venerdì 19 ottobre 2012

Roma- Cristiani in Siria, incontro con il Patriarca Gregorios III



Roma
Sabato 20 ottobre, ore. 17.00


Aula Pio XI -  Palazzo San Calisto

Piazza San Calisto 16 - ROMA  (zona Trastevere)

Musalaha: i cristiani siriani e la riconciliazione

incontro con

Sua Beatitudine 

Patriarca Gregorios III Laham

giovedì 18 ottobre 2012

Dalla Siria una lettera aperta a Hollande e a Fabius, ministro degli esteri francese


Domenica 14 ottobre 2012
Lettera aperta al Presidente della Repubblica Francese e al Ministro degli Affari Esteri.

Signor Presidente della Repubblica Francese,
Signor Ministro degli Esteri,

Proprio come molti siriani, mi ritrovo padre di una vittima della guerra in atto nel nostro paese. Pascale aveva venti anni quando, il 9 ottobre, il bus pubblico su cui viaggiava è stato oggetto di un attacco in cui è morta, assassinata da una banda armata riconosciuta come parte dell'Esercito Siriano "Libero" a cui Lei dà supporto, incoraggiamento e che Lei alimenta fin dall'inizio del movimento.
Ragioni di Stato forse La spingono a prendere posizione a favore dell'Esercito Siriano "Free" (ASL)  ma non è certo nell’intento di liberare il popolo siriano dalla dittatura. L'attuale regime siriano e il suo apparato politico non è tenero, noi lo sappiamo bene e da molto tempo, ma le "bande" dell’ ASL associano ugualmente la brutalità alla arbitrarietà: il movimento porta con sé i semi di una nuova dittatura che sicuramente ci farà rimpiangere la precedente.
Sotto slogan generosi di libertà, di democrazia e di partecipazione al potere, Lei, con i suoi alleati, ha incoraggiato l'introduzione sul nostro territorio di gruppi estremisti salafiti, e altri elementi del movimento di Al Qaeda che vengono a uccidere e ad essere uccisi qui da noi, distruggendo ciò che possono sulla loro strada; perché dunque averceli inviati? Gli Occidentali non avrebbero avuto il coraggio di affrontarli essi stessi? Se il vostro obiettivo è quello di distruggere la Siria per proteggere Israele, credete veramente che ridurre il popolo siriano alla rovina e alla miseria potrà pacificare e dare sicurezza ad Israele?
I vostri predecessori, tra cui i rivoluzionari del 1789 hanno sempre fornito supporto e protezione per le minoranze cristiane in Siria e in Oriente. Oggi le vostre prese di posizione hanno l'effetto opposto e portano alla loro eliminazione. Credete che sradicare i cristiani porterà la civiltà?
E 'sorprendente come in breve tempo la politica francese sia riuscita a farci dubitare del significato della sua rivoluzione e il suo emblema: "Libertà, Uguaglianza, Fraternità"!
In Siria, la vostra politica nel senso della pratica del potere, ha introdotto l'arbitrarietà; così si può riassumere con un altro slogan: libertà e uguaglianza in Siria, mentre in Qatar oligarchia e privilegi. E circa la fraternità, che regnò da noi in mezzo alla gente, ecco che avete incoraggiato la guerra settaria, ignorando le palesi discriminazioni che vengono praticate in altri paesi arabi, tra cui l'Arabia Saudita.
Ci è stato detto che il cristianesimo non ha più gran credito nel Suo paese, ma al momento non si vede apparire una filosofia  più generosa e più evoluta di quella religione che ha costruito le cattedrali. In pochi mesi, Lei è arrivato con i suoi alleati a trasformare la fratellanza siriana musulmano-cristiana, che dobbiamo a queste due religioni, in una guerra quasi confessionale. E tuttavia, questo accordo religioso è la garanzia di un Islam tollerante che potrebbe diffondersi in tutto il mondo.
In cambio, la guerra che viviamo per volontà dell’ESL e dei suoi alleati sembra trasformare la  convivenza in ostilità, che si diffonderà in tutto il mondo con una maggiore rapidità rispetto al progetto. Può esserne certo: gli sconvolgimenti che ora viviamo noi, li verrete a vivere al più presto pure voi. Che cosa si sente echeggiare per le strade di Aleppo? "Dopo la Siria, l'Europa."
L'Islam moderato è molto fragile perché il Profeta mette in guardia i musulmani contro l'alleanza con i non-musulmani circa l’ opporsi ad altri musulmani. Lasciando proliferare l’Islam fondamentalista voi rendete ancora più fragili i musulmani moderati. Voi giocate anche contro di loro. Il fondamentalismo islamico ha sempre l'ultima parola, perché i moderati sono deboli e paralizzati dai versi del Corano nella lotta contro gli estremisti.
Il proverbio arabo dice: "Chi prepara un pasto velenoso è il primo a morire perché egli deve gustarlo". E il proverbio francese non dice forse "i guadagni illeciti alla fine non pagano mai"? Gli Stati Uniti hanno creato Bin Laden, ed hanno avuto l'11 settembre.
Naturalmente, ci sono molte ragioni che inviterebbero i cristiani siriani a prendere le distanze dal gruppo corrente del regime siriano; però vi posso dire che noi, cristiani siriani, non vediamo motivo di distruggere il nostro paese e uccidere i nostri bambini per passare da una corruzione ad un’ altra che sarebbe semplicemente per servire altrui interessi.
Meglio mantenere la politica che vogliamo, piuttosto che seguirne un’altra di cui non abbiamo il presentimento che sia molto migliore . La vostra politica non è altro che incoraggiare l'installazione di uno Stato confessionale in Siria attraverso l'adozione della legge islamica. Il Presidente Mursi, membro dei Fratelli Musulmani, come quelli che si delineano in Siria, non ha manifestato l'intenzione di imporre la "sharia" anche ai cristiani d'Egitto? Quando l’avremo a casa nostra, grazie a voi, non ci sarà che augurarla pure a voi e alle vostre donne.
Perché questa lettera aperta di un padre colpito in ciò che ha di più caro? E 'per esprimere un cuore ferito dal dolore o perchè questa sofferenza proclami ad alta voce ciò che un cuore tiepido e indifferente non è in grado di suggerire?
Signor Presidente della Repubblica Francese, Signor Ministro degli Affari Esteri, accettate che vi inviti a cambiare la vostra politica per adottarne una più coraggiosa e più virile,
Accettate che il mio invito sia una supplica, ma non rimanete più a lungo implorati. In nome della libertà e di ciò che ne resta, in nome dell'uguaglianza e di quello che se ne è fatto e il nome della fratellanza umana ridotta in briciole, io vi prego, con migliaia di famiglie, di smettere di sostenere e finanziare le bande armate che proclamano che il vostro turno verrà dopo il nostro.
Abbiate pietà delle famiglie ferite e disarmate, delle famiglie in lutto, delle famiglie che non hanno più tetto, di centinaia di migliaia di giovani che non hanno più speranza.
Avete visto come Aleppo, la città millenaria, è diventata una città fantasma? Potreste anche solo immaginare Parigi diventare una città fantasma, dove centinaia di migliaia di famiglie francesi vaghino in cerca di rifugio per evitare spari e i tiri di mortaio dell’ arbitrarietà, del fanatismo e della brutalità?
I vostri alleati sul posto si sono accaniti su Aleppo, con i suoi bazar che hanno alimentato per secoli l'Europa, hanno attaccato perfino le rovine. La Basilica di San Simeone che circonda la famosa colonna del celebre primo Stilita è ormai una rovina di rovine. Decine di Chiese, Moschee, le fabbriche, le scuole, le università sono stati oggetto di loro colpi e che dire dei tesori archeologici che vengono rubati e dispersi per portarci la democrazia!
Vi supplichiamo, Signor Presidente della Repubblica Francese, Signor Ministro degli Affari esteri della Repubblica Francese, cessate il vostro sostegno agli elementi armati che non obbediscono a nessuna legge e tornate a ciò che ha fatto la gloria della Francia.
Vi prego di accettare, Signor Presidente della Repubblica Francese, Signor Ministro degli Affari esteri della Repubblica Francese, l'espressione della mia più alta considerazione.

