Green economy
Questo articolo di zeroemission racconta lo sviluppo delle rinnovabili in India. Le rinnovabili sono vicinissime ad una esplosione decisiva, frenata solo dalla cecita' delle elites politiche, economiche e intellettuali che governano il pianeta.
E la zona del mondo dove puo' arrivare questo sfondamento, questa spallata alle altre tecnologie di produzione di energia,non e' quella piu' sviluppata e ricca del mondo; ma l' enorme porzione di mondo dove un miliardo e mezzo di persone vivono ancora senza avere accesso all' energia elettrica, dove le poche attivita' produttive sono frenate dalla irregolarita' delle forniture che costringono a continue interruzioni delle attivita'.
In India esistono almeno 400 milioni di persone senza accesso all' energia elettrica,ed e' paradossale che non citi questo dato neanche questo articolo, che parla dello sviluppo delle rinnovabili nel paese di Gandhi.
Ma i cosiddetti Brics (Brasile,Russia,India,Cina e Sudafrica) saranno la base dove le rinnovabili partiranno per arrivare in tutto il mondo piu' povero. In Sudafrica sono previsti grandi investimenti, finalizzati anche alla creazione di una industria locale. Da li' partira l' elettrificazione di tutta l' Africa Sub-Sahariana; partira' quando si capira' anche la' che il progresso non lo portano le armi e le guerre ma la cultura e il lavoro.
Marco
Corsa alle rinnovabili: riflettori puntati sull'India
06-02-2012
Nella corsa alle rinnovabili riflettori puntati sull’India, che l’anno scorso ha fatto registrare la crescita maggiore negli investimenti in energia pulita: un’impennata del 52% grazie alla quale hanno raggiunto nel paese il livello record di 10,3 miliardi di dollari dai 6,8 miliardi del 2010. Dopo aver fornito i risultati sul nuovo anno record per gli investimenti nelle rinnovabili, che non hanno risentito della crisi, in una nuova analisi Bloomberg New Energy Finance si sofferma sull’India, nuova stella del firmamento delle rinnovabili, dove l’anno scorso si è concentrato il 4% degli investimenti globali in energia verde.
Una crescita impressionante spinta da un incremento di circa sette volte dei finanziamenti destinati agli impianti per la produzione di energia solare connessi alla rete: da 600 milioni di dollari nel 2010 a 4,2 miliardi di dollari dell’anno scorso. Quasi allo stesso livello dell’eolico (4,6 miliardi di dollari) – sottolinea Bnef – settore in cui tuttavia l'India è ai vertici mondiali. Per Ashish Sethia, analista capo di Bnef per quanto riguarda il paese, “il record è dovuto a una maggiore competitività per i costi delle energie rinnovabili e alle politiche di sostegno come il Jawaharlal Nehru National Solar Mission". In generale, le preoccupazioni riguardo un possibile impatto della crescita dei tassi di prestito sugli investimenti nelle energie rinnovabili si sono rivelate prive di fondamento.
E così se la crescita della capacità eolica ha fatto registrare un nuovo record (2.827MW in più l’anno scorso rispetto ai 2.140MW del 2010) – il che pone l’India al terzo posto per nuova capacità eolica installata dopo la Cina e gli Stati Uniti - ancor più sorprendente è il boom dell’energia solare, almeno considerando i numeri a cui era abituata negli anni scorsiil paese: si è passati da 18 MW installati nel 2010 a circa 277 MW stimati per il 2011 e per il 2012, Bnef stima un nuovo installato tra i 500 e i 750 MW. Secondo Bloomberg, il target per le energie rinnovabili, previsto dall’undicesimo piano quinquennale che va dall’aprile 2007 al marzo 2012, (un totale di 12,4 GW di nuova capacità verde connessa alla rete), sarà dunque superato grazie a 14,2 GW installati durante questo periodo.
