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giovedì 8 novembre 2012

L' allarme di Moody's: le rinnovabili danneggiano le fossili


Lo sviluppo delle rinnovabili sta danneggiando seriamente gli interessi dei produttori di elettricità da fonti convenzionali: ora lo denuncia anche l'agenzia di rating Moody's. Un problema piuttosto serio in Italia, dove con scarsa lungimiranza sono stati investiti circa 25 miliardi in cicli combianati a gas, ora in perdita.
di Giulio Meneghello
7 novembre 2012

 Lo sviluppo delle rinnovabili sta danneggiando seriamente gli interessi dei produttori di elettricità da fonti convenzionali: ora lo denuncia anche l'agenzia di rating Moody's che proprio su questo ha fatto uscire ieri un report (qui l'abstract, pdf).
http://qualenergia.it/sites/default/files/articolo-doc/ResearchDocument%20termoelettrico.pdf

"Il forte incremento delle rinnovabili - vi si legge - ha avuto un profondo impatto negativo sui prezzi della produzione e la competitività delle società attive nella generazione termoelettrica in Europa. Quelle che un tempo erano considerate aziende stabili hanno visto il loro modello di business sconvolto e noi ci aspettiamo che la crescita progressiva della produzione rinnovabile intacchi ulteriormente la qualità del credito delle utility europee".

Fino a qualche anno fa, quando le fonti pulite erano ancora marginali, era impensabile che potessero mettere in crisi il settore termoelettrico. Con il boom di solare ed eolico degli ultimi due anni, la situazione è cambiata nettamente: tra i primi su queste pagine abbiamo fatto notare come l'energia a costo marginale zero prodotta da sole e vento stesse facendo una dura concorrenza alle centrali termoelettriche, soprattutto i cicli combinati a gas, tanto da mettere a rischio gli investimenti fatti su questi impianti (vedi per esempio qui).

Il freno alle rinnovabili imposto con il quinto conto energia e il decreto rinnovabili elettriche, è la lettura di molti, arriverebbe più dalla volontà di difendere il termolettrico da uno sviluppo incontrollato di fotovoltaico ed eolico, che dalle preoccupazioni per il peso degli incentivi in bolletta. Un sospetto confermato da particolari come il fatto che la prima bozza del quinto conto energia fotovoltaico sembra sia uscita dal computer di un'analista Enel.

Ora Moody's – che lunedì ha declassato il rating di Enel da "Baa1" a "Baa2" con outlook negativo anche per la concorrenza che l'azienda deve subire dalle rinnovabili (vedi qui, pdf) - ribadisce le motivazioni che i grandi del termoelettrico hanno per temere lo sviluppo delle energie pulite.

E anche la ragione per cui i grandi dell'energia tradizionale frenano sullo sviluppo di sistemi di accumulo: questi potrebbero "penalizzare ulteriormente i prezzi di picco" incrementando la competitività delle rinnovabili ed emarginando ancor più la produzione termoelettrica.

A salvare il termoelettrico potrebbe essere il capacity payment, ossia la remunerazione di certi impianti, come appunto i cicli combinati a gas, per la potenza messa a disposizione anziché solamente per l'energia prodotta. Una misura allo studio di vari Governi, tra cui il nostro (vedi Qualenergia.it), che potrebbe avere un impatto positivo sul rating dei produttori da fossili – spiegano da Moody's – sottilneando però che “la tempistica e le modalità rimangano incerte". Senza contare che tali politiche di sussidi potrebbero contrastare con le indicazioni del Terzo pacchetto UE per la rimozione delle barriere tra gli Stati e la maggiore interconnessione energetica.

Staremo a vedere come evolverà la situazione, che per quel che riguarda il nostro Paese è piuttosto seria. Come spiegava molto bene G.B. Zorzoli nell'ultima intervista a Qualenergia.it, in Italia infatti ci sono circa 25 miliardi di euro investiti nei cicli combinati a gas che ora, anche a causa della concorrenza delle rinnovabili, ma certo non solo per quella, rischiano di andare persi. Investimenti fatti relativamente di recente con scarsa lungimiranza, dato che già si conosceva la situazione di overcapacity cui si sarebbe andati incontro e lo sviluppo che le rinnovabili dovevano avere per soddisfare gli obiettivi europei. Ma anche un capitale, in gran parte investito dalle banche, tale da rendere realisticamente difficile che questi impianti, peraltro molto flessibili e meno inquinanti delle centrali a carbone, vengano lasciati al loro destino.

