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mercoledì 19 settembre 2012

Il fotovoltaico in Italia trovera' presto la parity


Alla ricerca della grid parity per il fotovoltaico

Il settore fotovoltaico è preoccupato di trovare nuove opportunità economiche per la cessione di elettricità prodotta da questi impianti senza incentivi. Sulle difficoltà dei nuovi modelli di business e su tutto il sistema regolatorio che ancora manca per arrivare alla grid parity, Assosolare presenterà a breve uno studio. Qui alcune anticipazioni.

Leonardo Berlen
18 settembre 2012

Al centro dell’attuale dibattito nel settore fotovoltaico nazionale non c’è più il sistema incentivante. Il quinto conto energia avrà una durata che secondo gli analisti potrà essere compresa tra i 4 e i 12 mesi, cioè tra gennaio e luglio 2013 (Qualenergia.it, Quinto conto energia, quanto duererà?), ma ciò cambia di poco la sostanza. Un’azienda non può impostare la sua attività in un’ottica temporale inferiore ai 3 anni. I ministri al governo lo sapevano bene e la mossa è stata studiata ad arte. A parte che l’altalenante meccanismo di incentivi e regole italiane questo modello sano di sviluppo non lo ha mai veramente consentito, ora però il decreto del luglio scorso (in gestazione e annunciato da febbraio) sancisce un pesante rallentamento a un settore fino a ieri dinamico (di fatto 450mila impianti in 3 anni), e un’ulteriore mazzata alla credibilità e alla serietà di questo Paese. Il tempo ci dirà se verrà corretta questa situazione, magari utilizzando un ‘approccio tedesco’ che ha più opportunamente ritenuto di non depauperare un comparto dall’oggi al domani.

Ma questo è il passato. E guardare indietro non aiuterà certo a dare una nuova spinta al fotovoltaico. L’obiettivo è quello di realizzare impianti in grid parity, come si dice, almeno per alcuni profili di consumo, cercando di scovare progetti con tassi di ritorno degli investimenti del 6-8%. Ma come accompagnare la tecnologia verso l’indipendenza dagli incentivi? Non tutti i pezzi del puzzle sono al loro posto per poter dispiegare questa opzione. E poi non tutti gli operatori sono pronti per andarsi a cercare queste piccole miniere. Il passaggio dalla mera vendita del modulo/impianto alla vendita del chilowattora solare provocherà “morti e feriti”, come tutti i passaggi a nuovi modelli di business. In questo caso si dovrà lavorare caso per caso, business to business, mentre prima i pesci saltavano sulla barca e non dovevi mettere giù neanche l’esca.

Ma torniamo alle regole necessarie almeno a rendere viabile questa nuova fase. Quali sono oggi le opportunità economiche esistenti in Italia per la cessione di energia elettrica prodotta da un impianto fotovoltaico senza incentivi? Entro un paio di settimane Assosolare, una delle associazioni di categoria del FV, uscirà con uno studio che con analisi e diversi case history, anche esteri, proverà a dare risposte a questa domanda. Si avvarrà anche della collaborazione di tre Studi legali (Orrick, Roedl & Partner, NCTM) che hanno analizzato nello specifico, oltre alle modalità di cessione dell’energia elettrica da fotovoltaico, anche la questione della priorità di dispacciamento dell’energia pulita e le barriere di natura anticoncorrenziale.

Per quanto riguarda il primo aspetto sappiamo che i regimi attualmente in vigore sono quelli del “ritiro dedicato”, dello “scambio su posto”, dei sistemi di auto-approvvigionamento energetico, i cd. SAEE (Decreto Ministero dello Sviluppo Economico del 10.12.2010) e dei Sistemi Efficienti di Utenza, i cd. SEU (Decreto legislativo n. 115/2008). A valle delle normative su SAEE e SEU vi sono le normative sulle reti private, le Reti Interne d’Utenza (RIU) definite dall’articolo 33 della legge n. 99/09 e le altri reti private.

Come emerge da alcune anticipazioni dello studio, presentate nel corso del convegno di ZeroEmission di Roma, “Fotovoltaico senza incentivi: troppo presto?”, i SAEE e i SEU sono sistemi chiusi e al momento limitativi nel rendere economicamente convenienti investimenti in impianti fotovoltaici in assenza di incentivi o a tariffe ridotte, cosa che allontana la grid parity. Le ragioni sono da ricercarsi nelle limitazioni regolamentari di potenza massima, nella restrizione di questi schemi alle sole reti private (massimo 2 km), per le restrizioni territoriali esistenti (impianti da realizzare su terreni del cliente finale oppure RIU ammissibili solo per la connessione di unità di consumo industriali ricomprese in aree insistenti sul territorio di non più di tre Comuni o province), per la limitazione di cessione diretta a un solo utente finale (si veda anche Qualenergia.it, SEU, la grid parity è dietro al contatore?).

