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mercoledì 7 marzo 2012

Tav in Val di Susa, appello del Movimento Nonviolento a Monti, Bagnasco,Caselli,Napolitano,Manganelli e Virano.


Al Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano
Al Capo della Polizia, Dott. Antonio Manganelli
Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Sen. Mario Monti
Al Commissario straordinario del governo per l'Alta velocità, Prof. Mario Virano
Al Procuratore Capo di Torino, Dott. Gian Carlo Caselli
Al Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Angelo Bagnasco

Egregi Signori,

Vi scrivo a nome e per conto del Movimento Nonviolento, che ho l'onore di presiedere.

Il lavoro per “l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale”, è lo scopo costitutivo del nostro Movimento, fondato da Aldo Capitini 50 anni or sono.

Quindi non possiamo che condividere i vostri appelli rivolti ad escludere ogni forma di violenza dal confronto in atto nella Val di Susa e nel paese sulla necessità o meno di realizzare la grande opera pubblica denominata TAV (treno ad alta velocità).

La violenza può assumere molteplici aspetti, anche nascosti, per questo deve essere riconosciuta per poter essere condannata. Esiste la violenza diretta e quella indiretta, e bisogna saper distinguere il singolo atto di violenza da quella strutturale.

Certamente tirare pietre o altri oggetti contro la polizia è inaccettabile violenza. Così come non è ammissibile lanciare
candelotti lacrimogeni ad altezza d'uomo, o manganellare un manifestante quando è già a terra inerme. E' violenza l'offesa personale, rivolta a chi indossa una divisa, ma anche inseguire indiscriminatamente i manifestanti in fuga, dentro le case private o i locali pubblici.

Se sia violenza mettere in atto un blocco stradale o sdraiarsi davanti ad una ruspa, arrampicarsi su un albero o un traliccio, è tutto da discutere. Così come è da discutere se imporre un cantiere con la militarizzazione del territorio sia legittimo o violento. Il confine è sottile, ma qui è in gioco il senso profondo della disobbedienza civile. E' già capitato nella storia che ciò che prima sembrava illegale, poi si è rivelato giusto. Lo sciopero, ad esempio, è stata una conquista a lungo contrastata. Noi stessi per evitare al paese i costi e il pericolo delle centrali nucleari giungemmo a mettere in atto blocchi ferroviari. La magistratura ci assolse e poi i disastri di Cernobyl e di Fukushima e due referendum nazionali ci hanno dato ragione.

In determinati casi, secondo noi, forme anche estreme di protesta, noncollaborazione, boicottaggio, disobbedienza civile, digiuno, sono compatibili con il metodo nonviolento “che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della libertà di informazione e di critica”.

La nonviolenza richiede lealtà, assunzione di responsabilità, disponibilità al sacrificio, limpidezza dell'azione, volontà di farsi capire e convincere. La nonviolenza è una forza che non può essere confusa con la debolezza, mentre la violenza è oggettivamente controproducente per un movimento che cerca innanzitutto di far emergere la verità.

Il livello della contestazione dipende dalla posta in gioco. Qui è molto alta: ingenti somme di denaro pubblico, il destino di una valle, il piano dei trasporti del paese, le infrastrutture del futuro.Vale davvero la pena, dunque, bandire ogni forma di violenza (anche quella della menzogna, nascosta nelle pieghe di un'informazione faziosa) e
tenere aperto il dialogo per un confronto leale.

Non si può però dialogare alla pari mettendo una delle parti davanti al fatto compiuto. Ci pare contraddittorio esorcizzare la violenza e poi bandire dalla Valle chi ha compiuto gesti nonviolenti.

Per questo, egregi Signori, ci uniamo a voi nella fermezza contro la violenza (e, aggiungiamo, nell'impegno a valorizzare e sostenere il metodo della nonviolenza).

La discussione sul TAV dura da vent'anni. Il cantiere durerà altri dieci anni. Mettere attorno ad un tavolo i vari soggetti interessati, per un dibattito pubblico e un confronto reale, porterebbe beneficio a tutti, e porrebbe fuori gioco gli attori della violenza.

Ci aspettiamo un passo in questa direzione da parte di chi può compierlo.

Grazie della vostra attenzione. Con ossequio,

Movimento Nonviolento
Mao Valpiana, presidente
Verona, 7 marzo 2012

Fonte  http://www.nonviolenti.org/

venerdì 2 marzo 2012

In Val di Susa si vuole costruire la Tav ad ogni costo perche' utile alla Nato ed alle Forze Armate USA ?


