Rivolta dei giovani
Intervista sui fatti d'Egitto a Fawaz Trabulsi, storico e professore all'Università' Americana di Beirut
scritto per noi da Erminia Calabrese
"A seguito della rivoluzione egiziana Israele ha scoperto che fare un accordo con un regime non significa necessariamente farlo con un popolo". Fawaz Trabulsi, storico e professore all'Università Americana di Beirut é autore di diversi libri e cofondatore dell'Organizzazione per l'Azione Comunista negli anni Settanta in Libano le cui priorità erano la resistenza contro Israele e le riforme socio-economiche nel Paese. Ha tradotto, inoltre, in arabo le opere di Antonio Gramsci.
Che ruolo avrà l'amministrazione statunitense nel governo di transizione egiziano del dopo Mubarak?
Credo che all'inizio della rivoluzione l'obiettivo dell'amministrazione statunitense sia stato quello di mantenere a tutti i costi il Presidente Mubarak e il suo regime apportando solo delle piccole modifiche. Quando ad un certo punto e' diventato impossibile continuare su questa linea hanno optato per Omar Suleiman e quando anche questo tentativo non ha avuto successo hanno scelto di consegnare il paese all'esercito. Ora gli statunitensi sono interessati nella scelta del nuovo presidente egiziano e ancora di piu sono interessati a mantenere gli accordi di Camp David e la pace con Israele.
C'e' un rischio per gli accordi di pace con Israele?
No. Molto probabilmente il nuovo regime non dimenticherà questi accordi anche perché non era Mubarak a difenderli, ma questo non vuol dire che Israele non abbia perso qualcosa. Mubarak e' stato in effetti l'uomo che ha fatto si che l'Egitto esca dal consenso arabo e che possa diventare un paese mediatore tra palestinesi e israeliani. E' stato l'uomo che ha fornito servizi e firmato vari accordi economici con Israele tra il quale quello di vendita del gas egiziano con un prezzo inferiore rispetto alla media internazionale e con un prezzo fisso per 20 anni. Israele oggi scopre che l'Accordo è stato fatto con un regime e non con lo Stato ne' tantomeno con la popolazione.
Come sara' il dopo Mubarak?
Bisogna solo aspettare. Non possiamo fare delle previsioni adesso. Quello che e' importante e' di sottolineare I fattori socio-economici di questa rivoluzione che già dal secondo giorno si e' manifestata come una rivendicazione di operai, funzionari e studenti. Per una volta il politico e il sociale sono andati di pari passo. La gente e' scesa in piazza chiedendo la fine del regime di Mubarak, chiedendo la libertà, un'uguale redistribuzione delle ricchezze, un aumento dei salari, e sindacati liberi.
Tunisia e poi Egitto possiamo dire di aver assistito al risveglio del panarabismo nella regione?
Più che un panarabismo in se stesso queste rivoluzioni fanno scoprire al mondo occidentale che il mondo arabo e' legato da legami solidi. Queste rivoluzioni hanno messo in primo piano un identità araba mentre il discorso egemonico dei media occidentali voleva spostare a tutti i costi l'attenzione sull'Islam. In ogni caso si tratta di un nuovo arabismo al posto di panarabismo nel senso ideologico. Questa nuovo arabismo si basa sul fatto che il mondo arabo ha dei problemi in comune: disoccupazione, povertà, una gioventù che rappresenta quasi la meta del paese e che e' istruita senza un lavoro.
Come giudica la stampa internazionale che ha spostato l'accento sull'Islam fino a temere un aumento del potere dei Fratelli Musulmani mentre in Medio Oriente uno stato quello ebraico e' stato costruito dai "fratelli ebraici"?
Nel caso tunisino e egiziano gli islamisti si sono rivelati nella loro vera forza cioè rappresentanti del 15 o 20 percento della popolazione e in tutti e due casi questi partiti vogliono entrare a far parte del gioco democratico. Nel caso egiziano I Fratelli Musulmani sono una forza conservatrice che vuole impegnarsi nella politica e che vuole rivendicare il suo diritto nelle istituzioni. Ma c'e' una terza forza tra l'Islam e il potere che non e' solo la sinistra o i nasseristi sono i giovani, una nuova generazione uscita dalle classe medie di cui nessuno parla. In ogni caso se siamo in una democrazia dobbiamo accettare le scelte della gente. Come gli arabi accettano di vedere alla testa degli Stati Uniti un presidente criminale come George W. Bush anche gli occidentali devono accettare la volontà del popolo arabo anche se questi scelgono islamisti. Poi per quanto riguarda i Fratelli Musulmani questi ultimi sono molto ambigui sulla questione di Camp David.
Pensa che il modello della Turchia possa imporsi come modello da imitare per l'Egitto e gli altri paesi arabi?
Credo che tutta questa percezione dell'occidente di voler vedere la Turchia come modello si basi su una concezione occidentale che solo gli islamisti possono governare e io non sono convinto di questo. La Turchia e' un paese industrializzato e ricco. Ha uno stato e un esercito forte. Non e' facile prendere questo paese come modello.
E il Libano aspetta la rivoluzione?
La rivoluzione in Libano e una grande parola.E' un paese molto diviso. La vera rivoluzione dovrebbe essere quella di creare una nuova corrente che possa mettere fine alla polarizzazione politica tra 8 e 14 marzo. Una corrente nazional-popolare trans confessionale. Una corrente che accetti le armi di Hezbollah che minimizzi il ruolo di difesa a Israele e che faccia più riforme socio-economiche perche il Libano ne ha molto bisogno.
Christian Elia
www.peacereporter.net
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sabato 19 febbraio 2011
mercoledì 9 febbraio 2011
Egypte: Moubarak fait des promesses
Egypte: Moubarak fait des promesses
by AfricaTimes.
Le président égyptien Hosni Moubarak a promis lundi une hausse de 15% des salaires des fonctionnaires et des retraites, au 14e jour de manifestations réclamant son départ, cependant que Barack Obama se félicitait des “progrès” enregistrés dans le dialogue avec ses opposants.
“Le gouvernement se préoccupe du citoyen égyptien et veut améliorer son niveau de vie”, a déclaré le Premier ministre Ahmad Chafic, à l’issue d’une première réunion de l’ensemble du Conseil des ministres depuis le remaniement pour faire face à la crise qui secoue le pays depuis deux semaines.
La hausse entrera en vigueur à partir du 1er avril. “Les augmentations des retraites coûtent au Trésor 6,5 milliards de livres égyptiennes (un peu plus d’un milliard de dollars)”, a précisé le ministre des Finances Samir Radwane.
Cette annonce n’a néanmoins pas apaisé la colère des protestataires. De nouvelles manifestations sont prévues mardi dans les grandes villes, et la place Tahrir, devenue un symbole de la contestation au Caire, restait occupée par des milliers de manifestants dans la soirée, a constaté un journaliste de l’AFP.