Giulio Meneghello
http://www.qualenergia.it/articoli/20121107-l-allarme-di-moody-s-le-rinnovabili-danneggiano-le-fossili

domenica 1 aprile 2012

Il ministro Clini intervistato da A. Cianciullo.


Fermando le rinnovabili rischiamo l’autogol e non tagliamo i prezzi

“Mettere in contrapposizione la riduzione della bolletta energetica e il sostegno alle fonti rinnovabili, come ha fatto recentemente l’ Autorita’ per l’ energia, e’ un errore strategico. Rischieremmo di uscire dal settore delle rinnovabili mortificando la capacita’ innovativa del Paese, penalizzando l’ industria nazionale, aumentando la disoccupazione: sarebbe come abbandonare la telefonia negli anni Ottanta, prima del boom. Possiamo invece spingere sul pedale dell’ efficienza e delle energie pulite e contemporaneamente alleggerire il costo delle bollette”. E’ netta la risposta del ministro dell’ Ambiente Corrado Clini all’ affondo, lanciato da piu’ parti, contro le rinnovabili.

Eppure le critiche muovono da un tema moilto popolare: il prezzo dell’ elettricita’ e quello della benzina continuano a crescere, gli stipendi rimangono al palo o si riducono.

E’ una preoccupazione che condivido al cento per cento. E’ proprio per questo e’ importante non sbagliare l’ intervento correttivo inseguendo falsi bersagli. Dare la colpa del costo anomalo dell’ energia in Italia alle rinnovabili e al fotovoltaico vuol dire operare una distorsione della realta’ ignorando i danni prodotti dalla rigidita’ del sistema. La nostra competitivita’ e’ legata alla capacita’ di essere protagonisti del passaggio da un sistema molto articolato che alimenti le reti intelligenti e le smart city”

Il picco raggiunto dagli incentivi al fotovoltaico con il decreto Salva Alcoa ha pero’ contribuito a squilibrare il mercato.

Proprio cosi’ non ha salvato l’ Alcoa, come le cronache di questi giorni mostrano, e ha concentrato la crescita del fotovoltaico in un periodo troppo breve. Oggi pero’ abbiamo raddrizzato la situazione e stiamo pilotando gli incentivi verso una decrescita che non affondi il settore.

Perche’ allora una levata di scudi cosi’ brusca ?

La dichiarazione del presidente dell’ Enel rivela una sofferenza che deriva dall’ eccesso di produzione elettrica. Sono state concesse troppe autorizzazioni per le centrali convenzionali, poi c’e’ stata la spinta delle rinnovabili, infine la crisi ha fatto diminuire la domanda. Il mercato e’ saturo e non oso pensare a cosa sarebbe successo se fosse andato in porto il progetto di costruire centrali nucleari per aggiungere un altro 25% di produzione elettrica.

Dunque bisogna tagliare e c’e’ chi vuole tagliare le rinnovabili.

Chi ha in mente una strategia del genere non tiene conto di tre fattori fondamentali: le direttive europee che dobbiamo rispettare pena sanzioni; l’ orientamento del mercato internazionale che nel 2011 ha investito nelle rinnovabili 260 miliardi di dollari; i benefici che derivano alle casse pubbliche proprio dallo sviluppo dell’ energia pulita. Non si possono sottolineare i costi delle rinnovabili e ignorare i vantaggi in termini di incremento del prodotto lordo, aumento del gettito fiscale, diminuzione del picco diurno della domanda, maggiore occupazione, miglioramento della bilancia commerciale.

Il disavanzo per l’ acquisto di combustibili e’ sempre piu’ alto ha superatoi 60 miliardi di euro l’ anno e tende a crescere. Si tratta di una cifra analoga a quella che paghiamo per gli interessi sul debito.