Ricorda Sethia che il boom delle rinnovabili in India mostra come le fonti pulite siano diventate competitive in un periodo in cui il paese ha difficoltà a raggiungere i propri target per l’energia convenzionale: per portare avanti questo trend favorevole, il governo federale e dei singoli stati indiani devono fare quattro cose: “la prima, che le linee di trasmissione siano disponibili per nuovi progetti; la seconda, che la rete possa accogliere un flusso di energia verde maggiore; terzo, che gli obblighi di acquisto delle rinnovabili siano rafforzati e quarto, infine, che gli svuluppatori di progetti siano pagati in tempo per l’energia che producono”. (f.n.)
Fonte www.zeroemission.eu
martedì 7 febbraio 2012
lunedì 6 febbraio 2012
Proteste in USA per le minacce di guerra all'Iran di Stati Uniti ed Israele
Per tenervi informati visto che i TG/giornali non ne hanno parlato...
sabato 4 febbraio, ci sono state delle mini-manifestazioni in 60 città americane contro il ventilato attacco USA e/o israeliano all'Iran; esse sono state promosse dalla Answer Coalition:
http://www.answercoalition.org/national/
le communità americane in alcune città all'estero vi hanno pure preso parte, in solidarietà. anche noi di Roma.
ecco le foto di 5 Cittadini Statunitensi per la Pace e la Giustizia che, nonostante la neve e il blocco dei trasporti, hanno fatto un mini-flashmob il 4 febbraio, in concomitanza con la manifestazione a Washington:
-- davanti al Muro delle Mappe dell'Impero Romano (in via dei Fori imperiali, accanto al Colosseo)
http://dl.dropbox.com/u/4013735/Hands_off_Iran_4-2-2012_Rome_a.jpg
-- e davanti alla tomba del milite ignoto in piazza venezia.
http://dl.dropbox.com/u/4013735/Hands_off_Iran_4-2-2012_Rome_b.jpg
perché questi due luoghi? per dire ai nostri concittadini (nella lettera di accompagnamento) che, come l'imperialismo romano è stato sconfitto dagli stessi popoli che Roma ha cercato di sottomettere, l'imperialismo americano non potrà che fare la stessa fine -- purtroppo, dopo aver fatto un bel po' di militi ignoti in più da seppillire. pertanto sarebbe meglio desistere subito dai progetti di conquista militare del petrolio -- nel caso presente, iraniano -- e accontentarsi di comprarlo, come fanno gli altri paesi del mondo.
Da un messaggio e-mail di Patrick dei Cittadini Statunitensi per la Pace e la Giustizia
sabato 4 febbraio, ci sono state delle mini-manifestazioni in 60 città americane contro il ventilato attacco USA e/o israeliano all'Iran; esse sono state promosse dalla Answer Coalition:
http://www.answercoalition.org/national/
le communità americane in alcune città all'estero vi hanno pure preso parte, in solidarietà. anche noi di Roma.
ecco le foto di 5 Cittadini Statunitensi per la Pace e la Giustizia che, nonostante la neve e il blocco dei trasporti, hanno fatto un mini-flashmob il 4 febbraio, in concomitanza con la manifestazione a Washington:
-- davanti al Muro delle Mappe dell'Impero Romano (in via dei Fori imperiali, accanto al Colosseo)
http://dl.dropbox.com/u/4013735/Hands_off_Iran_4-2-2012_Rome_a.jpg
-- e davanti alla tomba del milite ignoto in piazza venezia.
http://dl.dropbox.com/u/4013735/Hands_off_Iran_4-2-2012_Rome_b.jpg
perché questi due luoghi? per dire ai nostri concittadini (nella lettera di accompagnamento) che, come l'imperialismo romano è stato sconfitto dagli stessi popoli che Roma ha cercato di sottomettere, l'imperialismo americano non potrà che fare la stessa fine -- purtroppo, dopo aver fatto un bel po' di militi ignoti in più da seppillire. pertanto sarebbe meglio desistere subito dai progetti di conquista militare del petrolio -- nel caso presente, iraniano -- e accontentarsi di comprarlo, come fanno gli altri paesi del mondo.