La veille, une nouvelle “séance de dialogue national” avait été organisée entre pouvoir et opposition, à laquelle les Frères musulmans, première force d’opposition, mais bête noire du régime, s’étaient joints. C’était la première fois en un demi-siècle que le pouvoir et la confrérie discutaient publiquement.
La Maison Blanche a indiqué lundi que les autorités américaines n’étaient pas en contact avec les Frères musulmans, soulignant “les nombreux désaccords (des Etats-Unis) avec les déclarations de certains dirigeants de cette organisation”.
Le président des Etats-Unis Barack Obama a estimé de son côté que le processus politique en Egypte enregistrait des “progrès”.
Pour autant, selon le porte-parole du département d’Etat américain, Philip Crowley, l’organisation d’élections libres à brève échéance en Egypte constituerait “une entreprise ambitieuse”.
Il a rappelé que la Constitution égyptienne prévoyait des élections dans un délai de 60 jours si le président Moubarak quittait le pouvoir.
“La question se poserait de savoir si l’Egypte est prête aujourd’hui à avoir des élections concurrentielles et ouvertes, sachant que le passé récent a montré, très honnêtement, que les élections n’avaient pas vraiment été libres et justes”, a dit M. Crowley.
La Maison Blanche a appelé par ailleurs tout futur gouvernement égyptien à respecter les “traités et engagements” actuels, allusion évidente au traité de paix liant l’Egypte à Israël.
De son côté, tout en affirmant que la France ne souhaitait pas “s’ingérer dans le choix du peuple égyptien”, le ministre français de la Défense Alain Juppé a souligné que Paris soutenait l’avènement d’une “réelle démocratie” et estimé que “la transition (devait) se développer dès que possible”.
Le site internet allemand d’information Spiegel Online écrivait dans la soirée que M. Moubarak pourrait venir effectuer “un bilan médical prolongé” en Allemagne, évoquant des réflexions “concrètes” en faveur d’une telle solution.
“Des discussions préparatoires avec les hôpitaux adéquats sont en cours, en particulier avec la clinique Max-Grundig à Bühl dans le Bade-Wurtemberg (sud-ouest)”, affirmé Spiegel Online, en citant des sources proches de cette clinique.
L’AFP n’a pu avoir la confirmation de telles discussions auprès de la clinique, et le porte-parole du gouvernement allemand a indiqué qu’il n’y avait eu “ni demande officielle, ni demande officieuse concernant un tel séjour”.
Dans le même temps, la vie reprenait doucement son cours au Caire, avec la réouverture des magasins et des routes depuis dimanche.
La durée du couvre-feu a été de nouveau réduite dans la capitale, à Alexandrie (nord) et Suez (est) : il sera désormais en vigueur de 20H00 (18H00 GMT) à 06H00 (04H00 GMT), contre 19H00 auparavant.
La Bourse du Caire, fermée depuis le 30 janvier, doit de son côté rouvrir le 13 février. Le constructeur automobile japonais Suzuki a par ailleurs annoncé avoir fait repartir sa production en Egypte, une semaine après l’avoir suspendue.
Devenu une figure de la mobilisation, un cadre égyptien du géant américain de l’internet Google, a été relâché lundi.
Wael Ghoneim, chef du marketing chez le géant de l’internet au Moyen-Orient et en Afrique selon sa page sur le réseau social pour professionnels LinkedIn, n’avait plus donné de nouvelles depuis le 28 janvier, après une manifestation géante au Caire.
Plutôt dans la journée lundi, plusieurs dizaines de personnes avaient bloqué l’accès à un important édifice gouvernemental à l’architecture soviétique, le Mougamma, donnant sur la place Tahrir.
Depuis le 3 février, les manifestations se déroulent le plus souvent dans le calme. Des heurts entre policiers et manifestants pendant les premiers jours de la contestation, puis entre militants pro et anti-Moubarak le 2 février, ont fait au moins 300 morts, selon un bilan non confirmé de l’ONU, et des milliers de blessés, selon des sources officielles et médicales.
Afp.
Fonte www.africa-times-news.com
by AfricaTimes.
Le président égyptien Hosni Moubarak a promis lundi une hausse de 15% des salaires des fonctionnaires et des retraites, au 14e jour de manifestations réclamant son départ, cependant que Barack Obama se félicitait des “progrès” enregistrés dans le dialogue avec ses opposants.
“Le gouvernement se préoccupe du citoyen égyptien et veut améliorer son niveau de vie”, a déclaré le Premier ministre Ahmad Chafic, à l’issue d’une première réunion de l’ensemble du Conseil des ministres depuis le remaniement pour faire face à la crise qui secoue le pays depuis deux semaines.
La hausse entrera en vigueur à partir du 1er avril. “Les augmentations des retraites coûtent au Trésor 6,5 milliards de livres égyptiennes (un peu plus d’un milliard de dollars)”, a précisé le ministre des Finances Samir Radwane.
Cette annonce n’a néanmoins pas apaisé la colère des protestataires. De nouvelles manifestations sont prévues mardi dans les grandes villes, et la place Tahrir, devenue un symbole de la contestation au Caire, restait occupée par des milliers de manifestants dans la soirée, a constaté un journaliste de l’AFP.
La veille, une nouvelle “séance de dialogue national” avait été organisée entre pouvoir et opposition, à laquelle les Frères musulmans, première force d’opposition, mais bête noire du régime, s’étaient joints. C’était la première fois en un demi-siècle que le pouvoir et la confrérie discutaient publiquement.
La Maison Blanche a indiqué lundi que les autorités américaines n’étaient pas en contact avec les Frères musulmans, soulignant “les nombreux désaccords (des Etats-Unis) avec les déclarations de certains dirigeants de cette organisation”.
Le président des Etats-Unis Barack Obama a estimé de son côté que le processus politique en Egypte enregistrait des “progrès”.
Pour autant, selon le porte-parole du département d’Etat américain, Philip Crowley, l’organisation d’élections libres à brève échéance en Egypte constituerait “une entreprise ambitieuse”.
Il a rappelé que la Constitution égyptienne prévoyait des élections dans un délai de 60 jours si le président Moubarak quittait le pouvoir.
“La question se poserait de savoir si l’Egypte est prête aujourd’hui à avoir des élections concurrentielles et ouvertes, sachant que le passé récent a montré, très honnêtement, que les élections n’avaient pas vraiment été libres et justes”, a dit M. Crowley.
La Maison Blanche a appelé par ailleurs tout futur gouvernement égyptien à respecter les “traités et engagements” actuels, allusion évidente au traité de paix liant l’Egypte à Israël.
De son côté, tout en affirmant que la France ne souhaitait pas “s’ingérer dans le choix du peuple égyptien”, le ministre français de la Défense Alain Juppé a souligné que Paris soutenait l’avènement d’une “réelle démocratie” et estimé que “la transition (devait) se développer dès que possible”.
Le site internet allemand d’information Spiegel Online écrivait dans la soirée que M. Moubarak pourrait venir effectuer “un bilan médical prolongé” en Allemagne, évoquant des réflexions “concrètes” en faveur d’une telle solution.