Anche la normativa sullo scambio sul posto attualmente in vigore non è idonea a favorire investimenti nella realizzazione di impianti in assenza di incentivi: per il basso limite massimo fissato a 200 kW di potenza e l’impossibilità di cedere in scambio l’energia a distanza a un soggetto diverso dal produttore.

La normativa esistente risulta quindi abbastanza disomogenea e frastagliata, e disciplina solo una piccola parte del settore della cessione diretta di energia elettrica da fonti rinnovabili, cioè del principale sbocco per la realizzazione di impianti fotovoltaici senza tariffe incentivanti (senza parlare delle possibili modifiche che svuoterebbero di conseguenza questa agevolazione: Qualenergia.it, Un nuovo scambio sul posto allontanerà la grid parity?).

Il documento Assosolare toccherà anche uno dei nodi essenziali per lo sviluppo delle rinnovabili e del FV in particolare: l’obbligo del dispacciamento prioritario dell’energia pulita. I legali coinvolti nello studio hanno ricordato che questa disciplina è stata introdotta nel nostro ordinamento in attuazione e recepimento di direttive comunitarie e che le esigenze di sicurezza del sistema elettrico nazionale non possono giustificare limitazioni del diritto alla priorità di dispacciamento delle energie rinnovabili. La priorità di dispacciamento nasce in fondo dalla diversa valenza e qualità ambientale delle energie pulite rispetto a quelle fossili. Un punto fermo che non andrebbe mai trascurato.

È stato, inoltre, evidenziato nell’anticipazione dello studio anche un altro elemento a favore della permanenza del principio della priorità di dispacciamento per le rinnovabili: eliminare tale vantaggio e rendere le rinnovabili soggette a un dispacciamento di merito economico ridurrebbe i volumi di energia elettrica offerta sul mercato spot (IPEX), inibendo di fatto alle energie pulite un ruolo nella riduzione dei prezzi di Borsa.

C’è infine anche un’analisi ‘antitrust’ della situazione relativa alle Reti Interne d’Utenza o reti private (RIU). L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in un parere reso a giugno, ha ritenuto che non vi sia un'asimmetria concorrenziale tale da giustificare la definizione di un mercato della produzione da fonti rinnovabili distinto da quello della produzione da fonti convenzionali. Un punto su cui si deve concordare per far entrare a pieno titolo le rinnovabili sul mercato e anche perché un’offerta più ampia nel settore elettrico riduce in teoria la possibilità di abusi di posizione dominante, peraltro in passato accertati e sanzionati dall’Antitrust. Sarebbe quindi coerente eliminare tutte quelle barriere di natura legislativa/regolamentare che vanno a limitare lo sviluppo di reti private e gli impianti alimentati da rinnovabili, così come l’adozione di misure di regolazione aventi natura asimmetrica, senza costi per la collettività, idonee a favorire la loro integrazione nel sistema elettrico nazionale.

Informeremo i nostri lettori sull’uscita dello studio Assosolare e continueremo su questo portale le analisi riguardanti lo sviluppo nel nostro Paese del fotovoltaico senza incentivi.

Leonardo Berlen
Fonte www.qualenergia.it

venerdì 30 marzo 2012

In Italia le rinnovabili infastidiscono gia' gli impianti da fonte fossile


Ecco a chi danno fastidio le rinnovabili

Dietro agli ultimi possibili schiaffi alle enegie rinnovabili, le bozze di quinto conto energia e il decreto rinnovabili elettriche, non ci sarebbe tanto la questione del loro peso in bolletta, ma uno scontro tra paradigmi energetici. Le rinnovabili danno fastidio agli interessi precostituiti del vecchio modello. G. B. Zorzoli ci spiega come.

