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giovedì 20 dicembre 2012

Petrolio, in Italia nel 2012 consumi più bassi che negli anni '70


ANSA.it
 Petrolio, consumo crolla a livelli anni '60

Il gettito fiscale vola a 42 mld, mai cosi' alto
20 dicembre, 21:05

ROMA - I consumi petroliferi sono crollati nel 2012 dell'11,4%, a 63 milioni di tonnellate, cioe' al minimo dagli anni Sessanta, prima del boom economico e della diffusione di massa dell'automobile. Sono i dati forniti dall'Unione Petrolifera nel preconsuntivo 2012.

Il gettito fiscale sugli olii minerali, ovvero su tutti i prodotti petroliferi, ha sfiorato nel 2012 i 42 miliardi, 3,8 miliardi in più del 2011, pari ad un incremento del 10%. Lo dice l'Unione Petrolifera che sottolinea come il valore sia il più alto mai registrato. Dei quasi 4 mld di aumento, 3,3 miliardi derivano solo dalle accise.

mercoledì 28 marzo 2012

Scheda sulla teoria di Hubbert o del picco petrolifero


TEORIA DEL PICCO DEL PETROLIO detta TEORIA DI HUBBERT

La teoria di Hubbert sostiene che la produzione di una risorsa esauribile segue una curva a campana. Cioe' la produzione tende a crescere, pur con un andamento che dipende da molte variabili, tocca un "picco di produzione" e da quel momento inizia a diminuire.


Questa teoria nasce dall' osservazione di casi storici: il primo caso osservato forse e' stata la produzione di olio di balena negli Stati Uniti nel secolo XIX, ma il caso piu' citato e' la produzione di petrolio negli Stati Uniti che e' cresciuta fino al 1970, ha raggiunto il suo picco in quell' anno, per poi decrescere continuamente.

Hubbert aveva previsto esattamente il picco petrolifero degli Stati Uniti nel 1970, anche se oggi possiamo dire che le previsioni possono evere attendibilita' nelle tendenze di fondo mentre i tempi esatti della evoluzione della produzione non possono essere individuati prima con certezza e dipendono anche da scelte umane che, nel complesso cammino verso il momento del picco, possono essere diverse.

Questo cammino a campana della produzione di risorse e' frutto di un insieme complesso di cause,le due principali sono la limitatezza delle risorse e le logiche economiche.


LE DIVERSE FASI DEL CICLO PRODUTTIVO

Possiamo individuare varie fasi del ciclo di Hubbert che spiegano bene i meccanismi che provocano questo andamento.

Prima fase:
Espansione rapida.

La risorsa e' abbondandante e sono necessari investimenti limitati per estrarla. La crescita della produzione e' esponenziale.

Seconda fase:
Inizio dell' esaurimento.

Le risorse piu' facili, quindi meno costose, sono estratte per prime. Quindi, iniziando queste a diminuire, e' necessario estrarre risorse piu' difficili e fare investimenti maggiori.

Terza fase:
Il picco e il declino.

Si arriva al punto che gli investimenti necessari non sono piu' sostenibili. La produzione raggiunge un massimo (il picco di Hubbert) e inizia a declinare.

Quarta fase:
Il declino finale.

Si fanno sempre meno investimenti. la produzione continua ma diminuisce fino a cessare.
Parlando della produzione di petrolio e' necessario precisare che esistono diversi tipi di risorse fossili dalle quali si possono estrarre combustibili fossili.


I DIVERSI TIPI DEL PETROLIO

In primo luogo esiste il petrolio cosiddetto "convenzionale", ovverro quello che si estrae in forma di liquido poco viscoso dai pozzi. Abbiamo poi il petrolio cosiddetto "non convenzionale" che include diversi tipi come il greggio da "acque profonde" e "l' olio pesante".Ci sono inoltre i gas condensati e il petrolio che si puo' estrarre dalle sabbie bituminose. Il combustibile liquido puo' essere ottenuto anche dal gas naturale o dal carbone mediante vari tipi di trattamento. Il petrolio convenzionale, per ora, rappresenta la frazione piu' abbondante della produzione.

NB: questa pagina e' stata scritta facendo una sintesi e sicuramente peggiorando la presentazione del picco di Hubbert del prof. Ugo Bardi sul sito dell'Aspo Italia.

IN QUALE ANNO ARRIVERA' IL PICCO DEL PETROLIO ?

In realta’ lo sapremo solo quando questo sara’ stato superato. L’ Agency International Energy (acronimo AIE o IEA), che ha come membri 28 paesi ad economia avanzata, nel suo rapporto 2010 sulla situazione energetica ha scritto che la produzione del greggio (dove per greggio si intende il petrolio convenzionale, vedere la definizione nel paragrafo precedente) non superera’ piu’ la quota raggiunta nel 2006 (70 mb/g, milioni di barili il giorno) e rimarra’ costante a 68-69 mb/g fino al 2025 per poi declinare inesorabilmente. Gli incrementi di produzione petrolifera saranno dovuti esclusivamente alla produzione di frazioni liquide di gas naturale (NGL) e di petrolio non convenzionale (piu’ costoso, inquinante e di peggiore qualita’).

