martedì 6 marzo 2012
Fotovoltaico, taglio agli incentivi in Italia e Germania,ma ora lo sviluppo della tecnologia,e delle imprese tedesche e italiane, deve rivolgersi ad altre zone
Questo e' un allarme della SMA, impresa che produce Inverter per impianti fotovoltaici, per i tagli agli incentivi al fotovoltaico in Germania. Hanno enormi difficolta' anche le industrie produttive di moduli che sono impegnate solo al 50% della loro capacita'. Il mercato fotovoltaico si e' sviluppato solo negli ultimi 10 anni e lo ha fatto soprattutto nell' Unione Europea. La Germania, insieme ,prima a Spagna, poi ad Italia, ha raggiunto un numero di installazioni che producono gia' il 3-4% dell' energia elettrica totale, con punte anche maggiori, ed ha fatto questo in un arco di tempo brevissimo.
L'exploit ha dimostrato in maniera inequivocabile che il fotovoltaico puo' sfondare nella produzione di energia elettrica in una maniera enorme, e in modo tale da ridimensionare altre fonti in modo notevole. Pero' lo sviluppo deve essere generalizzato all' intero pianeta, non puo' essere limitato a pochi paesi. Soprattutto lo sfondamento e' utile nelle zone, il 25% della popolazione mondiale, che hanno ancora enormi problemi con le forniture di energia elettrica. Qui e' possibile uno salto quantitativo "rivoluzionario", ma le caratteristiche necessarie per il fotovoltaico in queste zone devono essere diverse dalle caratteristiche che si sono sviluppate in Germania e Italia.
Quindi, e' inutile piangere sugli incentivi ridotti in Germania e Italia, le imprese di questi paesi devono rivolgere le loro attivita' verso i paesi ancora da elettrificare e verso i paesi industrializzati dove pero' non sono ancora presenti le esperienze che si sono consolidate invece in Italia e Germania.
marco
Fotovoltaico, SMA: pesante impatto dai tagli tedeschi
Martedì, 6 Marzo 2012
Fotovoltaico
Secondo il colosso degli inverter, l’indebolimento generalizzato dei regimi di sostegno, in particolare in Germania, sta creando un clima di incertezza che porterà a un calo della domanda soprattutto per le installazioni di taglia media e grande. E non è ancora chiaro se i mercati asiatici e americani riusciranno a compensare pienamente il declino del mercato europeo
SMA è in prima fila nella protesta ai tagli agli incentivi al fotovoltaico decisi dal Governo tedesco. In un comunicato il colosso degli inverter prevede un pesante impatto sul settore dal provvedimento che in ogni caso provecherà un rallentamento della sua corsa nel 2012. L’indebolimento generalizzato dei regimi di sostegno, in particolare in Germania, sta creando un clima di incertezza che porterà a un calo della domanda soprattutto per le installazioni di taglia media e grande. "E al momento non è ancora chiaro se i mercati asiatici e americani riusciranno a compensare pienamente il declino del mercato europeo", prosegue la nota. Per questo il board di SMA prevede un significativo calo delle proprie vendite nel 2012 a 1,2-1,5 miliardi di euro (-20/30%). La risposta della società a questa situazione sarà puntare in maniera ancora più decisa sulla sua strategia di internazionalizzazione per ridurre “la nostra dipendenza dal mercato fotovoltaico tedesco”.
Fonte http://www.zeroemission.eu/
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lunedì 5 marzo 2012
Verso una Direttiva Europea sull' efficienza energetica.In Italia un mq consuma il doppio di un mq in Germania.
Passo per una Direttiva vincolante sull'efficienza
Passa in Commissione Energia la proposta dell'eurodeputato Claude Turmes per obiettivi vincolanti nazionali in materia di efficienza energetica. Obiettivo comune è ridurre del 20% i consumi energetici entro il 2020. I negoziati si spostano ora in Consiglio UE; poi il Parlamento Europeo procederà con il voto in plenaria.
Redazione Qualenergia.it
05 marzo 2012
Alcuni giorni fa è passata al Comitato Energia dell'Europarlamento (Commissione Industria, ricerca ed energia - ITRE) la proposta di documento (pdf) presentato dal verde Claude Turmes, in cui vengono chiesti nuovi impegni ai 27 Stati Membri in tema di efficienza e risparmio energetico.
