sabato 9 giugno 2012
Roma, Fratelli Musulmani aprono l' Assemblea al Forum per la Pace, effetto boomerang
I Fratelli Musulmeni hanno aperto l' Assemblea del Forum per la pace a Roma. Hanno parlato venti minuti, l' intervento non era in italiano ed era necessaria una traduzione. Hanno chiesto aiuto all' Europa,anche se non militare, ed hanno detto che l' Esercito Libero Siriano difende solo i civili e non attacca nessuno. Flavio Lotti, coordinatore nazionale delle Tavole della Pace, presenti in molti comuni, ha commentato che l' aiuto doveva essere diverso da quanto successo in Libia, senza bombe.
Nonostante queste precisazioni, la scelta di fare aprire l' Assemblea da sostenitori dell' Esercito Libero Siriano e' stata molto contestata. Alessandro Marescotti, direttore di Peacelink, ha letto alcuni articoli dal Sole24ore dove si spiegava il ruolo dei Fratelli Musulmani e tutti si sono dissociati. Un effetto boomerang dunque per una scelta poco meditata e condivisa ,un episodio che mi auguro esca dalla sala dove si e' svolta l' Assemblea.
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venerdì 8 giugno 2012
Radio Vaticana riporta la denuncia del Patriarca Gregorius III-"Siria,cristiani vittime del clima di terrore"ma nessuno ne parla, in Italia oggi la Nato conta piu' del Vaticano
L' articolo di Radio Vaticana si trova in fondo a questo post, questi primi articoli sono tratti dal sito www.oraprosiria.blogspot.it
Venerdì 8 giugno 2012
Gregorios III : Appello alla preghiera e al digiuno per la pace in Siria
Chiediamo a tutti i figli della nostra Eparchia patriarcale di Damasco di continuare il più intensamente possibile le speciali preghiere ogni giorno a casa e in chiesa, se possibile, come molti hanno già fatto durante il mese mariano. Ora, dopo l'escalation di violenza, in particolare la diffusa serie di omicidi e rapimenti a scopo di estorsione che ha colpito un gran numero di membri della Chiesa greco-melchita cattolica e gli altri, specialmente in Homs. ...
This is our response to the painful events that have caused weeping and heartbreak, implanting terrifying images in the souls of the elderly and young and provoking hatred and vengeance.
.....
http://pgc-lb.org/eng/gregorios/view/Call-to-Prayer-and-Fasting-for-Peace-in-Syria
INFORMAZIONI DA ASIANEWS
» 08/06/2012
Fonti di AsiaNews in Siria, anonime per motivi di sicurezza, spiegano che l'Onu si affanna a cercare una soluzione, ma nessuno ha compreso ciò che sta accadendo.
Tutti gli stranieri non musulmani che giungono nel Paese - diplomatici, funzionari, giornalisti - sono in balia delle varie fazioni in lotta. Gli stessi osservatori Onu hanno enormi difficoltà ad agire sul territorio e ciò impedisce una visione chiara della situazione e le future strategie per una rapida conclusione del conflitto. Ieri, alcuni miliziani, di cui non è ancora nota l'identità, hanno sparato contro la delegazione delle Nazioni Unite incaricata di far luce sul massacro di al-Qubair costato la vita a 78 persone. In queste ore un gruppo di osservatori ha raggiunto la zona della strage, ma sembrerebbero sotto il tiro dei cecchini di entrambe le parti.
"La battaglia per la democrazia iniziata nel 2011 - affermano - è in realtà una lotta fra fazioni. Ciò è tipico del mondo islamico che confonde libertà con anarchia, rappresentanza parlamentare con supremazia del più forte. Le forze in campo si scontreranno finché una non prevaricherà sull'altra. La spirale di violenza proseguirà con o senza Assad, a farne le spese saranno tutti i siriani, che sono già vittime di sanzioni, rapimenti, omicidi, violenze delle milizie islamiche straniere che si stanno allargando anche a zone a tutt'oggi fuori dal conflitto, come ad esempio Aleppo ".
L'unica soluzione alla guerra totale è la via diplomatica portata avanti attraverso il dialogo, anche duro, con il regime, che nonostante le violenze compiute è l'unico interlocutore in grado di controllare i suoi esponenti.
