martedì 17 maggio 2011

Roma, 23-24 maggio referendum nucleare e acqua, sit-in davanti a Montecitorio

Prima hanno impedito che i referendum si tenessero insieme alle amministrative, sprecando 400 mln di euro. Poi hanno rinviato l’approvazione del regolamento per la RAI di un mese ed hanno messo in atto una censura sistematica per nascondere i referendum del 12 e del 13 giugno.
Ora stanno tentando di cancellare il referendum sul nucleare e di rubare agli italiani anche il diritto di dire la loro.
Vogliono avere le mani libere su acqua pubblica e energia atomica. Un'operazione vergognosa che indebolisce la democrazia, toglie agli italiani la possibilità di scegliere per sé e per il Paese un futuro più moderno, sostenibile e giusto. E mira a regalare favori e miliardi alle solite lobby economiche e finanziarie.Ma gli italiani non ci stanno. Vogliono far sentire la propria voce e stanno chiedendo con forza di non vedere offeso il diritto ad esprimersi liberamente su acqua e nucleare.
Per questo i comitati referendari hanno deciso di lanciare una mobilitazione permanente davanti Montecitorio il 23 e 24 maggio – giorni in cui il Parlamento deciderà sul decreto Omnibus che contiene la finta uscita dal nucleare: per dire no all'approvazione di un testo che, provando a cancellare il referendum senza dare realmente l’addio al programma atomico, è una presa in giro degli italiani e un’offesa ai loro diritti.
Chiamiamo tutti e tutte a difendere il diritto al voto,
all'informazione ed alla democrazia.
PROGRAMMA
23 maggio h. 14 - 24
Tenda per la democrazia
Interventi, letture di artisti e intellettuali e veglia serale
24 maggio h. 10 - 24
Interventi, microfono aperto e performance
INFO
www.referendumacqua.it
www.fermiamoilnucleare.it

Solar Energy Revolution n.1

Associazione Internazionale Italia-Africa.

Solar Energy, Peace, Poverty Alleviations, Culture
Volume 1, Issue 1 , SETTIMANALE,

Pag. 1

L’ Associazione Internazionale Italia-Africa si propone come scopo principale di favorire la conoscenza e la diffusione delle energie rinnovabili, soprattutto solari, in Africa, Italia e ovunque. Si rivolge in primo luogo a un pubblico popolare perche’ sono proprio le persone comuni, giovani, lavoratrici/lavoratori, commercianti, persone originarie dei paesi meno ricchi,genitori, pensionate/i, artigiane/i, ad avere interesse ad un rapido cambiamento del sistema energetico.

Fotovoltaico a "Costo Zero"?
Installando un impianto fotovoltaico hai diritto agli incentivi statali per 20 anni del Conto Energia che, sommati ai risparmi sulla bolletta, ti consentono di ripagare l'impianto in circa 7-8 anni

Nuova normativa per il fotovoltaico, dopo due mesi di attesa manca ancora la firma dei Ministri.

Nel luglio 2010 fu approvata la legge per regolare il settore fotovoltaico dal 2011 al 2013. A inizio marzo 2011 questa legge e’ stata sospesa per le installazi-oni di impianti successive al 31 maggio 2011, bloc-cando di fatto tutte le attivita’ del settore.
Ora c’e’ una bozza del governo sui nuovi incentivi che, oltre a non piacere a tutti i soggetti interes-sati, non e’ condivisa ad oggi (30 aprile) neanche dal Ministro per l’ Ambiente Prestigiacomo.
C'e’ accordo invece nel governo per la parte che riguarda i piccoli impianti, che vedranno il vecchio conto energia valido fino al 31 agosto 2011 e poi una decrescita continua ogni mese, gia’ definita. Quindi le imprese possono ricominciare a proporre contratti, i clienti possono ricominciare a chiedere preventivi.

Pag. 2

Che cosa e’ un impianto solare termico

Un impianto solare termico trasforma l’energia solare in energia termica per mezzo dell’ effetto serra. Il riscaldamento dell’ acqua avviene ad opera di un fluido termovettore (che trasporta calore) che dai pannelli esposti al sole arriva al serbatoio di accumulo dell’acqua. Il riscaldamento dell’acqua puo’ servire per uso sanitario (acqua per uso domestico) o per il riscaldamento di locali.
Le componenti principali di un impianto solare termico sono:

Collettori solari (pannelli esposti al sole)
Serbatoio di accumulo (dell’ acqua)
Circuito distributivo (del fluido termovettore e dell’ acqua)
Centralina di controllo e dispositivi di integrazione termica

Come lo stato italiano aiuta le installazioni di impianti solari termici.

In Italia e’ possibile detrarre dalle tasse il 55% delle spese sostenute per le opere edilizie che favoriscono il risparmio energetico. Questa detrazione viene fatta nei dieci anni successivi all’ intervento edilizio. La legge, attiva dal 2007, ha permesso a circa 800.000 cittadini di usufruire di questo bonus. In questo momento e’ in vigore solo fino al 31 dicembre 2011 ma e’ probabile che, vista l’ utilita’ del provvedimento, il meccanismo venga ancora prorogato . Questo meccanismo porta a entrate fiscali minori per lo stato ma permette di recuperare una parte delle mancate entrate perche’, imponendo la fatturazione regolare dei lavori poi detratti, aumenta i versamenti Iva e Irpef che non avvengono in caso di attivita’ non dichiarate, e spesso questo tipo di interventi erano effettuati “ al nero ".