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Cosa c'è dietro gli ultimi attacchi alle rinnovabili, ossia quelle bozze così penalizzanti del quinto conto energia e deldecreto per le altre rinnovabili elettriche circolate nei giorni scorsi? Per qualcuno la motivazione ufficiale, cioè il peso degli incentivi in bolletta, sarebbe secondaria. Quello in atto sarebbe invece lo scontro tra due paradigmi energetici: quello che abbiamo avuto finora, centrato sulle grandi centrali a fonti fossili, e uno nuovo, in cui le fonti pulite non sono più marginali e hanno iniziato a danneggiare gliinteressi costituiti del vecchio modello, che per reazione cercano di contrastare il cambiamento.
Ne parliamo con l'ingegner G.B. Zorzoli, esperto di energia, che in passato è stato per anni nel consiglio di amministrazione di Enel (dal 1987 al 1993) e che ora è presidente della sezione italiana dell'International Solar Energy Society.
Zorzoli, il peso crescente delle rinnovabili nel sistema elettrico sta dando fastidio? Come?
Limitandoci all'aspetto economico, in Italia si è investito troppo in impianti a cicli combinati: investimenti per circa 25 miliardi di euro. Si è così arrivati a  una sovracapacità produttiva che rimarrebbe, seppur in misura minore, anche se non ci fossero le rinnovabili. D'altra parte, che le rinnovabili ci sarebbero state si sapeva: c'era stato prima il protocollo di Kyoto e poi il pacchetto europeo clima-energia. Di fatto già l'anno scorso alle rinnovabili cosiddette tradizionali, ossia idroelettrico e geotermia, si sono aggiunti circa 30 TWh di produzione dalle nuove rinnovabili, soprattutto eolico, biomasse e fotovoltaico: una cifra decisamente rilevante, circa il 10% del consumo lordo totale. Questo, oltre tutto in un periodo di domanda contenuta, è andato a incidere sul funzionamento dei cicli combinati, non tanto degli impianti più vecchi - che sono ancora incentivati con il Cip6 e come le rinnovabili hanno priorità di accesso alla rete – quanto su quella fetta dei più nuovi in cui si è investito di recente. Questi per ripagarsi dovrebbero funzionare circa 4-5mila ore l'anno, invece ne stanno funzionando, quando va bene, 3mila. Il ridotto uso dei cicli combinati si traduce anche in miliardi di metri cubi di gas in meno, con un innegabile vantaggio in termini ambientali e di bilancia dei pagamenti, ma con un danno economico per chi vende gas.
Quali sono i soggetti più danneggiati da questo fenomeno?
La risposta sta nella scissione che c'è stata recentemente in Assoelettrica, l'associazione dei produttori elettrici di Confindustria. Le aziende che sono uscite, hanno dato vita a una nuova associazione di cui questo è uno dei temi fondanti (Sorgenia, GDF Suez, Tirreno Power, EGL e RePower che hanno fondato Energia Concorrente, ndr). Questi sono i più danneggiati, ma anche gli altri lo sono e in proporzione a quanto hanno investito in cicli combinati.
Quanto sta pesando sul mercato elettrico il cosiddetto merit order effect, ossia il fatto che il contributo del fotovoltaico spinga in basso i prezzi dell'elettricità nel picco diurno?
I dati sulla borsa elettrica pubblicati dal GME parlano chiaro. Prima c'erano due picchi di prezzo, uno di giorno, verso le 11 di mattina, e uno di sera, verso le 18-20. Ora il picco delle 11 di mattina è scomparso e in compenso è aumentato il picco serale. Per esempio, martedì 13 marzo tra le 18 e le 20 il prezzo del MWh nel cosiddetto mercato del giorno prima era di 165 euro, cioè 2 volte quello del primo pomeriggio e 4 volte quello della notte. Cosa succede? A quell'ora, i produttori che ci rimettono nella fascia diurna cercano di rifarsi.
Sembra che il picco di prezzo serale sia aumentato per compensare l'abbassamento dei prezzi di giorno dovuto al fotovoltaico. Si può ipotizzare che dietro ci sia un'operazione di cartello da parte di quegli operatori che si sono visti penalizzati dalla scomparsa del picco di prezzo diurno?
Io non posso affermare che ci sia un cartello, ma è verosimile che cerchino di rifarsi e se fossi nell'Antitrust un'occhiata ce la darei.
Il picco serale del prezzo potrebbe essere smussato ricorrendo all'apporto degli accumuli da pompaggi idroelettrici. Cioè prendendo energia da lì quando la richiesta sale in fascia serale. Ma questi ultimamente sembrano sottoutilizzati. Si può vedere anche dietro a questo un interesse a mantenere alti i prezzi del picco serale?
