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venerdì 10 agosto 2012

Appello in Israele: piloti, non colpite l' Iran



New Ansa
Israele: appello,piloti non colpite Iran

Sito web invita a dire 'no' a ipotetico ordine di Netanyahu
10 agosto, 12:09

(ANSA) - TEL AVIV, 10 AGO - Un appello ai piloti da guerra israeliani, affinche' rifiutino di partecipare a un ipotetico attacco contro l'Iran, viene divulgato in questi giorni da un sito web in Israele. Un attacco potrebbe rivelarsi politicamente e militarmente controproducente, sostengono i firmatari. La stampa rilancia intanto l'ipotesi che il premier Netanyahu possa ordinare uno strike in autunno, contro installazioni nucleari iraniane, malgrado il diffuso scetticismo fra i vertici militari e d'intelligence.

lunedì 23 aprile 2012

Gaza, spari su contadini che raccolgono il grano


E' tempo di raccogliere il grano, i contadini di Gaza si riversano a lavorare nei campi. I soldati israeliani hanno già iniziato a sparare nelle terre lungo il confine della Striscia di Gaza. Due feriti nei solo primi due giorni.

Ogni mattina stiamo accompagnado i contadini in Khuza'a, a sud della Striscia di Gaza. I soldati israeliani hanno sparato contro i contadini nonostante la nostra presenza sia tre giorni fa sia stamattina.

Questo è il video che ho girato tre giorni fa:
http://www.youtube.com/watch?v=O99X-mQekj8

Questo è il video che ho girato questa mattina:
http://www.youtube.com/watch?v=UTgBrSB0BNQ

Guardateli questi video, diffondeteli, fate arrivare il suono degli spari ovunque.

I soldati sparano per impedire ai contadini di raccogliere il grano.
L'unica loro fonte di guadagno.
I contadini aspettano il periodo del raccolto per poter guadagnare.
I soldati sparano nascondendosi dietro una collina o dalle torrette lungo il confine. Ci sono anche gli hummer che passano a grande velocità ma per fortuna non ci hanno ancora sparato.

Questo è un report che ho scritto sul mio blog circa gli attacchi ai contadini e ai due feriti:
http://ilblogdioliva.blogspot.com/2012/04/e-di-mietitura-i-contadini-di-gaza-si.html

a presto
Rosa, Gaza

venerdì 23 marzo 2012

Israeliano bacia iraniana, foto dilaga-Propaganda o internet puo' veramente rivoluzionare la diplomazia dal basso ?


ANSA.it
Israeliano bacia iraniana, foto dilaga

Pubblicata dal sito 'Israel-Loves-Iran'
23 marzo, 11:14

(ANSA) - TEL AVIV, 23 MAR - Sta gia' raccogliendo numerosi consensi nei siti web in Israele l'immagine di un tenero bacio scambiato da un giovane che espone il proprio passaporto israeliano con una ragazza che mostra quello iraniano.

Nel sito dove la fotografia e' comparsa la notte scorsa (Israel-Loves-Iran) stanno giungendo messaggi di congratulazione da varie parti del mondo, incluso l'Iran.

Vedi anche http://perunconflittononviolento.blogspot.it/2012/03/da-israele-campagna-di-pace-sul-web.html

Si aprono nuove strade per la diplomazia dal basso o le nuove tecniche sono sfruttate solo da chi vuole manipolare l' opinione pubblica ? Io sono per la prima ipotesi, anche se credo che per il momento abbiano scoperto le nuove tecniche di comunicazione solo i secondi. Il flusso straripante di informazioni potenziali deve essere poi interpretato e qualcuno deve proporre delle strade praticabili. E' la scommessa del futuro.

marco

lunedì 19 marzo 2012

Israele : intervista ad una refusenik (I refuse to join an army....)


“Non sarò parte di questi crimini”: parla una refusenik

di Jillian Kestler-D’Amours (The Electronic Intifada)

Qualche giorno fa, la 18enne israeliana Noam Gur ha pubblicamente annunciato la sua intenzione di rifiutare l’obbligo al servizio militare.Nella lettera aperta, Gur comincia dicendo: “Rifiuto di entrare nell’esercito israeliano perché non intendo far parte di un esercito che, fin dalla sua creazione, è stato impegnato nel dominio di un’altra nazione, nel saccheggio e il terrorismo contro una popolazione civile sotto il suo controllo”. (“I refuse to join an army that has, since it was established, been engaged in dominating another nation: An interview with Israeli refuser Noam Gur,” Mondoweiss, 12 March 2012).