Pag. 3

Che cosa e’ un impianto fotovoltaico

Un impianto fotovoltaico produce energia elettrica sfruttando la luce proveniente dal sole. Per un fenomeno chimico , chiamato effetto fotovoltaico, due strati congiunti e sovrapposti, uno di silicio drogato con fosforo e un altro di silicio trattato con boro, se esposti alla luce del sole provocano la presenza di energia elettrica costante continua.
Alla base di un impianto fotovoltaico c’e’ la cella, quasi sempre di silicio, monocristallino o policristallino, con una area di 100 cmq. Le celle vengono poi assemblate in maniera opportuna formando dei moduli, pannelli. I moduli esposti al sole producono energia elettrica in maniera proporzionale all’ intensita’ dell’ insolazione.
L’ energia elettrica cosi’ prodotta puo’ essere immessa nelle rete elettrica locale. In questo caso c’e’ necessita’ di un strumento chiamato convertitore o inverter che trasforma l’ energia elettrica continua in energia elettrica a corrente alternata uguale a quella che circola nella rete.
Ma un impianto puo’ anche essere isolato dalla rete elettrica e produrre energia che viene sfruttata solo dal produttore. In questo caso l’ energia o e’ usata immediatamente o, se si vuole conservare e sfruttare in un momento successivo, ha bisogno di un accumulatore , una pila, che conservi l’ energia prodotta.
Un impianto fotovoltaico a isola permette di avere energia elettrica anche in luoghi dove le reti elettriche non arrivano,senza neanche la necessita’ di portare nel luogo di produzione fonti energetiche da altri posti.

Associazione Internazionale Italia-Africa
Via Cisternino 69 , 00133 Rome Italy
Email: aiiaonlus@gmail.com -
Website: www.aiiaonlus.blogspot.com
Marco Palombo / Presidente Tel: 3462256671 -
Edwin Aligwo / Vice-Presidente Tel: 3488868649

Pag. 4

Verso il referendum sull’ energia nucleare, 12-13 giugno 2011.

Il 12-13 giugno si terra’in Italia un referendum per la cancellazione delle norme che permettono la costruzione di nuovi impianti nucleari per la produzi-one di energia elettrica. Insieme alla domanda sul nucleare ce ne saranno altre su “acqua pubblica” e “legittimo impedimento”. Chi non vuole la costruzi-one di centrali nucleari nel nostro paese deve vo-tare SI alla cancellazione di norme che permettono nuove installazioni.
Perche’ il risultato del referendum sia valido e’ ne-cessario che partecipi al voto il 51% degli aventi diritto e questo quorum in Italia non viene raggiunto dal 1994. Si prevede una maggioranza di SI (cioe’ di voti contrari al nucleare) e cosi’ i favorevoli a questa tecnologia cercheranno di convincere la gente a non andare a votare.
Noi invitiamo a votare contro nuove centrali nu-cleari, invitiamo quindi a VOTARE SI perche’:

Il nucleare e’dannoso anche quando non ci sono incidenti; per esempio, lo studio di un’ Universita’ tedesca ha osservato che tra i bambini abitanti nel raggio di 5 km da una centrale nucleare c’e’ un au-mento del 160% per i tumori e del 220% per le leucemie.

E’ ancora irrisolto il problema delle scorie, che ven-gono sigillate in depositi ma conservano la radioat-tivita’ per moltissimi anni. In Italia dobbiamo ancora trovare il modo di conservare le scorie radiottive prodotte fino al 1987 quando un primo referendum blocco’ le centrali nucleari nel nostro paese.

Non e’ vero che l’ energia prodotta da nucleare sia piu’ economica dell’ energia prodotta da altre fonti, perche’ gli impianti nucleari hanno costi aggiuntivi per la chiusura e la bonifica delle centrali dopo la fine del ciclo produttivo, per lo stoccaggio delle scorie radioattive, per la sicurezza e la sorve-glianza, mentre non sono misurabili i costi per i danni alla salute e all’ ambiente.

How solar PV works

Solar PV (Photovoltaic) means making electric power by using the power of the sun. This power can be used for powering small and large businesses, homes, hospitals est. It can also be used for light-ing houses in rural areas and to power electric appliances. How solar energy is converted to power By using a solar panel, the energy from the sun can be collected and used for the production of electricity. The way this works is simple. You can compare collecting solar en-ergy to collecting water. Instead of a roof that is collecting the rain you have a panel. The tank which stores the water is replaced by a battery which now stores the electricity. Wires transport the electricity to the appliances such as lamps, a TV or a radio, while a water col-lection system uses pipes to transport the water to sinks or a shower. The solar panel is placed on top of a house or on a pole within easy reach of sunshine. When the sun falls on the solar panel, low voltage electricity (e.g. 12 V) is generated. During the day, the electricity pro-duced by the solar panel charges the battery so that the electricity can also be used when the sun does not shine (to watch a television program or to light up lamps)!.