L'opposizione del Consiglio nazionale siriano (Cns) appare come un insieme indistinto di correnti. Essi non hanno nessuna influenza sugli estremisti islamici che grazie alle armi fornite dai Paesi arabi continueranno a combattere prima contro Assad e gli alawiti e in seguito contro tutte le minoranze religiose presenti in Siria, soprattutto i cristiani. (S.C.)
http://www.asianews.it/notizie-it/Siria,-Kofi-Annan:-il-piano-di-pace-ha-bisogno-dell'intervento-del-Consiglio-di-sicurezza-24981.html
» 07/06/2012
Vicario apostolico di Aleppo: no alla morte dei bambini sfruttata per fini politici e strategici
Mons. Giuseppe Nazzaro condanna il massacro di Qubair e Mazzarzaf (Hama) costato la vita a 78 persone, fra cui donne e bambini. L'Onu ha il dovere morale di verificare il contesto, individuare gli autori e le ragioni della strage. Sanzioni economiche e guerriglieri estremisti islamici iniziano a fare più morti che i soldati del regime.
Mons. Nazzaro spiega che è in atto una vera campagna per distruggere
Coloro che desiderano distruggere Assad - Qatar e Arabia Saudita e gli altri Stati del Golfo - governano i propri Paesi con pugno di ferro senza alcun rispetto per i diritti umani e libertà religiosa. Perché a tutt'oggi nessuno ha mai condannato le violenze contro gli sciiti in Bahrain o gli arresti e le condanne inflitte ai migranti di fede cristiana in Arabia Saudita e Kuwait?".
http://www.asianews.it/notizie-it/Vicario-apostolico-di-Aleppo:-no-alla-morte-dei-bambini-sfruttata-per-fini-politici-e-strategici-24967.html
Una testimonianza giunta ad AsiaNews afferma: "Ciò che era un movimento interno al Paese (rivendicazioni e proteste legittime per una maggiore libertà e democrazia), si è trasformato in uno scacchiere internazionale, dove si gioca a più mani un gioco sporchissimo, che nulla ha a che vedere con il bene della Siria e dei siriani, e che a questo punto rischia non solo di metter in ginocchio il Paese e il suo governo, ma anche di vanificare le aspirazioni pacifiche dei veri dimostranti, in una logica di violenza, intolleranza e guerra civile che passa sopra la testa ( e attraverso il sangue versato) di tutti.
Troppi interessi in gioco, troppa informazione unilaterale che circola in Occidente. Si aggiunge ora il terrorismo fondamentalista, con le esplosioni devastanti che conoscete, e che si preannuncia lungo a sconfiggere, dato l'appoggio logistico ed ideologico che riceve da Arabia Saudita, Qatar, e non solo".
http://www.asianews.it/notizie-it/Accuse-reciproche-fra-Damasco-e-i-ribelli-sul-nuovo-massacro-di-Qubair-24961.html
Fonte www.oraprosiria.blogspot.it
La stessa denuncia era
arrivata anche da una fonte che in Italia solitamente ha credibilita' in alcuni
ambienti, ma evidentemente ora la
Nato conta piu' del Vaticano anche nel nostro paese.
Siria.
La denuncia del patriarca Gregorio III: “Cristiani vittime del clima di terrore”
2012-06-01 Radio Vaticana
Rapimenti notturni con pagamenti di riscatti fino a 200mila dollari, case confiscate o fatte saltare in aria da parte di bande sunnite, continue incursioni nei quartieri cattolici e fedeli cristiani usati come scudi umani durante gli scontri tra ribelli ed esercito. È quanto sta subendo la comunità cristiana in Siria a causa del caos della guerra civile in corso.
La denuncia arriva direttamente dal Patriarca melchita di Antiochia, Gregorio III Laham, secondo il quale nella contrapposizione tra governo e opposizione “si è inserito un terzo elemento che punta soltanto a sovvertire la legge”. Tutto questo – aggiunge il patriarca – produce “un vero e proprio esodo dei cristiani”.
Gregorio III Laham esorta quindi l’immediata applicazione del piano di pace dell’inviato delle Nazioni Unite, Kofi Annan, e boccia l’ipotesi di nuove sanzioni contro il governo del presidente Assad. (M.G.)
http://www.news.va/it/news/siria-la-denuncia-del-patriarca-gregorio-iii-crist
Siria.
La denuncia del patriarca Gregorio III: “Cristiani vittime del clima di terrore”
2012-06-01 Radio Vaticana
Rapimenti notturni con pagamenti di riscatti fino a 200mila dollari, case confiscate o fatte saltare in aria da parte di bande sunnite, continue incursioni nei quartieri cattolici e fedeli cristiani usati come scudi umani durante gli scontri tra ribelli ed esercito. È quanto sta subendo la comunità cristiana in Siria a causa del caos della guerra civile in corso.