È un dato di fatto che i pompaggi idroelettrici siano sottoutilizzati: il loro contributo è circa un quarto rispetto a quello che era dieci anni fa. Una spiegazione è che i cicli combinati già funzionano poco: quando serve elettricità si fanno lavorare questi anziché utilizzare i pompaggi. Un'altra spiegazione è di natura tecnico-economica: sappiamo che i pompaggi fanno recuperare solo il 70% dell'energia spesa per pompare l'acqua in salita, operazione che si fa nelle fasce di minor richiesta, come di notte, quando l'elettricità è venduta a poco più del prezzo del combustibile. Ora, purtroppo, negli impianti a cicli combinati, che sono quelli marginali (quelli che vengono accesi o spenti in base alle necessità, ndr), il combustibile pesa più del 70% del costo complessivo del kWh: in pratica non conviene usarli per accumulare energia nei pompaggi di notte. E ovviamente in un'economia di mercato non si può chiedere a chi ha i cicli combinati di rimetterci solo per utilizzare appieno i pompaggi.
È ipotizzabile che invece i sistemi di accumulo a pompaggio idroelettrico con un'ulteriore crescita delle rinnovabili ricomincino a essere sfruttati di più?
Attualmente si potrebbe usare l'eolico, che produce di notte, ma mentre i bacini di pompaggio sono quasi tutti al Nord la potenza eolica è concentrata al Centro-Sud. La cosa potrebbe invece avvenire vantaggiosamente se ci fosse un alto sviluppo di centrali a biomassa al Nord.
Come hanno rivelato alcune analisi della bozza sugli incentivi alle rinnovabili elettriche diffusa ieri, non sembra essere tanto il costo degli incentivi in sé a spaventare il Governo. Il nuovo decreto, come si sta delineando, farebbe risparmiare solo circa il 5% all’anno al 2020. Sembra piuttosto che, attraverso il meccanismo dei registri che contingentano lo sviluppo delle varie fonti, si voglia tutelarsi dalla perdita di controllo sull’installato delle rinnovabili. Ci si può vedere, più che una preoccupazione per la bolletta, un desiderio di non veder turbato lo status quo del sistema elettrico?
Non c'è dubbio che sia in corso una campagna, anche giornalistica, che tende a mettere in cattiva luce la produzione elettrica da rinnovabili. Ora, non si può negare che le rinnovabili termiche siano state finora penalizzate, ma la mia sensazione non è che si voglia risparmiare sulle rinnovabili elettriche per dare alle termiche, tant'è che le bozze circolate sugli incentivi alle termiche non sono migliori: anche lì si vuole far tirare la cinghia. Se si vuole tagliare sulle rinnovabili elettriche è perché l'assetto elettrico immaginato in assenza delle rinnovabili sta avendo dei problemi: non solo per  la questione dei cicli combinati che funzionano a scartamento ridotto, ma anche per altre ragioni, come la necessità di adeguare la rete elettrica. Si sta imponendo un cambiamento di paradigma che sposta interessi e investimenti da un settore all'altro, come in ogni cambiamento di questa portata, poco o tanto, qualcuno vince e qualcuno perde. C'è evidentemente una grossa pressione per contenere questo rischio da parte di quelli che ne sarebbero penalizzati. Anche le rinnovabili termiche danno fastidio: non intervengono sulla rete elettrica, però anche loro fanno risparmiare gas. Ci sono interessi precostituiti che vedono non solo il sistema elettrico, ma il sistema energetico nel suo complesso, investito da una trasformazione e, ovviamente, si oppongono.
Ma, dal punto di vista del bene comune, finalità che dovrebbe essere del Governo, i provvedimenti che cercano di frenare questa transizione energetica sul lungo periodo tutelano gli interessi del Sistema-Paese?
Secondo me assolutamente no. Siamo un Paese fortemente dipendente dall'importazione di combustibili fossili, e lo sviluppo delle rinnovabili, oltre a tutelare l'ambiente e a creare nuove attività produttive, riduce drasticamente la dipendenza dall'estero, sia in termini di sicurezza che in termini di bilancia dei pagamenti. Per concludere con un accenno autocritico, devo dire che, se tutte le Associazioni che operano nelle rinnovabili trovassero un'unità e se ciascuno sacrificasse un po' del proprio particulare per uno sviluppo più equilibrato e armonico delle rinnovabili, forse sarebbe meglio, perché saremmo tutti più forti e convincenti.

