

La foto nei giardini di Villa Panphili, ottenuta con una...trattativa con la polizia.

http://www.facebook.com/#!/photo.php?fbid=270725749689092&set=a.270725479689119.63021.100002550068380&type=1&theater

Avranno parlato solo di affari i due governanti ? Noi avremmo voluto invitarli a smettere di finanziare una nuova guerra in Siria. Nel paese di Damasco ci sono due milioni di cristiani e la Nato e le PetroMonarchie,Qatar e Arabia Saudita, armano integralisti islamici. Secondo Madre Agnes de la Croix, del monastero siriano di San Giacomo, ad Homs il 90% dei cristiani (150.000) e' stato costretto dai "ribelli" a lasciare la citta'.

Incontro Monti-Emiro Qatar - Identificati e allontanati pacifisti con cartelli contro la guerra in Libia e in Siria.


COMUNICATO STAMPA RETE NO WAR


ATTIVISTI NO WAR IDENTIFICATI E ALLONTANATI PER TENTATA MANIFESTAZIONE CONTRO IL QATAR E AL JAZEERA A VLLA PAMPHILI

Lunedì 16 aprile a Roma un gruppo di militanti della Rete NO WAR è stato identificato e allontanato dalla Polizia mentre protestava all'ingresso della palazzina di Villa Doria Pamphili a Roma, al cui interno il presidente del consiglio Mario Monti stava ricevendo con tutti gli onori l'emiro del Qatar, monarca di uno staterello petrolifero dove i diritti civili non sono garantiti.

L'emiro del Qatar, servendosi della rete televisiva Al Jazeera da lui controllata, ha contribuito in maniera decisiva alla campagna di disinformazione che è servita a giustificare l'attacco della NATO alla Libia, cui il Qatar ha direttamente partecipato con aerei, ed istruttori e finanziamenti ai ribelli.

Oggi il Qatar, insieme ad altre petromonarchie feudali e mediovali, com l'Arabia Saudita, sta svolgendo lo stesso copione in Siria, sia attraverso una nuova campagna di disinformazione, sia armando e sostenendo gruppi armati.


domenica 15 aprile 2012

Roma, 16 aprile,Monti incontra l' Emiro del Qatar/1


12 Aprile 2012

Il Presidente del Consiglio Sen. Prof. Mario Monti incontra, lunedì 16 aprile alle ore 12.30 a Villa Pamphilj, l’Emiro dello Stato del Qatar S.A. Sheikh Hamad Bin Khalifa Al Thani.

Fonte  http://www.governo.it/

Per dare qualche indicazione sul ruolo del Qatar e della emittente Al Jazeera nella crisi siriana, riporto qualche stralcio di un articolo di Pepe Escobar da http://www.atimes.com/ , ripreso da Megachip, e l' inizio di un articolo,a firma m.m., sulle polemiche attorno ad Al Jazeera, ripreso da Nenanews:



...........Quanto era verde la mia valle del Jihad

Così, ora, Washington si sta solo imbarcando in un remix della Jihad afghana anni '80 - che, come sa qualunque granello di sabbia dal Kush induista fino alla Mesopotamia - ha portato a quella spettrale entità nota come al-Qaeda e alla conseguente e trasformista "guerra al Terrore".

La Casa di Saud e il Qatar hanno istituzionalizzato come impresa mercenaria quella scompagnata gang che risponde al nome di Libero Esercito Siriano. Adesso sono a loro libro paga, al tintinnare di 100 milioni di dollari (e altri che stanno ancora contando). Non è stupenda la democrazia - quando le monarchie del Golfo Persico alleate agli Usa possono comprare un esercito mercenario per delle noccioline? Non è grandioso essere un rivoluzionario con uno stipendio assicurato?