Moria di massa nelle fattorie di Fukushima

Decine di migliaia di animali da fattoria sono stati abbandonati nella zona evacuata intorno all’ impianto nucleare di Fukushima. Molti di loro sono gia’ morti. Le autorita’ della Prefettura di Fu-kushima dicono che nella zona c’erano circa 300 fattorie con bestiame, con 3mila mucche, 30mila maiali, 600mila polli.
Un veterianario ha visitato le stalle e i pollai venerdi’ 22 aprile, prima che l’ area fosse dichiarata off-limits, e ha raccontato che sono morti quasi tutti i polli, il 60% delle mucche da latte nelle stalle, la maggior parte dei maiali; sono invece ancora vivi il 70% dei maiali nelle stalle con alimentatori automatici e quasi tutti gli animali che pascolano.
I contadini stanno chiedendo al governo il permesso per fare uscire dall’ area gli animali oppure di prendersi cura del bes-tiame. Qualcuno di loro chiede di poter fare eutanasia agli ani-mali rimasti.Ma il Ministro dell’ Agricoltura ha dichiarato che sara’ difficile permettere alla gente di entrare nell’ area vietata per fare eutanasia o alimentare gli animali.

lunedì 16 maggio 2011

Chiusi nel bunker antiatomico fino al referendum del 12-13 giugno

Mancano cibo, acqua, e aria fresca. Benvenuti nel day after

E' solo il terzo giorno che siamo qui, e già ci stiamo rendendo conto di quanto il protocollo di radioprotezione che stiamo seguendo ci metta a dura prova. Cibo, acqua e aria sembravano meno preziosi fuori di qui.

Abbiamo scorte di cibo in scatola: a parte la qualità, per far sì che quello che abbiamo ci permetta di arrivare al 12 giugno siamo costretti a razionarle. Rispetto a quanto mangiavamo prima di entrare, le nostre porzioni di oggi si sono praticamente dimezzate. Di acqua per il momento ce n’è, ma è difficile prevedere quanta ne consumeremo da qui ad un mese, e così abbiamo dovuto mettere delle regole per usarla, sia per l'igiene personale sia per la pulizia della casa. Ma –certo- la cosa che ci manca di più è poter spalancare le finestre e respirare aria fresca.

Reclusi qua dentro, la cosa più importante che possiamo fare è informarci su quello che succede nel resto del mondo. Oggi per esempio abbiamo saputo che la TEPCO sta cercando di rintracciare le centinaia di migliaia di tonnellate di acqua radioattiva che ha immesso nei reattori di Fukushima dall’11 Marzo per raffreddarli, e ci siamo chiesti come si faccia a rintracciare l’acqua una volta che è finita nel mare... Come se questo non bastasse, agli allevatori nel raggio di 20 km dalla centrale è stato imposto di uccidere le proprie greggi prima che le carni entrino nel mercato mettendo a rischio la salute di tutti i giapponesi. Un sacrificio inutile che dimostra ancora una volta quanto sia pericolosa la scelta nucleare.

Per fortuna dalla Germania arrivano notizie confortanti: le bozze di un rapporto commissionato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel alla Commissione Etica per l'Approvvigionamento dell'Energia raccomandano la chiusura totale di tutte le centrali tedesche entro il 2021. L'esperienza di Fukushima e l'esempio dato dalla Germania sono l'ennesima dimostrazione che un ritorno al nucleare in Italia sarebbe una mossa suicida.

Noi “pazzi” siamo convinti che sia stupido seguire un progetto energetico che in altri Stati si è rivelato fallimentare e che è stato rimesso in discussione in tutti i paesi più sviluppati. Per impedire che l'Italia torni al nucleare, i cittadini sardi hanno in questi giorni l'occasione unica di far sentire la propria voce. Attraverso il referendum hanno infatti la possibilità di esprimersi per primi e dire a nome di tutti che noi il nucleare non lo vogliamo.

Per seguire 24 ore su 24 la vita nel bunker antinucleare www.ipazzisietevoi.org

venerdì 13 maggio 2011

Assemblea nazionale contro la guerra,Roma 15 maggio-No War -

Domenica 15 maggio si terrà a Roma una assemblea nazionale No war (Ore 10.00, sala via Galilei 53, metro A Manzoni) per discutere necessità, possibilità e difficoltà nel mettere in campo iniziative contro la guerra.

Questo appuntamento nasce in continuità con la manifestazione e l'assemblea nazionale contro la guerra tenutesi a Napoli il 16 e 17 aprile scorso. Si è scelto di farla domenica 15 per facilitare chi viene da fuori Roma tenendo conto che sabato 14 ci sarà la manifestazione nazionale a sostegno della Freedom Flotilla per Gaza.


Qui di seguito il report dell'assemblea di Napoli che ha funzionato come traccia di discussione per l'assemblea del 15, anche se nel frattempo occorre segnalare il passaggio alla partecipazione attiva dell'Italia ai bombardamenti sulla Libia, il voto in parlamento e la difficoltà a mettere in campo iniziative significative contro la guerra, l'escalation bellicista nel Mediterraneo e intorno alle rivolte popolari in Medio Oriente.