Claude ZEREZ, padre di Pascal uccisa a Homs all’età di 20 anni il 9 ottobre 2012.
 I

Bhadrakumar - La Russia getta ponti sulle divisioni in Medio Oriente


Mercoledì 17 Ottobre 2012 10:50

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La Russia getta ponti sulle divisioni in Medio Oriente
Armi all'Iraq, contatti con la Turchia, dialogo con i sauditi e i Fratelli Misulmani in Egitto. La Russia cerca un nuovo spazio in Medio Oriente.



Un accordo multi-miliardario in dollari per forniture di armi all’Iraq, un incontro al vertice con la Turchia, manovre per migliorare i rapporti e ricucire gli strappi con l’Arabia Saudita, l’esordio di contatti politici con “Sphinx”, vale a dire con i Fratelli Musulmani dell’Egitto - tutto questo si prevede avvenga entro i termini di un mese turbolento per il Medio Oriente. E tutto questo sta avvenendo quando il “ritorno” degli Stati Uniti nella regione, dato il trambusto delle elezioni presidenziali di novembre, sembra ancora un sogno lontano.

In poche parole, la Russia si presenta all’improvviso e inaspettatamente in tutto il Medio Oriente.

Mosca ha annunciato che martedì 9 ottobre, in cui il primo ministro iracheno Nouri al-Maliki si trovava nella capitale russa, i due paesi hanno firmato contratti per un valore di “più di” 4,2 miliardi di dollari per una fornitura di armi, che comprende l’acquisto da parte dell’Iraq di 30 elicotteri d’assalto Mi-28 e di 42 sistemi missilistici terra-aria Pantsir-S1, che possono essere utilizzati anche per scopi di difesa contro attacchi di jet.

La dichiarazione congiunta russo-irachena rilasciata a Mosca ha rivelato che trattative su questa vendita di armi si erano svolte nel corso degli ultimi cinque mesi, e che ulteriori colloqui stanno procedendo per l’acquisto iracheno di aerei da combattimento MiG-29, pesanti mezzi corazzati e altri armamenti.

Un annuncio del Cremlino dichiarava che Maliki doveva incontrare il presidente Vladimir Putin il mercoledì, per mettere a fuoco la discussione sulla cooperazione energetica tra la Russia e l’Iraq.

Questa notizia sensazionale creerà molta inquietudine nei politici degli Stati Uniti.

I rapporti dicono che a Baghdad il telefono aveva continuato a squillare nell’ufficio di Maliki non appena era trapelato che stava recandosi a Mosca e qualcosa di grosso era in corso d’opera. Interrogativi venivano presentati dal Dipartimento di Stato e dal Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti su ciò che avesse giustificato un viaggio del genere, proprio in questo momento.

Il punto è che Maliki rimane ancora un enigma per Washington. Egli è senza dubbio un amico degli Stati Uniti, ma forse è anche “più che un amico” per l’Iran. Ora, a quanto pare, è anche entusiasta della Russia, …allo stesso modo di Saddam Hussein!

Più volte Washington e Ankara gli avevano procurato insofferenze e fastidi, dando per scontata la sua ossequiosità, perfino considerando cancellato il suo futuro politico, quando avevano stipulato accordi con il Kurdistan settentrionale su contratti petroliferi lucrativi, ignorando le sue proteste, che l’Iraq rimane uno Stato sovrano e Baghdad è la sua capitale, e che il paese ha una costituzione in base alla quale i paesi stranieri non dovrebbero avere rapporti diretti con le sue regioni by-passando la capitale e il governo centrale.

Dare il benservito a “Big Oil” 

Gli Stati Uniti e la Turchia non solo hanno ignorato le proteste di Maliki, ma anche lo hanno redarguito nel suo contrastare il loro progetto di un “cambio di regime” in Siria e per il suo convinto sostegno al presidente Bashar al-Assad.

Ultimamente, lo hanno anche irritato per le sue agevolazioni nei confronti dell’Iran riguardanti l’invio di forniture al regime assediato in Siria.

Poi sono andati oltre ad ogni regola di correttezza, e hanno dato asilo a un leader sunnita iracheno, un latitante in base alla legge irachena.

Attualmente stanno cercando di riunire in Iraq i gruppi sunniti più disparati in una mossa minacciosa che potrebbe portare alla balcanizzazione dell’Iraq.

Grazie alle interferenze degli Stati Uniti e della Turchia, il Kurdistan è già una regione di fatto indipendente. Il piano d’azione è quello di indebolire ulteriormente l’Iraq, sponsorizzando la creazione di un’entità sunnita nell’Iraq centrale, simile al Kurdistan nel nord, in modo da confinare gli Sciiti iracheni in una regione meridionale mezzo disastrata.

La visita in Russia dimostra che Maliki sta lanciando segnali di averne avuto abbastanza, e di non volere più accettare alcun affronto alla sovranità irachena.

Mercoledì, quasi certamente egli proporrà a Putin il possibile ritorno delle compagnie petrolifere russe in Iraq con tutto il pieno apporto di investimenti e tecnologia, e di riprendere il filo da loro tralasciato al momento dell’invasione statunitense del 2003.

