Economist: "L' euro si distruggera' tra giorni "
da www.unita.it
25 novembre 2011
«L’area del mondo finanziariamente meglio integrata si lacererebbe tra default, fallimenti delle banche, nazionalizzazioni».
E' questo lo scenario che gli analisti dell'Economist, prestigiosa rivista inglese, tratteggiano per l'Europa. E non parlano di anni o mesi, ma di settimane, se non giorni.
«L’eurozona si ritroverebbe spezzettata o tuttalpiù divisa in due, un blocco settentrionale più o meno compatto e uno meridionale frammentato. Molti trattati verrebbero infranti. Le differenze di valore e prestazioni tra le monete delle aree più solide e quelle delle aree periferiche porterebbero con ogni probabilità allo svuotamento del mercato unico. La stessa sopravvivenza dell’Unione Europea sarebbe messa in discussione».
Per dare ancora più forza al suo allarme, la redazione ha scelto di mettere in copertina la moneta di un euro in fiamme che precipita nel vuoto. «Non si può andare avanti così a lungo – si legge nell'editoriale - Senza drastici cambiamenti, da parte della BCE e dei leader europei, la moneta unica potrebbe distruggersi nel giro di poche settimane. L’evento scatenante può essere il fallimento di una grande banca, la caduta di un governo, un altro flop in un’asta di titoli».
Al centro dell'analisi anche il nostro paese: «L’ultima settimana di gennaio l’Italia dovrà rifinanziarsi piazzando titoli per 30 miliardi di euro. Se i mercati non risponderanno bene, e la BCE nemmeno, l’Italia si ritroverebbe a un passo dal default».
Fonte www.unita.it
venerdì 25 novembre 2011
lunedì 21 novembre 2011
Marco Ferrando (PCL), sul patto di consultazione tra le forze che si oppongono al governo Monti
INTERVISTA A MARCO FERRANDO (20 Novembre 2011)
di Paolo Persichetti su “Liberazione” del 19 novembre
Marco Ferrando, a nome del Pcl ha accolto favorevolmente la proposta di un «patto di consultazione permanente» tra tutte le forze che intendono opporsi al governo Monti, lanciata su queste pagine da Paolo Ferrero. Si tratta - ci spiega - di un passaggio «che è imposto dalla situazione e che noi accettiamo a prescindere, anche perché l'unità d'azione su obiettivi comuni, di lotta e di movimento a sinistra, è un elemento distintivo della nostra cultura e tradizione politica. A maggior ragione se interviene in uno scenario politico che rappresenta un salto in avanti dell'offensiva sociale e politica lanciata contro il movimento dei lavoratori e i movimenti di massa».
Affrontiamo subito la novità introdotta dall'esecutivo Monti.
Siamo di fronte alla riunificazione politica e sociale del blocco dominante, è quindi del tutto evidente che contro questo governo di unità nazionale si deve costruire un patto di unità d'azione tra tutte le realtà, i movimenti e tutte le sinistre politiche, sindacali e associative.
Cosa proponete?
Al primo posto c'è la necessità di chiarire una volta per tutte la questione del rapporto col centrosinistra e col Pd.
Su questo punto dentro la Fds, e nell'area più larga della sinistra sociale e dei movimenti, ci sono posizioni diverse, ricche di sfumature. Per voi si tratta di una condizione o di un tema di discussione?
Non poniamo condizioni, siamo dentro il patto di consultazione a prescindere ma vogliamo un confronto aperto, largo, non solo fra stati maggiori, in cui ci riserviamo di dire quello che pensiamo dentro un quadro di confronto unitario. Ricordo che anche nel '95 si faceva tutti insieme l'opposizione al governo Dini, ma quell'opposizione prefigurò una ricomposizione del centrosinistra. Ebbene siamo fermamente contrari alla riproposizione di uno schema del genere, anche perchè il Pd per l'ennesima volta ha dato prova di non essere nemmeno una forza della sinistra moderata, e neanche un partito coerentemente democratico, al di là del suo nome. E solo un partito legato a doppio filo agli interessi dell'industria, delle banche, del blocco dominante.
E gli altri punti?
Il fronte unico non deve essere un semplice cartello delle sinistre politiche, ma un fronte largo che coinvolga sinistra sindacale e movimenti per produrre una svolta radicale sul terreno della mobilitazione e della lotta. L'esperienza dimostra che non si riesce ad affrontare la crisi capitalistica procedendo ad ordine sparso con atti simbolici e scioperi rituali. Bisogna discutere insieme su come costruire un salto verso la radicalizzazione di massa delle iniziative di lotta: quando parliamo di vertenza generale, occupazione delle fabbriche e dei licei, costruzione di una cassa nazionale di resistenza, alludiamo a questa necessità. Infine non è più sufficiente continuare ad assumere come orizzonte il cosiddetto antiliberismo, quasi configurando la possibilità di una riforma sociale neokeynesiana del capitalismo. Il carattere strutturale della crisi ci dice che l'orizzonte deve essere apertamente anticapitalista e quindi deve toccare il tema dell'annullamento del debito pubblico verso le banche, i rapporti di proprietà nel settore finanziario e produttivo.
