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venerdì 29 giugno 2012
Il Ministero della Difesa compra gli F-35 ma non paga le bollette
di Gianandrea Gaiani
Ammontano a ben 254,7 milioni di euro i debiti del ministero della Difesa al 31 dicembre 2011 come è emerso nel Rapporto di performance 2011 trasmesso il 23 giugno dal ministero della Difesa al Parlamento. Il Rapporto indica che il debito «appare come conseguenza diretta della situazione di ipofinanziamento che la Difesa ha continuato a registrare; ciò ha indotto a posporre pagamenti da effettuare».
Gran parte dei debiti sono infatti riconducibili a servizi, forniture e soprattutto alle bollette di acqua, luce e gas di palazzi, caserme e basi. Costi sostenuti con i fondi assegnati alla voce "esercizio" del bilancio della Difesa, non a caso quella più penalizzata dai tagli degli ultimi anni. Basti pensare che nel 2008 la Funzione Difesa disponeva di 15,41 miliardi di euro dei quali 2,66 destinasti all'Esercizio. Nel 2011 il bilancio era sceso a 14,36 miliardi e i fondi per la gestione dell'apparato militare hanno toccato il minimo storico di 1,44 miliardi per risalire di poco quest'anno a 1,52 miliardi su un bilancio complessivo di 13,61.
In attesa che la riforma varata dal ministro Giampaola Di Paola riesca a ridurre, entro il 2024, gli organici di 30 mila unità (da 180 mila a 150 mila) delle tre forze armate esclusi i 110 mila carabinieri, le spese per il personale continueranno ad assorbire gran parte delle risorse (quest'anno il 70,5 per cento) lasciando agli investimenti e all'esercizio fondi insufficienti a rinnovare e gestire mezzi e infrastrutture anche se la prevista dismissione del 30 per cento di basi e caserme contribuirà a ridurre i costi di gestione.
Nel documento presentato al Parlamento il ministero evidenzia infatti che con il livello di risorse previste per fino al 2013 «in assenza di specifici interventi, la prontezza operativa dello strumento militare rimarrà al livello minimo necessario per far fronte agli impegni internazionali, con il rischio di veder aumentare le criticità che la caratterizzano».
Secondo il rapporto, «una situazione congiunturale di questo tipo non potrà restare solamente in capo al dicastero della Difesa ma, vista la sua rilevanza, richiede la ricerca di soluzioni che possano conciliare le esigenze generali di finanza pubblica con le necessità di disporre di uno strumento militare in grado di operare ad adeguati livelli» Resta però paradossale che la Difesa non riesca a pagare le bollette ma acquisti nuovi jet, navi da guerra e blindati al costo di molti miliardi o spenda quest'anno 1,4 miliardi di euro extra-bilancio per le operazioni all'estero assorbito per metà dalla missione in Afghanistan.
Fonte http://www.ilsole24ore.com/
sabato 7 aprile 2012
M.Dinucci e T.Di Francesco sul programma Lokeed Martin F-35: un pozzo senza fondo.
Un pozzo senza fondo: i 90 F-35 costeranno oltre 10 miliardi di euro
di Manlio Dinucci e Tommaso Di Francesco
La crisi economica, ha documentato il Censis, ha colpito in Italia soprattutto i giovani, un milione dei quali ha perso il lavoro negli ultimi tre anni. Tranquilli, perché al loro futuro ci pensa la Lockheed Martin: «Proteggere le generazioni di domani - assicura nella sua pubblicità - significa impegnarsi per la quinta generazione di oggi».
Si riferisce all'F-35 Lightning II, «l'unico velivolo di quinta generazione in grado di garantire la sicurezza delle nuove generazioni».
Sono stati dunque lungimiranti i governi che hanno deciso di far partecipare l'Italia alla realizzazione di questo caccia (prima denominato Joint Strike Fighter) della statunitense Lockheed Martin. Con il sostegno di uno schieramento bipartisan, il primo memorandum d'intesa venne firmato al Pentagono nel 1998 dal governo D'Alema; il secondo, nel 2002, dal governo Berlusconi; il terzo, nel 2007, dal governo Prodi. E nel 2009 è stato di nuovo un governo Berlusconi a deliberare l'acquisto di 131 caccia che, a onor del vero, era già stato deciso dal governo Prodi. L'Italia partecipa al programma dell'F-35 come partner di secondo livello, contribuendo allo sviluppo e alla costruzione del caccia. E ora arriva il governo «tecnico» di Monti a confermare tutto con il ministro-ammiraglio Di Paola. Vi sono impegnate oltre venti industrie: Alenia Aeronautica, Galileo Avionica, Datamat e Otomelara di Finmeccanica e altre tra cui la Piaggio. Negli stabilimenti Alenia verranno prodotte oltre mille ali dell'F-35. Presso l'aeroporto militare di Cameri (Novara) sarà realizzata una linea di assemblaggio e collaudo dei caccia per i paesi europei, che verrà poi trasformata in centro di manutenzione, revisione, riparazione e modifica. A tale scopo sono stati stanziati oltre 600 milioni di euro, presentandolo come un grande affare per l'Italia. Ma non si dice quanto verranno a costare i pochi posti di lavoro creati in questa industria bellica. Non si dice che, mentre i miliardi dei contratti per l'F-35 entreranno nelle casse di aziende private, i miliardi per l'acquisto dei caccia usciranno dalle casse pubbliche.
Spesa militare: 25 miliardi
Per partecipare al programma, l'Italia si è impegnata a versare un miliardo di euro, cui si aggiungerà la spesa per l'acquisto ora di 90 F-35 (inizialmente ne erano previsti 131). Allo stato attuale, essa può essere quantificata in oltre 10 miliardi di euro. Va inoltre considerato che l'aeronautica sta acquistando anche un centinaio di caccia Eurofighter Typhoon, costruiti da un consorzio europeo, il cui costo attuale è quantificabile anche quesyo in oltre 10 miliardi di euro. E, come avviene per tutti i sistemi d'arma, l'F-35 verrà a costare più del previsto.
