Note su un accordo
Preceduta da incontri di una diplomazia segreta che ha preso slancio da quanto si è capito che il centro-destra non sarà riconfermato alle elezioni del 2013 ci è stato spiattellato oggi l'ultimo dei tanti accordi interconfederali dettato dalla Confindustria e materialmente scritto dal suo ufficio studi. L'accordo va letto assieme ai suoi precedenti, al dibattito che si è sviluppato su Pomigliano e su Torino ed è frutto ideologico e politico della voglia del centro-sinistra di mostrarsi più scaltro e più dotato di mezzi nella gestione delle politiche imposte dalla Unione Europea. L'accordo farà trovare il grosso del lavoro sporco già fatto alla compagine che si installerà a Palazzo Chigi al posto di Berlusconi e Tremonti.
Questo accordo come alcuni di quelli che lo hanno preceduto compie una operazione giuridica e politica di enorme portata: sposta la soggettività contrattuale dai lavoratori ai "sindacati" e non a tutti soltanto a quelli ammessi nel cerchio magico della legittimità anticomunista. Gli accordi non vanno approvati dai lavoratori ma dal sindacato per almeno il 50 per cento dei rappresentati della RSU, una percentuale che non ha alcuna importanza dal momento che i tre stammo assumendo tante di quelle affinità elettive da poter presto fondersi in un unico supersindacato a cui vengono assegnati quasi d'ufficio dodici milioni di iscritti. E' un processo giuridico e giuslavoristico guidato da menti raffinatissime che porta genericamente il titolo di sussidiarietà e che prevede la privatizzazione della giustizia del lavoro ed il graduale quasi impercettibile spostamento del sindacato da rappresentante dei lavoratori o del lavoratore (se è il caso) a soggetto c he agisce con una propria autonomia ed un proprio potere di somministrazione di diritti rispetto il quale il lavoratore viene del tutto passivizzato in una figura che da sola non conta più assolutamente niente. E' quello che è accaduto nel sindacalismo americano di stampo neoliberistico.
Tutto il gruppo dirigente del PD è impegnato con Confindustria e con i superpoteri europei
a realizzare il disegno che ha trovato oggi un suo momento importante nell'accordo stipulato.
In sostanza si realizza un momento di una manovra che in Grecia sta costando quasi una rivoluzione per mettere insieme quello che in modo silenzioso e con una perfetta triangolazione con il governo in Italia si sta realizzando senza che le classi dirigenti ne paghino dazio: quaranta miliardi di tagli pagati per il 95 per cento dai redditi di lavoro e di pensione e strumenti al padronato per una gestione totalitaria delle aziende.
Tutto quello che si fa a livello istituzionale e delle grandi organizzazioni sociali contraddice le spinte profonde che sono venute dal referendum contro il nucleare e la privatizzazione. Il PD sembra sospinto a destra piuttosto che a sinistra dal sentimento popolare che si innalza dal paese. E' diventato sordo, sordissimo alle migliaia di proteste dei precari, della scuola, degli operai e tira avanti per la sua strada che è la stessa dei governi di centro-destra e socialisti europei.
L'obiezione all'accordo è venuto da Cremaschi e da Landini. Obiezione data per scontata e tuttavia terribile nel suo isolamento politico e sociale. Pur rispondendo ad interessi fondamentali ed irrinunziabili dei lavoratori italiani, le gravissime denunzie scivolano senza lasciare profonde tracce nel corpo enorme dei gruppi dirigenti delle tante categorie che fanno capo alla CGIL. La logica che prevale in questo corpo è quella di un centralismo autoritario dal quale bisogna avere fegato per dissentire specialmente per chi ha scelto di fare un funzionario sindacale a tempo pieno.
Come ha giustamente detto oggi Susanna Camusso l'accordo di oggi chiude un periodo e ne apre nuovo. La CGIL non è più in bilico tra moderatismo ed autonomia di classe. Ha scelto per sempre il moderatismo e di stare con Bonanni e con Angelletti. Bonanni è il vero leader della nuova fase unitaria. Napolitano nè è l'alto patrocinatore. Che importa se i lavoratori ne ricaveranno soltanto amarezze delusioni disagi e povertà? Se si leggono gli atti fondamentali del fascismo dal 1926 al 1938 si scopre una somiglianza impressionante con gli accordi dei tre con la Confindustria e con il Governo di oggi. Ma il processo di deidentificazione della classe lavoratrice non era sollecitato ed attuato con forme così penetranti come quelle di oggi.
Pietro Ancona
già sindacalista della CGIL e membro del CNEL
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it di Giuseppina Ficarra
mercoledì 29 giugno 2011
lunedì 27 giugno 2011
Val di Susa - Turi Vaccaro, scalzo contro il bulldozer
LA STORIA
Vaccaro, l'uomo-simbolo delle proteste pacifiste
Siciliano d'origine, ex operaio Fiat, Turi Vaccaro è stato fermato stamattina dalla polizia a Chiomonte mentre tentava di opporsi al bulldozer impiegato per abbattere le barricate erette dai No Tav
di VERA SCHIAVAZZI
E' stato operaio alla Fiat, accompagnatore di monaci buddisti, protagonista di azioni clamorose come quella che l'ha portato in un carcere olandese per aver provocato danni per migliaia di euro a un aereo militare in una base Nato (con un martello acquistato a Assisi, però). Turi Vaccaro ha 52 anni e i pacifisti, o quelli che amano farsi chiamare così, italiani e europei lo conoscono bene: barba lunga, sguardo ispirato, sandali (o meglio ancora piedi scalzi, ogni volta che si può), canzoni e poesie, e l'abitudine di dormire all'aperto anche d'inverno. Ora Turi, origini siciliane e Torino come città d'adozione, scrive una nuova pagina della sua biografia, e fa lo sciopero della fame insieme ai no Tav che presidiano Chiomonte. E' allenato, è tosto e di sicuro non mollerà. Ed è l'uomo-simbolo, uno dei tanti, di un movimento che ha saputo comunicare molto al di sopra delle sue possibilità. C'è da scommettere che sarà proprio lui il volto più gettonato dalle telecamere nella nuova fase della storia.