Non vi è piaciuto il coro di sdegno sui fatti del 15 ottobre.
Il grosso problema del 15 non sono stati i cosiddetti black bloc ma la mancata assunzione di responsabilità da parte della direzione del movimento. Avevamo proposto una manifestazione che marciasse sui palazzi del potere rivendicando un diritto democratico praticato in tutte le capitali del mondo. Lo spazio che in quella giornata hanno preso alcune forme di lotta nichilista è stato direttamente proporzionale alla mancata assunzione di questa responsabilità.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
Fonte
email: info@pclavoratori.
di Paolo Persichetti su “Liberazione” del 19 novembre
Marco Ferrando, a nome del Pcl ha accolto favorevolmente la proposta di un «patto di consultazione permanente» tra tutte le forze che intendono opporsi al governo Monti, lanciata su queste pagine da Paolo Ferrero. Si tratta - ci spiega - di un passaggio «che è imposto dalla situazione e che noi accettiamo a prescindere, anche perché l'unità d'azione su obiettivi comuni, di lotta e di movimento a sinistra, è un elemento distintivo della nostra cultura e tradizione politica. A maggior ragione se interviene in uno scenario politico che rappresenta un salto in avanti dell'offensiva sociale e politica lanciata contro il movimento dei lavoratori e i movimenti di massa».
Affrontiamo subito la novità introdotta dall'esecutivo Monti.
Siamo di fronte alla riunificazione politica e sociale del blocco dominante, è quindi del tutto evidente che contro questo governo di unità nazionale si deve costruire un patto di unità d'azione tra tutte le realtà, i movimenti e tutte le sinistre politiche, sindacali e associative.
Cosa proponete?
Al primo posto c'è la necessità di chiarire una volta per tutte la questione del rapporto col centrosinistra e col Pd.
Su questo punto dentro la Fds, e nell'area più larga della sinistra sociale e dei movimenti, ci sono posizioni diverse, ricche di sfumature. Per voi si tratta di una condizione o di un tema di discussione?
Non poniamo condizioni, siamo dentro il patto di consultazione a prescindere ma vogliamo un confronto aperto, largo, non solo fra stati maggiori, in cui ci riserviamo di dire quello che pensiamo dentro un quadro di confronto unitario. Ricordo che anche nel '95 si faceva tutti insieme l'opposizione al governo Dini, ma quell'opposizione prefigurò una ricomposizione del centrosinistra. Ebbene siamo fermamente contrari alla riproposizione di uno schema del genere, anche perchè il Pd per l'ennesima volta ha dato prova di non essere nemmeno una forza della sinistra moderata, e neanche un partito coerentemente democratico, al di là del suo nome. E solo un partito legato a doppio filo agli interessi dell'industria, delle banche, del blocco dominante.
E gli altri punti?
Il fronte unico non deve essere un semplice cartello delle sinistre politiche, ma un fronte largo che coinvolga sinistra sindacale e movimenti per produrre una svolta radicale sul terreno della mobilitazione e della lotta. L'esperienza dimostra che non si riesce ad affrontare la crisi capitalistica procedendo ad ordine sparso con atti simbolici e scioperi rituali. Bisogna discutere insieme su come costruire un salto verso la radicalizzazione di massa delle iniziative di lotta: quando parliamo di vertenza generale, occupazione delle fabbriche e dei licei, costruzione di una cassa nazionale di resistenza, alludiamo a questa necessità. Infine non è più sufficiente continuare ad assumere come orizzonte il cosiddetto antiliberismo, quasi configurando la possibilità di una riforma sociale neokeynesiana del capitalismo. Il carattere strutturale della crisi ci dice che l'orizzonte deve essere apertamente anticapitalista e quindi deve toccare il tema dell'annullamento del debito pubblico verso le banche, i rapporti di proprietà nel settore finanziario e produttivo.
Non vi è piaciuto il coro di sdegno sui fatti del 15 ottobre.
Il grosso problema del 15 non sono stati i cosiddetti black bloc ma la mancata assunzione di responsabilità da parte della direzione del movimento. Avevamo proposto una manifestazione che marciasse sui palazzi del potere rivendicando un diritto democratico praticato in tutte le capitali del mondo. Lo spazio che in quella giornata hanno preso alcune forme di lotta nichilista è stato direttamente proporzionale alla mancata assunzione di questa responsabilità.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
Fonte
email: info@pclavoratori.
sabato 19 novembre 2011
3 dicembre,la CGIL annulla manifestazione a Roma, la sua fiducia al governo Monti
La CGIL smobilita in favore del governo Monti
Continuiamo con piu’ forza a prendere l’ iniziativa:
SOLIDALI CONTRO LA CRISI
La CGIL ha preso la grave decisione di revocare il corteo del 3 dicembre, trasformandolo in un’ assemblea dei propri delegati. Le motivazioni addotte sono una vergognosa capitolazione al governo Monti, cui la CGIL attribuisce una positiva inversione di tendenza nei confronti del governo precedente. Il governo Monti invece e’ un tentativo del sistema democratico che coinvolge alcuni suoi uomini di punta: tecnocrati ed esponenti della superborghesia per affrontare la crisi in chiave apertamente antipopolare ad aggiungere la bancarotta di questo Stato e la decadenza democratica ingannando e sfruttando la gente comune.