La denuncia arriva direttamente dal Patriarca melchita di Antiochia, Gregorio III Laham, secondo il quale nella contrapposizione tra governo e opposizione “si è inserito un terzo elemento che punta soltanto a sovvertire la legge”. Tutto questo – aggiunge il patriarca – produce “un vero e proprio esodo dei cristiani”.
Gregorio III Laham esorta quindi l’immediata applicazione del piano di pace dell’inviato delle Nazioni Unite, Kofi Annan, e boccia l’ipotesi di nuove sanzioni contro il governo del presidente Assad. (M.G.)
http://www.news.va/it/news/siria-la-denuncia-del-patriarca-gregorio-iii-crist
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mercoledì 6 giugno 2012
16 giugno contro la guerra in Siria e quelle foto di persone irachene nel 2003
Nel 2003, al tempo della mobilitazione contro la guerra all' Iraq, gestivo una tabaccheria e attaccata alla cassa avevo una foto, stampata dal sito di "Un ponte per...", che raffigurava una anziana donna irachena, un bambino e un' altra persona.
L' Associazione aveva messo sul sito queste foto per sensibilizzare sul fatto che in Iraq abitavano persone di tutte le eta', di entrambi i generi, che avrebbero sofferto ancora di piu' a causa della guerra.
Lo scopo della mia presenza alla manifestazione del 16, organizzata da Siriani, e' lo stesso che avevo quando esponevo quella foto. Fare vedere che in Siria vivono persone che vediamo come nemiche perche' dalla parte di Assad, ma che sono persone comuni, di tutte le eta', di entrambi i generi.
Naturalmente ho il senso delle proporzioni, nel mio negozio sono arrivato a sensibilizzare qualche decina di persone (ho venduto quell' anno,a prezzo di costo,circa 300 bandiere della Pace), in questa occasione probabilmente molte meno.
Pero' e' ancora piu' importante. Quell' anno passo' dal porto turistico dove avevo il negozio una gigantesca imbarcazione che portava in giro nel Mediterraneo parenti del re dell' Arabia Saudita. L' equipaggio, che proveniva da tutto il Medio Oriente, veniva a telefonare dal mio negozio ed era contrario all' intervento americano, anche se commentava negativamente la bandiera della pace esposta perche' riteneva che la strada non fosse la pace ma la resistenza.
Oggi i siriani hanno la solidarieta' solo di una parte della regione, e le monarchie petrolifere del Golfo, dove la democrazia non c'e' ma ci sono basi militari USA e Nato, finanziano l' Esercito Libero Siriano.
In questo momento in Siria ci sono persone che temono una accelerazione ulteriore della guerra, molte sono cristiane,vedi sito http://www.oraprosiria.blogspot.it/ e assomigliano a quelle raffigurate in quelle foto. Hanno ragione ad avere paura perche' in Libia non siamo andati tanto per il sottile noi italiani e, soprattutto, aerei partiti dalle 7 basi italiane. Abbiamo ucciso e distrutto, e siamo stati complici di azioni come l' assassinio di Ghedaffi, che e' stato fermato, mentre fuggiva, da un velivolo partito dalla Sicilia.
Ma ci indignamo solo a comando, come il pubblico di uno studio televisivo che applaude quando si accende una scritta.
lunedì 4 giugno 2012
Roma,16 giugno, manifestazione di siriani,io ci saro' "Per fermare la guerra in Siria"
Il 16 giugno ci sara' una manifestazione dei siriani in Italia che sono contrari all' intervento straniero in Siria. Molti sono pro-Assad, senza alcun distinguo nei confronti dell' attuale governo,che io ritengo autoritario. Ma in Siria ora sono pro-Assad anche tante persone che temono solo un precipitare della guerra e gli esempi libici e iracheni danno loro ragione. Quindi io partecipo con le mie idee contro tutte le guerre e con le mie idee sulla democrazia.
Considero la democrazia formale, rappresentativa, una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per una vera democrazia. E questa democrazia in Siria ora non c'e', cosi' come non c'e' in moltissimi altri paesi mediorientali, anche quelli alleati dell' Occidente. Non ritengo pero' assolutamente legittimo che le democrazie occidentali, per mezzo della loro Alleanza militare,la Nato, rovescino, militarmente o con altri mezzi, un governo che non e' loro alleato,anche se autoritario. E lo facciano in alleanza con paesi, anch'essi autoritari al loro interno, ma alleati fedeli dell' Occidente.