La giornalista Marinella Correggia ha segnalato questo articolo su varie liste di discussione. In questo scritto si ipotizza che la costruzione della linea Tav sia confermata, nonostante la resistenza forte e argomentata del movimento No-Tav, perche' serve alla Nato e alle sue strategie in Europa. Marinella Correggia scrive "Non so quanto sia giusta l' analisi" ed io proprio non sono in grado di giudicare la sua validita', ma e' sicuro che l' Europa,Italia compresa, e' la base usata,senza altre alternative percorribili, da Nato e USA per il controllo dell' Africa, del Medioriente, del Mar Mediterraneo e dell' Est Europa. Questo forse non spiega l' ostinazione a costruire la Tav, sicuramente spiega come anche la sinistra si guardi bene da ostacolare le varie iniziative Nato ed Usa, sia a livello nazionale sia negli enti locali che hanno strutture militari nel loro territorio.

marco

Non so se sia giusta l'analisi di cui all'articolo sottostante. Se lo è, sarebbe una ragione per saldare quanto finora è rimasto diviso (e lo si è visto bene fin dalla guerra alla Libia): i movimenti ecoterritoriali e il (pressoché morto ahinoi) movimento contro le guerre occidentali con pretesti. Se è vero che la Tav passerà e servirà vicino alle basi militari e servirà anche da infastruttura militare, fin verso l'Est sotto il naso russo, quale migliore ragione per fare delle basi stesse un oggetto di attacco concertato (nonviolento rispetto alle persone) anche come monito affinché l'Italia MAI PIU' faccia da ponte di guerra dopo le cinque guerre di bombardamenti che ha sostenuto in 20 anni?

Mi chiedevo come mai il movimento più forte, radicato e serio contro un'infrastruttura che si sia visto in Italia da decenni - il No-Tav - NON riesca a bloccare l'opera laddove altre proteste ben più scrause e sciusciù ci son riuscite!!! Sarà per questo?

Marinella Correggia (Torri in Sabina)


Tav, treno ad alta velocità atlantica

Il Movimento No TAV, attivo almeno fin dai tempi della grande manifestazione a Sant’Ambrogio di Torino del 2 marzo 1995, ha più di una buona ragione per contestare la realizzazione della grande opera ferroviaria che dovrebbe attraversare la Val di Susa collegando Torino a Lione, all’interno di un più esteso colegamento da Lisbona a Kiev. Troppo lunghi e costosi sarebbero ad esempio i lavori del cantiere, tali da sottrarre al paese risorse preziose che certamente risulterebbero meglio investite nell’ammodernamento delle linee esistenti (a cominciare dalla linea Torino – Lione che attraversa il Traforo del Frejus e che ad oggi viene utilizzata non oltre il 30% delle sue capacità: per il trasporto merci, quindi, la TAV si presenterebbe come un costoso ed inutile doppione). Ingenti sarebbero anche i danni all’ambiente, con gravi effetti sulle condizioni idrogeologiche della valle come del resto è già avvenuto con i lavori per l’alta velocità nel Mugello, dove interi paesi sono rimasti senz’acqua a causa del disseccamento delle falde.

Non mancherebbero poi preoccupazioni su problemi di salute pubblica legati ad una serie di minerali presenti nelle montagne circostanti (principalmente amianto ed uranio) le cui scorie e la cuiradioattività, a causa dei forti venti che caratterizzano la Val di Susa, potrebbero raggiungere persino la periferia di Torino. Infine una linea come la TAV favorirebbe, nell’ottica del mercato comunitario, l’esportazione di capitale produttivo verso le aree più povere dell’Unione Europea e l’importazione di merci a basso costo dalle medesime, assecondando così la deindustrializzazione e la delocalizzazione di imprese del nostro Paese verso l’Europa orientale e, di conseguenza, anche la compressione dei salari dei nostri lavoratori.
Ma queste ragioni, tutte condivisibili e difficilmente obiettabili, sono soltanto quelle più note ed ufficiali: ve ne è anche un’altra, al cui proposito l’opinione pubblica viene tenuta accortamente all’oscuro e di cui ci ccuperemo in questo articolo. La TAV, esattamente come la ferrovia Berlino – Baghdad dell’inizio del secolo scorso (la cui funzione era quella di favorire la penetrazione militare ed economica della Germania guglielmina nei Balcani e nel Medio Oriente di cui già all’epoca s’era scoperto il potenziale petrolifero), risponde a ben precise logiche geopolitiche e geostrategiche. Attraversando Portogallo, Spagna, Francia, Italia, Slovenia, Ungheria ed Ucraina, favorirebbe il collegamento e la saldatura fra Europa occidentale ed orientale, consentendo così la penetrazione della NATO nello spazio post sovietico.

