Visualizzazione post con etichetta 19 febbraio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 19 febbraio. Mostra tutti i post

sabato 18 febbraio 2012

Siria-La discussione tra i pacifisti italiani sulla manifestazione del 19 febbraio arriva sul Fatto Quotidiano


Ma è polemica sull’intervento straniero

L'appuntamento è fissato per domani. Rilanciato dalla sezione italiana del Consiglio Nazionale Siriano (Cns), l'evento vede contrarie molte associazioni pacifiste che nella richiesta d'intervento anti - Assad vedono il rischio di riprodurre il caso Libia

Tutto è cominciato con un messaggio di Flavio Lotti il 10 febbraio scorso che invitava il pacifismo italiano ad aderire a una manifestazione, domenica 19 febbraio a Roma, indetta dalla sezione italiana del Consiglio Nazionale Siriano (Cns), importante gruppo – forse il più noto – dell’opposizione al regime di Assad. Lotti, coordinatore della Tavola della pace, spiegava che la situazione è circondata da un’informazione che spesso diventa “strumento di guerra” ma che se “abbiamo bisogno di capire, riflettere, discutere” è anche necessario “agire”. Alla manifestazione hanno aderito i gruppi più importanti del movimento: Libera, Articolo21, Cgil, Arci, Acli, Beati, Terra del Fuoco e molti altri.

Nelle stesse ore, una sessantina di associazioni non meno pacifiste, capeggiate da Peacelink, una delle più antiche formazioni arcobaleno italiane, diffondeva un Appello nel quale, citando “una crescente campagna mediatica spesso basata su resoconti parziali e non verificabili”, chiedeva all’Onu di “agire immediatamente per fermare ogni tentativo di intervento militare straniero contro la Siria e di favorire una vera mediazione”. Apparentemente le cose non sembrano in contraddizione ma solo qualche giorno dopo i distinguo sono venuti alla luce.

Con una “Lettera aperta sul 19 febbraio” una decina di associazioni e reti (tra cui Peacelink ovviamente ma anche Ong importanti come “Un ponte per”) si sono dissociate “nettamente dalla manifestazione indetta dal Cns” non potendo “condividere le ragioni di quanti aderiscono a quella piattaforma”. Il motivo è il rifiuto del rischio di “un’altra guerra ‘umanitaria’ che, come in Libia, sotto la pretesa di proteggere i civili ha scatenato invece la ferocia dei bombardamenti”. I firmatari ritengono poi che il contestatissimo veto di Russia e Cina alla risoluzione Onu del 4 febbraio abbia scongiurato questa “minaccia”. Spaccatura insomma: gli uni per evitare di essere al solito accusati di stare zitti (“Dove sono i pacifisti”? E’ il refrain di chi li detesta), gli altri per il timore che un eccesso di pressione finisca a tradursi in un ennesimo conflitto.

Sul banco degli imputati c’è il Cns il cui rappresentante per l’Italia, Dachan Mohamed Nour, ribattte sul sito della Tavola che: “La manifestazione di Roma ha un unico scopo: fermare le violenze del regime e salvare la popolazione inerme. Per questo rimaniamo perplessi davanti a tanti amici che ancora legano questa manifestazione all’idea di bombardamenti o interventi armati”. “Si chiede solo – aggiunge – la protezione dei civili e l’apertura di corridoi per favorire l’ingresso degli aiuti umanitari. Dunque, qual è il problema”?

Gli risponde la giornalista ed ecoattivista Marinella Correggia che gli contesta posizioni in Italia diverse da quelle “internazionali del Cns, che varie volte ai partner occidentali e arabi ha chiesto l’intervento armato o almeno la no-fly zone”. Dachan inoltre “non può ignorare che il ‘suo’ Cns ha sempre rifiutato ogni negoziato e ha un patto di collaborazione con i gruppi armati che ricevono armi, soldi e persone dall’estero. Che fanno decapitazioni, attacchi a civili e sabotaggi”.

Flavio Lotti preferisce evitare polemiche ma tiene a sottolineare che l’adesione alla manifestazione è fatta su una piattaforma più che chiara: “Dialogo, garanzie e aiuto alla popolazione civile e no a nuove armi che entrino in Siria ad alimentare il conflitto”. Detto questo, conclude, “in Siria c’è una legittima rivolta e non un complotto internazionale, anche se è un terreno di scontro di poteri forti esterni al Paese. I distinguo e la prudenza vanno bene ma il silenzio no e finora ce n’è stato abbastanza”.

Sergio Bassoli della Cgil aggiunge: “Quel che sta succedendo in Siria ha bisogno di una presa di posizione contro il governo siriano che non è in grado di garantire la sicurezza dei propri cittadini. Ma siamo per l’opzione politica e contro chi pensa a soluzioni militari interne o internazionali. La ‘lettera aperta’ fa parte delle interpretazioni e differenti posizioni fondate su letture politiche diverse e quindi rispettabili. Diventa però difficile da capire e da rispettare l’accusa di essere il traino di macchinazioni guerrafondaie”.