Mettendoci al seguito di tutte le forze politiche, incluse quelle del centro-sinistra che hanno apertamente sostenuto il governo Monti, cantandone le lodi, la CGIL ha prso una decisione che priva decine di migliaia di lavoratori della possibilita’ di reagire e far sentire la propria voce nei confronti dell’ attacco ai bisogni di vita.
Socialismo rivoluzionario che sta sollecitando la possibilita’ della gente comune di unirsi in modo solidale contro questo nuovo governo ha appoggiato la proposta dei Comitati solidali, ripresa dall’ Associazione 3 febbraio di prendere l’ iniziativa per confermare un settore della solidarieta’ nell’ ambito del corteo del 3 dicembre.
Mentre denunciamo la smobilitazione della CGIL assumiamo la confortante notizia che il regolamento tecnico dei CSA ha rilanciato l’ appello “solidali contro la crisi” e che numerosi Comitati solidali lo hanno discusso e sottoscritto come impegno attivo di reazione.
Ci sembra inoltre importante che il Coordinamento nazionale dell’ Associazione “3 febbraio” assieme ai rappresentanti dei profughi, abbia sostenuto questo appello. E’ importante che le realta’ solidali che hanno assunto e portato avanti l’ iniziativa trovino le forme ed i modi piu’ opportuni per continuare a svilupparla, anche il 3 dicembre, guardando agli interessi di fondo della nostra gente, ed offrendo loro, a tutte le realta’ solidali, a tutte le persone impegnate nella solidarieta’ e nel volontariato, una strada concreta e perseguibile per una alternativa solidale. Sosteniamo in questo senso gli importanti appuntamenti gia’ convocati della assemblea nazionale degli immigrati il 4 dicembre a Napoli e della Assemblea nazionale dei comitati solidali il 15 gennaio 2012.
Socialismo rivoluzionario
La comune
Continuiamo con piu’ forza a prendere l’ iniziativa:
SOLIDALI CONTRO LA CRISI
La CGIL ha preso la grave decisione di revocare il corteo del 3 dicembre, trasformandolo in un’ assemblea dei propri delegati. Le motivazioni addotte sono una vergognosa capitolazione al governo Monti, cui la CGIL attribuisce una positiva inversione di tendenza nei confronti del governo precedente. Il governo Monti invece e’ un tentativo del sistema democratico che coinvolge alcuni suoi uomini di punta: tecnocrati ed esponenti della superborghesia per affrontare la crisi in chiave apertamente antipopolare ad aggiungere la bancarotta di questo Stato e la decadenza democratica ingannando e sfruttando la gente comune.
Mettendoci al seguito di tutte le forze politiche, incluse quelle del centro-sinistra che hanno apertamente sostenuto il governo Monti, cantandone le lodi, la CGIL ha prso una decisione che priva decine di migliaia di lavoratori della possibilita’ di reagire e far sentire la propria voce nei confronti dell’ attacco ai bisogni di vita.
Socialismo rivoluzionario che sta sollecitando la possibilita’ della gente comune di unirsi in modo solidale contro questo nuovo governo ha appoggiato la proposta dei Comitati solidali, ripresa dall’ Associazione 3 febbraio di prendere l’ iniziativa per confermare un settore della solidarieta’ nell’ ambito del corteo del 3 dicembre.
Mentre denunciamo la smobilitazione della CGIL assumiamo la confortante notizia che il regolamento tecnico dei CSA ha rilanciato l’ appello “solidali contro la crisi” e che numerosi Comitati solidali lo hanno discusso e sottoscritto come impegno attivo di reazione.
Ci sembra inoltre importante che il Coordinamento nazionale dell’ Associazione “3 febbraio” assieme ai rappresentanti dei profughi, abbia sostenuto questo appello. E’ importante che le realta’ solidali che hanno assunto e portato avanti l’ iniziativa trovino le forme ed i modi piu’ opportuni per continuare a svilupparla, anche il 3 dicembre, guardando agli interessi di fondo della nostra gente, ed offrendo loro, a tutte le realta’ solidali, a tutte le persone impegnate nella solidarieta’ e nel volontariato, una strada concreta e perseguibile per una alternativa solidale. Sosteniamo in questo senso gli importanti appuntamenti gia’ convocati della assemblea nazionale degli immigrati il 4 dicembre a Napoli e della Assemblea nazionale dei comitati solidali il 15 gennaio 2012.
Socialismo rivoluzionario
La comune
mercoledì 16 novembre 2011
Novembre 2011,crisi finanziaria/economica dell' Occidente e guerre, a che punto e' la notte.
