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martedì 25 gennaio 2011

Protest against army after central Nigeria killings

Villagers staged protests against the military in central Nigeria on Monday, hurling stones and burning the tents of soldiers who they blamed for the killing of five local residents over the weekend.
Scores of people have died in and around the city of Jos in recent weeks in clashes between Christian and Muslim mobs, violence which risks intensifying in the run-up to nationwide elections in April in Africa’s most populous nation.

The tension is rooted in decades of resentment between indigenous groups, mostly Christian or animist, who are vying for control of fertile farmlands and for economic and political power with migrants and settlers from the Muslim north.

Plateau state police commissioner Abdulrahman Akano said armed men, apparently in military uniform, attacked the village of Farin Lamba south of the state capital Jos on Sunday, killing four people and injuring several.

“Efforts are on to arrest the fleeing perpetrators,” Akano said, adding a teenager was killed in a simultaneous attack on another village where two houses were also set ablaze and a further two people shot and critically wounded.

Some members of the Christian community have accused the security forces of backing the mostly Muslim Hausa-Fulani ethnic group during the unrest. The rank-and-file of the army are from both religions but senior officers stationed in the region are predominantly Muslim, they say.

The military denies the accusations.

Brigadier General Hassan Umaru met villagers close to Farin Lamba and assured them the security forces were not biased, urging them to bring forward any evidence to the contrary, residents said.

But soldiers shot into the air to disperse villagers, mostly women, who threw stones and set fire to their tents at K-Vom, another settlement close to Farin Lamba, witnesses said.

Five soldiers accused of involvement in previous killings in the region are under investigation, the army has said.

Plateau state, of which Jos is the capital, lies in the “Middle Belt” where the mostly Muslim north meets the largely Christian south. It has seen years of ethnic tension and is a potential flashpoint ahead of the April polls.

The latest unrest brings the death toll in and around Jos to more than 100 since Christmas, when there were a series of bomb blasts and subsequent clashes in the city.

Reuters.
Fonte www.africa-times-news.com

venerdì 21 gennaio 2011

L' Italia e le armi alla Nigeria

Il governo di Abuja secondo Amnesty viola libertà fondamentali

di Luciano Bertozzi
Nel suo recente viaggio in Nigeria, il ministro degli esteri Frattini ha concluso accordi con Abuja per la vendita di 2 navi militari, sollevando le critiche dei ribelli del Mend, che chiedono la ridistribuzione equa dei proventi del petrolio. E violando la legge 185.


La disponibilità del ministro degli esteri Frattini a fornire due navi militari alla Nigeria, annunciata nel corso della recente visita ufficiale nel paese africano (una delle tappe del suo tour africano, dal 9 al 13 febbraio- ascolta l'intervista a Carlo Marroni, giornalista de ilSole24ore, che traccia un resoconto del viaggio di Frattini ) ha suscitato le ire del Mend (Movimento per l’emancipazione del delta del Niger) che ha minacciato ritorsioni sulle imprese italiane, soprattutto del gruppo ENI, operanti in loco.
Il titolare della Farnesina ha incontrato ad Abuja il ministro della difesa ed ha riferito che il governo nigeriano è “interessato ad usare tecnologie italiane, navi leggere veicoli speciali, blindati Lince, aerei, tecnologie radar e controlli satellitari Alenia”.
” Il governo italiano – ha commentato il Mend - ha offerto, non richiesto, la fornitura di due navi militari all’esercito nigeriano che sta conducendo una guerra ingiusta contro le popolazioni del delta del Niger”.
La Farnesina ha replicato alle accuse del Mend affermando che il nostro paese favorisce la stabilizzazione ed ha ribadito l’invito alla Nigeria a partecipare al vertice del G8 di quest’estate in programma alla Maddalena.
Rafforzare l’apparato militare di uno stato che secondo Amnesty International viola le libertà fondamentali non aiuterà a risolvere politicamente il problema della popolazione che abita il Delta del Niger, area ricca di petrolio, i cui proventi non vengono però distribuiti equamente: la regione è la più povera e arretrata della Nigeria. Anzi, il petrolio si trasforma in una sorta di maledizione: lo sfruttamento sconsiderato delle multinazionali straniere distrugge l’ambiente e ne impedisce ogni possibilità di sviluppo. La Nigeria, pur essendo un importante produttore non ha utilizzato i notevoli introiti derivanti dall’oro nero per migliorare la qualità della vita dei nigeriani: il paese è in fondo a tutte le statistiche socioeconomiche mondiali.
Le stesse multinazionali petrolifere sono state accusate di sostenere l’apparato militare. Inoltre negli ultimi anni si sono moltiplicati gli attacchi alle piattaforme petrolifere ed i sequestri dei lavoratori che hanno visto anche il coinvolgimento dell’ENI.