Il prezzo dei primi caccia prodotti - documenta la Corte dei conti Usa - è risultato quasi il doppio rispetto a quello preventivato. Il costo complessivo del programma, previsto in 382 miliardi di dollari per 2.443 caccia che saranno acquistati dagli Usa e da otto partner internazionali, sarà dunque molto più alto. Perfino il senatore John McCain, noto «falco», ha definito «vergognoso» il fatto che il prezzo dei primi 28 aerei sfori di 800 milioni di dollari quello preventivato. Nessuno sa con esattezza quanto verrà a costare l'F-35. La Lockheed aveva parlato di un prezzo medio di 65 milioni per aereo, al valore del dollaro 2010, ma poi è stato chiarito che il prezzo non comprendeva il motore né i costosissimi sistemi elettronici e all'infrarosso.
L'Italia si è dunque impegnata ad acquistare 90 caccia F-35 senza sapere quale sarà il prezzo finale. Anche perché differisce a seconda delle varianti: a decollo/atterraggio convenzionale, per le portaerei, e a decollo corto/atterraggio verticale. L'Italia ne acquisterà circa 50 della prima variante e circa 40 della terza, che saranno usati anche per la portaerei Cavour. E, una volta acquistati, dovrà pagare altri miliardi per ammodernarli con i sistemi che la Lockheed produrrà. Un pozzo senza fondo, che inghiottirà altro denaro pubblico, facendo crescere la spesa militare, già salita a 25 miliardi annui.
Arma per la guerra d'attacco
Non ci si poteva illudere che il governo Monti cambiasse rotta, sganciando l'Italia da questo costosissimo programma: si è limitato solo a ridurre il numero dei caccia da acquistare.
L'ammiraglio Di Paola, oggi ministro della difesa, è infatti il maggiore sostenitore dell'F-35: fu lui, in veste di direttore nazionale degli armamenti, a firmare al Pentagono, il 24 giugno 2002, il memorandum d'intesa che impegnava l'Italia a partecipare al programma come partner di secondo livello. E l'F-35 Lightning (Fulmine) - che, assicura la Lockeed, «come un fulmine colpisce il nemico con forza distruttiva e inaspettatamente» - è il sistema d'arma ideale per la strategia enunciata da Di Paola quando era capo di stato maggiore della difesa: trasformare le forze armate in uno «strumento proiettabile», dotato di spiccata capacità «expeditionary» coerente col «livello di ambizione nazionale». Che l'F-35 garantirà insieme alla «sicurezza delle nuove generazioni».
da Il Manifesto, Sabato 7 Aprile 2012
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martedì 3 aprile 2012
Manlio Dinucci sugli F-35 e un mio commento al suo articolo
LE ALI BIPARTISAN DEGLI f-35
Di Manlio Dinucci
Sul caccia F-35, in parlamento, «il ministro Di Paola ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco»: lo assicura Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace. Il ministro della difesa ha dovuto dunque piegare la testa di fronte a una maggioranza parlamentare, che decide di ridurre il numero dei caccia? Dagli atti parlamentari risulta esattamente l’opposto.
Di Paola è andato in parlamento ad annunciare la decisione, già presa dal governo Monti, di «ricalibrare» l’acquisto degli F-35, da 131 a 90. A questi si aggiungeranno 90 Eurofighter: in tal modo l’Italia disporrà di 180 cacciabombardieri «molto più performanti». In altre parole, molto più distruttivi dei Tornado usati un anno fa per bombardare la Libia. Più che sufficienti ad assicurare la capacità di proiezione del «potere aereo», uno dei cardini del concetto strategico pentagoniano enunciato da Di Paola nel 2005.
L’Italia non solo si impegna ad acquistare 90 F-35 (numero aumentabile in caso di «necessità»), ma partecipa al programma della Lockheed Martin con l’impianto dell’Alenia a Cameri. Realizzato, precisa Di Paola, in un aeroporto militare perché «gli americani e la Lockheed Martin hanno preteso delle condizioni di sicurezza e di segretezza: o in una base militare a certe condizioni o non si faceva». Qui saranno non solo assemblati i caccia, ma realizzati «gli aggiornamenti, perché gli aerei nel tempo hanno degli upgrade» (con continue spese aggiuntive). Ne trarrà vantaggio l'industria militare, «elemento tecnologico importante di questo Paese e che oggi più che mai punta sull'esportazione».
Il costo unitario dell’F-35 è ancora nelle nuvole. «Oggi si parla di un'ottantina di milioni di dollari, ma ci si aspetta che la cifra sia sempre più bassa», racconta il favolista Di Paola ai piccoli onorevoli. E, per tranquillizzarli, aggiunge: «Se sapeste quanto è costato l'Eurofighter, vi spaventereste; parliamo, per capirci, del doppio della cifra».
Nessuno ha osato chiedergli a quanto ammonta la spaventosa cifra. E neppure la Idv – che nella sua mozione (bocciata) chiedeva al governo di valutare la possibilità di uscire dal programma F-35 – ha osato mettere il dito sulla piaga: questo caccia di quinta generazione serve non alla difesa dell’Italia, ma alla strategia offensiva Usa/Nato cui partecipa l’Italia; serve a mantenere gli alleati sotto la leadership degli Stati uniti, non solo sul piano militare. Il programma F-35 è uno dei volani dell’economia statunitense: vi partecipano oltre 1.300 fornitori da 47 stati Usa, creando 130mila posti di lavoro che potrebbero raddoppiare. Tutto questo viene ignorato dal parlamento italiano.
Il programma F-35, illustrato da Di Paola, è stato così approvato con un sostanziale consenso bipartisan di PdL e Pd. Non c’è da stupirsi: per far partecipare l’Italia al programma, si sono coerentemente impegnati, dal 1998 ad oggi, i governi D’Alema, Berlusconi 1, Prodi, Berlusconi 2 e Monti. E dopo che l’F-35 sarà stato usato dall’Italia in una azione di guerra, ci sarà un Flavio Lotti che, alla Perugia-Assisi, riprenderà a marciare a fianco del capo del governo. Come fece nel 1999 col presidente del consiglio D’Alema che, dopo aver inviato gli aerei italiani a bombardare la Jugoslavia, partecipò, su invito, alla marcia per la pace.
Fonte:il Manifesto
Da Marx21
http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2012/04/le-ali-bipartisan-dellf-35.html
Di Manlio Dinucci
Sul caccia F-35, in parlamento, «il ministro Di Paola ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco»: lo assicura Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace. Il ministro della difesa ha dovuto dunque piegare la testa di fronte a una maggioranza parlamentare, che decide di ridurre il numero dei caccia? Dagli atti parlamentari risulta esattamente l’opposto.
