giovedì 31 marzo 2011

Profughi a Pisa, comunicato dell' Assemblea contro i centri di espulsione di di Livorno

A Lampedusa il governo ha creato strumentalmente una situazione esplosiva; quello che poteva essere un transito di poche migliaia di persone, del tutto prevedibile in una fase di rivolgimenti politici nel Mediterraneo, è stata volutamente trasformata in qualcosa di diverso. E' bastato impedire il deflusso dei migranti, concentrati e imprigionati su un'isola piccolissima, per creare un'emergenza umanitaria da gestire secondo le linee della politica razzista del governo: da un lato la prospettiva di rimpatri forzosi, dall'altro la deportazione verso le cosiddette “strutture di accoglienza”, una di queste a Coltano, vere e proprie tendopoli lager che si vanno ad aggiungere ai famigerati CIE.

Si continua con la solita logica governativa che sta dietro tutti i provvedimenti sull’immigrazione, dai centri di identificazione e espulsione al decreto sicurezza: repressione, negazione dei diritti, privazione della libertà, discriminazione razzista. Le persone fuggono da situazioni spesso drammatiche, ma una volta arrivati da questa parte del Mediterraneo sono considerati clandestini,illegali, destinati ad essere rinchiusi in CIE o in tendopoli, pronti ad essere identificati per decidere nel frattempo che fare di loro: espellerli per rispedirli da dove sono arrivati oppure riconoscere loro lo status temporaneo di profugo, oppure destinarli allo sfruttamento, renderli funzionali alle esigenze dell'economia di mercato dell’occidente "democratico".

Proprio per queste ragioni, oggi più che mai, di fronte alle politiche razziste dei governi c’è bisogno di combattere contemporaneamente sia l’instabilità della cittadinanza che quella del lavoro. E ' inammissibile che l'essere privo di documenti, soprattutto in una situazione internazionale come questa, dia luogo allo status di clandestino. E' inammissibile che la clandestinità sia un reato. E' inammissibile che, in una situazione di crisi, la perdita del lavoro si traduca in perdita dei diritti fondamentali, che si diventi clandestino e quindi carcerabile. E' inammissibile che ci siano meccanismi come il permesso di soggiorno a tempo vincolato al contratto di lavoro.
Ed è inammissibile che, in una situazione straordinaria, l'Italia gestisca i flussi migratori con la repressione e la carcerazione, esasperando migranti e popolazioni locali; ricordiamo che la Tunisia in questo periodo è riuscita a gestire 160.000 profughi in fuga dalla Libia in modo assai diverso da quello del governo italiano.
C'è necessita di assicurare assistenza sociale e sanitaria ai migranti, ma qualunque sistemazione non deve precludere in alcun modo la libertà personale e il diritto dei migranti di muoversi e circolare. Rifiutiamo la divisione tra profughi e presunti clandestini; non c'è differenza tra chi scappa da una guerra e chi scappa da una situazione di miseria determinata spesso da politiche economiche imposte dai paesi occidentali e concordate con i tiranni locali. Tutti hanno diritto alla libertà di circolazione.
Rifiutiamo ancora una volta l'esistenza di strutture di detenzione,siano esse tendopoli o CIE, ma rifiutiamo anche l'ennesima riproposizione, da parte degli amministratori locali, di CIE “dal volto umano”, piccoli, diffusi sul territorio, ma sempre concepiti come strutture carcerarie funzionali alla politica razzista del governo. Ora come non mai è doveroso ribadire: nessun CIE né qui né altrove, nessuna tendopoli lager, nessuno spazio al razzismo, libertà per tutti e per tutte. Solidarietà internazionalista

Assemblea contro i Centri di Espulsione - Livorno

Fonte www.senzasoste.it

mercoledì 30 marzo 2011

Fotovoltaico, la Fiom sul decreto rinnovabili

Decreto sulle fonti rinnovabili
Comunicato Fiom
28 / 3 / 2011

In tutto il Paese si stanno moltiplicando le iniziative a sostegno della richiesta di modificare radicalmente il Decreto che ha bloccato gli incentivi tariffari, oggi in essere, necessari per lo sviluppodelle energie rinnovabili.Tali norme prevedono che solo gli impianti fotovoltaici allacciati alla rete entro il 31 maggio potrannobeneficiare delle tariffe agevolate, nell’attesa che entro il 30 aprile venga approvato un nuovo decretocon le nuove tariffe.