Ci si può aspettare che Maliki dia il benservito alle grandi compagnie petrolifere dell’Occidente (Big Oil) e a quelle turche, escludendole dal settore petrolifero iracheno. Le implicazioni sono profonde per il mercato mondiale del petrolio in quanto le favolose riserve petrolifere irachene sono paragonabili a quelle dell’Arabia Saudita.

Chiaramente, Maliki intende affermare la sovranità dell’Iraq.

Recentemente, ha deciso di interrompere l’accordo con la Turchia sottoscritto ai tempi di Saddam, che permetteva una presenza militare turca nel nord dell’Iraq per monitorare le attività dei separatisti del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan). Ma Ankara si è rifiutata, stigmatizzando Maliki.

L’accordo con la Russia gli permette ora di ricostruire le forze armate irachene e fa in modo che i Turchi ci pensino due volte prima di violare lo spazio aereo iracheno o che giungano alla conclusione che la loro presenza militare nel nord dell’Iraq possa continuare incontrastata.

Questo significa che l’Iraq è su una rotta di sfida strategica agli Stati Uniti?

Per l’Iraq rimane necessario che gli Stati Uniti si considerino ancora il numero uno come fornitori stabili di armi all’Iraq. L’Iraq si aspetta la consegna di 30 aerei da battaglia F-16.

Una sfida strategica degli Stati Uniti è ben lontana dai pensieri di Maliki - almeno, per ora.

Il messaggio di Maliki necessita di essere preso molto più sul serio, quando ribadisce che l’Iraq è un paese indipendente. Probabilmente, questo messaggio non è molto diverso dalle istanze politiche dell’Egitto sotto la presidenza di Mohammed Morsi.

In poche parole, gli Stati Uniti devono fare i conti con il corso degli avvenimenti in campo, come la decisione di Maliki di rivitalizzare i legami militari con la Russia o la decisione di Morsi di effettuare la sua prima visita di Stato in Cina. In teoria, potremmo assistere ad una svolta anche in Egitto, che sta accingendosi a ravvivare i legami con la Russia.

È un dato di fatto, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov sarà in visita al Cairo all’inizio di novembre nel primo scambio internazionale ad alto livello del governo Morsi.

Infatti, molto dipende dalla calma e compostezza con la quale gli Stati Uniti sono in grado di adattarsi alle nuove realtà del Medio Oriente.

Allo stato attuale, gli Stati Uniti sono riusciti a vendere all’Iraq armamenti per un valore pari a 6 miliardi di dollari. Quindi, si sono posizionati comodamente. La reazione iniziale del Dipartimento di Stato usamericano trasudava fiducia. La portavoce Victoria Nuland ha affermato che l’accordo con la Russia non significa alcun ridimensionamento della cooperazione “interforze” fra Iraq e Stati Uniti, che risulta sempre “molto ampia e decisamente profonda”.

La Nuland ha sottolineato come siano in corso trattative “per qualcosa come 467 contratti di vendita per forniture militari” all’Iraq per un valore di più di 12 miliardi di dollari, “se tutti i contratti vanno in porto”. Inoltre ha ribadito: “Stiamo facendo affari con l’Iraq per vendite militari per un ammontare di 12,3 miliardi di dollari, per cui non credo che ci si possa preoccupare per le relazioni con l’Iraq, che non sono nulla di meno che le più strette e intense.”

Alchimie nuove, mai sperimentate 

Ma, suvvia, non si può sorvolare sul tono di apprensione presente nelle parole della Nuland.

La verità è semplice, i “Russi stanno arrivando”, e questa volta sono Russi capitalisti e globalisti, che peraltro conoscono il mercato iracheno, ed inoltre l’esercito iracheno ha familiarità con l’armamento russo. Durante l’era di Saddam, l’Iraq era un importante acquirente di armamenti russi e Mosca ha stimato di avere perso contratti del valore di circa 8 miliardi di dollari, grazie al “cambio di regime” a Baghdad nel 2003, sponsorizzato dagli Stati Uniti.

Si può ben immaginare che la Russia farà tutto il possibile per riguadagnare il primo posto nel mercato iracheno e per recuperare il tempo perduto. Per di più, le operazioni commerciali sugli armamenti hanno da sempre un contenuto politico e strategico.

Nel breve termine, un qualcosa di “mai sperimentato” sta per arrivare, se Maliki decidesse per l’opzione di condividere le risorse irachene con i suoi stretti alleati iraniani e siriani.

Significativamente, anche delegazioni ad alto livello dalla Siria e dall’Iran hanno visitato Mosca negli ultimi mesi.

Si solleveranno moti di perplessità e meraviglia per il fatto che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad sta pianificando una sua visita a Baghdad a breve.

Infatti, nel momento che l’accordo sugli armamenti russo-iracheno è stato firmato a Mosca, il comandante della marina della Guardia Rivoluzionaria iraniana è arrivato in visita in Iraq, a significare lo stretto legame tra Baghdad e Teheran.

Senza dubbio, Washington sta assistendo ansiosa ai movimenti su questo fronte.

Allo stesso tempo, esperti russi hanno teorizzato in passato circa l’emergere di un nuovo “blocco” nel cuore del Medio Oriente, comprendente Iran, Iraq, Siria e Libano, con cui Mosca può sperare di avere relazioni particolari.

Tuttavia, fin d’ora si palesano i segni incipienti che la diplomazia regionale di Mosca in Medio Oriente sta cambiando marcia, determinata com’è a colmare le divisioni regionali che la crisi siriana sta procurando. Naturalmente, l’impresa sembra impressionante nella sua assoluta audacia. Ma è per questo che Putin prevede di recarsi in Turchia la prossima settimana; Lavrov confida di recarsi a Riyadh ai primi di novembre per partecipare alla seconda sessione del Dialogo Strategico della Russia con il Consiglio di Cooperazione degli Stati Arabi del Golfo (che già era stato bruscamente rinviato dal regime saudita come affronto a Mosca per il suo sostegno tenace nei confronti del regime di Assad in Siria).

Inoltre Lavrov effettuerà una “visita sincronizzata” al Cairo per incontrare la nuova dirigenza egiziana e funzionari della Lega Araba.

Nel divulgare la programmazione delle missioni diplomatiche di Lavrov, il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov ha aggiunto: “Noi [la Russia] siamo interessati al dialogo e ad un aperto confronto di collaborazione con i nostri colleghi arabi del Golfo che, in particolare l’Arabia Saudita, il Qatar e altri, giocano un ruolo piuttosto attivo e non privo di significato negli affari siriani. Abbiamo sempre favorito la discussione su questi temi, anche in presenza di disaccordi, ad un tavolo delle trattative, soprattutto perché utilizziamo il meccanismo del Dialogo Strategico.”