Presa alla lettera l’ affermazione e’ gravissima, se il processo si avverasse con questi tempi, avrebbe conseguenze pasanti sulle economie di tutti i paesi. La fondatezza della previsione potremmo verificarla solo nel futuro, per il momento andrebbero prese pero’ delle precauzioni ma questo e’ ancora lontano dai pensieri delle elite mondiali economiche, intellettuali e politiche. Nel frattempo, dopo la pubblicazione del rapporto (10 novembre 2010) il prezzo del petrolio e’ salito sui 90 dollari il barile, toccando i valori massimi dal settembre-ottobre 2008, momento dell’ esplodere della crisi finanziaria; in Europa tra l’ altro questo avviene in un momento di difficolta’ per l’ euro che l’8 gennaio 2011 e’ quotato 1,29 dollari mentre al momento dei prezzi massimi del greggio (luglio 2008- fino a 148 dollari il barile) un euro valeva 1,60 dollari attenuando cosi’ nel vecchio continente gli effetti dei rincari record.

Scheda scritta nel gennaio 2011 da Marco

giovedì 23 febbraio 2012

23 Febbraio. Schizza il prezzo del petrolio Brent.Il petrolio convenzionale e' ormai prossimo al picco.


Alle 12.00 del 23 febbraio il Brent e' quotato 123,97 $/b, il WTI 106,33. Un mese fa, il giorno dell' annuncio dell' embargo all' Iran, il Brent era quotato 110 $/b, il WTI 98 $/b. Ma il prezzo sta salendo soprattutto in questi ultimissimi giorni e il tutto, per l'Europa, e' aggravato dall'euro a 1,32 $, mentre nel 2008,al momento del picco del prezzo che ha anticipato di un mese l'esplodere della crisi finanziaria, l'euro era valutato ben 1,60 $.
Questo articolo di Qualenergia ,che cita dati dell' Unione Petrolifera, spiega come siamo ormai alla domanda che supera l' offerta. Prossimi shock energetici-finanziari-economici sono alle porte.
marco

Al limite della produzione di petrolio convenzionale

Anche il preconsuntivo 2011 dell'UP italiana evidenzia lo stato critico nella produzione di greggio convenzionale. Il deficit della produzione rispetto alla domanda sembra aver ufficializzato l'avvento dell'era del picco del petrolio. Gli elevati prezzi spingono a sostenere progetti di coltivazione di risorse fossili ad alto impatto ambientale.
Fabio Catino

Dal preconsuntivo 2011 dell’Unione Petrolifera sull'attività petrolifera emergono chiaramente conferme dello stallo in cui versa la coltivazione delle riserve convenzionali di petrolio su scala mondiale. Il dibattito aspro sulla collocazione temporale del picco di produzione del greggio sembra appartenere al passato.

L'evidenza dei dati ha portato la sfida dialettica su altri temi: implicazioni della produzione petrolifera sulle crisi economiche, e in particolare su quella attuale (Qualenergia.it, Domanda e offerta di petrolio nel tempo della crisi), stabilità economica internazionale e sicurezza energetica, variazioni del prezzo del petrolio e ricadute sulla transizione verso l'economia low carbon.

Sebbene siano di primaria importanza, questi argomenti rischiano tuttavia di svolgere una funzione diversiva e distogliere l'attenzione dal problema geoeconomico fondamentale della limitatezza delle risorse. Si allinea alla tendenza anche la IEA che avendo fatto proprio il grido d'allarme sugli esiti nefasti per il clima dello scenario energetico business as usual (+6 °C entro la fine del secolo), ha lanciato il gas come risorsa prevalente del mix energetico mondiale dei prossimi decenni, nel Golden Age of Gas Scenario (Qualenergia.it, Età dell'oro per il gas, ma non per il clima), ufficializzando implicitamente per il petrolio l'ingresso nell'era del picco.

La produzione di petrolio quindi non riesce più a sostenere l'aumento della domanda che, malgrado il rallentamento dell'economia, ha fatto registrare comunque nel 2011 un aumento di 0,9 milioni di b/g (+1%). La crescita della domanda continua a essere trainata dai Paesi non OCSE (+3%), in particolare dalla Cina (+5,2%) con significativi contributi anche dai Paesi ex URSS (+4,3), dagli altri Paesi asiatici (+3,2%) e dell'America latina (+3%). Complessivamente i Paesi non OCSE sono prossimi al 50% dei consumi mondiali. L'offerta petrolifera mondiale (88,5 milioni di b/g), lo scorso anno non è stata in grado di soddisfare la domanda (89, 2 milioni di b/g) e la IEA si è vista costretta a deliberare il rilascio delle scorte obbligatorie.