Tutto questo ha generato un’ incertezza tale che di fatto sta bloccando l’interocomparto, si registrano in questi giorni annullamenti di ordini e comunicazioni dagli istituti bancari dimessa in discussione dei finanziamenti e richieste di cassa integrazione o di riduzione del personale,per i dipendenti dell’intera filiera.Una scelta, sbagliata ed insensata, che rischia di bloccare un intero settore, tra i pochi oggi in crescita,che dà lavoro a circa 150.000 persone in Italia, tra lavoratori diretti ed indiretti.Un settore essenziale per contribuire all’approvvigionamento energetico complessivo per ridurre ladipendenza del nostro paese dai combustibili fossili. In una situazione ancor più critica dove, ancheper effetto delle catastrofi mondiali di questi giorni (Giappone e Nord Africa) i programmi energeticibasati su fonti fossili e nucleari hanno mostrato tutta la loro fragilità per costi, tempi e pericolosità.

Per questo è necessario un nuovo modello energetico e di sviluppo, occorre ripensare un pianoenergetico nazionale complessivo (quindi non solo per i consumi elettrici) che metta al centro l’usorazionale e appropriato di tutte le risorse, a partire da quelle energetiche, privilegiando le fonti pulitee rinnovabili.Questo significa intervenire in ogni settore (della produzione, della distribuzione, dei consumi...) per la massima efficienza energetica, significa innovazione nei cicli produttivi, significa intervenire sullepolitiche industriali, sulla progettazione del ciclo di vita dei prodotti (progettazione, produzione,distribuzione, uso e poi smaltimento e riciclo), significa intervenire sugli impatti ambientali, sulleemissioni, sull’organizzazione della mobilità e della logistica. In sostanza significa cambiare ilparadigma dello sviluppo in tutti gli ambiti, nella organizzazione della produzione, dei consumi, dellavita sociale. Anche di questo siamo interessati, come Organizzazioni Sindacali, a confrontarci con ilGoverno e con le nostre controparti imprenditoriali. Più in specifico, per tornare al Decreto in questione, dopo aver sentito le posizioni di tutte le parti in causa, il Governo, per iniziativa dei Ministri Romani e Prestigiacomo, si è riservato di riformulare unaproposta già a partire da questa settimana.

Riprecisiamo quindi le nostre proposte, che convergono in larga misura anche con quelle di altre associazioni sociali, ambientali e imprenditoriali, mentre non condividiamo la posizione espressa ufficialmente da Confindustria, che sostanzialmente acconsente al ridimensionamento drastico degli incintevi proposto dal decreto. Riteniamo questa posizione miope, non solo per lo sviluppo delle filiere industriali legate alle fonti rinnovabili, ma anche perché non coglie le opportunità di innovazione che potrebbero venire al complesso del sistema produttivo di questo paese.

Per quanto ci riguarda, non è in discussione la necessità di colpire nel modo più fermo speculazioni eabusi che si sono verificati nella gestione attuale e di procedere ad una graduale e progressivariduzione degli incentivi per le fonti rinnovabili, ma questa deve essere fatta con la gradualità e latempistica necessaria per dare certezze alla programmazione delle scelte produttive e degliinvestimenti nel settore.

A questo proposito ricordiamo che una misura di drastica riduzione degli incentivi è stata fatta nel2009 in Spagna, con l’effetto di ridimensionare l’intera filiera della produzione del fotovoltaico in quelpaese.Per questo devono essere riconfermati i termini già stabiliti nel decreto del Ministero dello SviluppoEconomico il 6 agosto 2010, della fine 2013, cancellando qualsiasi tipo di retroattività nella riduzionedegli incentivi.

Successivamente va calibrata la rimodulazione degli incentivi, anche in relazione allo sviluppo dellamaggiore efficienza e riduzione dei costi degli impianti. Per esempio mutuando il modello tedesco, che adotta un sistema flessibile basato su un "corridoio" disviluppo prestabilito, con un meccanismo di adeguamento automatico della “degressione” delletariffe in funzione del volume di mercato. Se il mercato si sviluppa più del previsto, la riduzione dellatariffa diventa più forte ancora.