IL FILMATO: COME TIENANMEN
"Sono pronto - ha detto ieri - ad andare avanti fino a fine mese. E spero di non essere il solo: il digiuno, massimo strumento della nonviolenza, è aperto a tutti e ognuno può digiunare come meglio crede in coscienza. E' la miglior risposta a coloro che dicono che il nostro movimento è in mano a fasce violente. Io farò anche il digiuno della parola eccetto che in assemblea". La sua storia, lui la racconta così: immigrato a Torino con mamma Michelina e papà Vincenzo, si iscrive a Filosofia, coltiva "la sua vena poetica" e intanto entra alla Fiat come operaio motorista. Ma presto si accorge "che il suo lavoro doveva servire ad assemblare componenti di un sistema di trasporto militare" e "preferisce il licenziamento alla complicità nella predisposizione di strumenti di morte.
Nel 1981, va Comiso incontrando l'amicizia dei tanti pacifisti arrivati nella cittadina siciliana per opporsi alla costruzione della base dei missili nucleari". Aiuta il monaco buddista Morishita a edidicare la "Pagoda della Pace", un edificio di culto di tutto rispetto che ancora svetta su una collina, poi si dedica al "cruisewatching" in Sicilia, cioè alla scoperta alla denuncia dei convogli di missili americani, e inizia, con una condanna a 4 mesi, le sue esperienze carcerarie. Nel 1986, inizia un giro d'Europa per studiare e apprendere le tattiche dei diversi movimenti pacifisti e incontra Emmie Ekper, olandese, che diventerà la sua compagna e la madre di sua figlia. E decide che David Henry Thoreau e san Francesco d'Assisi saranno i suoi modelli. Il 27 ottobre del 2005 riesce a eludere la sorveglianza in una base militare olandese e prima che lo fermino distrugge a martellate due F16. Processato, passa sei mesi in carcere, ma fa in tempo a tornarci nel 2009, questa volta in Italia, per essere entrato illegalmente nella base del Dal Molin, in provincia di Vicenza. Ora ci riprova a Chiomonte, con lo strumento caro a Gandhi e, in tempi più recenti, a Marco Pannella. E corre il serio rischio di diventare più famoso di Alberto Perino.
Fonte www.repubblica.it
Vaccaro, l'uomo-simbolo delle proteste pacifiste
Siciliano d'origine, ex operaio Fiat, Turi Vaccaro è stato fermato stamattina dalla polizia a Chiomonte mentre tentava di opporsi al bulldozer impiegato per abbattere le barricate erette dai No Tav
di VERA SCHIAVAZZI
E' stato operaio alla Fiat, accompagnatore di monaci buddisti, protagonista di azioni clamorose come quella che l'ha portato in un carcere olandese per aver provocato danni per migliaia di euro a un aereo militare in una base Nato (con un martello acquistato a Assisi, però). Turi Vaccaro ha 52 anni e i pacifisti, o quelli che amano farsi chiamare così, italiani e europei lo conoscono bene: barba lunga, sguardo ispirato, sandali (o meglio ancora piedi scalzi, ogni volta che si può), canzoni e poesie, e l'abitudine di dormire all'aperto anche d'inverno. Ora Turi, origini siciliane e Torino come città d'adozione, scrive una nuova pagina della sua biografia, e fa lo sciopero della fame insieme ai no Tav che presidiano Chiomonte. E' allenato, è tosto e di sicuro non mollerà. Ed è l'uomo-simbolo, uno dei tanti, di un movimento che ha saputo comunicare molto al di sopra delle sue possibilità. C'è da scommettere che sarà proprio lui il volto più gettonato dalle telecamere nella nuova fase della storia.
IL FILMATO: COME TIENANMEN
"Sono pronto - ha detto ieri - ad andare avanti fino a fine mese. E spero di non essere il solo: il digiuno, massimo strumento della nonviolenza, è aperto a tutti e ognuno può digiunare come meglio crede in coscienza. E' la miglior risposta a coloro che dicono che il nostro movimento è in mano a fasce violente. Io farò anche il digiuno della parola eccetto che in assemblea". La sua storia, lui la racconta così: immigrato a Torino con mamma Michelina e papà Vincenzo, si iscrive a Filosofia, coltiva "la sua vena poetica" e intanto entra alla Fiat come operaio motorista. Ma presto si accorge "che il suo lavoro doveva servire ad assemblare componenti di un sistema di trasporto militare" e "preferisce il licenziamento alla complicità nella predisposizione di strumenti di morte.