Il parlamentare lussemburghese ha così commentato lo storico voto: “Questo voto è il più progressista che il Parlamento abbia mai espresso su una norma riguardante l’efficienza energetica. Si è trattato di un giorno davvero importante poiché potrebbe rappresentare un cambio di marcia per la politica energetica in Europa. Ora dipenderà dalla disponibilità dei 27 governi UE ad aiutarci a costruire il futuro dell’Europa.”
Dietro a questa proposta c’è l’idea forte che l’efficienza energetica potrebbe essere un driver per l'economia europea, riducendo la dipendenza dalle importazioni, creando nuovi posti di lavoro, liberando risorse finanziarie, favorendo la competitività e riducendo le emissioni di gas serra. Una molteplicità di benefici raggiungibile con unica strategia e che ha convinto l'UE a prefissarsi l'obiettivo di raggiungere il 20% di risparmio di energia primaria nel 2020 (target attualmente non vincolante). Gli sforzi messi in campo finora però non convincono l'esecutivo europeo certo che senza nuovi provvedimenti, quali per l'appunto la direttiva discussa in Parlamento, l'Unione potrebbe raggiungere solo la metà di quanto prefissatosi per il 2020.
Il progetto normativo presentato da Turmes (approvato con 51 voti a favore, 6 contrari e 3 astensioni) chiede esplicitamente obiettivi vincolanti nazionali in materia di efficienza energetica da definire in base ai valori di riferimento specifici per ciascun paese. Per l'Italia il testo approvato a Bruxelles prevede il risparmio di 49 milioni di tonnellate di petrolio equivalente.
Nel giugno 2013, si legge nel testo licenziato, la Commissione dovrà verificare se gli Stati membri sono o meno sulla buona strada per raggiungere questi obiettivi, ed entro giugno 2014, presentare una proposta per nuovi target di risparmio energetico da attuare entro il 2030. Il documento invita l'esecutivo a riferire, entro e non oltre la data di entrata in vigore della presente direttiva, sull'impatto degli incentivi dedicati agli investimenti in tecnologie low-carbon e sul rischio di rilocalizzazione delle emissioni, valutando la possibilità di adottare specifiche misure, prima dell'inizio della terza fase dell'Ets, per risolvere il problema.
Tema centrale sono gli edifici europei responsabili del 40% del consumo energetico comunitario e del 36% delle emissioni di CO2 (Qualenergia.it, Efficienza, la miniera di energia degli edifici europei). Necessario allora intervenire sul comparto anche attraverso la nuova Direttiva (vedi in allegato in basso ultima bozza). In base alle misure proposte, gli Stati membri dovrebbero iniziare a rinnovare, energicamente parlando, il 2,5% della superficie totale degli edifici pubblici con una superficie totale utilizzabile di oltre 250 metri quadrati entro gennaio 2014, o trovare vie alternative per conseguire risparmi energetici equivalenti.
"Questo voto - ha affermato Turmes - segnala che il Parlamento europeo prende seriamente l'aumento dei costi energetici e la povertà energetica. L'efficienza offre la possibilità di creare posti di lavoro, in particolare nel settore edilizio. Ora i governi hanno una scelta: proteggere i cittadini dalla energy poverty e creare molte opportunità di lavoro o consentire alle multinazionali dell'energia a ottenere profitti sempre maggiori".
Il testo dell'eurodeputato prevede inoltre che gli enti pubblici che acquistano o affittano prodotti, servizi, sistemi e edifici devono stabilire i requisiti delle prestazioni energetiche specifiche, tenendo conto del rapporto costi-efficacia basato sull'analisi dell'intero ciclo di vita e quindi orientare le proprie scelte verso beni con un rendimento, in termini di risparmio energetico, elevato.
Le compagnie energetiche dovrebbero invece realizzare "cumulativi annuali di risparmio pari ad almeno il 1,5% delle loro vendite medie, in volume, degli ultimi tre anni", aiutando i loro clienti finali a ridurre i consumi. Da luglio 2014, tutte le grandi imprese sarebbero tenute a sottoporsi ad un audit energetico ogni 4 anni, a carico di esperti qualificati e accreditati.
Un'altra idea dibattuta dai parlamentari è di stabilire strumenti di incentivazione per le misure di efficienza energetica da finanziare con le entrate dalle multe imposte per il mancato rispetto della direttiva e dai fondi strutturali.