La sua diminuzione e’ uno dei benefici conteggiati da varie ricerche, anche dell’ Universita’ Bocconi, che valutano in alcune decine di miliardi i vantaggi che le rinnovabili possono assicurare al nostro paese da oggi al 2030.

Ma come si fa a conciliare questa strategia con la riduzione delle bollette ?

Innanzi tutto bisogna pulire le bollette elettriche eliminando gli oneri impropri. Continuiamo a pagare per il Cip6, per il nucleare, per gli sconti concessi alle grandi industrie energivore come le acciaierie. E poi bisogna trovare altri canali per finanziare la fase finale del decollo delle fonti rinnovabili.

Ad esempio ?

Il sistema degli incentivi dovrebbe essere collegato al vantaggio prodotto in termini di miglioramente della bilancia commerciale. Inoltre nello schema di riforma fiscale messo a punto dal governo c’e’ una carbon tax, cioe’ un’ imposta sulle emissioni di anidride carbonica, inserita in un percorso che serve ad alleggerire il carico di tasse sul lavoro. Servira’ a dare ossigeno all’ economia: e’ quello di cui oggi abbiamo bisogno.

Da Repubblica del 1 Aprile 2012.

Allarme dell' Enel "Impianti convenzionali a rischio per il boom delle rinnovabili". Ma allora la rivoluzione energetica e' possibile ?


eneRGIA

Boom rinnovabili, l'Enel avverte
"A rischio impianti convenzionali"

Allarme del presidente dell'azienda elettrica Andrea Colombo: "Più fonti verdi e meno consumi, le centrali tradizionali faticano a guadagnare". Nel mirino gli incentivi a eolico e fotovoltaicodi VALERIO GUALERZI

ROMA - Il boom nella produzione di energia rinnovabile, arrivata ormai a coprire oltre un quarto del fabbisogno nazionale di elettricità, unito a consumi ormai da anni stabili o in calo, rende sempre più mariginale la necessità di produrre energia dalle centrali tradizionali, costringendole a lavorare a scartamento ridotto, con pesanti ripercussioni sulla loro redditività.

GUARDA IL GRAFICO 1

A lanciare quello che per i grandi produttori di energia è un allarme rosso è il presidente dell'Enel Paolo Andrea Colombo. "Lo sviluppo delle rinnovabili, unito alla stagnazione della domanda, sta rendendo difficile la copertura dei costi di produzione degli impianti convenzionali, mettendone a rischio la possibilità di rimanere in esercizio", ha lamentato oggi Colombo.

Le ultime conferme di come sta irreversibilmente cambiando il sistema di produzione e distribuzione dell'energia è arrivata non più tardi dell'altro ieri dalrapporto Comuni Rinnovabili di Legambiente 2. "Dal 2000 ad oggi 32 TWh da fonti rinnovabili si sono
aggiunti al contributo dei vecchi impianti idroelettrici e geotermici: è qualcosa di mai visto, che ribalta completamente il modello energetico costruito negli ultimi secoli intorno alle fonti fossili, ai grandi impianti, agli oligopoli", si legge nel dossier.

Una lettura che non è ormai solo degli ambientalisti. Quanto è accaduto negli ultimi anni, spiegava il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, fa sì che ci sia "poco spazio per altre grandi centrali termoelettriche e questo impatta sul monopolio energetico nazionale". "Ma ormai questo - concludeva Clini - è lo schema sul quale stiamo lavorando". E allo stesso incontro anche il rappresentante di un'istituzione tradizionalmente cauta e conservativa come l'Autorità per l'energia ammetteva per bocca del suo presidente Guido Bortoni che "il paradigma è cambiato e il mondo dell'energia così come l'abbiamo conosciuto fino al 2008 non tornerà mai più".

