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giovedì 5 aprile 2012

18 aprile,Roma in piazza per le energie pulite - manifestazione promossa da Legambiente


SALVIAMO IL FUTURO DELLE RINNOVABILI

Il 18 Aprile in piazza per le energie pulite
Piazza Montecitorio, Roma - ore 11:00

Le fonti pulite stanno cambiando il sistema energetico italiano con vantaggi che diventano sempre più evidenti in termini di produzione (che ha raggiunto il 26,6% rispetto ai consumi elettrici nel 2011), di riduzione delle spese legate al protocollo di Kyoto, di creazione di oltre 100mila nuovi posti di lavoro, ma anche economici complessivi per il Paese e oggi anche di riduzione del costo dell’elettricità nel mercato elettrico all’ora di picco grazie al solare.

Questa prospettiva è in pericolo, proprio perché sta mettendo in crisi i grandi gruppi energetici e gli impianti di produzione di energia elettrica da carbone, petrolio e gas. È in corso una campagna mediatica che sta mettendo in luce solo i rischi e gli impatti in bolletta di questa crescita e non gli enormi vantaggi per il Paese, i cittadini e le aziende da una prospettiva di investimento in un modello energetico pulito, efficiente, distribuito. Purtroppo, invece di approvare i decreti attuativi per le rinnovabili termiche e quelle elettriche (fotovoltaico escluso) che si attendono da settembre, ora si parla di tagli radicali degli incentivi per il fotovoltaico con un, nuovo, quinto conto energia e di limiti e tagli per tutte le altre fonti. Soprattutto, si vuole mettere tetti annui di spesa e registri per ogni tipologia di impianto che non sia domestico, togliendo ogni certezza agli investimenti.

Il mondo delle rinnovabili, le imprese nate in questi anni, gli oltre 100mila nuovi occupati, le associazioni di settore e ambientaliste scendono in piazza per contrastare questa prospettiva. Non è accettabile che decisioni di questo genere vengano prese senza un confronto trasparente e una seria analisi costi/benefici. Soprattutto, noi pensiamo che le rinnovabili debbano essere al centro del futuro energetico dell’Italia.

Invitiamo tutti a manifestare il 18 aprile a Roma e ad aderire all’iniziativa scrivendo a: energia@legambiente.it (Aderisco alla manifestazione del 18 aprile - Salviamo il futuro delle rinnovabili)

QualEnergia aderisce all'iniziativa.

giovedì 16 febbraio 2012

Nel Regno Unito molte opportunita' per il settore italiano delle rinnovabili

In Italia invece di perdere tempo ed energie per la propaganda di politiche sbagliate e per tagliare i soldi ai ceto meno abbienti, dovremmo tagliare le spese militari, le guerre (oggi chiamte missioni di pace e fedelta' alla Nato) e incentivare il nostro settore delle rinnovabili che e' gia' molto avanti rispetto al resto del mondo. Possiamo essere protagonisti nella rivoluzione energetica che sara' piu' veloce e radicale di quello che crediamo tutti.

Nel 2011 l' Italia e' stato il primo paese per potenza installata di impianti fotovoltaici e nel medio periodo l' intero pianeta arrivera' alle attivita' che gia' noi abbiamo sperimentato facendo nascere professionalita' ed esperienze non ancora presenti altrove. Questa conoscenza nella progettazione,installazione,gestione finanziaria degli impianti fotovoltaici puo' essere trainante per la produzione italiana del settore, dove siamo all'avanguardia soprattutto nel segmento degli inverter,i trasformatori da corrente continua a corrente alternata necessari per ogni impianto.
marco

Rinnovabili, grandi opportunità per le aziende italiane oltre Manica

Il Regno Unito punta sulle rinnovabili e per le aziende italiane del solare e dell'eolico si presentano le opportunitá di un mercato in crescita. Si stima, per esempio, che entro il 2016 il valore prodotto dal fotovoltaico nel Regno Unito sfiorerá i 900 milioni di euro

«Un sistema strutturato di incentivi alle energie rinnovabili è essenziale per lo sviluppo di un settore che può e deve avere un ruolo chiave nell'uscita dall'attuale crisi. Una nuova fase di crescita economica e sviluppo dovrá essere basata su energie pulite e rinnovabili puntando alla sostenibilitá e al rispetto per l'ambiente», afferma Giuseppe Paoletti, vicesegretario generale della Camera di Commercio Italiana per il Regno Unito

«Anche nel Regno Unito - aggiunge Paoletti - il governo ha stabilito obiettivi ambiziosi per la riduzione del tasso di anidride carbonica aumentando la sostenibilitá ambientale e il ricorso ad energie pulite. Il governo è concentrato sull'evitare una pericolosa situazione di forte speculazione iniziale incentivando il mercato ad una crescita strutturata e costante sul medio-lungo periodo».

Il Low Carbon Buildings Programme prevede che nel Regno Unito siano costruiti edifici a zero emissioni, con conseguente crescita della domanda di rinnovabili ad uso domestico, in particolare dell'energia solare, anche perchè la tecnologia fotovoltaica è la fonte di energia rinnovabile piú ampiamente usata nell'edilizia e l'Italia è, inoltre, il principale esportatore di strutture di alluminio ad utilizzo rinnovabili del Regno Unito. «Grazie a questi incentivi si è creata una situazione molto favorevole ad aziende italiane del settore del solare e dell'eolico - conclude Paoletti -che hanno la possibilitá di penetrare un mercato decisamente in crescita che raggiungerá entro il 2020 i risultati ottenuti dalla Germania, un paese con caratteristiche molto simili al Regno Unito». (s.f.)