Venendo meno la produzione libica (-1,6 milioni di b/g), per i noti fatti bellici, e una quota di quella dei Paesi non Opec (in calo strutturale dello 0,2%), l'incremento delle produzioni saudita (+1,1 milioni di b/g) e irachena (+0,4 milioni di b/g) è stato insufficiente a coprire il deficit. Neanche il lieve aumento dei contributi di altri due grandi produttori - il primo in assoluto, la Russia (10,5 milioni di b/g) e tuttora il terzo, gli Stati Uniti (8,0 milioni di b/g) – è risultato significativo.

Queste problematiche hanno avuto immediate ripercussioni sui prezzi del barile. Il Brent per esempio, nel periodo aprile 2010-aprile 2011 ha subito un aumento che ha portato il prezzo medio di oscillazione semestrale da circa 75 $ a 110 $, e ha raggiunto una quotazione media annuale (2011) di 111,4 $ (+40% rispetto al 2010).

Ma sono soprattutto altri dati offerti dal rapporto UP che si prestano a interpretazioni sui fondamentali di lungo periodo dell'upstream petrolifero: il valore medio annuo del mix di greggio importato dai Paesi OCSE ha toccato il record storico assoluto, in termini sia nominali sia reali, di 106,8 $/b; il prezzo medio decennale 2001-2010 del Brent è salito del 218% rispetto agli anni 1990 (da 18 $ a 57,2 $).

Si tratta di aumenti consolidati che superano la volatilità dei prezzi del greggio spesso associata da molti analisti, come effetto primario, alla finanziarizzazione del mercato del petrolio nel sistema dei titoli a futuri. Le implicazioni del mercato dei future sulla formazione del prezzo non sono in discussione, vista la caratteristica altamente speculativa di questo mercato che è capace di accogliere flussi ingenti di capitali provenienti dal altri settori finanziari e può scambiare in un giorno più dell'intera produzione annuale di petrolio. Tuttavia la sofferenza del rapporto offerta/domanda, ormai in deficit dal 2009, segnala probabilmente il compimento del percorso che ha condotto al limite superiore di produzione del petrolio convenzionale.

I prezzi alti sono ovviamente bene accolti dall'industria estrattiva anche in prospettiva dello sfruttamento delle risorse non convenzionali che presentano costi operativi e ambientali ingenti. La leva dell'impatto economico può così diventare uno strumento motivazionale, a sostegno dei progetti di sviluppo minerario, ancora più consistente nel periodo di crisi. Può beneficiare di questo aspetto anche il settore del gas, non del tutto svincolato dalle dinamiche di prezzo del petrolio, in particolare in Italia.

Suonano come una conferma le recenti dichiarazioni di Stefano Saglia, ex sottosegretario del Ministero dello sviluppo e componente della Commissione Attività produttiva della Camera, sull'opportunità economica di ampliare i limiti di ricerca, sviluppo e coltivazione di idrocarburi per l'offshore nei mari italiani.

Fabio Catino
21 febbraio 2012

Fonte www.qualenergia.it

lunedì 20 febbraio 2012

Embargo Iran-Prezzo del greggio salito del 7,60% dal suo annuncio.Dove ci porteranno le politiche militariste che ci impone la Nato ?


L' annuncio ufficiale dell' embargo del petrolio iraniano e' stato dato dall'Unione Europea lunedi' 23 gennaio. Quella mattina il petrolio era quotato: il Brent 110,66 $/b, il WTI 99,17 $/b. Oggi 20 febbraio, dopo l'annuncio dell'Iran che blocchera' subito le forniture a Gran Bretagna e Francia, il Brent e' quotato 120,73 $/b e il WTI 105,11 $/b. In quasi un mese quindi il prezzo del greggio e' aumentato circa del 7,60 %.

Le politiche militariste della Nato, che guidano ormai senza l' interpretazione di forze politiche le scelte estere del nostro paese, ci stanno portando verso un disastro.

Un disastro economico,perche' il prezzo del greggio sta facendo saltare la nostra economia;un disastro nelle relazioni internazionali, siamo riusciti a fare incavolare l'India del padre della nonviolenza, Gandhi, dove ora ha un ruolo determinante una italiana ,Sonia Gandhi (l' attuale dinastia dei Gandhi discende da Nerhu,leader indiano al tempo di e dopo Gandhi n.d.r.); un disastro nelle strategie militari, perche' in Siria chissa' dove si arrivera'; un disastro anche per le spese eccessive che, in dieci anni di guerre, hanno dissanguato economicamente tutto l'occidente.