Dopo molte settimane di proteste contro il mondo della finanza possiamo provare a inquadrare un minimo la situazione.
La crisi finanziaria e' grave in Europa ma anche negli USA. Ancora pero' le tempeste finanziarie degli ultimi tre-quattro mesi non hanno avuto conseguenze complete sull' economia reale.
Cioe' la crisi dell' economia reale e' gravissima, ma e' sempre quella di qualche mese fa, le tempeste finanziarie ed i tagli in arrivo probabilmente provocheranno una nuova recessione; una diminuzione della produzione rispetto ai mesi scorsi. Cioe' un ulteriore aggravamento della crisi dell' economia reale.
Ci sono proteste ancora abbastanza generiche , e' stato individuato il mondo dele borse e della finanza come responsabile o corresponsabile della crisi, ma ancora mancano proposte economiche alternative chiare e con un seguito forte.
Il tentativo piu' forte di combattere le politiche economiche correnti, neoliberiste, e' stata la proposta del referendum greco che ha terrorizzato l' oligarchia economica e politica, ma e' stato per il momento neutralizzato.
La protesta e' latente, sotterranea, diffusa. In Italia gli incidenti del 15 ottobre sono bastati, insieme alla decisione di Alemanno di negare le strade di Roma alle proteste, a bloccare sul nascere una opposizione piu' vasta.
Come ha detto giustamente un sindacalista dell' USB, manifestazioni pro o contro Berlusconi hanno occuppato il centro di Roma, ma studenti e lavoratori non possono percorrere gli stessi luoghi per manifestare contro le politiche economiche che ormai non solo solo di Berlusconi ma di tutta la Ue e di tutta la politica nelle istituzioni. Il TG3, La7, Repubblica continuano ad attaccare Berlusconi ma sono ormai militanti nel difendere le politiche economiche della Bce, Ue,di Monti.
Ma questo tappo potrebbe saltare in Italia e nel mondo occidentale e altre politiche economiche potrebbe essere rivendicate da strati di popolazione di dimensioni notevoli.
La crisi finanziaria sta per investire anche la Francia e questo avrebbe contraccolpi enormi, soprattutto nell' opinione pubblica che capirebbe che non e' una crisi provocata da poche cicale greche o berlusconiane, quindi minoranze particolari,
MA E' CRISI DELL' INTERA UNIONE EUROPEA E DELLE SUE POLITICHE NEOLIBERISTE PRESENTATE ED IMPOSTE COME SENZA ALTERNATIVE.
A questo punto temo davvero che
-la crisi sempre piu' grave in arrivo,
-la finanza ormai vista come responsabile o corresponsabile,
-la possibilita' che strati ampi di popolazione si aggreghino non su sola protesta ma anche per politiche diverse, di redistribuzione di ricchezza
provochino l' arrivo di diversivi fortissimi per la pubblica opinione, come successe nel 2001 con l' attentato delle torri gemelle. Per esempio qualche nuova guerra impedirebbe nell' occidente lo scontro di diversi interessi che ormai stanno capendo di essere in conflitto tra loro.
marco
La crisi finanziaria e' grave in Europa ma anche negli USA. Ancora pero' le tempeste finanziarie degli ultimi tre-quattro mesi non hanno avuto conseguenze complete sull' economia reale.
Cioe' la crisi dell' economia reale e' gravissima, ma e' sempre quella di qualche mese fa, le tempeste finanziarie ed i tagli in arrivo probabilmente provocheranno una nuova recessione; una diminuzione della produzione rispetto ai mesi scorsi. Cioe' un ulteriore aggravamento della crisi dell' economia reale.
Ci sono proteste ancora abbastanza generiche , e' stato individuato il mondo dele borse e della finanza come responsabile o corresponsabile della crisi, ma ancora mancano proposte economiche alternative chiare e con un seguito forte.
Il tentativo piu' forte di combattere le politiche economiche correnti, neoliberiste, e' stata la proposta del referendum greco che ha terrorizzato l' oligarchia economica e politica, ma e' stato per il momento neutralizzato.
La protesta e' latente, sotterranea, diffusa. In Italia gli incidenti del 15 ottobre sono bastati, insieme alla decisione di Alemanno di negare le strade di Roma alle proteste, a bloccare sul nascere una opposizione piu' vasta.
Come ha detto giustamente un sindacalista dell' USB, manifestazioni pro o contro Berlusconi hanno occuppato il centro di Roma, ma studenti e lavoratori non possono percorrere gli stessi luoghi per manifestare contro le politiche economiche che ormai non solo solo di Berlusconi ma di tutta la Ue e di tutta la politica nelle istituzioni. Il TG3, La7, Repubblica continuano ad attaccare Berlusconi ma sono ormai militanti nel difendere le politiche economiche della Bce, Ue,di Monti.
Ma questo tappo potrebbe saltare in Italia e nel mondo occidentale e altre politiche economiche potrebbe essere rivendicate da strati di popolazione di dimensioni notevoli.