Il problema, agli occhi dell'Enel, è che quel mondo prevedeva una serie di impianti costati fior di investimenti ma che per essere redditizi hanno bisogno di produrre a ritmi ormai ampiamente superflui. In termini numerici a dare un'indicazione del fenomeno è l'ex consigliere di amministrazione di Enel G. B. Zorzoli, oggi presidente della sezione italiana dell'International Solar Energy Society, in un'intervista al sito Qualenergia 3. "Questi (impianti, ndr) per ripagarsi dovrebbero funzionare circa 4-5mila ore l'anno, invece ne stanno funzionando, quando va bene, 3mila. Il ridotto uso dei cicli combinati si traduce anche in miliardi di metri cubi di gas in meno, con un innegabile vantaggio in termini ambientali e di bilancia dei pagamenti, ma con un danno economico per chi vende gas".

Queste centrali servono infatti ormai sempre più come stabilizzatori della produzione, per dare continuità alla quantità di energia immessa in rete a fronte della inevitabile variabilità nella produzione da rinnovabili (legata alla quantità di sole e vento). Un compito che in un futuro sempre meno lontano dovrebbe essere svolto dalla cosiddetta "rete intelligente" (la smart grid) e dai sistemi di accumulo e back up.

Un'evoluzione che Enel conta di rallentare (è stata anche oggetto di un duro scontro nei mesi scorsi con Terna 4) andando innanzitutto a rivedere il conto energia che nelle sue diverse versioni ha sino ad oggi fatto da volano a questa rivoluzione. Per questo Colombo ha invocato una "razionalizzazione degli incentivi" che consenta una maggiore efficienza, che "eviti gli sprechi inutili e garantisca lo sviluppo selettivo dei progetti". "Tenuto conto dell'emergenza finanziaria - ha detto intervenendo alla Terza Conferenza del diritto dell'energia del Gse - è ragionevole attendersi un'adeguata ridefinizione dei meccanismi incentivanti".

La riformulazione del conto energia (con il varo della sua quinta edizione), i nuovi incentivi per le rinnovabili extra fotovoltaico e quelli per le rinnovabili termiche sono in queste ore allo studio del governo 5 e stando alle prime indiscrezioni i provvedimenti andrebbero a colpire duramente il settore. Sul fatto che le concessioni fatte fino ad oggi siano state troppo generose, soprattutto alla luce del crollo dei prezzi dei moduli solari, è ormai opinione condivisa. L'orientamento politico iper punitivo mostrato sino ad ora dal governo (di "storuture insostenibili e da correggere" ha parlato anche oggi il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera) spaventa però gli operatori del comparto, alimentando più di un sospetto sul fatto che possa essere in qualche maniera ispirato proprio dagli interessi dei grandi gruppi come Enel. Emblematico, al riguardo, il giallo della bozza 6 circolata nei giorni scorsi e attribuita direttamente a unghost writer di Enel. Circostanza seccamente smentita dall'azienda, senza però convincere l'autore della denuncia, il senatore del Pd Francesco Ferrante.

"Anche oggi - afferma il parlamentare democratico - Enel entra a gamba tesa sul tema dell'incentivazione alle rinnovabili, collegando lo sviluppo delle rinnovabili alle difficoltà incontrate sul mercato dalla produzione di energia elettrica da fossili. Le cose sono due: o si tratta di disinformazione o di una sorta di confessione di chi guarda al passato e ha paura del futuro. Sono comunque dichiarazioni gravi, a cui rispondiamo con argomentazioni fondate, ad esempio con l'autorevole studio dell'Università Bocconi diffuso proprio oggi, che stima i benefici netti delle Fer (fonti rinnovabili elettriche, ndr) al 2030 in 79 mld € nei prossimi vent'anni, suddivisi tra maggiore occupazione, mancato import combustibili fossili, export netto dell'industria e riduzione del prezzo di picco dell'energia".

www.repubblica.it


(30 marzo 2012)

venerdì 30 marzo 2012

In Italia le rinnovabili infastidiscono gia' gli impianti da fonte fossile


Ecco a chi danno fastidio le rinnovabili

Dietro agli ultimi possibili schiaffi alle enegie rinnovabili, le bozze di quinto conto energia e il decreto rinnovabili elettriche, non ci sarebbe tanto la questione del loro peso in bolletta, ma uno scontro tra paradigmi energetici. Le rinnovabili danno fastidio agli interessi precostituiti del vecchio modello. G. B. Zorzoli ci spiega come.