Nel 1981, va Comiso incontrando l'amicizia dei tanti pacifisti arrivati nella cittadina siciliana per opporsi alla costruzione della base dei missili nucleari". Aiuta il monaco buddista Morishita a edidicare la "Pagoda della Pace", un edificio di culto di tutto rispetto che ancora svetta su una collina, poi si dedica al "cruisewatching" in Sicilia, cioè alla scoperta alla denuncia dei convogli di missili americani, e inizia, con una condanna a 4 mesi, le sue esperienze carcerarie. Nel 1986, inizia un giro d'Europa per studiare e apprendere le tattiche dei diversi movimenti pacifisti e incontra Emmie Ekper, olandese, che diventerà la sua compagna e la madre di sua figlia. E decide che David Henry Thoreau e san Francesco d'Assisi saranno i suoi modelli. Il 27 ottobre del 2005 riesce a eludere la sorveglianza in una base militare olandese e prima che lo fermino distrugge a martellate due F16. Processato, passa sei mesi in carcere, ma fa in tempo a tornarci nel 2009, questa volta in Italia, per essere entrato illegalmente nella base del Dal Molin, in provincia di Vicenza. Ora ci riprova a Chiomonte, con lo strumento caro a Gandhi e, in tempi più recenti, a Marco Pannella. E corre il serio rischio di diventare più famoso di Alberto Perino.
Fonte www.repubblica.it
domenica 26 giugno 2011
Libia - campagna della Rete No War e Statunitensi contro la guerra-Rome
“Stop alla guerra Nato in Libia: scriviamo ai membri non belligeranti del Consiglio di Sicurezza Onu”
Alcuni paesi della Nato, con l’alleanza di alcune petromonarchie del Golfo, stanno conducendo da tre mesi in Libia una guerra illegale a sostegno di una delle due fazioni armate che si affrontano; una guerra fondata su informazioni false, portata pervicacemente avanti con vittime dirette e indirette; una guerra che continua malgrado le tante occasioni negoziali disponibili fin dall’inizio.
Che fare? La pressione popolare nei confronti dei paesi Nato è certo necessaria, ma non basta. Potrebbe essere utile, se attuata in massa, una campagna di email dirette a paesi non belligeranti e membri del Consiglio di Sicurezza del’Onu, chiedendo loro di agire. Molti di quei paesi hanno già manifestato volontà negoziali e potrebbero utilizzare come strumento di pressione questo appoggio popolare da parte di cittadini di paesi Nato.
Per questa ragione i gruppi Rete No War e Statunitensi contro la guerra hanno consegnato un analogo appello ad alcune ambasciate a Roma.
Ecco come partecipare alla campagna, semplicemente, con una email. Basta mandare il testo seguente (in inglese) nel corpo del messaggio alle email di: Russia, Cina, India, Sudafrica, Nigeria, Gabon, Bosnia Erzegovina, Libano, Colombia, Portogallo, Germania.
Per informazioni (ma l’appello va inviato direttamente agli indirizzi dei paesi!): boylan@interfree.it;mari.liberazioni@yahoo.it
Email delle rappresentanze dei paesi: ChinaMissionUN@Gmail.com; rusun@un.int; India@un.int; portugal@un.int;contact@lebanonun.org;chinesemission@yahoo.com;dsatsia@gabon-un.org;
delbrasonu@delbrasonu.org; info@new-york-un.diplo.de;siumara@delbrasonu.org; bihun@mfa.gov.ba; a.moungara-moussotsi@gabonun.org;colombia@colombiaun.org;pmun.newyork@dirco.gov.za; perm.mission@nigerdeleg.org;perm.mission@nigerdeleg.com;aumission_ny@yahoo.com, AU-NewYork@africa-union-nyo.org; LamamraR@africa-union.org;waneg@africa-union.org;presidentrsa@po.gov.za;unsc-nowar@gmx.com
Nell’oggetto della email scrivere:
PLEASE STOP NATO WAR IN LIBYA. APPEAL TO NON-BELLIGERANT MEMBERS OF THE UN SEC. COUNCIL
Testo da inviare
WE APPEAL TO NON-BELLIGERENT MEMBERS OF THE U.N. SECURITY COUNCIL
- to put an end to the misuse of U.N. Security Council Resolution 1973 to influence the internal affairs of Libya through warfare, by revoking it, and
- to press for a peaceful resolution of the conflict in Libya, backing the African Union’s central role in this context.
We thank those countries that have tried, and are still trying, to work towards peace.
Our appeal is based on the following:
- the military intervention in Libya undertaken by some NATO members
has now gone far beyond the provisions of Security Council Resolution 1973, and is based on hyped-up accounts of defenseless citizens being massacred by their government, while the truth is that, in Libya, there is an on-going and intense internal armed conflict;
- we are aware of the economic and geo-strategic interests that lie behind the war in Libya and,in particular, behind NATO support of one of the two armed factions;
- NATO military intervention in Libya has killed (and is continuing to kill) countless civilians, as well harming and endangering the civilian population, including migrants and refugees, in various other ways;
- the belief, at this stage, only non-belligerent countries – and particularly those with U.N. Security Council voting rights – can successfully bring a peaceful end to the conflict through negotiations and by implementing the opening paragraph of UNSC Resolution 1973, which calls for an immediate ceasefire.
Respectfully yours,
Name (or association)
Address (optional)
Alcuni paesi della Nato, con l’alleanza di alcune petromonarchie del Golfo, stanno conducendo da tre mesi in Libia una guerra illegale a sostegno di una delle due fazioni armate che si affrontano; una guerra fondata su informazioni false, portata pervicacemente avanti con vittime dirette e indirette; una guerra che continua malgrado le tante occasioni negoziali disponibili fin dall’inizio.