“Des discussions préparatoires avec les hôpitaux adéquats sont en cours, en particulier avec la clinique Max-Grundig à Bühl dans le Bade-Wurtemberg (sud-ouest)”, affirmé Spiegel Online, en citant des sources proches de cette clinique.
L’AFP n’a pu avoir la confirmation de telles discussions auprès de la clinique, et le porte-parole du gouvernement allemand a indiqué qu’il n’y avait eu “ni demande officielle, ni demande officieuse concernant un tel séjour”.
Dans le même temps, la vie reprenait doucement son cours au Caire, avec la réouverture des magasins et des routes depuis dimanche.
La durée du couvre-feu a été de nouveau réduite dans la capitale, à Alexandrie (nord) et Suez (est) : il sera désormais en vigueur de 20H00 (18H00 GMT) à 06H00 (04H00 GMT), contre 19H00 auparavant.
La Bourse du Caire, fermée depuis le 30 janvier, doit de son côté rouvrir le 13 février. Le constructeur automobile japonais Suzuki a par ailleurs annoncé avoir fait repartir sa production en Egypte, une semaine après l’avoir suspendue.
Devenu une figure de la mobilisation, un cadre égyptien du géant américain de l’internet Google, a été relâché lundi.
Wael Ghoneim, chef du marketing chez le géant de l’internet au Moyen-Orient et en Afrique selon sa page sur le réseau social pour professionnels LinkedIn, n’avait plus donné de nouvelles depuis le 28 janvier, après une manifestation géante au Caire.
Plutôt dans la journée lundi, plusieurs dizaines de personnes avaient bloqué l’accès à un important édifice gouvernemental à l’architecture soviétique, le Mougamma, donnant sur la place Tahrir.
Depuis le 3 février, les manifestations se déroulent le plus souvent dans le calme. Des heurts entre policiers et manifestants pendant les premiers jours de la contestation, puis entre militants pro et anti-Moubarak le 2 février, ont fait au moins 300 morts, selon un bilan non confirmé de l’ONU, et des milliers de blessés, selon des sources officielles et médicales.
Afp.
Fonte www.africa-times-news.com
lunedì 31 gennaio 2011
Egypte: la colère gronde toujours
Egypte: la colère gronde toujours
Jan 31st, 2011 by AfricaTimes.
Le président égyptien Hosni Moubarak a chargé son nouveau Premier ministre Ahmad Chafic de promouvoir la démocratie par le dialogue avec l’opposition alors que la mobilisation ne faiblissait pas après six jours de violences, malgré le couvre-feu en vigueur dans les grandes villes du pays.
De son côté, Mohamed ElBaradei, désigné dimanche par l’opposition pour “négocier” avec le régime, est allé au-devant des manifestants au Caire en promettant “une ère nouvelle”.
Dans une déclaration lue à la télévision dimanche soir, M. Moubarak, 82 ans, a réclamé “de nouvelles mesures, durables, pour plus de réformes politiques, constitutionnelles et législatives par le dialogue avec toutes les parties”, a appelé le nouveau gouvernement à “rétablir la confiance” dans l’économie et à “lutter de manière décisive contre toutes les formes de corruption”.
Après six jours de révolte qui ont fait au moins 125 morts et des milliers de blessés, le gouvernement a ordonné à la police de retourner dans les rues du pays, subitement désertées vendredi. Le couvre-feu en vigueur au Caire, à Suez et Alexandrie a été prolongé d’une heure, de 15H00 (13H00 GMT) à 08H00 (06H00 GMT).
Le président américain Barack Obama a appelé à “transition vers un gouvernement répondant aux aspirations” des Egyptiens. La secrétaire d’Etat Hillary Clinton a toutefois assuré qu’il n’était pas question de suspendre l’aide à l’Egypte, principal allié des Etats-Unis dans le monde arabe.
L’ancien président américain Jimmy Carter, un des principaux artisans de l’accord de paix israélo-égyptien, a prédit dimanche que M. Moubarak serait contraint de démissionner car “le peuple l’a décidé”, selon une déclaration faite à Plains (Géorgie, sud-est) diffusée par un journal local.
Pour M. ElBaradei, qui s’adressait par haut-parleur aux milliers de manifestants réunis place Tahrir, dans le centre-ville, le pays est “au début d’une ère nouvelle”. “Je vous demande de patienter, le changement arrive”, a-t-il déclaré aux manifestants qui scandaient : “Le peuple veut la chute du président !”.
Cernée par les chars, la place Tahrir vit depuis mardi au rythme d’une contestation sans pareil depuis l’arrivée de M. Moubarak en 1981. Sur le sol, les manifestants ont peint en énormes caractères : “Va-t-en, espèce de lâche, agent des Américains !”.
La chaîne satellitaire al-Jazira a été interdite dimanche en Egypte, une “violation du droit à l’information”, a déploré Human Rights Watch.
M. Moubarak a visité le centre opérationnel de l’armée au lendemain de la nomination d’un vice-président, le premier en 30 ans, le chef des Renseignements Omar Souleimane, et du nouveau Premier ministre.
Malgré ces mesures, la Coalition nationale pour le changement, groupement de plusieurs formations d’opposition, dont les Frères musulmans, a chargé M. ElBaradei, ancien chef de l’Agence internationale de l’énergie atomique (AIEA), de “négocier avec le pouvoir”.
Le président de l’Assemblée, Fathi Sorour, a annoncé que les résultats des élections législatives de fin 2010 seraient bientôt “corrigés”. Le scrutin avait été boycotté par les principales forces d’opposition qui avaient dénoncé des fraudes.
Dans la nuit de samedi à dimanche, des milliers de détenus se sont échappés après des émeutes et l’armée a annoncé l’arrestation de plus de 3. 000 évadés et fauteurs de troubles.
Dimanche, la protestation a paralysé en partie le pays. De nombreux distributeurs de billets étaient vides, les banques et la Bourse sont restées fermées.
Après de nombreux pillages au Caire, des comités de citoyens armés de fusils ou de gourdins surveillaient les quartiers de la métropole de 20 millions d’habitants.
La révolte, entamée le 25 janvier, 11 jours après la fuite de l’ex-président tunisien Zine El Abidine Ben Ali sous la pression de la rue, continuait à susciter l’inquiétude.
Washington se prépare ainsi à évacuer d’Egypte dès lundi des milliers de ressortissants par vols charters organisés par le gouvernement, a déclaré dimanche un haut responsable à Washington. Ottawa a annoncé également que des vols seraient affrétés pour évacuer les Canadiens d’Egypte.
Le roi Abdallah II de Jordanie a contacté dimanche le président égyptien pour “s’enquérir de la situation”.
Le président vénézuélien Hugo Chavez a appelé à “une solution pacifique” de la crise en parlant au téléphone avec son homologue syrien Bachar al-Assad et le dirigeant libyen Mouammar Kadhafi, qui entretient des relations privilégiées avec M. Moubarak.