Senza perdere un colpo, anche Washington ha preparato i propri fondi, per l'assistenza "umanitaria" alla Siria e l'aiuto "non-letale" ai "ribelli". "Non-letale" come l'ultra equipaggiamento di comunicazioni satellitari pronto per le operazioni di battaglia, a cui si aggiungono gli occhiali a visione notturna. La suadente prospettiva della Clinton era che l'equipaggiamento avrebbe permesso ai "ribelli" di "evadere" gli attacchi del governo siriano. Nessuna menzione del fatto che ora i "ribelli" abbiano accesso all'intelligence Usa attraverso uno sciame di droni impiegati in tutta la Siria

Maliki è in grado di vedere le scritte sul muro (quello sunnita). La Casa di Saud ha invaso il Bahrain a maggioranza sciita per proteggere i loro “cugini” - l'estremamente impopolare dinastia sunnita al-Khalifa che è al potere. Maliki sa che una Siria post-Assad significherebbe una Fratellanza Musulmana sunnita al potere - con un contorno di Salifiti jihadisti. Nel suo incubo peggiore, Maliki vede il suo possibile futuro distopico come un remix di al-Qaeda in Iraq con gli steroidi......................

L' articolo integrale si puo' leggere al link:
http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/8051-vogliamo-la-guerra-e-la-vogliamo-ora.html

La traduzione e' stata a cura del sito  http://www.comedonchisciotte.org/ con alcune correzioni successive della redazione di Megachip

SIRIA: IL MITO INFRANTO DI AL JAZEERA

L'emittente che aveva rivoluzionato l'informazione nel mondo arabo e sbaragliato i network occidentali, ora e' un megafono degli interessi regionali dell'emiro del Qatar

Roma, 17 marzo 2012, Nena News – La molto mitizzata al Jazeera perde pezzi. A causa della sua copertura faziosa della crisi in Siria e anche della crisi nel piccolo Bahrain, una primavera araba che non fa notizia.

Alcuni membri di primo piano dell’ufficio di Beirut della tv qatariota hanno annunciato le dimissioni o si sono già dimessi, secondo quanto riportato dal quotidiano libanese al-Akhbar. Il «managing director» dell’ufficio di corrispondenza di Beirut, Hassan Shaaban, una settimana fa ha anticipato che se ne andrà, dopo che il corrispondente di al Jazeera Ali Hashem e il producer Mousa Ahmad se n’erano andati. Tutti in segno di protesta per i servizi giornalistici (e le censure), sugli avvenimenti in corso «nella regione araba» e in particolare in Siria e Bahrain.

Secondo quanto riporta il giornale, Ali Hashem ha preso la decisione dopo che al Jazeera «ha rifiutato di mostrare foto che lui aveva scattato in Siria di fighters armati impegnati in scontri con l’esercito siriano a Wadi Khaled». L’emittente, al contrario, «lo ha ripreso come fosse uno shabeeh», ossia un membro delle temute milizie pro-Assad.

Sempre Ali Hashem si era infuriato per il rifiuto opposto da al Jazeera di coprire la repressione ordinata dal re del Bahrain contro i manifestanti che chiedono (pacificamente) quello stesse riforme democratiche pretese dall’opposizone siriana. Nel Bahrain, il giornale fa dire a Ali Hashem, «noi vediamo scene di gente massacrata dalla macchina repressiva del Golfo, ma per al Jazeera, l’unica parola possibile è il silenzio».........................

L' articolo integrale si puo' leggere al link:
http://nena-news.globalist.it/?p=17848

giovedì 22 marzo 2012

Prima della tempesta. La situazione sull' Art.18 venerdi' mattina.


Due navi che rischiano la collisione, cosi' appare la situazione sull' art.18 venerdi' mattina.


Una nave e' guidata dal governo, l' altra e' guidata dai.......lavoratori in carne ed ossa che spingono i sindacati ed anche la "sinistra". Agli scioperi di giovedi' hanno partecipato anche iscritti Cisl e Uil, se i lavoratori gia' giovedi' sono andati oltre i sindacati...io credo che la tempesta arrivi davvero, nonostante tutte le armi mediatiche che saranno usate.

Un esagerazione ? In questo momento sono convinto di no, pronto a correggermi in caso di smentite.

Il consiglio dei ministri comincia prestissimo, alle 10,30 e probabilmente non varera' nessun testo definitivo, vedremo...