Che fare? La pressione popolare nei confronti dei paesi Nato è certo necessaria, ma non basta. Potrebbe essere utile, se attuata in massa, una campagna di email dirette a paesi non belligeranti e membri del Consiglio di Sicurezza del’Onu, chiedendo loro di agire. Molti di quei paesi hanno già manifestato volontà negoziali e potrebbero utilizzare come strumento di pressione questo appoggio popolare da parte di cittadini di paesi Nato.
Per questa ragione i gruppi Rete No War e Statunitensi contro la guerra hanno consegnato un analogo appello ad alcune ambasciate a Roma.
Ecco come partecipare alla campagna, semplicemente, con una email. Basta mandare il testo seguente (in inglese) nel corpo del messaggio alle email di: Russia, Cina, India, Sudafrica, Nigeria, Gabon, Bosnia Erzegovina, Libano, Colombia, Portogallo, Germania.
Per informazioni (ma l’appello va inviato direttamente agli indirizzi dei paesi!): boylan@interfree.it;mari.liberazioni@yahoo.it
Email delle rappresentanze dei paesi: ChinaMissionUN@Gmail.com; rusun@un.int; India@un.int; portugal@un.int;contact@lebanonun.org;chinesemission@yahoo.com;dsatsia@gabon-un.org;
delbrasonu@delbrasonu.org; info@new-york-un.diplo.de;siumara@delbrasonu.org; bihun@mfa.gov.ba; a.moungara-moussotsi@gabonun.org;colombia@colombiaun.org;pmun.newyork@dirco.gov.za; perm.mission@nigerdeleg.org;perm.mission@nigerdeleg.com;aumission_ny@yahoo.com, AU-NewYork@africa-union-nyo.org; LamamraR@africa-union.org;waneg@africa-union.org;presidentrsa@po.gov.za;unsc-nowar@gmx.com
Nell’oggetto della email scrivere:
PLEASE STOP NATO WAR IN LIBYA. APPEAL TO NON-BELLIGERANT MEMBERS OF THE UN SEC. COUNCIL
Testo da inviare
WE APPEAL TO NON-BELLIGERENT MEMBERS OF THE U.N. SECURITY COUNCIL
- to put an end to the misuse of U.N. Security Council Resolution 1973 to influence the internal affairs of Libya through warfare, by revoking it, and
- to press for a peaceful resolution of the conflict in Libya, backing the African Union’s central role in this context.
We thank those countries that have tried, and are still trying, to work towards peace.
Our appeal is based on the following:
- the military intervention in Libya undertaken by some NATO members
has now gone far beyond the provisions of Security Council Resolution 1973, and is based on hyped-up accounts of defenseless citizens being massacred by their government, while the truth is that, in Libya, there is an on-going and intense internal armed conflict;
- we are aware of the economic and geo-strategic interests that lie behind the war in Libya and,in particular, behind NATO support of one of the two armed factions;
- NATO military intervention in Libya has killed (and is continuing to kill) countless civilians, as well harming and endangering the civilian population, including migrants and refugees, in various other ways;
- the belief, at this stage, only non-belligerent countries – and particularly those with U.N. Security Council voting rights – can successfully bring a peaceful end to the conflict through negotiations and by implementing the opening paragraph of UNSC Resolution 1973, which calls for an immediate ceasefire.
Respectfully yours,
Name (or association)
Address (optional)
Unione Africana:"Negoziati e Gheddafi non vi partecipera'"
LIBIA
Gheddafi non parteciperà ai negoziati
Lo riferiscono i capi di Stato dell'Unione Africana
Jacob Zuma:«Obiettivo Onu non è l'assassinio del Rais»
MILANO- Muammar Gheddafi ha accettato di non partecipare a eventuali negoziati sulla Libia. Lo hanno riferito domenica capi di stato africani che stanno portando avanti la mediazione dell'Unione Africana per avviare trattative e porre fine al conflitto che va avanti da quattro mesi.
OBIETTIVO ONU NON È L'ASSASSINIO DEL RAIS - «L'intenzione della risoluzione dell'Onu non era quella di autorizzare una campagna per il cambiamento di regime o l'assassinio politico di Gheddafi» ha poi detto il presidente sudafricano Jacob Zuma, nel discorso di apertura del meeting del comitato dei mediatori dell'Unione africana sulla Libia, tenutosi a Pretoria. «Vite dei civili sono state perse a causa di queste bombe e le infrasttrutture hanno subìto danni indicivili», ha aggiunto Zuma riferendosi ai raid della Nato. «I bombardamenti della Nato sono andati oltre la risoluzione dell'Onu, che autorizzava l'uso della forza per proteggere i civili libici dagli attacchi delle truppe di Gheddafi», ha detto Zuma. «I cittadini libici ci chiedono di porre fine a questa carneficina e vogliono vedere una fine immediata del conflitto e l'inizio di un processo per l'amministrazione democratica», ha concluso.
«BISOGNA ARRESTARLO»- Di diverso avviso, la Corte dell'Aja : «Bisogna arrestate il leader libico Muammar Gheddafi per mettere fine ai crimini di guerra e contro l'umanità commessi in Libia dall'inizio del conflitto». È quanto sostiene il Procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) dell'Aia, Luis Moreno Ocampo, che il 16 maggio scorso ha chiesto alla Corte di spiccare mandati di arresto a carico di Gheddafi, del figlio primogenito, Saif Al Islam, e del capo dei servizi di Intelligence, Abdallah Al Senussi. «I crimini vengono commessi ancora oggi in Libia. Per farli cessare e per proteggere i civili, Gheddafi deve essere arrestato», ha detto il procuratore in un comunicato. I giudici della Cpi si pronunceranno lunedì sulla richiesta di Moreno-Ocampo.