La crisi finanziaria sta per investire anche la Francia e questo avrebbe contraccolpi enormi, soprattutto nell' opinione pubblica che capirebbe che non e' una crisi provocata da poche cicale greche o berlusconiane, quindi minoranze particolari,
MA E' CRISI DELL' INTERA UNIONE EUROPEA E DELLE SUE POLITICHE NEOLIBERISTE PRESENTATE ED IMPOSTE COME SENZA ALTERNATIVE.
A questo punto temo davvero che
-la crisi sempre piu' grave in arrivo,
-la finanza ormai vista come responsabile o corresponsabile,
-la possibilita' che strati ampi di popolazione si aggreghino non su sola protesta ma anche per politiche diverse, di redistribuzione di ricchezza
provochino l' arrivo di diversivi fortissimi per la pubblica opinione, come successe nel 2001 con l' attentato delle torri gemelle. Per esempio qualche nuova guerra impedirebbe nell' occidente lo scontro di diversi interessi che ormai stanno capendo di essere in conflitto tra loro.
marco
lunedì 14 novembre 2011
15 novembre, iniziano le dirette audio-video del Comitato No Debito
Il Comitato No Debito va in diretta
Martedi 15 novembre alle 14,30 il Comitato No Debito trasmette in diretta il primo dei suoi appuntamenti bisettimanali audio e video.
Informazioni sulla campagna No Debito e referendum, commenti, appuntamenti. In studio Giorgio Cremaschi
Sarà possibile vedere e sentire in diretta la trasmissione
in streaming video su www.libera.tv/
in streaming audio su www.radiocittaperta.it
via etere nel Lazio su 88.9 mhz
invitiamo tutte le emittenti e le pagine web che lo vorranno, a collegarsi in diretta via streaming.
Commissione comunicazione del Comitato Non Debito
Martedi 15 novembre alle 14,30 il Comitato No Debito trasmette in diretta il primo dei suoi appuntamenti bisettimanali audio e video.
Informazioni sulla campagna No Debito e referendum, commenti, appuntamenti. In studio Giorgio Cremaschi
Sarà possibile vedere e sentire in diretta la trasmissione
in streaming video su www.libera.tv/
in streaming audio su www.radiocittaperta.it
via etere nel Lazio su 88.9 mhz
invitiamo tutte le emittenti e le pagine web che lo vorranno, a collegarsi in diretta via streaming.
Commissione comunicazione del Comitato Non Debito
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Comitato No Debito diretta audio video
Libri: M.Correggia,"Libia.l'ultima delle guerre"
Questo libro, di prossima uscita, si puo' prenotare sul sito www.produzionidalbasso.com
LA PROPOSTA.
Libro bianco “Libia. L'ULTIMA DELLE GUERRE" di Marinella Correggia,si chiede come evitare le prossime guerre occidentali studiando le cinque di questo ventennio. Partendo dalla (frustrante) militanza pacifista contro la guerra alla Libia e contro le altre guerre occidentali dal 1991 a oggi, il testo esamina le numerose menzogne e le ugualmente numerose omissioni di verità che hanno preceduto e accompagnato l’intervento Nato in Libia e i precedenti, dal 1991 a oggi (Iraq, Kosovo, Afghanistan). Esamina anche il fallimento e l'ignavia dei "movimenti" occidentali un tempo considerato la "seconda superpotenza pacifista". Descrive cause vere e vere conseguenze della guerra. E chi lavorò per la pace e chi no a livello di stati e di organizzazioni non statali. Propone una Rete internazionale per la Verità sulla Libia e contro le guerre occidentali. Che il sacrificio della Libia sia la tomba della Nato.
L'ARGOMENTO.
Ancora una volta E PIU' CHE MAI LA DISINFORMAZIONE FA LE GUERRE. In questo caso la falsa notizia di febbraio "in Libia Gheddafi ha assassinato 10mila manifestanti" ha dato la stura alla guerra; altre menzogne l'hanno accompagnata. Il ruolo dei media e in generale della comunicazione nella guerra Nato alla Libia, la quinta alla quale partecipa l’Italia dal 1991, è stato riassunto così da Lucio Caracciolo di Limes: “Questa guerra sarà ricordata come il collasso dell’informazione
A CHE SERVE QUESTO LIBRO BIANCO?
Risponderei così: “La vera democrazia è avere accesso a informazioni veritiere. Per poter decidere. I governi occidentali quando fanno guerre per interessi petroliferi e geostrategici debbono comunque mascherarle da azioni umanitarie e quindi mentire, con l’aiuto dei media. Quindi svelare tutto l’apparato di bugie (che spesso si ripetono da una guerra all’altra) e renderle fruibili tutte in un solo documento, può servire a far sì che alla prossima guerra non ci ingannino più. I governanti sapranno che sappiamo!