Se invece il mercato rimane al di sotto del volume programmato, allora la tariffa viene ridotta meno.In ogni caso, i riferimenti di sviluppo prestabiliti per le potenze incentivabili vanno differenziati pertipologia di impianti a seconda della dimensione, della collocazione (a terra o sui tetti) in modo daprivilegiare gli impianti di taglia medio piccola e integrati nel tessuto urbano e industriale. Contemporaneamente, già nel decreto, il Governo dovrebbe mettere in atto azioni per promuovereun maggiore sviluppo e qualificazione della filiera industriale italiana del settore delle rinnovabili, cheavrebbe l’effetto duplice di aumentare una base produttiva e occupazionale italiana e contribuire aduna riduzione dei costi finali per gli impianti da Fonti Rinnovabili, che giustificherebbe una ulterioreriduzione degli incentivi. Infine, per uno sviluppo stabile del fotovoltaico e dell’eolico, sono assolutamente necessari interventie investimenti (in questo caso in capo a Terna) per integrare questi impianti nelle reti di trasmissionee distribuzione.

Tale integrazione, in particolare nelle regioni del sud con grande potenzialità diproduzione e reti spesso inadeguate e sovraccariche, potrà avvenire con la trasformazione delle retiesistenti in “sistemi intelligenti” (le cosiddette “smart grid”), in grado di accogliere l’energia nonprogrammabile e conciliare i sistemi tradizionali di generazione centralizzati con quelli distribuiti, tipicidelle fonti rinnovabili.

FIOM NAZIONALE
Roma, 28 marzo 2011

Fonte www.globalproject.info

lunedì 28 marzo 2011

Algèrie: des journalistes font un sit-in 28/03/2011

Mar 28th, 2011 by AfricaTimes.
Des dizaines de journalistes algériens du secteur public ont organisé dimanche un sit-in au siège de la radio nationale pour dénoncer leurs conditions de travail, selon des journalistes sur place.

Ils ont notamment critiqué les 25% d’augmentation salariale (moins de 50 euros pour les chanceux) accordé par la direction de la radio qui emploie 4. 000 personnes sur l’ensemble du territoire.

“C’est une humiliation pour nous. Tous les autres secteurs de la fonction publique ont bénéficié de revalorisations dépassant les 50%, pourquoi pas nous?”, s’est plaint l’un d’entre eux, cité par le quotidien El-Watan.

Ils veulent aussi que le rappel lié à cette hausse prenne effet à partir de janvier 2008 et non juin 2010, a indiqué l’un d’eux à l’AFP, souhaitant conserver l’anonymat par crainte de “représailles”.

Certains confrères ont appelé à un autre mouvement pour jeudi 31, mais la suggestion n’a pas remporté l’adhésion de tous, a-t-il indiqué.

Le sit-in n’a fait l’objet d’aucune information dans la presse officielle.

Samedi, des journalistes du public et du privé s’étaient rassemblés à Alger pour réclamer “un statut particulier du journaliste” et avaient demandé au gouvernement un statut particulier de la profession avec un débat officiel.

Ils revendiquaient également une amélioration de leurs conditions de travail.

Les journalistes ont prévu une grève générale le 3 mai, journée mondiale de la liberté de la presse.

La presse écrite compte une centaine de titres nationaux (publics et privés). Les médias audio-visuels restent sous le monopole de l’Etat, qui n’envisage pas de les ouvrir au privé.

Depuis les émeutes contre la vie chère de janvier qui ont fait cinq morts et plus de 800 blessés, l’Algérie fait face à des grèves en série.

Le président Abdelaziz Bouteflika a annoncé le 19 mars des réformes globales y compris politiques mais sa promesse n’a pas apparemment réussi à calmer le bouillonnement de la rue, influencée par les révolutions arabes.

Afp.
Fonte www.africa-times-news.com

Occorrono metodi migliori per scegliere gli incentivi al fotovoltaico. Una proposta

Questa proposta e' stata pubblicata , leggermente modificata, nella rubrica delle lettere del quotidiano IlSole24Ore, giovedi' 24 marzo 2011.

