mercoledì 5 dicembre 2012

M.Correggia - Clima formato Doha (Qatar)


TERRA TERRA

- Marinella Correggia

Mentre è in corso a Doha la 18esima conferenza delle parti della Convenzione quadro Onu sui cambiamenti climatici (Unfcc), l'allarme sul caos climatico è un coro assordante come mai prima.

Secondo l'ultimo rapporto dell'Unep (Programma Onu per l'ambiente), gli insufficienti impegni attuali di riduzione delle emissioni di gas serra porteranno a un riscaldamento del pianeta fra i 3 e i 5 gradi centigradi entro questo secolo. E nel giro di otto anni le emissioni di gas serra raggiungeranno quota 58 miliardi di tonnellate: 14 miliardi di tonnellate in più rispetto al livello necessario per limitare il riscaldamento a quei 2 gradi che i governi prendono come soglia di riferimento. Peraltro gli ambientalisti, molti scienziati e anche alcuni governi (per esempio la Bolivia) ripetono che nemmeno un aumento di 1,5 gradi è da considerarsi «sicuro». L'Unep propone diverse ricette urgenti. Le emissioni si potrebbero ridurre nell'industria fra 1,5 e 4,6 miliardi di tonnellate di Co2 equivalente, nell'agricoltura fino 4,3 miliardi di tonnellate di Co2, nel settore dell'energia fra 2,2 e 3,9 miliardi di tonnellate, nel settore degli edifici fra 1,4 e 2,9 miliardi di tonnellate, nei trasporti fra 1,7 e 2,5 miliardi di tonnellate; e l'attenzione a quella spia della follia che sono i rifiuti abbatterebbe le emissioni di 0,8 miliardi di tonnellate...

L'Unep a Doha ha anche presentato il rapporto Policy Implications of Warming Permafrost: permafrost che copre circa un quarto dell'emisfero nord potrebbe contenere fino a 1.700 gigatonnellate di Co2, il doppio della quantità presente attualmente in atmosfera; se lo scioglimento dei ghiacci prosegue al ritmo previsto dalle modellizzazioni del clima, la liberazione dei gas serra colà stoccati amplificherà il riscaldamento climatico in maniera significativa.

E mentre il centro di ricerca Germanwatch ha diffuso il Global Climate Risk Index 2013 che anno dopo anno analizza come gli effetti dei cambiamenti climatici colpiscano le comunità umane con ogni genere di eventi estremi, la stessa Banca Mondiale con il rapporto Turn Down the Heat, realizzato ricorrendo agli specialisti del Potsdam Institute for Climate Impact Research, avverte che senza misure concrete di lotta contro il cambiamento climatico la comunità internazionale potrebbe subire le conseguenze catastrofiche di un aumento di 4 gradi della temperatura media entro la fine del secolo. Impatti? Ondate di calore estremo, un calo degli stock mondiali delle derrate alimentari e un innalzamento del livello dei mari che potrebbe toccare centinaia di migliaia di persone. Ovviamente i poveri - meno responsabili - soffriranno di più.

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change spiega come nel 2011 le emissioni totali di gas serra siano arrivate a 38,2 miliardi di tonnellate. I ricercatori hanno riassunto così il da farsi: «Bisogna investire in questa impresa tutto quello che abbiamo».

Eppure a Doha si sta verificando la solita impasse. Chi si deve impegnare di più? Parrebbe ovvio: i paesi dell'Allegato I del protocollo di Kyoto che scade a dicembre; si negozia il secondo periodo): quelli per i quali i tagli alle emissioni - pur risibili in quantità - sono stati un obbligo e non una facoltà, del resto si tratta dei paesi responsabili del 75% delle emissioni storiche, pur avendo solo il 25% della popolazione. Ma, per dare un'idea dell'inghippo, all'interno del gruppo di paesi «non-allegato I», quindi non obbligati alle riduzioni, c'è il ... Qatar. Emissioni annue pro capite 44 tonnellate, Pnl annuo pro capite 104.000 dollari. E ci sono anche diversi paesi del Sud le cui emissioni totali e anche pro capite sono aumentate moltissimo. Si pensi alla Cina.

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