De nombreux voyagistes ont suspendu les départs des vacanciers, au plus fort de la saison touristique. L’Arabie saoudite, la Libye, le Liban, l’Inde, la Grèce, la Turquie, l’Irak et l’Azerbaïdjan, dont un citoyen, employé de l’ambassade, a été tué samedi au Caire, ont dépêché des avions pour assurer le rapatriement de leurs ressortissants.
Le groupe français de matériaux de constructions Lafarge a décidé d’évacuer une centaine de personnes et la banque Crédit Agricole organisait le retour des familles de ses employés.
A l’aéroport du Caire, la confusion régnait, des hordes de touristes, d’expatriés et d’Egyptiens angoissés tentant à tout prix de quitter le pays.
L’acteur égyptien Omar Sharif, présent au Caire, s’est dit “solidaire du peuple” égyptien.
En Israël, le Premier ministre Benjamin Netanyahu a affirmé vouloir préserver la paix avec l’Egypte, seul pays arabe avec la Jordanie à avoir signé un traité de paix avec l’Etat hébreu.
Le Hamas, qui contrôle la bande de Gaza, a annoncé la fermeture du terminal de Rafah, à la frontière avec l’Egypte, provoquant des craintes de pénuries dans le territoire palestinien.
Au Soudan, des milliers d’étudiants ont bravé les forces de sécurité pour manifester sur le modèle égyptien.
Afp.
Fonte www.africa-times-news.com
Jan 31st, 2011 by AfricaTimes.
Le président égyptien Hosni Moubarak a chargé son nouveau Premier ministre Ahmad Chafic de promouvoir la démocratie par le dialogue avec l’opposition alors que la mobilisation ne faiblissait pas après six jours de violences, malgré le couvre-feu en vigueur dans les grandes villes du pays.
De son côté, Mohamed ElBaradei, désigné dimanche par l’opposition pour “négocier” avec le régime, est allé au-devant des manifestants au Caire en promettant “une ère nouvelle”.
Dans une déclaration lue à la télévision dimanche soir, M. Moubarak, 82 ans, a réclamé “de nouvelles mesures, durables, pour plus de réformes politiques, constitutionnelles et législatives par le dialogue avec toutes les parties”, a appelé le nouveau gouvernement à “rétablir la confiance” dans l’économie et à “lutter de manière décisive contre toutes les formes de corruption”.
Après six jours de révolte qui ont fait au moins 125 morts et des milliers de blessés, le gouvernement a ordonné à la police de retourner dans les rues du pays, subitement désertées vendredi. Le couvre-feu en vigueur au Caire, à Suez et Alexandrie a été prolongé d’une heure, de 15H00 (13H00 GMT) à 08H00 (06H00 GMT).
Le président américain Barack Obama a appelé à “transition vers un gouvernement répondant aux aspirations” des Egyptiens. La secrétaire d’Etat Hillary Clinton a toutefois assuré qu’il n’était pas question de suspendre l’aide à l’Egypte, principal allié des Etats-Unis dans le monde arabe.
L’ancien président américain Jimmy Carter, un des principaux artisans de l’accord de paix israélo-égyptien, a prédit dimanche que M. Moubarak serait contraint de démissionner car “le peuple l’a décidé”, selon une déclaration faite à Plains (Géorgie, sud-est) diffusée par un journal local.
Pour M. ElBaradei, qui s’adressait par haut-parleur aux milliers de manifestants réunis place Tahrir, dans le centre-ville, le pays est “au début d’une ère nouvelle”. “Je vous demande de patienter, le changement arrive”, a-t-il déclaré aux manifestants qui scandaient : “Le peuple veut la chute du président !”.
Cernée par les chars, la place Tahrir vit depuis mardi au rythme d’une contestation sans pareil depuis l’arrivée de M. Moubarak en 1981. Sur le sol, les manifestants ont peint en énormes caractères : “Va-t-en, espèce de lâche, agent des Américains !”.
La chaîne satellitaire al-Jazira a été interdite dimanche en Egypte, une “violation du droit à l’information”, a déploré Human Rights Watch.
M. Moubarak a visité le centre opérationnel de l’armée au lendemain de la nomination d’un vice-président, le premier en 30 ans, le chef des Renseignements Omar Souleimane, et du nouveau Premier ministre.
Malgré ces mesures, la Coalition nationale pour le changement, groupement de plusieurs formations d’opposition, dont les Frères musulmans, a chargé M. ElBaradei, ancien chef de l’Agence internationale de l’énergie atomique (AIEA), de “négocier avec le pouvoir”.
Le président de l’Assemblée, Fathi Sorour, a annoncé que les résultats des élections législatives de fin 2010 seraient bientôt “corrigés”. Le scrutin avait été boycotté par les principales forces d’opposition qui avaient dénoncé des fraudes.
Dans la nuit de samedi à dimanche, des milliers de détenus se sont échappés après des émeutes et l’armée a annoncé l’arrestation de plus de 3. 000 évadés et fauteurs de troubles.
Dimanche, la protestation a paralysé en partie le pays. De nombreux distributeurs de billets étaient vides, les banques et la Bourse sont restées fermées.
Après de nombreux pillages au Caire, des comités de citoyens armés de fusils ou de gourdins surveillaient les quartiers de la métropole de 20 millions d’habitants.
La révolte, entamée le 25 janvier, 11 jours après la fuite de l’ex-président tunisien Zine El Abidine Ben Ali sous la pression de la rue, continuait à susciter l’inquiétude.
Washington se prépare ainsi à évacuer d’Egypte dès lundi des milliers de ressortissants par vols charters organisés par le gouvernement, a déclaré dimanche un haut responsable à Washington. Ottawa a annoncé également que des vols seraient affrétés pour évacuer les Canadiens d’Egypte.
Le roi Abdallah II de Jordanie a contacté dimanche le président égyptien pour “s’enquérir de la situation”.
Le président vénézuélien Hugo Chavez a appelé à “une solution pacifique” de la crise en parlant au téléphone avec son homologue syrien Bachar al-Assad et le dirigeant libyen Mouammar Kadhafi, qui entretient des relations privilégiées avec M. Moubarak.
De nombreux voyagistes ont suspendu les départs des vacanciers, au plus fort de la saison touristique. L’Arabie saoudite, la Libye, le Liban, l’Inde, la Grèce, la Turquie, l’Irak et l’Azerbaïdjan, dont un citoyen, employé de l’ambassade, a été tué samedi au Caire, ont dépêché des avions pour assurer le rapatriement de leurs ressortissants.
Le groupe français de matériaux de constructions Lafarge a décidé d’évacuer une centaine de personnes et la banque Crédit Agricole organisait le retour des familles de ses employés.
A l’aéroport du Caire, la confusion régnait, des hordes de touristes, d’expatriés et d’Egyptiens angoissés tentant à tout prix de quitter le pays.
L’acteur égyptien Omar Sharif, présent au Caire, s’est dit “solidaire du peuple” égyptien.