La guerra della Nato in Libia, la quinta guerra occidentale nell’ultimo ventennio, ha riassunto e amplificato le caratteristiche delle quattro guerre per le risorse e il controllo geostrategico che si sono susseguite: Iraq 1991, Jugoslavia/Kosovo 1999, Afghanistan 2001, Iraq 2003…Simili anzi amplificati e resi più efficaci i meccanismi, ovvero le menzogne e la narrazione necessarie a rendere “umanitario” l’intervento geostrategico; simili gli intenti (controllo delle risorse e della situazione geostrategica e politica); simili gli esiti nefasti, con crimini di guerra, effetti collaterali e sfaldamento di paesi.
Ma stavolta a differenza delle altre la propaganda ha lavorato a tutto spettro ottenendo l’astensione da parte delle popolazioni non solo occidentali. Gli attori di guerra, gli astenuti e gli attori di pace in effetti stavolta si sono dislocati diversamente. Si pensi all’azione di mediazione invano offerta dai governi dell’America Latina e, con qualche ritardo, dall’Unione africana.
E si pensi al "silenzio dei pacifisti".
In tutto questo, c’è la specificità dell’Italia, unico paese insieme a Usa e Gran Bretagna ad aver partecipato – malgrado l’art. 11 della Costituzione - a tutte e cinque le guerre prese in considerazione. Con quest’ultima, l’Italia ha celebrato i suoi 150 anni di vita, ma anche i cento anni giusti dalla colonizzazione della Libia e dai primi esperimenti dell’aviazione di guerra.
Eppure si può pensare che, essendo stato stavolta toccato il fondo quanto a pretesti per la guerra e quanto a mancanza di impegno popolare, da qui si possa e debba ripartire per un impegno futuro contro le guerre imperialiste da parte di cittadini e governi non belligeranti?
Il libro è frutto dell’impegno ventennale dell’autrice contro le guerre occidentali come via cruentissima per il mantenimento di un sistema mondiale di privilegio e apartheid e di un modello produttivo e di consumo distruttivo e iniquo. Dunque un impegno ecosociale per la pace.
La seconda parte del libro è una chiamata all’azione. Partendo da una “storia delle azioni pacifiste nelle cinque guerre” (una storia mai scritta) e dai suoi insuccessi, nonché dall’analisi del ruolo degli attori governativi non belligeranti, l’autrice cerca che cosa potrebbe funzionare, in nuove sinergie, e in funzione strutturale e preventiva come emergenziale e “a bombe cadenti” perché quella in Libia sia…l’ultima delle guerre.
Almeno, di quelle occidentali.
NOTA BIOGRAFICA MINIMA.Marinella Correggia,l’autrice del libro bianco che qui si propone è ecopacifista e si divide fra l’attivismo e il lavoro di giornalista/scrittrice nonché autoproduttrice agricola. Sin dalla guerra del Golfo del 1991 ha cercato di contrastare il sommo dei mali, la guerra, con l’informazione (vari articoli e reportage, e il libro Si ferma una bomba in volo?)e la partecipazione a campagne e delegazioni.
Fonte www.produzionidalbasso.com
LA PROPOSTA.
Libro bianco “Libia. L'ULTIMA DELLE GUERRE" di Marinella Correggia,si chiede come evitare le prossime guerre occidentali studiando le cinque di questo ventennio. Partendo dalla (frustrante) militanza pacifista contro la guerra alla Libia e contro le altre guerre occidentali dal 1991 a oggi, il testo esamina le numerose menzogne e le ugualmente numerose omissioni di verità che hanno preceduto e accompagnato l’intervento Nato in Libia e i precedenti, dal 1991 a oggi (Iraq, Kosovo, Afghanistan). Esamina anche il fallimento e l'ignavia dei "movimenti" occidentali un tempo considerato la "seconda superpotenza pacifista". Descrive cause vere e vere conseguenze della guerra. E chi lavorò per la pace e chi no a livello di stati e di organizzazioni non statali. Propone una Rete internazionale per la Verità sulla Libia e contro le guerre occidentali. Che il sacrificio della Libia sia la tomba della Nato.
L'ARGOMENTO.
Ancora una volta E PIU' CHE MAI LA DISINFORMAZIONE FA LE GUERRE. In questo caso la falsa notizia di febbraio "in Libia Gheddafi ha assassinato 10mila manifestanti" ha dato la stura alla guerra; altre menzogne l'hanno accompagnata. Il ruolo dei media e in generale della comunicazione nella guerra Nato alla Libia, la quinta alla quale partecipa l’Italia dal 1991, è stato riassunto così da Lucio Caracciolo di Limes: “Questa guerra sarà ricordata come il collasso dell’informazione
A CHE SERVE QUESTO LIBRO BIANCO?
Risponderei così: “La vera democrazia è avere accesso a informazioni veritiere. Per poter decidere. I governi occidentali quando fanno guerre per interessi petroliferi e geostrategici debbono comunque mascherarle da azioni umanitarie e quindi mentire, con l’aiuto dei media. Quindi svelare tutto l’apparato di bugie (che spesso si ripetono da una guerra all’altra) e renderle fruibili tutte in un solo documento, può servire a far sì che alla prossima guerra non ci ingannino più. I governanti sapranno che sappiamo!