Mi auguro che forze piu' numerose e autorevoli si uniscano ai pochi pacifisti che testimonieranno contro i venti di guerra che soffiano sulla Siria da mesi, alimentati dai paesi Nato e dalle Petromonarchie, che non hanno a cuore la democrazia ma vogliono solo un governo amico a Damasco.
Marco
Di seguito appello della redazione del gruppo Facebook "Siria,
No ad un' altra Libia"
Fermiamo la guerra alla Siria
In piazza il 16 giugno con il popolo siriano
Da mesi, una valanga di menzogne su armi di distruzioni di massa, fosse comuni, bombardamenti di innocenti, (come il “massacro di Hula”, così simile alla “strage di Racak”, ideata dai servizi segreti occidentali, per spianare la strada, nel 1999, a ai bombardamenti NATO sulla Iugoslavia) dilagano da tutti i mass media per prepararci psicologicamente ad accettare la distruzione di un altro “Stato canaglia”.
E così mentre niente ci viene detto sugli eccidi in Arabia Saudita, Bahrain, Qatar, Turchia... (le stesse potenze che, insieme all’Occidente vorrebbero portare la “democrazia in Siria”) contro quello che resta delle “primavere arabe, il governo Monti accoglie con tutti gli onori l’Emiro del Bahrain, riconosce i banditi del Consiglio Nazionale Siriano e i tagliagole dell’Esercito Siriano di Liberazione come “unici rappresentanti del popolo siriano”, rompe le relazioni diplomatiche con la Siria, avalla nuove sanzioni che stanno portando alla fame il popolo siriano, si prepara a bombardare la Siria.
E tutto questo mentre lo scatenarsi in Siria di scontri armati - in cui la gran parte dei rivoltosi (il sedicente Esercito libero siriano ) sono pilotati, finanziati ed armati dall’Occidente - oltre a seminare lutti e distruzione, ostacola una efficace lotta per un cambiamento non subordinato agli interessi occidentali e all’islamismo reazionario.
Un identico scenario si sta profilando per l’Iran, dove, dopo aver tentato la carta della rivoluzione verde, ci si prepara – con Israele come ariete – ad una ancora più catastrofica guerra che, considerata l’esigenza della Cina di non perdere, dopo la Libia, quelli che restano i suoi ultimi approvvigionamenti petroliferi, può portare ad un conflitto mondiale.
Per il 16 giugno la comunità dei Siriani in Italia ha indetto a Roma una manifestazione contro l’imminente guerra. Una manifestazione che, verosimilmente, sarà anche a sostegno del governo Assad; un governo certamente lontano dai nostri valori ma al cui fianco è oggi schierato il popolo siriano, che non vuole fare la fine del popolo iracheno o libico. Una manifestazione che, così come dichiarato su Facebook dai promotori, non potrà vedere alcuna insegna di organizzazioni e, meno che mai, quelle di organizzazioni fasciste o “rossobrune”.
Invitiamo a partecipare a questa manifestazione i compagni italiani, i democratici, i sinceri pacifisti. Invitiamo anche coloro che, un anno, forse illudendosi che la guerra a Gheddafi potesse favorire la rinascita di un’altra “primavera araba”, non hanno mosso un dito per fermare la guerra alla Libia.
Una guerra pagata con morti e distruzione dal popolo libico, (ancora oggi vittima dei massacri portati avanti dagli ascari arrivati al potere grazie ai bombardamenti della NATO) ma pagata, anche dai lavoratori, dai precari, dalle donne dei paesi aggressori, Italia in primis, con il rafforzamento dei governi, le politiche di tagli e sacrifici, la crescita a dismisura delle spese militari.
Anche per questo aderiamo alla manifestazione del 16 a Roma.
La redazione del gruppo Facebook Siria: No ad un’altra Libia
Evento Facebook: https://www.facebook.com/
Giovedì 31 Maggio,2012 Ore: 16:21
Fonte per l' appello "Fermiamo la guerra in Siria" http://www.ildialogo.org/
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domenica 3 giugno 2012
Prof. Brancaccio- Uscire dall' euro ? C'e' modo e modo -
Uscire dall’euro? c’è modo e modo
di Emiliano Brancaccio
Al di là delle rettifiche e delle smentite, Beppe Grillo e Silvio Berlusconi non stanno affatto scherzando. Le loro ormai numerose esternazioni contro la moneta unica hanno una logica: misurare di volta in volta la dinamica dei consensi intorno alla opzione di un’uscita dell’Italia dalla zona euro. I riscontri in effetti sembrano difficilmente equivocabili: da mesi cresce il numero dei cittadini che guarderebbe con favore l’opzione di un ritorno alla moneta nazionale.