Tale contesto imporrebbe particolare cautela e la sospensione di ogni cooperazione militare: proprio il contrario di quanto avviene. Il paese è un importante cliente dell’industria militare italiana, il primo dell’Africa subsahariana. Nel 2007 , secondo la relazione governativa ,sono state consegnate armi per un valore di 16 milioni di euro. Nel 2006 Alenia Aeronautica ha firmato un contratto da 84 milioni di euro per la messa in efficienza degli aerei da addestramento MB 339 forniti in precedenza. . Nel 2005 la stessa azienda ha firmato un contratto da 60 milioni di euro per l’ammodernamento e la logistica degli aerei da trasporto G 222 forniti dall’Italia . L’accordo prevede anche la formazione tecnica del personale. In passato Abuja ha anche usufruito di servizi militari , non meglio specificati nei documenti ufficiali di Palazzo Chigi, per un valore di 2,8 milioni di euro. Ciò avviene mentre il nostro paese ha cancellato, nel 2005, gran parte del debito estero contratto con l’Italia, quasi 900 milioni di euro.
Commesse che, in coerenza con la legge 185 che disciplina l’export militare, dovrebbero essere quantomeno sospese: la legge vieta le vendite a paesi belligeranti. E’ da sottolineare, inoltre, che l’Onu nel 2006 ha denunciato l’uso sistematico della tortura da parte della polizia nigeriana.


Per approfondire cerca nel motore in alto:
- Frattini l'africano 10/02/2009
- Shell sotto accusa per danni ambientali 19/05/2008
- Nigeria: corruzione e guerra del petrolio 13/10/2008



Nigrizia - 05/03/2009

mercoledì 19 gennaio 2011

Nigeria: le Mend menace de nouveau

Le Mend, groupe armé nigérian actif dans la région pétrolifère du sud du Nigeria, a menacé mardi d’attaquer des dépôts de carburants, dans un communiqué dénonçant les arrestations de ses militants par les autorités.
“Le Mouvement pour l’émancipation du delta du Niger (MEND) va entamer prochainement une attaque terrible contre (. . . ) l’industrie pétrolière nigériane”, déclare le texte.
“Pour éviter des pertes humaines et matérielles, un avertissement est lancé aux résidents vivant à proximité immédiate des dépôts stockant du fioul pour l’aviation, du diesel, du kérosène, du pétrole, du gaz propane et de l’huile pour moteur”, ajoute le Mend dans son communiqué.
“Nous allons aussi viser les véhicules qui transportent des produits pétroliers”, précise le communiqué.

Cette menace intervient au moment où commence le procès de Charles Okah, frère d’un dirigeant présumé du Mend, jugé pour deux attaques en octobre à la voiture piégée dans la capitale fédérale nigériane, Abuja.
Charles Okah a eu un malaise mardi au tribunal alors que son procès allait débuter. Il est le frère d’Henry Okah, accusé d’avoir ordonné le double attentat d’Abuja, le jour de la fête de l’Indépendance, qui avait fait 12 morts, le 1er octobre dernier.
Henry Okah vit en Afrique du Sud où il a été arrêté après les attentats.
Le juge a ajourné le procès de Charles Okah pour permettre que des soins lui soient prodigués.

Le Mend affirme se battre au nom d’une plus juste répartition de la manne pétrolière, en faveur des populations du delta qui vivent dans la pauvreté.

Fonte www.africa-times-news.com

E' giusto battersi per una divisione equa della ricchezza proveniente dal petrolio (anche se ormai la produzione petrolifera e' solo dannosa).
Ma e' la strada giusta e' il conflitto, la lotta nonviolenta.
marco
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