Senza dubbio, gli alchimisti russi stanno sperimentando nuove formulazioni, mai finora processate, che possano aiutare a guarire le ferite siriane.

Ma, come Bogdanov ha cercato di spiegare, queste formulazioni sono anche farmaci ad ampio spettro che aiuteranno a vivacizzare il metabolismo complessivo dei legami regionali della Russia con quei partner recalcitranti, al momento non ben disposti a causa della Siria.

Idealmente, Mosca auspica che il processo di guarigione venga incorporato all’interno di un miglioramento complessivo dei rapporti economici reciprocamente vantaggiosi.

Ad esempio, i rapporti della Russia con la Turchia e l’Arabia Saudita andavano a vele spiegate durante la fase del periodo pre-crisi in Siria. Mentre i rapporti con la Turchia recentemente hanno subito in qualche modo una fase di stagnazione, i legami russo-sauditi hanno incontrato serie difficoltà.

Evidentemente, Mosca è intenzionata a ripristinare lo status quo ante. La parte interessante è la valutazione della diplomazia russa, che la congiuntura attuale offre una finestra di opportunità per aperture nei confronti di Ankara e Riyadh, a prescindere dall’incessante bagno di sangue in Siria.

Lo sfondo a ciò che sta accadendo è significativo. Nella valutazione di Mosca, evidentemente, ci potrebbero essere segnali di speranza per un rinnovato approccio alla ricerca di una soluzione politica alla crisi siriana, anche se il cielo presenta un aspetto denso di nubi pesanti.

Da questo modo di procedere e da questa accorta valutazione ne potrebbe risultare un qualcosa di valore.

Stando così le cose, la Turchia e l’Arabia Saudita devono affrontare una difficile situazione, visto come si presentano gli eventi in Siria. Nemmeno pensavano che il regime siriano avrebbe avuto una base sociale e una volontà politica disposte a resistere; entrambi i paesi sono frustrati per il fatto che un qualsiasi “cambio di regime” in Siria necessiti di un lungo percorso denso di conseguenze imprevedibili, non solo per la nazione siriana, ma anche per l’intera regione e anche per loro stessi.

Ancora, mentre non è riscontrabile un allentamento nella tenace opposizione a un intervento esterno in Siria, opposizione che Mosca e Pechino hanno decisamente messo in atto, è da escludere da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite un mandato per un intervento.

D’altro canto, senza un mandato delle Nazioni Unite, un intervento occidentale è improbabile e, in ogni caso, gli Stati Uniti restano disinteressati, mentre i comportamenti degli Europei saranno condizionati dalle priorità delle loro economie, che, secondo le ultime valutazioni del Fondo Monetario Internazionale, stanno scivolando in una recessione prolungata, da cui sembra altamente improbabile un recupero a breve termine.

Un Sultano con un Nobel 

In breve, la Turchia e l’Arabia Saudita hanno nelle loro mani un vaso di Pandora che contiene tutti gli elementi ribelli siriani, che non solo fra loro si differenziano profondamente ma anche potrebbero rivelarsi problematici in futuro.

Per quanto riguarda la Turchia, l’opinione pubblica popolare è schiacciante contro un intervento in Siria, con o senza mandato delle Nazioni Unite. Il popolo turco rimane ben lontano dall’essere convinto che i suoi interessi nazionali vitali siano in gioco in Siria. Inoltre, anche l’economia turca sta rallentando, e la profonda recessione in Europa può creare problemi alle fortune economiche della Turchia.

La carta vincente della dirigenza dell’AKP finora è stata di avere condotto la Turchia ad un periodo di prosperità economica senza precedenti.

[Il Partito per la giustizia e lo sviluppo (in turco Adalet ve Kalkınma Partisi, abbreviato AKP) è un partito islamico-conservatore turco. L’AKP è il partito al potere in Turchia dal 2002. Il suo presidente, Recep Tayyip Erdoğan, è dal 2003 il primo ministro della Turchia.]

Sempre più spesso, quindi, tutto questo attivismo rispetto alla questione siriana sembra più la strampalata idea del ministro degli Esteri Ahmet Davitoglu, un accademico convertito alla politica, e del primo ministro Recep Erdogan, piuttosto che una ben pensata iniziativa di politica estera.

Ma anche in questo caso, le priorità politiche di Erdogan stanno per cambiare, mentre sta preparando il suo tentativo di diventare nel 2014 il presidente esecutivo della Turchia secondo una nuova costituzione.

Il pantano siriano può minacciare le sue ambizioni politiche, e già Erdogan intuisce la rivalità del presidente uscente Abdullah Gül, i cui indici di consenso popolare sono di gran lunga migliori dei suoi. In sintesi, Erdogan vuole un cambio di regime in Siria e sta premendo per questo, ma lo vuole subito. Non può aspettare un tempo indefinito, dal momento che il proprio calendario politico ne verrebbe sconvolto. D’altra parte, è anche preoccupato che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama non abbia tanta urgenza e che gli Europei siano distratti dai loro disturbi.

Quindi, tutti i fattori presi in considerazione non dovrebbero suscitare alcuna sorpresa per la visita di Putin in Turchia come priorità urgente - anche se Erdogan ha visitato la Russia appena due mesi fa. Putin ha eccellenti relazioni personali con Erdogan, determinanti per la realizzazione di una collaborazione russo-turca di un così alto livello qualitativo, da non riscontrasi negli ultimi anni.

Putin è un uomo di stato molto attento e concentrato. Egli desidera far rivivere la “verve del tango” russo-turco. Nel processo in corso, il contratto per la costruzione in Turchia di una centrale nucleare da 25 miliardi di dollari potrebbe essere fatto avanzare fino alla fase di attuazione, e la Russia potrebbe avvalersi altresì di contratti per vendere armamenti alla Turchia.

Nella valutazione russa, l’ideologia di fondo di Erdogan nei termini del perseguimento di una politica estera indipendente ha bisogno di essere incoraggiata, nonostante i recenti scostamenti, come la decisione di dispiegare sul suolo turco un sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti.

Nel quadro di una rinascita della bonarietà nelle relazioni russo-turche, e approfittando degli sforzi penosi e degli interrogativi sulla questione siriana da parte di Erdogan, le aspettative di Putin portano alla possibilità di un proficuo dialogo tra Mosca e Ankara alla risoluta ricerca di una soluzione politica alla crisi in Siria.