Occorre una critica al complesso della politica estera italiana che non puo' essere delegata alla Nato.

L'Italia non deve essere rappresentata nel mondo da chi spara ai pescatori,in acque indiane o internazionali non cambia niente,e da chi uccide, come e' successo in Afghanistan, dieci bambini e si giustifica poi in modo goffo.

venerdì 9 luglio 2010

La lezione del Golfo del Messico: il petrolio del prossimo futuro dovra' arrivare da situazioni simili.

La vicenda del Golfo del Messico, a parte le conseguenze ambientali disastrose e ancora da quantificare, ha fatto conoscere al mondo i rischi ma anche alcune conseguenze abituali delle trivellazioni marine. Questo tipo di produzione nel prossimo futuro dovra' fornire al mondo il petrolio nella quantita' che l' attuale "sistema" richiede,anche se ormai potra' farlo solo per pochi anni.

"UN 11 SETTEMBRE ECOLOGICO" questa e' una definizione del Presidente Barak Obama per le conseguenze dell' esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, sfruttata dalla Bp. (Ricordo che nell' esplosione sono morti 11 lavoratori). Questa vicenda ha mostrato al mondo come funzionano le trivellazioni marine per l' estrazione del greggio. A 1525 metri sott' acqua e poi a 4500 metri sotto il suolo, il pozzo della Deepwater Horizon e' classificato come in acque profonde, con 300 atmosfere di pressione alla bocca del pozzo. Questo tipo di trivellazioni sta aumentando, visto che nuovi giacimenti sulla terra ferma o in acque poco profonde sono diventati rari.I pozzi piu' profondi attraversano fino a 7000 metri di sedimenti e rocce sotto 3000 metri

Il pezzo integrale, sintesi di un articolo ripreso dal settimanale Carta, e' pubblicato sul blog http://myspace.com/energiaoggiedomani

venerdì 2 luglio 2010

Forse in questa primavera 2010 e' iniziata la transizione reale dall' era del petrolio

Il disastro del Golfo sta lasciando un segno profondo nell' opinione pubblica, ha mostrato i rischi che le future ricerche di nuovi giacimenti faranno correre all' ambiente ma ha mostrato anche quello che succede abitualmente nella produzione di petrolio. Nei posti piu' sperduti non ci sono telecamere che riprendono in diretta le varie fasi delle operazioni ma danni ambientali gravi ci sono sempre stati, pero' non tutti i popoli sono uguali; i disagi dei ricchi sono piu' importanti di quelli dei piu' poveri.
Se si vorra' evitare situazioni simili a quelle di queste settimane, occorrera' spendere in sistemi di sicurezza, evitare azioni in assenza di garanzie minime e in presenza di rischi eccessivi. Insomma i costi cresceranno, questo processo di aumento progressivo delle difficolta' e dei costi per le ricerche di nuovi giacimenti era gia' dato per scontato e arrivera' il momento che la domanda di petrolio superera' l' offerta. A quel momento arriveremo impreparati, cerchiamo almeno di arrivarci sapendo quello che succedera' e quello che potrebbe essere fatto. L' energia elettrica puo' da subito essere prodotta con altre fonti, rinnovabili e no, e le rinnovabili hanno gia' una maturita' tecnologica collaudata. In Europa il 61% della nuova potenza installata (che non equivale al 61% dell' energia prodotta da nuovi impianti perche' un kw di potenza di un impianto fotovoltaico produce meno annualmente di un kw di potenza da altre fonti)e' da fonte rinnovabile. I problemi piu' grossi saranno nei trasporti dove la dipendenza dal greggio e' quasi al 90% e nell' agricoltura. Tutto il greggio che ora viene consumato ma che potrebbe essere subito sostituito da altre fonti andrebbe sostituito immediatamente, sprechiamo una risorsa che diventera' in futuro sempre piu' preziosa. Ma i cambiamenti necessari non sono solo tecnologici sono anche culturali, simbolici, politici. Tutto il sistema dei trasporti va ripensato e il modello di trasporto di un auto per ogni individuo non ha piu' senso. Il trasporto pubblico considerato un ricordo del passato, uno strumento in via di estinzione, dovra' tornare centrale, soprattutto per le grandi distanze e nei centri urbani metropolitani. Il trasporto aereo dovra' essere limitato cosi' pure il trasporto merci via gomma. Lo spreco attuale e' enorme, sarebbero gia' possibili drastici tagli, ma i cambiamenti avvengono per shock non per ragionevolezza e previdenza. Puo' essere gia' iniziata una azione continua in questa direzione, con pazienza e continuita', affrontando il problema nella sua complessita', in tutti i suoi diversi settori.
Forse la transizione reale dall' era del petrolio e' iniziata proprio in questa primavera 2010.

su http://myspace.com/energiaoggiedomani
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