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martedì 17 luglio 2012
M.Correggia:Tramseh e il giornalismo di pace (concetto introdotto da Galtung)
Tramseh e il giornalismo di pace
di Marinella Correggia
Il concetto di “giornalismo di pace” è stato introdotto negli anni 1990 dallo studioso e attivista Johann Galtung per indicare “quando redattori, editori e invitati compiono scelte su cosa riferire e come riferire, che creano per la società nel suo complesso opportunità di considerare e valutare risposte nonviolente ai conflitti” (Simona Defilippi, Giornalismo di pace: cos’è e perché si contrappone alla pratica corrente, www.serenoregis.org/2009/12/giornalismo-di-pace.simona.defilippi/print). Fra i tanti principi, il giornalismo di pace fa attenzione alle parole: ad esempio non usa il termine “massacro” (che è una strage intenzionale di inermi) quando invece gli uccisi sono persone armate.
Tremseh, i modi e i tempi
Pochi giorni prima della prossima discussione sulla Siria al Consiglio di Sicurezza (il 20 luglio scade il mandato dell’inviato dell’Onu Kofi Annan), gli organi dell’opposizione siriana denunciano, ripresi da tutti i media, “il più grande massacro di civili di tutta la crisi”: oltre duecento persone trucidate giovedì 12 luglio all’alba a Tremseh dalle forze governative dell’esercito e dalle milizie filogovernative shabiha.
Subito gli osservatori dell’Onu in attesa di recarsi sul luogo affermano – come l’opposizione – di aver visto segni di attacchi con elicotteri. Lo stesso fa Kofi Annan, confermando “intensi combattimenti con l’uso di artiglieria, carri armati ed elicotteri”.
Presso i media mainstream e gli stessi social network questo episodio, tempistico come altri (vedi Houla e Karm Zeitoun), diventa “esercito siriano usa elicotteri e carri armati per massacrare i civili”. I governi appartenenti al nutrito gruppo degli “amici della Siria” e che si autodefiniscono “comunità internazionale” si precipitano a condannare il regime e a chiedere azioni energiche. Lo stesso fa il segretario generale dell’Onu.
Il governo di Damasco dal canto suo respinge le accuse: si è trattato di un’operazione contro terroristi armati che avevano occupato il villaggio e ucciso diversi abitanti, e non sono stati usati che né elicotteri né carri armati ma solo al massimo Rpg. Damasco parla di 37 combattenti e due civili uccisi nell’operazione, insieme a tre soldati.
Sarà difficile anche questa volta conoscere la verità sulle dinamiche e sulle responsabilità. Le testimonianze sono opposte a seconda di chi le raccoglie (scegliendo dunque i testimoni).
Ma stavolta da subito – ancor prima delle parziali verifiche dell’Onu – alcuni dubbi sulla natura dell’evento e sull’identità (civile o armata) degli uccisi oltre che sul loro numero si fanno avanti perfino presso la stampa mainstream. Secondo i dati raccolti dal New York Times, quella di Tremseh più che una strage di civili è stata una uccisione in massa di ribelli: uno scontro impari tra truppe siriane più numerose e ben armate e forze dell’opposizione in numero inferiore e dotate solo di armi leggere (ma come mai allora ci sarebbero stati “intensi combattimenti”?). Il quotidiano cita a suo supporto una serie di video e le liste parziali delle vittime da cui emerge che i morti sarebbero – tranne pochissime eccezioni, tra cui un bimbo di 6 anni – tutti uomini tra i 19 e i 36 anni, età normale tra i combattenti. Da Londra, lo stesso Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, da mesi “fonte” dei media, sostiene di avere un elenco di 103 vittime, il 90% dei quali giovani uomini ma senza alcuna donna. Altri esponenti dell’opposizione si discostano in fretta dalla cifra spaventosa di duecento vittime. Chi ne conferma 74, chi 20. Civili o armati? Un “attivista” chiamato Jafaar, citato dall’Afp, dice a Shams News Network (favorevole agli insorti) che in maggioranza gli uccisi erano armati, salvo sette civili; l’”attivista” sostiene che il contrattacco dell’esercito nei confronti dei combattenti sia stato aiutato dalle milizie dei villaggi alauiti circostanti (ma non attribuisce loro massacri di civili).
Comunque, sabato 14 luglio la missione dell’Onu è poi entrata a Tremseh per indagare sugli eventi. E l’Onu stessa non parla più di “massacro” ma di “attacco” (http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=42479&Cr=Syria&Cr1=): “Sulla base di quello che gli osservatori hanno visto e di racconti di testimoni, l’attacco da parte dell’esercito era mirato a gruppi e case specifici, di disertori e attivisti”. Ha poi concluso che sono stati usati artiglieria, mortai e armi leggere ma non ha più parlato di elicotteri o di carri armati. Quanto al bilancio dei morti, per l’Onu è tuttora più che incerto. La verità appare complessa come le responsabilità, e lontana dalla versione unilaterale di tanti media e social network. Che fanno giornalismo di guerra.