REPORT DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE CONTRO LA GUERRA

NAPOLI, 17 APRILE 2011

Si è svolta a Napoli, nella mattinata di domenica 17 aprile, all’Università Orientale occupata, l’assemblea nazionale contro la guerra in Libia, primo momento di confronto all’interno del movimento. Più di 130 persone hanno partecipato all’iniziativa, decine e decine sono stati gli interventi di singoli e strutture, presenti compagni da circa 10 città, da Milano a Palermo.

L’assemblea si è aperta ricordando il compagno ed attivista dell’ISM, Vittorio Arrigoni, rapito ed ucciso a Gaza nelle prime ore di venerdì. Fuori al Palazzo dell’Università è stato esposto uno striscione commemorativo, e sono state ammainate le bandiere dell’Unione Europea e dell’Italia e messe al loro posto quelle della Palestina. L’impegno di Vittorio, la sua umanità, la sua ironia anche nelle situazioni più tragiche, il calore e la gioia che ha saputo comunicare a chi lo aveva conosciuto rimarranno per sempre nei nostri cuori, e ci spingeranno ad un rinnovato impegno perché non vi siano più nel mondo oppressi ed oppressori.

Gli organizzatori sono poi passati a fare un rapido bilancio della manifestazione nazionale del giorno prima. Una manifestazione che ha visto sfilare verso il comando NATO di Bagnoli oltre 3.000 persone, provenienti da diverse parti d’Italia, per contestare l’aggressione militare che da un mese sta insanguinando la Libia. La manifestazione, chiamata dall’Assemblea napoletana contro la guerra – un coordinamento di realtà autorganizzate, di collettivi studenteschi e territoriali – è stata giudicata pienamente riuscita. Nonostante il boicottaggio dei media ufficiali e l’indifferenza (se non il sabotaggio) di pezzi consistenti della sinistra “istituzionale” o di “movimento”, migliaia di persone, per lo più giovani, studenti medi e universitari, sono scesi in piazza per contestare la retorica delle “guerre umanitarie” e quella degli “interessi nazionali”. Nonostante tutte le difficoltà che i movimenti incontrano in questa fase, nonostante la confusione che questo intervento ha provocato nella sinistra, nonostante lo sbandamento di gran parte del movimento pacifista che nel 2003 era riuscito a esprimersi con forza, si è riusciti in sole due settimane a creare un appuntamento che superasse le piccole espressioni locali e individuali di contrarietà alla guerra.
Senza indugiare in trionfalismi assolutamente fuori luogo – perché è innegabile che una contrarietà di massa alla guerra non si ancora espressa e che anzi le modalità di intervento bellico sono state in buona parte metabolizzate dal Paese – la lezione da trarre da questa manifestazione è evidente: se in poco tempo e con pochi mezzi alcuni collettivi di base sono riusciti a portare in piazza migliaia di persone, che cosa sarebbe successo se tutti i compagni, le realtà pacifiste etc avessero deciso di costruire anche loro questa mobilitazione?
Il valore del corteo di sabato non è stato insomma solo nell’essere l’unica alternativa al silenzio ed alla complicità, o nell’essere coerente con le passate prese di posizione, ma nell’essere dimostrazione concreta che “si poteva fare”, che c’è un sentimento diffuso di contrarietà alla guerra e che se non lo si riesce a interpretare politicamente è anche per malafede, per un senso di sconfitta complessivo, per incapacità soggettive dei movimenti.

Sono quindi iniziati gli interventi delle diverse realtà politiche presenti, che sono entrati nel merito delle differenti analisi e valutazioni su quello che è successo nell’ultimo mese sia in Libia che in Italia. Rispetto alla specificità della situazione libica, si è ricordata l’importanza del petrolio e delle royalties delle multinazionali, così come il ruolo e gli interessi di lungo corso della Francia nell’espansione dell’UE verso Sud, mentre altri hanno sottolineato come l’intervento sia legato anche ad un’esigenza di controllo delle rivolte della primavera araba. Sul “fronte interno”, si è discusso della questione dei migranti e del loro “uso strumentale”, nonché del restringimento delle libertà democratiche anche in Parlamento, con interventi militari che ormai non sono oggetto né di un dibattito pubblico né di uno istituzionale, e delle ricadute delle spese militari sulle classi popolari.
Ci si è quindi interrogati sul perché non si sia creato un sentimento di sdegno forte contro questa guerra, e questo è stato imputato innanzitutto alla persistenza dell’idea di un’Unione Europea “buona”, anche quando si lancia in avventure militari, di un antimperialismo che più spesso è rivolto solo contro gli Stati Uniti e – non ultimo – ad una sinistra di base che si è comportata come se stesse al “governo”. Molti interventi hanno insistito sulla necessità in questa fase storica di ragionare su scala internazionale, mettendosi quantomeno allo stesso livello politico in cui vengono prese la maggior parte delle decisioni, quello europeo.