La corrispondente di Electronic Intifada, Jillian Kestler-D’Amours, ha parlato con Gur sulle ragioni che l’hanno portata alla decisione di rifiutare il servizio militare, su quali reazioni abbia finora ricevuto e su quello che vuole che altri giovani israeliani sappiano in merito alla realtà dell’esercito israeliano.

JKD: Perché hai deciso di rifiutare il tuo servizio militare?

NG: Israele, dal giorno della sua creazione, sta commettendo crimini di guerra e crimini contro l’umanità, dalla Nabka (il trasferimento forzato di 750mila palestinesi tra il 1947 e il 1948) ad oggi. Lo vediamo nell’ultimo massacro a Gaza, lo vediamo nella vita quotidiana dei palestinesi sotto occupazione nella Striscia e in Cisgiordania, lo vediamo nella vita dei palestinesi in Israele, il modo in cui vengono trattati. Non credo di appartenere a questo posto. Non credo di poter personalmente prendere parte a tali crimini e penso che abbiamo il dovere di criticare l’istituzione militare e i crimini che compie e uscire allo scoperto per dire che non serviremo in un esercito che occupa un altro popolo.

JKD: Questo porta ad un’altra domanda: perché hai deciso di rendere pubblico il tuo rifiuto, invece di – come in genere fanno altri israeliani che non svolgono il servizio militare – usare una scusa?

NG: Dieci anni fa ci fu un imponente movimento di refusenik e negli ultimi due o tre anni è quasi scomparso. Sono la sola refusenik quest’anno, per me è un modo per far sapere alla gente che ancora esistiamo, prima di tutto. In secondo luogo, non voglio restare in silenzio. Sento che fin dalle scuole superiori, siamo sempre rimasti in silenzio. Lasciamo sempre che le nostre critiche escano fuori in piccoli circoli. Il mondo non lo sa, i palestinesi non lo sanno. Non so se cambierà qualcosa, ma io posso solo provare. Mi sento meglio con me stessa, sapere che ho provato a compiere anche solo il più piccolo cambiamento.

JKD: La tua famiglia ha avuto un’influenza nella tua decisione di rifiutare il servizio militare?

NG: I miei genitori non sono politicizzati. Entrambi hanno servito nell’esercito. Mio padre ha preso parte alla prima guerra in Libano ed è stato ferito. Mia madre, la stessa cosa. La mia sorella maggiore era nella polizia di frontiera. Il mio destino era terminare gli studi e entrare nell’esercito. Era il mio percorso naturale. Da quando ho 15 anni, ho iniziato ad interessarmi alla Nakba del 1948. Ho cominciato a leggere e a comprendere il quadro completo. Non so esattamente perché, ma è successo. Più tardi, ho letto le testimonianze e le storie di palestinesi della Cisgiordania e di ex soldati, ho conosciuto amici palestinesi e partecipato a manifestazioni di protesta in Cisgiordania, vedendo cosa sta avvenendo con i miei occhi. A 16 anni, ho deciso di non servire nell’esercito.

JKD: Quale reazione c’è stata dopo il tuo annuncio pubblico?

NG: I miei genitori non mi hanno sostenuto. Credo che mia madre e mio padre sappiano che non hanno possibilità di fermarmi perché è la mia decisione e ho 18 anni. Non sono più in contatto con la maggior parte dei miei compagni di scuola, molti di loro sono nell’esercito. Ho ricevuto tante positive risposte negli ultimi giorni, ma anche commenti poco amichevoli.

JKD: Come ti hanno fatto sentire simili commenti?

NG: Mi hanno fatto capire che devo andare avanti con quello che sto facendo. Molti commenti mi hanno fatto sentire…anche se erano crudeli, mi hanno fatto capire che sto facendo la cosa giusta perché sto seguendo i miei ideali. È quello che penso sia giusto e non mi importa di quello che la gente dice.

JKD: Cosa accadrà quando formalmente rifiuterai il servizio militare?

NG: Il 16 aprile devo presentarmi al centro di reclutamento di Ramat Gan. Andrò lì e dichiarerò che rifiuto. Starò lì qualche ora e poi sarò giudicata e condannata alla prigione, da una settimana ad un mese. passerò il mio tempo in un carcere femminile e poi sarò rilasciata. Quando sarò fuori, andrò di nuovo a Ramat Gan e di nuovo sarò condannata, da una settimana ad un mese. Continuerà così fino a quando l’esercito deciderà di smettere.