Il Comitato per l'energia ITRE ha deciso di dare al relatore il mandato di procedere con i negoziati con il Consiglio UE, a seguito del quale Strasburgo procederà con il voto in plenaria.
Allegati
Proposta Direttiva Europea su Efficienza Energetica (italiano)
Fonte http://www.qualenergia.it/
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No Tav, messaggio di Emanuela e Luca per Turi, salito sul traliccio dal quale e' stato fatto cadere Luca Abba'
5 marzo 2012
Turi Vaccaro, si è arrampicato sullo stresso traliccio da cui è caduto Luca, ed è ancora lì
Messaggio per Turi da Luca e Emanuela
Ciao a tutti,
solo due parole per chiedervi, dato che io non posso essere in Clarea
in questo momento, di ringraziare Turi per il gesto che ha fatto. Dite
però lui che sia io che Luca preferiremmo scendesse. Piove, non fa
sicuramente caldo, l'essersi legato con una corda non so fino a che
punto lo faccia essere in sicurezza; sono in apprensione per lui e non
voglio ne che gli facciano del male ora che è la sopra, ne tanto meno
quando scenderà. Per favore chiedo a chi oggi si recherà nelle
vicinanze del traliccio, di parlare a Turi e mandarli questo mio
messaggio. Il suo gesto è già molto significativo sia per noi
famigliari di Luca sia per tutta la Valle e non solo, chiedete lui di
non andare oltre, per favore..
Vi abbraccio e abbraccio Turi anche da parte di Luca.
Emanuela
Fonte http://www.notav.it/
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domenica 4 marzo 2012
Gianni Vattimo: "Monti e' peggio "
Monti e' peggio
di Gianni Vattimo
Non so se stia davvero crescendo la nostalgia per Berlusconi, certo aumenta vistosamente l’insofferenza verso il governo Monti, e anche verso chi, come il Pd, se ne è fatto sostenitore senza se e senza ma. Il sospetto niente affatto inverosimile è che tutto sia un gioco delle parti, quale che sia la consapevolezza degli attori.
La destra maledice Monti, e proprio per questo la cosiddetta sinistra lo difende. In termini elettorali (prima o poi si dovrà pure andare a votare) chi paga il prezzo di questo governo del rigore bancario-fondomonetarista, è il Pd, che finirà per dissanguarsi e per scoraggiare definitivamente il suo elettorato. Il quale ha sopportato finora solo perché terrorizzato dalla grande stampa “indipendente”:se va male alle banche va malissimo a tutti. E così via. Ma fino a quando durerà questa sopportazione?
In giro per l’Italia ci sono scioperi e agitazioni sociali di vario tipo. Non basta stimolare l’odio per i camionisti e i forconi “infiltrati” dalla mafia, o contro i parlamentari e i loro privilegi. Presto o tardi, anzi già ora, le protesta sociale di padroncini, famiglie monoreddito, mamme che devono badare ai bambini cacciati anzitempo dalle scuole, anziani lasciati senza assistenza sociale, pensionati ridotti a rubare nei supermercati, si farà sentire in modi meno soft.
Quando Di Pietro dice, come qualche tempo fa, che prima o poi ci scappa il morto lo si copre di insulti come se fosse un terrorista; ma intanto il morto ai blocchi stradali dei camionisti ci è scappato, e i pacchi esplosivi alle agenzie delle tasse sono arrivati. I sacrifici che Monti (e Napolitano, e il potere bancario) chiede agli italiani non possono più essere sopportati in nome del governo “tecnico”. O si va a elezioni subito o la situazione sociale non farà che peggiorare .
Non è la marcia su Roma, certo; o non ancora. Ma un governo tecnico messo di fronte a tensioni sociali crescenti non diventerà prima o poi, per ragioni puramente “tecniche”, un governo autoritario? Sono solo ragioni “tecniche” quelle che hanno ispirato l’ondata di arresti di No-Tav ordinata da un magistrato sicuramente democratico come Giancarlo Caselli: non poteva fare diversamente di fronte all’evidenza di azioni violente perpetrate in Val di Susa nell’estate scorsa.
Inutile dire che dei gas illegali sparati dalla polizia contro i manifestanti anti-Tav non si sa più nulla; e della illegalità permanente in cui hanno proceduto finora i lavori per la nuova ferrovia – dalla mancata consultazione delle comunità territoriali interessate, alle menzogne spacciate all’Unione Europea per spremerne i fondi, alla militarizzazione della Valle e alla sordità rispetto a tutti i pareri tecnici contrari all’opera – non vi è traccia nei mandati di arresto caselliani. Tutto questo, del resto, è politica, non tecnica, e va tenuto lontano.