Marco venerdi' ore. 5.00

mercoledì 7 marzo 2012

Tav in Val di Susa, appello del Movimento Nonviolento a Monti, Bagnasco,Caselli,Napolitano,Manganelli e Virano.


Al Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano
Al Capo della Polizia, Dott. Antonio Manganelli
Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Sen. Mario Monti
Al Commissario straordinario del governo per l'Alta velocità, Prof. Mario Virano
Al Procuratore Capo di Torino, Dott. Gian Carlo Caselli
Al Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Angelo Bagnasco

Egregi Signori,

Vi scrivo a nome e per conto del Movimento Nonviolento, che ho l'onore di presiedere.

Il lavoro per “l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale”, è lo scopo costitutivo del nostro Movimento, fondato da Aldo Capitini 50 anni or sono.

Quindi non possiamo che condividere i vostri appelli rivolti ad escludere ogni forma di violenza dal confronto in atto nella Val di Susa e nel paese sulla necessità o meno di realizzare la grande opera pubblica denominata TAV (treno ad alta velocità).

La violenza può assumere molteplici aspetti, anche nascosti, per questo deve essere riconosciuta per poter essere condannata. Esiste la violenza diretta e quella indiretta, e bisogna saper distinguere il singolo atto di violenza da quella strutturale.

Certamente tirare pietre o altri oggetti contro la polizia è inaccettabile violenza. Così come non è ammissibile lanciare
candelotti lacrimogeni ad altezza d'uomo, o manganellare un manifestante quando è già a terra inerme. E' violenza l'offesa personale, rivolta a chi indossa una divisa, ma anche inseguire indiscriminatamente i manifestanti in fuga, dentro le case private o i locali pubblici.

Se sia violenza mettere in atto un blocco stradale o sdraiarsi davanti ad una ruspa, arrampicarsi su un albero o un traliccio, è tutto da discutere. Così come è da discutere se imporre un cantiere con la militarizzazione del territorio sia legittimo o violento. Il confine è sottile, ma qui è in gioco il senso profondo della disobbedienza civile. E' già capitato nella storia che ciò che prima sembrava illegale, poi si è rivelato giusto. Lo sciopero, ad esempio, è stata una conquista a lungo contrastata. Noi stessi per evitare al paese i costi e il pericolo delle centrali nucleari giungemmo a mettere in atto blocchi ferroviari. La magistratura ci assolse e poi i disastri di Cernobyl e di Fukushima e due referendum nazionali ci hanno dato ragione.

In determinati casi, secondo noi, forme anche estreme di protesta, noncollaborazione, boicottaggio, disobbedienza civile, digiuno, sono compatibili con il metodo nonviolento “che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della libertà di informazione e di critica”.

La nonviolenza richiede lealtà, assunzione di responsabilità, disponibilità al sacrificio, limpidezza dell'azione, volontà di farsi capire e convincere. La nonviolenza è una forza che non può essere confusa con la debolezza, mentre la violenza è oggettivamente controproducente per un movimento che cerca innanzitutto di far emergere la verità.

Il livello della contestazione dipende dalla posta in gioco. Qui è molto alta: ingenti somme di denaro pubblico, il destino di una valle, il piano dei trasporti del paese, le infrastrutture del futuro.Vale davvero la pena, dunque, bandire ogni forma di violenza (anche quella della menzogna, nascosta nelle pieghe di un'informazione faziosa) e
tenere aperto il dialogo per un confronto leale.

Non si può però dialogare alla pari mettendo una delle parti davanti al fatto compiuto. Ci pare contraddittorio esorcizzare la violenza e poi bandire dalla Valle chi ha compiuto gesti nonviolenti.

Per questo, egregi Signori, ci uniamo a voi nella fermezza contro la violenza (e, aggiungiamo, nell'impegno a valorizzare e sostenere il metodo della nonviolenza).

La discussione sul TAV dura da vent'anni. Il cantiere durerà altri dieci anni. Mettere attorno ad un tavolo i vari soggetti interessati, per un dibattito pubblico e un confronto reale, porterebbe beneficio a tutti, e porrebbe fuori gioco gli attori della violenza.