Di Paola è andato in parlamento ad annunciare la decisione, già presa dal governo Monti, di «ricalibrare» l’acquisto degli F-35, da 131 a 90. A questi si aggiungeranno 90 Eurofighter: in tal modo l’Italia disporrà di 180 cacciabombardieri «molto più performanti». In altre parole, molto più distruttivi dei Tornado usati un anno fa per bombardare la Libia. Più che sufficienti ad assicurare la capacità di proiezione del «potere aereo», uno dei cardini del concetto strategico pentagoniano enunciato da Di Paola nel 2005.
L’Italia non solo si impegna ad acquistare 90 F-35 (numero aumentabile in caso di «necessità»), ma partecipa al programma della Lockheed Martin con l’impianto dell’Alenia a Cameri. Realizzato, precisa Di Paola, in un aeroporto militare perché «gli americani e la Lockheed Martin hanno preteso delle condizioni di sicurezza e di segretezza: o in una base militare a certe condizioni o non si faceva». Qui saranno non solo assemblati i caccia, ma realizzati «gli aggiornamenti, perché gli aerei nel tempo hanno degli upgrade» (con continue spese aggiuntive). Ne trarrà vantaggio l'industria militare, «elemento tecnologico importante di questo Paese e che oggi più che mai punta sull'esportazione».
Il costo unitario dell’F-35 è ancora nelle nuvole. «Oggi si parla di un'ottantina di milioni di dollari, ma ci si aspetta che la cifra sia sempre più bassa», racconta il favolista Di Paola ai piccoli onorevoli. E, per tranquillizzarli, aggiunge: «Se sapeste quanto è costato l'Eurofighter, vi spaventereste; parliamo, per capirci, del doppio della cifra».
Nessuno ha osato chiedergli a quanto ammonta la spaventosa cifra. E neppure la Idv – che nella sua mozione (bocciata) chiedeva al governo di valutare la possibilità di uscire dal programma F-35 – ha osato mettere il dito sulla piaga: questo caccia di quinta generazione serve non alla difesa dell’Italia, ma alla strategia offensiva Usa/Nato cui partecipa l’Italia; serve a mantenere gli alleati sotto la leadership degli Stati uniti, non solo sul piano militare. Il programma F-35 è uno dei volani dell’economia statunitense: vi partecipano oltre 1.300 fornitori da 47 stati Usa, creando 130mila posti di lavoro che potrebbero raddoppiare. Tutto questo viene ignorato dal parlamento italiano.
Il programma F-35, illustrato da Di Paola, è stato così approvato con un sostanziale consenso bipartisan di PdL e Pd. Non c’è da stupirsi: per far partecipare l’Italia al programma, si sono coerentemente impegnati, dal 1998 ad oggi, i governi D’Alema, Berlusconi 1, Prodi, Berlusconi 2 e Monti. E dopo che l’F-35 sarà stato usato dall’Italia in una azione di guerra, ci sarà un Flavio Lotti che, alla Perugia-Assisi, riprenderà a marciare a fianco del capo del governo. Come fece nel 1999 col presidente del consiglio D’Alema che, dopo aver inviato gli aerei italiani a bombardare la Jugoslavia, partecipò, su invito, alla marcia per la pace.
Fonte:il Manifesto
Da Marx21
http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2012/04/le-ali-bipartisan-dellf-35.html
mercoledì 28 marzo 2012
Mozioni su F-35:approvate 8 mozioni, respinta una (del' IDV)
ll deputato radicale Turco nella dichiarazione di voto ha affermato:
"Sono d' accordo con quanto avete detto tutti, ma avete detto cose diverse da quelle che avete scritto, ed avete accettato riformulazioni del governo che hanno cambiato anche quello che avevate scritto; per questo motivo mi astengo dal votare le mozioni".
Questa dichiarazione e' una forzatura, perche' sono state espresse anche opinioni contrastanti tra loro, il risultato finale pero' e' stato che sono state approvate tutte le mozioni meno quella dell' IDV, che non ha approvato la riformulazione proposta dal governo per appoggiare anche questa.
L' on. Pezzotta (UDC) invece,che ha dichiarato di rappresentare parte del mondo cattolico, dopo aver presentato una nuova mozione, aveva accettato anche le correzioni governative. Per una questione formale le correzioni non hanno potuto essere inserite, allora la mozione e' stata ritirata, su invito del governo, ed e' stata presentata una nuova risoluzione, approvata come le altre mozioni.
Il dibattito non e' stato pero' inutile ( le votazioni invece penso proprio di si) e sono state dette cose da approfondire e da incoraggiare.
Il concetto piu' gettonato e' stato che le questioni della spesa militari devono essere affrontate dal Parlamento e non possono essere decise e conosciute sono nell' apparato tecnico della Difesa, anche perche' ,con questo governo e con un Ammiraglio ministro, le decisioni o passano dal Parlamento o rimangono esclusivamente dentro l' apparato militare.
La dichiarazione che piu' mi ha colpito e' stata del on. Rugghia (Pd), che ha messo in dubbio che siano disponibili le risorse per portare avanti i programmi gia' definiti.
Dobbiamo stare attenti, perche' i miliardi di euro previsti per F-35, per le nuove navi da guerra e soprattutto per la digitalizzazione del sistema informatico (credo di avere capito di un costo di 10 miliardi,da verificare ma non da dimenticare) rischiano di arrivare, ulteriormente lievitati, da fondi destinati a scopi piu' utili e necessari.
domenica 25 marzo 2012
F-35, a trillion dollar disaster - Un articolo sul sito della televisione russa RT sul programma degli F-35 Lokeed Martin
Un articolo dal sito della televisione russa RT sul programma USA degli F-35.
Mentre anche in Russia vengono fatti servizi gionalistici su questo programma, molto discusso anche negli USA, in Italia sono ,per la terza settimana consecutiva, in votazione 8 mozioni sulla partecipazione del nostro paese al programma F-35 della Lokeed Martin. Ma nessun media parla di questa votazione.
Alcuni deputati cattolici ,appartenenti ai gruppi parlamentari dell' UDC e del Pd, hanno presentato una mozione nel luglio 2010, la mozione e' stata illustrata nell' aula di Montecitorio il 12 marzo, ma il 19 marzo e' stata ritirata ed e' stata presentata dagli stessi firmatari una nuova mozione completamente diversa.