Dopo tutto, questa è la stagione dei Nobel! Se Erdogan venisse convinto di poter diventare il primo Sultano - e probabilmente, anche l’ultimo, nella storia ottomana - a vincere un premio Nobel per la pace, Putin avrebbe recato un suo enorme personale contributo alla pace nel mondo.

http://www.atimes.com/atimes/Central_Asia/NJ11Ag01.html

http://tlaxcala-int.org/article.asp?reference=8356

L’ambasciatore M. K. Bhadrakumar è stato diplomatico di carriera nel Servizio per gli Affari Esteri Indiano. Ha ricoperto incarichi nell’Unione Sovietica, in Corea del Sud, nello Sri Lanka, in Germania, Afghanistan, Pakistan, Uzbekistan, Kuwait e Turchia. 

(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)

11 ottobre 2012

martedì 16 ottobre 2012

Siria, le notizie della settimana dal 7 al 13 ottobre 2012



BRAHIMI PRESTO IN EUROPA E A DAMASCO, MA ORA IL SUO SILENZIO AIUTA LA GUERRA.

Ladhkar  Brahimi, incaricato di ONU e Lega Araba per la crisi siriana, aveva annunciato un suo piano di pace dopo il dibattito generale all’ Assemblea delle Nazioni Unite terminato il 1° ottobre. Ancora non si e’ saputo niente in proposito tanto che alcuni giornalisti hanno chiesto al Segretario generale dell’ ONU, Ban Ki moon, quali fossero i progetti di Brahimi per cercare una soluzione politica alla tragica situazione siriana. Ban ha annunciato prossimi colloqui del diplomatico algerino in alcune capitali dell’ Unione Europea e una successiva missione a Damasco. Ma in questo momento l’ assenza di Brahimi dal teatro dell’ informazione sulla crisi e’ un grosso regalo ai paesi occidentali, alle petromonarchie e all’ opposizione del CNS, cioe’ ai tre soggetti principali che non vogliono mediazioni. Nello stesso tempo e’ forse una trappola insidiosa per l’ attuale governo siriano che sembra illudersi talvolta di poter sconfiggere militarmente i “terroristi” e vede il negoziato come l' ammissione che la crisi siriana non e’ stata provocata solamente da un complotto esterno. Perche’ il silenzio sarebbe un regalo?  Perche’Brahimi, se, anche senza presentare ancora un piano dettagliato, avesse fatto conoscere almeno delle linee guida di un progetto, avrebbe costretto tutti gli attori in campo a pronunciarsi ed a scoprire qualcosa delle proprie intenzioni. In questa situazione invece si sono pronunciati solo coloro che sono veramente a favore di una soluzione negoziata: Russia, Iran, Cina, opposizione interna, Egitto e alcuni paesi confinanti come Iraq e Giordania. Gli altri soggetti sono riusciti, senza troppe difficolta’, a non schierarsi ed a spargere un interessato pessimismo sulle trattative che ancora neanche partono.

CNS SI RIUNIRA’ PROSSIMAMENTE IN QATAR, LA FRANCIA PREME PER UN GOVERNO PROVVISORIO CHE RICONOSCEREBBE SUBITO.

   Il CNS si riunira’ nei prossimi giorni in Qatar e la Francia preme per la creazione di un governo provvisorio in esilio che riconoscerebbe immediatamente. L’ opposizione siriana e’ finora divisa e la nascita di un governo provvisorio sarebbe una forzatura che e’ stata per ora impossibile. Se riuscisse sarebbe pero’ un passo pericoloso verso l’ irreversibilita’ dello scontro armato tra le parti. Quindi stiamo attenti a eventuali movimenti della Farnesina nella stessa direzione………..

AEREO DIROTTATO DA F-16 TURCHI, SOLO UN ATTACCO ALL’ IMMAGINE DELLA RUSSIA ?

   Il caso dell’ aereo di linea siriano, proveniente da Mosca e costretto ad atterrare in Turchia da manovre di alcuni caccia F-16, sta scomparendo velocemente dalle informazioni internazionali. In un primo momento i media hanno riportato con grande convinzione le posizioni del governo turco: “trovate armi a bordo dell’ aereo, l’ operazione e’ stata completamente legittima e legale”. Queste tesi  pero’ non appaiono convincenti, la Russia non ha mai interrotto la collaborazione tecnico-militare con la Siria e potrebbe importare nel paese di Damasco materiale militare attraverso altri canali. La legalita’ dell’ operazione appare inoltre poco credibile anche alle persone digiune di diritto internazionale. Tutto sparisce,  purtroppo,  troppo velocemente dall’ informazione e spero che Siria e Russia insistano per approfondire l’ episodio. L’ unico effetto reale di questo dirottamento e’ stato per ora il rinvio della visita di Putin in Turchia prevista per questa settimana. Una coincidenza casuale? In settimana l’ Osservatore Romano aveva un vistoso titolo a meta’ della prima pagina: “La Russia auspica la pace “. Anche la Chiesa Cattolica teme molto l’ attuale guerra che potrebbe dare ulteriore spazio a gruppi religiosi estremisti.  La Russia viene indicata dai media occidentali come paese che “..impedisce all’ ONU di fermare il massacro siriano..” ma nei fatti ha appoggiato quasi completamente il piano Annan. Ha posto solo il veto alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza perche’ le riteneva unilaterali e un passo necessario per arrivare, eventualmente, a un intervento militare straniero in Siria. Inoltre negli ultimi giorni ha fatto pressione sulla Siria, almeno in due occasioni, perche’ tenesse con Ankara rapporti non apertamente ostili. Insomma la Russia e’ il paese piu’ impegnato ed interessato (anche se la pace e’ interesse di tutti, anche di chi vuole la guerra) ad una soluzione negoziata della crisi e la Nato con i suoi alleati forse teme che il suo attivismo si saldi ai desideri di pace (o alla paura della guerra) della Chiesa cattolica e dell’ opposizione interna.

L’UNIONE EUROPEA CRITICA LA TURCHIA SUI DIRITTI “FONDAMENTALI”

  Questo e’ l’ incipit di un articolo del Corriere della Sera, edizione on line, che descrive la critica dell’Unione Europea alla Turchia sui diritti umani, al link finale potete leggere l’ articolo integrale:     “ Un rapporto duro, il più duro degli ultimi anni, quello che l’Unione Europa ha pubblicato ieri sulla Turchia.  Troppi giornalisti, sindacalisti, politici curdi, studenti, militari sono in detenzione preventiva, accusati di presunto “terrorismo”; troppe limitazioni alla libertà di espressione e  di stampa; crescente intolleranza verso le minoranze religiose e l’irrisolta questione curda. Un quadro fosco che non è piaciuto ad Ankara: il ministro per l’Europa, Egemen Bagis, ha riassunto parlando di “una grossa delusione”.    http://lepersoneeladignita.corriere.it/2012/10/11/la-ue-critica-la-turchia-passi-indietro-sui-diritti-fondamentali/

LE VIOLENZE E GLI SCONTRI ARMATI.