Da un messaggio e-mail di Patrick dei Cittadini Statunitensi per la Pace e la Giustizia
domenica 5 febbraio 2012
Di Paola e gli F-35,interesse al conflitto-di Tommaso Di Francesco
IL MINISTRO GENERALE
Di Paola e gli F-35, interesse al conflitto
di Tommaso Di Francesco
Il fantasma del conflitto d'interesse - dimenticato quello storico di Berlusconi premier - è riapparso come uno spaventapasseri nell'era del governo "tecnico". Ha riguardato sottosegretari e ministri, da Malinconico a Clini fino a Profumo e non smetterà di "spaventare", tanto più che le dimissioni dei ministri in questione sembrerebbero voler dimostrare il valore "neutro" e perfino morale del nuovo esecutivo. Ma non sembra suscitare perplessità il conflitto d'interesse davvero pericoloso, anticostituzionale e amorale che è sotto gli occhi di tutti.
La carica di ministro della difesa ricoperta per la prima volta da un generale in carica della Nato, Giampaolo Di Paola, presidente di tutti gli stati maggiori atlantici, è rivelatrice proprio della natura politica e di parte del governo Monti. Insieme alla vicenda degli F35, il caccia statunitense entrato di prepotenza nella manovra finanziaria governativa. Infatti, se il compito di questo esecutivo, di "salute pubblica" e a sostegno bipartisan, è quello di attivare processi nazionali e internazionali per riscattare il paese dalla crisi economica finanziaria, perché mai nella manovra c'è l'acquisto di ben 131 cacciabombardieri F-35 per più di 15 miliardi, una cifra che rappresenta quasi il 40% dell'ammontare dell'intera manovra? E perché mai questa scelta, che appesantirà il nostro debito pubblico, viene rappresentata nel governo dal ministro Di Paola, che è un generale della Nato in carica, e che nel 2002, come direttore nazionale degli armamenti, firmò al Pentagono il memorandum d'intesa che impegnava l'Italia a partecipare al programma degli F35?
Sono domande legittime per diversi ordini di motivi. Perché il cacciabombardiere F-35 non è un giocattolo né un "servizio sociale" ma è tra i più micidiali strumenti di guerra. È soprannominato lightning perché, da depliant illustrativo, «colpisce il nemico come un fulmine, con una forza distruttiva e inaspettata». Ed è un cacciabombardiere di quinta generazione, concepito per le missioni di attacco, compreso il first strike, il primo colpo con missili armati anche di ordigni nucleari. Insomma, è un aereo che serve per la peggiore, nuova guerra. Perché un impegno preso nel 2002 dallo stesso generale Di Paola dovrebbe essere esaudito ora in epoca di crisi, vacche magre e tagli? Eppure il vantato e irresponsabile Ponte di Messina, cavallo di battaglia del governo Berlusconi, è stato accantonato vista la drammaticità della situazione.
Purtroppo c'è una sola risposta a queste domande. Ed è la guerra, la sua legittimità ritornata d'attualità dal 1999, nonostante la nostra Costituzione la «ripudi». Con una novità: la versione "costituzionale" dei militari recentemente spiegata in tv dal "pacifista" generale Vincenzo Camporini. Interrogato sull'utilità degli F-35, ha bellamente risposto: «Servono a fare quello che abbiamo fatto in Libia... difendere gli interessi dell'Eni vuol dire difendere l'Italia». Ci racconti allora quali magnifiche sorti e progressive hanno prodotto le guerre «umanitarie» nei Balcani, in Somalia, in Libia e in Afghanistan, dove il generale Di Paola era impegnato fino al 16 novembre scorso, tanto da non poter prestare giuramento con gli altri ministri davanti al presidente Napolitano. Tutti conflitti armati - mentre se ne annunciano di nuovi - nei quali il generale Di Paola ha avuto modo di mostrare il suo "interesse al conflitto". Così è certo che la Difesa, pronta a spendere per gli F-35 con sostegno bipartisan, taglierà "tecnicamente" caserme e stipendi dei troppi, inutili graduati.