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Cosa c'è dietro gli ultimi attacchi alle rinnovabili, ossia quelle bozze così penalizzanti del quinto conto energia e deldecreto per le altre rinnovabili elettriche circolate nei giorni scorsi? Per qualcuno la motivazione ufficiale, cioè il peso degli incentivi in bolletta, sarebbe secondaria. Quello in atto sarebbe invece lo scontro tra due paradigmi energetici: quello che abbiamo avuto finora, centrato sulle grandi centrali a fonti fossili, e uno nuovo, in cui le fonti pulite non sono più marginali e hanno iniziato a danneggiare gliinteressi costituiti del vecchio modello, che per reazione cercano di contrastare il cambiamento.
Ne parliamo con l'ingegner G.B. Zorzoli, esperto di energia, che in passato è stato per anni nel consiglio di amministrazione di Enel (dal 1987 al 1993) e che ora è presidente della sezione italiana dell'International Solar Energy Society.
Zorzoli, il peso crescente delle rinnovabili nel sistema elettrico sta dando fastidio? Come?
Limitandoci all'aspetto economico, in Italia si è investito troppo in impianti a cicli combinati: investimenti per circa 25 miliardi di euro. Si è così arrivati a  una sovracapacità produttiva che rimarrebbe, seppur in misura minore, anche se non ci fossero le rinnovabili. D'altra parte, che le rinnovabili ci sarebbero state si sapeva: c'era stato prima il protocollo di Kyoto e poi il pacchetto europeo clima-energia. Di fatto già l'anno scorso alle rinnovabili cosiddette tradizionali, ossia idroelettrico e geotermia, si sono aggiunti circa 30 TWh di produzione dalle nuove rinnovabili, soprattutto eolico, biomasse e fotovoltaico: una cifra decisamente rilevante, circa il 10% del consumo lordo totale. Questo, oltre tutto in un periodo di domanda contenuta, è andato a incidere sul funzionamento dei cicli combinati, non tanto degli impianti più vecchi - che sono ancora incentivati con il Cip6 e come le rinnovabili hanno priorità di accesso alla rete – quanto su quella fetta dei più nuovi in cui si è investito di recente. Questi per ripagarsi dovrebbero funzionare circa 4-5mila ore l'anno, invece ne stanno funzionando, quando va bene, 3mila. Il ridotto uso dei cicli combinati si traduce anche in miliardi di metri cubi di gas in meno, con un innegabile vantaggio in termini ambientali e di bilancia dei pagamenti, ma con un danno economico per chi vende gas.
Quali sono i soggetti più danneggiati da questo fenomeno?
La risposta sta nella scissione che c'è stata recentemente in Assoelettrica, l'associazione dei produttori elettrici di Confindustria. Le aziende che sono uscite, hanno dato vita a una nuova associazione di cui questo è uno dei temi fondanti (Sorgenia, GDF Suez, Tirreno Power, EGL e RePower che hanno fondato Energia Concorrente, ndr). Questi sono i più danneggiati, ma anche gli altri lo sono e in proporzione a quanto hanno investito in cicli combinati.
Quanto sta pesando sul mercato elettrico il cosiddetto merit order effect, ossia il fatto che il contributo del fotovoltaico spinga in basso i prezzi dell'elettricità nel picco diurno?
I dati sulla borsa elettrica pubblicati dal GME parlano chiaro. Prima c'erano due picchi di prezzo, uno di giorno, verso le 11 di mattina, e uno di sera, verso le 18-20. Ora il picco delle 11 di mattina è scomparso e in compenso è aumentato il picco serale. Per esempio, martedì 13 marzo tra le 18 e le 20 il prezzo del MWh nel cosiddetto mercato del giorno prima era di 165 euro, cioè 2 volte quello del primo pomeriggio e 4 volte quello della notte. Cosa succede? A quell'ora, i produttori che ci rimettono nella fascia diurna cercano di rifarsi.
Sembra che il picco di prezzo serale sia aumentato per compensare l'abbassamento dei prezzi di giorno dovuto al fotovoltaico. Si può ipotizzare che dietro ci sia un'operazione di cartello da parte di quegli operatori che si sono visti penalizzati dalla scomparsa del picco di prezzo diurno?
Io non posso affermare che ci sia un cartello, ma è verosimile che cerchino di rifarsi e se fossi nell'Antitrust un'occhiata ce la darei.
Il picco serale del prezzo potrebbe essere smussato ricorrendo all'apporto degli accumuli da pompaggi idroelettrici. Cioè prendendo energia da lì quando la richiesta sale in fascia serale. Ma questi ultimamente sembrano sottoutilizzati. Si può vedere anche dietro a questo un interesse a mantenere alti i prezzi del picco serale?