En Israël, le Premier ministre Benjamin Netanyahu a affirmé vouloir préserver la paix avec l’Egypte, seul pays arabe avec la Jordanie à avoir signé un traité de paix avec l’Etat hébreu.
Le Hamas, qui contrôle la bande de Gaza, a annoncé la fermeture du terminal de Rafah, à la frontière avec l’Egypte, provoquant des craintes de pénuries dans le territoire palestinien.
Au Soudan, des milliers d’étudiants ont bravé les forces de sécurité pour manifester sur le modèle égyptien.
Afp.
Fonte www.africa-times-news.com
sabato 29 gennaio 2011
Egyptian governement to resigns, protesters ask Mubarak to go
Jan 29th, 2011 by AfricaTimes.
The Egyptian government has resigned, state television announced on Saturday, hours after President Hosni Mubarak said amid nationwide protests that a new cabinet would be appointed during the day.
In his speech on early Saturday Mubarak promised new democratic initiatives without elaborating on specific reforms or addressing protesters main demands. He also promised fresh economic policies to alleviate poverty and unemployment, increase the standard of living, and combat corruption. Neverthless, his pledges failed to meet the protesters’ main demand. For the last four days, tens of thousands of Egyptians took to the streets demanding the ousting of Mubarak’s regime. Earlier today, Mubarak asked the military to intervene in the riots to preserve public order.
Thousands of protesters gathered in central Cairo today. Demonstrators poured into the downtown Tahrir square demanding again the departure of President Hosni Mubarak after his appearance on television. “Mubarak, out!” the protesters chanted, as army tanks were stationed around the square and with police notably absent. On Friday, Mubarak declared a curfew from 6:00 p.m. (1600 GMT) until 7:00 a.m. (0500 GMT) in Cairo, Alexandria and Suez and asked the army to work with the police to maintain security and protect public establishments.
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The Egyptian government has resigned, state television announced on Saturday, hours after President Hosni Mubarak said amid nationwide protests that a new cabinet would be appointed during the day.
In his speech on early Saturday Mubarak promised new democratic initiatives without elaborating on specific reforms or addressing protesters main demands. He also promised fresh economic policies to alleviate poverty and unemployment, increase the standard of living, and combat corruption. Neverthless, his pledges failed to meet the protesters’ main demand. For the last four days, tens of thousands of Egyptians took to the streets demanding the ousting of Mubarak’s regime. Earlier today, Mubarak asked the military to intervene in the riots to preserve public order.
Thousands of protesters gathered in central Cairo today. Demonstrators poured into the downtown Tahrir square demanding again the departure of President Hosni Mubarak after his appearance on television. “Mubarak, out!” the protesters chanted, as army tanks were stationed around the square and with police notably absent. On Friday, Mubarak declared a curfew from 6:00 p.m. (1600 GMT) until 7:00 a.m. (0500 GMT) in Cairo, Alexandria and Suez and asked the army to work with the police to maintain security and protect public establishments.
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venerdì 28 gennaio 2011
Egitto disordini al Cairo: 4 morti e decine di feriti
Alcuni giornalisti sono stati arrestati mentre alcune sedi del Partito nazionale democratico sono state assaltate
Aumenta le tensione in Egitto. Durante gli scontri del "Venerdì della Rabbia", avvenuti nella piazza di Abdul Munim Riad, vicino la centrale piazza di Tahrir, al Cairo, sono morte due persone, tra cui una donna. Decine i feriti. Lo riferisce al-Jazeera, secondo cui alcuni agenti, rifiutandosi di sparare lacrimogeni contro la folla, sono stati arrestati per insubordinazione. Altri poliziotti, racconta al-Arabiya, liberatosi delle proprie uniformi, si sarebbero uniti al popolo. Mentre la violenza dei disordini si acuisce, un gruppo di manifestanti è riuscito a raggiungere la sede del palazzo presidenziale per chiedere le dimissioni di Mubarak. Un altro manifestante è stato ucciso a Suez e un quarto è morto nelle manifestazioni di Alessandria.
Intanto, sono state prese d'assalto e date alle fiamme le sedi del Partito nazionale democratico, al governo in Egitto, nella località settentrionale di Damietta e in quella meridionale di Kom Ombo. Lo comunica al-Arabiya, aggiungendo che i responsabili sono i manifestanti. Attaccata anche la sede del partito a Ismailiya.
Durante gli scontri, sono rimasti feriti anche molti giornalisti. Tra questi, riferisce l'emittente satellitare al-Jazeera, un reporter della Bbc ed uno di al-Jazeera, che è stato anche percosso. Le forze di polizia hanno aggredito anche due troupe della tv "al-Arabiya" al Cairo, confiscando il materiale registrato e le attrezzature. Altri 4 giornalisti francesi sono stati condotti in carcere in mattinata e liberati nel pomeriggio
Mentre i manifestanti si riversavano nelle strade di Giza, di Nasr City ed in altre zone del Cairo, le forze di sicurezza hanno impedito a Mohammed ElBaradei e agli altri leader dell'opposizione di prendere parte alle manifestazioni. Lo riferisce la tv araba "al-Jazeera", secondo cui gli agenti hanno bloccato anche Osama al-Ghazali, presidente del Fronte democratico per il cambiamento
Aumenta le tensione in Egitto. Durante gli scontri del "Venerdì della Rabbia", avvenuti nella piazza di Abdul Munim Riad, vicino la centrale piazza di Tahrir, al Cairo, sono morte due persone, tra cui una donna. Decine i feriti. Lo riferisce al-Jazeera, secondo cui alcuni agenti, rifiutandosi di sparare lacrimogeni contro la folla, sono stati arrestati per insubordinazione. Altri poliziotti, racconta al-Arabiya, liberatosi delle proprie uniformi, si sarebbero uniti al popolo. Mentre la violenza dei disordini si acuisce, un gruppo di manifestanti è riuscito a raggiungere la sede del palazzo presidenziale per chiedere le dimissioni di Mubarak. Un altro manifestante è stato ucciso a Suez e un quarto è morto nelle manifestazioni di Alessandria.
Intanto, sono state prese d'assalto e date alle fiamme le sedi del Partito nazionale democratico, al governo in Egitto, nella località settentrionale di Damietta e in quella meridionale di Kom Ombo. Lo comunica al-Arabiya, aggiungendo che i responsabili sono i manifestanti. Attaccata anche la sede del partito a Ismailiya.
Durante gli scontri, sono rimasti feriti anche molti giornalisti. Tra questi, riferisce l'emittente satellitare al-Jazeera, un reporter della Bbc ed uno di al-Jazeera, che è stato anche percosso. Le forze di polizia hanno aggredito anche due troupe della tv "al-Arabiya" al Cairo, confiscando il materiale registrato e le attrezzature. Altri 4 giornalisti francesi sono stati condotti in carcere in mattinata e liberati nel pomeriggio
Mentre i manifestanti si riversavano nelle strade di Giza, di Nasr City ed in altre zone del Cairo, le forze di sicurezza hanno impedito a Mohammed ElBaradei e agli altri leader dell'opposizione di prendere parte alle manifestazioni. Lo riferisce la tv araba "al-Jazeera", secondo cui gli agenti hanno bloccato anche Osama al-Ghazali, presidente del Fronte democratico per il cambiamento
Egypt unrest rages; web shut ahead of big protest
Jan 28th, 2011 by AfricaTimes.