Ci aspettiamo un passo in questa direzione da parte di chi può compierlo.

Grazie della vostra attenzione. Con ossequio,

Movimento Nonviolento
Mao Valpiana, presidente
Verona, 7 marzo 2012

Fonte  http://www.nonviolenti.org/

domenica 4 marzo 2012

Gianni Vattimo: "Monti e' peggio "

Monti e' peggio
di Gianni Vattimo

Non so se stia davvero crescendo la nostalgia per Berlusconi, certo aumenta vistosamente l’insofferenza verso il governo Monti, e anche verso chi, come il Pd, se ne è fatto sostenitore senza se e senza ma. Il sospetto niente affatto inverosimile è che tutto sia un gioco delle parti, quale che sia la consapevolezza degli attori.

La destra maledice Monti, e proprio per questo la cosiddetta sinistra lo difende. In termini elettorali (prima o poi si dovrà pure andare a votare) chi paga il prezzo di questo governo del rigore bancario-fondomonetarista, è il Pd, che finirà per dissanguarsi e per scoraggiare definitivamente il suo elettorato. Il quale ha sopportato finora solo perché terrorizzato dalla grande stampa “indipendente”:se va male alle banche va malissimo a tutti. E così via. Ma fino a quando durerà questa sopportazione?

In giro per l’Italia ci sono scioperi e agitazioni sociali di vario tipo. Non basta stimolare l’odio per i camionisti e i forconi “infiltrati” dalla mafia, o contro i parlamentari e i loro privilegi. Presto o tardi, anzi già ora, le protesta sociale di padroncini, famiglie monoreddito, mamme che devono badare ai bambini cacciati anzitempo dalle scuole, anziani lasciati senza assistenza sociale, pensionati ridotti a rubare nei supermercati, si farà sentire in modi meno soft.

Quando Di Pietro dice, come qualche tempo fa, che prima o poi ci scappa il morto lo si copre di insulti come se fosse un terrorista; ma intanto il morto ai blocchi stradali dei camionisti ci è scappato, e i pacchi esplosivi alle agenzie delle tasse sono arrivati. I sacrifici che Monti (e Napolitano, e il potere bancario) chiede agli italiani non possono più essere sopportati in nome del governo “tecnico”. O si va a elezioni subito o la situazione sociale non farà che peggiorare .

Non è la marcia su Roma, certo; o non ancora. Ma un governo tecnico messo di fronte a tensioni sociali crescenti non diventerà prima o poi, per ragioni puramente “tecniche”, un governo autoritario? Sono solo ragioni “tecniche” quelle che hanno ispirato l’ondata di arresti di No-Tav ordinata da un magistrato sicuramente democratico come Giancarlo Caselli: non poteva fare diversamente di fronte all’evidenza di azioni violente perpetrate in Val di Susa nell’estate scorsa.

Inutile dire che dei gas illegali sparati dalla polizia contro i manifestanti anti-Tav non si sa più nulla; e della illegalità permanente in cui hanno proceduto finora i lavori per la nuova ferrovia – dalla mancata consultazione delle comunità territoriali interessate, alle menzogne spacciate all’Unione Europea per spremerne i fondi, alla militarizzazione della Valle e alla sordità rispetto a tutti i pareri tecnici contrari all’opera – non vi è traccia nei mandati di arresto caselliani. Tutto questo, del resto, è politica, non tecnica, e va tenuto lontano.

Il fatto – non solo questo fatto specifico dei No-Tav, ma del governo tecnico in generale- è che, come si è detto spesso, sbagliando, del fascismo italiano rispetto a quello tedesco, Berlusconi era meglio perché era meno serio. Monti è un rigoroso – anche perché apolitico – esecutore delle regole del sistema. Non per niente il Financial Times lo considera la colonna portante dell’Europa; e Obama lo vede tanto di buon occhio. Miseria, disoccupazione, infelicità crescente in tutti i livelli della società? Danni collaterali.

Fonte www.rifondazione.it