Il fatto – non solo questo fatto specifico dei No-Tav, ma del governo tecnico in generale- è che, come si è detto spesso, sbagliando, del fascismo italiano rispetto a quello tedesco, Berlusconi era meglio perché era meno serio. Monti è un rigoroso – anche perché apolitico – esecutore delle regole del sistema. Non per niente il Financial Times lo considera la colonna portante dell’Europa; e Obama lo vede tanto di buon occhio. Miseria, disoccupazione, infelicità crescente in tutti i livelli della società? Danni collaterali.
Fonte www.rifondazione.it
di Gianni Vattimo
Non so se stia davvero crescendo la nostalgia per Berlusconi, certo aumenta vistosamente l’insofferenza verso il governo Monti, e anche verso chi, come il Pd, se ne è fatto sostenitore senza se e senza ma. Il sospetto niente affatto inverosimile è che tutto sia un gioco delle parti, quale che sia la consapevolezza degli attori.
La destra maledice Monti, e proprio per questo la cosiddetta sinistra lo difende. In termini elettorali (prima o poi si dovrà pure andare a votare) chi paga il prezzo di questo governo del rigore bancario-fondomonetarista, è il Pd, che finirà per dissanguarsi e per scoraggiare definitivamente il suo elettorato. Il quale ha sopportato finora solo perché terrorizzato dalla grande stampa “indipendente”:se va male alle banche va malissimo a tutti. E così via. Ma fino a quando durerà questa sopportazione?
In giro per l’Italia ci sono scioperi e agitazioni sociali di vario tipo. Non basta stimolare l’odio per i camionisti e i forconi “infiltrati” dalla mafia, o contro i parlamentari e i loro privilegi. Presto o tardi, anzi già ora, le protesta sociale di padroncini, famiglie monoreddito, mamme che devono badare ai bambini cacciati anzitempo dalle scuole, anziani lasciati senza assistenza sociale, pensionati ridotti a rubare nei supermercati, si farà sentire in modi meno soft.
Quando Di Pietro dice, come qualche tempo fa, che prima o poi ci scappa il morto lo si copre di insulti come se fosse un terrorista; ma intanto il morto ai blocchi stradali dei camionisti ci è scappato, e i pacchi esplosivi alle agenzie delle tasse sono arrivati. I sacrifici che Monti (e Napolitano, e il potere bancario) chiede agli italiani non possono più essere sopportati in nome del governo “tecnico”. O si va a elezioni subito o la situazione sociale non farà che peggiorare .
Non è la marcia su Roma, certo; o non ancora. Ma un governo tecnico messo di fronte a tensioni sociali crescenti non diventerà prima o poi, per ragioni puramente “tecniche”, un governo autoritario? Sono solo ragioni “tecniche” quelle che hanno ispirato l’ondata di arresti di No-Tav ordinata da un magistrato sicuramente democratico come Giancarlo Caselli: non poteva fare diversamente di fronte all’evidenza di azioni violente perpetrate in Val di Susa nell’estate scorsa.
Inutile dire che dei gas illegali sparati dalla polizia contro i manifestanti anti-Tav non si sa più nulla; e della illegalità permanente in cui hanno proceduto finora i lavori per la nuova ferrovia – dalla mancata consultazione delle comunità territoriali interessate, alle menzogne spacciate all’Unione Europea per spremerne i fondi, alla militarizzazione della Valle e alla sordità rispetto a tutti i pareri tecnici contrari all’opera – non vi è traccia nei mandati di arresto caselliani. Tutto questo, del resto, è politica, non tecnica, e va tenuto lontano.
Il fatto – non solo questo fatto specifico dei No-Tav, ma del governo tecnico in generale- è che, come si è detto spesso, sbagliando, del fascismo italiano rispetto a quello tedesco, Berlusconi era meglio perché era meno serio. Monti è un rigoroso – anche perché apolitico – esecutore delle regole del sistema. Non per niente il Financial Times lo considera la colonna portante dell’Europa; e Obama lo vede tanto di buon occhio. Miseria, disoccupazione, infelicità crescente in tutti i livelli della società? Danni collaterali.
