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venerdì 4 maggio 2012

Siria, assassinato figlio di oppositore "per il dialogo nazionale senza interferenze straniere" e altre notizie da Avvenire.



Questo piccolo articolo dell’ Avvenire, venerdi’ 4 maggio, riporta ben quattro notizie da approfondire:

-  la prima e’ quella che da il titolo al pezzo, la fonte e’ l’ Osservatorio siriano dei diritti umani ,
-  la seconda e’ l’ uccisione in un agguato del figlio di un oppositore, che ieri aveva firmato con altri un  manifesto  “per rilanciare il dialogo nazionale senza interferenze straniere”
-  la terza e’ la dichiarazione del portavoce delle missione ONU secondo il quale “la missione sta avendo effetto”,
-  l' ultima e’ l’ accusa dell’ ambasciatore siriano in Libano a Qatar e Arabia Saudita di essere dietro il carico di armi sequestrato nelle stive di una nave che stava raggiungendo il Libano dopo essere partita dalla Libia.

Queste notizie, non molto evidenziate graficamente nell’ articolo,gli spazi tra i diversi temi li ho messi io, mi sembrano importanti e non allineate con  la narrazione dei media ufficiali occidentali sulla Siria.

marco

Raid al campus di Aleppo: uccisi 4 studenti
Di Federica Zoja

Aleppo, prima citta’ della Siria settentrionale, nel mirino delle forze governative. Nella notte fra mercoledi’ e giovedi’, durante l’ irruzione della polizia nel campuus universitario della citta’ quattro studenti sono rimasti uccisi e altri 28 feriti.
A riferirlo e’ stato l’ Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione non governativa ,secondo cui le forze di Bashar-el-Assad hanno compiuto anche 200 arresti. A seguito del bliz, l’ ateneo ha sospeso ogni attivita’. Da Aleppo e’ giunto l’ appello dei vescovi di Siria che, riuniti nei giorni scorsi, hanno espresso una ferma condanna della violenza.

Nel frattempo, in una giornata che ha lasciato sul terreno 22 vittime, un misterioso commando armato ha assassinato Ismail Haidar, figlio di Ali Haider, leader del partito Nazional-sociale siriano (Psss), uno dei principali dell’ opposizione di regime: secondo il quotidiano  filo-governativo Al-Baath, che ne ha dato la notizia, Ismail e un suo amico sono satati crivellati di proiettili lungo la strada che collega Homs, nel centro del paese, a Masyaf, un centinaio di chilometri a Nord-ovest. Intervistato, il padre della vittima ha respinto le condoglianze, “perche’ il sangue di mio figlio, non vale piu’ di quello di qualunque altro cittadino siriano”. Ieri Ali Haidar e altri oppositori avevano firmato un manifesto comune per “rialanciare il dialogo nazionale senza interferenze straniere “.

Nonostante i diffusi episodi di violenza, Neeraj Singh, portavoce a Damasco della missione di monitoraggio dell’ Onu in Siria (Unsmis), ha dichiarato: “Abbiamo osservato che la presenza della missione sta avendo effetto”. Attualmente la missione conta 50 membri, ma nei prossimi giorni e’ destinata ad aumentare fino a 300 unita’. Singh ha ammesso comunque che “Il cessate il fuoco non e’ stabile”. Ieri il capo della missione, il generale norvegese Robert Mood, e’ giunto ad Homs.

Da parte di Damasco, nuove accuse ad Arabia Saudita e Qatar, monarchie ritenute responsabili di armare l’ opposizione. L’ ambasciatore siriano in Libano, Ali Abdel-Karim Ali, ha accusato Riad e Doha di essere dietro al carico di armi nascosto nelle stive di una nave intercettata venerdi’ al largo delle coste libanesi, la Luftallah II, salpata dalla Libia e giunta in Libano  dopo una tappa ad Alessandria d’Egitto. La Marina libanese l’ ha intercettata prima che facesse rotta per un porto siriano.

Dall’ Avvenire di venerdi’ 4 maggio

martedì 14 febbraio 2012

14 febbraio 2012,scontri in Barhain nell' anniversario della rivolta del 2011 dove furono uccisi 60 manifestanti dalla polizia aiutata dall' esercito dell' Arabia Saudita.


Bahrein: torna la protesta, scontri con la polizia
Tensione a un anno dalla ribellione sciita: centinaia in piazza

Malgrado il divieto delle autorità, i dimostranti hanno marciato in direzione del centro di Manama. I giovani hanno lanciato pietre e bombe incendiarie, gli agenti hanno risposto con lacrimogeni e granate stordenti

Dubai, 14 febbraio 2012 - Tensione in Bahrein a un anno esatto dalla ribellione sciita contro la famiglia reale sunnita. Il Paese è tornato a infiammarsi: le forze di sicurezza hanno sparato lacrimogeni, granate stordenti e proiettili veri contro i manifestanti che cercavano di raggiungere la rotonda delle Perle, al centro di Manama, simbolo della rivolta repressa dal governo.

Malgrado il divieto delle autorità, i dimostranti hanno marciato in direzione del centro di Manama da diversi villaggi sciiti nella periferia della capitale. La folla è quindi avanzata per circa 2 chilometri nella grande rotonda, ma è stata respinta dalla polizia. Il traffico è stato bloccato mentre sulla strada princiale piovevano pallini di gomma, massi e bombolette di lacrimogeni. Gli scontri si sono poi spostati in altre parti della cità, come il distretto di Budaiya, dove per almeno un’ora gruppi di giovani hanno lanciato pietre e bombe incendiarie contro gli agenti che hanno risposto con lacrimogeni e granate stordenti

"STIAMO RITORNANDO" - Sono stati soprattutto gli attivisti della Coalizione della Gioventù della Rivoluzione del 14 febbraio a richiamare i manifestanti nella rotonda delle Perle. “Stiamo ritornando”, è lo slogan pubblicato sulla loro pagina Facebook. Più cauta la posizione dei gruppi di opposizione che fanno capo ad Al-Wefaq, che ha voluto prendere le distanze dalla marcia, non condividendo l’idea di occupare piazza delle Perle.

“Nella nostra battaglia per raggiungere i nostri obiettivi vanno bene tutte le piazze e tutte le strade del Paese”, ha fatto sapere Al-Wefaq. Da un esponente della coalizione, Khalil al-Marzuq, è quindi arrivato un appello a manifestare pacificamente. “Questo è un movimento non-violento e deve continuare a rimanere tale”, ha dichiarato alla Bbc.

LA PROTESTA DELLO SCORSO ANNO - Nel febbraio 2011 la maggioranza sciita in Bahrein si era ribellata contro la famiglia reale sunniita, gli Al Khalifa, al potere da oltre due secoli. Le manifestazioni durarono circa un mese finchè l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi inviarono proprie truppe nell’arcipelago, spazzando via ogni protesta.

Nella breve rivolta persero la vita almeno 60 persone. Il governo di Manama fece demolire l’imponente monumento alla Perla, che sorgeva al centro dell’omonima rotonda e la cui immagine aveva fatto il giro del mondo, divenendo il simbolo della rivolta.

Fonte www.quotidiano.net