26 giugno 2011
Fonte www.corriere.it
Gheddafi non parteciperà ai negoziati
Lo riferiscono i capi di Stato dell'Unione Africana
Jacob Zuma:«Obiettivo Onu non è l'assassinio del Rais»
MILANO- Muammar Gheddafi ha accettato di non partecipare a eventuali negoziati sulla Libia. Lo hanno riferito domenica capi di stato africani che stanno portando avanti la mediazione dell'Unione Africana per avviare trattative e porre fine al conflitto che va avanti da quattro mesi.
OBIETTIVO ONU NON È L'ASSASSINIO DEL RAIS - «L'intenzione della risoluzione dell'Onu non era quella di autorizzare una campagna per il cambiamento di regime o l'assassinio politico di Gheddafi» ha poi detto il presidente sudafricano Jacob Zuma, nel discorso di apertura del meeting del comitato dei mediatori dell'Unione africana sulla Libia, tenutosi a Pretoria. «Vite dei civili sono state perse a causa di queste bombe e le infrasttrutture hanno subìto danni indicivili», ha aggiunto Zuma riferendosi ai raid della Nato. «I bombardamenti della Nato sono andati oltre la risoluzione dell'Onu, che autorizzava l'uso della forza per proteggere i civili libici dagli attacchi delle truppe di Gheddafi», ha detto Zuma. «I cittadini libici ci chiedono di porre fine a questa carneficina e vogliono vedere una fine immediata del conflitto e l'inizio di un processo per l'amministrazione democratica», ha concluso.
«BISOGNA ARRESTARLO»- Di diverso avviso, la Corte dell'Aja : «Bisogna arrestate il leader libico Muammar Gheddafi per mettere fine ai crimini di guerra e contro l'umanità commessi in Libia dall'inizio del conflitto». È quanto sostiene il Procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) dell'Aia, Luis Moreno Ocampo, che il 16 maggio scorso ha chiesto alla Corte di spiccare mandati di arresto a carico di Gheddafi, del figlio primogenito, Saif Al Islam, e del capo dei servizi di Intelligence, Abdallah Al Senussi. «I crimini vengono commessi ancora oggi in Libia. Per farli cessare e per proteggere i civili, Gheddafi deve essere arrestato», ha detto il procuratore in un comunicato. I giudici della Cpi si pronunceranno lunedì sulla richiesta di Moreno-Ocampo.
26 giugno 2011
Fonte www.corriere.it
mercoledì 22 giugno 2011
Fermare la guerra in Libia, inviamo tutti un appello ai paesi terzi non belligeranti
Stop alla guerra in Libia: manda una email ai membri non belligeranti del Consiglio di Sicurezza Onu
Alcuni paesi della Nato, con l’alleanza di alcune petromonarchie del Golfo, stanno conducendo da tre mesi in Libia una guerra illegale a sostegno di una delle due fazioni armate che si affrontano; una guerra fondata su informazioni false, portata pervicacemente avanti con vittime dirette e indirette;una guerra che continua malgrado le tante occasioni negoziali disponibili fin dall’inizio.
Che fare?
La pressione popolare nei confronti dei paesi Nato è certo necessaria, ma non basta. Potrebbe essere utile, se attuata in massa, una campagna di email dirette a paesi non belligeranti e membri del Consiglio di Sicurezza del’Onu, chiedendo loro di agire. Molti di quei paesi hanno già manifestato volontà negoziali e potrebbero utilizzare come strumento di pressione questo appoggio popolare da parte di cittadini di paesi Nato. Per questa ragione i gruppi Rete No War e Statunitensi contro la guerra hanno consegnato un analogo appello ad alcune ambasciate a Roma.
Ecco come partecipare alla campagna, semplicemente, con una email. Basta mandare il testo seguente (in inglese) nel corpo del messaggio alle email di: Russia, Cina, India, Sudafrica, Nigeria, Gabon, Bosnia Erzegovina, Libano, Colombia, Portogallo, Germania
Email: ChinaMissionUN@Gmail.com; rusun@un.int; India@un.int ; portugal@un.int; contact@lebanonun.org;chinesemission@yahoo.com;dsatsia@gabon-un.org; portugal@missionofportugal.org;delbrasonu@delbrasonu.org; info@new-york-un.diplo.de; siumara@delbrasonu.org; bihun@mfa.gov.ba; a.moungara-moussotsi@gabon-un.org; colombia@colombiaun.org;pmun.newyork@dirco.gov.za; perm.mission@nigerdeleg.org; perm.mission@nigerdeleg.com;aumission_ny@Yahoo.com, AU-NewYork@africa-union-nyo.org; LamamraR@africa-union.org;waneg@africa-union.org
Oggetto della email:
PLEASE STOP NATO WAR IN LIBYA. APPEAL TO NON-BELLIGERANT MEMBERS OF THE UN SEC. COUNCIL
Testo
“PLEASE STOP THE NATO WAR ON LIBYA!”
WE APPEAL TO THE NON-BELLIGERENT MEMBERS OF THE U.N. SECURITY COUNCIL
to put an end to the misuse of that Resolution to influence the internal affairs ofLibya through warfare, by revoking it, and
to press for a peaceful resolution of the conflict in Libya, with the African
Union playing a central role.
Our appeal is based on the following:
- the military intervention in Libya undertaken by some Nato members
has now gone far beyond the provisions of Security Council Resolution 1973 and is based on hyped-up accounts of defenseless citizens being massacred by their government, while the truth is that, in Libya, there is an internal conflict between two armedfactions;
- we aware of the economic and geostrategic interests that lie behind the war in Libya and, in particular, behind NATO support of one of the two armed factions.