Tutto questo nel silenzio assoluto dei media che hanno invece parlato a lungo fino al mese scorso del programma di costruzione ed acquisto di questi cacciabombardieri.
Questo il link dell' articolo del sito della televisione russa RT:
http://rt.com/usa/news/air-jsf-f-35-cost-346/
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sabato 24 marzo 2012
F-35, il Canada potrebbe ridurre o rinunciare completamente all' acquisto dei 65 cacciabombardieri previsti.
Un aereo ‘santo’? Si, ma, forse no…
Renato Sacco
Fonte: Mosaico di Pace - 21 marzo 2012
Non è una battuta e neanche uno scherzo. Come si usa dire “scherza coi fanti (o i piloti…) ma lascia stare i santi”. Non c’è niente da scherzare. Purtroppo è tutto vero: qualche settimana fa il nuovo aereo F35 viene definito “santo”. Da chi? Nientemeno che dal sottosegretario per le forniture belliche del Canada, Julian Fantino. Passano alcuni giorni e, nel corso di un’audizione alla Commissione Difesa della Camera canadese, ecco la svolta, la conversione che mette in dubbio la santità dell’aereo: “Il Canada potrebbe ridurre o rinunciare del tutto all’acquisto dei nuovi caccia F-35 di fabbricazione statunitense”. L’agenzia Afp aggiunge che “il budget stanziato dalla Difesa canadese è di 8,5 miliardi di dollari canadesi per l’acquisto di 65 F-35 e altri 7,5 miliardi di dollari canadesi per la loro manutenzione.”
Siamo in Quaresima, tempo di conversione. Questo può essere un esempio che è possibile convertire, o meglio ri-convertire, il modo di guardare un aereo da guerra, costosissimo, un cacciabombardiere come l’F35, prima definito addirittura santo, e poi… per fortuna arrivano i dubbi salutari.
Ma allora si può tagliare, ridurre, fermare, questo folle progetto? Si, certo. La conferma viene dal Canada. E l’Italia? Quante bugie abbiamo ascoltato in questi ultimi tempi.
Quanti numeri ‘ufficiali’, ma sempre uno diverso dall’altro: i costi, i posti di lavoro, ecc.
Perché non porci almeno gli stessi dubbi del sottosegretario canadese? Mentre ci sono tagli su tutto, fermiamoci, cerchiamo di capire.
Vorrei dire: cerchiamo una “conversione” anche in questo settore, perché sono ancora in molti a ritenere questo F35 se non proprio santo, quasi.
Tra l’altro proprio Finmeccanica, lo scorso 13 marzo, ha ammesso, nel corso di un’audizione, che ci saranno solo 2.500 posti di lavoro a regime nel 2018.
Allora, è così fuori da ogni logica, mentre si discute di occupazione e lavoro, farsi qualche domanda?
È meglio un caccia F35 nuovo fiammante pronto a bombardare... o 32.250 borse di studio per studenti universitari?
È meglio un caccia F35 armato di tutto punto o 250 scuole italiane messe in sicurezza?
È meglio un caccia F35 oppure 18.500 ragazze e ragazzi in servizio civile? Con i soldi di un singolo caccia, si possono acquistare oltre 20 treni per pendolari, per 12.500 posti di lavoro. Solo il propulsore del caccia F35 costa come un aereo antincendio Canadair.
E l’elenco potrebbe continuare. Si tratta di scegliere chi e che cosa vogliamo difendere: le persone o gli interessi?
Renato Sacco
Fonte: Mosaico di Pace - 21 marzo 2012
Non è una battuta e neanche uno scherzo. Come si usa dire “scherza coi fanti (o i piloti…) ma lascia stare i santi”. Non c’è niente da scherzare. Purtroppo è tutto vero: qualche settimana fa il nuovo aereo F35 viene definito “santo”. Da chi? Nientemeno che dal sottosegretario per le forniture belliche del Canada, Julian Fantino. Passano alcuni giorni e, nel corso di un’audizione alla Commissione Difesa della Camera canadese, ecco la svolta, la conversione che mette in dubbio la santità dell’aereo: “Il Canada potrebbe ridurre o rinunciare del tutto all’acquisto dei nuovi caccia F-35 di fabbricazione statunitense”. L’agenzia Afp aggiunge che “il budget stanziato dalla Difesa canadese è di 8,5 miliardi di dollari canadesi per l’acquisto di 65 F-35 e altri 7,5 miliardi di dollari canadesi per la loro manutenzione.”
Siamo in Quaresima, tempo di conversione. Questo può essere un esempio che è possibile convertire, o meglio ri-convertire, il modo di guardare un aereo da guerra, costosissimo, un cacciabombardiere come l’F35, prima definito addirittura santo, e poi… per fortuna arrivano i dubbi salutari.
Ma allora si può tagliare, ridurre, fermare, questo folle progetto? Si, certo. La conferma viene dal Canada. E l’Italia? Quante bugie abbiamo ascoltato in questi ultimi tempi.
Quanti numeri ‘ufficiali’, ma sempre uno diverso dall’altro: i costi, i posti di lavoro, ecc.
Perché non porci almeno gli stessi dubbi del sottosegretario canadese? Mentre ci sono tagli su tutto, fermiamoci, cerchiamo di capire.
Vorrei dire: cerchiamo una “conversione” anche in questo settore, perché sono ancora in molti a ritenere questo F35 se non proprio santo, quasi.
Tra l’altro proprio Finmeccanica, lo scorso 13 marzo, ha ammesso, nel corso di un’audizione, che ci saranno solo 2.500 posti di lavoro a regime nel 2018.
Allora, è così fuori da ogni logica, mentre si discute di occupazione e lavoro, farsi qualche domanda?
È meglio un caccia F35 nuovo fiammante pronto a bombardare... o 32.250 borse di studio per studenti universitari?
È meglio un caccia F35 armato di tutto punto o 250 scuole italiane messe in sicurezza?
È meglio un caccia F35 oppure 18.500 ragazze e ragazzi in servizio civile? Con i soldi di un singolo caccia, si possono acquistare oltre 20 treni per pendolari, per 12.500 posti di lavoro. Solo il propulsore del caccia F35 costa come un aereo antincendio Canadair.