I prossimi dieci anni del fotovoltaico italiano dovrebbero essere decisi entro venti giorni, nel frattempo il settore e' paralizzato, non lavora e qualcuno proprio non ha reddito.
Venti giorni che vedono l' Italia in guerra, in un momento cruciale per il nucleare con un conflitto tra posizioni diverse il cui esito sara' decisivo anche per il futuro prossimo del fotovoltaico (nel futuro piu' lontanto invece l' energia solare sara' in ogni caso l' energia prevalente). Penso che una scelta cosi' importante non vada fatta in modo affrettato e siano indispensabili metodi e tempi giusti. La fretta e la non trasparenza servono per imporre soluzioni utili ad altri interessi.
Qualcuno ha proposto che l' attuale legge (votata a luglio 2010, valida fino a dicembre 2013 con incentivi a scalare) rimanga in vigore fino al 31 dicembre 2011 e che nel frattempo si decida con metodi e tempi adeguati le nuove regole mentre pero' il settore lavora, non sta fermo.
Sarebbe opportuno che tutti, nei loro diversi ruoli, si impegnassero per questo e l' informazione riservasse a questa importante vicenda un po' di spazio e attenzione.

Marco Palombo e Edwin Aligwo
Associazione Internazionale Italia-Africa
Roma

domenica 27 marzo 2011

Libia - Giappone, un azione nonviolenta contro la guerra e il nucleare

Libia e Giappone, militare e nucleare, sono due facce della stessa moneta.
Si fa la guerra, contro l'umanità e contro la natura, per il potere energetico, per lo sviluppo infinito dei consumi. Quello che sta accadendo, in Giappone come in Libia, è un segnale di allarme che dobbiamo cogliere. Tutti dicono che le cose vanno sempre peggio, che così non si può andare avanti. Ci vuole un cambiamento.
Pace tra le persone e con la natura, di questo ha bisogno il mondo.

Noi del Movimento Nonviolento vogliamo iniziare con un'assunzione di responsabilità. Mettiamo in campo un'iniziativa simbolica, ma concreta.
Un digiuno del cibo e della parola, un'azione semplice ma incisiva – se non altro su noi stessi - per riflettere sulla necessità di rifiutare la violenza per scegliere la strada della nonviolenza.

Rinunciare a mangiare è anche un modo per condividere le tante sofferenza e la fame che porta la guerra. Rimanere in silenzio è anche un modo per evidenziare quanta violenza c'è nella parole di menzogna (la prima vittima della guerra è la verità): "operazione umanitaria" per nascondere che è una guerra; "nucleare sicuro e pulito" per nascondere i rischi e i costi dell'energia atomica.

Iniziamo con un digiuno collettivo di 48 ore, sapendo che la nonviolenza è contagiosa e altre azioni nonviolente seguiranno nei giorni successivi. Vogliamo con questo dare l'avvio ad un modo nuovo di "stare in piazza" e di concepire la politica.

Sappiamo bene che la guerra non si ferma con i digiuni. Vogliamo però richiamare l'attenzione sulla necessità di prevenire la prossima, contrastando eserciti e armi che la renderanno possibile, e lavorando per costruire gli strumenti utili per veri interventi umanitari di pace.

Domenica e lunedì 27 e 28 marzo, in molte città d'Italia (Verona, Trento, Venezia, Ferrara, Livorno, Genova, Brescia, Torino, ecc.) gli amici e le amiche della nonviolenza staranno senza cibo e senza parole per:

- opporsi alla guerra (e alla sua preparazione)
- opporsi al nucleare (votare SI' al referendum)
- sostenere i Corpi Civili di Pace (veri strumenti di intervento umanitario)
- sostenere le energie rinnovabili (sole, vento, acqua sono doni gratuiti della natura)
- proporre una seria riflessione sulla nonviolenza, che è la forza della verità.

Movimento Nonviolento
via Spagna, 8 – 37123 Verona
Tel. 045 8009803

Chi desidera partecipare e proseguire questa azione nonviolenta, singolarmente o in gruppo, nei modi e nei tempi che vorrà, lo può comunicare a:

azionenonviolenta@sis.it

i nominativi e il calendario saranno diffusi tramite il nostro sito www.nonviolenti.org e nella pagina facebook del Movimento Nonviolento.

A chi pensa invece che questa proposta sia un'ingenuità, o che non serva a niente, proponiamo di provare, per un giorno solo, e capirà quanto costa fatica e quanto fa bene la nonviolenza.
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Movimento Nonviolento
via Spagna, 8
37123 Verona

tel. 045 8009803
Fax 045 8009212

www.nonviolenti.org

giovedì 24 marzo 2011

Lidia Menapace - Ma la guerra cos' e' ?

Ma la guerra cosa è?

E' forse un evento che risolve i conflitti? una delle tante giustificazioni delle guerre è che tra popoli stirpi classi religioni si aprono conflitti, che si avvitano su se stessi, tanto che non si può fare altro che intervenire con le armi per eliminarli: ma le guerre eliminano i confliggenti uccidendoli , il conflitto rimane, tanto che dà luogo alla ricerca di rivincita.