Egyptian demonstrators fought security forces into the early hours of Friday in the city of Suez, and the Internet was blocked ahead of the biggest protests yet planned against President Hosni Mubarak’s 30-year rule.
Emboldened by this month’s revolt that toppled the authoritarian leader of Tunisia, Egyptians have staged mass protests since Tuesday. The biggest demonstrations yet are planned for Friday afternoon after weekly prayers.
“This is a revolution,” one 16-year-old protester said in Suez late on Thursday. “Every day we’re coming back here.”
Nobel Peace Prize winner Mohamed ElBaradei, who returned to Egypt from Vienna on Thursday, has called for Mubarak to resign and said he would join the protests on Friday.
Internet access was shut down across the country shortly after midnight. Mobile phone text messaging services also appeared to be partially disabled, working only sporadically.
Activists have relied on the Internet, especially social media services like Twitter and Facebook, to organise.
U.S. State Department spokesman P.J. Crowley said in a “tweet” message on Twitter: “We are concerned that communications services, including the Internet, social media, and even this tweet are being blocked in Egypt.”
A page on Facebook social networking site listed more than 30 mosques and churches where protesters were expected gather.
“Egypt’s Muslims and Christians will go out to fight against corruption, unemployment and oppression and absence of freedom.”
In Suez, which has been ground zero for some of the most violent demonstrations, police fired tear gas at protesters who hurled stones and petrol bombs into the early hours of Friday. Fires burned in the street, filling the air with smoke.
The city fire station was ablaze. Waves of protesters charged towards a police station deep into the night. Demonstrators dragged away their wounded comrades into alleys.
Security forces shot dead a protester in the north of the Sinai region on Thursday, bringing the death toll to five.
Video images obtained by Reuters showed the man among a small group of protesters some distance from the security forces when he suddenly collapsed with a gunshot wound and was dragged away by other demonstrators. The video circulated widely on the Internet, galvanising anger.
Members of the Muslim Brotherhood, including at least eight senior officials of the opposition group and its main spokesmen, were rounded up overnight. A security source said authorities had ordered a crackdown on the group.
“WIPED FROM THE GLOBAL MAP”
U.S.-based Internet monitoring firm Renesys said the total shut-down of the Internet it recorded early on Friday was “unprecedented in Internet history”, going far beyond measures taken during Tunisia’s protests or a 2009 uprising in Iran.
“Renesys observed the virtually simultaneous withdrawal of all routes to Egyptian networks in the Internet’s global routing table,” it said. “The Egyptian government’s actions tonight have essentially wiped their country from the global map.”
The United States is Egypt’s close ally and major donor, and has tread carefully over unrest in a country it considers a bulwark of Middle East stability.
In his first comments on the unrest, President Barack Obama avoided signs of abandoning Mubarak but made clear he sympathised with demonstrators.
“…I’ve always said to him that making sure that they are moving forward on reform — political reform, economic reform — is absolutely critical to the long-term well-being of Egypt,” Obama said in comments broadcast on the YouTube website.
“You can see these pent-up frustrations that are being displayed on the streets.”
ElBaradei and other opposition figures say the government exploits the Islamist opposition to justify authoritarianism.
The Muslim Brotherhood has kept a low profile during the protests, although of its supporters were expected to join demonstrations on Friday. The government has accused it of planning to exploit the youth protests for its “hidden agendas”, while the Brotherhood says it is being used as a scapegoat.
FRUSTRATED
As in many other countries across the Middle East, Egyptians are frustrated over surging prices, unemployment and an authoritarian government that tolerates little dissent.
Many of them are young. Two thirds of Egypt’s 80 million people are below the age of 30, and many of them have no jobs. About 40 percent of Egyptians live on less than a $2 a day.
The government has urged Egyptians to act with restraint on Friday. Safwat Sherif, secretary-general of the ruling National Democratic Party, told reporters:
“We hope that tomorrow’s Friday prayers and its rituals happen in a quiet way that upholds the value of such rituals … and that no one jeopardises the safety of citizens or subjects them to something they do not want.”
ElBaradei, 68, a former head of the U.N. nuclear watchdog who has campaigned for change in his native country since last year, told reporters at Cairo’s airport he would take part in Friday’s protests. He added: “I wish we did not have to go out on the streets to press the regime to act.”
Reuters.
Fonte www.africa-times-news.com
Egyptian demonstrators fought security forces into the early hours of Friday in the city of Suez, and the Internet was blocked ahead of the biggest protests yet planned against President Hosni Mubarak’s 30-year rule.
Emboldened by this month’s revolt that toppled the authoritarian leader of Tunisia, Egyptians have staged mass protests since Tuesday. The biggest demonstrations yet are planned for Friday afternoon after weekly prayers.
“This is a revolution,” one 16-year-old protester said in Suez late on Thursday. “Every day we’re coming back here.”
Nobel Peace Prize winner Mohamed ElBaradei, who returned to Egypt from Vienna on Thursday, has called for Mubarak to resign and said he would join the protests on Friday.
Internet access was shut down across the country shortly after midnight. Mobile phone text messaging services also appeared to be partially disabled, working only sporadically.
Activists have relied on the Internet, especially social media services like Twitter and Facebook, to organise.
U.S. State Department spokesman P.J. Crowley said in a “tweet” message on Twitter: “We are concerned that communications services, including the Internet, social media, and even this tweet are being blocked in Egypt.”
A page on Facebook social networking site listed more than 30 mosques and churches where protesters were expected gather.
“Egypt’s Muslims and Christians will go out to fight against corruption, unemployment and oppression and absence of freedom.”
In Suez, which has been ground zero for some of the most violent demonstrations, police fired tear gas at protesters who hurled stones and petrol bombs into the early hours of Friday. Fires burned in the street, filling the air with smoke.
The city fire station was ablaze. Waves of protesters charged towards a police station deep into the night. Demonstrators dragged away their wounded comrades into alleys.
Security forces shot dead a protester in the north of the Sinai region on Thursday, bringing the death toll to five.
Video images obtained by Reuters showed the man among a small group of protesters some distance from the security forces when he suddenly collapsed with a gunshot wound and was dragged away by other demonstrators. The video circulated widely on the Internet, galvanising anger.
Members of the Muslim Brotherhood, including at least eight senior officials of the opposition group and its main spokesmen, were rounded up overnight. A security source said authorities had ordered a crackdown on the group.
“WIPED FROM THE GLOBAL MAP”
U.S.-based Internet monitoring firm Renesys said the total shut-down of the Internet it recorded early on Friday was “unprecedented in Internet history”, going far beyond measures taken during Tunisia’s protests or a 2009 uprising in Iran.