Non appare dunque molto tempestiva la presa di posizione dell’economista Giacomo Vaciago e dei vari opinionisti che ancora si ostinano a liquidare le proposte di uscita dall’euro con delle battute irridenti. Vaciago sa che il rischio di uno sfascio dell’Unione monetaria europea è concreto, e può evincersi anche dall’andamento degli spreads. Il tempo in cui si poteva ridurlo al rango di mera boutade è dunque passato da un pezzo.
Del resto, sappiamo bene che un maquillage non salverebbe la moneta unica. Dalla Lettera degli economisti del giugno 2010 al Manifesto per l’Europa del Sole 24 Ore, pur nelle diversità che le contraddistinguono, tutte le proposte di riassetto dell’Unione che possano dirsi dotate di un minimo di senso logico richiederebbero una riforma tutt’altro che trascurabile dei Trattati europei. Ma le condizioni per mettervi mano matureranno in tempo utile? In questo momento, rispondere affermativamente appare francamente un azzardo.
Nel libro L’austerità è di destra. E sta distruggendo l’Europa, abbiamo allora cercato di fornire argomenti a sostegno dell’idea che bisogna a questo punto ragionare su due livelli. Ossia, a livello europeo occorre rimarcare l’opportunità di una riforma dei Trattati finalizzata a quella che Reinhart e Rogoff definiscono “repressione” dei mercati finanziari, e alla istituzione di meccanismi europei di pianificazione degli investimenti e di coordinamento della contrattazione salariale. Ma al tempo stesso occorre pure iniziare a definire i termini di una eventuale opzione di uscita dall’euro, mettendo in chiaro che se salta la moneta unica potrebbe saltare anche il mercato unico.
Perché il punto politico è esattamente questo: c’è modo e modo di abbandonare l’euro. Il modo concepibile da Berlusconi e dal coacervo di macro e micro interessi proprietari che lui o altri potrebbero cercare di ricomporre non è troppo difficile da intuire: massiccia svalutazione, totale libertà di fuga dei capitali all’estero, crollo della quota salari sul Prodotto interno lordo, colpo di grazia a quel che resta del sindacato, lotta feroce all’immigrazione. Non sarebbe del tutto inappropriato definirla una variante estrema, al limite vagamente fascistizzata, dell’uscita dallo SME del 1992.
Tuttavia, è bene chiarirlo: questo non è affatto l’unico modo in cui l’uscita dall’euro potrebbe realizzarsi. Nel corso della Storia sono state poste in essere diverse procedure di sganciamento dai regimi di cambi fissi e di libera circolazione di capitali e merci, l’ultima delle quali in Argentina, con diversi limiti e qualche ombra, ma anche con varie luci. La questione chiave, comunque, è che ogni procedura tende a salvaguardare alcuni interessi sociali e a sacrificarne altri: lavoratori subordinati, piccoli o grandi imprenditori, rentiers, capitali esteri o nazionali, eccetera, secondo vari tipi di combinazioni possibili.
La domanda che allora sarebbe il caso di formulare è la seguente: quale tipo di sganciamento avrebbe in mente Grillo? E, se la situazione precipitasse e la soluzione europea tardasse a giungere, cosa farebbero Bersani e Fassina? E Di Pietro, Vendola e Ferrero? Sarebbero in grado di formulare una opzione di uscita definibile “di sinistra” o si farebbero travolgere dai rulli compressori di un montante anti-europeismo di destra?
Chi ancora reputa la domanda prematura sembra trascurare un fatto politico evidente: una posizione di maggior forza in sede europea la si conquista anche avendo idee chiare circa i termini di una eventuale strategia di uscita dall’Unione.