Se lasciamo le domande ed esaminiamo le guerre nel loro concreto svolgersi possiamo osservare che gli antichi le consideravano il rispecchiamento di litigi conflitti gare ambizioni tra dei, che avevano sulla terra i loro sostenitori ecc. Su questa idea è fondata l'Iliade omerica. Più terrena l'idea di guerra dei Romani, cioè che spettasse a Roma il dominio del mondo e che gli dei stessi alla città avessero destinato questo compito, prima giustificazione religiosa di quello che chiamiamo imperialismo. Incluse le guerre sante e le crociate. In tutto questo lunghissimo periodo le guerre furono "limitate" da diritti di ospitalità e dalla definizione del territorio in cui si svolgevano Cioè chi aveva precedenti relazioni amicali documentate da ospitalità, se si incontrava sul campo di battaglia non si scontrava, ma scambiava doni, atteggiamento che vien lodato ancora per tutto il tempo dei poemi cavallereschi, come si vede nell'Orlando Furioso: "Oh gran bontà dei cavalieiri antiqui" che al calar del sole smettono ii duello amoroso e religioso che li opponeva e dormono vicini. Invece la popolazione civile era difesa dal fatto che il perimetro della guerra era il "campo" e lì si svolgevano le battaglie appunto "campali". Oppure i Campi di Marte dove avvenivano i duelli tra Orazi e Curiazi o la Disfida di Barletta.

Questi effetti e forme durano fino all'invenzione delle armi da fuoco, che producono le grandi fanterie e gli stati assoluti con adeguata struttura organizzativa ed economica, affidando la sorte delle guerre ai grandi stati dotati appunto di tecnologie e finanze (e/o colonie).

Un ulteriore passo è quando Mussolini inventa la "guerra totalitaria" che cioè si svolge su e contro l'intero territorio del "nemico": le città diventano obiettivi dei bombardamenti e nel giornalismo italiano viene inventato il termine "coventrizzare" (dal nome di un sobborgo di Londra, Coventry, raso al suolo da un bombardamento dell'Aeronautica ,"arma fascistissima"). Del resto gli Alleati non si tirarono indietro: le nostre città furono bombardate senza limiti e da allora in qualsiasi guerra, i civili muoiono più dei militari. La guerra diventa un fatto "totale". E di incommensurabile capacità distruttiva, con le armi atomiche . Veniamo a sapere ora che gli esperimenti atomici francesi nell'arcipelago di Mururoa di svariati decenni fa stanno ancora inquinando l'oceano non lontano dalle centrali giapponesi colpite da terremoto e tsunami. A questo punto la guerra viene definita nella cultura attuale con l'acronimo M.A.D. (mutual assurance of destruction, mutua garanzia di distruzione) , cioè follia.

Ma intanto che cosa è la guerra nel diritto? La definizione classica è molto "oggettiva": "conflitto interstatale armato", succesivamente si spiega che può essere "giusta" o "ingiusta", ma non vi sono fonti giuridiche in appoggio.

Vale molto, per la professionalità di chi l'ha inventata, la definizione di von Clausewitz: "la guerra è la politica continuata con altri mezzi". E poichè la politica è l'attività che regola il consorzio umano, se la guerra la continua, deve avere lo stesso livello di potere, cioè essere il Potere. E non tollerare limiti: infatti von Clausewitz dice dall'alto della sua prestigiosa cattedra di professore della Scuola di guerra della Prussia (da cui fu rimosso poi perchè troppo "moderato") che chi parla di guerra limitata o mente o non sa che cosa dice. La guerra non tollera limiti se non la sconfitta del nemico. E oggi in più la garanzia di reciproca distruzione o, con altra definizione, di sapere che le bombe atomiche, già stoccate negli arsenali, sono in grado di distruggere 11 volte il pianeta. Questa si chiama aporia, coè stop al pensiero.

Interessanti novità avvengono alla fine della seconda guerra mondiale, quando si costituisce l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU, che in seguito modifica il suo nome in Nazioni Unite (N.U.). Nella sua Carta, dopo un breve proemio in cui i reggitori dei popoli che la lanciano affermano di aver visto le distruzioni provocate appunto dalla guerra e di voler preservare le future generazioni dal rischio che si possa ripetere tutto ciò, dichiarano che "la guerra è un crimine". Questa deve essere ritenuta la vigente definizione internazionale di guerra.