  La tensione al confine turco-siriano rimane anche in questa settimana al centro della scena. Le scaramucce alla frontiera non si sono mai fermate o almeno non si sono fermate le segnalazioni di episodi di tensione e sono state compiute da entrambi gli eserciti numerose manovre e contromanovre di mezzi militari, in cielo ed in terra. Secondo i media occidentali il governo siriano avrebbe attaccato con violenza la provincia di Homs per sconfiggere definitivamente i ribelli in questa zona ma questo articolo dalla Siria, di fonte filogovernativa, da' informazioni di taglio diverso:  http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=980  . Da Aleppo invece interessante questo reportage di Francesca Borri dal Fatto Quotidiano: http://www.contropiano.org/it/archivio-news/documenti/item/11825-cronache-dalla-siria-reportage-da-aleppo .  Ha avuto abbastanza eco la notizia della presenza di 150 militari statunitensi al confine sirio-giordano, giustificata dalla necessita’ di eventuali manovre contro armi chimiche, ma nello stesso confine da settimane era stata annunciata la presenza anche di truppe francesi per aiutare ad affrontare l’ emergenza umanitaria. Intanto proseguono gli scontri che coinvolgono il territorio libanese, anche se un colpo isolato proveniente dall’ esercito governativo si merita un titolo sui media, mentre l’ uccisione di cittadini siriani da parte di gruppi armati sunniti rimane una notizia semi-clandestina.

MARTEDI’ NEL DIBATTITO TV ROMNEY CHIEDERA’ AD OBAMA DELLA DICHIARAZIONE GIURATA DEL DIPARTIMENTO DI STATO ?

  Negli Stati Uniti e’ stata aperta un‘ inchiesta parlamentare sull’ assalto dell’ 11 settembre all’ ambasciata di Bengasi che e’ costato la vita all’ambasciatore Stevens. Nell’ ambito di questa inchiesta si e’ gia’ avuta una testimonianza del Dipartimento di Stato che, sotto giuramento, ha confermato di avere fatto nel periodo precedente l'episodio la richiesta di un rinforzo delle misure di sicurezza, richiesta che non e’ stata accettata. Il candidato democratico alla vice-presidenza Bilden in un dibattito televisivo e’ “inciampato” su questo tema negando quello che rappresentanti del Dipartimento di Stato hanno dichiarato sotto giuramento e Romny in persona e’ intervenuto a sottolineare la gravita’ di questa contraddizione. Hillary Clinton e Obama sono attaccati anche per avere dato delle versioni diverse sull’ episodio dell’11 settembre: prima hanno parlato di una protesta, per il film blasfemo su Maometto, sfuggita di mano, in seguito hanno denunciato un’ azione preordinata di Al Qaeda. Martedi’ ci sara’ un dibattito televiso tra Romney ed Obama e probabilmente il candidato repubblicano non perdera’ occasione per incalzare il democratico sulla dichiarazione contrastante con il Dipartimento di Stato e per l’ incertezza generale dimostrata in tutta la vicenda. Ma sara’ per noi molto interessante soprattutto il dibattito tra i due candidati del 22 ottobre, interamente dedicato alla politica estera.

http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1020

lunedì 8 ottobre 2012

Siria, le notizie della settimana dal 30 settembre al 6 ottobre 2012


Siria, le notizie della settimana dal 30 settembre al 6 ottobre 2012


PARLAMENTO TURCO AUTORIZZA OPERAZIONI MILITARI ALL’ESTERO
Giovedi’ ad Ankara i deputati turchi hanno approvato una mozione che autorizza per un anno operazioni militari in territorio estero. La votazione ha visto 320 voti favorevoli e 129 contrari. Ha votato contro il documento l’ opposizione composta dal Partito Repubblicano del Popolo e dal curdo Partito per la Pace e la Democrazia.

Sul Corriere della Sera Lorenzo Cremonesi ha scritto che il provvedimento era stato pensato per i curdi dell’ Irak ma, dopo le 5 persone uccise da un colpo di mortaio proveniente dalla Siria, si e’ giunti alla stesura finale che non pone limiti geografici ad eventuali operazioni militari anche se fa un riferimento esplicito alla crisi siriana.

Questo voto parlamentare, descritto solo come un monito alla Siria, potrebbe quindi essere sfruttato anche in altre occasioni, magari per bombardare con l’ aviazione basi curde in Iraq o in Siria.

LE MOLTE TENSIONI IN TURCHIA, TROPPO COINVOLTA NELLA CRISI SIRIANA
Il vero problema della Turchia e’ il suo eccessivo coinvolgimento nella crisi siriana che ha pesato su Ankara piu’del previsto. La conseguenza piu’ grave e’ l’ intensificazione della guerriglia curda. L’ appoggio della Turchia ai gruppi armati contro Assad ha provocato in risposta l’aiuto siriano ai ribelli del Kurdistan. Erdogan ha parlato di centinaia di combattenti curdi uccisi negli ultimi mesi ed ha cercato un dialogo con Ocalan, leader del PKK in carcere dal 1999, per limitare gli attacchi armati. Nei territori turchi vicini alla Siria si sono verificate anche tensioni tra i residenti alauiti e i rifugiati siriani sunniti, alcune migliaia, tanto che i profughi sono stati trasferiti in una zona a 200 km dal confine. Anche la politica interna preoccupa Erdogan. Il suo partito raccoglie al momento circa il 50% dei consensi ma la popolarita’ del capo del governo e’ in calo e l’opposizione lo accusa di limitare la liberta’ di stampa e i diritti civili in generale. Oltre a migliaia di curdi sono detenuti nelle carceri turche circa 2.800 giovani accusati quasi tutti solo di aver partecipato ad attivita’ politiche.

Alcune settimane fa il governo e’ stato attaccato anche per le torture a cui sono state sottoposte due musiciste molto conosciute, mentre sono stati condannati a pesanti pene 3 generali dell’ esercito e 200 ufficiali per un golpe ideato nel 2003 e fermato appena iniziato. Forte e’ anche l’ opposizione alla partecipazione turca, diretta o indiretta, alla guerra contro Assad. Questo schieramento comprende minoranze, soprattutto alauiti e curdi, la sinistra e pacifisti. Nelle settimane scorse c’erano state manifestazioni con una buona partecipazione nelle zone vicino alla Siria e mobilitazioni contro la guerra sono arrivate puntuali anche in occasione della crisi attuale: la prima, piccola ad Ankara sotto il parlamento durante il voto della mozione sulle operazioni militari, e’ stata dispersa dalla polizia con gas lacrimogeni, mentre a Istanbul nella serata dello stesso giorno alcune migliaia di persone hanno sfilato in maniera pacifica.