È un dato di fatto che i pompaggi idroelettrici siano sottoutilizzati: il loro contributo è circa un quarto rispetto a quello che era dieci anni fa. Una spiegazione è che i cicli combinati già funzionano poco: quando serve elettricità si fanno lavorare questi anziché utilizzare i pompaggi. Un'altra spiegazione è di natura tecnico-economica: sappiamo che i pompaggi fanno recuperare solo il 70% dell'energia spesa per pompare l'acqua in salita, operazione che si fa nelle fasce di minor richiesta, come di notte, quando l'elettricità è venduta a poco più del prezzo del combustibile. Ora, purtroppo, negli impianti a cicli combinati, che sono quelli marginali (quelli che vengono accesi o spenti in base alle necessità, ndr), il combustibile pesa più del 70% del costo complessivo del kWh: in pratica non conviene usarli per accumulare energia nei pompaggi di notte. E ovviamente in un'economia di mercato non si può chiedere a chi ha i cicli combinati di rimetterci solo per utilizzare appieno i pompaggi.
È ipotizzabile che invece i sistemi di accumulo a pompaggio idroelettrico con un'ulteriore crescita delle rinnovabili ricomincino a essere sfruttati di più?
Attualmente si potrebbe usare l'eolico, che produce di notte, ma mentre i bacini di pompaggio sono quasi tutti al Nord la potenza eolica è concentrata al Centro-Sud. La cosa potrebbe invece avvenire vantaggiosamente se ci fosse un alto sviluppo di centrali a biomassa al Nord.
Come hanno rivelato alcune analisi della bozza sugli incentivi alle rinnovabili elettriche diffusa ieri, non sembra essere tanto il costo degli incentivi in sé a spaventare il Governo. Il nuovo decreto, come si sta delineando, farebbe risparmiare solo circa il 5% all’anno al 2020. Sembra piuttosto che, attraverso il meccanismo dei registri che contingentano lo sviluppo delle varie fonti, si voglia tutelarsi dalla perdita di controllo sull’installato delle rinnovabili. Ci si può vedere, più che una preoccupazione per la bolletta, un desiderio di non veder turbato lo status quo del sistema elettrico?
Non c'è dubbio che sia in corso una campagna, anche giornalistica, che tende a mettere in cattiva luce la produzione elettrica da rinnovabili. Ora, non si può negare che le rinnovabili termiche siano state finora penalizzate, ma la mia sensazione non è che si voglia risparmiare sulle rinnovabili elettriche per dare alle termiche, tant'è che le bozze circolate sugli incentivi alle termiche non sono migliori: anche lì si vuole far tirare la cinghia. Se si vuole tagliare sulle rinnovabili elettriche è perché l'assetto elettrico immaginato in assenza delle rinnovabili sta avendo dei problemi: non solo per  la questione dei cicli combinati che funzionano a scartamento ridotto, ma anche per altre ragioni, come la necessità di adeguare la rete elettrica. Si sta imponendo un cambiamento di paradigma che sposta interessi e investimenti da un settore all'altro, come in ogni cambiamento di questa portata, poco o tanto, qualcuno vince e qualcuno perde. C'è evidentemente una grossa pressione per contenere questo rischio da parte di quelli che ne sarebbero penalizzati. Anche le rinnovabili termiche danno fastidio: non intervengono sulla rete elettrica, però anche loro fanno risparmiare gas. Ci sono interessi precostituiti che vedono non solo il sistema elettrico, ma il sistema energetico nel suo complesso, investito da una trasformazione e, ovviamente, si oppongono.
Ma, dal punto di vista del bene comune, finalità che dovrebbe essere del Governo, i provvedimenti che cercano di frenare questa transizione energetica sul lungo periodo tutelano gli interessi del Sistema-Paese?
Secondo me assolutamente no. Siamo un Paese fortemente dipendente dall'importazione di combustibili fossili, e lo sviluppo delle rinnovabili, oltre a tutelare l'ambiente e a creare nuove attività produttive, riduce drasticamente la dipendenza dall'estero, sia in termini di sicurezza che in termini di bilancia dei pagamenti. Per concludere con un accenno autocritico, devo dire che, se tutte le Associazioni che operano nelle rinnovabili trovassero un'unità e se ciascuno sacrificasse un po' del proprio particulare per uno sviluppo più equilibrato e armonico delle rinnovabili, forse sarebbe meglio, perché saremmo tutti più forti e convincenti.