Chi lo affermò non era nè un'associazione di benefattori, nè un collegio di filosofi, nè un gruppo di tenere fanciulle: si chiamavano Truman, Churchill, De Gaulle, Stalin, Mao, cinque uomini di ferro, che ne avevano viste e fatte di ogni colore. Infatti non si limitano a fare una nobile affermazione, ma ne deducono -da statisti quali erano- che se è un crimine per tenerla sotto controllo reprimerla evitarla ecc. occorre una polizia internazionale con proprio specifico addestramento, una magistratura, un codice. Invece di tutto ciò si avviò la "guerra fredda" e le relazioni internazionali si rimisero sui vecchi binari delle definizioni ipocrite e non limpide.

Se di fronte all'attuale crisi internazionale che ci ha fatto assistere in pochi anni al disastro del petrolio nel golfo del Messico, al terremoto e tsunami in Giappone con i pericoli delle centrali, alla scoperta che l'oceano vicino alle centrali è ancora inquinato dagli esperimenti francesi di Mururoa, ai venti che stanno spingendo la nube radioattiva verso l'Europa, sta arrivando in Islanda, sarà presto sulla Francia ecc. , alle rivoluzioni magrebine, alla crisi libica (senza contare Yemen Siria ecc. che si preparano), se dunque di fronte a tutto ciò non ci mettiamo a preparare alla svelta una alternativa, ben presto non potremo più fermare la barbarie che la crisi produce. Non si può tacere, e lasciare il futuro nelle mani di governi corrotti, politici ignoranti e finanze che prosperano sulle sciagure e imprese che nascondono le condizioni degli impianti nucleari o dei pozzi sottomarini per non rimetterci nei profitti. Sarebbe da stupidi irresponsabili. E' un lusso che non possiamo permetterci: tutti e tutte noi che non abbiamo potere, nè soldi, nè mezzi di comunicazione di massa, mettiamo dunque in gioco la nostra ragione, volontà, tenacia, generosità, come facemmo quando era necessario non cedere a Hitler e a Mussolini, sennò siamo corresponsabili della barbarie presente, anche se fossimo tutti e tutte il meglio della cultura arte e bellezza: tutto si offuscherebbe, appassirebbe, marcirebbe. La crisi capitalistico-patriarcale, strutturale globale produce barbarie: noi vogliamo un altro mondo possibile: "Se non ora, quando ?"

Lidia Menapace
Fonte www.liberazione.it

Follonica contro la guerra in Libia

FOLLONICA SCENDE IN PIAZZA PER LA PACE

RIPORTIAMO L'ARTICOLO CHE ABBIAMO PORTATO ALL'ASSEMBLEA IN PIAZZA DI MERCOLEDI' 23 MARZO A FOLLONICA.
IL "COMITATO PER LA COSTITUZIONE" DI FOLLONICA, RECENTEMENTE COSTITUITOSI, HA RAGGRUPPATO FORZE POLITICHE, FORZE SINDACALI E SEMPLICI CITTADINI PER RICORDARE ANCORA UNA VOLTA CHE E' STATO NUOVAMENTE TRADITO L'ARTICOLO 11 DELLA COSTITUZIONE.
CSIAM

SIAMO PURTROPPO ANCORA UNA VOLTA IN PIAZZA A GRIDARE IL NOSTRO NO ALLE GUERRE, GUERRE CHE PORTANO SOLAMENTE MORTI.

SIAMO SEMPRE STATI CONTRO IL REGIME DEL DITTATORE GHEDDAFI ED ABBIAMO SEMPRE DENUNCIATO LE CONDIZIONI DEL POPOLO LIBICO E LA SITUAZIONE DELLE CARCERI LIBICHE DOVE PASSANO I DESTINI DI COLORO CHE SCAPPANO DALLE LORO TERRE MARTORIATE DALLE GUERRE CIVILI E MILITARI E CHE CERCANO SPERANZA NEL RESTO D’EUROPA. REALTA’ DOVE E’ DIFFICILE FRUIRE ANCHE DEL PIU’ ELEMENTARE DIRITTO UMANO. E QUESTO LO SAPPIAMO ANCHE GRAZIE ALLE TESTIMONIANZE DEI 200 AMICI OSPITATI 3 ANNI FA' AL "VELIERO".