Fonte www.zeroemission.eu

venerdì 10 febbraio 2012

Fotovoltaico-Le potenzialita' delle energie rinnovabili in Africa


Quando senza la rete il fotovoltaico batte il diesel

Nel mondo 1,4 miliardi di persone non hanno accesso all'elettricità, in Africa sono 600 milioni. Per portarla a chi non ce l'ha, in gran parte del continente africano il fotovoltaico è l'opzione economicamente più conveniente, mostra un report appena pubblicato dal Joint Research Center della Commissione europea.
Giulio Meneghello
09 febbraio 2012

Il futuro dell'energia, è la visione di questa testata, non può che essere incentrato su efficienza energetica e fonti rinnovabili. Se questo è vero in sistemi energetici “maturi” come quelli occidentali, che vanno rivoluzionati sostituendo le fonti tradizionali con le fonti pulite, lo è tanto di più in quelle vaste zone del mondo in cui l'accesso all'energia è ancora un problema e il sistema è in larga parte ancora tutto da costruire.

Nel mondo (dicono dati 2010 di OECD-IEA) circa 1,4 miliardi di persone, di cui l'85% in aree rurali, non ha accesso all'elettricità e un altro miliardo è servito da reti inaffidabili. Servire questa grossa e crescente fetta di umanità con le rinnovabili, anziché con fonti inquinanti, non è solo una necessità ma anche un'opzione economicamente conveniente. Lo spiega ad esempio uno studio sulle rinnovabili in Africa pubblicato ieri dal Joint Research Center della Commissione europea (vedi allegato).

In Africa a non avere accesso all'elettricità sono circa in 600 milioni di persone, una cifra che aumenta di circa 9 milioni all'anno. Lo studio JRC analizza in generale il potenziale delle rinnovabili nel continente (peraltro per sua stessa ammissione in maniera poco esaustiva), ma la parte interessante dello studio è quella in cui si fanno delle stime del modo più conveniente di portare l'elettricità nelle varie zone dove non c'è ancora: estendendo la rete elettrica, con mini-reti legate a generatori diesel o con mini-reti alimentate da impianti fotovoltaici (mancano purtroppo analisi sulla competitività di altre rinnovabili, come eolico, mini-eolico o mini-idroelettrico).

Per definire la convenienza, l'analisi incrocia vari dati per le diverse zone del continente: densità di popolazione, distanza dalla rete elettrica, costo del diesel e del suo trasporto e produttività del fotovoltaico. Come sappiamo in Africa un impianto FV in certe aree produce anche il doppio di quello che rende al Nord Italia o in Europa Centrale. D'altra parte in vari paesi africani il diesel è incentivato e fornito a prezzi stracciati: è il caso soprattutto del Nord Africa, dove lo sviluppo di un enorme potenziale sia di fotovoltaico che di eolico è frenato da combustibili fossili sottocosto. Se i governi iniziassero a incentivare anche il solare la sua convenienza non avrebbe confronti.

Nella due mappe sotto vedete il costo del chilowattora prodotto con le due fonti. A sinistra il fotovoltaico (ipotizzando un impianto da 15 kWp) con le zone più convenienti in giallo chiaro. A destra il diesel, con zone più scure dove questo costa meno.

Il risultato del confronto è che comunque, anche senza incentivi per il fotovoltaico e con il diesel sussidiato, il sole conviene in gran parte del continente. Lo si vede bene dalla mappa sotto: i paesi in cui il generatore diesel resta più conveniente sono in marrone, ma in tutti gli altri, a seconda delle diverse tonalità di giallo, dove la rete non arriva, costerebbe meno produrre con impianti fotovoltaici stand-alone o in mini-reti.

Estendere la rete elettrica non è mai conveniente in aree con popolazione al di sotto dei 50 abitanti per chilometro quadrato, come si verifica in vaste aree africane. Se nel confronto si inserisce anche il costo di portare la rete elettrica laddove non c'è otteniamo quest'altra mappa (vedi sotto). Qui viene fissato un limite di costo 30 centesimi di euro per kWh e si individua in quali aree le tre diverse opzioni riescono a non sorpassarlo.

Nelle zone in giallo il fotovoltaico è l'unica opzione competitiva, in quelle in marrone scuro lo è solo il diesel, mentre dove è arancione conviene estendere la rete. Nelle aree in rosso sia FV che diesel sono sotto al limite di costo, nel blu sono competitive sia rete che FV mentre dove è azzurro le tre opzioni sono più o meno equivalenti.

Restano le ampie zone in verde: qui né estendendo la rete, né con il diesel né con il fotovoltaico si riesce a stare sotto ai 30 cent/kWh. In queste aree sarebbe interessante analizzare i costi di altre opzioni, che potrebbero essere convenienti: si pensi al mini-idroelettrico nei molti villaggi sulle rive dei fiumi nell'Africa equatoriale.

Allegati
JRC - Screening Africa's renewable energies potential
Giulio Meneghello
09 febbraio 2012

Fonte www.qualenergia.it