Vista la ricchezza del dibattito, tutti hanno convenuto che bisogna continuare il confronto e l’analisi delle varie situazioni arabe e nord africane, che hanno profonde peculiarità e differenze. Anche perché l’assemblea deve segnare un punto di partenza ed una forma pur embrionale di scambio e di coordinamento, soprattutto dopo l’incoraggiante manifestazione di sabato. Secondo gli intervenuti, bisogna continuare il lavoro di controinformazione e demistificazione nei posti di lavoro, nelle scuole, in ogni ambito sociale. Si è infine letto l’appello scritto dai compagni di Pisa in lotta contro l’Hub militare, scaturito dalla loro assemblea antimilitarista del 16 aprile, e si è presa conoscenza con favore della loro lotta, che è parte integrante del movimento contro la guerra.

L’assemblea ha quindi deciso:

- di creare di una mailing list su cui possano viaggiare informazioni, iniziative, segnalazioni, comunicazioni.
- di convertire il sito usato per la manifestazione napoletana www.stopwar.altervista.org in sito contro la guerra in Libia, per propagandare analisi, iniziative etc. I compagni che se ne occuperanno sono quelli del CAU, a cui però vanno segnalate eventuali iniziative, rassegna stampa, articoli di approfondimento…
- di rivedersi il 15 maggio a Roma, per un nuovo incontro sulla guerra in Libia, per fare il punto della situazione ed immaginare qualche nuova iniziativa coordinata.

Nel frattempo, ogni realtà deciderà se e come partecipare alle seguenti date:

- Manifestazione nazionale di sostegno alla Freedom Flottilla, 14 maggio a Roma
- Giornata nazionale di lotta presso il campo di Manduria, intorno al 18-19 giugno

mercoledì 11 maggio 2011

Fotovoltaico,quarto conto energia,incentivi e novita'

Cosa cambia con il quarto conto energia?

I grandi impianti non saranno così redditizi se i costi non scenderanno sotto 1.800 €/kW. Un freno anche dalle procedure burocratiche. Ma i piccoli resteranno convenienti. Diverse novità positive per il settore, anche se l'applicabilità resta tutta da definire. Il 4° conto energia secondo Davide Chiaroni dell'Energy Strategy Group del Politecnico.

Il quarto conto energia per il fotovoltaico è stato firmato venerdì e in questi giorni gli operatori del FV italiano e gli investitori stranieri stanno sezionando le circa 40 pagine del decreto (disponibile qui) per capire come funzioneranno le novità introdotte e che conseguenze avranno sul mercato. Qualenergia.it lo ha chiesto a Davide Chiaroni dell'Energy Strategy Group del Politecnico di Milano, uno degli autori del Solar Energy Report, uno degli studi più recenti e importanti su mercato e filiera del solare in Italia (Qualenergia.it, Fotovoltaico, una filiera nazionale in crescita).

Professor Chiaroni, iniziamo con un giudizio sintetico su questo quarto conto energia ...

La direzione generale è quella di favorire gli impianti di piccole dimensioni o quelli su tetto sotto al megawatt. L'obiettivo del governo era evidentemente limitare la proliferazione di grandi centrali. Si privilegia dunque la distribuzione di impianti di taglie piccole e medie e le soluzioni industriali basate sull'autoconsumo.

La riduzione delle tariffe stabilita continuerà a garantire una buona redditività, anche in relazione all'andamento dei costi?

Mentre per le taglie più piccole la profittabilità resta buona, come ci si aspettava, i più colpiti sono gli impianti grandi. Già nel terzo conto energia la redditività di queste taglie era stata abbastanza ridimensionata, costringendo ad abbassare i costi per far sì che l'investimento restasse profittevole. Da dicembre 2011, secondo i nostri calcoli, perché i grandi impianti a terra restino redditizi si dovrà scendere al di sotto dei 1.800 euro a kW installato.

Ce la si può fare?

Il taglio dei costi necessario è drastico, tenendo conto che attualmente superiamo i 2.500-2.800 euro a kW installato. Va poi detto che la riduzione dei costi non è aiutata dalle nuove procedure burocratiche introdotte, ossia l'iscrizione al registro. Questa allungherà il tempo necessario ad accedere agli incentivi, causando ulteriori problemi di bancabilità dei progetti.

Con il nuovo decreto il sistema incentivante diventa simile in certi aspetti a quello tedesco, con tariffe che verranno rimodulate al raggiungimento di determinati obiettivi in termini di installazioni. Che effetti avrà questo cambiamento sul settore?

C'è un grosso punto di domanda legato a come si sfrutterà la finestra fino al 31 agosto: fino a quella data i grandi impianti saltano la procedura di iscrizione nel nuovo registro, una delle novità più problematiche introdotte dal nuovo conto energia. Fatto salvo questo, la dinamicità del sistema non è a priori una cosa negativa, come ci mostra l'esperienza tedesca. Nel nostro caso, a differenza che in Germania, le tariffe verranno modulate a seconda della spesa complessiva determinata dal sistema incentivante e non in base alla potenza, una cosa che mi sembra rappresenti meglio la realtà.

Dal 2013 ci sarà poi il passaggio alla tariffa omnicomprensiva, che incorpora nell'incentivo il prezzo di vendita dell'elettricità ...