Ma la guerra no. La guerra, uscita dopo la Seconda guerra mondiale dalla Costituzione e dalla porta del nostro ordinamento democratico, rientra ora dalla finestra per interposto interesse petrolifero dentro la crisi. Sorretta dal governo dei "tecnici", dal presidente del Consiglio Mario Monti, ex consigliere della Goldman Sachs e della Coca Cola, e dal ministro della difesa, il generale in carica dell'Alleanza atlantica, Giampaolo Di Paola. La cui rimozione momentanea, perché potesse diventare ministro, è stata decisa con gli Stati uniti, visto che la catena di comando della Nato è in mani Usa. L'Italia ora è una "tecnica democrazia atlantica" che, con una sorta di auto-golpe, promuove per la prima volta a ministro un generale in carica.
A quando un generale presidente del Consiglio?
Fonte www.ilmanifesto.it
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Di Paola F-35 conflitto interesse
venerdì 3 febbraio 2012
Pisa,16 febbraio,Economia della condivisione.Come uscire dalla crisi mondiale.
In occasione dell' uscita del n.20 della rivista Quaderni Satyagraha "Economia della condivisione. Come uscire dalla crisi mondiale" di Joseph C. Kumarappa (traduzione di Marinella Correggia)
a Pisa
presso l' IPSSAR Giacomo Matteotti, via Garibaldi 194
giovedi' 16 febbraio
alle ore 20,30
Conferenza
L' ECONOMIA DELLA CONDIVISIONE. COME USCIRE DALLA CRISI MONDIALE.
Relatori:
Dott. Massimo Bramante, docente di economia internazionale e vice-presidente di Assefa Genova
Prof. Tommaso Luzzato,docente di economia ecologica presso il corso di laurea in Scienze per la Pace dell' Universita' di Pisa
Organizzano: il corso serale del Matteotti in collaborazione con Assefa (associazione internazionale di sostegno ai villaggi gandhiani in India), l' associazione studentesca allievi e amici di "Scienze per la Pace" e il Centro Gandhi onlus.
a Pisa
presso l' IPSSAR Giacomo Matteotti, via Garibaldi 194
giovedi' 16 febbraio
alle ore 20,30
Conferenza
L' ECONOMIA DELLA CONDIVISIONE. COME USCIRE DALLA CRISI MONDIALE.
Relatori:
Dott. Massimo Bramante, docente di economia internazionale e vice-presidente di Assefa Genova
Prof. Tommaso Luzzato,docente di economia ecologica presso il corso di laurea in Scienze per la Pace dell' Universita' di Pisa
Organizzano: il corso serale del Matteotti in collaborazione con Assefa (associazione internazionale di sostegno ai villaggi gandhiani in India), l' associazione studentesca allievi e amici di "Scienze per la Pace" e il Centro Gandhi onlus.
giovedì 2 febbraio 2012
Febbraio-Marzo-Molte iniziative e mobilitazioni per i "No Debito" .
Inverno caldo" per i No Debito
di Redazione Contropiano
Un fitto calendario di iniziative per contrastare i diktat dei nuovi trattati europei. Restano centrali la campagna per il referendum e la mobilitazione insieme ai lavoratori e agli attivisti sociali, anche quelli colpiti dalla repressione. Solidarietà a chi ha contestato Napolitano a Bologna. Confermata la manifestazione nazionale a Milano per marzo.
Il Coordinamento Nazionale No Debito sottolinea in un documento la gravità dell’accordo raggiunto a Bruxelles dai governi europei sul Fiscal Compact. L’obbligo del pareggio di bilancio prepara una svolta gravissima che avrà ripercussioni sociali pesanti, così come il negoziato a senso unico sul mercato del lavoro che entro marzo partorirà i nuovi assetti imposti dalla Bce sui diritti dei lavoratori e la precarietà. Per questo motivo il Coordinamento nazionale ha inteso esprimere la propria solidarietà agli studenti universitari e agli attivisti No Debito di Bologna che hanno manifestato il loro legittimo dissenso durante la visita di Napolitano che sovrintende e avalla operazioni antipopolari e antidemocratiche di tale portata. Il Comitato No Debito annuncia inoltre che in occasione del vertice Monti-Merkel-Sarkozy riconvocato a Roma dopo quello saltato a gennaio, sarà pronto a mobilitarsi per contestarne lo svolgimento.
