domenica 24 febbraio 2013

Rinnovabili, soprattutto solare: in Italia ora è possibile una rapida rivoluzione



Il V° conto energia per gli impianti fotovoltaici terminerà sicuramente prima della fine dell’ estate. Infatti non sarà più valido un mese dopo il raggiungimento di 6,7 miliardi di euro di incentivi annui e il 23 febbraio 2013 il contatore del sito del GSE che somma gli incentivi annui di tutti i conti energia che sono stati in vigore dal 2005 segna 6.565.400.000 euro.

Secondo le indicazioni politiche presenti nel maggio 2011, solo due anni fa ma da quel momento due governi hanno terminato il loro mandato, una volta scaduto questo conto energia non dovrebbero essere più concessi incentivi a coloro che installano impianti fotovoltaici.

Con il V° conto energia un impianto domestico con 3 kw di potenza di picco, che in Italia produce in media qualcosa in più di 3.000 KWh di energia elettrica l’ anno, riscuote almeno 500-700 euro annui di incentivi statali che in linea di massima ripagano in 10 anni il costo dell’ impianto e assicurano per i rimanenti 10 anni di incentivi un guadagno di alcune migliaia di euro. Il passaggio da questo conto energia che assicura più di 10.000 euro di incentivo a un impianto fotovoltaico domestico medio, ad una legislazione che preveda zero euro di incentivo pare senza dubbio esagerato e sarebbe auspicabile fossero istituite altre forme di aiuto economico a chi vuole usare questa tecnologia non inquinante.

Ma l’ aiuto alla tecnologia fotovoltaica, e rinnovabile in generale, non deve essere necessariamente solo un incentivo economico a chi la installa. Uno studio del Lawrence Berkeley National Laboratory spiega perché un impianto fotovoltaico “chiavi in mano” in Germania costi 3 $/W e negli USA invece ben 6,19 $/W. Secondo il rapporto questo avviene non tanto perché gli installatori tedeschi pagano meno dei colleghi statunitensi moduli, componenti e manodopera: la differenza si ha sui cosiddetti “soft costs” come procedure autorizzative, acquisizione di clienti, marketing e advertising, che sono più alte negli States, dove cittadini e istituzioni sono meno abituati al solare. La conclusione è che “ quando le rinnovabili entrano nella cultura e nella quotidianità di un popolo e delle istituzioni i costi calano sensibilmente ”. Insomma se ci fosse più, e migliore, informazione, se si diffondesse una conoscenza popolare delle energie rinnovabili, si risparmierebbero incentivi, polemiche e una spesa maggiore per le bollette elettriche.

In occasione del referendum del 2011 contro le centrali nucleari si saldò un fronte contrario all’ atomo che comprendeva imprese del settore delle rinnovabili, ambientalisti, forze politiche e sociali, comitati territoriali. Il risultato fu un successo nettissimo e da anni non veniva raggiunto il quorum in occasione dei referendum.

Questo fronte che si è unito contro il nucleare è però solitamente frammentato e soprattutto sono diverse le conoscenze e le competenze dei diversi segmenti che lo compongono. Così tutto il settore degli addetti alle imprese delle rinnovabili ignora in genere i problemi gravissimi del clima, il processo del picco petrolifero e l’ inquinamento del carbone e delle altre fonti fossili. Gli ambientalisti superstiti, ma ancora diffusi in tutta Italia, ignorano invece il livello già notevole raggiunto dalla tecnologia rinnovabile che potrebbe già ora sostituire gran parte degli impianti da fonti fossili.

Con la presenza in Parlamento delle decine di deputati del Movimento 5 Stelle, Sinistra Ecologia e Liberta e, speriamo, Rivoluzione Civile potrebbe riproporsi il processo virtuoso che si è verificato in occasione del referendum nucleare e potrebbe nascere una poderosa campagna nel paese per una legge che aiuti lo sviluppo del Fotovoltaico. In questo modo l’ eccezionale risultato ottenuto dall’ Italia in questi 7-8 anni di conti energia, il 6% dell’ energia elettrica totale oggi è prodotta da impianti fotovoltaici, potrebbe trasformarsi in una vera e propria rivoluzione e il nostro paese, in un momento difficile della sua economia, potrebbe diventare un esempio per questo cambio di paradigma che è ineluttabile e necessario.

Ma ne riparleremo, e lo capiremo, nelle prossime settimane appena i nuovi entrati in Parlamento si saranno ambientati un minimo nel nuovo compito. Ci saranno deputati competenti e altri meno, ma Rivoluzione Civile, Sinistra Ecologia e Libertà e soprattutto il Movimento 5 Stelle daranno al tema della rivoluzione energetica in Italia una spinta eccezionale e in questo momento inaspettata, una situazione completamente diversa da quella presente in Parlamento la precedente legislatura.

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