Insomma la “lettera aperta” viene rispedita al mittente e del resto non sembra aver fatto breccia più che tanto nel mondo del pacifismo italiano. Ma nonostante le ragioni della maggior parte del pianeta arcobaleno facciano quadrato attorno al pericolo di una stasi già vista (per cui, per evitare di sbagliare, è meglio limitarsi a stare a guardare), nemmeno gli altri hanno tutti i torti anche se corrono il rischio di essere confusi proprio con la propaganda del regime di Assad. L’informazione che viene dalla Siria è molto univoca perché proviene da due fonti inconciliabili che hanno tutto l’interesse a spararla più grossa.

Le fonti indipendenti sono poche e su quelle giornalistiche è bene, a volte, essere prudenti, come nel caso di Al Jazeera, la tv che risiede in un Paese – il Qatar – che ha avanzato l’idea di un intervento addirittura di terra. Inoltre la galassia jihadista e quella più moderata dell’islam politico trovano in Siria terreno fertile nei gruppi di opposizione.

La rivista strategica Stratfor ha messo in guardia sul rischio jihadista. Quanto a quello islamista non è una novità che Paesi come Qatar e Arabia saudita preferiscano appoggiare i Fratelli musulmani nei “nuovi” Paesi risvegliatisi con la Primavera araba che non gruppi laici e vagamente sinistrorsi. Una componente della società siriana che pure esiste ma ha poca voce e scarsissima risonanza. Nessuno la finanzia e tantomeno, gli fornisce armi come invece avviene con il cosiddetto Esercito libero della Siria, effettivamente sponsorizzato dal Cns.

di Emanuele Giordana

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/manifestazione-contro-massacro-siriano-polemica-sullintervento-straniero/192142/

giovedì 16 febbraio 2012

Siria-Lettera aperta alla CGIL, alla Tavola della Pace e alle associazioni che hanno aderito alla manifestazione indetta dal CNS il 19 febbraio a Roma.



Con questa lettera aperta intendiamo dissociarci nettamente dalla manifestazione indetta dal CNS a Roma per il 19 febbraio e non possiamo condividere le ragioni di quanti aderiscono a quella piattaforma.

Ciò perché non vogliamo assolutamente un'altra guerra “umanitaria” che, come è avvenuto in Libia, sotto la pretesa di proteggere i civili ha scatenato invece la ferocia dei bombardamenti e dell'intervento NATO ed ha aggiunto alla guerra civile, in corso sul terreno, un altro bagno di sangue molto, molto più grande. Crediamo perciò che grazie al veto di Russia e Cina la minaccia di un "intervento umanitario" solo per il momento sia stata scongiurata.

Pensiamo però che sia necessaria una piattaforma di pace alternativa che ,a partire dalla cessazione delle violenze da entrambe le parti (governo e bande armate della cosiddetta opposizione), rivendichi un vero negoziato di pace. Ciò perché il massacro dei civili in corso sul terreno in Siria è frutto di una guerra civile tra due entità armate, come ha dimostrato il rapporto degli osservatori della Lega Araba-censurato dal Qatar- e come dimostrano numerose violenze sui civili, gli attentati terroristici, il cecchinaggio e numerose efferatezze compiute proprio dall'Esercito Siriano di Liberazione di cui è alleato il CNS.

Questo ultimo attribuisce le violenze solo all'esercito governativo e invoca nel volantino del 19 febbraio (e nella piattaforma su cui chiede le adesioni ) “le dimissioni di Assad e del suo staff” e inoltre “la difesa internazionale dei civili secondo lo Statuto dell'ONU”, il che equivale a chiedere nei fatti il cambio di regime a mano armata e nuovamente quell'intervento militare internazionale che è stato momentaneamente fermato dal veto in Consiglio di sicurezza dell'ONU. Questa strada porta direttamente alla guerra”umanitaria” della NATO contro la Siria ed a legittimare l'intervento militare già in atto in Siria con truppe della Turchia, del Qatar, della Libia, dell'Arabia Saudita e di tutte le petrolmonarchie del Golfo che stanno da tempo fomentando la guerra, appoggiando con mezzi militari e mediatici l'opposizione armata in Siria.

L'esperienza delle cosiddette guerre umanitarie dell'ultimo quindicennio ci ha insegnato che nessuna retorica dei diritti umani o di “contingenti necessità” può mascherare la realtà della guerra con i suoi lutti e le sue devastazioni senza fine. L'unica strada per fermare il massacro di civili è quella di fermare le violenze, non di amplificarle invocando l'intervento occidentale.

Invitiamo pertanto tutte le associazioni che ripudiano la guerra a dissociarsi apertamente dal CNS e dalla sua piattaforma.

FIRME:

RETE NOWAR, PEACELINK, WILPFITALIA, UNPONTEPER, STATUNITENSI CONTRO LA GUERRA FIRENZE, U.S. CITIZENS FOR PEACE AND JUSTICE, RETE DISARMIAMOLI, CONTROPIANO, ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI AMICIZIA ITALIA-CUBA circolo di Roma, ASSOCIAZIONE AMICI DELLA MEZZALUNA ROSSA PALESTINESE