- NATO military intervention in Libya has killed (and is
continuing to kill) countless civilians, as well hurting and endangering the
civilian population, including migrants and refugees, in various other ways;
- at this stage, only non-belligerent countries can successfully bring a peaceful end to the conflict through negotiations;
Respectfully, Nome (o associazione) e indirizzo
Per maggiori informazioni:
mari.liberazioni yahoo.it, elbano9@yahoo.it
Alcuni paesi della Nato, con l’alleanza di alcune petromonarchie del Golfo, stanno conducendo da tre mesi in Libia una guerra illegale a sostegno di una delle due fazioni armate che si affrontano; una guerra fondata su informazioni false, portata pervicacemente avanti con vittime dirette e indirette;una guerra che continua malgrado le tante occasioni negoziali disponibili fin dall’inizio.
Che fare?
La pressione popolare nei confronti dei paesi Nato è certo necessaria, ma non basta. Potrebbe essere utile, se attuata in massa, una campagna di email dirette a paesi non belligeranti e membri del Consiglio di Sicurezza del’Onu, chiedendo loro di agire. Molti di quei paesi hanno già manifestato volontà negoziali e potrebbero utilizzare come strumento di pressione questo appoggio popolare da parte di cittadini di paesi Nato. Per questa ragione i gruppi Rete No War e Statunitensi contro la guerra hanno consegnato un analogo appello ad alcune ambasciate a Roma.
Ecco come partecipare alla campagna, semplicemente, con una email. Basta mandare il testo seguente (in inglese) nel corpo del messaggio alle email di: Russia, Cina, India, Sudafrica, Nigeria, Gabon, Bosnia Erzegovina, Libano, Colombia, Portogallo, Germania
Email: ChinaMissionUN@Gmail.com; rusun@un.int; India@un.int ; portugal@un.int; contact@lebanonun.org;chinesemission@yahoo.com;dsatsia@gabon-un.org; portugal@missionofportugal.org;delbrasonu@delbrasonu.org; info@new-york-un.diplo.de; siumara@delbrasonu.org; bihun@mfa.gov.ba; a.moungara-moussotsi@gabon-un.org; colombia@colombiaun.org;pmun.newyork@dirco.gov.za; perm.mission@nigerdeleg.org; perm.mission@nigerdeleg.com;aumission_ny@Yahoo.com, AU-NewYork@africa-union-nyo.org; LamamraR@africa-union.org;waneg@africa-union.org
Oggetto della email:
PLEASE STOP NATO WAR IN LIBYA. APPEAL TO NON-BELLIGERANT MEMBERS OF THE UN SEC. COUNCIL
Testo
“PLEASE STOP THE NATO WAR ON LIBYA!”
WE APPEAL TO THE NON-BELLIGERENT MEMBERS OF THE U.N. SECURITY COUNCIL
to put an end to the misuse of that Resolution to influence the internal affairs ofLibya through warfare, by revoking it, and
to press for a peaceful resolution of the conflict in Libya, with the African
Union playing a central role.
Our appeal is based on the following:
- the military intervention in Libya undertaken by some Nato members
has now gone far beyond the provisions of Security Council Resolution 1973 and is based on hyped-up accounts of defenseless citizens being massacred by their government, while the truth is that, in Libya, there is an internal conflict between two armedfactions;
- we aware of the economic and geostrategic interests that lie behind the war in Libya and, in particular, behind NATO support of one of the two armed factions.
- NATO military intervention in Libya has killed (and is
continuing to kill) countless civilians, as well hurting and endangering the
civilian population, including migrants and refugees, in various other ways;
- at this stage, only non-belligerent countries can successfully bring a peaceful end to the conflict through negotiations;
Respectfully, Nome (o associazione) e indirizzo
Per maggiori informazioni:
mari.liberazioni yahoo.it, elbano9@yahoo.it
domenica 19 giugno 2011
19 giugno, a Madrid 50-100.000 indignatos in piazza; contro le politiche dell' U.E., la politica corrotta, il potere dei banchieri.
Madrid, 'indignados' di nuovo in piazza
In centomila protestano contro l'austerity
Una folla festosa, composta da persone di tutte le età, ha invaso le vie della capitale, urlando slogan e srotolando striscioni: "Camminiamo uniti contro la crisi'. Manifestazioni in tutto il Paese
MADRID - Nuova giornata di protesta, festosa e pacifica, a Madrid. Sei marce, convocate del Movimento 15-M (che prende il nome dalla data, il 15 maggio scorso, in cui di svolsero le principali proteste nella piazza della Puerta del Sol 1, nel cuore di Madrid) hanno attraversato la capitale, dirette verso Plaza de Neptuno, vicino al Parlamento, per protestare contro il giro di vite imposto in nome della difesa dell'euro, i politici corrotti, la collusione con i banchieri, una vita per molti senza prospettive di un futuro.
El Mundo ha calcolato che circa 40mila persone sono scese in strada a Madrid, la tv pubblica Tve ha parlato di 'decine di migliaia' di manifestanti. Sono cifre che partiti e sindacati non riescono più a raggiungere. Gli 'indignados' hanno parlato di 100-150 mila partecipanti e non escludono ora lo sciopero generale. "Dobbiamo paralizare il paese" ha gridato un oratore a Plaza de Neptuno, cuore della protesta di oggi.