I No Debito hanno confermato la manifestazione nazionale a Milano per marzo con lo slogan “Occupiamo Piazza Affari!” e si adopereranno affinché la manifestazione sia promossa e partecipata da un ampio arco di forze. Per la definizione della data si attende la riunione delle realtà di milanesi che a breve decideranno se sara il 17 o il 24 marzo.
Diventa centrale nelle prossime settimane la richiesta di un referendum sui trattati europei e sull’art.81 sul quale si stanno raccogliendo nelle varie città le firme sulla petizione che ne chiede la convocazione. In Parlamento come noto il consenso all’approvazione di entrambi è ampiamente maggioritaria. Secondo i No Debito occorre incalzare l’avversario nelle piazze, nei luoghi di lavoro e nella società (i banchetti e le iniziative sul referendum sono fondamentali) e prevedere una manifestazione davanti a Montecitorio quando inizierà la discussione sull’approvazione dei trattati europei e l’art.81.
A Firenze il prossimo 18 febbraio il movimento No Debito ha convocato una riunione nazionale che servirà a stabilire un minimo di funzionamento organizzato movimento, a includere i comitati locali nei momenti di discussione e costruzione della campagna, a fare dei passi avanti sul piano della strutturazione e della comunicazione.
Tra le iniziative dei No Debito messe in cantiere nelle prossime settimane sono previste una conferenza stampa martedì 7 gennaio, una manifestazione di protesta alla Rai contro il silenzio sulla gravità dei Trattati europei approvati e una iniziativa contro la repressione che si sta abbattendo sistematicamente contro i movimenti sociali e i lavoratori (dalla No Tav ai lavoratori di Caserta, dai trasportatori ai disoccupati napoletani etc.)
Il Coordinamento nazionale No Debito ha riaffermato come costitutiva la propria indipendenza politica, sulla base di questa cercherà e condividerà con altri ambiti sociali e politici momenti di confronto.
In tal senso il Comitato No Debito ha deciso di aderire ad una serie di iniziative di lotta e di discussione nelle prossime settimane, a partire dalla giornata del 4 febbraio di solidarietà con i lavoratori dei treni notte in lotta contro i licenziamenti; aderisce e sarà in piazza l’11 febbraio alla manifestazione nazionale convocata dalla Fiom così come ha fatto in quella del 27 gennaio dei sindacati di base; il 21 febbraio parteciperà all’incontro sul nuovo Trattato europeo che si terrà a Roma il 22 febbraio parteciperà all’incontro di Roma dell’Associazione per la democrazia costituzionale che discuterà dell’art.81, infine ma non certo per importanza, aderisce e parteciperà alla manifestazione nazionale di Torino del 25 febbraio a sostegno degli attivisti del movimento No Tav.
Fonte www.contropiano.org
di Redazione Contropiano
Un fitto calendario di iniziative per contrastare i diktat dei nuovi trattati europei. Restano centrali la campagna per il referendum e la mobilitazione insieme ai lavoratori e agli attivisti sociali, anche quelli colpiti dalla repressione. Solidarietà a chi ha contestato Napolitano a Bologna. Confermata la manifestazione nazionale a Milano per marzo.