Fonte www.rifondazione.it
sabato 3 marzo 2012
No Tav occupano la stazione di Livorno e ritardano di 20 minuti l' arrivo della Frecciabianca.
Continuano le proteste in tutta Italia
Sabato 03 Marzo 2012 19:10
Questo pomeriggio a Livorno un centinaio di No Tav sono partiti in corteo in direzione stazione centrale in solidarietà alla lotta dei valsusini. Giunti alla stazione i manifestanti hanno occupato i binari 3 e 4 in prossimità dell'arrivo della Frecciabianca delle 17.16 che a causa della manifestazione ha subito un ritardo di 20 minuti che Trenitalia ha dovuto annunciare ai megafoni.
Nel frattempo sono stati distribuiti volantini e fatti interventi al megafono all'interno della stazione dove i manifestanti hanno trovato interesse e solidarietà da parte delle persone presenti. Dopo pochi minuti dall'occupazione dei binari si è presentata la polizia in assetto antisommossa. Dopo circa 45 minuti i manifestanti hanno lasciato i binari per dirigersi in corteo verso la sede de Il Tirreno (gruppo l'Espresso) dove c'è stato un contronto con i redattori.
In Italia intanto si moltiplicano le iniziative di solidarietà con la Val di Susa e i più presi di mira rimangono Repubblica e il Pd, veri e propri soggetti "embedded" nella propaganda a favore del Tav con punte di ridicolezza come molti hanno potuto constatare sia nella linea del gruppo l'Espresso sia nella presenza di Bersani al programma Servizio Pubblico di Santoro.
Fonte http://www.senzasoste.it/
Sabato 03 Marzo 2012 19:10
Questo pomeriggio a Livorno un centinaio di No Tav sono partiti in corteo in direzione stazione centrale in solidarietà alla lotta dei valsusini. Giunti alla stazione i manifestanti hanno occupato i binari 3 e 4 in prossimità dell'arrivo della Frecciabianca delle 17.16 che a causa della manifestazione ha subito un ritardo di 20 minuti che Trenitalia ha dovuto annunciare ai megafoni.
Nel frattempo sono stati distribuiti volantini e fatti interventi al megafono all'interno della stazione dove i manifestanti hanno trovato interesse e solidarietà da parte delle persone presenti. Dopo pochi minuti dall'occupazione dei binari si è presentata la polizia in assetto antisommossa. Dopo circa 45 minuti i manifestanti hanno lasciato i binari per dirigersi in corteo verso la sede de Il Tirreno (gruppo l'Espresso) dove c'è stato un contronto con i redattori.
In Italia intanto si moltiplicano le iniziative di solidarietà con la Val di Susa e i più presi di mira rimangono Repubblica e il Pd, veri e propri soggetti "embedded" nella propaganda a favore del Tav con punte di ridicolezza come molti hanno potuto constatare sia nella linea del gruppo l'Espresso sia nella presenza di Bersani al programma Servizio Pubblico di Santoro.
Fonte http://www.senzasoste.it/
venerdì 2 marzo 2012
In Val di Susa si vuole costruire la Tav ad ogni costo perche' utile alla Nato ed alle Forze Armate USA ?
La giornalista Marinella Correggia ha segnalato questo articolo su varie liste di discussione. In questo scritto si ipotizza che la costruzione della linea Tav sia confermata, nonostante la resistenza forte e argomentata del movimento No-Tav, perche' serve alla Nato e alle sue strategie in Europa. Marinella Correggia scrive "Non so quanto sia giusta l' analisi" ed io proprio non sono in grado di giudicare la sua validita', ma e' sicuro che l' Europa,Italia compresa, e' la base usata,senza altre alternative percorribili, da Nato e USA per il controllo dell' Africa, del Medioriente, del Mar Mediterraneo e dell' Est Europa. Questo forse non spiega l' ostinazione a costruire la Tav, sicuramente spiega come anche la sinistra si guardi bene da ostacolare le varie iniziative Nato ed Usa, sia a livello nazionale sia negli enti locali che hanno strutture militari nel loro territorio.
marco
Non so se sia giusta l'analisi di cui all'articolo sottostante. Se lo è, sarebbe una ragione per saldare quanto finora è rimasto diviso (e lo si è visto bene fin dalla guerra alla Libia): i movimenti ecoterritoriali e il (pressoché morto ahinoi) movimento contro le guerre occidentali con pretesti. Se è vero che la Tav passerà e servirà vicino alle basi militari e servirà anche da infastruttura militare, fin verso l'Est sotto il naso russo, quale migliore ragione per fare delle basi stesse un oggetto di attacco concertato (nonviolento rispetto alle persone) anche come monito affinché l'Italia MAI PIU' faccia da ponte di guerra dopo le cinque guerre di bombardamenti che ha sostenuto in 20 anni?