domenica 18 marzo 2012

2012,fotovoltaico, in arrivo un quinto conto energia ?

Verso un quinto conto energia fotovoltaico?


Nei giorni scorsi il ministro dell'Ambiente ha parlato pubblicamente di un possibile quinto conto energia. Quanta vita ha davanti il conto energia attuale? I limiti di spesa non saranno raggiunti prima del 2015. Ma una morte prematura potrebbe arrivare entro l'estate, per evitare le conseguenze dei ricorsi al Tar delle aziende.

Redazione Qualenergia.it
16 marzo 2012


Non c'è pace per il fotovoltaico italiano. A togliere il sonno agli operatori le ultime dichiarazioni del ministro del'Ambiente Corrado Clini su un possibile nuovo conto energia. Nel corso di un convegno a Modena lunedì scorso, il ministro ha parlato di "un quinto Conto Energia" che “darà la priorità al fotovoltaico destinato all’autoconsumo civile e industriale, privilegiando le soluzioni rinnovabili applicate agli edifici connessi con sistemi di efficienza energetica”.

Il quarto Conto Energia dunque si avvia a morte prematura? L'attuale sistema incentivante, ricordiamo, nasce con due scadenze: una temporale, il 31 dicembre 2016, e una di obiettivi: un tetto di 23 GW di installato e uno di spesa in incentivi annuo “tra i 6 e 7 miliardi di euro”. Su Qualenergia.it da tempo seguiamo la possibile evoluzione (vedi Speciale Conto Energia). Attualmente siamo arrivati a un monte incentivi di 5,6 miliardi l'anno e a quasi 13 GW di potenza installata. Una delle domande chiave per il futuro del conto energia è: quando verrà raggiunto il limite di spesa?

Segnaliamo la risposta a questa domanda di Joel Zunato di Elemens, estratta da un intervento apparso su Quotidiano Energia: la corsa verso il tetto dei 6-7 miliardi, secondo l'analista della società di consulenza, rallenterà nettamente nel corso del 2012, “questo è dovuto non solo, e non tanto, al taglio dell’incentivo quanto all’impianto complessivo del quarto Conto (e alla mancata apertura del Registro grandi impianti per il secondo semestre 2012) e agli effetti del decreto legislativo 28 del 2011 che di fatto ha bloccato la realizzazione di impianti su terreno agricolo. L’insieme di questi elementi comprimerà l’installato dell’anno in corso rispetto ai numeri che immaginavamo. Già i primi due mesi dell’anno sembrano confermare questa tendenza con dati provvisori che, se proiettati su base annua, determineranno un costo di non molto superiore ai 400 milioni di euro. Molto probabilmente quindi la prima soglia indicativa di 6 miliardi di euro non sarà raggiunta nel corso del 2012, bensì nel corso del primo semestre 2013”.

A questo punto saremo all’interno del nuovo meccanismo previsto dal quarto Conto energia per il quadriennio 2013-2016, che modula gli incentivi dal secondo semestre 2013, andando a incidere su durata e valore, in modo da contenerli entro il tetto di spesa (per gli impianti in esercizio in quel quadriennio) di 1.361 milioni di euro. Da qui, secondo l'analisi di Elemens, potremo avere due scenari.

In uno, di forte crescita, le tariffe del secondo semestre 2013 non verrebbero decurtate del 9% come previsto oggi, bensì del 30-40% e i 7 miliardi verrebbero raggiunti tra giugno e dicembre 2014. Nel secondo scenario, con i grandi impianti fuorigioco e una crescita stabilizzata sui 2 GW annui, verrebbe intaccata meno della metà del budget previsto nel quadriennio e il 2013 si chiuderebbe con un costo cumulato annuale intorno ai 6,5 miliardi: i 7 miliardi verrebbero così raggiunti nel corso del secondo semestre 2015. “La verità si trova probabilmente all’interno della forchetta tra questi due scenari. Da analisi sviluppate in Elemens, azzardando alcune ipotesi sull’installato nei vari semestri, possiamo attenderci la fine dei giochi entro giugno 2015”, scrive Zunato.

Per com'è strutturato, il quarto Conto energia non è quindi di per sé in immediato pericolo di vita. Le voci sempre più insistenti di un suo prepensionamento non trovano oggettivi riscontri nei valori di spesa che genera. “Se così sarà, dipenderà quindi esclusivamente da valutazioni di carattere politico (governativo)”, scrive l'analista. Intervento politico che dovrebbe in ogni caso essere fatto "entro l’estate, probabilmente dopo il varo del 'decreto elettrico'” e “comunque entro l’11 luglio 2012, data in cui il Tar Lazio si dovrà esprimere in merito ai ricorsi presentati da molte aziende contro alcune disposizioni del quarto Conto energia”.

Nel caso venissero accolte le istanze dei ricorrenti, infatti, “potrebbe anche tornare in vigore il terzo Conto energia: un quinto conto potrebbe evitare le conseguenze di un simile mostro giuridico se sarà in grado di superare le censure di illegittimità sollevate oggi nei confronti del quarto”.

Redazione Qualenergia.it
16 marzo 2012

Fonte  http://www.qualenergia.it/