mercoledì 29 febbraio 2012

Delegazione della Commissione Energia del Parlamento Messicano incontra il Gse per un confronto sulle potenzialita' delle rinnovabili e possibili forme di collaborazione Italo-Messicane


Rinnovabili, Gse promuove made in Italy per il Messico
Martedì, 28 Febbraio 2012

Le potenzialità delle fonti rinnovabili e i possibili ambiti di cooperazione con il nostro paese sono stati al centro di un incontro che ha avuto luogo oggi con la delegazione della Commissione Energia del Parlamento del Messico, accompagnata dall’ambasciatore in Italia, Miguel Ruiz-Cabanas Izquierdo, presso il Gestore dei Servizi Energetici, a Roma. La rappresentanza messicana è stata accolta dal Capo Dipartimento per l’Energia del ministero dello Sviluppo economico, Leonardo Senni, dall’amministratore delegato del Gse, Nando Pasquali, dall’amministratore delegato di RSE (Ricerca sul Sistema Energetico), Stefano Besseghini e dal Responsabile America Latina e Iberia di Enel Green Power, Maurizio Bezzeccheri.

La visita rientra tra le iniziative intraprese dal Gse, d’intesa con il Mise, per approfondire la conoscenza delle potenzialità del mercato energetico internazionale, al fine di valorizzare e internazionalizzare il made in Italy a sostegno della filiera italiana di settore. Allo stesso tempo, l’incontro ha avuto l’obiettivo di illustrare alla delegazione messicana le competenze tecniche e il know how italiano in tema di rinnovabili e dei relativi meccanismi di incentivazione.

Il Capo Dipartimento per l’Energia del Mise Senni ha fornito un’analisi della azione italiana a sostegno delle energie rinnovabili, mentre l’ad del Gse Pasquali ha sottolineato i buoni risultati raggiunti in Italia dal settore delle rinnovabili: “Nel 2011, su un consumo finale lordo di circa 344 TWh, la produzione da fonti rinnovabili è stata di 83 TWh, quasi il 24%”. Pasquali, quindi, ha salutato con piacere l’ambizioso piano di sviluppo messo in campo dal Messico per il 2020 e, auspicandone una positiva riuscita, ha ribadito "la disponibilità del Gse a mettere a disposizione il proprio bagaglio di conoscenza nel settore energetico, acquisito in anni di attività”. Besseghini di RSE (società del Gruppo GSE) ha poi evidenziato come l’Italia e l’Europa stiano “investendo in progetti volti a migliorare la rete elettrica”.

A tal proprosito, Besseghini ha illustrato i numerosi programmi di collaborazione internazionale che la società ha all’attivo nel settore della ricerca sul sistema elettrico. Bezzeccheri, Responsabile America Latina e Iberia di Enel Green Power ha invece ricordato che “EGP che è già presente in Messico con tre impianti idroelettrici ed ha una importante pipeline di progetti eolici, si propone di sviluppare nel paese tutta la gamma delle proprie tecnologie rinnovabili. A tal fine, - ha sottolineato – è necessario individuare le opportunità di cooperazione e di investimento per valorizzare gli strumenti a disposizione delle imprese”. (f.n.)

Fonte www.zeroemission.eu