Fonte http://www.rifondazione.it/
sabato 2 giugno 2012
Frecce Tricolori ad Ostia, la sobrieta' e' gia' finita
Frecce Tricolori sul mare di Ostia
Rabbia e polemiche: Air Show inopportuno
La tre giorni dell'evento sul litorale: festa per le forze armate. Previsto un milione di persone. Sel, Verdi e Idv: andava sospeso in segno di lutto per le vittime del terremoto
OSTIA - Evento inopportuno o manifestazione di richiamo per Ostia? Il “Roma International Air Show” avvia i motori tra le polemiche. La seconda edizione della parata sopra il mare del litorale capitolino, già promossa nel maggio 2009, prende il via in queste ore, ma è già oggetto di aspre critiche. Tre giorni di in cui spiccherà l’attesa esibizione delle Frecce Tricolori, ma che colorerà i cieli di Ostia anche con gli stormi di team internazionali, dalle Red Arrows alla Patrouille de France, dalle spagnole Patrulla Aguila e Patrulla Aspa, al Blue Impulse, l’olandese Team 60 e i Falcons della Royal Jordanian. Una festa ideata anche per celebrare le forze armate, con velivoli della Marina Militare, della Guardia di Finanza, del Corpo Forestale dello Stato, i Canadair della Protezione Civile e il Reparto Sperimentale Volo di Pratica di Mare. Venerdì e sabato sono previsti i primi passaggi degli aerei, domenica dalle 13 alle 17 la parata principale che si potrà ammirare dal lungomare di Ostia.
UN MILIONE DI PRESENZE - «Quello che sta per iniziare è un evento di grande prestigio e di grande mobilitazione, sono attese tra le 800mila e il milione di persone. – sottolinea l’assessore ai lavori pubblici con delega alla sicurezza del XIII Municipio, Amerigo Olive - Invitiamo il pubblico a usufruire del mezzo pubblico, così da non intasare con le auto private l’intero Litorale romano». La Polizia Locale di Roma Capitale metterà in campo tutti i sui uomini, oltre 150, per gestire l’evento. La kermesse aeronautica è promossa dall’Aeroclub “Volere e Volare”, con l’organizzazione tecnica di ASD Team Italia e la collaborazione del Municipio XIII, ha il patrocinio di Roma Capitale, del Ministero della Difesa, della Camera dei Deputati e della Regione Lazio.
«DATE I SOLDI AI TERREMOTATI» - L’appello arriva dai gruppi di Sel, Verdi e Idv del Tredicesimo. « Di fronte al dramma di migliaia di persone colpite dal terremoto e in segno di rispetto della giornata di lutto nazionale proclamata per il 4 giugno, chiedevamo di sospendere l’Air Show”, sottolinea Andrea Gasparini, portavoce Verdi del XIII Municipio. Fondi dei privati da devolvere alle popolazioni dell’Emilia, questa la richiesta di Alessandro Cicchinelli, coordinatore locale dell’Idv, cui ha fatto eco la veemente protesta di Sinistra Ecologia e Libertà. «Ritieniamo assolutamente inopportuno e offensivo, nei confronti di chi in questi momenti sta soffrendo i drammatici disagi causati dal terremoto in Emilia, che si svolga ad Ostia la manifestazione, che verrebbe legittimamente letta come un inutile spreco di danaro. – sottolinea il coordinatore Sandro Lorenzatti – I velivoli brucerebbero infatti decine di migliaia di euro in carburante per poche ore di esibizione, soldi che sarebbero molto meglio utilizzati se devoluti, assieme agli introiti degli sponsor, alle popolazioni terremotate».
BAMBINI SPAVENTATI - Nessun passo indietro da parte dell’amministrazione lidense che parla di evento importante per Ostia. «Polemiche inutili», si limita a commentare l’assessore Olive. La manifestazione sarà dedicata alle vittime del sisma, hanno specificato dal Campidoglio: un minuto di silenzio precederà il volo delle Frecce Tricolori. Il popolo dei social network sembra schierarsi contro l’evento. «Un F16 sta volando per le prove dell'Air Show. Mi sta crollando casa e i gatti sono terrorizzati. Andrà così per tre giorni”, si lamenta su Twitter Maria Pamela, «Ostia non è in guerra, #airshow #inutilita #inquinamento #disagio», aggiunge Alessio. E i disagi più drammatici li vivranno in questi tre giorni i bambini con disabilità. «Mia figlia soffre di iperacusia, piange e si tappa le orecchie. Non sappiamo più cosa fare, come calmarla», racconta Maurizio Z., papà di una bimba di sei anni, mentre venerdì pomeriggio i primi aerei supersonici sfrecciano su Ostia. «Sono soprattutto i bambini autistici a spaventarsi perché non capiscono da dove viene questo rumore fortissimo», spiega Laura B., logopedista, che lavora in un centro di assistenza disabili del lido.