Mi chiedevo come mai il movimento più forte, radicato e serio contro un'infrastruttura che si sia visto in Italia da decenni - il No-Tav - NON riesca a bloccare l'opera laddove altre proteste ben più scrause e sciusciù ci son riuscite!!! Sarà per questo?
Marinella Correggia (Torri in Sabina)
Tav, treno ad alta velocità atlantica
Il Movimento No TAV, attivo almeno fin dai tempi della grande manifestazione a Sant’Ambrogio di Torino del 2 marzo 1995, ha più di una buona ragione per contestare la realizzazione della grande opera ferroviaria che dovrebbe attraversare la Val di Susa collegando Torino a Lione, all’interno di un più esteso colegamento da Lisbona a Kiev. Troppo lunghi e costosi sarebbero ad esempio i lavori del cantiere, tali da sottrarre al paese risorse preziose che certamente risulterebbero meglio investite nell’ammodernamento delle linee esistenti (a cominciare dalla linea Torino – Lione che attraversa il Traforo del Frejus e che ad oggi viene utilizzata non oltre il 30% delle sue capacità: per il trasporto merci, quindi, la TAV si presenterebbe come un costoso ed inutile doppione). Ingenti sarebbero anche i danni all’ambiente, con gravi effetti sulle condizioni idrogeologiche della valle come del resto è già avvenuto con i lavori per l’alta velocità nel Mugello, dove interi paesi sono rimasti senz’acqua a causa del disseccamento delle falde.
Non mancherebbero poi preoccupazioni su problemi di salute pubblica legati ad una serie di minerali presenti nelle montagne circostanti (principalmente amianto ed uranio) le cui scorie e la cuiradioattività, a causa dei forti venti che caratterizzano la Val di Susa, potrebbero raggiungere persino la periferia di Torino. Infine una linea come la TAV favorirebbe, nell’ottica del mercato comunitario, l’esportazione di capitale produttivo verso le aree più povere dell’Unione Europea e l’importazione di merci a basso costo dalle medesime, assecondando così la deindustrializzazione e la delocalizzazione di imprese del nostro Paese verso l’Europa orientale e, di conseguenza, anche la compressione dei salari dei nostri lavoratori.
Ma queste ragioni, tutte condivisibili e difficilmente obiettabili, sono soltanto quelle più note ed ufficiali: ve ne è anche un’altra, al cui proposito l’opinione pubblica viene tenuta accortamente all’oscuro e di cui ci ccuperemo in questo articolo. La TAV, esattamente come la ferrovia Berlino – Baghdad dell’inizio del secolo scorso (la cui funzione era quella di favorire la penetrazione militare ed economica della Germania guglielmina nei Balcani e nel Medio Oriente di cui già all’epoca s’era scoperto il potenziale petrolifero), risponde a ben precise logiche geopolitiche e geostrategiche. Attraversando Portogallo, Spagna, Francia, Italia, Slovenia, Ungheria ed Ucraina, favorirebbe il collegamento e la saldatura fra Europa occidentale ed orientale, consentendo così la penetrazione della NATO nello spazio post sovietico.
Non è certo un mistero che Kiev rappresenti solo il terminale momentaneo di questa enorme infrastruttura per la quale già si teorizzano ulteriori prolungamenti verso la Crimea, il Caucaso e la Russia meridionale. Guardacaso proprio le aree su cui l’azione di destabilizzazione e penetrazione militare e d’intelligence da parte degli Stati Uniti, attraverso la leva costituita dall’Alleanza Atlantica, è andata intensificandosi a partire dall’ultimo decennio. Gli Stati Uniti ad oggi mantengono più di 100.000 uomini nel Vecchio Continente allo scopo di assicurarvi il proprio controllo e soprattutto per poterlo utilizzare come piattaforma da cui partire alla conquista degli spazi circostanti, in primo luogo l’Africa ed il Medio Oriente (per i quali, non a caso, nel 2008 è stato istituito il comando tattico-operativo AFRICOM) e gli Stati dell’Europa orientale un tempo alleati dell’URSS (Polonia, ex Cecoslovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria) o addirittura parte di essa (Lituania, Estonia, Lettonia, Ucraina, Georgia ed Azerbaigian). E’ un processo d’allargamento che si basa sull’inserimento di questi Stati nel dispositivo politico e militare della NATO, con relativa installazione nel loro territorio di nuove basi militari americane. Per tale ragione il numero di militari americani in Europa salirà, mentre parte di loro verranno sempre più spostati ad Est e a Sud, verso la nuova frontiera.