LE VIOLENZE E GLI SCONTRI ARMATI
La settimana era iniziata con violenti combattimenti ad Aleppo dopo il nuovo attacco dei ribelli alla citta’ iniziato il giovedi’ precedente. Gli scontri erano e sono tuttora molto cruenti. Grande spazio sui media e’ stato dato alle devastazioni nello storico suq di Aleppo, del 1.300, dove, soprattutto a causa di incendi, sono andate distrutte 500 attivita’ commerciali. Un incendio doloso attribuito all’ Esercito Libero Siriano ha devastato anche il convento francescano di Sant’ Antonio da Padova dove erano ospitati un ambulatorio medico e un reparto di maternita’.

Il mercoledi’ mattina sempre ad Aleppo quattro attentati rivendicati da Al Qaeda hanno causato decine di vittime e venerdi’ c’e’ stata una condanna del Consiglio di Sicurezza ONU a questi ultimi episodi, notizia che io ho letto solamente sul sito delle Nazioni Unite e non ho trovato su altri mezzi di informazione. In questo clima violentissimo mercoledi’ e’ giunta la notizia delle cinque persone, tra le quali tre bambini, uccise in territorio turco da un colpo di mortaio sparato dalla Siria. Ankara ha risposto subito con bombardamenti uccidendo a sua volta 5 militari siriani e ferendone 15. Questo primo attacco in territorio siriano secondo l’ Unita’ ed altri media e’ stato effettuato dall’ aviazione turca. Altre scaramucce si sono verificate nel fine settima. Giovedi’sera e’ stato votato un documento di condanna dal Consiglio di Sicurezza. La risoluzione approvata scrive di un colpo di mortaio proveniente dal territorio siriano, invita il governo di Damasco a rispettare la sovranita’ territoriale dei paesi vicini e nell’ occasione Ban Ki moon ha chiesto moderazione a entrambi i paesi coinvolti nella crisi.

La Russia aveva bocciato una prima stesura di condanna dell’ episodio dove era scritto “..crisi siriana…. minaccia per la pace mondiale..”. Mentre ha accettato una seconda scrittura dove la guerra in Siria viene definita un pericolo per la pace della regione mediorientale.


INTANTO PROSEGUE LA RICERCA DI UNA SOLUZIONE POLITICA
Le ultime settimane erano state caratterizzate dagli eventi nel mondo islamico dopo l’ assalto all’ambasciata USA di Bengasi e dal dibattito generale all’Assemblea ONU .
La guerra siriana era cosi’ passata in secondo piano, ma in questo periodo di minore attenzione mediatica si e’ cercato ugualmente di tessere rapporti per costruire un uscita politica alla guerra .
Ci sono stati i colloqui di Brahimi, gli incontri del gruppo di contatto regionale proposto dall’Egitto, i movimenti dell’ opposizione interna e all’ Assemblea dell’ ONU tutti i principali paesi hanno espresso la loro posizione sulla crisi. .
Molti di questi eventi sono stati raccontati dai media, anche se non in maniera sufficiente. Io segnalo qualcosa che ritengo interessante ma poco approfondito dall’ informazione.

EGITTO, CENTRALE NEL FRONTE ANTI-ASSAD MA CON UNA POSIZIONE AUTONOMA
L’ Egitto ha una posizione apertamente ostile ad Assad. A fine agosto, all’ Assemblea dei paesi non allineati di Tehran, Morsi ha fermato la proposta iraniana di una mediazione di paesi appartenenti ai nonallineati e nel suo intervento ha definito il governo di Assad un regime oppressivo, provocando l’ uscita dei delegati siriani dall’ aula della assemblea.
Il Cairo ha pero’ differenze rilevanti rispetto ad altri paesi del fronte anti Assad. Morsi inoltre , prima di essere eletto Presidente dell’ Egitto, era leader dei Fratelli Musulmani Egiziani, gruppo affine e di dimensioni piu’ grandi dei Fratelli Musulmani Siriani, perno del CNS, potrebbe avere di conseguenza piu’ influenza sulla crisi di quanto avvenuto finora, essendosi insediato nel suo ruolo di presidente quando il conflitto a Damasco era iniziato ormai da mesi.

LE DIFFERENZE PIU’ IMPORTANTI TRA MORSI E I PAESI OCCIDENTALI E DEL GOLFO.
Finora Morsi si e’ pronunciato in modo netto contro ogni intervento militare straniero. Questa posizione potrebbe essere giudicata di facciata. Ma la dichiarazione egiziana all’ assemblea ONU contro questa eventualita’ e’ arrivata dopo il discorso dell’Emiro del Qatar che aveva sostenuto la legittimita’ di un intervento militare arabo in Siria ed e’ suonata come una bocciatura, almeno momentanea, dell’ ipotesi qatariota.

Inoltre l’ Egitto ha organizzato al Cairo gli incontri del gruppo di contatto regionale comprendente Egitto, Iran, Arabia Saudita e Turchia. Questo tentativo e’ attualmente in difficolta’ per le assenze ripetute di Turchia ed Arabia Saudita. Ma la presenza, voluta da Morsi, dell’ Iran in questo gruppo e’ un segnale di autonomia dagli Stati Uniti che in precedenza avevano impedito a Kofi Annan di invitare Tehran alla Conferenza di Pace a Ginevra e insieme ad Israele avevano abbandonato l’assemblea delle Nazioni Unite prima dell’ intervento del presidente iraniano Ahmadinejad.

Infine Morsi appoggia , verbalmente ma all’ apparenza con sincerita’, il tentativo di mediazione di Brahimi. I paesi occidentali e arabi invece parlano dell’ atteso piano di pace del diplomatico algerino come se questo fosse gia’ fallito con l’inconfessata intenzione di fermarlo sul nascere.

LE MONDE SUL RAPIMENTO DELL’ OPPOSITORE COMUNISTA ABDELAZIZ
Il 20 settembre Abdelaziz Al-Khayer, rappresentante del piccolo Partito d’ Azione Comunista, e’ stato rapito con Ahyah e Tahhan, anch’essi esponenti del CNCCD, nei pressi dell’ aeroporto di Damasco al ritorno da un viaggio a Pechino. Secondo ambienti filogovernativi gli autori del rapimento apparterrebbero all’ opposizione. Ma un articolo di Le Monde da un’ altra versione. Abdelaziz sarebbe stato arrestato dai servizi segreti dell’ aviazione siriana e questo atto avrebbe provocato delle crepe nei rapporti tra Mosca e Damasco.