E l’elenco potrebbe continuare. Si tratta di scegliere chi e che cosa vogliamo difendere: le persone o gli interessi?
mercoledì 21 marzo 2012
F-35, una mia lettera a Il Manifesto sulle mozioni in votazione alla Camera
Lettera pubblicata da Il Manifesto il 21 Marzo 2012. La lettera e' stata inviata anche a Il Fatto Quotidiano che per il momento non l' ha pubblicata.
Lunedi’ 12 marzo alla Camera e’ iniziata la discussione di 8 mozioni sulla ristrutturazione delle Forze Armate e l’acquisto degli F-35 Lokeed Martin .
Il dibattito e’ stata poi sospeso e aggiornato, a causa di altri numerosi impegni parlamentari ,alla settimana successiva, dopo che saranno esauriti tutti i lavori gia’ previsti per questa.
Tutto sta avvenendo nel piu’ assoluto silenzio dei media che pure avevano dato molto spazio a questo tema.
Ci saranno sicuramente dei voti e probabilmente ci sara’ un nuovo documento che unifichera’ le opinioni della maggioranza ,Pd-UdC-PdL, che ha presentato per ora mozioni diverse, anche se tutti e tre i partiti oggi appoggiano la scelta del Ministro Di Paola di acquistare 90 dei 131 F-35 Lokeed Martin previsti in un primo momento.
Decine di migliaia di cittadini hanno firmato per opporsi all’ acquisto di questi cacciabombardieri, che sono predisposti per attaccare e non per difendere,e sarebbe opportuno che potessero sapere cosa pensa il Parlamento sull’ argomento, anche se le mozioni non sono vincolanti e questo governo ha piu’ volte legiferato in modo diverso da quanto annunciato in precedenza.
Marco Palombo
Roma
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sabato 17 marzo 2012
Camera dei Deputati, saranno votate 8 mozioni sull' acquisto degli F-35 Lokeed Martin e ristrutturazione delle Forze Armate
Camera dei Deputati,saranno votate 8 mozioni sull’ acquisto degli F-35 e una ristrutturazione delle Forze Armate.
Lunedi’ 12 marzo alla Camera e’ iniziata la discussione di 8 mozioni sulla “ristrutturazione delle Forze Armate e l’acquisto degli F-35 Lokeed Martin .
Il dibattito e’ stata poi sospeso e aggiornato, a causa di altri numerosi impegni parlamentari ,alla settimana successiva, dopo che saranno esauriti tutti i lavori gia’ previsti per questa.
Tutto sta avvenendo nel piu’ assoluto silenzio dei media che pure avevano dato molto spazio a questo tema.
Ci saranno sicuramente dei voti e probabilmente ci sara’ un nuovo documento che unifichera’ le opinioni della maggioranza ,Pd-UdC-PdL, che ha presentato per ora mozioni diverse. Anche se tutti e tre i partiti oggi appoggiano la scelta del Ministro Di Paola di acquistare 90 dei 131 F-35 Lokeed Martin.previsti in un primo momento
Decine di migliaia di cittadini hanno firmato per opporsi all’ acquisto di questi cacciabombardieri, che sono predisposti per attaccare e non per difendere,e sarebbe opportuno che potessero sapere cosa pensa il Parlamento sull’ argomento, anche se le mozioni non sono vincolanti e questo governo ha piu’ volte legiferato in modo diverso da quanto annunciato in precedenza.
marco
giovedì 15 marzo 2012
La discussione nascosta alla Camera sull' acquisto degli F-35. Presentate 8 mozioni, nessuna notizia.
A questo link l'inizio della discussione alla Camera sulle 8 mozioni relative alle Forze Armate e al programma per l' acquisto dei Lokeed Martin F-35.
http://www.camera.it/412?idSeduta=602&resoconto=stenografico&indice=alfabetico&tit=00030&fase=
La discussione e' stata sospesa e' si concludera' con un voto, che potrebbe essere anche su una nuova mozione che metta insieme alcune posizioni per ora presentate separatamente.
Visto le decine di migliaia di firme che sono state raccolte contro l' acquisto di questi cacciabombardieri e lo spazio che hanno dedicato i media alla questione credo che sia giusto informare i cittadini anche di cosa se ne dica in Parlamento.
Non sono in grado di dare in questo momento altre informazioni.
Avrei piacere pero' che almeno questa notizia sicura circolasse.
Marco
martedì 13 marzo 2012
13 febbraio,la mozione dell' IDV su F-35
RIDUZIONE E RAZIONALIZZAZIONE DELLE SPESE MILITARI, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AL BLOCCO DEL PROGRAMMA PER LA PRODUZIONE E L'ACQUISTO DEI CACCIABOMBARDIERI JOINT STRIKE FIGHTER (JSF) F-35
La Camera,
premesso che:
il problema della spesa militare italiana diventa ancor più di primaria importanza se inserito nello scenario della crisi finanziaria internazionale che ha rimesso in discussione il ruolo della spesa pubblica nei Paesi dell'Unione europea e dell'area euro. In questo contesto anche Governi di centrodestra non hanno esitato ad intervenire sulla riduzione delle spese militari;
tutto questo si verifica mentre in Italia le proposte del Governo, mirate a ridurre la spesa pubblica, contemplano tagli al sociale, alla scuola, alle imprese, alla ricerca, alla giustizia e a ogni cosa di cui un Paese dovrebbe avere cura, senza preoccuparsi minimamente dei tagli alle spese militari;
le manovre del Governo non hanno mai messo in discussione la struttura del sistema difesa e sicurezza, che riesce a superare la scure dei tagli con meno danni di altri;
con i soli due decreti-legge emessi tra luglio e settembre 2011 (decreto-legge del 2011, n. 98, convertito dalla legge n. 111 del 2011 e decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito dalla legge n. 148 del 2011) la manovra complessiva ha raggiunto quasi i 60 miliardi di euro di correzione del saldo a regime nel 2014;
il Parlamento è in procinto di vagliare la nuova manovra anti crisi del Governo, nella quale non si prevede alcun provvedimento che vada in tal senso;
i settori maggiormente penalizzati sono sempre le politiche sociali, la sanità e le politiche industriali a sostegno delle piccole e medie imprese;
è stato presentato recentemente uno studio del Forum Ania-Consumatori in collaborazione con l'università di Milano, dal quale emerge come siano notevolmente peggiorate soprattutto le condizioni di vita dei bambini e dei minori che pagano il prezzo più alto della crisi. Sono 10 milioni e 229 mila i minori in Italia, il 16,9 del totale della popolazione: uno su cinque (24,4 per cento) è a rischio di povertà, il 18,3 per cento vive in povertà (1.876.000 minori, in famiglie che hanno una capacità di spesa per consumi sotto la media), il 18,3 è per cento in condizione di deprivazione materiale e il 6,5 per cento (653.000 ragazzi) è in condizione di povertà assoluta, privo dei beni essenziali per il conseguimento di uno standard di vita minimamente accettabile;