Anche il passaggio dalla feed in premium alla tariffa omnicomprensiava non sarà così scardinante. Stiamo facendo delle stime per verificare come cambierà la redditività rispetto al vecchio sistema, ma va detto che il prezzo dell'energia in questi ultimi anni si è rivelato abbastanza stabile. Il fatto che questo sia incorporato nella tariffa incentivante, su un orizzonte temporale così breve, dovrebbe avere un effetto stabilizzante. Resta da vedere come sarà colpito l'autoconsumo: la tariffa per la parte di elettricità non venduta, ma consumata dal produttore, è demandata dal decreto ad un'ulteriore specificazione.

Ci sono tipologie di impianti per cui il cambiamento sarà più conveniente?

Qui è appunto determinante vedere come sarà definito il premio all'autoconsumo. Se per i piccoli impianti residenziali questo non dovrebbe essere rilevante, per impianti commerciali di taglia media per cui quali l'autoconsumo rappresenta un vantaggio decisivo per il ritorno dell'investimento, ad esempio quelli sul tetto di un'industria, sarà invece fondamentale vedere come sarà remunerata l'energia non immessa in rete. Se l'autoconsumo dovesse divenire meno conveniente rispetto al vecchio sistema poteremmo avere un'ulteriore riduzione della taglia media degli impianti.

Tornando alle novità immediatamente operative, il quarto conto energia introduce una maggiorazione del 10% sulle tariffe incentivanti per quegli impianti realizzati con almeno il 60% di componenti realizzati in Europa. Che impatto potrà avere questa norma protezionistica sulla realizzazione degli impianti e sulla filiera italiana del fotovoltaico?

Dalle nostre prime simulazioni risulta che spendere almeno il 60% dei costi di investimento in prodotti europei significa che in pratica non si potranno comperare moduli fabbricati fuori dall'Unione. O il modulo e la struttura o il modulo e l'inverter, ma sicuramente il modulo dovrà essere acquistato in Europa. Potenzialemente è un meccanismo virtuoso per la filiera europea del FV. Bisogna però poi capire praticamente come questo meccanismo verrà applicato, quali meccanismi di tracciabilità verranno messi in piedi con i regolamenti. Il rischio è che, ad esempio, si comprino moduli extra UE che poi vengono fatti risultare europei a seguito di minime rifiniture. Le questioni sono molte: ad esempio, come verrà conteggiata la spesa per un modulo italiano fatto con celle cinesi? Insomma, una norma virtuosa ma dalla difficile applicabilità. Molto dipenderà da come verranno scritti i regolamenti.

Altre novità rilevanti contenute nel decreto che vanno evidenziate?

Quella sugli inverter: per la prima volta si prevede che gli inverter debbano avere la possibilità di esser scollegati dalla rete in remoto. Un passo verso la smart grid: questo permetterebbe di stabilizzare in alcuni momenti la rete elettrica in alcune aree in corripondenza dei picchi di produzione, gestendo i sovraccarichi attraverso il distacco degli impianti. E' un modo di migliorare le prestazioni della rete sul brevissimo termine senza investire nelle infrastrutture. Ovviamente, qui sarà cruciale capire come e se verrà remunerata l'energia che non viene immessa in rete quando questi inverter vengono scollegati: come per l'incentivo ai prodotti 'made in Ue' si tratta di una novità potenzialmente positiva i cui risultati dipendono però da come la si applicherà.