Non è certo un mistero che Kiev rappresenti solo il terminale momentaneo di questa enorme infrastruttura per la quale già si teorizzano ulteriori prolungamenti verso la Crimea, il Caucaso e la Russia meridionale. Guardacaso proprio le aree su cui l’azione di destabilizzazione e penetrazione militare e d’intelligence da parte degli Stati Uniti, attraverso la leva costituita dall’Alleanza Atlantica, è andata intensificandosi a partire dall’ultimo decennio. Gli Stati Uniti ad oggi mantengono più di 100.000 uomini nel Vecchio Continente allo scopo di assicurarvi il proprio controllo e soprattutto per poterlo utilizzare come piattaforma da cui partire alla conquista degli spazi circostanti, in primo luogo l’Africa ed il Medio Oriente (per i quali, non a caso, nel 2008 è stato istituito il comando tattico-operativo AFRICOM) e gli Stati dell’Europa orientale un tempo alleati dell’URSS (Polonia, ex Cecoslovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria) o addirittura parte di essa (Lituania, Estonia, Lettonia, Ucraina, Georgia ed Azerbaigian). E’ un processo d’allargamento che si basa sull’inserimento di questi Stati nel dispositivo politico e militare della NATO, con relativa installazione nel loro territorio di nuove basi militari americane. Per tale ragione il numero di militari americani in Europa salirà, mentre parte di loro verranno sempre più spostati ad Est e a Sud, verso la nuova frontiera.

Com’è ben noto, una delle principali ossessioni dei vertici militari e degli strateghi statunitensi è costituita dalla logistica. Se guardiamo alla storia militare degli Stati Uniti d’America, c’accorgeremo che molti loro successi e del pari molti loro rovesci hanno spesso avuto più di una ragione in difficoltà nel gestire la logistica o nelle debolezze intrinseche a quest’ultima: pensiamo, per esempio, alle guerre di Corea e del Vietnam. In questa loro corsa ad Est e a Sud, quindi, per gli americani è vitale dotarsi di una logistica caratterizzata dai massimi livelli d’efficienza e di velocità: le basi militari che rappresenteranno i centri della colonizzazione delle nuove aree europee ed extraeuropee, di conseguenza, dovranno essere collegate tra loro da “linee ad alta velocità”. A livello italiano la TAV collegherebbe tra loro l’aeroporto nucleare di Ghedi, il comando NATO del Garda e di Verona (altro snodo cruciale non soltanto fra Europa orientale ed occidentale, ma soprattutto tra Europa continentale e mediterranea, ovvero corridoio preferenziale di collegamento tra il fronte meridionale e la Germania, il paese dove la NATO e le forze americane sono presenti in modo più massiccio), Camp Ederle di Vicenza, passando oltretutto in prossimità delle basi di Istrana e di Aviano, superbase nucleare collegata al Corridoio 5 attraverso un suo collegamento apposito. Ecco che allora il Corridoio 5, la linea su cui andrebbe a correre la TAV, permetterebbe un rapido movimento e trasporto di truppe e materiali militari da Lisbona a Kiev e viceversa, verso mete ancora più lontane.

In Italia, solitamente, la mobilitazione popolare basta a bloccare o quantomeno interrompere la realizzazione di tutte quelle “Grandi Opere” a torto o ragione giudicate come discutibili, vuoi per ragioni economiche o ambientali: è stato così col Ponte di Messina, col MOSE e persino col progetto berlusconiano di ritorno al nucleare. Ma non è stato così con l’alta velocità, né in Mugello (una linea ad alta velocità che colleghi il Nord al Sud del Paese, sempre militarmente parlando, risulta oltremodo strategica ed indispensabile alla NATO, che ottiene così la possibilità di collegare Vicenza, Aviano, Verona e la Germania alle basi militari come Livorno e ai comandi NATO quali Napoli e Taranto, dotati di “giurisdizione” per l’intero Mediterraneo) né in Val di Susa, e men che meno per la costruzione della base di Vicenza “Dal Molin”. In questi casi, infatti, non sono in gioco i nostri interessi (l’interesse nazionale, al quale si può anche rinunciare) ma quelli dei nostri “padroni”. Padroni che intendono portare a casa determinati risultati, costi quel che costi: se noi italiani vogliamo rinunciare al MOSE, sono affari nostri; vorrà dire che per fronteggiare l’acqua alta a Venezia c’inventeremo qualcos’altro. Ma che non ci venga in mente di dire di no all’alta velocità: quella serve a Washington e Bruxelles, e di farla saltare proprio non se ne parla. Come italiani, siamo liberissimi di far affondare Venezia, ma non i piani d’espansione coloniale dei nostri padroni d’oltre Oceano.

http://www.statopotenza.eu/2640/tav-treno-ad-alta-velocita-atlantica