A DIFFERENZA DI QUALCHE ILLUSTRO POLITICO PERSONAGGIO, NOI OGGI NON SIAMO ADDOLORATI PER LE SORTI DEL DITTATORE; NON ABBIAMO MAI AFFERMATO CHE ERA UN UOMO DI GRANDE SAGGEZZA; NON GLI ABBIAMO MAI FATTO IL BACIAMANO E NON ABBIAMO MAI ORGANIZZATO NESSUNA SCORRAZZATA DI CAVALLI E BELLE DONNE ALL’INTERNO DEL CIRCO MASSIMO A ROMA.

CI CHIEDIAMO ANCHE SE LE AFFERMAZIONI DI D’ALEMA HANNO UNA COERENZA LOGICA. TESTUALMENTE “SIAMO INTERVENUTI PERCHE’ GHEDDAFI STAVA UCCIDENDO INGIUSTAMENTE I CIVILI CHE MANIFESTAVANO E PROTESTAVANO PER UNA LIBIA MIGLIORE. L’INTERVENTO ARMATO ERA DOVEROSO”
CI DOMANDIAMO ALLORA PERCHE’ NON E’ STATA DECRETATA, NEL GENNAIO DEL 2009, LA NO FLY ZONE SU GAZA E SUL CIELO DI PALESTINA, DOVE FURONO UCCISI IN 20 GIORNI 1400 CIVILI PALESTINESI; CI DOMANDIAMO ALLORA PERCHE’ IL GOVERNO ISRAELIANO NON E’ STATO DEPOSTO.

AL PRESIDENTE NAPOLITANO DICIAMO CHE NON CI INTERESSA SE L’OPERAZIONE IN CORSO E’ STATA AUTORIZZATA DA UNA RISOLUZIONE DELL’ONU E NON CI INTERESSA NEMMENO SAPERE COSA DICE LA CARTA DEI DIRITTI: ABBIAMO UNA BELLISSIMA COSTITUZIONE IN ITALIA E TUTTI SAPPIAMO BENISSIMO COSA DICE L’ARTICOLO 11. ANDARE IN GUERRA VUOL DIRE TRADIRLO ANCORA, DOPO IL KOSOVO, L’IRAQ E L’AFGHANISTAN.

E POI, SE LE RISOLUZIONI ONU DEVONO SEMPRE ESSERE RISPETTATE, PERCHE’ IL GOVERNO ISRAELIANO NON NE HA MAI RISPETTATA UNA DAL 1967 AD OGGI?

L’UCCISIONE DEGLI INSORTI (CHE CONDANNIAMO FERMAMENTE) DA PARTE DI GHEDDAFI E’ STATA UN OTTIMO PRETESTO PER POTER INTERVENIRE MILITARMENTE; QUESTI SIGNORI CAPI DI GOVERNO NON SAPEVANO INFATTI COME ARGINARE IL VENTO DELLA RIVOLUZIONE CHE STAVA SOFFIANDO NEL NORD AFRICA. AVEVANO BISOGNO DI SOFFOCARE LA RIBELLIONE NEL MAGHREB PER NON PERDERE IL CONTROLLO SULLA POPOLAZIONE CHE SI STAVA RIBELLANDO.
MA SOPRATTUTTO PER NON PERDERE IL CONTROLLO SUL PETROLIO LIBICO E GARANTIRE GLI INTERESSI DELLE MULTINAZIONALI PETROLIFERE, TRA CUI UNA DELLE PIU’ COINVOLTE, IN TUTTI I SENSI, E’ SICURAMENTE L’ENI.

CHIEDIAMO, COME GIA’ ACCACADUTO PURTROPPO DIVERSE VOLTE NEGLI ANNI PASSATI, DI ESPORRE LE BANDIERE DELLA PACE ALLE FINESTRE ED AI BALCONI, PER GRIDARE ANCORA UNA VOLTA IL NOSTRO NO ALLE GUERRE, IL NOSTRO NO ALLE FINTE MISSIONI UMANITARIE, IL NOSTRO NO ALLE FINTE MISSIONI DI PACE.

LE VERE MISSIONI UMANITARIE, CHE PURTROPPO NON SONO STATE NEMMENO PRESE IN CONSIDERAZIONE DAI POTENTI DEL MONDO, E’ BENE CHE VENGANO PORTATE AVANTI DA REALTA MOLTO PIU’ COMPETENTI IN MATERIA, TIPO EMERGENCY.