Giulio Meneghello
11 maggio 2011
Fonte www.qualenergia.it

sabato 7 maggio 2011

Peppe Sini-Un messaggio nella bottiglia-La nonviolenza che occorre

EDITORIALE. PEPPE SINI: UN MESSAGGIO NELLA BOTTIGLIA

Distratti da mille sciocchezze, ed anche da cose importanti ma non cosi' importanti ed urgenti come le tre decisive, i nativi italiani non si avvedono di essere stati ridotti a complici di tre crimini di dimensioni immani.
Le guerre in Afghanistan e in Libia, cui l'Italia illegalmente, criminalmente partecipa; guerre che ogni giorno causano stragi e devastazioni.
La persecuzione razzista dei migranti da parte dell'Italia e dell'Unione Europea; persecuzione che da anni ha caratteri specificamente hitleriani.
La catastrofe ambientale provocata da un modello di sviluppo predatorio che devastando irreversibilmente la biosfera sta materialmente divorando il futuro della civilta' umana.
Tre crimini che hanno alla loro base un'ideologia precisa: l'ideologia del potere maschilista e patriarcale, l'ideologia che e' alla radice dell'esercizio del potere come violenza proprietaria e assassina.
*
A fronte di questo indicibile orrore, la ex-sinistra politica organizzata ed istituzionale italiana di cedimento in cedimento si e' resa pressoche' integralmente complice, e complice giuliva, delle dominanti politiche naziste (i campi di concentramento, le guerre stragiste, lo sviluppismo onnidistruttivo). A conferma del fatto che sulle questioni cruciali cedere un poco e' capitolare del tutto.
Ma non meno catastrofica e' stata la parabola del cosiddetto associazionismo democratico: da quando - negli anni Ottanta - accetto' di lasciarsi schedare, aziendalizzare, finanziare ex alto e quindi rendere parassitario, parastatale e fiancheggiatore dello smantellamento del welfare state, e' stata una rovinosa caduta che tuttora continua, a livelli sempre piu' abissali.
E nulla mette conto di dire delle tronfie burocrazie del defunto movimento pacifista da se' medesime intombatesi sotto le loro ambiguita' e collusioni, la corruzione, puerilizzazione e subalternita' che pervasivamente hanno introiettato e propagato.
Quanto a certi fenomeni antipolitici scambiati per "il nuovo che avanza" e che invece sono non piu' che populismo fascistizzante, bastera' segnalare come su guerra e razzismo le posizioni da essi espresse siano a un dipresso le medesime della destra eversiva al potere.
Che poi in Italia vi siano tante brave persone e' fuor di dubbio, ma e' fuor di dubbio anche il fatto che il tempo che dovrebbero dedicare alla riflessione e alla lotta lo dedicano perlopiu' a lasciarsi narcotizzare dalla televisione, di bel nuovo ignari che dalla televisione - per dirla in breve - parlano sempre e solo gli assassini e i loro complici.
In questa scellerata passivizzazione di massa, in questa subalternita' totalitaria, in questa fuga dalla liberta' ovvero dalla responsabilita', in questa generalizzata resa che favorisce quei piu' scellerati crimini e' il sigillo della distretta dell'ora presente.
*
Cosa resta?
Resta la nonviolenza.
Resta la nonviolenza. Ma anche qui occorrera' capirsi.
Non la nonviolenza fanciullesca e farfallona degli ingenui cosi' ingenui da autoproclamarsi "nonviolenti" (quando il buon Capitini - che sapeva di cosa parlava e che soprattutto ne aveva dato prova resistendo al fascismo - suggeriva di adottare la piu' modesta ma piu' rigorosa definizione di "amici della nonviolenza").
E non la caricatura della nonviolenza di chi pensa che essa coincida con le buone maniere a tavola.
E non la pseudo-nonviolenza di chi pensa che basti far l'elemosina al mendicante e non partecipare alle spedizioni squadriste per poter dimenticare che il proprio privilegio si regge sull'altrui schiavitu'.
La nonviolenza che resta, la nonviolenza che occorre, e' quella tragica e apocalittica della "compagnia della buona morte" di cui scriveva Piero Gobetti.
E' la nonviolenza delle barricate che eredita l'esperienza della Prima Internazionale, e' la nonviolenza del "partito dei fucilati" nella Resistenza europea contro il nazifascismo, e' la nonviolenza del movimento delle donne in lotta in questa immensa Ciudad Juarez, e' la nonviolenza della resistenza contadina negli infiniti sud del mondo, e' la nonviolenza delle reti di umanita' resistente fin entro i gulag e i lager che pervadono il pianeta.
E' la nonviolenza di Mohandas Gandhi e di Chico Mendes, di Martin Luther King e di Marianella Garcia, di Iqbal Masih e di Anna Politkovskaja.
E' la nonviolenza pensata e agita da Rosa Luxemburg, da Virginia Woolf, da Simone Weil, da Hannah Arendt, da Franca Ongaro Basaglia, da Germaine Tillion, dalle Madri di Plaza de Mayo, dalle Donne in Nero, da Vandana Shiva.
Questa nonviolenza, la nonviolenza che occorre, e' il progetto politico necessario oggi alla salvezza dell'umanita'.
Questa nonviolenza, la nonviolenza che occorre, e' la lotta politica necessaria oggi alla salvezza dell'umanita'.
Questa nonviolenza, la nonviolenza che occorre, e' l'azione diretta nonviolenta che con la forza della verita' effettualmente contrasta la guerra, il razzismo, l'ecocidio.
Questa nonviolenza, la nonviolenza che occorre, e' l'azione diretta nonviolenta piu' forte degli eserciti e delle armi, piu' forte della violenza delle mafie e dei regimi, piu' forte dei poteri assassini.
Questa nonviolenza, la nonviolenza che occorre, e' l'azione diretta nonviolenta con cui qui ed ora dobbiamo far cessare la partecipazione italiana alla guerra, dobbiamo far cessare la persecuzione razzista dei migranti, dobbiamo far cessare la distruzione della casa comune dell'umanita' intera.
Questa nonviolenza, la nonviolenza che occorre, e' l'azione diretta nonviolenta con cui qui ed ora dobbiamo imporre le dimissioni del governo della guerra e del razzismo, del governo della speculazione e dell'inquinamento, del governo del saccheggio e della corruzione, del governo del maschilismo e del patriarcato.
Questa nonviolenza, la nonviolenza che occorre, e' l'azione diretta nonviolenta che nel suo farsi riconosce e invera i diritti umani di tutti gli esseri umani.
Questa nonviolenza, la nonviolenza che occorre, e' l'azione diretta nonviolenta che si oppone concretamente alla violenza. O non e' nulla.

Fonte Telegrammi 08 maggio 2011 di "la nonviolenza in cammino"

martedì 3 maggio 2011

Monica Lanfranco - In morte di un assassino

E’ morto, ammazzato, come era quasi certo. Con lui si chiude una fase, con lui si sotterrano informazioni forse fondamentali per la lotta al terrorismo e segreti che mai saranno rivelati, e si aprono nuovi scenari, difficilmente esenti da altro sangue.
Giustamente sul blog di Repubblica Zucconi titola il ‘La testa del serpente’, e il pezzo si conclude considerando che facile è uccidere un uomo, più difficile far morire le idee che ne hanno armato la mano assassina, pronta ora a trasferirsi in altre mani, altri corpi trasformati in esplosivi di sangue, carne e bulloni, a continuare la catena del sangue, della vendetta spacciata per giustizia.