Valeria Costantini
2 giugno 2012
12:40
www.corriere.it
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Grecia, un articolo del Koe (gruppo comunista con esponenti nelle liste di Syriza)
Grecia. Un campo di battaglia e di ridisegno degli equilibri internazionali
di Rudi Rinaldi *
Un articolo dal giornale del Koe (Organizzazione Comunista di Grecia) che dà una lettura decisamente "interna" degli sviluppi del conflitto sociale e politico in Grecia.
* (pubblicato sul settimanale "Dromos", numero Nr 117, 26 maggio 2012)
Non è solo il timore dell'effetto domino che potrebbe preoccupare i vari centri internazionali e dei paesi potenti. Non è semplicemente una questione di turbolenze economiche o di shock a nutrire l'interesse mondiale. Il nostro Paese è stata l'epicentro delle rivalità internazionali e dei processi. Sarebbe quindi un errore pensare che un processo autonomo stia guidando l'evolversi della situazione, senza considerare l'interferenza in termini di strategie, tattiche dei giocatori, trappole, riarrangiamenti, le nuove alleanze, sfide e giochi doppie.
Oggettivamente, il risultato delle elezioni del 6 maggio ha creato un nuovo ambiente. Il fallimento della governance in Grecia è un duro colpo per il progetto politico europeo sotto il 'Merkelismo'. La Grecia non è l'Ungheria (il centro geografico d'Europa), ma è al centro della griglia di contraddizioni centrali del sistema internazionale. È il punto di incontro e di aggancio di queste contraddizioni. Il controllo di questa situazione è di particolare importanza per la manipolazione degli sviluppi politici. La Grecia non è solo una cavia per le politiche che, dopo che saranno state stati testati su di essa, verranno esportate anche in altri paesi dell'UE. Ha inoltre una fondamentale importanza come sito per l'equilibrio delle relazioni internazionali. Pertanto, il ruolo di governare in Grecia è fondamentale per i piani geostrategici realizzati sia per l'Europa e il Mediterraneo orientale.
Forza popolare e di equilibri politici
L'elemento più recente e la nuova (e forse inaspettata per molti) è l'emergere del 'fattore popolare' che, selezionando Syriza come la sua espressione nella scena politica centrale, ha creato una situazione nuova e sta costringendo adeguamenti su tutti gli scenari già instabili. Stando così le cose, è utile guardare dietro la retorica per vedere quali sono gli obiettivi reali. Gli Stati Uniti vogliono il rafforzamento di un'Europa 'tedesca'? Qual è l'impatto sul rimpasto delle alleanze (nel più vasto Medio Oriente e Mediterraneo sud-orientale), sulle politiche di Stati Uniti, Russia, Israele e le potenze europee? Fino a che punto i "mercati" (ed i loro effetti sproporzionati), sono influenzati dagli obiettivi strategici dei vari protagonisti?
Allora, perché tutti questi attori sono uniti contro Syriza? E che cosa significa questa nuova coalizione ostile? Quali sono i loro obiettivi in relazione alla Grecia, e in particolare contro il movimento popolare e la sinistra? In quali scenari avrebbero dovuto indirizzare i loro sforzi verso l'annientamento del movimento popolare? Hanno molte leve e meccanismi per sostenere le loro politiche, e non solo il ricatto economico. Sarebbe ingenuo pensare che tutto dipenderà dall'uso di leve finanziarie. L'elemento politico, il controllo politico, compresa la neutralizzazione della sinistra e di un eventuale governo di sinistra, fa parte dei piani del nemico e degli scenari di svolgimento dell'attuale psico-guerra. Lo sbarramento coordinato di attacchi e pressioni esercitate su Syriza (visto come probabile vincitore delle prossime elezioni) è il preludio agli scenari che si svolgeranno nel prossimo futuro.
Syriza minaccia l'equilibrio politico interno delle forze che era stato raggiunti dalle potenze occidentali in Grecia. Ad esempio, i tremori della zona euro, la riorganizzazione politica in Europa, l'approfondimento della crisi, lo stallo del G8, il dispiegarsi della concorrenza americano-tedesca, e le ambizioni di Russia e Cina, sono tutti collegati alla perdita di controllo politico in Grecia, in un momento critico. Arrestare Syriza a tutti i costi è un obiettivo fondamentale, come testimoniano le trappole segrete, della guerra in stile propaganda, pressioni e ricatti che sono stati impiegati. Il loro primo obiettivo è di non far vincere le elezioni a Syriza, in modo che possano riproporre le politiche del 'memorandum' con FMI-UE-BCE troika. Ciò faciliterà il proseguimento delll'equilibrio politico che esisteva negli ultimi due anni.