JKD: Cosa deve cambiare dentro la società israeliana perché sempre più giovani decidano di rifiutare il servizio militare?

NG: Non sono sicura ch questo possa accadere. Credo che siamo ad un punto di non ritorno. Se davvero vogliamo cambiare qualcosa nella società israeliana, la pressione deve essere davvero forte, da fuori. È per questo che sostengo la campagna Boicottaggio Disinvestimento & Sanzioni. È davvero difficile cambiare qualcosa dall’interno. Quasi impossibile.

JKD: Cosa vorresti dire agli altri diciottenni israeliani che stanno per cominciare il servizio militare?

NG: Credo sia importante che ognuno guardi a cosa sta facendo. Penso che molti diciottenni, per mia esperienza personale, non sappiano cosa stanno per fare. Non sanno quello che accade a Gaza e in Cisgiordania. Il solo modo in cui vedranno i palestinesi per la prima volta sarà da soldati. Sarebbe intelligente per cominciare, prima di entrare nell’esercito, capire qual è la realtà. Cercare di realizzare, parlare con la gente. Non è così spaventoso. Cercare di leggere quello che la gente dice. Penso sia veramente importante capire quello che sta avvenendo.

Jillian Kestler-D’Amours è una reporter e regista di documentari a Gerusalemme. Potete trovare il suo lavoro su http://jkdamours.com/

Questo testo e' stesso messo in rete da Stefania Russo che credo sia anche l' autrice della traduzione.













Da Israele campagna di pace sul web: "Iraniani vi amiamo !" . Con internet uno strumento potentissimo per la diplomazia dal basso ?



Pagina su Facebbok per dire no alla guerra. Da Teheran solo elogi.
“ Iraniani, vi amiamo “
Due artisti di Tek Aviv lanciano una campagna di pace. Il web dice si.
di Giorgio Scura

Roma- “Io non ti odio, io non voglio che i nostri paesi entrino in guerra. Io ti amo”. Due ragazzi israeliani, due grafici, Roni Edri e Michal Tamir, hanno voluto tendere la mano agli iraniani. Mentre i rispettivi governi si scambiano avvertimenti e minacce quasi ogni giorno, le persone si parlano in Rete e si scambiano messaggi di pace.
“ Fratelli e sorelle iraniani – ha scritto Edri sul web – se proprio e’ inevitabile che fra di noi scoppi un conflitto, prima almeno dovremmo odiarci e avere paura gli uni degli altri. Ma io non ho paura di voi e nemmeno vi odio. Anzi, non vi conosco affatto. Fatta eccezione per un iraniano incontrato in un museo di Parigi, che poi era anche simpatico.” La campagna si e’ tramutata in una pagina Facebook e un logo da condividere sui social network: “Iraniani, vi amiamo. Non bombarderemo mai il vostro Paese”.
L’ iniziativa ha raccolto molte adesioni in Israele e non e’ passato molto che dall’ Iran qualcuno abbia raccolto il messaggio e risposto: “Israeliani vi amiamo. Non bombarderemo mai il vostro paese”. Un immagine bellissima e genuina: mentre i governanti si ringhiano contro per chissa’ quale nascosto interesse, le popolazioni si stringono e si schierano: per la pace. La prossima fase potrebbe essere l’ organizzazione di manifestazioni simultanee contro la guerra a Tel Aviv e a Tehran. Sarebbe davvero un bel giorno.

Voci da Twitter

Condividetela
Un’iniziativa deliziosa, condividetela!
Nicholas Santome

Vi amiamo
Israeliani, noi vi amiamo ! Dall’ Iran.
Koursh

Un film
Un film, una commedia romantica.
Serhat Akin

Sciocchi leader
Non e’ possibile condividere questa troppo spesso. Spero che questo meme si diffondera’. Fara’ alcuni leader guardare piuttosto sciocco.
Engelbert Luitsz

Una possibilita’
Tutto quello che stiamo dicendo e’ molto semplice: diamo una possibilita’ alla pace.
David

Penso postivo
La gente dovrebbe iniziare campagne come questa, dove gli abitanti di due paesi “nemici” possano formulare insieme pensieri positivi e promuoverli.
Steve

Da Leggo giornale free press