“Renesys observed the virtually simultaneous withdrawal of all routes to Egyptian networks in the Internet’s global routing table,” it said. “The Egyptian government’s actions tonight have essentially wiped their country from the global map.”
The United States is Egypt’s close ally and major donor, and has tread carefully over unrest in a country it considers a bulwark of Middle East stability.
In his first comments on the unrest, President Barack Obama avoided signs of abandoning Mubarak but made clear he sympathised with demonstrators.
“…I’ve always said to him that making sure that they are moving forward on reform — political reform, economic reform — is absolutely critical to the long-term well-being of Egypt,” Obama said in comments broadcast on the YouTube website.
“You can see these pent-up frustrations that are being displayed on the streets.”
ElBaradei and other opposition figures say the government exploits the Islamist opposition to justify authoritarianism.
The Muslim Brotherhood has kept a low profile during the protests, although of its supporters were expected to join demonstrations on Friday. The government has accused it of planning to exploit the youth protests for its “hidden agendas”, while the Brotherhood says it is being used as a scapegoat.
FRUSTRATED
As in many other countries across the Middle East, Egyptians are frustrated over surging prices, unemployment and an authoritarian government that tolerates little dissent.
Many of them are young. Two thirds of Egypt’s 80 million people are below the age of 30, and many of them have no jobs. About 40 percent of Egyptians live on less than a $2 a day.
The government has urged Egyptians to act with restraint on Friday. Safwat Sherif, secretary-general of the ruling National Democratic Party, told reporters:
“We hope that tomorrow’s Friday prayers and its rituals happen in a quiet way that upholds the value of such rituals … and that no one jeopardises the safety of citizens or subjects them to something they do not want.”
ElBaradei, 68, a former head of the U.N. nuclear watchdog who has campaigned for change in his native country since last year, told reporters at Cairo’s airport he would take part in Friday’s protests. He added: “I wish we did not have to go out on the streets to press the regime to act.”
Reuters.
Fonte www.africa-times-news.com
venerdì 21 gennaio 2011
Egitto, la protesta cova sotto la cenere
di Azzurra Meringolo *
L’odore del gelsomino sta arrivando anche in Egitto. La società civile lavora per organizzare una grande manifestazione di strada prevista per il 25 gennaio.
I tunisini non solo i soli a essere stanchi delle loro condizioni di vita. Aumento dei prezzi, disoccupazione, povertà e oppressione sono problemi che attanagliano numerosi paesi della regione araba dove è possibile che, grazie a un effetto domino, la rivoluzione si propaghi, magari in forme diverse, da pese a paese. Negli ultimi cinque giorni sono stati almeno quattro gli algerini che hanno emulato il gesto di Mohamed Bouazzi, lo studente tunisino che il 17 dicembre scorso si é dato fuoco innescando le proteste che hanno portato alla caduta del presidente Ben Ali, e ieri è morto il primo giovane egiziano, un venticinquenne che si era dato fuoco sul tetto della sua abitazione di Alessandria per protestare contro l’impossibilità di trovare un lavoro.
Ahmed Hashim al Sayyed non è stato il primo egiziano a emulare il gesto di Mohamed Bouazzi, giá lunedì mattina il proprietario di un piccolo ristorante di foul –economica pietanza egiziana- nella regione di Qantara si era presentato davanti alla camera bassa del parlamento egiziano per protestare contro la chiusura del suo locale e quando gli é stata negata la possibilità di entrare si è cosparso di carburante per poi darsi fuoco. In mattinata poi anche un avvocato quarantanovenne ha cercato di darsi fuoco nelle vicinanze del parlamento per protestare contro le sue misere condizioni di vita.
L’odore del gelsomino sta arrivando anche in Egitto e mentre la società civile lavora per organizzare una manifestazione di strada prevista per il 25 gennaio, molti temono che anche un piccolo fiammifero possa innescare la rivolta che, una volta iniziata, sarebbe difficile da contenere. Sono molti gli egiziani che, stanchi di essere umiliati e soffocati dal regime, sperano che anche per l’eterno faraone sia iniziato il conto alla rovescia, ma, pur ammirando i vicini tunisini, molti sperano che nel loro paese il cambiamento avvenga in maniera più pacifica. I principali leader dei movimenti di opposizioni sperano che a rovesciare il regime sia un processo di riforma che scongiuri lo scoppio di una violenza difficilmente controllabile. A pensarla così è non solo Ibrahim Eissa, il più critico giornalista nei confronti del regime, ma anche Mohammed El Baradei, ex segretario generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e possibile sfidante del raís egiziano alle prossime lezioni presidenziali, che in un messaggio twetter ha chiesto al regime egiziano di permettere una transizione di potere pacifica. “La violenza tunisina è stata una risposta alla repressione –conclude El Baradei- il regime dovrebbe capire che solo attraverso un cambiamento pacifico si potranno evitare dolorose ripercussioni.” A fare eco a queste parole sono anche i vertici della fratellanza musulmana che non sperano in una rivoluzione violenta, ma in un processo di riforma costruttivo che non distrugga le istituzioni esistenti, ma le ridoni il significato del quale il regime le ha private.
Al servizio della stabilità interna, da ormai una settimana i quotidiani leali al presidente si stanno impegnando per mantenere tranquille le acque, negando il rischio di ogni possibile effetto domino e annunciando le varie iniziative che, frettolosamente, sta prendendo il presidente Hosni Mubarak per migliorare le loro condizioni di vita. Oltre a sperare che la popolazione possa credere ancora una volta a quanto il regime racconta, il governo, visibilmente spaventato, sta cercando di mettere le mani avanti per evitare che si riproponga al Cairo quanto accaduto a Tunisi. Nel fine settimana alcuni membri del partito Nazional Democratico del presidente Hosni Mubarak si sarebbero incontrati con rappresentanti dei sindacati dei lavoratori per implementare piani preventivi in grado di evitare lo scoppio di proteste di massa. Insieme al primo ministro Ahmed Nazif avrebbero convenuto che nell’immediato non ci sarebbe stato alcun aumento delle tasse e dei prezzi di beni di prima necessità.
Secondo quanto dichiarato da Al Jazeera giá sabato scorso il presidente Hosni Mubarak avrebbe avuto un incontro a porte chiuse con i membri del Consiglio Nazionale di Difesa per decidere di implementare una serie di misure preventive per evitare nell’immediato ogni minimo gesto che possa provocare i cittadini e scongiurare quindi una presa delle strade.
A parlare oggi è stato anche Hossam Zaki, portavoce del ministro degli esteri, che ha dichiarato che “la situazione presente in Tunisia prima del rovesciamento del presidente Ben Ali non è paragonabile a quella di altri paesi arabi ”, Egitto in primis. Anche se Tunisia e Cairo sono paesi diversi, con società differenti, i problemi che attanagliano il Cairo sono gli stessi che strangolavano Tunisi. Il tasso di disoccupazione è alle stelle, la corruzione è sempre più diffusa, la divisione tra ricchi e poveri sempre più profonda e l’opposizione continua a denunciare di essere vittima di una crescente repressione.