Il Coordinamento Nazionale No Debito sottolinea in un documento la gravità dell’accordo raggiunto a Bruxelles dai governi europei sul Fiscal Compact. L’obbligo del pareggio di bilancio prepara una svolta gravissima che avrà ripercussioni sociali pesanti, così come il negoziato a senso unico sul mercato del lavoro che entro marzo partorirà i nuovi assetti imposti dalla Bce sui diritti dei lavoratori e la precarietà. Per questo motivo il Coordinamento nazionale ha inteso esprimere la propria solidarietà agli studenti universitari e agli attivisti No Debito di Bologna che hanno manifestato il loro legittimo dissenso durante la visita di Napolitano che sovrintende e avalla operazioni antipopolari e antidemocratiche di tale portata. Il Comitato No Debito annuncia inoltre che in occasione del vertice Monti-Merkel-Sarkozy riconvocato a Roma dopo quello saltato a gennaio, sarà pronto a mobilitarsi per contestarne lo svolgimento.
I No Debito hanno confermato la manifestazione nazionale a Milano per marzo con lo slogan “Occupiamo Piazza Affari!” e si adopereranno affinché la manifestazione sia promossa e partecipata da un ampio arco di forze. Per la definizione della data si attende la riunione delle realtà di milanesi che a breve decideranno se sara il 17 o il 24 marzo.
Diventa centrale nelle prossime settimane la richiesta di un referendum sui trattati europei e sull’art.81 sul quale si stanno raccogliendo nelle varie città le firme sulla petizione che ne chiede la convocazione. In Parlamento come noto il consenso all’approvazione di entrambi è ampiamente maggioritaria. Secondo i No Debito occorre incalzare l’avversario nelle piazze, nei luoghi di lavoro e nella società (i banchetti e le iniziative sul referendum sono fondamentali) e prevedere una manifestazione davanti a Montecitorio quando inizierà la discussione sull’approvazione dei trattati europei e l’art.81.
A Firenze il prossimo 18 febbraio il movimento No Debito ha convocato una riunione nazionale che servirà a stabilire un minimo di funzionamento organizzato movimento, a includere i comitati locali nei momenti di discussione e costruzione della campagna, a fare dei passi avanti sul piano della strutturazione e della comunicazione.
Tra le iniziative dei No Debito messe in cantiere nelle prossime settimane sono previste una conferenza stampa martedì 7 gennaio, una manifestazione di protesta alla Rai contro il silenzio sulla gravità dei Trattati europei approvati e una iniziativa contro la repressione che si sta abbattendo sistematicamente contro i movimenti sociali e i lavoratori (dalla No Tav ai lavoratori di Caserta, dai trasportatori ai disoccupati napoletani etc.)
Il Coordinamento nazionale No Debito ha riaffermato come costitutiva la propria indipendenza politica, sulla base di questa cercherà e condividerà con altri ambiti sociali e politici momenti di confronto.
In tal senso il Comitato No Debito ha deciso di aderire ad una serie di iniziative di lotta e di discussione nelle prossime settimane, a partire dalla giornata del 4 febbraio di solidarietà con i lavoratori dei treni notte in lotta contro i licenziamenti; aderisce e sarà in piazza l’11 febbraio alla manifestazione nazionale convocata dalla Fiom così come ha fatto in quella del 27 gennaio dei sindacati di base; il 21 febbraio parteciperà all’incontro sul nuovo Trattato europeo che si terrà a Roma il 22 febbraio parteciperà all’incontro di Roma dell’Associazione per la democrazia costituzionale che discuterà dell’art.81, infine ma non certo per importanza, aderisce e parteciperà alla manifestazione nazionale di Torino del 25 febbraio a sostegno degli attivisti del movimento No Tav.
Fonte www.contropiano.org
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mercoledì 1 febbraio 2012
Roma, No War contro la "guerra umanitaria" in Siria
No War contro la “guerra umanitaria” in Siria
di Antonio Deplano
Una manifestazione sotto l'ambasciata del Qatar a Roma consegna l'appello di decine di organizzazioni contro la nuova “guerra umanitaria” che le petromonarchie del Golfo e la Nato vorrebbero scatenare contro la Siria.