Com’è ben noto, una delle principali ossessioni dei vertici militari e degli strateghi statunitensi è costituita dalla logistica. Se guardiamo alla storia militare degli Stati Uniti d’America, c’accorgeremo che molti loro successi e del pari molti loro rovesci hanno spesso avuto più di una ragione in difficoltà nel gestire la logistica o nelle debolezze intrinseche a quest’ultima: pensiamo, per esempio, alle guerre di Corea e del Vietnam. In questa loro corsa ad Est e a Sud, quindi, per gli americani è vitale dotarsi di una logistica caratterizzata dai massimi livelli d’efficienza e di velocità: le basi militari che rappresenteranno i centri della colonizzazione delle nuove aree europee ed extraeuropee, di conseguenza, dovranno essere collegate tra loro da “linee ad alta velocità”. A livello italiano la TAV collegherebbe tra loro l’aeroporto nucleare di Ghedi, il comando NATO del Garda e di Verona (altro snodo cruciale non soltanto fra Europa orientale ed occidentale, ma soprattutto tra Europa continentale e mediterranea, ovvero corridoio preferenziale di collegamento tra il fronte meridionale e la Germania, il paese dove la NATO e le forze americane sono presenti in modo più massiccio), Camp Ederle di Vicenza, passando oltretutto in prossimità delle basi di Istrana e di Aviano, superbase nucleare collegata al Corridoio 5 attraverso un suo collegamento apposito. Ecco che allora il Corridoio 5, la linea su cui andrebbe a correre la TAV, permetterebbe un rapido movimento e trasporto di truppe e materiali militari da Lisbona a Kiev e viceversa, verso mete ancora più lontane.
In Italia, solitamente, la mobilitazione popolare basta a bloccare o quantomeno interrompere la realizzazione di tutte quelle “Grandi Opere” a torto o ragione giudicate come discutibili, vuoi per ragioni economiche o ambientali: è stato così col Ponte di Messina, col MOSE e persino col progetto berlusconiano di ritorno al nucleare. Ma non è stato così con l’alta velocità, né in Mugello (una linea ad alta velocità che colleghi il Nord al Sud del Paese, sempre militarmente parlando, risulta oltremodo strategica ed indispensabile alla NATO, che ottiene così la possibilità di collegare Vicenza, Aviano, Verona e la Germania alle basi militari come Livorno e ai comandi NATO quali Napoli e Taranto, dotati di “giurisdizione” per l’intero Mediterraneo) né in Val di Susa, e men che meno per la costruzione della base di Vicenza “Dal Molin”. In questi casi, infatti, non sono in gioco i nostri interessi (l’interesse nazionale, al quale si può anche rinunciare) ma quelli dei nostri “padroni”. Padroni che intendono portare a casa determinati risultati, costi quel che costi: se noi italiani vogliamo rinunciare al MOSE, sono affari nostri; vorrà dire che per fronteggiare l’acqua alta a Venezia c’inventeremo qualcos’altro. Ma che non ci venga in mente di dire di no all’alta velocità: quella serve a Washington e Bruxelles, e di farla saltare proprio non se ne parla. Come italiani, siamo liberissimi di far affondare Venezia, ma non i piani d’espansione coloniale dei nostri padroni d’oltre Oceano.
http://www.statopotenza.eu/2640/tav-treno-ad-alta-velocita-atlantica
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giovedì 1 marzo 2012
Aldo Capitini: il rifiuto della guerra - Letture per un nuovo movimento contro la guerra
Una prova della difficolta’ od impossibilita’ da parte del riformismo e dell’autoritarismo di formare il “nuovo uomo” e’ nel fatto che l’uno e l’altro sono disposti ad usare lo strumento guerra. Si sa che cosa significa, oggi specialmente, la guerra e la sua preparazione: la sottrazione di enormi risorse allo sviluppo civile, la strage di innocenti e di estranei, l’ involuzione dell’ educazione democratica ed aperta, la riduzione della liberta’ e il soffocamento di ogni proposta di miglioramento della societa’ e delle abitudini civili, la sostituzione totale dell’ efficienza distruttiva al controllo dal basso.