anche Save the children nel secondo «Atlante dell'infanzia a rischio» dichiara che, dal 2008 ad oggi, sono proprio le famiglie con minori ad aver pagato il prezzo più alto della recessione mondiale: negli ultimi anni la percentuale delle famiglie a basso reddito con un minore è aumentata dell'1,8 per cento e tre volte tanto (5,7 per cento) quella di chi ha due o più figli;
con la crisi economica, che ha toccato tutti i settori e ha ridotto in maniera drastica la qualità della vita di tutti i cittadini, le famiglie, ed in particolare i minori, hanno subito maggiormente le conseguenze con maggiori e gravi difficoltà ad andare avanti;
ad oggi, l'Italia investe in maniera residuale e poco incisiva sulle politiche sociali ed in particolare sulle famiglie, aspetto che, invece, dovrebbe essere al primo posto nell'agenda di ogni Governo che punti ad un reale rilancio dell'economia e del Paese. Il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli record e le piccole e medie imprese sono al collasso;
in tale contesto, l'Italia è l'ottavo Paese al mondo per spese militari, con 20.556,9 milioni di euro per il 2010, con un incremento per il 2011, a causa dei fondi destinati agli acquisti per i nuovi armamenti, dell'8,4 per cento pari a quasi 3 miliardi e mezzo di euro, ovvero 266 milioni di euro in più rispetto al 2010. Le spese per l'esercizio, invece, hanno visto una riduzione del 18 per cento rispetto al precedente esercizio finanziario e sono destinate alla formazione e all'addestramento, alla manutenzione e all'efficienza di armi, ai mezzi e alle infrastrutture, al mantenimento delle scorte e, in generale, alla capacità e alla prontezza operativa dello strumento militare;
vanno poi aggiunti i circa 3 miliardi di euro provenienti dai bilanci di altri Ministeri che prevedono aperte finalità militari. Il Ministero dell'economia e delle finanze stanzia 754,3 milioni di euro per il fondo di riserva per le spese derivanti dalla proroga delle missioni internazionali di pace, il Ministero dello sviluppo economico stanzia 1.483 milioni di euro destinati ad interventi agevolativi per il settore aeronautico, 510 milioni di euro destinati ad interventi per lo sviluppo e l'acquisizione delle unità navali della classe Fremm (fregata europea multimissione) e una percentuale ormai altissima del budget del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca viene destinata a progetti in ambito spaziale e satellitare delle Forze armate;
la nota aggiuntiva di previsione per la difesa per l'anno 2012 stanzia 21.342 milioni di euro;
dal punto di vista dell'attività produttiva in Italia, il settore è in piena espansione con un fatturato record da 3,7 miliardi di euro alla fine del 2008; come si è appreso nel 2010, l'Italia ha superato la Russia, divenendo il secondo esportatore mondiale di armamenti, dopo gli Stati Uniti. E proprio l’export militare italiano è divenuto un settore estremamente complesso e delicato con forti interessi da parte di banche e industrie belliche e armiere, inversamente proporzionali ai controlli e alla trasparenza che vengono sempre meno e che, invece, necessitano di un maggiore rafforzamento;
la recente legge di stabilità ha confermato, inoltre, la cosiddetta mini naja con uno stanziamento di 7,5 milioni di euro per il 2012 e di un milione di euro per il 2013. Il corso di formazione ha il compito di trasmettere e rafforzare nei giovani i valori presenti all'interno delle Forze armate. Un progetto, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, inutile che, in questo momento storico, non ha alcun motivo di essere finanziato;
sul bilancio dello Stato, al momento, incombono ben 71 programmi di ammodernamento e riconfigurazione di sistemi d'arma, che ipotecano la spesa bellica da qui al 2026;
da un lato, c’è un comparto già fortemente penalizzato dal punto di vista dei tagli alle risorse, degli stipendi del personale, della formazione, dell'addestramento, dell'esercizio, dall'altro, non c’è il minimo intento di diminuire le ingenti spese militari, bensì, persiste ancora l'inutile e costosissimo programma per l'acquisto di 131 cacciabombardieri F-35-JSF;
il tema in questione è fortemente sentito dall'opinione pubblica che vede nell'aumento dell'investimento in armi uno dei principali ostacoli allo sviluppo economico e sociale del Paese, al punto che, il 19 maggio 2009, inizia la campagna «Caccia al caccia! Diciamo NO agli F35»; il 24 novembre 2010, durante il convegno «Volano gli aerei o i costi?», per la prima volta il Ministero della difesa ammette ufficialmente che sono sorti dei dubbi sull'acquisto di tutti i caccia previsti; il 12 aprile 2011 i promotori della campagna scrivono ai presidenti di gruppo della Camera dei deputati chiedendo una discussione in merito al progetto F-35 e il 21 settembre 2011 parte la seconda fase della campagna, denominata ora «Taglia le ali alle armi!». Nella prima fase sono state raccolte 19.900 adesioni on line, 16.000 firme cartacee e 388 adesioni di organizzazioni. Molti Paesi hanno rinunciato a tale programma e gli stessi Usa hanno tagliato drasticamente le spese militari;
il 13 novembre 2011 le tre organizzazioni Rete disarmo, Sbilanciamoci e Tavola della pace hanno rinnovato l'invito al Governo affinché accolga e porti avanti concretamente le richieste della società civile in tema di difesa e di scelte militari;
ai conti attuali, l'acquisto dei 131 aerei F35-JSF comporterebbe per l'Italia una spesa di oltre 18 miliardi di euro, a cui bisognerebbe aggiungere i costi dei propulsori;
occorre, altresì, cambiare il rapporto tra difesa e industria per evitare che gli interessi personali ed economici si sovrappongano in maniera deleteria ai reali interessi del comparto e del Paese;
è evidente e sempre più urgente l'esigenza di una nuova revisione dell'amministrazione della difesa e dello stesso «modello di difesa», che dovrebbe concentrarsi essenzialmente sull'acquisto di tecnologie e mezzi atti più a garantire la sicurezza dei soldati italiani nelle missioni all'estero che l'acquisizione di armamenti atti all'offesa. Un modello di difesa incentrato sulla formazione e sull'addestramento dei nostri soldati;