Se questo piano di gioco non funziona, allora la pressione sarà applicata su Syriza per costringerla a muoversi entro i confini della politica dei
memorandum con alcune correzioni molto leggere. E se questo non può essere fatto, allora si faranno esplodere nelle mani di un governo di sinistra tutte le bombe "politiche"; come il fallimento aperto, l'espulsione dalla zona euro, l'uscita dall'euro, ecc. Il tutto, con l'obiettivo della rimozione rapida di quella governo, e quindi la distruzione della sinistra in Grecia.
Conflitto acuto
L'obiettivo di ristabilire l'equilibrio politico in Grecia e l'accettazione di un nuovo set-up politico sarà realizzato attraverso l'aspro conflitto tra i campi pro- e anti-memorandum. Un riposizionamento delle forze internazionali si baserà sui risultati di questo conflitto e lo shock che provoca in Europa (in particolare nel Mediterraneo orientale e dei Balcani). A questo punto, le considerazioni politiche romantiche/ingenue o il rigido dogmatismo non sono costruttivi.
L'attuale potenza del campo popolare anti-memorandum è fondato sullo slancio e la dinamica che possiede. Vale a dire, l'esperienza maturata in due anni di lotta reale nel nostro paese e la sua trasformazione in un centro politico di interessi. Questo processo è centrato attorno a Syriza, così come intorno alla persona di Alexis Tsipras.
Allo stesso tempo, il campo pro-memorandum si sta trovando frammentato e de-legittimato. I suoi sostenitori all'interno della borghesia greca sono divisi e senza serie politiche di riserva. Il dinamismo del movimento del popolo, la gravità dei problemi attuali, e il prossimo processo elettorale, creano una reale possibilità per il movimento popolare di superare in pratica, qualsiasi debole preparazione (attraverso il suo dinamismo) e qualsiasi debolezza finanziario/economica del paese (attraverso un non uniforme potere politico maggiore). Per mettere in pratica, a beneficio del movimento popolare, la politica di rottura (che è una precondizione necessaria e una fonte rivitalizzante) dovrebbe essere basata su una valutazione dell'equilibrio politico delle forze piuttosto che su un volontarismo semplicistico.
La gravità del momento (e la posta in gioco associata al risultato elettorale) richiede una presa di coscienza della dimensione internazionale di questo conflitto. Cioè, comprendere la grande importanza che comporta e che le forze esterne non potranno semplicemente "far nulla". Saranno direttamente coinvolte - ma certamente non a fianco o a sostegno del movimento popolare.
Sentiamo nuovamente il messaggio
Il Memorandum è stata una politica di conquista da parte di una Germinia in stile europeo. Tuttavia, la distruzione della zona euro è ora più vicina che mai. Da qui in poi è una questione aperta se rimanere di quel qualcosa conosciuto come "Europa" o anche su quante "Europe" avremo (il Nord, il Sud, ecc.). Ci sono tutti i segni di piani di fase di per questi scenari. Chi trarrà beneficio da questi sviluppi, è anch'essa una questione aperta. Quali forze politiche saranno rafforzate o potranno emergere? La "particolarità greca" riguarda in primo luogo l'emergere di un movimento popolare che conquista caratteristiche politiche: Un movimento che è collegato con la sinistra e costituisce un cuneo rosso nel "ventre molle" dell'Europa. Tutte le politiche e tutte le pratiche dovrebbero portare al rafforzamento e alla maturazione di questo blocco sociale progressivo. Lo slogan "Per una Grecia diversa, in un'Europa diversa" deve essere riempito di sostanza in termini di programmazione, sul piano politico, economico e sociale. Solo in questo modo è possibile fornire una via d'uscita per la Grecia e la sua gente.
Un anno dopo il “movimento delle Piazze", ascoltiamo il suo messaggio: “vera democrazia, indipendenza nazionale, emancipazione sociale - Prendete il vostro Memorandum e uscite di qui!” Il nuovo giorno porta un altro punto di vista, e permette alla speranze sollevarsi. Per rendere giustizia a queste speranze abbiamo bisogno di guardare il mondo, essere aperti nel nostro pensiero, e realisticamente valutare le contraddizioni che stanno diffondendosi in questo angolo d'Europa ormai odiato dagli esperti di marketing: Un angolo d'Europa chiamato Grecia.
Fonte http://www.contropiano.org/
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