Abdelaziz aveva incontrato in Cina, insieme a Manna , leader del Coordinamento arrivato da Parigi, il ministro degli esteri cinese Yiechi per chiedere il sostegno di Pechino alla Conferenza per la salvezza della Siria, organizzata dall’ opposizione interna e in programma a Damasco per il 24 settembre.

Questa’ iniziativa era stata annunciata una prima volta per il 14 settembre ma il governo aveva ostacolato l’ evento finche’ la sala di un Hotel di Damasco non e’ stata prenotata direttamente da diplomatici russi che hanno aiutato a tenere la riunione dopo un incontro parigino tra Manna, Abdelaziz e Bogdanov, viceministro degli esteri di Mosca.

La Conferenza rimaneva poco gradita ad una parte consistente dell’ opposizione e ad alcuni ambienti vicini al governo. Quindi il rapimento dei tre esponenti dell’ opposizione, episodio ancora non concluso e non chiarito. Comunque la Conferenza ha avuto luogo il 29 settembre, con la presenza anche di rappresentanti egiziani, algerini, iraniani, cinesi e russi, e si e’ espressa contro ogni intervento straniero, per un processo politico tra siriani che porti alla fine del potere di Assad e per un pieno appoggio al lavoro di Brahimi.

http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=994

Rete No War-Ministro Terzi nega il visto a delegazione parlamentare siriana


NapoliNoWar


Sito dei Compagni di Napoli contro la guerra alla Siria
Comunicato della Rete NO WAR in data 7.10.2012:

Il Ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi continua a manifestare apertamente il suo atteggiamento oltranzista e bellicista nei confronti della crisi siriana, opponendosi di fatto ad ogni possibilità reale di dialogo tra le parti in conflitto.

Dopo aver rilasciato dichiarazioni di incondizionato sostegno alla Turchia per gli incidenti di confine con la Siria, senza menzionare il fatto che la Turchia da oltre un anno costituisce la retrovia strategica alla bande armate che seminano il caos e cercano di destabilizzare il paese, ora il nostro Ministro degli Esteri ha negato il visto d’ingresso in Italia ad una delegazione parlamentare siriana che doveva avere incontri istituzionali con la Commissione Esteri del Senato Italiano, con la Commissione Affari Istituzionali della Camera e con la Comunità di S.Egidio.

Negare la possibilità di un confronto pluralistico di opinioni e di dialogo non fa altro che alimentare il pericolo che l’attuale guerra per procura alimentata da vari paesi occidentali, tra cui il nostro, dalla Turchia e dalla petromonarchie arabe reazionarie, si trasformi in una guerra aperta che incendierebbe l’intero Medio Oriente.

http://napolinowar.wordpress.com/

martedì 2 ottobre 2012

No Monti Day, 27 ottobre a Roma manifestazione nazionale.



Il 27 ottobre No Monti Day

di Comitato Promotore No MOnti Day

Tutte/i a Roma, piazza della Repubblica alle 14,30 il 27 ottobre. L'appello per la manifestazione nazionale.
Siamo persone che lottano, organizzazioni sociali e sindacali, forze politiche e movimenti civili, e ci siamo assunti l'impegno di dare voce e visibilità alle tante e ai tanti che rifiutano e contrastano Monti e la sua politica di massacro sociale, dando vita il 27 ottobre a Roma a una giornata di mobilitazione nazionale, NO MONTI DAY.

Scendiamo in piazza per dire:

NO a Monti e alla sua politica economica che produce precarietà, licenziamenti, disoccupazione e povertà, no alle controriforme liberiste, oggi e domani.

NO all'Europa dei patti di stabilità, del Fiscal Compact, dell'austerità e del rigore, che devastano da anni la Grecia e ora L'Italia.

NO all'attacco autoritario alla democrazia, no alla repressione contro i movimenti ed il dissenso, no allo stato di polizia contro i migranti.

Sì al lavoro dignitoso, allo stato sociale , al reddito, per tutte e tutti, nativi e migranti.

Sì ai beni comuni, alla scuola e alla ricerca pubblica, alla salute e all'ambiente, a un'altra politica economica pagata dalle banche, dalla finanza dai ricchi e dal grande capitale, dal taglio delle spese militari e dalla cancellazione delle missioni di guerra, dalla soppressione dei privilegi delle caste politiche e manageriali, sì alla cancellazione di tutti i trattati che hanno accentrato il potere decisionale nelle mani di una oligarchia.

Sì alla democrazia nel paese e nei luoghi di lavoro, fondata sulla partecipazione, sul conflitto e sul diritto a decidere anche sui trattati europei.

Vogliamo manifestare per mostrare che, nonostante la censura del regime informativo montiano, c'è un'altra Italia che rifiuta la finta alternativa tra schieramenti che dichiarano di combattersi e poi approvano assieme tutte le controriforme, dalle pensioni, all'articolo 18, all'IMU, alla svendita dei beni comuni, così come c'è un'altra Europa che lotta contro l'austerità e i trattati UE.

Un'altra Italia che lotta per il lavoro senza accettare il ricatto della rinuncia ai diritti e al salario,che difende l'ambiente ed il territorio senza sottomettersi al dominio degli affari.

Un'altra Italia che lotta per una democrazia alternativa al comando autoritario dei governi liberisti e antipopolari europei primo fra tutti quello tedesco, della BCE della Commissione Europea e del FMI, del grande capitale e della finanza internazionale.

Promuoviamo una manifestazione chiara e rigorosa nelle sue scelte, che porti in piazza a mani nude e a volto scoperto tutta l'opposizione sociale a Monti e a chi lo sostiene, per esprimere il massimo sostegno a tutte le lotte in atto per i diritti, l'ambiente ed il lavoro, dalla Val di Susa al Sulcis, da Taranto a Pomigliano, dagli inidonei e precari della scuola, da Cinecittà occupata ai tanti esempi di cultura condivisa come il Teatro Valle occupato e le tante altre in giro per l'Italia, a tutte e tutti coloro che subiscono i colpi della crisi.

Vogliamo che la manifestazione, che partirà alle 14,30 da Piazza della Repubblica, si concluda in Piazza S. Giovanni con una grande assemblea popolare, ove si possa liberamente discutere di come dare continuità alla mobilitazione.

Proponiamo a tutte e tutti coloro che sono interessati a questa percorso di costruirlo assieme, specificandone e ampliandone i contenuti, fermi restando i punti di partenza e le modalità qui definiti.

Il comitato promotore NO MONTI DAY ROMA 27 OTTOBRE
https://sites.google.com/site/nomontiday27ott2012/