I cortei, partiti da diversi punti della capitale, sono arrivati a Plaza de Neptuno, a due passi dal Congresso dei Deputati, blindato dalla polizia nel timore di nuovi incidenti dopo quelli di Barcellona martedì. Ma la marea umana della Spagna indignada ha invaso la capitale senza incidenti. "Ricordate che dovete portare con voi acqua, creme contro il sole e tanto pacifismo" invitava nella convocazione la pagina "@acampadasol".
E migliaia di persone hanno marciato in diverse altre città di tutta la Spagna. A Barcellona 50mila persone, secondo la polizia, sono partite da Plaza Catalunya e sono arrivate a Plaza de Palau, nei pressi del Parlamento catalano. Gli indignados hanno manifestato anche a Valencia (circa 10mila) Granada, Bilbao e Malaga. Ci sono state anche concentrazioni all'estero.
Su cartelli e striscioni a Madrid tanti i messaggi di ribellione a una crisi provocata da banchieri e governi 'a loro sottomessi', e gli appelli a una 'rivoluzione all'islandesè: "Questa crisi non è la nostra, non la paghiamo", "Non siamo merci nelle mani di politici e banchieri", "Dormivamo e ci siamo svegliati!", "Non resteremo muti anche se fate i sordi!". "Le banche e i governi che hanno favorito questa situazione devono sapere che non siamo d'accordo con le misure e i giri di vite che sono stati decisi, e che siamo determinati a manifestarci" ha chiarito la piattaforma 'Spanishrevolution' indicando l'Islanda dei cittadini che per referendum si sono opposti ai 'diktat delle banche' come l'esempio da seguire.
La marcia di Madrid ha confermato che il fenomeno indignados non è più un fatto di rivolta giovanile. Tanti i giovani nei cortei ma ancora di più i 40-50enni, i pensionati, le famiglie con i bambini, e sotto il braccio la borsa del picnic, che hanno fatto poi al fresco sotto gli alberi del Paseo del Prado. "Siamo la gente indignata, le persone anonime, i senza voce. Eravamo silenziosi, ma ascoltavamo, osservavamo aspettando il momento di unirci" spiegano gli indignados. "Oggi chiamiamo alla 'Globalrevolution'. Invitiamo alla occupazione pacifica delle piazze pubbliche e alla creazione di spazi di incontro, di dibattito e di riflessione. È nostro dovere recuperare lo spazio pubblico e decidere insieme che mondo vogliamo".
Fonte www.repubblica.it
In centomila protestano contro l'austerity
Una folla festosa, composta da persone di tutte le età, ha invaso le vie della capitale, urlando slogan e srotolando striscioni: "Camminiamo uniti contro la crisi'. Manifestazioni in tutto il Paese
MADRID - Nuova giornata di protesta, festosa e pacifica, a Madrid. Sei marce, convocate del Movimento 15-M (che prende il nome dalla data, il 15 maggio scorso, in cui di svolsero le principali proteste nella piazza della Puerta del Sol 1, nel cuore di Madrid) hanno attraversato la capitale, dirette verso Plaza de Neptuno, vicino al Parlamento, per protestare contro il giro di vite imposto in nome della difesa dell'euro, i politici corrotti, la collusione con i banchieri, una vita per molti senza prospettive di un futuro.
El Mundo ha calcolato che circa 40mila persone sono scese in strada a Madrid, la tv pubblica Tve ha parlato di 'decine di migliaia' di manifestanti. Sono cifre che partiti e sindacati non riescono più a raggiungere. Gli 'indignados' hanno parlato di 100-150 mila partecipanti e non escludono ora lo sciopero generale. "Dobbiamo paralizare il paese" ha gridato un oratore a Plaza de Neptuno, cuore della protesta di oggi.
I cortei, partiti da diversi punti della capitale, sono arrivati a Plaza de Neptuno, a due passi dal Congresso dei Deputati, blindato dalla polizia nel timore di nuovi incidenti dopo quelli di Barcellona martedì. Ma la marea umana della Spagna indignada ha invaso la capitale senza incidenti. "Ricordate che dovete portare con voi acqua, creme contro il sole e tanto pacifismo" invitava nella convocazione la pagina "@acampadasol".
E migliaia di persone hanno marciato in diverse altre città di tutta la Spagna. A Barcellona 50mila persone, secondo la polizia, sono partite da Plaza Catalunya e sono arrivate a Plaza de Palau, nei pressi del Parlamento catalano. Gli indignados hanno manifestato anche a Valencia (circa 10mila) Granada, Bilbao e Malaga. Ci sono state anche concentrazioni all'estero.
Su cartelli e striscioni a Madrid tanti i messaggi di ribellione a una crisi provocata da banchieri e governi 'a loro sottomessi', e gli appelli a una 'rivoluzione all'islandesè: "Questa crisi non è la nostra, non la paghiamo", "Non siamo merci nelle mani di politici e banchieri", "Dormivamo e ci siamo svegliati!", "Non resteremo muti anche se fate i sordi!". "Le banche e i governi che hanno favorito questa situazione devono sapere che non siamo d'accordo con le misure e i giri di vite che sono stati decisi, e che siamo determinati a manifestarci" ha chiarito la piattaforma 'Spanishrevolution' indicando l'Islanda dei cittadini che per referendum si sono opposti ai 'diktat delle banche' come l'esempio da seguire.