La guerra della Nato in Libia, la quinta guerra occidentale nell’ultimo ventennio, ha riassunto e amplificato le caratteristiche delle quattro guerre per le risorse e il controllo geostrategico che si sono susseguite: Iraq 1991, Jugoslavia/Kosovo 1999, Afghanistan 2001, Iraq 2003…Simili anzi amplificati e resi più efficaci i meccanismi, ovvero le menzogne e la narrazione necessarie a rendere “umanitario” l’intervento geostrategico; simili gli intenti (controllo delle risorse e della situazione geostrategica e politica); simili gli esiti nefasti, con crimini di guerra, effetti collaterali e sfaldamento di paesi.
Ma stavolta a differenza delle altre la propaganda ha lavorato a tutto spettro ottenendo l’astensione da parte delle popolazioni non solo occidentali. Gli attori di guerra, gli astenuti e gli attori di pace in effetti stavolta si sono dislocati diversamente. Si pensi all’azione di mediazione invano offerta dai governi dell’America Latina e, con qualche ritardo, dall’Unione africana.
E si pensi al "silenzio dei pacifisti".
In tutto questo, c’è la specificità dell’Italia, unico paese insieme a Usa e Gran Bretagna ad aver partecipato – malgrado l’art. 11 della Costituzione - a tutte e cinque le guerre prese in considerazione. Con quest’ultima, l’Italia ha celebrato i suoi 150 anni di vita, ma anche i cento anni giusti dalla colonizzazione della Libia e dai primi esperimenti dell’aviazione di guerra.
Eppure si può pensare che, essendo stato stavolta toccato il fondo quanto a pretesti per la guerra e quanto a mancanza di impegno popolare, da qui si possa e debba ripartire per un impegno futuro contro le guerre imperialiste da parte di cittadini e governi non belligeranti?
Il libro è frutto dell’impegno ventennale dell’autrice contro le guerre occidentali come via cruentissima per il mantenimento di un sistema mondiale di privilegio e apartheid e di un modello produttivo e di consumo distruttivo e iniquo. Dunque un impegno ecosociale per la pace.
La seconda parte del libro è una chiamata all’azione. Partendo da una “storia delle azioni pacifiste nelle cinque guerre” (una storia mai scritta) e dai suoi insuccessi, nonché dall’analisi del ruolo degli attori governativi non belligeranti, l’autrice cerca che cosa potrebbe funzionare, in nuove sinergie, e in funzione strutturale e preventiva come emergenziale e “a bombe cadenti” perché quella in Libia sia…l’ultima delle guerre.
Almeno, di quelle occidentali.
NOTA BIOGRAFICA MINIMA.Marinella Correggia,l’autrice del libro bianco che qui si propone è ecopacifista e si divide fra l’attivismo e il lavoro di giornalista/scrittrice nonché autoproduttrice agricola. Sin dalla guerra del Golfo del 1991 ha cercato di contrastare il sommo dei mali, la guerra, con l’informazione (vari articoli e reportage, e il libro Si ferma una bomba in volo?)e la partecipazione a campagne e delegazioni.
Fonte www.produzionidalbasso.com
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domenica 13 novembre 2011
Per un'opposizione di sinistra, plurale e antiliberista, al governo Monti
E' necessaria subito un' opposizione di sinistra, plurale e antiliberista, al governo Monti. In caso contrario i limiti che esploderanno del governo Monti e del centrosinistra saranno capitalizzati solo da berlusconi e Lega.Questa sinistra dovra' essere costituente di una nuova sinistra, plurale e antiliberista, che si presenti in ogni spazio anche elettorale.
marco
ADDIO A BERLUSCONI E AL SUO GOVERNO
ADESSO OPPOSIZIONE AL GOVERNO DELLE BANCHE E DELLA FINANZA EUROPEA
Le migliaia di donne e uomini nelle piazze in tante città italiane giustamente festeggiano le dimissioni di un personaggio che troppi danni ha fatto negli anni in cui è stato presidente del consiglio – e anche in quelli in cui è stato all’opposizione.
Non condividiamo di questi festeggiamenti la disattenzione per come è avvenuta la caduta di Berlusconi e per quello che succedera da questo momento.
Nemmeno condividiamo la gioia verso il presidente Napolitano, che è stato protagonista di questa caduta per rispondere alle esigenze del capitale e della leadership politica europea, che consideravano Berlusconi e il suo governo inadatti a portare a termine le politiche di austerità e di distruzione dello stato sociale che in tutta Europa sono l’unica “risposta” alla crisi.
Tantomeno possiamo dimenticare che la cronaca di un’austerità annunciata porta il nome di Mario Monti, commissario integerrimo che vietava qualsiasi aiuto di Stato, per favorire gli interessi delle grandi banche e per garantire la deregulation del sistema finanziario. Lo stesso Mario Monti che sul “Corriere della sera” esaltava le “riforme” di Gelmini e Marchionne. Può seriamente qualcuno a sinistra pensare che sia l’uomo giusto, che possa rappresentare qualcosa di “meglio”?