le gravi carenze di bilancio e l'assenza di un chiaro dibattito pubblico sulle opzioni realmente aperte in questa direzione rendono il tutto decisamente più complesso;
mancano, tra l'altro, in Italia la volontà o la capacità di affrontare congiuntamente, almeno sul piano dell'analisi, i complessi problemi, tra loro correlati, del settore della sicurezza e di quello della difesa, e la nuova, essenziale dimensione delle operazioni miste civili-militari, che invece stanno assumendo una rilevanza sempre maggiore a livello comune europeo ed atlantico;
il rischio è, quindi, di disporre di armi nuove e sofisticate, ma di non avere le risorse per gestirle; mancano, ad esempio, i fondi per riparare i mezzi, danneggiati in Afghanistan, e il carburante per i jet e le navi, inclusa la nuova portaerei Cavour;
l'Italia deve prepararsi ad affrontare nuove sfide e nuovi costi. È un processo già iniziato senza essere accompagnato da un vero e ampio dibattito politico interno che coinvolga pienamente il Parlamento e consenta la fondazione di uno stabile consenso, premessa necessaria per una mobilitazione delle risorse necessarie;
occorre un dibattito aperto a tutte le voci della società e non ad una campagna propagandistica e manipolatoria, un dibattito che restituisca al Parlamento la sua centralità costituzionale;
bisogna condividere una visione realistica della politica e applicare, anche a questo settore della spesa pubblica, gli stessi criteri che si pretende di imporre a tutti gli altri ambiti essenziali dello Stato, come la salute e l'istruzione. Tutta la spesa pubblica è sotto esame ed è giusto che lo sia anche la spesa militare. Si discute di riforma delle pensioni, della scuola, della sanità e di mille altri settori strategici della vita del paese. È giusto (e indispensabile) che si discuta anche della riforma delle Forze armate come accade in tutti i Paesi democratici;
l'opinione pubblica è attiva e coinvolta in maniera massiccia in campagne di informazione tutte finalizzate alla richiesta di riduzione delle ingenti risorse stanziate per gli armamenti. Tanti sono gli appelli e migliaia sono le firme dei cittadini e non è accettabile che il Governo non ne tenga conto;
il 7 luglio 2010 si è conclusa la discussione congiunta di sei mozioni concernenti una migliore qualità e razionalizzazione della spesa militare. Nello specifico, la mozione n. 1-00403, ha impegnato il Governo a: dare la piena disponibilità per un approfondito confronto in sede parlamentare sul nuovo modello di difesa; a proseguire il lavoro per una migliore qualità e di una razionalizzazione della spesa militare, accentuando la dimensione interforze dello strumento militare a livello nazionale e realizzando le migliori sinergie nel settore industriale e negli asset operativi a livello europeo, soprattutto nell'ottica della nascente difesa europea; ad avviare una profonda revisione del sistema difesa, soprattutto attraverso una necessaria e urgente operazione di efficientamento e riorganizzazione di tutto l'apparato militare;
l'auspicio di tutti i presentatori era di sensibilizzare il Governo e spostare l'attenzione nella direzione di avviare un cambiamento sostanziale nella gestione di tali risorse, ma gli impegni assunti sono tuttora disattesi;
occorre dare risposte concrete e segnali forti ai cittadini e alle Forze armate, sempre più abbandonate a se stesse, senza risorse e senza formazione, e garantire che finalmente la difesa unitamente al welfare tornino ad essere al centro della vita democratica e siano gestite con consapevolezza da parte dello Stato;
è necessario attivare un virtuoso investimento in termini di riqualificazione, addestramento e formazione del personale del comparto e avviare un percorso che punti a finanziamenti selettivi, attraverso i quali si definiscano le priorità e le reali necessità del comparto. È necessario investire minori risorse e meglio mirate al fine di portare l'Italia in linea con gli altri Paesi europei e non solo,
impegna il Governo:
ad assumere iniziative volte a bloccare, in via definitiva, il programma per la produzione e l'acquisto dei 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter e a valutare la reale possibilità di utilizzare tali risorse per il rilancio dell'economia e il sostegno all'occupazione giovanile;
ad assumere iniziative volte a cancellare i finanziamenti previsti per il 2012 per la produzione dei 4 sommergibili Fremm, dei cacciabombardieri F-35, delle due fregate «Orizzonte» con un risparmio previsto intorno ai 783 milioni di euro;
a rivalutare e a ridimensionare gli accordi tra il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e il Ministero della difesa, al fine di reperire le necessarie risorse da destinare per la copertura delle borse di studio per tutti gli idonei durante l'anno accademico 2011-2012 e per gli anni accademici successivi;
a bloccare, in via definitiva il progetto, della mini naja «Vivi le Forze armate» con un risparmio immediato da destinare alle politiche sociali, con particolare riferimento alle famiglie e ai minori che vivono in condizioni di povertà;
ad assumere iniziative finalizzate a rivedere gli stanziamenti che interessano la difesa presenti nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, comparto strategico e fondamentale per il reale rilancio dell'economia e del Paese, valutando la possibilità dell'impiego di tali risorse in ambiti di maggiore urgenza e necessità;
a rivedere il quadro complessivo delle spese militari prevedendo una razionalizzazione delle risorse e destinando parte di esse, stanziate per armamenti, alla formazione, all'addestramento e alla riqualificazione del personale del comparto.
(1-00781)
«Di Stanislao, Di Pietro, Donadi».
(7 dicembre 2011)
mercoledì 29 febbraio 2012
Per una mozione parlamentare contro l' acquisto degli F-35
Metto qui di seguito una proposta su cui sarebbe utile lavorare.
Cerchero' di capire come, intanto pero' ...metto la pulce nell' orecchio ad altri che potrebbero seguire la stessa pista:
L' acquisto degli F-35 Lokeed Martin da parte dell' Italia non e' stato ancora ufficializzato.