Per mantenere saldo il controllo nelle sue mani, negli ultimi decenni il regime egiziano ha fatto sempre più ricorso alla forza per sopprimere ogni voce stonata e, secondo alcuni analisti, la popolazione egiziana è ora terribilmente impaurita dalla polizia. Tutto ciò li tratterrebbe dallo scendere in piazza. Il regime però, stretto alleato dell’Occidente che ha fino ad ora apprezzato la sua capacità di mantenere la stabilità interna e contenere l’ascesa dell’islam politico, sembra ora in difficoltà, schizofrenico e incapace di mantenere la situazione sotto controllo. Forse sono i segni della stanchezza di un regime vecchio e stagnante che ha sempre avuto in pugno il controllo della situazione e che, impaurito, non sa neanche che aereo prendere qualora anche il Cairo fosse invaso dall’odore del gelsomino.
* (Fonte: Nena News)
da www.contropiano.org
L’odore del gelsomino sta arrivando anche in Egitto. La società civile lavora per organizzare una grande manifestazione di strada prevista per il 25 gennaio.
I tunisini non solo i soli a essere stanchi delle loro condizioni di vita. Aumento dei prezzi, disoccupazione, povertà e oppressione sono problemi che attanagliano numerosi paesi della regione araba dove è possibile che, grazie a un effetto domino, la rivoluzione si propaghi, magari in forme diverse, da pese a paese. Negli ultimi cinque giorni sono stati almeno quattro gli algerini che hanno emulato il gesto di Mohamed Bouazzi, lo studente tunisino che il 17 dicembre scorso si é dato fuoco innescando le proteste che hanno portato alla caduta del presidente Ben Ali, e ieri è morto il primo giovane egiziano, un venticinquenne che si era dato fuoco sul tetto della sua abitazione di Alessandria per protestare contro l’impossibilità di trovare un lavoro.
Ahmed Hashim al Sayyed non è stato il primo egiziano a emulare il gesto di Mohamed Bouazzi, giá lunedì mattina il proprietario di un piccolo ristorante di foul –economica pietanza egiziana- nella regione di Qantara si era presentato davanti alla camera bassa del parlamento egiziano per protestare contro la chiusura del suo locale e quando gli é stata negata la possibilità di entrare si è cosparso di carburante per poi darsi fuoco. In mattinata poi anche un avvocato quarantanovenne ha cercato di darsi fuoco nelle vicinanze del parlamento per protestare contro le sue misere condizioni di vita.
L’odore del gelsomino sta arrivando anche in Egitto e mentre la società civile lavora per organizzare una manifestazione di strada prevista per il 25 gennaio, molti temono che anche un piccolo fiammifero possa innescare la rivolta che, una volta iniziata, sarebbe difficile da contenere. Sono molti gli egiziani che, stanchi di essere umiliati e soffocati dal regime, sperano che anche per l’eterno faraone sia iniziato il conto alla rovescia, ma, pur ammirando i vicini tunisini, molti sperano che nel loro paese il cambiamento avvenga in maniera più pacifica. I principali leader dei movimenti di opposizioni sperano che a rovesciare il regime sia un processo di riforma che scongiuri lo scoppio di una violenza difficilmente controllabile. A pensarla così è non solo Ibrahim Eissa, il più critico giornalista nei confronti del regime, ma anche Mohammed El Baradei, ex segretario generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e possibile sfidante del raís egiziano alle prossime lezioni presidenziali, che in un messaggio twetter ha chiesto al regime egiziano di permettere una transizione di potere pacifica. “La violenza tunisina è stata una risposta alla repressione –conclude El Baradei- il regime dovrebbe capire che solo attraverso un cambiamento pacifico si potranno evitare dolorose ripercussioni.” A fare eco a queste parole sono anche i vertici della fratellanza musulmana che non sperano in una rivoluzione violenta, ma in un processo di riforma costruttivo che non distrugga le istituzioni esistenti, ma le ridoni il significato del quale il regime le ha private.
Al servizio della stabilità interna, da ormai una settimana i quotidiani leali al presidente si stanno impegnando per mantenere tranquille le acque, negando il rischio di ogni possibile effetto domino e annunciando le varie iniziative che, frettolosamente, sta prendendo il presidente Hosni Mubarak per migliorare le loro condizioni di vita. Oltre a sperare che la popolazione possa credere ancora una volta a quanto il regime racconta, il governo, visibilmente spaventato, sta cercando di mettere le mani avanti per evitare che si riproponga al Cairo quanto accaduto a Tunisi. Nel fine settimana alcuni membri del partito Nazional Democratico del presidente Hosni Mubarak si sarebbero incontrati con rappresentanti dei sindacati dei lavoratori per implementare piani preventivi in grado di evitare lo scoppio di proteste di massa. Insieme al primo ministro Ahmed Nazif avrebbero convenuto che nell’immediato non ci sarebbe stato alcun aumento delle tasse e dei prezzi di beni di prima necessità.
Secondo quanto dichiarato da Al Jazeera giá sabato scorso il presidente Hosni Mubarak avrebbe avuto un incontro a porte chiuse con i membri del Consiglio Nazionale di Difesa per decidere di implementare una serie di misure preventive per evitare nell’immediato ogni minimo gesto che possa provocare i cittadini e scongiurare quindi una presa delle strade.
A parlare oggi è stato anche Hossam Zaki, portavoce del ministro degli esteri, che ha dichiarato che “la situazione presente in Tunisia prima del rovesciamento del presidente Ben Ali non è paragonabile a quella di altri paesi arabi ”, Egitto in primis. Anche se Tunisia e Cairo sono paesi diversi, con società differenti, i problemi che attanagliano il Cairo sono gli stessi che strangolavano Tunisi. Il tasso di disoccupazione è alle stelle, la corruzione è sempre più diffusa, la divisione tra ricchi e poveri sempre più profonda e l’opposizione continua a denunciare di essere vittima di una crescente repressione.
Per mantenere saldo il controllo nelle sue mani, negli ultimi decenni il regime egiziano ha fatto sempre più ricorso alla forza per sopprimere ogni voce stonata e, secondo alcuni analisti, la popolazione egiziana è ora terribilmente impaurita dalla polizia. Tutto ciò li tratterrebbe dallo scendere in piazza. Il regime però, stretto alleato dell’Occidente che ha fino ad ora apprezzato la sua capacità di mantenere la stabilità interna e contenere l’ascesa dell’islam politico, sembra ora in difficoltà, schizofrenico e incapace di mantenere la situazione sotto controllo. Forse sono i segni della stanchezza di un regime vecchio e stagnante che ha sempre avuto in pugno il controllo della situazione e che, impaurito, non sa neanche che aereo prendere qualora anche il Cairo fosse invaso dall’odore del gelsomino.
* (Fonte: Nena News)
da www.contropiano.org
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