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=459
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venerdì 22 giugno 2012
Solidarieta' alla giornalista e attivista pacifista Marinella Correggia
Dopo gli attacchi contro la giornalista e pacifista Marinella Correggia, autrice di numerose inchieste sui conflitti in Libia, Siria, Afghanistan ed ex Jugoslavia, la Rete No War prende posizione.
In questi giorni abbiamo assistito, allibiti, ad una serie di attacchi alla nostra collega Marinella Correggia, giornalista, pacifista dal 1991 e componente di lunga data della Rete NoWar - Roma. Attacchi che respingiamo con sdegno perché infondati, strumentali e meschinamente ad personam.
Il lavoro che Marinella porta avanti da diversi anni, insieme ad alcuni di noi della Rete, è quello di smontare le bugie contenute in quel diluvio di notizie sensazionalistiche che i mass media usano regolarmente, si direbbe ad arte, per convincerci di sostenere interventi armati in paesi terzi. Il suo è un lavoro di "pacifismo militante giornalistico", gratuito e a sue spese (e quindi niente affatto “per conto terzi”).
Marinella, nello smontare le falsificazioni dei mass media, dà senz'altro fastidio a qualcuno, non abbiamo dubbi. E non solo ai giornalisti interessati, ma anche e soprattutto ai ceti dominanti che cercano di promuovere, per profitto, le guerre di conquista fatte passare per interventi "umanitari" in Libia, in Afghanistan, in Iraq, nell'ex-Jugoslavia, ora in Siria. Marinella sembra infastidire persino molti opinionisti politici che amano dipingere i conflitti in corso in modo semplicistico e del tutto subalterno ai mass media: "popoli coraggiosi che affrontano spontaneamente e a mani nude spietati dittatori i quali, assetati di sangue, non esitano a bombardarli". Marinella guasta la festa, scoprendo e documentando come, dietro queste sollevazioni senz'altro coraggiose e soggettivamente spontanee, ci siano anche registi occulti che armano i settori più estremisti, inviano nel paese in questione guerriglieri mercenari per aizzare il dittatore di turno e, quindi, provocano guerre civili per giustificare poi i loro interventi "umanitari" a suon di bombe. E che usano dunque, come i loro "apologeti de facto", questi opinionisti e questi giornalisti compiacenti.
Marinella li denuncia, documenti alla mano; non sorprende, dunque, che qualcuno di loro, per stizza o per partito preso, denuncia Marinella -- e, non avendo documenti di appoggio, ricorre all'insinuazione e all'attribuzione di intenti. Ma ora basta. Continuare a spargere queste denigrazioni potrebbe danneggiare seriamente l'attività giornalistica di Marinella. Pertanto avvertiamo chi vorrebbe continuare a farlo che saremo solidali con Marinella nella tutela del suo nome e della sua professionalità.
Roma, 19 giugno 2012
Rete NoWar – Roma
Firmatari: Nella Ginatempo, Alessandro Marescotti, Giulietto Chiesa, Ufficio Centrale di Alternativa. Claudia Fanti e la redazione Adista, Giovanni Sarubbi, Sergio Cararo, Mila Pernice, Maurizio Musolino, Loretta Mussi, Alessandra Capone, Alessandro Di Meo, Andrea Dominici, Anita Fisicaro, Anna Farkas, Antonella Recchia, Antonio Deplano, Armando Tolu, Bassam Saleh, Blanca Clemente, Luisa Morgantini, Bruna Felici, Carla Razzano, David Lifodi, Dominique Sbiroli, Enrica Paccoi, Enza Biancongino, Enzo Brandi, Ernesto Celestini, Flavia Lepre, Francesco Lussone, Franco Maresca, Gianfranco Landi, Haysha Moore, Jasmina Radivojevic, Laura Tussi, Luciano Manna, Mahamid Souad, Marco Benevento, Marco Palombo, Marco Papacci, Marco Santopadre, Maria Antonietta Polidori, Maria Cristina Lauretti, Mario Schena, Marta Turilli, Massimo Fofi, Mirella Retico, Ornella Sangiovanni, Paola Tiberi, Patrick Boylan, Patrizia Cecconi, Piero Pagliani, Pietro Raitano, Pilar Castel, Roberto Battiglia, RobertoLuchetti, Rosa Maria Coppolino, Samantha Mengarelli, Sancia Gaetani, Simona Ricciardelli, Stefania Limiti, Stefania Russo, Tiziano Cavalieri, Tullio Cardia, Francesco Santoianni, Angelica Romano, Simona Ricciardelli. Francesco Lussone...
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giovedì 14 giugno 2012
Forum Pace,Video: M.Correggia, Francesco Vignarca e l' intervento dei fratelli musulmani
Video degli esponenti dei Fratelli Musulmani che aprono l' Assamblea Plenaria del Forum Pace
http://www.youtube.com/watch?v=bvNtjuDfYJk
Video, sempre dal Forum Pace di Roma, 7-8-9 giugno 2012.
Alessandro Marescotti, direttore di Peacelink intervista Francesco Vignarca,esperto di armamenti e rappresentante della rete Disarmo e marinella Correggia, giornalista e attivista ecopacifista
http://www.youtube.com/watch?v=OjSHaMBPf6g
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