Nel paese c'e' una parte di opinione pubblica contraria a questo acquisto
perche':
-Sono armi di offesa, possono, se non ho capito male, sganciare anche missili nucleari.
-Costano uno sproposito.
-Ci sono ancora molti problemi tecnici da risolvere, che , anche se risolti, farebbero slittare i tempi e lievitare i costi.
E' in corso una campagna contro l'acquisto in tutto il paese,appoggiata, anche se non so quanto convinti ad andare fino in fondo, soprattutto dai media del "centro-sinistra moderato", si propongono mozioni in consigli comunali anche importanti.
Perche' non proporre una mozione parlamentare che, anche con solo valore politico, non vincolante,
farebbe vedere in maniera chiara e inequivocabile chi alla Camera e al Senato e' favorevole o contrario a questa scelta ?
Io credo che sia una cosa POSSIBILE, CHIARA, UTILE, E CHE NESSUNO LA PROPORRA'.
Ditemi dove sbaglio.
marco
Movimento No F-35 di Novara e rappresentanti della campagna "Taglia le armi" incontrano la commissione difesa della Camera in visita a Novara.
Rete Italiana per il Disarmo.
Roma, 29 febbraio 2012 – COMUNICATO AI MEDIA
Comunicato della campagna “Taglia le ali alle armi”
A Cameri per esprimere la contrarietà agli F-35: sono altri gli investimenti necessari sul territorio.
Il movimento NO F-35 di Novara e i rappresentanti di “Taglia le ali alle armi” incontrano i parlamentari delle Commissioni Difesa
Un incontro importante nel quale si sono ribaditi i contenuti e gli elementi concreti che danno corpo alle istanze dei movimenti che si oppongono alla partecipazione italiana al progetto Joint Strike Fighter. E' quello avvenuto oggi ai cancelli dell'aeroporto militare di Cameri dove si sta costruendo il centro di assemblaggio e manutenzione (FACO) che dovrebbe ospitare le linee di produzione dei cacciabombardieri F-35. Approfittando della visita conoscitiva delle commissioni Difesa della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica alcuni Parlamentari sono usciti dal perimetro dell'aeroporto militare per incontrare i rappresentanti di associazioni e movimenti.
Nei giorni scorsi infatti il Movimento No F35 del Novarese ha ufficialmente chiesto ai membri delle commissioni Difesa di essere ascoltati in occasione del passaggio sul loro territorio, organizzando quindi un presidio di attesa e lavorando anche insieme alla campagna nazionale “Taglia le ali alle armi” all'organizzazione di un momento di incontro. Momento reso possibile dalla disponibilità delle Commissioni e di un gruppo di parlamentari sensibili che hanno chiesto ed ottenuto di individuare uno spazio nel programma per poter concretizzare l'interlocuzione con le campagne che si oppongono agli F-35. Una delegazione di Senatori e Deputati composta da Luigi Ramponi (PdL), Roberta Pinotti (PD), Federica Mogherini (PD) e Augusto Di Stanislao (IdV) ha quindi ricevuto, con la richiesta di successiva diffusione a tutti i commissari, il documento “La lotta contro i cacciabombardieri F35 nel territorio Novarese” (scaricabile dal sito www.noeffe35.org) e il dossier della campagna nazionale “Taglia le ali alle armi” dal titolo emblematico: “Tutto quello che dovreste sapere sul cacciabombardiere F35 e la Difesa non vi dice” (scaricabile dal sito www.disarmo.org/nof35).
“Nel documento – ha spiegato Laura Bergomi del Movimento No F35 Novarese – abbiamo ripercorso il nostro impegno partito fin dal 2006 contro l’F-35 e la base di Cameri. Noi siamo contro tutte le guerre e le fabbriche di armi e, di conseguenza, pretendiamo che lo Stato italiano cessi di sprecare le nostre risorse in una spesa militare inutile ed ipertrofica la cui evidente esemplificazione – conclude Bergomi - ci viene proprio offerta dall’ipotesi di produzione e di acquisto dei micidiali cacciabombardieri F-35”.
Al presidio era presente anche Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo e tra i portavoce della campagna nazionale, che ha dichiarato: “In questi giorni ai Parlamentari vengono fornite sul programma molte informazioni parziali, se non proprio errate ed incomplete, per questo nel nostro dossier abbiamo risposto punto per punto a tutte le questioni aperte sull’F-35 con dati precisi e certificati da fonti attendibili. E’ il caso dei fantomatici ritorni economici, industriali ed occupazionali da sempre promessi ma che alla prova dei fatti stanno svanendo uno ad uno. Solo per l’occupazione, argomento che interessava molto la zona del Novarese, degli sbandierati 10.000 posti di lavoro se ne potrebbero concretizzare realmente tra i 1.000 e i 2.000 al massimo. Ma come sempre abbiamo detto si tratterà solamente di ricollocazioni di chi perde il posto di lavoro per la prossima chiusura dal programma Eurofighter. Quindi in sostanza – conclude Vignarca – nessun nuovo posto di lavoro all'orizzonte”.
Il movimento ha ringraziato i Parlamentari disponibili al dialogo e tramite loro ha inviato un messaggio a tutto il Parlamento, dal quale ci si aspetta un dibattito ampio e serio su un tema così delicato come quello della nostra sicurezza e dell’uso delle risorse finanziarie in un momento di crisi economica come quella che stiamo attraversando.
Tutte le informazioni sulla campagna si possono trovare sui siti delle organizzazioni promotrici:
www.perlapace.it (Tavola della Pace) – www.sbilanciamoci.org (Campagna Sbilanciamoci!) - www.disarmo.org (Rete Italiana per il Disarmo)
La petizione online (con i dettagli per la raccolta di firme cartacee) è invece raggiungibile all'indirizzo www.disarmo.org/nof35
Questo comunicato per il momento gira su qualche lista di discussione,aggiungo io che....
la petizione online si puo' firmare anche dal sito www.peacelink.it
Sul sito dell' Associazione Peacelink sono presenti anche la petizione "Siria, no war", gia' arrivata a 1.800 adesioni singole e circa 90 di associazioni, e il Manifesto Nonviolento che ha raccolto 1.200 adesioni singole e 100 di associazioni, proponendo la contrarieta' alle missioni militari e alle spese per armamenti, compreso l' acquisto degli F-35 Lokeed Martin.
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