Guardo le immagini dei festeggiamenti negli Usa, quei vigili del fuoco, così dolorosamente e coraggiosamente protagonisti nei giorni dopo l’11 settembre: vedo facce di uomini giovani e meno giovani, che levano le braccia e fanno il segno della vittoria; cartelli che ringraziano dio, scritte che dicono che ‘giustiza è fatta’, finalmente.

Vedo la foto del volto tumefatto di quello che forse è Osama Bin Laden e forse no, e penso a come si sentiranno le migliaia di familiari delle vittime delle due torri: saranno davvero sollevate nel vedere finalmente morto uno dei principali responsabili della carneficina nella quale i loro cari sono periti?

Mi auguro che un pò di sollievo ci sia, perchè è umano sentire odio verso chi ci ha strappato dalle braccia e dalla vita chi amiamo. Ma chiunque abbia perso una persona cara in modo violento per mano assassina sa che l’odio non riporta indietro dalla morte.

C’è qualcosa che però cambia e di molto, a seconda di come l’umanità sceglie di fronteggiare la violenza e l’ingiustizia.

Il presente e il futuro prendono una piega totalmente diversa se sono costruiti a partire da una mozione di odio, di sangue, di vendetta, oppure da una che sceglie il tribunale, la giustizia della legge, della parola e non delle armi, e che rifiuta la logica dell’occhio per occhio.

Mors tua vita mea è la logica che muove il terrore, il fanatismo di ogni matrice, declinato e incarnato nelle decine di guerre dichiarate sia dagli stati che dai gruppi laici e religiosi che si autoeleggono a guida di presunte rivoluzioni che, tutte in egual misura, insanguinano il mondo.

Nelle formazioni e seminari che ho occasione di condurre cito sempre l’esempio delle Donne in nero, che scelsero di sostituire alla logica della vendetta del sangue, del mors tua vita mea, della legge del taglione la logica dell’empatia del sangue, del vita tua vita mea.

Loro, donne su due versanti di lutti e violenze opposte, in terra palestinese e israeliana, scelsero di provare a ragionare a partire dal conflitto non armato, puntando sul corto circuito della logica mortale e vendicativa:”So cosa si prova a portare un lutto, potrei decidere di imporlo anche a te a risarcimento del mio; scelgo di spezzare questa logica, perchè ci sono passata, e provo a interrompere il flusso di sangue.”

Ora che nessuno potrà più portare Osama Bin Lader a processo, e giudicarlo per tutto il sangue, la morte, il dolore e l’orrore che ha provocato con il suo bagaglio di odio, mi torna in mente l’emozione del monologo finale del film Senza apparente motivo, scritto e diretto nel 2008 da Sharon Maguire, e interpretato da Michelle Williams, che davvero vi consiglio.

La protagonista è una giovane donna che non ha mai fatto politica, il cui figlio di 7 anni muore nello scoppio di una bomba messa in uno stadio da Al Queda. La giovane madre si rivolge, in una lettera, direttamente a Osama, all’assassino di suo figlio, con parole semplici che difficilmente potremmo ascoltare da chi ha il potere.

Vi trascrivo il testo, che potete anche ascoltare qui; sono parole ferme, salde e coraggiose, che meglio di altre possono aiutarci a descrivere un modo diverso di affrontare la violenza dentro e fuori di noi.

“Mia nonna mi portò a vedere il museo dell’incendio di Londra e noi ci abbiamo portato nostro figlio. La gente pensava che quella fosse la fine del mondo, ma il mondo non finì. In tre anni ricostruirono la città più forte e più alta. Londra è stata ricostruita sulle sue stesse rovine, Osama, è resuscitata ogni singola volta: le tempeste l’hanno devastata, le inondazioni allagata e la peste l’ha marcita ma nemmeno Hitler l’ha distrutta. Un mare di fiamme, diceva mia nonna, ma noi siamo tornati come gli zombi e abbiamo edificato sulle macerie. Io sono la città, Osama, io sono il mondo intero: ammazzami con le bombe e io mi ricostruirò ancora più forte. Qualcuno dice che sei un mostro malvagio, ma io non credo nel male, Osama, il tango si balla sempre in due. So che sei arrabbiato con i leader dell’occIdente, vuol dire che scriverò anche a loro.

So che sei un uomo intelligente, Osama molto più di me. Ma se vedessi mio figlio col tuo cuore anche solo per un momento la smetteresti di fare buchi nel mondo a forma di bambino, ti renderebbe troppo triste. L’amore è non arrendersi, Osama. L’amore è straripante, coraggioso e assordante e rumoroso, è il fracasso che faceva mio figlio quando giocava con le sue macchinine; vorrei tanto che tu l’avessi sentito Osama, è il suono più potente e più forte della terra, risuonerà più potente per sempre perché è più assordante del rumore delle bombe. Vieni da me, Osama, vieni da me e faremo esplodere il mondo con frastuono e furore”.

Monica Lanfranco
Fonte www.sinistraeliberta.eu