La marcia di Madrid ha confermato che il fenomeno indignados non è più un fatto di rivolta giovanile. Tanti i giovani nei cortei ma ancora di più i 40-50enni, i pensionati, le famiglie con i bambini, e sotto il braccio la borsa del picnic, che hanno fatto poi al fresco sotto gli alberi del Paseo del Prado. "Siamo la gente indignata, le persone anonime, i senza voce. Eravamo silenziosi, ma ascoltavamo, osservavamo aspettando il momento di unirci" spiegano gli indignados. "Oggi chiamiamo alla 'Globalrevolution'. Invitiamo alla occupazione pacifica delle piazze pubbliche e alla creazione di spazi di incontro, di dibattito e di riflessione. È nostro dovere recuperare lo spazio pubblico e decidere insieme che mondo vogliamo".
Fonte www.repubblica.it
venerdì 17 giugno 2011
Petizione contro il Monopolio dei Trasporti Marittimi per l' Isola d' Elba.
Petizione Popolare contro il Monopolio dei Trasporti Marittimi per l’ Isola d’Elba
Il Comitato Elba traghetti con prezzi piu’ bassi per tutti
All’ Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato
I sottoscritti cittadini dell’ Isola d’Elba, ospiti e villeggianti
PREMESSO
- Che la Regione Toscana, a seguito di specifico bando finalizzato alla privatizzazione della societa’ Toscana Regionale Marittima (TO.re.mar S.p.A.), ha ceduto alla Moby S.p.A. le proprie quote azionarie consentendo che il 92% delle quote di mercato da e per l’ Isola d’Elba siano gestite da un unico operatore, in questo caso Moby S.p.A.
- Che si e’ ulteriormante rafforzata la posizione dominante di Moby S.p.A. sul mercato dei trasporti marittimi per l’ Isola d’ Elba.
- Che non vi e’ piu’ concorrenza sul mercato dei trasporti marittimi per l’ Isola d’ Elba.
- Che il costo dei traghetti incide in modo determinante sull’ economia delle isole e sul Turismo in particolare.
- Che solo una sana concorrenza stimola la qualita’ del servizi o e consente l’ applicazione di tariffe appropriate ai costi sostenuti.
PER EVITARE
a) Che anche l’ Isola d’ Elba si trovi nel prossimo futuro con gli stessi problemi che oggi subisce la Sardegna.
b) Che si costituiscano e si ripropongano posizioni di privilegio nell’ assegnazione delle linee e delle bande orarie di accosto (slot) con diritto di prelazione sulle banchine del Porto di Piombino (unica via di accesso dal mare all’ Isola d’ Elba) alle sole compagnie storiche.
CHIEDONO
L’ urgente intervento dell’ Autorita’ Garante della concorrenza e del mercato affinche’:
- Venga assicurato un vero e proprio sistema concorrenziale sulle tratte Piombino-Isola d’ Elba;
- Venga data la possibilita’ a piu’ Compagnie Armatoriali di operare sul mercato in questione (almeno tre come suggerisce l’ Europa);
- Vengano ridistribuite, con equidistanza – le linee e gli slot tra tutte le Compagnie per il servizio di trasporto marittimo per l’ Isola d’ Elba
Al Presidente della regione Toscana Enrico Rossi
Che garantisca agli abitanti dell’ Arcipelago nessuna riduzione, in generale, della mobilita’ ed alcun aumento discriminante delle tariffe.
Il Comitato Elba traghetti con prezzi piu’ bassi per tutti
All’ Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato
I sottoscritti cittadini dell’ Isola d’Elba, ospiti e villeggianti
PREMESSO
- Che la Regione Toscana, a seguito di specifico bando finalizzato alla privatizzazione della societa’ Toscana Regionale Marittima (TO.re.mar S.p.A.), ha ceduto alla Moby S.p.A. le proprie quote azionarie consentendo che il 92% delle quote di mercato da e per l’ Isola d’Elba siano gestite da un unico operatore, in questo caso Moby S.p.A.
- Che si e’ ulteriormante rafforzata la posizione dominante di Moby S.p.A. sul mercato dei trasporti marittimi per l’ Isola d’ Elba.
- Che non vi e’ piu’ concorrenza sul mercato dei trasporti marittimi per l’ Isola d’ Elba.
- Che il costo dei traghetti incide in modo determinante sull’ economia delle isole e sul Turismo in particolare.
- Che solo una sana concorrenza stimola la qualita’ del servizi o e consente l’ applicazione di tariffe appropriate ai costi sostenuti.
PER EVITARE
a) Che anche l’ Isola d’ Elba si trovi nel prossimo futuro con gli stessi problemi che oggi subisce la Sardegna.
b) Che si costituiscano e si ripropongano posizioni di privilegio nell’ assegnazione delle linee e delle bande orarie di accosto (slot) con diritto di prelazione sulle banchine del Porto di Piombino (unica via di accesso dal mare all’ Isola d’ Elba) alle sole compagnie storiche.
CHIEDONO
L’ urgente intervento dell’ Autorita’ Garante della concorrenza e del mercato affinche’:
- Venga assicurato un vero e proprio sistema concorrenziale sulle tratte Piombino-Isola d’ Elba;
- Venga data la possibilita’ a piu’ Compagnie Armatoriali di operare sul mercato in questione (almeno tre come suggerisce l’ Europa);
- Vengano ridistribuite, con equidistanza – le linee e gli slot tra tutte le Compagnie per il servizio di trasporto marittimo per l’ Isola d’ Elba
Al Presidente della regione Toscana Enrico Rossi
Che garantisca agli abitanti dell’ Arcipelago nessuna riduzione, in generale, della mobilita’ ed alcun aumento discriminante delle tariffe.
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