Sit in di protesta e delegazione ieri sera per consegnare all'ambasciata del Qatar in Italia la petizione di 84 associazioni e gruppi contro l'ingerenza armata in Siria e per una mediazione di pace (che l'opposizione e le petromonarchie continuano a rifiutare). Il documento è stata inviato anche ai paesi membri del Consiglio di Sicurezza (e non solo) che hanno confermato di averlo ricevuto.
Qui di seguito un articolo di Marinella Correggia su il Manifesto di oggi che illustra il documento e la campagna di iniziative No War.
Intervento «umanitario»: no a un'altra Libia
Un appello internazionale firmato da 84 gruppi
di Marinella Correggia
ROMA .Una petizione di oltre 80 associazioni e gruppi di vari paesi contro l'intervento militare in Siria, contro la propaganda bellica e per una soluzione negoziale è stata mandata ai governi membri del Consiglio di sicurezza dell'Onu e ad altri governi, al ministero degli esteri italiano, al Consiglio per i diritti umani a Ginevra, a organizzazioni internazionali per i diritti umani. Ieri una delegazione di firmatari ha consegnato a Roma la petizione alle ambasciate dei paesi che più sembrano spingere per un intervento armato, a cominciare dal Qatar.
La petizione, lanciata in dicembre dall'associazione Peacelink e dalla rete No War e firmata anche da oltre 1.600 persone, è preoccupata che si ripeta in Siria un caso libico, dove una no-fly zone si è trasformata in intervento militare diretto".
I firmatari attirano l'attenzione anche sulla «crescente campagna mediatica internazionale sugli eventi in Siria, spesso basata su resoconti parziali e non verificabili, com'è già successo nel caso della Libia». Sottolineando che la situazione sul campo da mesi vede «violenti scontri fra truppe governative e le truppe di insorti armati (...), in un crescendo di violenze che ha già provocato enormi perdite anche di civili» (delle quali «entrambe le parti recano responsabilità»), i firmatari affermano che il cosiddetto «intervento militare umanitario» è la soluzione peggiore possibile (come si è visto nel caso libico).
La petizione avanza proposte precise: «1) un cessate il fuoco e una mediazione neutrale tra le parti; 2) un'azione per fermare l'interferenza militare e politica straniera, volta a destabilizzare il paese; 3) il reintegro della Siria nel blocco regionale; 4) lo stop a tutte le sanzioni che attualmente minacciano il benessere dei civili; 5) una missione d'indagine internazionale parallela da parte di paesi neutrali per accertare la verità; 6) l'invio di osservatori internazionali che verifichino fatti e notizie che circolano attualmente privi di verifiche e di verificabilità».
Fra gli aderenti in Italia: Peacelink; Rete No War; Albassociazione; US citizens for Peace and Justice-Rome; Associazione Yakaar Italia Senegal; Ialana Italia - International Association Of Lawyers Against Nuclear Arms; Comunità Internazionale di Capodarco (Cica); Contropiano; Rete Disarmiamoli; Fiom; Centro Sereno Regis; 14) Wilfp - Women's International League for Peace and Freedom - Italy; Associazione Un ponte per; Rete romana di solidarietà con la Palestina; Ecoistituto del Veneto Alex Langer; Comitato con la Palestina nel cuore; Pdci; Associazione per la pace; Federazione Italiana Lavoratori Emigranti e famiglie; Forum ambientalista.
Aderenti all'estero: Covempri (Venezuela); International-Lawyers (Svizzera); Peace of the Action (Usa); Palestine Civil Rights Campaign (Libano/Usa); Action pour la Paix (Belgio).
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Sabato 4 Febbraio,Radio Citta' Aperta-Siria No War-Nella Ginatempo intervista Manlio Dinucci
Radio Citta' Aperta-Roma
Ogni sabato dalle 11.20 alle 12.20
Nella Ginatempo conduce un programma contro la guerra
Sabato 4 Febbraio
intervista a Manlio Dinucci
giornalista del Manifesto
Si parlera' di Siria, Iran e delle strategie NATO e USA
nel Medio Oriente
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