Non c’è un “dopo”, quindi, c’è invece un presente rappresentato da un governo pericoloso per gli interessi delle classi popolari e che ha come suo unico programma nuove e più pesanti manovre economico-finanziarie contro lavoratrici e lavoratori, per maggiori privatizzazioni dei beni comuni, per asservire ancora maggiormente le scelte interne alle esigenze del capitale europeo.
Un governo che vuole vendere la vecchia ideologia secondo la quale dalla crisi si può uscire solamente con ulteriori sacrifici dopo che il welfare, i salari, le pensioni fanno sacrifici da più di vent'anni.
Per lavoratrici e lavoratori, precari/e, giovani, migranti c’è solo una strada possibile: l’opposizione immediata e ferma al governo Monti-Napolitano – ricostruendo dal basso le ragioni e l’organizzazione necessarie per resistere a nuove manovre contro di loro e per costruire una rete che ponga le questioni dell’alternativa sociale e politica, facendo pagare la crisi a chi l’ha provocata.
Non ci sono scorciatoie istituzionali: l’unica via democratica non può che venire da elezioni immediate e da un confronto sulla politica e sui programmi che provi a far tesoro di quanto accaduto negli ultimi quattro anni – con una sinistra anticapitalista che rifiuti qualsiasi compromesso di “unità nazionale” o “tecnico” e organizzi l’opposizione sociale e politica.
Invitiamo tutte/i a costruire la più ampia unità delle forze che rifiutano il governo Monti per un’uscita da sinistra alla crisi. Noi ci saremo.
Esecutivo nazionale Sinistra Critica
www.sinistracritica.org
"Non possiamo smantellare la casa del padrone con gli attrezzi del padrone", Audre Lorde , poetessa
marco
ADDIO A BERLUSCONI E AL SUO GOVERNO
ADESSO OPPOSIZIONE AL GOVERNO DELLE BANCHE E DELLA FINANZA EUROPEA
Le migliaia di donne e uomini nelle piazze in tante città italiane giustamente festeggiano le dimissioni di un personaggio che troppi danni ha fatto negli anni in cui è stato presidente del consiglio – e anche in quelli in cui è stato all’opposizione.
Non condividiamo di questi festeggiamenti la disattenzione per come è avvenuta la caduta di Berlusconi e per quello che succedera da questo momento.
Nemmeno condividiamo la gioia verso il presidente Napolitano, che è stato protagonista di questa caduta per rispondere alle esigenze del capitale e della leadership politica europea, che consideravano Berlusconi e il suo governo inadatti a portare a termine le politiche di austerità e di distruzione dello stato sociale che in tutta Europa sono l’unica “risposta” alla crisi.
Tantomeno possiamo dimenticare che la cronaca di un’austerità annunciata porta il nome di Mario Monti, commissario integerrimo che vietava qualsiasi aiuto di Stato, per favorire gli interessi delle grandi banche e per garantire la deregulation del sistema finanziario. Lo stesso Mario Monti che sul “Corriere della sera” esaltava le “riforme” di Gelmini e Marchionne. Può seriamente qualcuno a sinistra pensare che sia l’uomo giusto, che possa rappresentare qualcosa di “meglio”?
Non c’è un “dopo”, quindi, c’è invece un presente rappresentato da un governo pericoloso per gli interessi delle classi popolari e che ha come suo unico programma nuove e più pesanti manovre economico-finanziarie contro lavoratrici e lavoratori, per maggiori privatizzazioni dei beni comuni, per asservire ancora maggiormente le scelte interne alle esigenze del capitale europeo.
Un governo che vuole vendere la vecchia ideologia secondo la quale dalla crisi si può uscire solamente con ulteriori sacrifici dopo che il welfare, i salari, le pensioni fanno sacrifici da più di vent'anni.
Per lavoratrici e lavoratori, precari/e, giovani, migranti c’è solo una strada possibile: l’opposizione immediata e ferma al governo Monti-Napolitano – ricostruendo dal basso le ragioni e l’organizzazione necessarie per resistere a nuove manovre contro di loro e per costruire una rete che ponga le questioni dell’alternativa sociale e politica, facendo pagare la crisi a chi l’ha provocata.
Non ci sono scorciatoie istituzionali: l’unica via democratica non può che venire da elezioni immediate e da un confronto sulla politica e sui programmi che provi a far tesoro di quanto accaduto negli ultimi quattro anni – con una sinistra anticapitalista che rifiuti qualsiasi compromesso di “unità nazionale” o “tecnico” e organizzi l’opposizione sociale e politica.
Invitiamo tutte/i a costruire la più ampia unità delle forze che rifiutano il governo Monti per un’uscita da sinistra alla crisi. Noi ci saremo.
Esecutivo nazionale Sinistra Critica
www.sinistracritica.org
"Non possiamo smantellare la casa del padrone con gli attrezzi del padrone", Audre Lorde , poetessa
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