Tanta e’ la forza spietata che la decisione bellica mette in moto che essa viene ad assomigliare ad una delle terribili manifestazioni della “natura”, le piu’ assurde e crudeli e spietate, e certamente ora le supera in numero di vittime.
E’ difficile pensare che la natura possa distruggere in pochi minuti tante persone quante ne distrusse Hiroshima, riducendole alcune ad una semplice traccia segnata sul muro. E quella bomba era di forza molto modesta rispetto alle bombe attuali !
Il rifiuto della guerra e’ percio’ la condizione preliminare per parlare di un orientamento diverso, e se vediamo l’ antitesi tra la natura come forza e la compresenza come unita’ ed amore, e’ chiaro che la guerra aggrava la natura, la sorpassa nella sua distruttivita’, nella sua spietatezza rispetto ai singoli esseri, alla cui attenzione la compresenza richiama costantemente.
L’ indipendenza delle istituzioni che possono preparare ed eseguire la guerra e’ garantita dalla posizione di apertura alla compresenza. A poco a poco la tendenza rivoluzionaria verra’ a schierarsi da questa parte. Vi sara’ tuttavia un momento intermedio che e’ quello della guerriglia. Ma c’e’ guerriglia e guerriglia. Quella che si appoggia a Stati fornitori di armi e protettori, con ulteriori e massime minacce ai repressori della guerriglia: ma in tal modo la guerriglia non e’ che una manifestazione o premanifestazione della guerra, il suo surrogato in alcune zone, come gruppi di assalto o di rottura, senza che si realizzi un superamento della guerra e dei suoi inconvenienti detti sopra. O la guerriglia non si appoggia a nessuna potenza e a nessuna industria, e non si vede come possa- a parte il suo valore come espressione di rivolta, di sacrificio di eroismo – avere probabilita’ di modificare una situazione dominata da un potere fornito di mezzi moderni di strage.
La ragione del pacifismo integrale non e’ soltanto il fatto evidente che la guerra, una volta accettata, conduce a tali delitti e a tali stragi, specialmente oggi, che e’ assurdo presumere di farla e contenerla; ma e’ la vita della compresenza che si sceglie, il suo accertamento, la sua costruzione, la sua celebrazione quotidiana. Mentre si lavora per migliorare continuamente il rapporto di comprensione e di sacrificio verso ogni essere, non si puo’ interrompere tale lavoro e mutare l’ apertura in chiusura.
Ma c’e’ anche una ragione di carattere organizzativo. E’chiaro che bisogna arrivare a moltitudini che rifiutano la guerra, che blocchino con le tecniche non violente il potere che voglia imporre la guerra. L’ Europa ha sofferto per non avere avuto queste moltitudini di dissidenza assoluta, per esempio riguardo al potere dei fascisti e dei nazisti.
L’ omnicrazia deve prendere corpo anche in questo modo: nella capacita’ di impedire dal basso le oppressioni e gli sfruttamenti; ma questa capacita’ delle moltitudini ha il suo collaudo nel rifiuto della guerra, intimando un altro corso alla storia del mondo.
Se davanti alle forze della natura non ci si e’ mossi con il programma che la lotta e la loro utilizzazione fosse per tutti, “fra se’ confederati” diceva il Leopardi, si e’ persa la tensione di trovare il punto della trasformazione della natura al servizio di tutti, come singoli: chi da’ la morte, non puo’ rimproverare la natura di preparare la nostra morte. Questo collaudo e’ necessario, perche’ tutte le volte che gli individui si accontentassero di ottenere qualche cosa nell’ ambito della natura, dello Stato, dell’ impresa, perderebbero l’ acquistato se travolti dalla guerra.
Se nello Stato la lotta contro il potere assoluto ha ottenuto il regime parlamentare, tuttavia e’ rimasta la guerra ad impedire un ulteriore sviluppo democratico. Se nell’ impresa i lavoratori sono riusciti a progredire e persino ad imporre la socializzazione, poi la guerra, e la sua preparazione, li ha messi alla merce’ di un potere autoritario, tutt’altro che omnicratico.
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